Musica da vacanza

Anche a sto giro, vista l’imminente partenza, è il momento di mettere insieme il CD della vacanza.
Rispetto agli altri anni però non si tratterà della classica compilation perchè non ci dovrebbero essere grossi spostamenti in automobile. Ci sarà però un grosso spostamento in aereo e in questo caso, per quanto potessi sforzarmi ad elaborarla, una compilation non sarebbe bastata.
Così ho deciso di sfruttare ancora una volta i potenti mezzi dell’internet e chiedere ai miei contatti sui vari social network di consigliarmi un po’ di dischi imprescindibili che la mia ignoranza, fino ad oggi, mi ha sempre impedito di approcciare.
Ne è uscita una lista incredibilmente lunga che riporto qui in seguito:

Caspian – Waking season
Editors – An end has a start*
Frightened Rabbit – Pedestrian verse
Godspeed you, Black Emperor! – Lift Your Skinny Fists Like Antennas To Heaven**
Halestorm – The strange case of
Hüsker Dü – Candy apple grey**
Hüsker Dü – Zen arcade**
Jets to Brazil – Orange rhyming dictionary*
Karate – In place of real insight*
Mikal Cronin – MCII
Mogwai – Hardcore will never die, but you will*
Mogwai – Young Team*
The National – Alligator*
The National – High violet*
The Thermals – More parts per million
The Thermals – The body, the blood, the machine
Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra & Tra-La La Band – Horses in the sky
White lies – Ritual
Wolf Parade – Apologies to the Queen Mary

* mi incuriosisce e penso possa piacermi
** mi incuriosisce, ma temo mi farà cagare

La lista come si vede è abbastanza lunga e di roba da ascoltare ce n’è a pacchi. A naso, le persone che conosco e che hanno voluto provare ad aiutarmi sono tutte o quasi in fissa per il post rock. Vediamo se con sta scusa di acculturarmi riesco ad aprire quel minimo i miei orizzonti.
Ah, vabbè, dimenticavo. La mia compilation ufficiale dell’estate 2013 in realtà esiste e l’ho messa su spotify un po’ di tempo fa, quando sembrava che il sole si fosse deciso a venir fuori. E niente, l’ho intitolata “Summer has come” e ci sono un po’ di pezzi carini dentro a tema squisitamente estivo.

Fast 6

Non sono una persona molto sicura di se. Mi piace far credere non sia cosi (che poi boh, non son neanche certo di riuscirci), ma sappiate che mento. Questa cosa fa sì che io abbia poche ore per mettere per iscritto quello che penso di Fast&Furious 6, ovvero il tempo che ci separa dalla recensione de i 400 Calci al film. Una volta letta la loro opinione, infatti, in caso di valutazione comune avrei remore a scriverci sopra un post pensando di passare per quello che copia, mentre in caso di dissenso passerei ore a interrogarmi sul perchè io la pensi diversamente, con esito comune per quanto riguarda le sorti di questo post.
La monumentalità di F&F6 la si poteva intuire ben prima di andare al cinema, ma non dal trailer (che comunque è tantissima roba). Lo si poteva intuire dal fatto che fosse il film con le locandine più fighe della storia. Basta guardare qui a sinistra. E’ semplicemente stupenda.
Ora, io potrei scrivere pagine e pagine parlandovi delle scene del trailer. Camion che partoriscono carri armati, aerei che partoriscono macchine elaborate, uomini che saltano da oggetti lanciati a velocità folle, esplosioni, pizze in faccia e via dicendo, ma non lo farò. Son tutte scene grosse e mantengono ogni aspettativa pure che a volte son buie e un po’ confuse. Il bello però non è solo quello. E’ chiaro che un film che si apre con The Rock che infila un tizio dentro al contro soffitto della centrale di polizia allo scopo di interrogarlo mette in chiaro subito quali siano i presupposti, però c’è molto di più.
Una roba che ho notato, ad esempio, è che son tornati gli one-liner e che Dwayne Johnson li padroneggia come non vedevo fare da anni. Perchè è vero che la comicità nel film è relegata ad altri personaggi (e fa ridere, tra l’altro, per una volta), ma è la roccia che ha il compito di mettere lì sentenze granitiche col tono, la sicumera e l’inespressività tipiche del miglior Arnie e, con sommo stupore, porta a casa il risultato tra applausi sentiti.
Altra cosa figa è che in questo film torna il culto dell’automobile. Non è più un film di corse e va bene che sia così, ma l’auto non è solo il mezzo per fare azione. Trapela la cultura e la storia dei personaggi, sotto la trama alla James Bond, e questo, secondo me, da una profondità tremenda al film in chiave soprattutto del brand. Se l’ultimo Die Hard non è un Die Hard, questo è un Fast&Furious al 100% e non tanto per il suo ricongiungere tutti i capitoli della saga in maniera tutto sommato discreta, ma proprio perchè trasuda lo spirito del primo film, pur completamente fuori contesto.
Ed è fighissimo.
Per carità, ci sono anche i difetti eh. Come dicevo sopra, alcune scene action sono buie e confuse, su tutte quella finale all’aeroporto dove non si capisce bene chi picchia chi, da che auto e a quale scopo. Pure le scene con le botte ogni tanto son caricaturali, con gente che viene scagliata tipo gravità zero, ma nel computo totale delle pizze in faccia son più quelle che funzionano di quelle che fanno storcere il naso. E poi ci sono Vin e Dwayne che omaggiano la Legion of Doom quindi lamentarsi dovrebbe essere illegale. C’è pure qualche voragine nel plot giustificata a cazzo di cane, ma davvero, nulla a livello degli ultimi action che ho visto, dal previa citato Die Hard al secondo Expendables. E poi c’è LA SCENA, il MACCOSA più assurdo e out of contest mai visto. Non dico che scena è, perchè a vederlo lo si capisce al volo. Cito solo il commento del tipo al cinema dietro di me: “L’ha anche messa incinta” e chi l’ha visto sa di cosa sto parlando.
Insomma, Fast 6 è un film che da tanta soddisfazione ai fan dell’action, ma soprattutto ai fan della saga. Riesce a dare un senso a Tokyo Drift, per dire, cosa che a chiunque sembrava impossibile. E per farlo non è che si inventa voli pindarici o digressioni, ma 10″ di Statham.
Per il sottoscritto, basta e avanza a farne il film dell’anno.

Smartblog

Aggiornamento super conciso del blog dovuto al fatto che, recentemente, sono approdato nel magico mondo dello smart web e di conseguenza ho implementato notevolmente la mia già ampia gamma di profili on-line.
Ora ho un account Instagram, per dire, che è la roba di cui più sentivo la mancanza. Ovviamente ora che ce l’ho non lo userò mai, oppure lo userò malissimo, ma chissene.
Il punto è che questo blog, per me, sarà sempre lo snodo principale di tutte le mie attività on-line e quindi da qui dovrebbero poter essere seguite tutte. Nel menu a destra, quindi, alla voce foto, ora è possibile vedere un bel widgettino contenente l’ultimo scatto effettuato e il bottoncione che rimanda alla mia pagina. Sotto restano comunque tutte le gallerie che c’erano prima, perchè son sempre la parte principale di quella sezione.
L’altra novità è il reintegro della categoria musica, sempre nel menù a destra. Ora ci si trovano altri due bei widgettini. Il primo serve ad ascoltare in streaming le playlist che faccio con Spotify, il secondo serve ad ascoltare in streaming tutti gli episodi di quello che fu il mio programmino radiofonico.
Quest’ultimo l’ho messo perchè avrei sempre voglia di fare una seconda stagione e non è detto che prima o poi mi decida a mandarla in onda.
Fare questi aggiornamenti al blog ogni tanto mi fa sentire come quelli che nel 2013 fanno ancora i tagliandi alla Ritmo, ma vabbè.