Cuba – Luglio 2008

Il viaggio a Cuba è il mio viaggio preferito in assoluto. Il posto è magnifico e visitarlo come abbiamo fatto noi permette di scoprirne tutti i risvolti, quindi lo consiglio, anche se espone a non poche possibilità di intoppo. La modalità scelta è stata “Fly & Drive”, ovvero acquisto di biglietto aereo e macchina a noleggio, ma totale autogestione del tour da fare in loco. Per l’organizzazione ci siam rivolti ad Havana Tour che però ci ha fornito solo l’auto, ancora una volta un Minivan (Maxifun!), poichè per l’aereo l’agenzia gestisce unicamente voli charter che consentono di organizzare pacchetti viaggio di 7 giorni o multipli. Noi volevamo fare più di sette giorni, ma meno di quattordici e quindi abbiamo optato per un volo di linea, spendendo sensibilmente di più. Questa è forse l’unica cosa che cosiglierei di non fare a chi si apprestasse a seguire le nostre orme: con il risparmio ottenuto prenotando un charter ci si pagano agevolmente i due giorni in più sul posto.

Questa volta si è anche deciso di prenotare qualche albergo da casa. Non tutte le notti, in modo da avere comunque un po’ di elasticità lungo il viaggio, ma le più importanti. Arrivati sul posto abbiamo scoperto che trovare camere in albergo risulta praticamente impossibile a causa di un costume locale che tenta sempre di sfavorire la permanenza in hotel e resort in favore delle famose casas particulares, più che altro perchè queste sono le uniche sistemazioni gestite realmente da cubani. Sicuramente consiglio il soggiorno in queste case almeno una volta, perchè permettono di vivere la vera Cuba, ma consiglio anche qualche tappa in uno dei tanti resort “all-inclusive” per rilassarsi un po’ e godere veramente del viaggio.

Come ultimo consiglio, prima di partire con la cronaca del tour, tengo a sottolineare che una modalità autogestita dal turista per girare Cuba si presta a non pochi tentativi di raggiro da parte dei locali, truffe che se non affrontate al meglio possono creare notevoli disagi al viaggiatore. Per essere un paese centroamericano, c’è da considerare un livello di sicurezza molto alto imposto dal regime castrista, che rende i turisti entità intoccabili e quinidi grossomodo tranquille. Il regime però non impone di non provare in tutte le maniere a spillare soldi agli avventurosi viaggiatori e quindi spesso ci si può ritrovare coinvolti in situazioni a dir poco assurde che, ripeto, possono creare diverse preoccupazioni a chi non sia almeno un po’ predisposto al rischio. Questo soprattutto se si decide di noleggiare un’auto. All’Havana Tour e in loco, tuttavia, i gestori dell’autonoleggio spiegano per filo e per segno quali sono i rischi e come affrontarli quindi se si è dotati di un po’ di spirito d’avventura non c’è che da provare l’esperienza.

Partiti da Milano con un volo Iberia, siamo atterrati all’Havana dove siamo rimasti per due giorni prima di noleggiare la macchina. La capitale cubana, per chi non c’è mai stato, ha un certo impatto. Non ci sono le fognature, per fare un esempio, e tutto sembra, anzi è, rimasto fermo ai “gloriosi” anni ’50. Colpisce molto vedere le piccole botteghe, le auto e i ragazzini che giocano per strada, soprattutto se si gira per le zone non propriamente turistiche. Il centro storico, invece, è decisamente più curato ed è carico dell’atmosfera caraibica dell’isola. Tra le cose che si possono fare all’Havana consiglio di passare una serata in un localino di musica dal vivo, poichè vale veramente la pena, così come vale la pena farsi un giro al museo della Rivoluzione per avere un’idea chiara di cosa sia lì il regime. Ciò che sconsiglio fortemente invece sono la famosissima Bodeguita del Medio (dove ho bevuto il peggior mojito di tutto il viaggio), la altresì famosa gelateria Coppelia e il fraternizzare con i locali che parlano italiano. Proprio a causa di quest’ultima nostra debolezza, ci siamo ritrovati in un posto deserto, circondati da cubani non proprio acqua e sapone che pretendevano di venderci dei sigari a “basso prezzo”. Sigari che in quelle condizioni ci siamo convinti ad acquistare.

Ritirata la macchina siamo partiti dall’Havana e siamo andati a Viñales. Questa valle, famosa per le coltivazioni di tabacco e canna da zucchero, è uno dei posti più belli che io abbia mai visto. La cosa bizzarra è che non mi aspettavo di andare a Cuba per apprezzare tanto un posto senza il mare. Eviteró di raccontare le disavventure avute in loco, perchè ancora una volta dovute all’eccessiva fiducia riposta nei locali.

Via da Viñales ci si è spostati finalmente sul mare, per ammirare le tanto declamate spiagge caraibiche. Noi abbiamo optato per andare a Maria la Gorda e abbiamo scelto decisamente bene. E’ un posto da favola dove consiglio a tutti di portare una maschera e farsi un giro tra i coralli, guardando la moltitudine di pesci colorati che ci nuotano in mezzo. Oltretutto la zona, quando ci siamo andati noi, era pressochè deserta e quindi ci si è potuti godere anche una certa tranquillità. Conviene portarsi tuttavia dei sandali perchè per entrare in acqua bisogna superare una sorta di barrirera rocciosa piuttosto tagliente.

Di nuovo in viaggio, abbiamo deciso di portarci nei pressi delle destinazioni future sostando a Las Terrazas, famosa per le sue piantagioni di Caffè. La strada che da Maria la Gorda porta a Las Terrazas è però martoriata dalle buche ed è facile incappare in una foratura. La cosa brutta è che su quella strada non ci vive praticamente nessuno e così in caso di problemi ci si trova costretti a farsi aiutare dai locali per portare la gomma al primo gommista disponibile, nel nostro caso presente a soli 16 km di distanza. Va tuttavia sottolineato che in questi posti, decisamente meno turistici, incontrare dei truffatori è più difficile e i locali si sono dimostrati molto gentili e solidali. Sempre parlando di quel che si trova sulle strade, un altro consiglio che do è di fermarsi dai diffusissimi fruttivendoli per acquistare l’ottima frutta fresca che si trova ai tropici. Il mango che ho mangiato a Cuba l’ho mangiato solo lì, e l’ho comprato sulla strada. Personalmente però, sconsiglio la guava.

Tappa seguente nel nostro viaggio è Varadero, uno dei posti più noti e sponsorizzati dell’isola. Personalmente non ho trovato nulla di speciale in questa località, ricca soprattutto di super resort per turisti. Noi ci siamo fermati in un albergo per sudamericani arricchiti che costava pochissimo (16 euro a notte all-inclusive), con tutto ciò che questo comporta. Per chiarire, nonostante avessimo libero accesso al buffet, abbiamo scelto di mangiare fuori. Tuttavia è stato a suo modo interessante vivere un ambiente di “ricchi dei paesi poveri”.

Prima di provare la vera ebrezza dell’all-inclusive, siamo passati per Santa Clara, la città/mausoleo di Ernesto “Che” Guevara. Indipendentemente dal credo politico, andare a Cuba e non visitare Santa Clara non credo sia una scelta saggia per nessuno. Qui come forse da nessun’altra parte si respira quello che è Cuba per davvero, quello che è stata la rivoluzione e quello che è ora il regime.

A questo punto della vacanza, abbiamo deciso di regalarci tre giorni di stop e relax a Cayo Santa Maria, alloggiando nel resort cinque stelle Sol Melia. Io non avevo mai vissuto l’esperienza del “tutto compreso” e devo riconoscere che è l’esatta sintesi di quello che dovrebbe essere una vacanza: posto splendido, totale relax e un team di camerieri e cuochi a tua totale disposizione. Si può stare in piscina o in spiaggia, sorseggiando un cocktail e ordinandone un altro direttamente dal materassino. Una vera libidine che ha inciso non poco sulla mia valutazione ultrapositiva della vacanza.

Dopo esserci cullati e viziati siamo ripartiti per la Cuba “dura e pura” e ci siamo spinti a Trinidad. Qui abbiamo deciso di usufruire dell’ospitalità dei locali, dormendo in una delle previa citate casas particulares. La cosa molto positiva di queste sistemazioni e che viene offerta la possibilità di cenare in casa con pochissimi euro. In questa circostanza noi avevamo speso 8 CUC a testa per birra e aragosta. Un’aragosta e mezza a persona, per la precisione. Di Trinidad ricordo soprattutto la piazza in cui la gente si ritrova a ballare. Veder ballare i Cubani è uno spettacolo e la festa in piazza che si vede a Trinidad merita sicuramente una visita. Anche di giorno però la cittadina merita una citazione, ricca di mercatini e bancarelle tipiche in cui è piacevole acquistare piccoli oggetti in seguito ad estenuanti, ma divertenti contrattazioni.

Ultima città toccata dal nostro giro è Cienfuegos, ma non ne sono rimasto entusiasmato e quindi non saprei cosa scrivere in merito.

Prima di rientrare all’Havana per la partenza però, abbiamo deciso di visitare la nota Baya de los Cochinos, luogo dove la CIA provò a sbarcare per riprendere l’isola. Questa spiaggia è molto frequentata, ma non dai turisti. Ci si possono trovare i cubani che vanno al mare e dividere la spiaggia con loro è a suo modo sicuramente un’esperienza particolare.

In conclusione questo tour di Cuba ci ha permesso di vederne tutti gli aspetti, dai migliori ai peggiori, e di apprezzarli tutti. Difficilmente mi capita di pensare di poter rifare un viaggio che ho già fatto, perchè con tutte le destinazioni possibili che ancora mi mancano da visitare non ho certo bisogno di ripetermi, però devo ammettere che a Cuba tornerei e, detto questo, non credo sia necessario dover aggiungere altro.

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DETTAGLI DEL VIAGGIO:

Team:
Manq, Peich, Odri, Max e Polly
Durata: 12 giorni
Km percorsi: 1725 indicativamente, tratta aerea esclusa.
Mezzo di locomozione: Volkswagen Sharan
Spesa: 1600 euro (Indicativamente)
Sponsor: Bucanero

VALUTAZIONE:
5-stelle

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