Google Hit List [Settembre 2008]

Classifica brutta, ma tant’è.
Domani resoconto dettagliato del concerto dei Coldplay visto tra i VIP.

1 – che culo
2 – bottiglie mini distillati
3 – canzone di striscia bu bu a ariba ariba ariba
4 – effetti sonori rianimazione
5 – lista erbe provenzali
6 – la forma e le emozioni che mi trasmette un pallone
7 – facebook è una cospirazione
8 – recuperare i soldi persi alla roulette
9 – mi sveglio alle diario
10 – traduzione mi sunt un malnatt

Nota: aggiornata la sezione “musica”

Manq Luzzardo Fegitz

Gli Underøath spaccano il culo.
Sul serio.
Possono piacere o meno, però sono dei fighi.
Il loro primo disco, “The Changing of Times”, io non riesco ad ascoltarlo.
Il BU lo adora.
Io non digerisco la voce del cantante di quel disco, troppo acuta nelle grida, non la sopporto proprio.
“They’rere only chasing safety” è il secondo disco e col primo non c’entra nulla.
Ma proprio nulla.
Morbido, melodico, orecchiabile: in una parola “frocio”. Ok, la definizione non è delle più “politically correct”, ma rende l’idea.
Io il loro secondo disco lo amo proprio.
“Down, set, go” secondo me è un pezzo eclatante.
In quel disco la voce cambia sia per l’innesto di palate di parti melodiche, sia perchè il cantante non è più lo stesso del precedente lavoro. Dal secondo disco in poi secondo me gli Underøath hanno la miglior voce gridata che ci sia in giro. Almeno tra quelle che mi è capitato di sentire.
Dopo “They’re Only Chasing Safety” si passa a “Define the great line”.
Terzo lavoro, terza sorpresa.
Il suono torna pesante, ma pesante parecchio.
Il risultato non è malvagio, ma non mi ha mai saputo conquistare. A dirla tutta, alla lunga mi ha sempre annoiato.
Per questo non ci spendo altre parole e passo direttamente ai giorni nostri.
All’inizio di questo mese è uscito “Lost in Sound of Separation”.
Al momento ho parlato male di due dischi su tre, tuttavia ho aperto dicendo che gli Underøath sono dei fighi: viene da se che questo disco secondo me è un gran bel disco.
Per una volta il trend stilistico rimane quello del disco precedente, la differenza secondo me sta nel fatto che questo a me piace molto molto di più. Non è poco.
Mi pare più vario, più articolato, più studiato e più completo.
Ci risento echi delle melodie del secondo disco, ma non decontestualizzati come nel precedente lavoro (“Writing on the Walls” sembra più un avanzo di “They are only chasing safety” che non un pezzo voluto per “Define the Great Line”), bensì inseriti dove serve e con una certa classe.
E poi c’è un sacco di hardcore nudo e crudo piazzato a dovere soprattutto nella prima metà del disco.
Ovazione, letteralmente, per la traccia conclusiva.
Da lacrime.
Pura poesia, elemento che, per dirla come farebbe Suani, i sei ultrà di Gesù hanno da sempre dimostrato di avere in faretra.
Spiace non essere riuscito a vederli live, ma ormai pare che a Milano non venga più a suonare nessuno e trecento chilometri sono troppi da fare in solitaria e dopo una giornata di lavoro.
Peccato, visti due anni fa a Bologna mi avevano colpito un sacco.
In conclusione “Lost in Sound of Separation” al momento è il mio disco dell’anno e vista la non certo straripante concorrenza, potrebbe restare tale fino alle valutazioni finali.

Ordine

E’ troppo tempo che non scrivo un sano post per punti.
I post per punti sono la linfa vitale di quasi tutti i blog.
Sicuramente di tutti quelli che valgono, e il mio per me vale molto.
Quindi post per punti sia.

– In televisione non c’è mai un cazzo, ma riescono comunque a mettere i bei film solo nelle sere in cui ci sono le partite.
“Point Break” è un film della madonna.
– Serata di campionato, Milan ancora assolutamente discutibile. Però senza Pirlo si vince. Mi accontento.
Domenica sera c’è il derby. Me lo vedrò dal terzo anello blu di S.Siro, biglietto già acquistato. Sono già in ansia.
Per quel che riguarda il fantacalcio, tutto lascia presagire l’ennesima giornata no.
– Sto leggendo “Bar Sport” di Benni. Non mi fa ridere. E’ grave?
– Martedì prossimo provo la sortita al forum con Ciccio. L’obbiettivo è vedere i Coldplay senza spendere miliardi.
– Ho fame.
– Ieri ho seguito la puntata di “Otto e Mezza” con ospite Alemanno.
Alemanno, secondo me, è un pupazzo dentro cui si cela Guzzanti (figlio) che fa l’imitazione di non ricordo chi.
Come tutti i pupazzi non fa ridere e fa un po’ pena.
– Questo week-end ho mangiato come un maiale. Ottima la sagra della patata, meno quella del gorgonzola.
Pregevole la gita a Faggeto Lario con annesso agriturismo, nonostante la carestia di salsiccette.
– In questi giorni continuo ad interrogarmi sul perchè l’antitrust non faccia nulla nei confronti della Carfagna.
La sua legge sulla prostituzione è concorrenza sleale.
Un’altro conflitto di interessi irrisolto.
– Ho ordinato un po’ di cd.
– Sono innamorato. Di nuovo.
– Sono stressato. Di nuovo.
– Ho bisogno di staccare dal lavoro.
– Sto provando a scaricare “Gomorra” e “Il Divo”. Io di film ne scarico parecchi e MAI mi è capitato di fare così fatica.
In rete ci sono solo fake. Io, che sono solito lasciarmi andare alla cultura del sospetto, ci vedo una cospirazione.

Non ce n’è, i post a punti sono sempre bellissimi.
Ordinati come piace a noi Italiani.

Serial

La prima serie di Life spacca.
Sul serio, è bellissima.
Per non parlare della quarta serie di House.
Life però ha in più quell’essere un unico film in undici capitoli, più che un susseguirsi di episodi.
Un po’ come Dexter.
Ho bisogno della seconda serie di Dexter in italiano.
Ne ho bisogno al più presto.
Le serie tv sono decisamente un’idea fighissima.

S.O.S.

Ok, è ufficiale che ormai su questo blog mi verrebbe da scrivere solo riguardo il nostro sempre più raccapricciante paese.
Non è del tutto colpa mia.
E’ colpa anche dell’informazione.
Calma, calma, non sto affatto facendo la classica sparata da bolscevico in cui dico che in questo paese non c’è abbastanza informazione e che tutti gli organi di stampa sono nel taschino del nostro amatissimo Premier.
Tutto l’opposto.
Mi lamento perchè in Italia di informazione ce n’è troppa.
Ogni mattina accendo il pc, apro il sito di Repubblica e trovo una buonissima ragione per scrivere una paginetta on-line in cui esprimo il mio “disgusto totale per questa società” (cit.).
Tutti i giorni.
Tra il Papa, Alemanno, la Carfagna e il Silvio (che “ha mandato a casa Prodi, ci ha liberati dai comunisti e ha comprato Ronaldinho”. E sì che speravo di essergli grato per almeno una delle tre cose, ma nulla, proprio non riesce a farsi ben volere…) ci sarebbe ogni santo giorno da aprire la valvola delle parole e dare sfogo allo sconforto che provo.
Tuttavia faccio già tanta fatica a trovare il tempo per scrivere qua sopra, mi girano le palle a doverlo fare sempre per lamentarmi del mio paese, quindi oggi vado oltre.
Anche se il fatto che Italia 1 trovi la necessità di censurare il nostro video alle 2.40 di notte solo per riferimenti non proprio canonici alla figura di Gesù meriterebbe un lungo approfondimento.
Ma cazzo, se ti pare che il video sia indecoroso non accettarlo e non mandarlo in onda.
Invece no, la redazione di Talent1 mi chiama dicendo che il video è geniale, che si sono divertiti un sacco e che lo manderanno in onda assolutamente.
Però non accennano al fatto che l’avrebbero tagliato.
Bigotti.
Ok, ok, avevo detto che non avrei parlato nemmeno di questo e non lo farò.
Ulteriormente intendo.
Quello di cui volevo parlare sono le serate nelle discoteche rock.
Sabato sera, non so bene in preda a quale delirio, ho deciso di andare all’inaugurazione dell’Alcatraz di Milano.
A fine serata ho maturato la conclusione secondo cui le discoteche rock sono posti da sfigati.
E lo dico io che ho passato gli anni migliori della mia vita al Rainbow (ok, è vero, io sono uno sfigato, ma non è lì il punto).
Tralasciamo per un momento il fatto che “ballare il rock” è un concetto ripugnante.
Come cazzo può essere che esista gente che tutte le settimane va a ballare gli stessi pezzi, GLI STESSI PEZZI, dal 1999?
Tre quarti della scaletta iniziavano ad essere datati negli anni novanta, come si può avere il coraggio di riproporli ancora oggi?
Imbarazzante.
La cultura della musica sta morendo.
Tra atroci sofferenze, tra l’altro.
L’esempio lo si ha ogni giorno accendendo la TV, dove ormai il messaggio musicale è solo contorno per le nuove generazioni di tronisti che invece di andare da Maria a farsi sbavare dietro dalle trentenni, stanno a TRL a farsi sbavare dietro dalle quindicenni.
Cambia il look, ma il concetto è lo stesso.
Tragica dimostrazione di quanto sto dicendo è stato l’MTV DAY di Genova. Mi è capitato di girare su MTV quattro o cinque volte Sabato pomeriggio e non ho mai, dico mai, beccato qualcuno che stesse suonando.
Per essere un concerto la cosa è quantomeno strana.
Per essere un concerto su MTV no, visto che MTV di musica non ne passa più.
Insomma, forse è il caso di lanciare un S.O.S..
Ecco, sono riuscito a scrivere un altro post di lamentele.
Sono sempre il solito.

Me vs. Joseph. Again.

Ennò, cazzo.
Così non va.
Sta sera il mio capo mi ha accennato questa cosa e appena sono giunto a casa, non ho potuto evitare di leggermi l’articolo.
Proverò per una volta ad evitare di fare il mio classico (ed ormai famigerato) discorso in cui annovero episodi come questo tra le prove dell’inesistenza o tutalpiù del totale menefreghismo di Dio.
Mi limito a fare qualche breve ragionamento terra terra.
Per quanto il nostro paese sia vergognoso io non credo si corra il rischio di vedere modificare le leggi in questione. Non è capitato con l’aborto e non sarebbe capitato nemmeno con la procreazione assistita se in tempi non sospetti si fosse legiferato in maniera intelligente. L’Italiano medio di certe cose non si interessa e se non viene adeguatamente strumentalizzato difficilmente si esprime in merito.
Essendo la classe politica ricolma unicamente di italiani medi il discorso vale anche e soprattutto per loro.
Questo però non risolve il problema perchè in Italia esiste l’obbiezione di coscienza.
E allora cosa accadrebbe se tra i rianimatori-anestesisti iniziasse a prendere piede l’usanza di rifiutarsi di dichiarare il decesso in caso di morte cerebrale?
Lo scenario che si dipinge ai miei occhi non è bellissimo, ma non lo descriverò perchè può essere che io sia il solito pessimista.
In testa al momento mi girano tutti i continui slanci di fondamentalismo etico di cui quotidianamente mi ritrovo spettatore.
I miei preferiti sono gli appartenenti al club: “Io ho la malattia di Welby e voglio vivere!”.
Premettendo che sono felice per loro, seriamente, perchè se mai dovesse capitarmi di trovarmi in quella situazione vorrei avere la loro forza d’animo, forse non è chiaro che l’idea non è quella di mandare in giro una squadra di killer ad ammazzare chiunque sia ridotto a un vegetale dalla malattia.
L’idea è semplicemente quella di lasciare la scelta a chi non vuole più continuare ad essere costretto a vivere, di smettere di farlo.
Il concetto tuttavia non passa.
A quanto pare Dio può lasciare il libero arbitrio all’uomo, ma l’uomo non riesce a fare altrettanto con se stesso.