Google Hit List [Aprile 2010]

Aprile, dolce dormire.
Fosse questo il motivo che mi ha portato a tornare sui miei usuali e deprecabili ritmi di aggiornamento in questo mese non credo avrei di che lamentarmi.
Il motivo invece è la totale assenza di tempo libero tra pulizie del nuovo appartamento e gitarelle fuori porta.
Ho però due idee in testa per i post del (prossimo?) futuro.
Il primo è descrivere a tutti il nuvo nido ikea (cit.) in cui andrò a vivere.
Il secondo è parlare del nuovo disco dei Linea 77. Quest’ultimo post mi darebbe anche modo di tornare a scrivere di musica qui sopra, cosa che non faccio da un bel po’ a causa soprattutto della mia collaborazione con Groovebox.it. Non amo scrivere due volte della stessa cosa.
Ad ogni modo solo il futuro potrà dire se riuscirò nell’impresa di adempiere a questi due propositi, il presente invece è tempo di classifiche.
Ah, dimenticavo, il 26 Aprile questo blog ha fatto il record di visite: 105.

1 – come fare una merda
2 – mourinho catenacciaro
3 – attento uomo radioattivo
4 – mia moglie mi fa le corna
5 – rave guardaroba
6 – scarpe con monetina paninari
7 – fuerunt tempo e modo
8 – imbiancatura provenzale
9 – qual’è il font carrefour
10 – “brevettare una scoperta”

Nota: aggiornata la sezione “musica”.

In Bruges

Quello appena trascorso è stato un fantastico week-end.
Ci si è divertiti.
La compagnia si è dimostrata eccellente (grazie ragazzi per la visita, davvero), la convivenza più che mai democratica, le trappiste al solito imbevibili ed il waterzooi una prelibatezza come ce ne sono poche.
Riso tanto, camminato di più e dormito poco.
Bello, bello, bello.
E poi Bruges è un posto che va visto, soprattutto dopo essersi gustati il film “In Bruges”.
Bellissima città, veramente mozzafiato, ma effettivamente due settimane lì potrebbero rivelarsi molto vicine al mio concetto di inferno.
Ho scattato qualche foto in questi tre giorni, ad essere sincero più di qualcuna, tuttavia come troppo spesso accade non sono soddisfatto del risultato. Per fortuna c’erano con me altri tre baldi fotografi che non si faranno pregare per inviarmi le loro opere e rimediare alla mia incompetenza.
Sono cotto, vado a letto.
Avrei voluto scrivere di più della gita, ma non riesco proprio.
Aggiungo solo che le praline di cioccolato belga che ho acquistato sono un portento.

Nota: aggiornata la sezione “foto”.

La classe politica italiana non è acqua. Purtroppo.

Dopo giorni di astinenza dalla scrittura del blog riprendo trattando ancora una volta di politica.
Non me ne si voglia, mi piacerebbe parlare anche d’altro, ma non ho molti argomenti in faretra ultimamente. Il risultato di questa sera a S. Siro oltretutto mi impone di glissare in toto sull’argomento calcio nonostante io mi sia imposto nell’annuale sfida del Fantacalcio.
Ad ogni modo vorrei parlare di Marcello Dell’Utri.
E’ un argomento che fa schifo, lo so, ma stando in Germania non so quale rilevanza possa aver avuto questa notizia nel mio paese e quindi ne parlo anche io, sicuro di ripetere cose che i TG nazionali hanno già mostrato fino alla nausea.
La procura di Palermo ha chiesto un inasprimento della pena per il sopracitato senatore del Popolo delle Libertà rispetto alla condanna infera in primo grado. Fino a qui nulla di interessante. Ad avermi lasciato un po’ così sono state le dichiarazioni dell’imputato che ai microfoni afferma in merito al processo: “Io sono… ho detto che faccio il deputato… faccio l’imputato, non il deputato. No? Per cui sono diciamo così vestito della carica di deputato per difendermi dai processi. L’ho detto e lo confermo. Che cosa farò dopo non lo so. Se non ci fossero per me questi problemi di carattere giudiziario io sicuramente non farei il deputato. Questo lo posso assicurare. Nel momento in cui mi chiuderanno tutto, basta…”.
Sembra assurdo, lo so, ma ha detto proprio così e al minuto 3.00 di questo video è possibile sentire la dichiarazione per bocca proprio del senatore.
Ormai non solo è possibile utilizzare la politica per scampare ai processi, ma è diventato addirittura lecito vantarsene.
Peggio, si fa passare la cosa come fosse una seccatura. Del tipo: “Che due coglioni dover prendere uno stipendio stratosferico come senatore senza dover realmente svolgerne le mansioni, ma solo per poter scansare le condanne…”.
Nel vasto bestiario dell’italica classe dirigente però non c’è solo questo. Ha recentemente fatto il suo ingresso anche il famigerato Bossi jr. Sì, quello che nonostante il padre ed i mille ricorsi è riuscito a farsi stampare tre volte alla maturità. Ora per carità di Dio, non ho nulla contro chi non è un fenomeno a scuola, anzi, alcuni dei miei più cari amici hanno avuto lo stesso problema. Uno di questi gli somiglia anche un po’, sicuramente come fisionomia, ma potrei scommettere anche da un punto di vista gergale. Il punto quindi non è che critico a priori chi non ha un buon rapporto con l’istruzione, ma cazzo, la classe politica che tira le redini di un paese non può essere formata dalla “gente comune”, sennò che cazzo li strapaghiamo a fare? Ad ogni modo anche a voler sorvolare sulla non brillantezza culturale del soggetto, come si può decidere di intraprendere una carriera politica per un paese di cui non ci si senta parte?Ora mi rivolgo a te, caro il mio Renzo. A sto punto il dubbio che in realtà non te ne freghi un cazzo, che tu non sappia fare un cazzo e che tu voglia fare politica perchè col padre che ti ritrovi puoi permetterti questa scappatoia invece di lavorare come tutti i comuni mortali, beh, mi viene. Ed allora mi sento di dovermi scusare verso i miei amici che, resisi conto che la scuola non faceva per loro, hanno deciso di andare a fare un lavoro onesto per portare a casa la pagnotta. Mi devo scusare per averli paragonati a te che sei solo un cazzone ignorante che ha la fortuna di avere un padre ormai impossibilitato a rifilarti i calci in culo che meriteresti (e che conoscendo il soggetto ti darebbe pure volentieri). Sei il manifesto del peggio della generazione nata nella bambagia e te lo dice uno che non è che ha fatto la guerra, ma che ancora ancora il concetto di “guadagnarsi da vivere” ce l’ha presente.
Vorrei conoscerli, i tredicimila fenomeni che ti hanno votato.
Ha ragione Gigi Riva: “Se non sta bene può anche andarsene dall’Italia, nessuno ne farà una malattia…”.
Grande, Rombo di Tuono.
Vabbè, è giunta l’ora di andare a letto.
Il prossimo post, salvo imprevedibili avvenimenti impossibili da non commentare, non parlerà di politica.
Cazzo, ci sono anche cose belle nella vita.
Tipo che questo week-end me ne vado a Bruges con la Polly e degli amici che ci faranno visita dall’Italia.
Oppure tipo “Amen”, il primo disco dei My Own Private Alaska che secondo me è stratosferico.
O anche il fatto che probabilmente riuscirò ad andare a Bochum a vedermi la sfida salvezza dell’ultima giornata contro l’Hannover.
Ah già, di calcio però ho detto che non parlo.

“I couldn’t care less” (cit.)

L’Osservatore Romano in questi giorni ha pubblicato un articolo di rivalutazione dei Beatles da parte della Santa Sede.
Ringo Starr ha commentato come da titolo.
Applausi a scena aperta.
Chissenefrega. Era ora che qualcuno facesse presente che non siamo tutti qui ad aspettare che la chiesa dica la sua su ogni argomento. A molti non frega nulla e, devo ammetterlo, si vive altrettanto bene. Ringo Starr riesce con una frase dove intere generazioni di centrosinistra d’opposizione hanno fallito e continuano a fallire, con una semplicità ed una natturalezza che lasciano effettivamente spiazzati, ma solo perchè non si è abituati al fatto che qualcuno dica le cose come stanno quando di mezzo c’è il clero. Di contro, alla chiesa sono serviti quarant’anni per rivalutare i Beatles, qualcuno di più per ammettere il silenzio ignobile sulle leggi raziali. Non oso pensare quanto gli ci vorrà per fare mea culpa sulla pedofilia e magari chiedere anche scusa per aver lasciato parlare uno come Bertone in un momento tanto delicato.
Bertone che, per altro, ogni volta che apre bocca incrina non di poco il mio credo nella non violenza.
Ad ogni modo grande Ringo Starr, da sempre il mio Beatles preferito perchè indubbiamente il meno hippie e, a mio avviso, il più punk.
Oltre che il più brutto, s’intende.

Io, nel dubbio, sto con Emergency

Io della questione degli italiani di Emergency rapiti/arrestati in Afghanistan so poco e nulla.
La Polly ha preso a cuore la vicenda, ma io non ho fatto altrettanto e quindi ora parlerò da perfetto disinformato sulla base di quel poco che ho letto in merito.
Nel dubbio io credo che Emergency non abbia fatto nulla di male e che le armi trovate in quell’ospedale siano più o meno della stessa fattura di quelle reperite nella scuola Diaz di Genova.
Questa è una mia sensazione e posso pure sbagliarmi.
Di certo al momento c’è solo che questi tre arrestati/sequestrati (a seconda delle fonti) non sono ancora stati processati e che la loro colpevolezza non è stata provata. Per carità, magari poi si tratta davvero di tre terroristi e nessuno pretende che siano innocenti a priori, però a mio avviso per adesso la Farnesina dovrebbe unicamente dichiarare con fermezza di “esigere chiarezza sull’argomento in pieno rispetto dei diritti civili ed umani di queste persone”. Altre dichiarazioni del tipo: “sono Italiani, ma erano li per i cazzi loro”, parafrasi dell’ufficiale “Le persone in stato di fermo lavoravano in una struttura umanitaria non riconducibile nè direttamente nè indirettamente alle attività finanziate dalla cooperazione italiana”, al momento Frattini potrebbe pure tenersele per se.
Se ricordo bene quando morì Quattrocchi nessuno dal ministero fece la corsa a dire che era lì per i cazzi suoi. ATTENZIONE: trattasi di situazioni enormemente differenti che non possono essere paragonate sul piano dell’accaduto, ma che possono essere termini di paragone su come la Farnesina si approcci alle questioni in maniera decisamente strumentale, cosa che non credo dovrebbe fare.
Il punto della questione è che in Italia ormai tutto è campagna elettorale, tutto è utilizzato per gestire i consensi e creare stereotipi. Emergency – comunisti – terroristi. Questo gioco al massacro già fa schifo fatto dai politici durante la campagna elettorale (che da noi poi ha la simpatica peculiarità di risultare perenne dalle politiche del ’94), ma messo in mano alle istituzioni che dovrebbero rappresentare tutto il paese e non solo chi ha votato la maggioranza in carica è addirittura eticamente infame.
Roba di cui sarebbe bene iniziare a vergognarsi.
Come ho già detto della questione in se non mi curo molto ed il mio “Io sto con emergency” è un po’ messo lì a priori. Diciamo che in un paese dove ci sono fondamentalisti religiosi pronti a farsi esplodere in mezzo ai civili, truppe d’invasione d’ogni tipo, governi fantoccio pronti a diventare il nemico di domani e medici che cercano di salvare delle vite, io prenderò sempre e comunque le parti di questi ultimi.
Questo è un blog d’opinione, mica di informazione. Io do un mio parere su alcune notizie, ma spero bene che la gente si documenti e vada a farsi un’opinione propria in merito. Non vengo pagato per pensare per tutti, io, e questo non è il TGn.
Ad ogni modo la cosa realmente interessante dell’articolo di Repubblica che ho letto prima di parlare di tutta questa faccenda, è l’ultimo paragrafetto che riporto di seguito:

La Nato si scusa per l’uccisione di alcuni civili. Sempre oggi, il presidente afgano Hamid Karzai accusa le truppe della Nato di aver ucciso quattro civili a Kandahar aprendo il fuoco su un autobus che si era avvicinato a un convoglio di militari stranieri. La Nato ammette di aver sparato contro il pullman ed esprime “profondo rincrescimento” per la morte dei quattro civili.

Questo giusto per dare un po’ l’idea del posto in cui ste cose stanno succedendo. Nel mio giornale ideale questa sarebbe la notizia centrale e la storia di emergency il paragrafetto conclusivo. Non per altro, ma perchè se alla lista delle parti in causa previa elencate ci si aggiungono civili che come unica colpa hanno quella d’esser nati lì, beh, la mia preferenza si sposta.
E poi a me il “profondo rincrescimento” m’ha belle che rotto il cazzo.

IKEA

Lo so, Marzo ha abituato tutti troppo bene con il suo incessante martellamento di post sempre nuovi ed attuali e così ora che nei primi dieci giorni di Aprile non ho scritto una riga sul blog inizio ad avvertire non solo il classico senso di colpa verso me stesso, ma anche questo nuovissimo senso di colpa nei confronti dei lettori (?).
Ho deciso di liberarmi di questo duplice peso.
La verità però è che non è successo poi molto in questi dieci giorni.
Ok, sono rientrato in Italia, ho rivisto gli amici e mi sono gustato una super soddisfacente gita di Pasquetta, ma raccontare tutto questo a giorni di distanza mette tristezza, quindi devo andare oltre.
Ci sarebbe la questione preti pedofili con l’onda di scandalo che arriva dall’america e che sta sommergendo il mio amato Ratzinger, ma riprendere con un argomento del genere le mie scritture on-line sarebbe troppo impegnativo. Per chiunque proprio tenesse ad un mio parere in merito la Google Hit List di Marzo è poco più sotto e basta fermarsi alla prima posizione della classifica per avere una chiara esposizione del mio pensiero.
Serve un altro argomento.
In questi giorni sono morti Maurizio Mosca e Malcom Mclaren. Due enormi perdite per la storia del punk. Il primo tuttavia l’ho già omaggiato come meritava, mentre del secondo, ad essere onesto, non mi è mai interessato molto. Anche questa notizia è quindi da scartare.
Resterebbe il mio ventinovesimo compleanno, celebrato con gioia nel momento in cui ho scoperto che non si sarebbe trattato del trentesimo (questo è avvenuto pochi giorni prima, parlando con i colleghi) e coronato dall’arrivo in casa mia di un super regalo. Non saprei che aggiungere, però.
Forse un argomento alla fine l’ho trovato.
Oggi io e la Polly siamo andati all’IKEA per acquistare i mobili del nostro nuovo appartamento. Dopo aver girato tutta l’esposizione, selezionato con rigore tutto ciò che costava meno, recuperati gli articoli in questione da tutti gli scaffali del magazzino e fatta buona parte della coda in cassa ci si avvicina una commessa e, ovviamente in tedesco, ci chiede come abbiamo intenzione di pagare.
In tedesco, rispondiamo: “Credit Card”.
La tipa ride di gusto e risponde che non accettano carte di credito. Nessuna. Niente Visa, Mastercard o American Express.
Sfortunatamente io e Paola eravamo sprovvisti di milleduecento euro in moneta e abbiamo dovuto lasciare tutto lì dov’era. In realtà forse avrei dovuto rimettere a posto, ma in quel momento per me è già stato difficile uscire senza uccidere nessuno.
Finita la visita di cortesia all’IKEA siamo andati nel nuovo appartamento a controllare com’era venuta l’imbiancatura. Lavoro ben eseguito, niente da dire, ma coi muri bianchi e la casa vuota ci siamo resi conto che i tizi che la abitavano prima erano probabilmente dei primitivi. Per la prima volta da quando l’abbiamo presa in affitto abbiamo alzato il coperchio della tazza del cesso. Uno spettacolo vietato ai minori. Sembrava il WC che ha recitato in Trainspotting, anzi, forse è proprio lui. Sta di fatto che servirà il tritolo per pulirlo, temo, e non sarà un lavoro piacevole. Anche la cucina che i precedenti inquilini ci hanno gentilmente donato non è propriamente pulita e, se non ci fosse bastato, ci ha dato nuovi elementi per considerare i due ragazzi diciamo “non propriamente dediti all’igene”. Il fatto che vivessero con un coniglio forse avrebbe dovuto insospettirci, ma alla visione dell’appartamento questo era chiuso in un’adorabile gabbietta e solo dopo aver firmato il contratto abbiamo appreso che quella non era certo un’abitudine. Insomma, l’Italia sarà quel che sarà, ma anche qui abbiamo la nostra buona dose di teste di cazzo, da chi vende i mobili (mo-bi-li, mica caramelle) e non accetta le carte di credito a chi vive allo stato brado in una casa che non è nemmeno sua.
Paese che vai…