A grande richiesta: un pezzo sulla Juve

Venerdì stavo discutendo di calcio su whatsapp con alcuni amici. Gli strascichi della supercoppa italiana erano ancora freschi e, pur non trattandosi della più grande ingiustizia calcistica ogni epoca, per alcuni c’era materiale a sufficienza per gli ormai classici ricorrenti discorsi sulla rubentus.
Alla fine della discussione mi sono uscite un paio di riflessioni che sul momento mi sembrava interessante sviluppare, ma che non ero sicuro potessero portare a discorsi sensati e/o interessanti.
Quindi ho chiesto a Twitter.

Se avessi potuto votare, avrei votato “No, ti prego. NO.”, ve lo dico per onestà intellettuale. Ormai però il dado è tratto, quindi eccoci qui.

La Juventus è la prima squadra d’Italia: per fama (soprattutto recentemente), per tradizione sportiva (concetto su cui evito di soffermarmi), ma soprattutto per numero di tifosi. Wikipedia stima la tifoseria bianconera tra i 12 e i 14 milioni di italiani, 34% di share, ma il dato è del 2016 quindi potrebbe essere anche sottodimensionato, viste le continue vittorie e l’arrivo di CR7.
Son tante persone.
E’ chiaro che la fede calcistica sia in tutto assimilabile a quella religiosa, dove la percentuale dei “credenti non praticanti” è ormai molto superiore a quella dei true believers. Tifosi che non guardano le partite e che non sanno chi giochi nella loro squadra, di solito Juventini per tradizione familiare. Eppure, se ci pensate, è comunque una montagna di gente che vive bene, se non addirittura con orgoglio, il sentirsi parte di un’entità spesso associata a nefandezze e scandali di varia natura. NOTA: se non avete più ben chiaro se stia parlando della Juve o della Chiesa Cattolica è già un primo punto che dovreste segnarvi, perchè sto andando proprio a parare da quelle parti lì, ma non voglio correre.
Il 34% della popolazione, dicevamo. Non dobbiamo commettere l’errore di pensare che tutte queste persone siano il nostro comune amico negazionista per cui il gol di Muntari non era entrato, quello su Ronaldo non era rigore, Mussolini Moggi ha fatto anche cose buone e comunque #eallorailPD #ealloraPerugia? Quelli sono la minoranza folkloristica con cui ci piace ed è giusto accanirci, ma non sono il problema. Il problema è la maggioranza “silenziosa”, quella che sa di supportare una società che ha piegato i valori sportivi al proprio potere, con mezzi leciti e illeciti, e che ancora oggi gode di questo sistema pur non avendone bisogno, forse addirittura suo malgrado. Questa la spiego meglio perchè detta così suona male. Avete presente, nei film o nelle serie TV, il malavitoso che giunto all’apice della ricchezza e del potere prova a “ripulirsi”, uscire dal giro dell’illegalità e costruirsi una nuova vita? Di solito passa per buono e invece è solo uno che ha barato per avvantaggiarsi sugli altri e poi pretende di godere dei frutti del vantaggio ottenuto da impunito. Come non fosse successo nulla, come fosse stato più bravo degli altri giocandosela ad armi pari. Ecco, la Juve oggi è chiaramente una squadra che per potere economico e per qualità di organico non ha più avversarie, in Italia. Potrebbe dominare giocandosela unicamente sul campo eppure, esattamente come capita ai malavitosi dei film e delle serie TV, non riesce a tranciare col suo passato, vuoi perchè ormai certe cattive abitudini sono radicate in lei al punto da essere inevitabili, vuoi perchè l’ambiente circostante continua a relazionarcisi sulla base di chi ha dimostrato di essere in passato e non di chi vorrebbe essere oggi. E’ più chiaro? Spero di sì.
E’ impossibile trascurare che, se il calcio è il passatempo principale del nostro Paese, è perchè sa essere specchio dello stesso. Come potrebbe essere altrimenti? Non serve guardare al calcio per comprendere che in Italia abbiamo un problema con la legalità, ma è illuminante (credo) fermarsi a fare qualche analogia.
Se c’è una cosa, su tutte, che trovo rivoltante della Juventus è la sua gestione della condanna ottenuta con calciopoli, in particolare la revoca degli scudetti. C’è una sentenza di tribunale che non solo la società decide di ignorare, ma che viene trasformata in un simbolo del proprio potere, del proprio essere sopra la legge e sopra le parti. Il meccanismo, ancora una volta, è quello del malavitoso che non solo gabba le istituzioni, ma se ne bulla tra la propria gente conscio di restare impunito. Si fa un continuo parlare del cattivo esempio che Gomorra darebbe ai giovani, ma il calcio promuove le stesse dinamiche, se ci pensate. 
E infatti così è: la società Juventus affigge scudetti revocati nel proprio stadio, a monito, e la FIGC non solo abbozza, ma manda la nazionale a giocare nello stesso stadio, legittimando di fatto questo comportamento e piegando la giustizia al volere del più forte. Esattamente come in Gomorra, non fosse che nel telefilm alla fine arriva sempre un proiettile a dimostrare che nessuno può farla franca a vita. A conti fatti, unico elemento di finzione della serie.
Quindi gli juventini sono tutti brutte persone? . No.
Qui è dove il pippotto si fa, forse, finalmente interessante.
Se parcheggi in divieto e prendi la multa, lo stronzo è sempre il vigile. Quando la Juve delegittima la giustizia sportiva, così come quando Berlusconi delegittima la magistratura, non sta “creando un precedente”, sta consolidando o se vogliamo istituzionalizzando un malcostume. E’ drammaticamente più grave.
Per i tifosi avversari prendersela con la Juventus e gli juventini è ormai la regola, ma basta addentrarsi un minimo in qualsiasi discussione da bar per comprendere come a farla da padrone non sia la voglia di giustizia, ma l’invidia. Ancora una volta, il meccanismo è lo stesso che ha portato i Grillini al potere gridando alla kasta e ai privilegi, se ci pensate.
Vincere rubando una partita di calcio non è un problema per nessun tifoso, il problema si pone solo se la possibilità di rubare viene data anche/solo ad altri. Qui il parallelismo è quello con le tasse, da cui è nata l’idea di questo post: l’Italia è il primo Paese europeo per evasione dell’IVA (ref.). Se è vero che non tutti coloro che possono evadere evadono, è certamente vero che non tutti coloro che non possono evadere resterebbero onesti gli venisse concessa la possibilità. Non possiamo fingere la differenza stia solo tra chi ruba e chi no, perchè è chiaro il meccanismo si fondi su tutti quelli che ruberebbero se potessero. Perchè, implicitamente, a questa larga fascia di pubblico non interessa sanare il sistema, ma solo riscattare la propria posizione di svantaggio, il proprio ruolo nell’ingranaggio. 
Io sono milanista. Ogni volta che guardo una partita del Milan contro la Juve finisco bestemmiando e con i bruciori di stomaco. Ogni volta. Non mi capita molto spesso, invece, di riflettere sul fatto che anche il Milan sia stato condannato ai tempi di calciopoli, che anche il Milan abbia favorito di un certo potere mediatico e societario negli anni addietro. Ultimamente noto costantemente il trattamento viscido che la stampa di settore ha nei confronti del Milan, ma dubito sia improvvisamente morto il giornalismo sportivo (anche se di certo non è migliorato). Più facile pensare che dieci anni fa la stampa fosse servile anche con noi e che io non me ne rendessi conto, o peggio, lo accettassi senza problemi.
Io sono milanista e credo nulla mi farebbe godere di più che vincere un derby con un gol irregolare o un rigore inventato. Io, quindi, sono parte del problema. Non sono una vittima. E forse dovremmo provare tutti quanti a chiederci che ruolo abbiamo in questa vicenda.
Il calcio è decisamente un fenomeno strano. Non c’è nulla di bello nel guardarlo, inteso come spettacolo: il campionato italiano è da tempo ormai dominato dalla tattica, le partite sono lente e stagnanti, mediamente di una noia letale. Senza quella componente emotiva ingiustificata data dal tifo credo mi sarebbe  impossibile approcciarlo ed è una cosa che per esempio non mi capita con l’NBA, di cui guardo le partite come puro intrattenimento.
E’ davvero come per la religione, forse sarebbe ora di razionalizzare e capire che vivremmo meglio senza. 
Magari però iniziate voi, sto giro. Io aspetto ancora un attimo.

NBA All-Star Game 2019

E’ iniziato il 2019!
Dopo diversi anni passati ad autoimpormi di fare il post conclusivo per l’anno, nel 2018 ho deciso che anche basta e così ho scollinato senza nemmeno un augurio.
Buon 2019, cari lettori!
Concluse le formalità è tempo di iniziare con il piede giusto una nuova stagione di pubblicazioni e quale potrà mai essere il modo migliore se non presentando la mia selezione per il prossimo NBA All Star Game?
Ecco i quintetti.

E ora, immancabile, la spiega.

WEST:
Davis: attualmente il mio giocatore preferito della lega. Devastante sotto ogni punto di vista, c’è solo da sperare che prima o poi finisca in un contesto che gli permetta di giocarsi qualcosa di serio. Possibilmente non a Golden State.
Doncic: che meraviglia.
Gallinari: con Danilo non c’è più l’amore che c’è stato anni fa. Ultimamente mi era entrato non poco in antipatia, vuoi per il pugno in nazionale, vuoi per le dichiarazioni dell’anno scorso o vuoi anche solo per la scelta di inseguire i soldi. Però come la ignori la stagione che sta facendo?
Rose: fosse possibile, lo voterei in tutte e cinque le posizioni. Deve andare all’ASG. Vederlo tornare rilevante è una delle più grandi soddisfazioni sportive che mi ha regalato il 2018.
Murray: volevo votare uno di Denver e non avevo più spazio tra i lunghi. Vale?

EST:
Embiid: altro giocatore che amo parecchio, in una franchigia che all’inizio mi stava simpatica e che invece adesso mi da un po’ in culo. Sta facendo una grandissima stagione direi, confermandosi uno dei centri dominanti della lega. Direi indiscutibile.
Antetokounmpo: tutti lo amano, io no, ma quest’anno sta giocando da MVP e non votarlo credo invalidi la scheda in automatico.
Leonard: anche qui, non certo un mostro di simpatia, ma dopo tutto il baillame con gli Spurs era molto in dubbio stessimo ancora parlando di un giocatore vero, invece è tornato e con la nuova canotta sta facendo più che bene. Lo voto più che altro perchè ha inguaiato San Antonio.
Walker: quota Charlotte, soprattutto visto che se lo gioca in casa. Che incidentalmente sia anche il miglior realizzatore ad est, oggi, non guasta.
Richardson: sorpresissima di quest’anno. Ovviamente ci sarebbero altri da votare prima di lui, ma mi stanno tutti sul cazzo.

Grandi esclusioni:
Direi nessuna. Però meriterebbero un voto sia Carter, che Wade, che Dirk per farsi l’ultima passerella. Dateglielo voi.

All in for D-Rose

Questa notte Derrick Rose ha giocato una partita incredibile segnando 50 punti.
Se avete anche una vaga idea della storia di questo giocatore, non potete rimanere indifferenti.
Io, per dire, mi sono commosso.

Ora vedremo se sarà davvero il nuovo inizio in cui nessuno tranne lui credeva più o solo un fuoco di paglia.
In ogni caso è stato un momento incredibile, di sport e di vita.
Daje Derrick, spacca tutto!

Che fatica la vita su twitter nel 2018

Forse è il caldo, forse la noia, ma sento l’esigenza di parlare di una questione fondamentale.
Questa:

La Francia ha vinto i mondiali.
E’ una catastrofe, ma ci possiamo fare poco (avremmo potuto provare ad impedirglielo, che ne so, qualificandoci alle fasi finali, ma non vorrei tornare sul fatto che questa sia l’estate più triste della mia vita.).
Han vinto, dicevamo. Bravi.
Va beh, non hanno incontrato mezza avversaria decente e in finale vincevano 2-1 senza aver mai fatto non dico un tiro, ma un’azione d’attacco, ma OK. VA BENE. Lo accetto.
La Francia è campione del mondo.
E’ giusto festeggino. Solo che il social media manager del Louvre non ha trovato nulla di più francese della Gioconda per celebrare la sua nazione e questo a me pare un bel fail. Senza mi pare, anzi, è un fail clamoroso. Questi chiamano il DNA “ADN” e il computer “ordinateur” per non usare parole altrui e poi per auto incensarsi postano la Gioconda?
Son dei babbi, dai. 
Cosa che, tra l’altro, non scopriamo certo oggi.
Siccome però viviamo dei tempi davvero difficili, da questa cosa è scoppiato fuori un putiferio.
Da una parte sono ovviamente scattati subito tutti quei disagiati social che ultimamente a quanto pare costituiscono l’opinione pubblica italiana. Quelli che si esprimono come Salvini, quelli che “LA GIOCONDA E’ NOSTRA CE LAVETE RUBBATA!1!”. Va beh. Che in Italia ci sia una fetta importante della popolazione con la sabbia nella scatola cranica non credo sia una scoperta sensazionale. Si sono giustamente fatti blastare dallo stesso social media manager di cui sopra e questo fa un po’ da riferimento, avendo noi appena accertato non si parli di una faina.
Dall’altra parte sono invece insorti tutti quelli che ogni scusa è buona per buttare la questione in politica da bar. Non fossero bastati due giorni di dilemma senza senso tra il tifare Croazia “eh, ma così sto con Bargiggia e Casa Pound” o Francia “che però Macron lascia le donne incinte sui treni e ci fa la predica sull’accoglienza”, mettiamoci anche il carico con centinaia di inutili tweet a cavallo tra la storia dell’arte e il social shaming della propria nazione ignorante.
Non so quale delle due posizioni mi dia più i nervi, dovendo scegliere, ma il peggio è che sia impossibile provare a mettersi in mezzo, a definire una posizione diversa.
O stai coi derelitti che usano la gioconda per ricordare che la Francia in realtà è piena di africani, o stai con quelli che vedono nell’odio sportivo verso i transalpini una vena forzatamente legata ad un rigurgito nazionalista e sovranista.
Me lo spiegate come si tira fuori il nazionalismo da una competizione tra squadre nazionali, per la carità del vostro Dio?
E’ ovvio ci sia, ma è un nazionalismo sportivo. E’ sano? Va bene? Non lo so. Forse è un concetto che nel 2018 dovrebbe risultare anacronistico, forse invece è bene che ogni due anni i paesi europei sfoghino le loro rivalità secolari su un campo da calcio invece che invadendosi a vicenda. Però non si parlava di quello, santa madonna.
Si parlava di un tweet sbagliato fatto dal social media manager del Louvre per celebrare il proprio Paese. Non è complicato, basterebbe leggere le argomentazioni e rispondere a quelle, invece di continuare a sfogare la propria convinzione ideologica quale che sia l’interlocutore.
Poi se volete venirmi a dire che quel tweet non fosse un tentativo di innalzare i colori francesi dopo la vittoria mondiale, ma una più o meno velata operazione di perculaggio ai danni di noi italiani gufi e perdenti allora va bene. Non ci credo manco per un minuto, ma posso concedere il beneficio del dubbio (non si fa processo alle intenzioni).
Come presa per il culo è sicuramente efficacissima.
Permettetemi però di dire che se nel momento della massima vittoria il loro primo pensiero è sfottere un avversario che manco era in competizione, beh, è legittimo gli si imputi una mentalità perdente.
E forse è vero che da quel 2006 si devono ancora riprendere.

POOOOO-PO-PO-PO-PO-POOOO-POOOOOOO.

Il calcio è uno sport meraviglioso.

E’ il 115° minuto di Danimarca-Croazia, ottavo di finale mondiale.
Modric inventa una palla clamorosa per Rebic che, solo davanti al portiere, potrebbe fare qualunque cosa. Sceglie di cincischiare saltando il portiere per farsi poi abbattere dal difensore. Jørgensen cerca la palla, quindi  è cartellino giallo, però in questo momento conta solo una cosa.
E’ rigore.
Sul dischetto va proprio Modric. Il fenomeno del Real Madrid. Il capitano.
Calcia in modo orribile. Schmeichel Jr. non solo para, addirittura la trattiene.

Sbagliare un rigore al 115° vuol dire che la devi perdere.
Non ti rialzi da un colpo del genere. 

Si va quindi ai rigori.
La chiamano “lotteria” perchè azzera le differenze tecniche e tattiche, almeno in teoria. Può vincere chiunque. Contano solo tenuta mentale e fortuna, ma su quest’ultima nessun croato sarebbe pronto a scommettere, visto quanto appena successo. 
La Danimarca calcia per prima.
Ci va Eriksen, il più forte dei loro. Sbaglia.
Forse non è finita, forse la sorte ha deciso di pareggiare i conti. La fiammella della speranza agguanta una boccata di ossigeno e rinvigorisce un attimo. Giusto il tempo di vedere Schmeichel Jr. parare il penalty di Badelj, calciato anche peggio di quello di Modric nei regolamentari. La Croazia butta alle ortiche la seconda chance di vittoria in pochi minuti.

Non è cosa.
Gli Dei del calcio si stanno esprimendo chiaramente.
A ribadirlo è il proseguo dei calci di rigore. La Danimarca segna con Kjær, la Croazia impatta con Kramarić, ma Krohn-Dehli riporta ancora una volta avanti i danesi.
Modric ha sul piede la palla pesantissima della disfatta. Di nuovo lui, dopo quella per la gloria di 10 minuti prima.
GOL.
Ancora un rigore brutto, bruttissimo, che passa a pochi centimetri dal piedone di Schmeichel Jr., ma che questa volta si insacca alle sue spalle. I pochi centimetri che dividono tragedia e trionfo.
Parità. Di nuovo.

Solo che ora la sensazione è davvero che la sorte sia girata perchè Subasic, già fondamentale sull’errore di Eriksen, neutralizza Schøne e porta la Croazia al terzo possibile match point. Questa volta nei piedi di Pivarić.
La rincorsa è lunghissima.
Schmeichel Jr. para.
Schmeichel Sr., portierone anni novanta, in tribuna è letteralmente pazzo di suo figlio.
E’ t
ripudio danese sugli spalti.

Devono passare loro. E’ scritto. Come per Italia-Olanda nel 2000. Non ti puoi divorare tre possibilità di passare il turno senza pagare dazio alla fine. Non ai mondiali.
Credevo.
Invece Subasic fa un nuovo miracolo mettendo il piedone sul tiro centrale di un altro Jørgensen. 
Il quinto ed ultimo rigore tocca a Rakitić.
Se segna è vittoria, se sbaglia si va ad oltranza.
Palla da una parte, portiere dall’altra e Croazia ai quarti di finale.

Madonna che bello il calcio.


Questo post è nato su Facebook, ma poi ho pensato che meritasse di stare qui sopra. Che senso ha avere un blog, se le cose che scrivo le metto altrove?

Andrés Iniesta

La stagione 2017/2018 sarà l’ultima di Iniesta al Barcellona, il che vuol dire l’ultima stagione nella sua squadra di sempre. Forse si ritirerà, forse finirà in qualche campionato assurdo, ma di certo non giocherà più nella Liga, tantomeno in competizioni che potrebbero costringerlo ad affrontare il Barça.
Iniesta è con ogni probabilità il giocatore più forte che io abbia mai visto giocare. Non viene mai fuori nei discorsi “da bar” perchè si pensa sempre a quei giocatori spettacolari o alle macchine da gol, ma pochi di questi sono riusciti ad essere costanti quanto lui, decisivi quanto lui, completi quanto lui o anche solo vincenti quanto lui. 
Negli anni della costante sfida tra Cristiano Ronaldo e Messi per il pallone d’oro, Iniesta ne avrebbe probabilmente meritato più di uno eppure non si è mai gridato allo scandalo, neppure nel 2010 quando vinse i Mondiali con la Spagna. Lo diedero a Messi, che quell’anno non vinse nemmeno la Champions League per quella strana congiuntura astrale che i milanesi brutti chiamano Triplete.
Una vita nel Barcellona, una vita come pilastro di una delle squadre di club e delle nazionali più forti di sempre, che per almeno 5 o 6 anni hanno brutalizzato il calcio mondiale.
Accanto a lui continuavano a passare fenomeni ultrapagati e ultrasponsorizzati: Ronaldinho, Messi, Neimar, Suarez, Eto’o, Ibrahimovic, per dire i primi che mi vengono in mente. Gente che infiammava le pagine di calciomercato ogni estate, giustamente, ma che deve a Iniesta un bel po’ della propria fortuna. Lui e Xavi, il cui percorso è stato simile, sono sempre passati in secondo piano quando in realtà erano il vero diamante in quei contesti. Tra i due, per me, Iniesta un po’ più brillante.
A 34 anni Andés Iniesta chiude dopo aver vinto TUTTO:
1 Mondiale (2010)
2 Europei (2008, 2012)
1 Europeo under 20 (2012)
4 Champions League (2006, 2009, 2011, 2015)
3 Supercoppe Europee (2009, 2011, 2015)
3 Mondiali per Club (2009, 2011, 2015)
9 Campionati Spagnoli (2005, 2006, 2009, 2010, 2011, 2013, 2015, 2016, 2018)
7 Supercoppe di Spagna (2005, 2006, 2009, 2010, 2011, 2013, 2016)
6 Coppe di Spagna (2009, 2012, 2015, 2016, 2017, 2018)
Mai una parola fuori posto, mai un atteggiamento sconveniente, sempre “under the radar”. 

E noi stiamo dietro a Buffon.

NBA All-Star Game 2018

Che la partita delle stelle sia ormai una roba non solo inguardabile, ma anche priva del benché minimo significato sportivo penso sia cosa ormai assodata, tuttavia ogni anno non riesco a resistere alla voglia di votare i miei quintetti.
Il neonato 2018 non farà quindi eccezione.

I quintetti di Manq

Come ogni anno ecco anche qualche spiegazione.
Inutile negarlo, aver preso parte ad un accesissimo torneo Dunkest con gli amici mi ha portato a seguire l’NBA in maniera del tutto diversa, se vogliamo anche quasi fuorviante, e questo ha influenzato notevolmente le mie scelte. Eppure credo di aver messo su dei quintetti piuttosto interessanti.

WESTERN CONFERENCE:
Come prima scelta tra le guardie ci metto CP3 perchè è il mio giocatore preferito da sempre e perchè quest’anno con i Rockets sta facendo cose che non pensavo sarebbe riuscito a fare. Credevo difficile la convivenza con Harden e credevo avrebbero floppato, invece con lui in campo hanno saputo fare cose eccellenti e lui mi sembra davvero carico a pallettoni. Non vincerà, probabilmente, ma è legittimo aspettarsi qualcosa di meglio rispetto agli anni ai clippers. Per l’altra guardia invece voto il rookie meraviglia di Utah, Mitchell, che sta facendo vedere cose davvero eccellenti soprattutto in attacco. Ok, qui c’erano davvero moltissime scelte preferibili, ma il voto per l’allstar game è sempre questione anche di simpatia e Mitchell fa simpatia.
DMC è il miglior centro attualmente in NBA? Per molti no, per me di gran lunga ed essendo questa la mia selezione, si giustifica da solo. Gli affianco KD35 perchè pur essendo il giocatore che più odio della lega, le circostanze hanno voluto sia il mio fanta capitano e quindi va incoraggiato e sostenuto, insieme a Kuzma che è un’altra matricola che mi sta davvero impressionando. I Lakers fanno schifo, ma secondo me lui è molto buono e si è fatto certamente notare in questo inizio di stagione. Diciamo che si prende il voto che avrei dato a Tatum se avessi avuto spazio ad est.

EASTERN CONFERENCE:
Secondo il sito dell’Allstar Game Ben Simmons è una guardia e quindi una delle due posizioni disponibili va a lui perchè ho il dubbio sia uno di quelli che ne passano pochi nella storia (semicit.). Seconda scelta per Uncle Drew, che diciamo raccoglie simbolicamente il voto che va alla Boston di questo inizio stagione. Una squadra che perde il suo innesto chiave nei primi 5′ di stagione e che nonostante quello tira fuori una forza ed una compattezza incredibile. Irving poi scarso non è e direi che un po’ del suo ce lo sta mettendo, quindi posizione assegnata.
A fare il centro avrei dovuto metterci Drummond, la sua stagione (e quella dei Pistons, se vogliamo) sono al momento ben al di sopra delle mie aspettative, tuttavia io mi riservo sempre una quota Hornets e quest’anno Superman mi sta davvero sorprendendo per qualità e costanza. Non sarà più l’Howard di un tempo, ma è decisamente cambiato rispetto alle ultime deludentissime versioni.
Altra ala che voglio votare è Aaron Gordon, entrato nel mio cuore dall’anno in cui gli scipparono la gara delle schiacciate, è davvero migliorato molto e sta facendo vedere cose interessanti. Anche lui è nella mia fanta squadra e mi ha già fato vincere più di una partita, quindi posto meritatissimo. Chi rimane? Kevin Love, che si prende il posto di LBJ. Il motivo è che mi ha molto sorpreso il modo in cui è stato protagonista in questa prima parte di stagione, probabilmente il giocatore che ha tratto maggior vantaggio dalla partenza di Irving. Ora con il rientro di IT le cose probabilmente cambieranno, ma per me merita un posto nei cinque.

 

Cose che non succederanno

I gironi.
Gli accoppiamenti.
Tanto usciamo subito.
L’Italia va in finale ogni 12 anni: 1970, 1982, 1994, 2006 e 2018.
Controllare gli orari delle partite.
Prendere permessi al lavoro.
Speriamo porti Balotelli.
Speriamo non porti Balotelli.
Come cazzo si fa a non capire che il modulo perfetto è il 433?
In Italia siamo tutti allenatori.
Dell’Inter non gioca nessuno perchè ha solo stranieri.
Ci voleva Lippi.
E’ la nazionale più scarsa di sempre.
Non seguo i mondiali perchè il calcio è per gli idioti.
Boicotto i mondiali perchè Putin.
La maglia più bella comunque è quella del Brasile.
Messi vince solo nel Barcellona.
Messi è sopravvalutato.
Quest’anno lo vince l’Olanda.
E’ l’anno del calcio africano.
Io tifo Inghilterra perchè l’Italia è un paese ridicolo e voto 5 stelle.
Dove la vediamo?
Beh prima della partita grigliatina.
Robi viene? Boh, forse passa per il secondo tempo.
Il caldo tremendo.
I bambini che piangono.
I bambini che ridono.
L’inno.
Noi siamo gli azzurri o i bianchi?
I vaffanculo alle morose, alle mogli, alle amiche.
Zero a zero con l’Azerbaijan.
Si ma non li fa i cambi?
Ci vogliono giocatori con esperienza internazionale, mica questi qui.
Siamo una squadra vecchia.
Doveva portare Cutrone.
La classifica avulsa.
Se noi vinciamo due a uno e il Portogallo pareggia con reti passiamo per secondi.
I gol.
Le esultanze.
I clacson.
Conti nuovo Grosso.
Verratti meglio di Pirlo.
Cento milioni per Belotti e poi la vince Gabbiadini.
Il passaggio del turno.
Gli scontri diretti.
La Russia è favorita perchè gioca in casa.
Speriamo di non beccare la Francia.
Speriamo di non beccare la Spagna.
Speriamo di non beccare la Germania.
Tanto con la Germania passiamo sempre noi.
Il fischio di inizio.
Esci Gigi, cazzo!
Giochiamo male.
Giochiamo bene.
Avanti così prima o poi segniamo.
Gol sbagliato, gol subito.
Non era fuorigioco?
Non era fuorigioco!
Giocano bene solo quelli della Juve.
I supplementari.
C’è ancora il golden gol?
Altri vaffanculo.
Son finiti i minuti regolamentari.
Son finite le birre.
I rigori.
Buffon non ne ha mai parato mezzo.
Metti Donnarumma.
PARATO!
Buffon pallone d’oro.
Speriamo Insigne non faccia il cucchiaio.
ALTO!
Le bestemmie.
Le lacrime.
Gli abbracci.

Mancano sette mesi all’estate del 2018 e fa già pesantemente schifo.

Nicky Hayden

Io quella domenica del 2006 me la ricordo ancora.
Eravamo da me, i miei non c’erano, e per l’ultimo GP avevo invitato un po’ di amici a casa. Mi ricordo le lasagne di mia madre e Dani con la maglietta del 46 giallo, pronto a festeggiare.
Invece il mondiale l’avevi vinto tu e io avevo goduto come poche volte nella vita.
Nicky Hayden, The Kentucky Kid, il primo a battere Valentino Rossi.
Spiace molto.

Apologia di un disco

Questo post inizia da Pavel Nedved.
In trentacinque anni credo di non aver mai odiato un calciatore avversario quanto ho odiato Pavel Nedved, personificazione se ce n’è una del tristemente noto “Stile Juve” nella sua unica accezione possibile: quella negativa. Tutelato dagli arbitri qualunque porcheria facesse, simulatore come pochi altri nella storia del giuoco, il ceco è stato per anni un catalizzatore fulgido del mio disprezzo. Riusciva a farmi odiare la Juve anche più di quanto già la odiassi e, davvero, è come spingere qualcosa a superare la velocità della luce.
Chiunque capisca di calcio non può negare Nedved sia stato un grande giocatore, magari non tra i primi della storia, ma innegabilmente un ottimo calciatore. Nel 2003 ha vinto anche il pallone d’oro, in un’epoca in cui il premio non era necessariamente assegnato al più forte di tutti, ma al più determinante o incisivo nella stagione. Gli addetti ai lavori ne parlano anche come un grande professionista dentro e fuori dal campo.
Se lo chiedete a me però, Nedved è e sarà sempre una merda prima come uomo e poi come sportivo, irredimibile, e non c’è nulla che abbia fatto nella sua carriera in grado di farmi cambiare idea. E’ una posizione sincera e rispettabile, ma chiaramente poco obbiettiva.

Gli Aiden sono tante cose. Una band lo sono stati per poco, ben presto si sono trasformati in una sorta di emanazione dell’ego del loro frontman, all’anagrafe William Roy “wiL” Francis, uno di quelli che ad un certo punto della vita, in genere troppo presto, decide di essere il più grande e controverso artista di ogni epoca. A volerli descrivere, parliamo di cinque ragazzi cresciuti ascoltando grossomodo quello che ascolto io che nei primi anni 2000, poco più che ventenni, hanno pensato fosse una buona idea cavalcare l’onda nascente della poseraggine tutta polsini, frangette, tatuaggi e mito dell’oscurità. Sono gli anni del nu-emocore e di twilight, per dare dei riferimenti. A vent’anni cazzate ne abbiamo fatte tutti, ma visto il baratro in cui la scena è piombata in seguito a questo fenomeno, diventa complesso non farne una colpa a chi ha contribuito attivamente alla caduta e gli Aiden sono certamente tra i primi ad aver preso la pala ed iniziato le operazioni di scavo.
E’ quindi più che lecito trovarli detestabili per ciò che rappresentano, un’idea di musica basata sull’apparenza e unicamente figlia della ricerca spasmodica di visibilità che la moda del momento può dare. Non che sia un fenomeno innovativo o peculiare all’interno della storia della musica, dalle boy-band all’indie rock, passando per il pop-punk anni novanta o lo pseudo rap di Fedez oggi, fare musica per moda è un concetto ricorrente. L’aggravante per gli Aiden credo sia soprattutto nel fatto che il trend scelto da loro sia indiscutibilmente il più osceno e rivoltante di tutti i tempi, cosa che non sono certo qui a negare. Li prenderei a sprangate anche solo per i pantaloni skinny e gli shorts sopra il ginocchio.
Quindi chiariamoci: capisco il disprezzo che la comunità riserva loro.
I can feel it.

Cosa rende diversi gli Aiden da Pavel Nedved?
Nedved era un individuo ben riconoscibile, lo juventino tra gli juventini, il simbolo. Gli Aiden al contrario si perdono all’interno di un marasma di band esteticamente identiche, un’ondata di merda oceanica che l’avvento della musica libera online ha trasformato in tsunami e riversato nelle nostre orecchie. L’attaco dei cloni. Centinaia di band sovrapponibili e prive di identità a godere simultaneamente della stessa identica (sovra)esposizione mediatica. Indistinguibili. Un terreno quantomai fertile per l’effetto sineddoche, in cui dici Aiden per dire “la scena fake-emo-punk-dark primi anni zero”, quindi ti accanisci con loro per accanirti con ciò che rappresentano. L’esatto opposto di Nedved.

Il perderli dentro una scena fluida di gruppi privi di qual si voglia peculiarità è certamente discorso soprattutto estetico, ma può avere basi anche musicali se si pensa a roba tipo “Conviction”. Quello che mi preme tirare fuori con questo post però è che a quella roba lì arriva da un percorso abbastanza peculiare e se vogliamo “più onesto” rispetto alla massa e, anche se questo non li redime come band, può redimere un disco.
Questo disco.

Dicevamo di ragazzini di poco più di vent’anni con la fissa di un certo punk-rock anni novanta incline ad un certo tipo di estetica, che parte dai Misfits e si completa negli Afi. Spirito di emulazione che sfocia in carnevalata, certamente, ma che ancora non ha i tratti della caricatura. E’ evidente non ci sia malafede, ancora. Ad esserci, invece, sono i pezzi.
Adesso dobbiamo guardarci in faccia, seriamente, e chiederci cosa cerchiamo da un disco pop-punk uscito nel 2005. Ovviamente posso rispondere per me, ma ci sono cose che a mio avviso sfiorano l’oggettività assoluta. Pensare che un disco come questo possa essere originale nel genere che propone è come pensare che il movimento 5 stelle possa svincolare l’italia dalla politica economica globale smettendo di trattare con le banche. Rispetto il credo di chiunque, ma resto agnostico.
Io cerco pezzi carichi, melodie solide, refrain che ti si incollano in testa, cori da cantare e, se proprio mi sento in vena di esagerare, un uso minimamente conscio degli strumenti a disposizione (nella fattispecie, le due chitarre). Niente che mi faccia andare in estasi, ma che si faccia ascoltare e possibilmente non dimenticare un minuto dopo. Questi ingredienti per me ci sono tutti. In quella parentesi temporale in cui i ragazzini partivano dal post-HC di Thrice e Thursday o dal pop-punk dei Good Charlotte (!!!) per “riscoprire” un’estetica dark e farne moda, gli Aiden si sono trovati sul cavallo vincente senza neanche accorgersi di stare giocando lo stesso sport, arruolati per meriti extra-musicali. Un jolly che si sono giocati nel modo peggiore, ma che non hanno per forza di cose cercato.
Gli è più che altro capitato in mano.

Se gli Aiden vi causano l’effetto Pavel Nedved lo capisco e non giudico.
Potendo andare oltre però si dovrebbe poter riconoscere in Nightmare Anatomy un disco che, ripulito da tutto ciò che non sono le tracce che contiene, è una discreta bombazza.

Questo post è dedicato a quelli del fragolone e ad Andrea Orio.