Modern Baseball

Non lo so bene quando è cominciata.
E’ una roba successa negli ultimi vent’anni, lentamente ed inesorabilmente, e ora sono al punto in cui quando mi metto a pensare ai concerti l’associazione mentale è lo sbattimento. La dichiarazione ufficiale ad uso stampa solitamente è un mischiotto di parole tipo famiglia, impegni e vecchiaia, ma come ogni dichiarazione ufficiale basterebbe una minima di fact checking per trovare crepe nel ragionamento.
E’ il 2011, vivo al quarto piano di un palazzo in centro a Colonia. Una sera suonano i Get Up Kids nel locale quattro piani sotto casa mia. Torno dal lavoro e vedo la coda fuori dal posto. Fa freddo. Salgo in casa pensando che al massimo posso scendere più tardi. Entro, tolgo la giacca, forse faccio la doccia e sicuramente mangio qualcosa. Guardo fuori: il buio, il freddo. Guardo l’orologio, mancano tipo due ore all’inizio del concerto. La Polly mi propone di guardare un episodio di qualche serie TV. Mi siedo sul divano, forse sul letto. Mollo il colpo.
Per lo stesso gruppo due anni prima avevo guidato 400 km.
Non dico sia per tutti così, ma per me lo è. Leggo di un concerto interessante in zona e penso immediatamente al doverci andare da solo, al parcheggio, agli orari*. Quando proprio voglio esagerare ci metto anche il carico della disponibilità biglietti, con conseguente idiosincrasia per la prevendita e Ticket One. Questa palude di fastidi in cui mi impantano ha col tempo minato qualsiasi euforia associabile al discorso concerti, riducendoli ad eventi che scrivo in agenda nella remota possibilità in cui, quando il fatidico giorno arriva, io sia nel mood di farmi, appunto, lo sbattimento.

Ieri sera sono andato a vedere i Modern Baseball ed è stato così:

Una cazzo di festa.
Che poi non è nulla più di ciò che dovrebbe essere un concerto: gente che sta insieme e si diverte insieme. Facile, semplice e bellissimo, come tutte le cose facili e semplici. E no, per una volta non era pronosticabile perchè le pessime premesse ‘sto giro non riguardavano solo me e il mio atteggiamento da orso, ma anche (anzi, soprattutto) la band.
Il 25 gennaio Brendan (il tizio che canta nel video qui sopra) scrive sulla pagina del gruppo:

I have some unexpected news. I will not be joining Modern Baseball on the upcoming Europe / UK tour. I am okay — but I need this time at home to focus on my mental and physical health. The band will continue on with the tour thanks to help from mega friends Thins Lips, Superweaks and all the MOBO crew. This was an incredibly hard decision for me, and it was even harder confronting myself and the band about how I am feeling. Still, I know this is what I need right now. I can never thank MOBO and our crew enough for taking on the roles they have to support me.
I love y’all very much.
Mental illness is very serious and should never be taken lightly. It’s a long journey to understanding and coping with your illness but I have so much faith in y’all, and myself. If you or a friend ever feels lonely, depressed, sad, confused, whatever here are some crisis hotlines you can call. Again, I love y’all very much — talk soon <3

Non proprio una cosina da ridere, insomma.
L’impatto principale di questa brutta storia sul tour è che un tizio del loro staff deve sopperire alla mancanza sul palco, suonando la chitarra. Si è imparato un po’ di pezzi, ma non tutti, quindi lo show viene diviso in tre atti: il primo, full band, in cui James canta i suoi pezzi, il secondo con James in acustico per le canzoni che il sostituto ancora non ha imparato a suonare, ed un terzo di nuovo full band per i pezzi di Brenden. Che però non c’è.
La decisione della band è di far cantare al posto suo chiunque ne abbia voglia, tra gente del pubblico e ragazzi dei gruppi che girano con loro in tour**. Siccome è una festa, oltre al karaoke sul palco iniziano anche a passarsi gli strumenti e ogni pezzo alla fine viene suonato da persone diverse. E’ una cosa bella.
Non nuova, al più inconsueta ai concerti a cui vado io ultimamente, non strana.
Bella.
Di solito sono i gruppi con cui siamo cresciuti a riportarci indietro. Vai a vedere gente di quaranta e passa anni che suona roba da dischi che potrebbero fare la patente e bere negli Stati Uniti e grossomodo firmi una sorta di tregua col tempo che passa per quei sessanta minuti di show. Tu fai finta di non vedere capelli bianchi della band, la band fa finta di non averli e ci si crogiola tutti insieme in quella sorta di bolla, al più ripensando a quanto era bello.
E’ difficile avere questo tipo di feeling quando a suonare è gente schifosamente giovane tipo i Modern Baseball.
C’è uno rospo gigante da buttare giù nell’accettare che il tuo passato sia il loro presente, che non stiano suonando per ricordarti e ricordarsi quanto fosse figo il 1998, ma per celebrare quanto sia figo il 2017.
Cristo, è una roba che a scriverla qui sopra mi fa l’effetto delle coltellate.
A fine concerto sono andato al banchetto e gli ho comprato una maglietta. Avrei potuto prendere i dischi, pagandoli tipo 1/3 di quanto li pagherò oggi su Amazon, ma avevo in tasca giusto 20 euro e la maglietta per me è la cartina tornasole di quanto un concerto è figo.
Tempo fa mi chiedevo da quanto non mi finisse in mano una band “nuova” capace di spaccarmi il cuore con un disco. Non ricordo quale sia stata l’ultima, certamente non i Modern Baseball.
Di loro mi sono innamorato giusto ieri sera vedendoli suonare di fronte a cento persone in condizioni molto precarie.

* La pagina Facebook dell’evento di ieri indicava l’inizio alle ore 22:00 (EDIT: la pagina facebook ovviamente era una pagina sbagliata, ma a mia discolpa è la prima che esce se si usa il search di facebook. Ticket One riportava comunque 22:00 come inizio.). Io sono arrivato alle 22:03 e mi son sentito il primo pezzo del set dalla biglietteria. Errore mio, ma forse sarebbe ora di allinearsi ad una politica e mantenere quella per tutti gli eventi. Invece è impossibile sapere prima se arrivando giusti si rischi di aspettare ore o di perdere l’inizio del concerto. Non c’è una logica e questa gigante rottura di cazzo non aiuta ad invertire la tendenza di cui scrivo ad inizio post. Manco per il cazzo, direi. A voler scegliere, comunque, firmerei per concerti come quello di ieri che finiscono alle 23:00. Basta saperlo prima.

** non ho avuto il piacere di sentirli, perchè a quanto pare l’ora di inizio evento ieri indicava l’ora di inizio del set della band principale, con buona pace del supporting cast che si è trovato sul palco prima dell’inizio effettivo del concerto. Magari mi sarebbero piaciuti. Chi può saperlo?

NBA All Star Game 2017

Come tutti gli anni, anche in questo 2017 è arrivato il momento di votare i miei quintetti ideali per la partita delle stelle NBA.
E’ un’operazione che ha sempre meno senso, se vogliamo, sia perchè non guardo un All-Star Game volentieri da anni, sia perchè si votano giocatori sulla base si una Regular Season che inizia a mostrare un po’ il fianco in termini di rilevanza. Ottantadue partite giocate con cadenze frenetiche in cui l’obbiettivo principale è cercare di non farsi troppo male prima delle partite che contano, possibilmente mettendo su cifre senza senso in quante più voci statistiche possibile.
Al giochino dei voti però non mi sottraggo e quindi ecco qui i miei quintetti.

E’ vero, sono quintetti senza senso, ora però spiego i motivi del voto.
OVEST.
Il mio play di riferimento in questa lega è e rimane il caro e vecchio CP3. Non c’è storia, anche e soprattutto quest’anno dove i Clippers hanno dato a sprazzi l’idea di essere una bella squadra. I numeri sono grossomodo i soliti, i risultati di squadra pure, ma forse per una volta possiamo ambire a non fare figuracce in post season, infortuni permettendo. In una conference dove non ho mezza squadra simpatia è facilissimo tifare per loro. Daje Paul.
Parlando di antipatici, invece, come non citare l’animale col numero zero? Westbrook credo abbia una quantità di motivazioni incalcolabile e le sta traducendo in una pioggia di triple doppie. La squadra è scarsa oltre ogni decenza, ma darei una mano per vederla finire ottava e guardarmi la prima serie di PO contro Golden State.
Finite le guardie, andiamo al reparto lunghi, dove un chiarimento è più che necessario. E’ ovvio che JaVale sia in quintetto per meriti che non hanno a che vedere col basket giocato. Il posto “cuore matto” sarebbe dovuto andare a JR, che al momento ha problemi molto più grossi che non l’All Star Game e quindi mi son trovato con uno slot simpatia da assegnare. McGee è l’unica ragione per cui potrei tollerare un titolo nella baia. Se non lo tagliano. In una votazione più sensata il suo posto l’avrei dato al Gallo perchè, beh, è il Gallo.
Gli altri due per me non hanno nemmeno bisogno di spiegazione: Davis e Towns sono due giocatori destinati a dominare. Il primo lo sta già facendo, il secondo si sta ancora rodando, ma il futuro di questo gioco credo avrà molto a che fare con loro due.
EST.
Non poter infilare il greco impronunciabile tra le guardie mi ha creato non pochi problemi di quintetto e alla fine a farne le spese è stato PG13. Spero non se la prenda. Antetokounmpo finisce a fare l’ala piccola a est quindi, non tanto per i numeri incredibili che sta facendo, quanto perchè ogni volta che vedo una sua foto ho sempre la sensazione gli abbiano allungato le braccia con photoshop. Fa impressione.
A fare l’ala grande ci metto LeBron James perchè è LeBron James. Il prescelto. Il re.
Rimane vacante il posto da centro, che do a Drummond. La prima versione del quintetto aveva LBJ da 5 e George da 4, ma non mi sconfifferava. Drummond è forte, va bene così.
In cabina di regia il primo posto è di Kemba Walker, idolo di noi calabroni. Ho sempre pensato fosse un giocatore troppo altalenante, ma l’anno scorso mi ha piacevolmente smentito e spero continui a farlo quest’anno. Poi oh, quintetti senza Hornets non ne ho mai fatti, sta a vedere che avrei dovuto cominciare quest’anno. Tzè.
Di guardie ne servono due però, e il secondo posto lo do a sorpresa a Thomas, anche se sorpresa è un termine che può valere solo per chi non ha idea di come sia messa Boston in classifica. Io la odio, Boston, ma cazzo.

Questi sono i miei quintetti.
Avendo disdetto Sky Sport non sto praticamente vedendo mezza partita, ho votato sulla base di quel che leggo e sento. Come dicevo all’inizio è ormai una cosa priva di senso, ma tutto sommato mi diverto ancora a farlo.
Quest’anno ho tagliato una quantità di fenomeni senza eguali.