Francia & Spagna – 2010

Per le vacanze 2010 la meta scelta sarebbero dovuti essere i Paesi Baschi, ma basta dare uno sguardo all’itinerario per rendersi conto che in realtà le cose sono andate un po’ diversamente. I Pasesi Baschi infatti ci sono stati, ma si è voluto dare spazio anche alla regione francese attorno a Bordeaux, alla Dordogna e alla Navarra. Molta carne al fuoco quindi, condita da spostamenti spesso non pianificati al meglio figli di un’organizzazione forse un po’ sbrigativa ed approssimativa in fase di pre-vacanza. Questo fortunatamente non ha però guastato il risultato finale e si è rivelato essere l’unica vera pecca del viaggio.

La modalità utilizzata è stata l’ormai consueta “Volo + Auto”, con partenza da Malpensa su volo Easyjet ed arrivo a Bordeaux. Per quel che riguarda il volo non posso che spendere parole negative nei confronti della compagnia arancione rea non solo di averci fatto volare assai scomodi, ma anche di averci costretto a code e disagi multipli. E’ vero che si parla di una low cost, ma oggi come oggi è possibile viaggiare a poco in condizioni molto, ma molto più dignitose e, soprattutto, senza che per tutta la durata del volo si venga seccati da annunci di ogni tipo volti più che altro a spillare soldi al passeggero. Per quel che riguarda la macchina invece ci siamo rivolti ad Avis, noleggiando un minivan (maxifun) da nove posti. Avendo effettuato il nolo in Francia c’è toccato un Renault Traffic che, come vuole la tradizione transalpina, ha più lamiere a vista delle sculture di Robert Rauschenberg.

Anche questa volta si è deciso per la prenotazione di tutti gli alberghi prima della partenza. Questa scelta, di per sè solitamente vincente, deve però essere abbinata ad una cura per la definizione dell’itinerario che quest’anno, per varie ragioni, è come dicevo mancata. Molte scelte, soprattutto per quel che riguarda i primi giorni francesi, avrebbero potuto essere diverse e più comode. Per la prima parte di viaggio infatti si è scelto di avere due “campi base” cui fare ritorno dopo tutti gli spostamenti, invece di dormire lungo il tragitto, con conseguente incremento nel kilometraggio e nella scomodità.

Prima tappa del tour è stata Bordeaux, patrimonio Unesco e nota capitale del vino rosso francese. Personalmente l’ho trovata brutta. Fatta eccezione per qualche via suggestiva ricolma dei classici ristorantini per turisti, infatti, questa città non offre nulla di particolare o che anche solo valga la pena menzionare. Oltretutto, abbina a questo “anonimato” estetico i classici difetti della Francia, ovvero prezzi esorbitanti e sporcizia imperante. Il mio consiglio quindi è di saltarla a piè pari, ma se proprio ci si vuole andare non dedicarle più di mezza giornata.

Facendo tappa a Bordeaux una giornata è stata utilizzata per visitare le dune di Pyla-sur-Mer e La Rochelle. Il primo obbiettivo vale veramente la pena di essere visitato, nonostante l’ingente ammasso di turisti che lo affolla. Trattasi di dune veramente alte che separano l’oceano dalla foresta e dalla cui sommità si può godere di un fantastico paesaggio. Belle sul serio. Lo stesso non può certo dirsi di La Rochelle, paesino di mare valutato benissimo dalla guida Frommer’s, ma per cui vale la medesima descrizione di Bordeaux. Se si è in zona può valere la visita, ma sconsiglio a chiunque di fare 200 km per arrivarci come abbiamo fatto noi. Sulla via del rientro alla base, stanchi e delusi dalla guida, abbiamo quindi preferito visitare Cognac piuttosto che un altro di quei “musei a cielo aperto” di cui avevamo letto. Abbiamo fatto bene. La cittadina che da il nome al noto liquore si presenta come un graziosissimo borgo medioevale e da l’opportunità al turista di visitare diverse cantine produttrici. Noi tuttavia ci siamo arrivati la sera quando ormai tutto era chiuso e devo ammettere che l’impressione è stata sì di un borgo medioevale, ma abbandonato. Non una persona per strada, non un locale aperto per mangiare. Quando finalmente abbiamo avuto modo di sederci al tavolo, però, abbiamo potuto gustare un ottimo Hennessy che da solo valeva la sosta.

A questo punto la casa base è stata trasferita a Perigueux, altro gradevole paesino medioevale caratterizzato da un’immensa cattedrale arabeggiante capace di ridefinire il concetto di trash e dal ristorante Lou Chabrol in cui viene servito un’ottimo foie gras. Sulla strada per Perigueux però abbiamo deciso di attraversare la zona delle vigne facendo tappa a Sauternes e Saint-Emilion. Questo tragitto non solo permette di apprezzare paesaggi molto carini, ma abbina anche la possibilità di ricorrenti e gratuite degustazioni dei vini locali. Se Sauternes non è altro che un borghetto di quattro case noto solo per il delizioso vino dolce (unico vino decente della zona, oltretutto, con buona pace dei rinomatissimi ed altrettanto disgustosi Bordeaux), Saint-Emilion è veramente un posto bellissimo anche dal punto di vista turistico e vale sicuramente una visita. Unico problema, il parcheggio in città è consentito per soli 30 minuti e questo rende le operazioni di visita un po’ frettolose.

Facendo ancora base a Perigueux abbiamo concluso la nostra parte itinerante su suolo francese con la visita alla cittadina templare di Rocamadour e alla zona dei castelli sulla Dordogna. Rocamadour è sicuramente il posto più bello che abbiamo visitato in Francia. Trattasi di un castello/monastero costruito dai cavalieri Templari a strapiombo sulla vallata. Visitarlo permette di risalire tutto il costone attraversando prima il caratteristico villaggio e poi inerpicandosi su una lunga scalinata. La vista dall’alto non è granchè poichè la valle è molto verde e non si vedono altro che alberi, ma la rocca ed il villaggio sono realmente molto suggestivi. Per quel che riguarda i castelli della Dordogna invece non c’è molto da dire. Alcuni sono senza dubbio belli, ma i costi degli ingressi impediscono di poterli visitare tutti, specie in un unico giorno, e dopo un po’ anche l’appassionato più hardcore (il sottoscritto, per esempio) inizia ad averne abbastanza. Forse visti con più calma li avrei apprezzati maggiormente, ma se penso all’esperienza scozzese non posso non ammettere come, a differenza della Scozia, sulla Dordogna difficilmente accetterei di tornare per una vacanza. Magari un weekend, ma affiancando ai castelli le innumerevoli possibilità canoistiche della zona. L’ultima cosa che vale la pena sottolineare del posto sono i tantissimi allevamenti di uccelli rapaci che spesso offrono la possibilità di assistere a spettacoli e dimostrazioni. Per quanto vedere un’aquila in catene sia qualcosa che stringe il cuore, questi uccelli dal vivo sono un vero spettacolo.

Con grande gioia di molti finalmente si lascia la Francia, si valicano i Pirenei e si giunge in Spagna. Prima tappa Pamplona, la capitale della Navarra celebre per l’Encierro, ovvero la corsa dei tori. Premetto di non essere un fan ti tali manifestazioni, anzi, tuttavia la visita a questa città non mi è spiaciuta sebbene non offra nulla di particolare. Una delle cose che ho apprezzato maggiormente sono state le tapas e la birra a prezzi ridicoli (passare dai 6-8 euro della media in Francia ai 2-3 euro della media in Spagna è stato un piccolo orgasmo). Per delle ottime tapas a Pamplona non posso che consigliare la Mesòn Pireneo.

Da Pamplona si riparte il giorno seguente, sfruttando la giornata per visitare alcune attrazioni della Navarra. La zona è molto ricca di monasteri e castelli, quasi tutti parte del Cammino di Santiago, e tra questi noi scegliamo di visitare Estella, Olite, la Oliva e Sanguesa prima di arrivare a dormire a Ejea de los Caballeros. Di Estella non c’è nulla da dire se non che non vale assolutamente la pena di andarci. Discorso diverso per Olite, un piccolo paese racchiuso all’interno delle mura di un grande castello, totalmente restaurato dopo un’incendio che lo ha quasi distrutto. Il posto è bello e si fa visitare volentieri, così come il suggestivo Monasterio de La Oliva. Sanguesa invece vale poco più di Estella nonostante qualche bella chiesa presente in loco. La giornata come detto si conclude a Ejea de los Caballeros, posto strategicamente ben collocato. Non c’è nulla, ma si può dormire nell’ottimo Hotel Ciudad de Ejea spendendo poco e approfittando di un’abbondantissima colazione compresa di revuelto.

Il giorno seguente si arriva a Zaragoza, su tutte forse la città più bella tra quelle viste. Il centro è molto bello, ricchissimo di fontane, anche se l’immensa basilica del Pilar al sottoscritto ha ricordato troppo l’opulenza della Chiesa, specie in giorni in cui spesso si è trovato di fronte a monasteri e frati di tutt’altro stampo. Visti i tempi che corrono e l’imminente impegno di Milano nel 2015, non ci siamo fatti mancare neppure una visita all’Expo, tenutasi a Zaragoza nel 2008. A differenza di quanto visto a Lisbona, qui le immense e costosissime strutture a due anni dall’evento sono totalmente abbandonate ed in preda ad un degrado a dir poco sconvolgente. Recandosi sul posto con la telecabina è infatti possibile ammirare lo sfascio cui questa imponente struttura sta andando incontro e non si può non pensare a che senso possa avere spendere miliardi per creare quartieri fantasma. A Zaragoza è doveroso assaggiare le migas, piatto tipico locale. Fanno schifo eh, ma vanno provate.

Facendo campo a Zaragoza abbiamo poi utilizzato una giornata per la visita al Monasterio de Piedra. Più che per il Monasterio in se, che non vale due lire, consiglio la visita a questo posto per il bellissimo parco che ha intorno, ricchissimo di vegetazione, cascate, paesaggi e animali. Anche qui possono essere ammirati diversi rapaci addomesticati, assistendo ad una lezione molto piacevole tra aquile, falchi e avvoltoi. L’ingresso (13 euro) non è a buonissimo prezzo, soprattutto per essere in Spagna, ma ci si passa una giornata e alla fine tutti ne siamo usciti soddisfatti.
Bilbao è l’ultima tappa prevista sul suolo spagnolo. La città in sè non è nulla di entusiasmante, anzi, ed è l’unica in cui ci siano stati riferiti problemi per la sicurezza dei turisti nonchè zone espressamente da evitare. Il centro in sè non è neanche orribile, ma va segnalata una presenza significativa di punkabbestia cane muniti stanziati ad ogni angolo della strada. Personalmente la cosa non mi ha scalfito, ma essendo questa una sorta di guida credo sia buona creanza segnalarlo. La cosa che a mio avviso invece vale molto la pena di visitare a Bilbao è il museo Guggenheim, specialmente nella parte allestita da Anish Kapoor. Genio vero.

Il viaggio si conclude con una pausa di tre giorni a Biarritz dove in programma erano stati messi tre giorni di mare e relax sulle coste dell’Atlantico. La cittadina è realmente molto carina, piena di localini, negozi e giovani. Ci gira anche un bel po’ di gente col cash, ad onor del vero, ma i veri padroni del luogo sono i surfisti. Non volendo essere da meno anche noi abbiamo deciso di noleggiare tutto il necessario e concederci tre giorni di onde. I prezzi per l’occorrente non sono alti, la spesa è stata di 30 euro per nolo tavola e muta dal Giovedì pomeriggio al Sabato pomeriggio. l’esperienza ovviamente è straconsigliata, così come l’hotel Maison du Lierre, collocato vicinissimo alla Spiaggia ed al centro città. La cosa non è di poco conto, visto il traffico insopportabile che c’è da quelle parti.

Nel complesso quindi questo tour di Francia e Spagna dal sottoscritto viene valutato molto bene. Si è avuta la possibilità di girare molto e vedere molti bei posti, ma anche di rilassarsi con un po’ di mare a fine giro, cosa che già in passato avevo ritenuto una brillante idea. Nello scontro interno tra i due paesi ovviamente vince a mani basse la Spagna, se non altro per il fatto che i posti sono meglio, la gente è meglio, i prezzi sono meglio e la lingua è meglio. Della Francia restano giusto le scorpacciate di canard, cibo succulento di cui è difficile fare a meno.

Il giudizio finale al viaggio è pertanto di 4 stelle, che potevano facilmente essere 4,5 con solo un po’ di organizzazione in più, evitando spostamenti inutili e pianificando meglio le tappe.

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DETTAGLI DEL VIAGGIO:

Team:
Bazzu, la Giudi, Missa, Simo, Manq e la Polly
Durata: 15 giorni
Km percorsi: 2650 indicativamente, tratta aerea esclusa.
Mezzo di locomozione: Volkswagen Sharan
Spesa: 1400 euro (Indicativamente)
Sponsor: Bulangia e Foie gras

VALUTAZIONE:
4-stelle

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