Il non ventennale di un non disco.

La prima volta che ho visto suonare le GAMBEdiBURRO dev’essere stata nel 1998. Ho delle immagini in testa di quella sera: un oratorio, delle bancarelle, delle finestre, un seminterrato, mio padre che mi ci porta e io che scendo dalla macchina vestito come un coglione. No, davvero, ci ripenso oggi e sento crescere dentro un imbarazzo che associo a pochissime altre situazioni. Doveva essere primavera, o autunno, perchè avevo addosso dei pantaloni corti che mia moglie oggi fatica ad accettare usi in casa come pigiama estivo, ma al contempo non doveva fare proprio caldo perchè ci avevo abbinato una giacchetta violacea comprata usata in un mercatino di Monza noto ai più come “le vecchie”. Dio mio.
Ricordo anche che Robi Burro aveva il cappellino e una maglietta a righe, che con me c’era Orifizio e che lui conosceva Raffaele. Hanno attaccato con “Irene” e io ho avuto immediatamente la sensazione fossero il gruppo più importante e imprescindibile di sempre.
Questi ricordi potrebbero non essere del tutto reali. Col tempo potrei aver fuso insieme immagini da situazioni diverse, riassemblato le mie memorie all’interno di un quadro che mi risulta coerente, ma che potrebbe non esserlo per niente. Forse non era nemmeno il 1998. Che rimasi folgorato invece è un fatto.

Il primo demo delle GAMBEdiBURRO è uscito in cassetta nel 1997. La mia copia in origine era di Gerry, un tipo di Monza che girava col Wrangler della Jeep, saltando via le rotonde e uscendo dai parcheggi scavalcando i marciapiedi. A me però l’aveva regalata Azzurra. Avevo conosciuto entrambi in vacanza con l’oratorio, nel periodo in cui realizzavo la mia parrocchia fosse un avamposto CLino e iniziavo a prenderne le distanze più per le persone di cui era composta che non per un reale problema nei confronti di Dio. Gerry e Azzurra erano a posto peró. Lui era più grande di me, lei più piccola. Una di quelle ragazze che quando ci uscivi insieme speravi di incontrare amici e parenti per darti un tono, cosa che probabilmente sarebbe stato più furbo dirle nel ’97 piuttosto che scriverlo qui sopra oggi.
Non saprei dire che fine abbiano fatto, nessuno dei due,  ma resta il fatto che circondato di piccoli apprendisti del punk-rock nella quotidianità scolastica, il demo delle GAMBEdiBURRO a me è arrivato in mano da una fighetta, amica di un tamarro, sul finire della mia militanza passiva tra le schiere di Don Giussani. Fact, again.

Il demo si intitola BABBAZBABBAZBABBAZ e inizia con “La maglietta dei los Ramones”. No. Inizia con un estratto da un qualche B movie italiano feat. Bombolo che non saprei neanche collocare. Io quella roba non l’ho mai guardata, né quando funzionava nel giro del punk-rock monzese, né quando ha iniziato a funzionare in generale sulla scia di rivalutazioni tarantiniane prese un po’ alla buona.
Mentre scrivo non mi ricordo con precisione chirurgica l’ordine delle tracce nel demo e forse potrei anche sbagliare qualche titolo. Per esempio il secondo pezzo potrebbe essere “Diplomato ritardato” oppure “Marziano”, che a sua volta potrebbe in realtà intitolarsi “Ho un marziano per amico”. Di certo il pezzo numero 3 è “La ragazza che io amo”, che è anche il mio preferito di tutto il demo.
“Oggi appena sveglio ho chiuso nel
Cassetto un altro di quei sogni che
Io faccio sempre assieme a lei che
È UN CHIODO FISSO NEL MIO CUORE”

E via di ritornello, come da titolo del pezzo. Io non ce l’avevo manco per sbaglio, ai tempi, una “ragazza che io amo”, ma era bello pensare che le cose sarebbero cambiate e avrei presto potuto gridarle in faccia quelle strofe, alzando il dito come facevo sotto il palco ogni volta che andavo a sentire le Gambe. Un’adolescenza costruita su pochi capisaldi tra cui troneggiava l’idea di morosa, un concept in continua evoluzione, ma sempre ben chiaro in testa. Su questa cosa anni dopo le stesse GAMBEdiBURRO avrebbero scritto uno dei loro pezzi più fighi e l’avrei trovato divertente e molto calzante con la mia teen-age. Nel 1997 però non c’era proprio niente da riderci su.
Su BABBAZBABBAZBABBAZ c’é anche “Astronave” con il suo perentorio onetwothreefourfivesixseveneight. Un pezzo che parla di emarginazione, disagio giovanile, critica alla società in cui viviamo e voglia di riscatto. O forse solo di un tipo che vuole tornare sul suo pianeta (oh yeah). Non credo il messaggio debba essere per forza di cose la chiave di lettura di un disco. Eppure giravano storie sui testi di questo demo. Ricordo che qualcuno, probabilmente Orifizio, mi raccontò che dietro “Diplomato ritardato” c’era il fatto che uno dei quattro membri fosse stato riformato a militare sulla base del test psicoattitudinale. Non credo sia vero, ma mi piace pensare di sì.
Nel 1997 io e i miei amici morivamo dal ridere ogni volta che sentivamo “Iena”. Ogni volta. Quel “Sei simpatico sai” ci ammazzava. E poi era un altro pezzo che non potevi non cantare, sempre gridando, sempre puntando il dito. Se mi fermo a pensarci non ricordo se la suonassero ai concerti. Magari non negli ultimi, ma forse sul principio si. Di sicuro noi la cantavamo in ogni possibile contesto: in macchina, in casa, alle grigliate, in vacanza. Ogni volta che ci si trovava e si ascoltava musica insieme.
“Lui adesso non può più
Mangiare la marmellata
Alle ciliege perché…”

E poi l’attacco. I salti. Il casino. Ci si divertiva un tot, ai tempi, con queste cose. Non che ora meno, si è solo più composti o forse meno propensi ad esternarlo.
Ricordi legati a questo demo ne ho davvero una camionata. “Sarah cialda croccante” è un capodanno surreale, Bazzu, dei mandaranci e una tipa di Besana. “GODSIGMA” è il liceo, le elezioni per i rappresentanti di istituto, l’autogestione. E potrei continuare, tra le prime vacanze con gli amici, l’Arengario e le serate all’Arci di Arcore. Tutte storie connesse in qualche modo a BABBAZBABBAZBABBAZ.

Oggi le GAMBEdiBURRO non esistono più. Da un lato la cosa è comprensibile, dall’altro non lo è per niente. A quanto mi risulta ognuno dei membri ancora suona in un qualche gruppo punk-rock, nella maggior parte dei casi roba che non ho praticamente mai sentito. Ho questa convinzione non sia più la mia cosa. Una sorta di blocco psicologico. Dopo il demo le GAMBEdiBURRO hanno pubblicato un 7 pollici intitolato “SUPERBABBAZ” e un disco vero, “Senza via di scampo”. Tutti capolavori, anche se il miglior pezzo di sempre l’hanno registrato (male) per una qualche compilation di fine millennio scorso di cui non ricordo il titolo. L’ultima volta che li ho visti suonare fu per la reunion del 2007 al Bloom, ad oggi nella mia personale top 3 dei concerti della vita. Ci ho preso una maglietta bianca con scritto GAMBEdiBURRO che metto ancora regolarmente, mentre la t-shirt che avevano stampato nel ’99 mi si era letteralmente sciolta addosso una sera d’estate mentre giocavo a calcetto nel parcheggio davanti casa con alcuni amici. La cassetta di BABBAZBABBAZBABBAZ ce l’ho ancora, come più o meno tutti i demo di cui mi ero riempito la camera in quegli anni. Senza una motivazione precisa l’altro giorno ci sono rifinito sotto pesantemente. La misura di questo blog sta nel fatto che, nel pieno delle celebrazioni ai ventennali dei dischi, io scrivo di un demo che ha diciotto anni e mezzo.

Concertini

Questa settimana ci sono un paio di concertini che secondo me vale la pena andare a vedere, di conseguenza li segnalo.

Mercoledì 19/03/2014 – Arci Acropolis (Vimercate, MI)
Mercoledì i The singer is dead presentano il loro primo EP all’Acropolis. Il disco lo si può sentire in streaming su bandcamp e secondo me è un bel disco. Segue lista di motivazioni a supporto della precedente affermazione: 1) non annoia 2) è suonato bene 3) le linee di batteria sono pulite e precise, senza strafare, ma senza tirarsi indietro 4) il basso suona come piace a me 5) le chitarre fanno bruttissimo 6) le melodie sono fantastiche 7) anche uno come me non ci sente la mancanza delle voci (RIP) 8) è ben prodotto e ben mixato 9) i pezzi non durano ore 10) l’ultima traccia è una bomba atomica che sembra presa di peso da un disco degli Envy. In sintesi.
Non è un disco perfetto per i seguenti motivi: 1) la prima traccia mi suona ripetitiva 2) in rari casi avrei scelto altri suoni per le chitarre (es: un passaggio in distorsione proprio nella prima traccia). E basta.
A fronte di tutto questo, io a sentirli ci vado e vediamo se riesco a rivalutare la musica strumentale anche in sede live.
E poi c’è la birra a tre euro.

Sabato 22/03/2014 – Ligera (Milano, MI)
Sabato invece suonano i Lantern al Ligera. Il disco dei Lantern, Diavoleria, è il disco che sto ascoltando di più ultimamente perchè secondo me è una roba clamorosa, senza se e senza ma. E’ anche quello in streaming su bandcamp e quindi lo agevolo qui affianco. E’ un disco HC di quelli che a me prendono lo stomaco e lo rivoltano. Non è la roba più violenta che abbia mai sentito, manco un po’ in effetti, ma è travolgente nelle melodie, nei suoni, nelle atmosfere, nelle urla, nel parlato e nei testi. I Lantern poco tempo fa hanno anche buttato fuori una cover di Shorty dei Get Up Kids che ha fatto cagare tutti e che invece a me piace un botto. Insomma, un gruppo HC che coverizza i GUK è quello che basta dire per inquadrare tutta la questione. Rileggo tutta la storia. Tutte le colpe. Tutti gli errori. Ripeto tutto a memoria.

Di spalla ai Lantern suonano i Winter Dust, che poi sono il gruppo di almeno uno dei tizi de il Fragolone. Io siccome nella community di twitter ci credo a bomba, li supporto duro anche se sono un po’ una persona di merda perchè gli ho scaricato il disco mettendo ZERO su name your price. Il fatto che sia ideologicamente contrario a pagare per dei file audio non toglie nulla al mio essere brutta persona, quindi se hanno il disco formato CD sabato, sia loro che i Lanter, direi che glielo prendo.
In caso stampino solo vinili, penso convivrò a lungo con il mio senso di colpa.
Due concerti in una settimana.
Non mi capitava da, tipo, anni.

Prendere le distanze

Conosco un tale.
Si chiama Davide e siamo entrati in contatto tramite un forum di giochi di ruolo che entrambi si frequentava diverso tempo addietro. Non perché ora noi si abbia di meglio da fare, ma solo perché i forum sono morti prematuramente circa cinque anni fa. Questo tizio, sul forum, si firmava MANOWAR e nella signature aveva rimandi nostalgici al ventennio.
E’ lampante sia una persona con cui non ho e non voglio avere nulla a che fare.
Sta di fatto che per circostanze ancora poco chiare io e questo tale non solo siamo in contatto ancora adesso (ogni tanto commenta pure qui sopra firmandosi Mnwr nel tentativo di dissimulare), ma ultimamente capita ci si trovi d’accordo su diversi aspetti della vita. Pubblica i miei pezzi sui social senza fini denigratori, condivide la mia fiducia/speranza in Renzi (lo dico per alimentare quel fenomeno riguardante Renzi e i voti della gente di destra) e, cosa davvero incredibile, ultimamente siamo anche stati d’accordo su un disco.
La cosa, per motivi che spero risultino ovvi, mi mette fortemente a disagio.
Quindi adesso scrivo un pezzo parlando di un disco che in questi ultimi giorni sto a dir poco consumando, nella speranza di ricevere badilate di insulti e farmi tornare a dormire sereno.
Sigla!

Dargen D’Amico è un giusto.
Partiamo da un presupposto: io di rap capisco pochissimo. In realtà capisco poco di musica in generale, ma a differenza degli altri generi di cui di solito parlo/scrivo il rap non lo ascolto proprio. Cosa che mi rende non solo incompetente, ma proprio ignorante in materia. Ho in casa un paio di dischi degli Articolo 31 che fossero auto non pagherebbero più il bollo e ogni tanto mi prendo bene per qualche singolo che mi passa per il wall dei vari social. Ci sono personaggi appartenenti al mondo del rap che mi fanno simpatia e altri che invece mi danno in culo, ma senza una reale motivazione artistica. A pelle. A parte Fibra, che la radio mi costringe ad ascoltare spessissimo e che reputo scarso oltre ogni modo in termini di rime e di quel che io reputo si intenda quando si parla di “flow”.
A Dargen D’Amico ci sono arrivato grazie al pezzo qui sopra, che per il sottoscritto è a mani basse canzone dell’anno. Quando l’ho sentita la prima volta ho pensato fosse la classica “coglionata ignorante che però ti prende bene” e così ci ho riso su pensando l’avrei dimenticata appena fosse finita l’estate. Invece con l’andare del tempo l’ho ascoltata diverse volte e, pur conscio resti essenzialmente una coglionata ignorante, ci ho trovato molto di buono. Intendo veramente buono. Mi piace un sacco la base, ad esempio, sia come melodia che come ritmica. Mi tira in mezzo ogni volta. E poi mi piace il testo, perchè reputo molto interessanti diverse delle rime che ci sono dentro. E’ una canzone sulle tette, non sto cercando di trovarci un qualche sottotesto improbabile per sentirmi meno scemo all’idea che mi piaccia, e una canzone sulle tette potremmo scriverla tutti. Solo che, sbaglierò, nella maggior parte dei casi ne uscirebbero robe tremendamente più volgari, banali e sciatte di “Bocciofili”. Sì, è possibile.
Sta di fatto che sulla base di questo pezzo e di svariate centinaia di battute spese da BASTONATE per smantellare “Vivere aiuta a non morire” mi sono interessato al fenomeno e, pur nell’era di youtube/spotify/torrent/whatever, ho pensato che il modo migliore per documentarsi fosse andare a vedere un live di Dargen D’Amico. Senza conoscere i pezzi, senza basi. Ha suonato in un locale molto figo di Brugherio tempo fa, io ho presenziato ed è stato tutto un susseguirsi di: “Figata! Genio! Quanto stile! Ecc…!” [NdM: Sì, a Brugherio esiste un locale figo che potrebbe chiamarsi LOSTOWN, ma anche no, e che fosse esistito quando ero ragazzo probabilmente avrei frequentato rovinandomi l’esistenza a venire e venendo su molto diverso da come sono ora.]. La prima cosa che ho notato nello show di Dargen D’Amico è che il suo set, a me, prende bene. Saranno le basi, saranno le melodie, sarà la cassa dritta che non ho mai fatto mistero di amare, però se mi metti ad un concerto di JD io mi ci diverto a bomba. Oltretutto sul palco stava con due dei Fratelli Calafuria, che con le chitarre hanno dato un bel risvolto alla faccenda ed elevato di molto lo stile del tutto, lasciando il palco nella seconda parte del live causa, cito, “rifiuto di prestarsi a suonare certi pezzi”. Non so se sia vero, ma mi piace pensare di sì.
A concerto finito io avevo già diversi pezzi preferiti.
Questo e quest’altro su tutti, ma anche “Lorenzo de’ Medici”, di cui pare impossibile trovare una versione streaming da linkare. Il che può essere indicativo, ma anche no.
Abbagliato dall’esperienza live, il terzo step della mia personale folgorazione per l’artista Dargen D’Amico è stato l’acquisto del suo disco, punto che ci riporta a bomba all’incipit della storia. Sono ormai settimane che ascolto a ripetizione “Vivere aiuta a non morire” e mi piace ogni volta. Lo sento in macchina, dove ogni tanto è anche bello mettere nel lettore qualcosa che sia registrato, mixato e prodotto in modo da valorizzare l’impiantino che ai tempi avevo istallato. E’ un disco lunghetto, sono 17 tracce, e non tutte mi prendono bene allo stesso modo. Non ce n’è mezza, però, che devo forzatamente skippare e questo prima dell’acquisto per me era impensabile. Qui si potrebbe aprire una parentesi sul mio essere disposto ad acquistare un disco con la forte possibilità di trovarne insopportabile una parte più o meno estesa. Continuo a vedere nel prodotto una genialità notevole, come a volte mi capita di fare con prodotti analoghi di discipline diverse. Penso a True Blood, per dare un riferimento. Dargen D’Amico usa le parole in maniera interessante, divertente, tutto sommato nuova per quanto mi riguarda e alterna momenti introspettivi a momenti caciaroni come nella vita facciamo più o meno tutti costantemente.
Può piacere, come non piacere.
A me piace, e spero questo basti a ridefinire certe distanze.

Io non so fare il cubo di Rubik, ma c’è chi si è fatto il cubo di Ruby – Dargen D’Amico – Il cubo (Fondamentalmente).

Perdere la verginità al Lucca Comics

Avrebbe un senso.
Prendi i grandi festival musicali, le rassegne di cinema, i congressi scientifici. Persino la cazzo di giornata mondiale della gioventù. Sono situazioni fatte apposta per scopare. Nessuno ammette che ci partecipa per quello, ma solo per non doversi giustificare in caso di fallimento nell’impresa. Il fine ultimo è e sarà sempre trovarsi in un ambiente in cui, paradossalmente, da peculiari si diventa terribilmente standard. Tutti simili, tutti con gli stessi interessi. L’appiattimento rompe le barriere, avvicina le persone e abbassa le resistenze. La paura del diverso non può esistere in una situazione in cui si è tutti diversi allo stesso modo.
Andare a Lucca Comics per scopare avrebbe davvero un sacco di senso.
Io invece mi ci sono spaccato i coglioni.
La ressa ovunque, gli stand strapieni, pochissime cose belle da vedere e anche quelle poche messe in condizione di non poter essere viste. La puzza di sudore. I cosplayer, la gente in fila per un autografo, la gente in fila per mangiare dei noodles che neanche se mi pagassero, la gente in fila per i cessi chimici o per fare una foto. La gente in fila per vedere altri giocare ad un videogame. E’ una fiera di nerd per nerd e quindi non è un cazzo divertente. Per quanto la televisione e il cinema si dannino l’anima nel diffondere questa nuova immagine del geek come paradigma di figaggine contemporanea, la realtà è ancora quella di quindici anni fa: il disagio.
Ho resistito una giornata, comprando un paio di libri che avrei preso senza problemi altrove. Avrei voluto comprare un set di dadi per D&D, ma non è stato possibile.
Il giorno seguente siamo andati a San Miniato, terra di vino e tartufi, a mangiare e bere. Abbiamo scoperto una terra bellissima che non conoscevamo e prodotti deliziosi che siamo ansiosi di riprovare. Abbiamo camminato, fatto foto e ascoltato interessantissime lezioni sul vino, il tartufo e i cantucci. Poi siamo stati a Pisa a vedere Campo dei Miracoli, siamo rimasti a bocca aperta e abbiamo scattato altre fotografie.
Alla fine, in autostrada tornando verso casa, ci siamo chiesti come cazzo ci fosse venuto in mente di andare a Lucca.

A un amico

La vita è fatta di momenti.
Se ti fermi a pensarci sopra, te ne passa davanti agli occhi una serie sterminata in pochi secondi.
Alcuni ti strappano un sorriso, altri magari una lacrima, ma sono tutti lì e tutti ugualmente unici. E certo, c’è n’è qualcuno più importante di altri, ma a costo di fare a cazzotti con la dottrina inculcataci da anni di Max Pezzali c’è da rendersi conto che il sale di tutto sta in quello che verrà, non in quello che è stato.
Perchè altrimenti uno la mattina neanche si alza.
Per quanto si sia girato e si siano visti posti magnifici, il viaggio più bello è quello che dobbiamo ancora fare.
Sempre.

Musica da vacanza

Anche a sto giro, vista l’imminente partenza, è il momento di mettere insieme il CD della vacanza.
Rispetto agli altri anni però non si tratterà della classica compilation perchè non ci dovrebbero essere grossi spostamenti in automobile. Ci sarà però un grosso spostamento in aereo e in questo caso, per quanto potessi sforzarmi ad elaborarla, una compilation non sarebbe bastata.
Così ho deciso di sfruttare ancora una volta i potenti mezzi dell’internet e chiedere ai miei contatti sui vari social network di consigliarmi un po’ di dischi imprescindibili che la mia ignoranza, fino ad oggi, mi ha sempre impedito di approcciare.
Ne è uscita una lista incredibilmente lunga che riporto qui in seguito:

Caspian – Waking season
Editors – An end has a start*
Frightened Rabbit – Pedestrian verse
Godspeed you, Black Emperor! – Lift Your Skinny Fists Like Antennas To Heaven**
Halestorm – The strange case of
Hüsker Dü – Candy apple grey**
Hüsker Dü – Zen arcade**
Jets to Brazil – Orange rhyming dictionary*
Karate – In place of real insight*
Mikal Cronin – MCII
Mogwai – Hardcore will never die, but you will*
Mogwai – Young Team*
The National – Alligator*
The National – High violet*
The Thermals – More parts per million
The Thermals – The body, the blood, the machine
Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra & Tra-La La Band – Horses in the sky
White lies – Ritual
Wolf Parade – Apologies to the Queen Mary

* mi incuriosisce e penso possa piacermi
** mi incuriosisce, ma temo mi farà cagare

La lista come si vede è abbastanza lunga e di roba da ascoltare ce n’è a pacchi. A naso, le persone che conosco e che hanno voluto provare ad aiutarmi sono tutte o quasi in fissa per il post rock. Vediamo se con sta scusa di acculturarmi riesco ad aprire quel minimo i miei orizzonti.
Ah, vabbè, dimenticavo. La mia compilation ufficiale dell’estate 2013 in realtà esiste e l’ho messa su spotify un po’ di tempo fa, quando sembrava che il sole si fosse deciso a venir fuori. E niente, l’ho intitolata “Summer has come” e ci sono un po’ di pezzi carini dentro a tema squisitamente estivo.

Il CD delle vacanze

Il countdown da vacanza è iniziato.
Tra quattro giorni, più o meno a quest’ora, sarò in quel di Istambul pronto ad iniziare il mio tour attraverso le mi si dice meravigliose terre turche e devo riconoscere che poche volte ho avuto una voglia così spasmodica di partire.
Ho voglia di vacanze.
Roba che oggi ho preso un “Mojito Soda” alle macchinette del lavoro, scoprendolo una lemonsoda con concentrazioni omeopatiche di aroma di menta. Una merda, a voler essere sintetici. Insomma, il clima è quello, e dover tirare ancora quattro giorni non aiuterà a smorzare i toni.
Prima di partire, gli obbiettivi da me prefissati erano essenzialmente due:
Il primo consisteva nell’acquisto di una montagna di canotte. Questa sarà l’estate della canotta, fatevene una ragione. Tank summer. Io, di certo, di farmi trovare impreparato proprio non avevo voglia, così mi son dato agli acquisti.

Eccole. Tutte belle, tutte incapaci di starmi bene. Però vaffanculo, almeno per una volta non tornerò con l’abbronzatura di chi è stato sui ponteggi per due settimane, evitando l’odiosa riga a mezzo bicipite tipica del t-shirt guy.
Il secondo punto invece stava nel mettere insieme il classicissimo CD della vacanza. La modalità scelta è quella dell’ultima volta, con 10 tracce per partecipante sapientemente accostate, equalizzate e masterizzate dal sottoscritto.
Rispetto la volta precedente, sto giro si parte in quattro quindi i CD saranno solo due, di venti tracce ciascuno. Li sto risentendo in questo momento e, sinceramente, sono una roba che va ampiamente al di là del bene e del male.

CD1:
01 – Gabri Ponte Ft. Dorotea Mele – Lovely on my hands (Simo)
02 – Foo Fighters – Walk (Polly)
03 – Florence and the machine – Shake it out (Giudi)
04 – Cancer – I Felt Hope (Manq)
05 – Shakira Feat. Pitbull – Rabiosa (Simo)
06 – Baustelle – Charlie Fa Surf (Polly)
07 – The Ting Tings – Hands (Giudi)
08 – Finch – Without You Here (Manq)
09 – Scissor Sisters – Only The Horses (Simo)
10 – Max Pezzali Ft. J-Ax – Sempre noi (Polly)
11 – M.I.A. – Bad Girls (Giudi)
12 – Lit – Zip-lock (Manq)
13 – Pitbull Ft. Chris Brown – International Love (Simo)
14 – Coldplay – Speed of Sound (Polly)
15 – Rebecca Ferguson – Glitter & Gold (Giudi)
16 – Derozer – Mururoa (Manq)
17 – Avicii – Levels (Simo)
18 – Jimmy Eat World – The Middle (Polly)
19 – Planet Funk – These Boots Are Made For Walking (Giudi)
20 – Defeater – I Don’t Mind (Manq)

CD2:
01 – Biffy Clyro – Mountains (Polly)
02 – Arisa – L’Amore È Un’Altra Cosa (Giudi)
03 – Justin Bieber Vs. Slipknot – Psychosocial Baby (Manq)
04 – Jennifer Lopez Ft. Pitbull – Dance again (Simo)
05 – Linkin Park – Burn It Down (Polly)
06 – FloRida – Whistle (Giudi)
07 – MxPx – Wrecking Hotel Rooms (Manq)
08 – Tacabrò – Tacatà (Simo)
09 – Foo Fighters – These Days (Polly)
10 – Le Tigre – I’m So Excited (Giudi)
11 – The All-American Rejects – Move Along (Manq)
12 – Guru Josh – Infinity 2012 (Simo)
13 – Minnie’s – Se Arriva Il Temporale (Polly)
14 – Lana Del Rey – Blue Jeans (Giudi)
15 – Blink 182 – Wasting Time (Manq)
16 – DJ Antoine – Ma Cherie (Simo)
17 – James Blunt – Carry you home (Polly)
18 – Coldplay Ft. Rhianna – Princess of China (Giudi)
19 – Vs.Rome – It’s Home Where I Am Not (Manq)
20 – Bob Sinclar ft. Pitbull – Rock The Boat (Simo)

Come detto, roba per stomaci forti. Dovendo giustificare le mie scelte, volevo roba estiva, roba che non desse troppo fastidio agli altri, ma neanche che fosse completamente digeribile viste le innumerevoli tracce di Pitbull che mi son state recapitate tra capo e collo. E poi ho messo cose che, per motivi vari che vanno dal compilare liste improbabili dei pezzi degli ultimi due decenni al vedere concerti che pensavo facessero schifo e che invece no, sto ascoltando parecchio.
Bon, questo post da aria di vacanza può considerarsi concluso.
Vado a farmi una doccia.

Higgs, il bosone e la teoria di Ze

Ieri sera stavo chiacchiarando con Ze riguardo alla scoperta del Bosone di Higgs. In quanto uomini di scienza, o nel mio caso quantomeno autoproclamatosi tale in maniera arrogantella (cit.), la scoperta di questa particella fondamentale non ci ha lasciati indifferenti, pur non avendo io capito minimamente di cosa si tratti e quale sia il suo nesso con Dio, l’universo ed il Big Bang.
Ad ogni modo, mentre ne discutevamo, Ze mi guarda e mi dice una cosa tipo: “Massì, è la particella fondamentale. Spiega tutto. Senti qua…” e a quel punto snocciola lì una teoria che, effettivamente, spiega tutto.
Teoria che, autorizzato dall’autore, qui riporto in maniera che possa rimanere scritta da qualche parte.

La scoperta del bosone di Higgs, oltre a convalidare varie teorie scientifiche, apre chiaramente ad una nuova concezione e conoscenza dell’esistente che porterà nel prossimo futuro a una serie notevole di innovazioni tecnologiche e scientifiche. La più rilevante, per quanto concerne questa teoria, è la possibilità di viaggiare indietro nel tempo.
L’ottantaquattrenne scienziato inglese a questa cosa lavora già da tempo imprecisato, ma perchè il suo metodo funzioni è necessario arrivare a conoscere il fantomatico bosone. Con quella nozione e quanto ne deriva, la teoria che permette il “jumpback” (come lo definisce Higgs) è attuabile e necessita solo di essere messa in pratica.
Servono i cosiddetti tempi tecnici, diciamo ancora cinque mesi scarsi.
A lavorare su questo progetto ci sono un gruppo di suoi collaboratori, che prossimamente ultimeranno e collauderanno questa innovativa scoperta. Uno di loro, durante il “Jumpback”, finirà dai Maya e racconterà loro tutto, ma proprio tutto, della storia da lui vissuta fino al giorno in cui è saltato indietro nel tempo.
Giorno che, ovviamente, sarà il 21 Dicembre di quest’anno.
Da lì poi una serie di malintesi hanno portato i maya prima a fidarsi degli Spagnoli, che come il viaggiatore temporale si presentarono dicendo di venire da oltre l’oceano, e poi a formulare ipotesi sulla fine del mondo che in realtà è semplicemente la fine delle conoscenze future di una persona che, il 21-12-2012, è tornata indietro nel tempo.
La spiegazione è talmente lineare da fare paura.

Ze sosteneva che questa teoria può spiegare tutto. Lui era particolarmente focalizzato sulla deriva dei continenti, ma non saprei dirvi perchè. In quel momento infatti io ero intento a collegare questa cosa con l’altra teoria fondamentale di cui scrissi tempo fa: ovvero quella sulla provenienza di Gesù.
Eccitato da questa idea, sono andato a vedere sulla pagina del dipartimento di Higgs se qualcuno dei vari studenti, assistenti e ricercatori potesse avere, almeno per l’aspetto, le carte in regola e, così d’istinto, indicherei uno tra Sam Yoffe, Jamie Hudspith e Rudy Arthur come papabile (gioco di parole). In quest’ottica anche il nomignolo tanto discusso di “Particella di Dio” acquisterebbe tutto un altro spessore.
Questa quindi è la teoria che spiega l’origine di tutte le cose. Mi sarebbe piaciuto fosse Ze a scriverla per benino su questo sito, sarebbe stata esposta anche mille volte meglio, ma realizzo ora, a fine post, di non averglielo neppure chiesto.
Shame on me.

La mia lista dei 10 pezzi degli anni ’90.

Io sono una persona che cambia umore e idea ogni due secondi.
Ieri, bazzicando quei quattro/cinque blog che quotidianamente leggo, è saltata fuori questa cosa del fare una lista di dieci canzoni degli anni ’90. O meglio de “Le 10 canzoni degli anni ’90” che definiscono l’epoca. Tipo che al solito la cosa è partita da questo post di Bastonate ed è stata ripresa in simultanea da quest’altro post su Junkiepop. Io, come dicevo, prima di mettermi a stendere il post che segue ho attraversato diverse fasi.
La prima cosa che ho pensato è stata: “Figa lo faccio subito anche io.”.
La seconda è stata: “Mmmhh, no. Lascio perdere. Che poi tanto farei una lista di 10 pezzi HC melodico. Anzi questo mi fa venire in mente che da mesi dico di voler fare due o tre post monografici in cui metto insieme due o tre compilation dei generi che più mi hanno preso da che ascolto musica.”.
Fase tre: “Sta cosa delle monografie è figa, però potrei comunque fare quella lista dei dieci pezzi. Anche perchè, pensandoci, dieci pezzi dei miei anni novanta non devono per forza essere dieci pezzi HC melodico. C’è un botto di roba che per me riassume gli anni ’90. Lo faccio.”.
Così è. Ok, ci sarebbe anche tutto un sotteso di pare dovute al non voler dare l’impressione di quello che tenta in tutti i modi di inserirsi in un certo contesto sociale, ma su quello è meglio sorvolare, che siamo tutti adulti. Comunque la regola del gioco è facile: 10 canzoni, LE 10 canzoni che identificano gli anni ’90. Niente elettronica (complicato) e niente rap (easy). Se a casa ho tempo linko i video, che da qui è un delirio. Altrimenti basta andare su youtube facendo copia-incolla.

The offspring – Self esteem
Spiega: tutto inizia da lì. L’adolescenza, affermare la propria personalità omologandosi a trend cui però si omologano solo in pochi. Sto disco è uscito il giorno del mio tredicesimo compleanno. L’ho scoperto adesso. 1994.
U2 – Discoteque
Spiega: gli anni del liceo. Io, Ciccio e gli evidenziatori battuti sul banco a ritmo, durante le lezioni. Rappresentanti di classe. “La Vecchia” che interroga in Italiano, il voto di grammatica che da oggi pare non conti più, il panico in classe, io e Ciccio impreparati come tutti, ma investiti da un senso del dovere che boh. Ci offriamo noi e prendiamo a testa altissima un 5 che in altre circostanze sarebbe stato un 4. La Vecchia che, in cuor suo, aveva apprezzato il nostro sacrificio. 1997
NOFX – Bleeding Heart Disease
Spiega: i NOFX sono il mio gruppo anni novanta se ce n’è uno. Negli anni novanta non c’era internet, non c’erano gli mp3 e i dischi dovevi farteli passare da qualcuno. A me dei NOFX han passato “Heavy petting zoo” e siccome ero giovane, non leggevo le riviste con le recensioni e non frequentavo tutta quella massa critica del “si però rispetto a Punk in drublik è un disco di merda”, a me “Heavy Petting Zoo” ha spaccato il cuore in due. 1996.
Blur – M.O.R.
Spiega: negli anni ’90 impazzava il brit-pop. Oasis vs. Blur. A me non fregava un cazzo, ma pareva che non si potesse non avere opinione in merito, allora. Scelsi i Blur perchè mi piaceva “Song 2” e così comprai il disco. Solo che M.O.R. era più figa. 1997.
Derozer – Branca day
Spiega: la prima vacanza da solo io l’ho fatta con gli amici in puglia, in un villaggio che per l’occasione era stato dato interamente a disposizione a studenti delle scuole superiori. Si chiamava tipo “Student’s village”. Nella top 3 delle mie esperienze di vita. La sera si ballava e mettevano la dance per quasi tutto il tempo, ma all’improvviso potevano partire dieci/quindici minuti di rock ed era il degenero. Tipo Robi s’è spaccato un labbro nel pogo e il medico del villaggio voleva dei soldi per ricucirlo, quindi s’è tenuto lo sbrego premendoci sopra una lattina di the alla pesca. In quei minuti questa andava fortissimo. Io limonavo con una che se ci penso mi stimo molto poco. 1995.
Marilyn Manson – The beautiful people
Spiega: negli anni novanta era bello essere contro qualcosa. Io ero contro il metal. Presente quella diatriba per cui se ti piace il punk ti devono stare sul cazzo i metallari? Ecco, a me girava così e non era un grosso problema perchè il metal mi faceva abbastanza cagare davvero. Dovevo solo negare di aver ascoltato “Master o puppets” e “Fear of the dark”, innocentemente registrati sul b-side delle cassette dei NOFX e dei RANCID prima di scoprire che non si poteva fare. Insomma, Marilyn Manson era un simbolo contro cui andare e io mi ci scagliavo volentieri. 1996.
Lit – Zip-lock
Spiega: gli anni ’90 erano gli anni dello stare bene e questo disco è il disco dello stare bene. Poi se a 17 anni vai ad un concerto è c’è uno che suona la chitarra con un vibratore, diventa idolo per forza. 1999.
883 – Gli anni
Spiega: come fosse possibile vivere di ricordi a diciannove/vent’anni io ancora non me lo spiego. Però ce la si faceva abbondantemente e Max era un po’ il nostro mentore, da questo punto di vista. Nessuno che ha mai neanche visto un paio di Roy Rogers o una partita del grande Real, però la si cantava tutti insieme ricordando non si sa bene quale glorioso passato. 1995.
No Use for a Name – Not your savior
Spiega: velocità. L’HC melodico era la mia risposta al bisogno di velocità di quegli anni. Il tentativo di evolversi rispetto alla base, di sviluppare un gusto proprio, ma contemporaneamente il rendersi conto di preferire pantaloni corti e cappellini da baseball a chiodo e spille da balia. Essere e aparire. 1999.
Blink 182 – Josie
Spiega: negli anni novanta ero un teen-ager e volevo una ragazza. Grazie al cazzo. La cosa è che io la volevo proprio così, pure che del testo capivo si e no una parola ogni cinque. 1997.

Ecco la mia lista dei 10 pezzi che definiscono gli anni ’90 per come li ho vissuti io. L’ho scritta di getto, potrei già volerla cambiare, ma va bene così. Comunque i post con le compilation li farò, prima o poi.