#AiBimbiServeIodio

Anche quest’anno le vacanze sono finite e anche quest’anno sono state l’occasione per fare un bel viaggio insieme alla famiglia.
Come nel 2016, un viaggio grosso, impegnativo, ma soprattutto psicologico: per me era importante certificare che l’arrivo di Olivia non ci avrebbe fermati e che, con tutte le limitazioni e le accortezze del caso, dal 12 dicembre scorso viaggiare sarebbe stato ancora possibile. Nell’organizzarlo, ora posso dirlo, ho avuto paura di aver fatto il passo più lungo della gamba e per quanto attento e preciso sia stato in tutta la gestione organizzativa, ci sono arrivato con un livello di ansia impareggiabile. Ancora adesso non me la sento di dire che è andato tutto benissimo troppo ad alta voce, eppure è stato così.
Ci siamo divertiti un sacco, tutti e quattro, ed è un ricordo che mi rimarrà per tutta la vita. Il nostro primo viaggio in quattro.
“I bimbi però non ricorderanno nulla, è un peccato.”
Me l’hanno detto in tantissimi. E’ vero. Per me però la cosa è andare in posti in cui loro possano stare bene e divertirsi, vivere bene il momento. Spero che la vita dia a loro le possibilità che sto avendo io, quindi se vorranno torneranno in posti che hanno visto con noi in modo più consapevole, da adulti. Io devo costruire le mie memorie, non le loro, pur avendo sempre presente al cento per cento che loro ci sono e che hanno esigenze diverse dalle mie. Poi magari viaggiare non sarà una loro passione, non è affatto detto che lo sia perchè viaggiare piace a tutti solo quando se ne parla a cena tra amici (l’ho spiegato qui). Della loro vita decideranno loro. Io intanto mi vivo la mia, che ora li vede certamente al centro, ma che pur sempre mia rimane.
Come di consueto ho raccolto i dettagli dell’esperienza in una guida, ma sto giro sono stato credo ancora più dettagliato e meticoloso del solito. Mi son preso gli appunti mentre ero lì, per dire. Ho pensato infatti che tutto lo sbattimento che mi sono fatto in fase organizzativa potesse tornare utile a qualche altra persona. 
Poi oh, magari qualcuno decide che ho un futuro come travel bloggher. Sai mai. Dubito però, perchè ancora una volta le foto che ho fatto non rendono sufficiente giustizia al posto. Sto giro almeno ho evitato di stare in ballo con la mia macchina fotografica ingombrante e complicata, male per male ho preferito scattare con il cellulare. Ho portato giusto la GoPro per le situazioni umide. Scattare con la mia GoPro (una vecchissima Hero3) è un po’ tornare ai tempi della pellicola perchè non ha il display, quindi fotografi alla cieca e speri ne esca qualcosa di decente, conscio del fatto che lo scoprirai comunque troppo tardi. E’ a suo modo un’esperienza anche quella.

L’hashtag di queste vacanze è #AiBimbiServeIodio, con le maiuscole ad inizio parola in modo che fosse leggibile per tutti. Credevo. Invece per molti ai miei figli servirebbe l’odio e forse, dopo aver dovuto spiegare cento volte questa cosa, inizio a pensare che gli serva sul serio.

Quella volta che ho creato un account di meme

Se seguite questo blog sapete che ogni tanto faccio meme che non fanno ridere (ref.). Ovviamente intendo che non fanno ridere gli altri. Io mi ci spacco. 
Ad ogni modo, giorni fa uno dei miei contatti twitter se ne esce con l’idea di un meme di Di Maio con una frase presa da un pezzo dei Tiny Moving Part. L’associazione in se non mi aveva spostato più di tanto, però hanno iniziato ad apparirmi in testa immagini di politica con didascalie prese da pezzi emo. E boh, mi sembrava una cosa divertente.

Così ho aperto un account twitter che si chiama @emocrazia e ci ho messo dentro un po’ di queste creazioni. Pensavo sarebbe passato via inosservato… e infatti è passato via inosservato, salvo per un breve momento di gloria che mi ha portato a raccimolare una settantina di follower (#ChiaraFerragniScansati), che amo tutti come fossero figli miei.
L’immagine che ha raccolto maggior successo (e me lo aspettavo) è quella dei Pixies, ma per quel che mi riguarda, la più bella è quella con la Boschi e i Taking Back Sunday che sta in copertina alla gallery qui sotto. 
Non so quanto andrò avanti, sull’onda dell’entusiasmo ne ho creati una decina immediatamente e altrettanti il giorno dopo, postandoli poi via via nella settimana. Ora li ho finiti, magari settimana prossima mi ci rimetto, magari no, ma in ogni caso continuo a trovarla una cosa divertente.

Taking Back Sunday - You're So Last Summer

 

 

#GiorgioGoesToHollywood

Alla fine ci siamo davvero andati, a Hollywood.
Siamo stati anche in un sacco di altri posti, macinando una roba come 4200 km in due settimane. Come sempre ho messo online la classica paginetta coi dettagli del viaggio e un album con le solite foto brutte (sto giro ancora più brutte perchè credo la mia macchina abbia un problema di autofocus).
Quello che mi andava di scrivere qui sopra però riguarda più il fatto che la California è grossomodo da vent’anni la mia personale Terra Promessa. Ci sono cresciuto io, idealizzando la west coast. Tutto ciò a cui tendevo, l’immaginario con cui ho vissuto la mia adolescenza e post adolescenza arriva da lì e poterci finalmente andare, seppur con colpevolissimo ritardo, per me è stata una roba importante e ovviamente carichissima di aspettative.
La cosa che più mi spaventava era che finirci a 35 anni da padre di famiglia mi facesse sentire vecchissimo o comunque fuori contesto.
L’ultimo giorno me ne stavo in bici sul lungomare che collega Venice a Santa Monica, Giorgio nel seggiolino dietro di me. Il sole, le palme, l’oceano. Ad un certo punto arrivo ad uno skate park, così mi fermo. In rampa tra gli altri c’è un ragazzino che stimo sui sei anni. Ovviamente alterna salti assurdi a cadute clamorose e un po’ tutti lì intorno tifano durissimo per lui, soprattutto due signori sulla quarantina. Un uomo e una donna che gli danno il cinque e gli scattano tonnellate di foto.
Vedo questa scena e non posso che pensare la California sia una figata anche quando hai quarant’anni e dei figli.
E’ stupido vero?
Temo di sì, ma penso anche chissenefrega.
Ho visto posti bellissimi, ma alla fine il cuore l’ho lasciato a San Diego, che non saprei descrivere se non come la città dello stare bene. E a me piace stare bene.
Mi piace da morire.

Ci sono persone che ci hanno seguiti durante il viaggio grazie all’hashtag del titolo. Tantissimi cuori per voi.
Ancora più cuori ai Galmotz per il supporto tecnico e logistico impagabile.
Record di cuori alla Polly che mi ha permesso di realizzare il sogno di una vita.

“…living in the perfect weather, spending time inside together
Hey, here’s to you, California…”

Rientro

Rientrato da una settimana, questo sarebbe il tempo di scrivere due righe sul viaggio da poco concluso, ma non ne ho tanta voglia.
Ho fatto il classico reportino del tour di Maui, che sta come tutti gli altri nella sezione itinerari. Ci sono anche delle foto, ma fanno cagare. Manq che fotografa le Hawaii è un fail clamoroso. Tipo quelli che hanno vestito Bar Rafaeli a Sanremo e l’han fatta sembrare un cesso.
Con le foto di NYC è andata un po’ meglio, ma credo sia anche e soprattutto perchè ho optato per la tecnica Jay Z, ovvero il bianco e nero. Il punto era che a New York ero già stato e le cose che mi erano piaciute le avevo tutte già fotografate. Sto giro le ho ovviamente fotografate di nuovo, ma ripubblicare gli scatti mi faceva tristezza.
E basta, non c’è molto altro da dire. Ho ascoltato i dischi che mi avevano consigliato, apprezzandone ben pochi. Jets to Brazil bello, Halestorm divertente nella misura in cui può esserlo un disco di Pink suonato da dei metallari (quindi a volte tanto), Godspeed you, Black Emperor! a tratti interessanti, Mogwai quasi sempre noioserrimi, Thee Silver Mt. Zion ecc… mi son sembrati una roba vicinissima a certi Brand New in certi punti e lì li ho apprezzati, Mikal Cronin carino. Il resto semplicemente non mi ha convinto o non mi è piaciuto o non fa per me (come se fossero tre cose differenti). Potrei non aver ascoltato tutto, ad onor del vero, ma se ho saltato qualcosa non è molto.
That’s it.
Ah no, dimenticavo.
Sette anni e interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Forse non era la nipote di Mubarak.

Piccole novità post ferie

Rientrato ieri dalla Turchia, non ho perso tempo e mi son messo subito a lavorare a quelli che di solito sono gli appuntamenti fissi post ferie.
Il primo è la classica mini guida che redigo ogni volta che faccio una vacanza itinerante. Il link è questo, ma la si può trovare come al solito nella sezione “itinerari” del sito.
La seconda cosa è l’annesso album con le foto migliori del viaggio. Anche in questo caso, il link è qui, ma ci si può arrivare tanto dalla sezione foto del menu qui a destra, quanto dalla previa citata miniguida.
Già che ero in ballo ad aggiornare e ricaricare parti di questo sito, ho deciso di mettere mano anche alla sezione musica che era priva di aggiornamenti da più di un anno (chi se ne fosse accorto vince la mia simpatia). Al momento quella parte del menu è quindi stata rimossa e verrà reintrodotta presto (indicativamente) all’interno di quel progetto sulle monografie di cui ho tanto parlato, ma che non ho ancora iniziato.
Il progetto però c’è, non si scappa.
Ecco, queste le novità principali.
Per il resto io ho passato delle ottime, seppur brevi, vacanze e sono rientrato abbastanza riposato.
Di tutto quel che ho fatto in queste due settimane però, vorrei scrivere solo del secondo libro di Josh Bazell, “A tuo rischio e pericolo”, perchè è semplicemente un capolavoro. Gli dedicherò un post in questa settimana. Vi basti sapere che è un libro su un mostro lacustre che cita “Science” e il “New England Journal” come referenze qua e la, e che alla fine ha una bibliografia chilometrica. Ah, e che fa letteralmente morire dal ridere.
Nient’altro da dire.
Domani sera probabilmente andrò a vedere “The Expandables 2”, con ben due giorni di ritardo. Se tutto va bene, scriverò anche di quello.
Si preannuncia una settimana ricchissima di aggiornamenti.

About honeymoon trip (pt.2)

Ci ho messo un po’, ma alla fine sono riuscito selezionare, correggere e riorganizzare le foto del viaggio di nozze. Ho creato il solito albumino che, oltre ad essere linkato nell’apposita sezione di questo blog, è visualizzabile anche a questo link.
La selezione non è stata facile. Volevo metterci le foto che mi piacciono, ma anche dare un overview su tutto l’itinerario fatto e, purtoppo, non sempre era possibile farlo con foto che mi piacciono. Al contrario poi, paradossalmente, ho tenuto fuori alcune foto che apprezzo non so neanche bene per quale motivo. Forse perchè sono quasi tutte di animali e non volevo creare un album alla Piero Angela.
Ho escluso anche i merge panoramici, perchè tanto visti a video non sono apprezzabili. Dovrei decidermi a stamparne qualcuno, anche dei viaggi passati, perchè ne ho di carini. E vabbè, che se comincio ad elencare le cose che dovrei/vorrei fare non finisco più.
Tornando alle foto, la prova provata che sono un mentecatto è che son partito per il viaggio di nozze con una fotocamera nuova di pacca, senza leggere neanche una riga delle istruzioni e settandola ovviamente in modalità “completamente manuale”. Le conseguenze più drammatiche della cosa sono state tre: la prima è l’aver necessitato dai tre ai sei scatti per ogni inquadratura prima di trovare le impostazioni che andassero bene (comma uno della conseguenza uno è che molti animali, su tutti il tucano ed il dannatissimo colibrì, non hanno manifestato la pazienza necessaria ad aspettare che azzeccassi le impostazioni.), la seconda è l’aver scattato tutto, ma proprio tutto, in 4:3, formato che odio. Per le operazioni di stampa, quindi, si prevede ampia opera di taglia e cuci. La terza è aver realizzato solo una volta a casa di aver segato una cifra inenarrabile di scatti.
Preciso però che ci sono alcune foto che mi piacciono veramente tanto, nell’album, e che per una volta ed in casi limitati mi sono concesso di correggere in photoshop la saturazione (shame on me).
Oltre all’albumino, ho anche finalmente trovato il tempo di realizzare la classica miniguida all’itinerario da noi svolto. Anche quella è da ogi ritrovabile nella sezione apposita del sito, che per l’occasione è stata anche riveduta e corretta una minima. Per i pigri, sempre presenti, il link è questo.
Non che sia importante o di qualche utilizzo, ma da questo giro ed in maniera retroattiva, le schede itinerario possiedono dei fantastici pulsantoni per lo sharing, nonchè il classico “Like it” dei facebook addicted. Siccome come programmatore sono scarso, le pagine degli itinerari non sono indicizzate nei motori di ricerca. Essendo le uniche del sito che possono, se vogliamo, essere di qualche utilità al prossimo ho ritenuto che permettere la loro divulgazione fosse cosa buona e giusta.
Sbrigate queste formalità, che comunque mi hanno richiesto diversi giorni, credo inizierò finalmente le operazioni di montaggio del famigerato filmino che ho la presunzione di riuscire a cavar fuori dalla montagna di giga di materiale che ho rimpatriato dal centro america. Se mai ce la farò, credo che su questo sito ne verrà data notizia.

Nota: aggiornate le sezioni “Foto” e “Itinerari”.

The time I was in Mexico and Guatemala

Tre settimane sono sono passate e io sono tornato a casa, ma quello che si è appena chiuso è stato sicuramente uno dei migliori viaggi della mia vita.
Ci sarebbero molti modi per raccontarlo. Uno è mostrare delle foto, ma sono tante e prima che le sistemerò per bene e ne sceglierò un numero ragionevole per il consueto album fotografico passerà un po’ di tempo. Un altro è scrivrere la classica miniguida, ma anche per quello credo ci vorrà un po’ causa piccoli problemi logistici che sto incontrando misurandomi con google maps e la sua scarsa propensione a segnalare le strade guatemalteche. Un altro ancora potrebbe essere mostrare un bel filmino che riassuma i momenti migliori del viaggio, ma anche in questo caso credo servirà ulteriore tempo al sottoscritto per montare insieme i 30 giga di filmati che ha sull’hd (e poi, detto tra noi, essendo la prima volta che mi cimento in riprese di una vacanza, alcuni dei momenti salienti me li sono persi).
Insomma, ci sarebbero un sacco di maniere per poter raccontare questo viaggio come si deve, ma al momento per motivi diversi l’unica che posso permettermi è scriverne. Sono state tre settimane intense, in cui si è girato tantissimo e si è visto ancora di più. Il Messico, terra promessa da tempo immemore per il sottoscritto, è veramente bellissimo in tutti i suoi aspetti, dai paesaggi, alla storia, al mare, alla cucina, alla tequila alla gente locale e via dicendo. Il Guatemala, per quel che ho visto, non è asolutamente da meno. Anzi, meriterebbe sicuramente visite più approfondite. Fino a pochi giorni dal rientro, quando siamo giunti nello Yucatan, le zone attraversate erano quasi del tutto incontaminate, prive di turisti e di relativo caos. Meraviglioso. Chiaramente poi sul mare la situazione è cambiata, ma un po’ di relax ci voleva anche ad essere onesti.
Sicuramente un viaggio che resterà per sempre nel mio cuore.

* Uno dei posti più belli che io abbia mai visto.