Google Hit List [Luglio 2011]

Mia moglie compie gli anni tra un’oretta. Auguri.

1 – il calcio è metafora della vita
2 – comunemente detta puttana
3 – berlusconi capelli finti
4 – per essere nerd cosa si deve fare
5 – dottorato di ricerca dungeons & dragons
6 – capezzoli di katy perry
7 – quando ho scelto di non scegliere…non ho mai scelto meglio..
8 – magliette tamarre
9 – ristampa scontrino ikea
10 – due chitarristi “i love you”

Manq on air

Internet è figo perchè ti permette di fare più o meno tutto. Oggi per esempio ho scoperto che esiste un sito, Spreaker.com, che permette di andare in onda con un proprio programma radiofonico. Io, che di musica ne ho sempre ascoltata un bel po’, il sogno di fare lo speaker radiofonico ce l’ho sempre avuto un po’ nel cassetto e quindi ho colto al volissimo l’occasione e ho deciso di metter su un programmino mio.
Non sentendomi particolarmente originale, l’ho chiamato “Manq on air”. Il sito è abbastanza semplice: si ha mezz’ora a disposizione, intervallata ai venti minuti da un minispot pubblicitario e si può andare in diretta parlando o mettendo musica. A dirla tutta c’è anche la possibilità di inserire effetti sonori o mixare le tracce, ma al momento mi sono fermato al livello base. Ho quindi creato una scaletta di possibili pezzi e ho fatto questa prova.
Mi sono divertito un sacco.
Ovviamente, risentendomi, si notano milioni di pecche tremende (mancanza di ritmo, tosse, discorsi confusi e via dicendo), però mi pare che con l’andare del programma le cose siano migliorate e quindi spero di poter fare ulteriori improvement nella seconda puntata.
Ho deciso infatti che la cosa si ripeterà. L’appuntamento penso sarà settimanale, almeno per il momento, e l’orario è fissato per Mercoledì sera alle ore 20.00. Avendo mezz’ora a mia disposizione e volendo comunque essere un programma di musica, metterò più o meno cinque o sei pezzi alla settimana. L’idea di fondo è cercare di essere eterogeneo all’interno dei miei ascolti, spaziando un po’ per tutti i generi che mi piacciono e quindi cercando di evitare di fare una cosa completamente inascoltabile. Non mi pongo tuttavia il problema di valutare se un pezzo possa o meno piacere a chi ascolta perchè alla fine se va in onda è perchè a me piace e tanto basta.
Cercherò anche di spaziare da roba appena uscita o in via di pubblicazione a roba vecchia o comunque più datata, perchè è quello che vorrei facesse un programma radiofonico che mi piace. Oggi ho passato il singolo d’anteprima del nuovo disco di Fabrizio Coppola, “Ancora vivo”, la open track dell’ultimo disco dei Thursday, “Fast to the end”, i Murder, we wrote con “Falling Down”, i Poison the well con “Lazzaro” e, come pezzo richiesta, i Righeira con “L’estate sta finendo”.
Avevo un pezzo richiesta perchè ho beccato Ale-BU in skype mentre facevo la scaletta e quindi ho chiesto a lui.
La prossima volta il fortunato sarà qualcun altro.
Come detto spero di poter migliorare un po’ la qualità complessiva del prodotto, anche se le mie abilità di speaker credo necessitino di qualcosa di più di un semplice rodaggio, comunque sia sono soddisfatto dell’esperienza.
Mi sono davvero divertito un bel po’.

EDIT: LA SECONDA PUNTATA ANDRA’ IN ONDA VENERDI’ 29 LUGLIO ALLE ORE 20:00.

Teaser

Giusto perchè il video del mio viaggio di nozze sarà il “Chinese Democracy” dei video amatoriali e giusto perchè non si dica che non ci ho nemmeno provato, ecco una piccola anticipazione di quel che sto facendo.
Lo so, qui di video non c’è nulla, son solo foto, ma questa cosa mi serviva per familiarizzare un po’ coi vari After Effects e Premiere. Il difficile, ovviamente, arriverà adesso.
Ovviamente va visto in HD.

Up all night

Uno dei momenti più attesi e temuti dal sottoscritto è arrivato.
I Blink 182 hanno rilasciato un pezzo nuovo dopo tipo otto anni. E’ senza vergogna che ammetto di aver avuto i Blink a pilastro della mia adolescenza musicale, ritenendoli tutt’ora uno dei miei gruppi chiave. Non erano certo più bravi di altri, non avevano certo i pezzi più belli, ma per me significavano tanto. Poi vabbè, tutto ha iniziato lentamente ad andare in malora anche a causa di un inaspettato botto da cui non si sono mai ripresi. Dopo “Enema of the state” infatti la storia li ricorda in confusione totale.
Step 1: proviamo a rifare tutto uguale e vediamo se la gente se la beve. Esce “Take off your pants and jacket”. Escono tre singoli copia dei tre singoli del disco precedente (ma copia vera: il primo con Mark che canta e loro che fanno casino in giro, il secondo con Tom che canta e loro vestiti da pagliacci ed il terzo su un pezzo dall’attitudine drammatica.), il disco è una mezza cagata e l’effetto clown sulle folle svanisce. Butta maluccio.
Step 2: Tom inizia a dire che nelle vesti di punk-rocker idiota non ci si sente più tanto a suo agio. Per testare un po’ l’ambiente butta fuori un disco pseudo side project (tipo lui e Travis con Mark in produzione) a nome “BoxCarRacers” e inizia a darsi le pose da emocorer vero mettendo “Fugazi” in qualsiasi frase pronunciata di fronte ad un microfono. Il disco in questione è una mezza bomba, a mio avviso, ed in giro la gente giusta ne parla abbastanza bene. L’operazione “i Blink 182 sono maturati” viene quindi avvallata e il gruppo butta fuori il “self titled” (ovviamente, quando una band ritiene di essere alla svolta, butta fuori un self titled. A caldo, direi di non avere nessun self titled nella lista dei miei dischi preferiti.). Io, per come ho vissuto i Blink, ad un disco del genere non ero per nulla pronto. A me non frega una sega dell’evoluzione artistica. Per me i tre di San Diego erano il gruppo di pirla di riferimento nel periodo in cui anche io ero pirla un bel po’. Veder crescere loro era come ammettere (leggi constatare. Leggi anche rendersi conto) di dover crescere a mia volta. Inaccettabile. Ad ogni modo anche all’interno della band qualcuno doveva vederla un po’ come il sottoscritto, tant’è che le cose vanno a puttane definitivamente e il gruppo va in pausa. Non si sciolgono perchè sanno già, in quel momento, che prima o poi serviranno altri soldi “facili”.
Step 3: parte quel calvario che sono i vari progetti indipendenti. Io i CD li ho presi a priori, di tutti, e li ho visti entrambi (i +44 prima ancora di aver sentito anche solo mezzo pezzo) live a Milano. Tom tira in piedi una cafonata colossale chiamata “Angels and Airwaves” mettendo clamorosamente fine al mio sogno di diventare lui. Mark e Travis provano a metter su una robetta pseudo blink ultimo periodo senza le derive intellettualoidi di Tom e ci riescono anche, ma ben presto ricominciano a suonare pezzi dei Blink che furono ai concerti ed il progetto, ufficialmente o ufficiosamente non è dato saperlo, muore. Travis intanto scopre di essere negro* e inizia una carriera hip-hop in cui può masturbare la batteria come e quando gli pare senza l’incombenza di avere altri musicisti per le palle durante i pezzi. Siamo al punto più nero della storia e, apparentemente, serve un miracolo per risollevarsi.
Step 4: arriva il miracolo. Travis si impasta con l’elicottero e ne esce tutto sommato indenne. L’occasione per una reunion strappalacrime in cui lo spettro della morte riavvicina tre amici di lungo corso è troppo ghiotta e così nasce questo progetto Blink182.0. Ormai i tre musicalmente sono affini quanto me, Andrea Bocelli e Dani Filth, ma questo non è importante se devi passare due anni in giro a suonare i pezzi vecchi spillando soldi alla gente. Ovviamente sul palco si vede chiaramente che non sono più loro. Tom canta con delle linee pretenziose che al sottoscritto mettono solo voglia di salire sul palco e picchiarlo a sangue. Travis ogni sacrosanto minuto spruzza lì un interludio autocompiacente e Mark, porello, resiste sul palco pensando che anche per quella sera ha portato a casa la pensione. La cosa dovrebbe durare un anno, riescono a farla durare due. Poi però i fan iniziano a chiedere pezzi nuovi e lì scatta il dramma. Come fare?
Step 5: i Blink182.0 entrano in studio. Da qui in poi mi baso solo su ipotesi personali e su quanto sentito nel pezzo anteprima “Up all night” rilasciato, appunto, ieri. Le chiavi del progetto, a questo punto, vengono messe in mano a Tom che essendo convinto di essere John Lennon potrebbe decidere da un momento all’altro di rimandare tutti affanculo (NdM: volesse iddio!) e andar via col pallone. Mark decide di produrre la cosa per scongiurare che Travis porti in sala mixer tutti i suoi amici negri*. Tutto dovrebbe andare bene e, con un po’ di fortuna, il disco uscirà. Bello o brutto non conta, perchè vendere venderà in ogni caso. Il problema eventualmente ci sarà col disco successivo ma nessuno di loro, credo, confida di arrivarci.
E così eccoci al punto in questione.
“Up all night” è lo specchio perfetto di questa situazione. Tom scrive un pezzo identico o quasi a quello che ritiene essere il suo momento compositivo migliore, ovvero i BoxCarRacers. Mark ci canta dentro una strofa così, giusto per non dare ai fan l’impressione che siano davvero i BoxCarRacers. Travis viene tenuto più o meno a bada con un mixaggio ed una produzione che con il rock (non dico il punk-rock, ma il rock) c’entra ben poco ed il gioco è fatto. Che la canzone sia bella o brutta, credo, non sia importante al momento. E’ importante solo ascoltarla e cercare di capire quanto possa contenere le basi per un progetto che si proclama rinato o quanto invece sia la trasposizione musicale del tanto discusso sondino naso-gastrico.
Il disco nuovo uscirà presto e lì il quadro sarà completo. Ci sarà anche un tour, ma come ho già spiegato, io non credo ci andrò.
Troppa malinconia

* c’è proprio scritto nogro/i.

Spoiler e valutazioni su Prison Break

La mia passione per le serie tv è abbastanza recente e, di conseguenza, spesso e volentieri le mie analisi ricadono su prodotti non proprio di recentissima pubblicazione. Lost è stato il primo esempio di serie vista per intero e tutta d’un fiato solo una volta che fosse già conclusa e quindi come un’unica intera opera e non con la percezione delle diverse stagioni. L’esperimento era stato un successo e così ho deciso di fare altrettanto con un’altra serie. Chiedendo un po’ in giro, la scelta è ricaduta su Prison Break che ha battuto “24” al fotofinish, soprattutto grazie al fatto che si sviluppa in un numero di episodi decisamente inferiore.
La prima serie, devo riconoscerlo, si è rivelata una bomba. Appassionante, curata, abbastanza originale e con personaggi tutto sommato ben caratterizzati per quanto stereotipati. Ecco, lì sarebbero servite giusto due o tre puntate aggiuntive per scagionare i fratelli, magari con l’aiuto di Veronica, e tutto sarebbe andato a posto.
Invece no.
Hanno pensato bene di tirare la roba in lungo per ben tre serie successive, generando uno delle più grandi sequenze di “WTF” cui mi sia mai capitato di assistere. Esemplifico? Ok. T-Bag è un pluriomicida pedofilo evaso e ricercatissimo cui viene tagliata una mano di netto con un’accetta. Questo vaga nei boschi per un incalcolabile numero di ore, sanguinante, fino a quando raggiunge un veterinario. Lo sopraffà. A questo punto lo obbliga a ricucirgli la mano e questo esegue che nemmeno il Lanzetta. Con la sua nuova mano T-Bag riprende la fuga, ma viene preso da due cacciatori di taglie che, per scoprire dove sono gli altri evasi lo torturano e lo ammanettano ad un termosifone. Lui scappa staccandosi di nuovo la mano ricucita pochi giorni prima e, senza medicazione alcuna, continua a vagare per l’America. Ecco, questa non è che la punta dell’iceberg.
Però vabbè, a parte i nonsense e la costante ricerca del botto a scapito di qualsivoglia logica o trama, la serie l’ho seguita quasi sempre volentieri e, alla fine, ai personaggi chiave mi ci sono anche affezionato. Non c’è chiaramente stato il vuoto emotivo lasciato da “Friends”, “Scrubs”, “Lost” o “Dawson’s Creek”, ma comunque un po’ di malinconia sul finale c’è stata.
Che poi, anche lì, la scelta di piazzare un doppio episodio a colmare il vuoto tra quanto succede nella quarta serie e quanto mostrato negli ultimi due minuti della stessa risulta ancora una volta superfluo e nonsense, ma forse ormai l’abitudine a gridare “No dai, non questo…” ad ogni cambio di inquadratura era così radicata da impedire una conclusione diversa da quella utilizzata.
Restano le montagne di cadaveri, davvero incalcolabili, che dal primo episodio in poi si accumulano levando di mezzo sistematicamente un buon 60% dei personaggi via via introdotti. Ad un certo punto, sul finale della quarta serie, compaiono persino Jacob e Smookye, a garanzia del fatto che tutto andrà in malora di lì a poco, e puntualmente finiscono anche loro nella lista dell’obitorio. Se si pensa che tutto è scaturito dalla volontà di Michael di salvare una vita, si capisce chiaramente il tono della serie.
Non so se consiglierei di vererla a qualcuno, ma tutto sommato e nonostante quanto scritto, non sono pentito.
In ogni caso, Fernando Sukre libero!

About honeymoon trip (pt.2)

Ci ho messo un po’, ma alla fine sono riuscito selezionare, correggere e riorganizzare le foto del viaggio di nozze. Ho creato il solito albumino che, oltre ad essere linkato nell’apposita sezione di questo blog, è visualizzabile anche a questo link.
La selezione non è stata facile. Volevo metterci le foto che mi piacciono, ma anche dare un overview su tutto l’itinerario fatto e, purtoppo, non sempre era possibile farlo con foto che mi piacciono. Al contrario poi, paradossalmente, ho tenuto fuori alcune foto che apprezzo non so neanche bene per quale motivo. Forse perchè sono quasi tutte di animali e non volevo creare un album alla Piero Angela.
Ho escluso anche i merge panoramici, perchè tanto visti a video non sono apprezzabili. Dovrei decidermi a stamparne qualcuno, anche dei viaggi passati, perchè ne ho di carini. E vabbè, che se comincio ad elencare le cose che dovrei/vorrei fare non finisco più.
Tornando alle foto, la prova provata che sono un mentecatto è che son partito per il viaggio di nozze con una fotocamera nuova di pacca, senza leggere neanche una riga delle istruzioni e settandola ovviamente in modalità “completamente manuale”. Le conseguenze più drammatiche della cosa sono state tre: la prima è l’aver necessitato dai tre ai sei scatti per ogni inquadratura prima di trovare le impostazioni che andassero bene (comma uno della conseguenza uno è che molti animali, su tutti il tucano ed il dannatissimo colibrì, non hanno manifestato la pazienza necessaria ad aspettare che azzeccassi le impostazioni.), la seconda è l’aver scattato tutto, ma proprio tutto, in 4:3, formato che odio. Per le operazioni di stampa, quindi, si prevede ampia opera di taglia e cuci. La terza è aver realizzato solo una volta a casa di aver segato una cifra inenarrabile di scatti.
Preciso però che ci sono alcune foto che mi piacciono veramente tanto, nell’album, e che per una volta ed in casi limitati mi sono concesso di correggere in photoshop la saturazione (shame on me).
Oltre all’albumino, ho anche finalmente trovato il tempo di realizzare la classica miniguida all’itinerario da noi svolto. Anche quella è da ogi ritrovabile nella sezione apposita del sito, che per l’occasione è stata anche riveduta e corretta una minima. Per i pigri, sempre presenti, il link è questo.
Non che sia importante o di qualche utilizzo, ma da questo giro ed in maniera retroattiva, le schede itinerario possiedono dei fantastici pulsantoni per lo sharing, nonchè il classico “Like it” dei facebook addicted. Siccome come programmatore sono scarso, le pagine degli itinerari non sono indicizzate nei motori di ricerca. Essendo le uniche del sito che possono, se vogliamo, essere di qualche utilità al prossimo ho ritenuto che permettere la loro divulgazione fosse cosa buona e giusta.
Sbrigate queste formalità, che comunque mi hanno richiesto diversi giorni, credo inizierò finalmente le operazioni di montaggio del famigerato filmino che ho la presunzione di riuscire a cavar fuori dalla montagna di giga di materiale che ho rimpatriato dal centro america. Se mai ce la farò, credo che su questo sito ne verrà data notizia.

Nota: aggiornate le sezioni “Foto” e “Itinerari”.

Guida galattica per gli autostoppisti

[…]
– Da che parte credi che sia l’uscita? – disse Ford a Zaphod.
– Così a lume di naso direi per di qua – disse Zaphod, mettendosi a correre tra una consolle e una parete. Proprio mentre gli altri stavano per seguirlo, fu fermato bruscamente da un raggio Morten che, crepitando, bruciacchiò una piccola parte di parete a pochi centimetri da lui.
Una voce all’altoparlante disse: – Ok, Beebleborx, resta lì dove sei. Ti abbiamo sotto tiro.
– Poliziotti! – sibilò Zaphod, e si girò di scatto, accovacciandosi. – Vuoi provare un po’ a pensare a una via d’uscita Ford?
– Sì, direi per di qua – disse Ford, e tutt’e quattro corsero lungo uno stretto passaggio tra due consolle.
In fondo al passaggio apparve una figura in tuta spaziale, pesantemente corazzata, che impugnava una minacciosa pistola Morten.
– Non vogliamo spararti, Beeblebrox! – gridò.
– Mi fa piacere! – gridò Zaphod, e si buttò di lato, nell’ampio spazio che c’era tra due unità di elaborazione dati.
Gli altri lo seguirono.
– Sono in due! – disse Trillian. – Siamo circondati.
Si rannicchiarono in un angolo, fra una grande banca dei dati e la parete.
Trattennero il fiato e aspettarono.
I due poliziotti aprirono il fuoco contemporaneamente, e i raggi di energia sfrigolarono minacciosi nell’aria attorno a loro.
– Ehi, ci stanno sparando! – disse Arthur, raggomitolandosi tutto. – Mi sembrava che avessero detto che non volevano farlo!
– Sì, anche a me sembrava che avessero detto così! – disse Ford.
Zaphod alzò un attimo la testa, rischiando forte.
– Ehi, – disse – mi sembrava che aveste detto che non volevate spararci! – e si accovacciò di nuovo.
Aspettarono.
Dopo un attimo la voce rispose: – Non è mica facile fare i poliziotti!
– Cos’ha detto? – sussurrò sbalordito Ford.
– Ha detto che non è mica facile fare i poliziotti.
– Affari suoi, no?
– Direi anch’io.
Ford urlò: – Ehi, sentite un po’! Noi abbiamo già abbastanza problemi, visto che voi ci state sparando, perciò cercate di non addossarci anche i vostri, se no qui diventa veramente un casino!
Ci fu un’altra pausa, e poi si sentì nuovamente la voce all’altoparlante.
– Vedete, ragazzi – disse la voce – non avete a che fare con dei subnormali mezzecalzette dal grilletto facile, dall’attaccatura dei capelli bassissima, dagli occhi piccoli e porcini e dalla conversazione inesistente! Noi siamo due ragazzi intelligenti e sensibili che probabilmente vi piacerebbe moltissimo conoscere e frequentare! Io vado si in giro a sparare gratuitamente alla gente, ma dopo mi tormento terribilmente, discutendone per ore con la mia ragazza!
– E io scrivo romanzi! – esclamò l’altro poliziotto. – Benchè non ne abbia ancora pubblicato nessuno. Perciò è meglio che vi avverta, sono di peeeeeesssssimo umore!
Ford strabuzzò gli occhi. – Ma chi sono ‘sti tizi? – disse.
– Non lo so – disse Zaphod. – comunque li preferivo quando sparavano.
– Allora, avete intenzione di arrendervi senza fare tante storie – urlò uno dei poliziotti – o volete che vi facciamo secchi?
– Voi cosa preferite? – gridò Ford.
Un millisecondo dopo l’aria intorno ai quattro ricominciò a friggere: uno dopo l’altro, i raggi Morten si abbattevano crepitando sulla consolle davanti a loro.
La raffica continuò per parecchi secondi, violentissima.
Poi tutto tacque, e gli echi degli spari si dispersero.
– Siete ancora là? – gridò uno dei poliziotti.
– Sì – gridarono loro di rimando.
– Non ci è affatto piaciuto doverlo fare! – urlò l’altro poliziotto.
– Ci avremmo giurato! – urlò Ford.
– Adesso ascolta bene, Beeblebrox, che è meglio per te!
– Perchè? – urlò di rimando Zaphod.
– Perchè – urlò il poliziotto. – quello che ti devo dire è molto intelligente, molto interessante e molto umano! Allora, o vi arrendete tutti quanti immediatamente e vi lasciate picchiare un po’, anche se non molto, visto che noi ci opponiamo fermamente alla violenza gratuita, o faremo saltare in aria l’intero pianeta, e magari anche uno o due altri pianeti che abbiamo notato mentre venivamo qui!
– Siete pazzi? – urlò Trillian. – Non è vero! Non lo fareste mai!
– Oh, sì che lo faremmo – urlò il poliziotto. – Non è vero che lo faremmo? – disse all’altro.
– Oh, certo. Saremmo costretti a farlo. – disse quello.
– Ma perchè? – chiese Trillian.
– Perchè certe cose bisogna farle anche se si è dei poliziotti democratici e di ampie vedute che sanno essere sensibili e tutto il resto!
– Io non credo proprio a ciò che dicono ‘sti tizi. – borbottò Ford, squotendo la testa.
Un poliziotto gridò all’altro: – Gli spariamo ancora un po’?
– Sì, perchè no?
Seguì una tremenda raffica di raggi Morten.
[…]

NdM: ero in dubbio tra questo stralcio e quello in cui compaiono “i filosofi”, ma alla fine credo di aver scelto bene.