Pari. Dispari. Bim, bum, bam!

Oggi era giornata a targhe alterne. Via libera ai “pari”.
Potevano quindi circolare solo le auto la cui cifra finale della targa era un multiplo di 2. Fiko.
Non tanto perchè io sia particolarmente interessato alla precipitazione del livello delle polveri sottili in Milano ed interland, quanto perchè oggi sono potuto andare al lavoro con la mia Yaris*. Non vado mai al lavoro in macchina per una serie di motivi: a traffico e carenza di parcheggio si contrappone una grande comodità dei mezzi che mi portano da Cologno Nord a Piazza Piola in una ventina di minuti. Il gioco, solitamente, non vale la candela. Oggi però era diverso. Oggi contavo sul fatto che le macchine in giro sarebbero state grossomodo la metà. Mi sentivo pronto a rischiare. Ho avuto ragione. 10 minuti, neanche il tempo di apprezzare il cd dei BoySetsFire che avevo scelto per il viaggio, e sono arrivato al Besta. Traffico inesistente. Buono. Rimaneva l’incognita posto auto, ma è stato subito trionfo anche da quel punto di vista visto che il parcheggio davanti all’ingresso dell’ospedale era deserto.
Se fosse per me farei targhe alterne a vita, così per la metà dei giorni della settimana potrei andare al lavoro in macchina invece di usare la metropolitana. Non so se il mio spirito è quello giusto, probabilmente no, però tant’è.
Guidare mi piace assai. E’ uno dei momenti che una persona ha per stare un po’ con se stessa. Musica in sottofondo e mente libera. Lo trovo proprio rilassante. Tra le altre cose essere in macchina da solo ti da la possibilità anche di divertirti un po’ al volante, senza che il/la rompimaroni di turno ti facciano rimpiangere, ad ogni metro, di averli fatti salire.
Ieri sera io e Simo siamo usciti con Mauro e Francesco, due ragazzi che ho conosciuto tramite l’SdG Arena e che adesso posso definire senza dubbio amici. L’obbiettivo della serata era avere delle dritte sul nostro viaggio in Scozia. Entrambi infatti ci sono già stati e speravamo potessero consigliarci mete e posti per dormire. Di fronte ad una buona media di Kilkenny Cream del “Tyr Na Nog” la serata è trascorsa piacevolmente e le nostre guide, che colgo l’occasione per ringraziare, si sono rivelate utilissime fornendoci anche più indicazioni di quanto pensassimo.
Stasera esco con Aui, domani non lavoro.
Wow.
Non è la mia, ma le somiglia
* Foto non conforme all’originale. L’originale è assai meglio.

Anonymous said…

Il mondo è bello perchè è vario.
Questa peculiarità fa si che capiti di venire in contatto con ogni tipologia di persona, anche la più differente da se stessi. Un esempio pratico di ciò che intendo è fornito dai commenti a questo blog. Quando l’ho aperto avevo dentro di me stabilito che, se mai qualcuno avesse commentato il mio scritto, io non avrei risposto. Non mi andava, nè mi va tutt’ora, di dare il via a dialoghi di alcun genere all’interno di queste pagine. Non è la sede per farli. E’ molto bello però che qualcuno commenti e quindi avevo anche deciso di lasciare questa possibilità a tutti, iscritti e non, in modo che anche chi si trovasse per caso a navigare su queste pagine potesse lasciare un segno del suo passaggio. Nessuno di questi segni sarà da me mai cancellato perchè, come il blog per me, voglio che siano una possibilità di espressione senza limiti per chi si interessa alla mia vita.
La zona “commenti” è quindi da vedersi come fossero i tavoli e le pareti di quei locali dove chi vuole può lasciare una traccia del suo passaggio. Dal classico “Tizio è stato qui” ai più elaborati messaggi personali.
Per questo motivo non capisco chi lascia qualcosa detto, ma non si firma. E’ proprio contro la mia idea di espressione. Non riesco a concepirlo. Come si può prendere in considerazione un’idea, positiva o negativa che sia, se l’autore o l’autrice non la sentono propria al punto di firmarla? In tutto quello che faccio io ho sempre messo la mia faccia, mi sono sempre esposto in prima persona, accettando ciò che di bene e di male ricavavo dalle mie azioni. Solo se dicessi cose in cui non credo avrei difficoltà ad espormi personalmente e sceglierei l’anonimato. Però non riesco a capire perchè un individuo debba esprimere concetti da cui non si sente rappresentato. Lo trovo assurdo. Mi piacerebbe poterlo comprendere o che un giorno qualcuno me lo spiegasse. Magari capirei ciò che ora mi lascia attonito.
Ho voglia di pizza.

Italicus amarcord

Oggi sono proiettato nel passato.
La mia giornata ha avuto come sottofondo incessante “Primavera 99” dei Mach5. Ultimamente sto provando, senza troppo successo in realtà, a trasformare in formato multimediale i vecchi demotape che ho in casa. Riascoltarli è come aprire un vecchio album di fotografie. Mille ricordi tornano alla mente, ricordi di quando ero giovane. Mentalmente intendo. Le serate all’Arci di Arcore, Baffo Moretti e il divertimento facile. Senza pretese. L’altro giorno con Fabri e Fabio ci siamo messi a ricordare un po’ di personaggi dell’epoca che non vediamo da chissà quanto. Ne sono usciti nomi veramente importanti. Fabio Piercing, Ale “Niceman” Doni, Lore, il Bani, la Meggie, Sbiru e chissà quanti altri che ora non ho voglia di scrivere. Tutta gente simpatica, non amici, ma persone con cui si passava volentieri la serata in attesa del concerto delle “Gambe di Burro”, dei “Murder, We Wrote” o degli “Abbiokko”. Decisamente bei tempi.

“Lo sai che mi si è infiltrato un Marziano nel cervello e son felice perchè
Mi racconta barzellette giorno e notte e mi fa morire dal ridere.
Oh oh oiè
Adesso lo sai, perchè io rido fissando il soffitto
Adesso lo sai, con chi è che parlo guardando per aria
E’ bello avere un amico così
Io ho un marziano per amico (e tu no!)”

GAMBEdiBURRO – Marziano (BabbazBabbazBabbaz 1997)

Noia

14.41
Sono in ufficio. Niente da fare. I laboratori si ostinano a non far pervenire il materiale che mi serve per ultimare il mio lavoro. L’ultimo sollecito ha avuto come unico risultato l’ aver fatto alterare l’arrogante di turno, una di quelle dottoresse convinte di non doversi abbassare ad aiutare noi comuni impiegati perchè è troppo impegnata a salvare il mondo. Se c’è una cosa che questo lavoro mi ha insegnato è che, se mai sarò dottore, non dovrò assolutamente diventare come loro. Non credo che lo sarei stato a prescindere, perchè non è nella mia natura non rispettare il prossimo, tuttavia questa esperienza ha allontanato anche la più remota possibilità, frutto della sovrastima che un eventuale laurea può portare con se. E’ proprio vero che vivere “dall’altro lato della barricata” può aprirti gli occhi.
14.53
Il tempo non passa veramente più. Il mio capo non c’è, è malato. Anna, la collega per cui lavoro, sta poco bene e forse se ne andrà via anche lei. Io continuo a non avere nulla da fare. Due parole in ICQ con Missa riempiono a malapena 30 secondi di questo pomeriggio. La prospettiva di una partita a Spider (ovviamente livello hard) incombe. Sto diventando un mago a quel solitario.
Anna mi chiede se le vado a prendere un caffè con cioccolata alle macchinette del primo piano. Un diversivo. Accetto.
15.04
Eccomi di ritorno. Eccomi GIA’ di ritorno. Questo pomeriggio è ufficialmente buttato. Avrei potuto spenderlo studiando Fisiologia (il libro dovrebbe essermi arrivato proprio oggi), o leggendo il libro “Io Uccido…” di Faletti. L’ho iniziato sabato e sono ancora alle prime pagine. Il suo modo di scrivere non mi entusiasma, ma per il momento ci sono delle buone trovate. Mi è piaciuto molto il fatto che abbia descritto la quotidianità delle prime due vittime, prima di descriverne l’uccisione. Questo le ha rese più vicine al lettore, innescando un meccanismo di dispiacere che solitamente in queste circostanze narrative manca. Di solito le vittime, almeno le prime, sono comparse prive di qualsiasi battuta. Hanno l’unico scopo di evidenziare la presunta perfezione nell’agire del killer e quindi la loro morte non lascia strascichi emozionali nel lettore. Qui invece lo scrittore mi ci ha fatto affezionare quel tanto che basta per accendere la speranza vana che non morissero e per compiangerne la scomparsa. Scelta intelligente, a mio avviso.
Ho un sospetto su chi possa essere l’assassino. E’ probabilmente del tutto infondato e frutto della mia fantasia, visto che ho letto si e no otto dei più di sessanta capitoli del best seller, tuttavia voglio annotarmelo. Per me il colpevole è Pierrot. A farmelo sospettare sono una serie smodata di congetture, tra cui il suo nome collegato al fatto che i capitoli in cui agisce il killer siano intitolati “carnevale”. Più avanti, a fine libro, scoprirò se avevo ragione.
15.33

Paradosso: definizione.

Cos’è un paradosso?
Io l’ho capito appieno oggi.
Paradossale è tenere un diario on-line e reagire male se scopri che tuo padre lo sta leggendo. In effetti non avevo valutato questa possibilità, non pensavo potesse interessarmi. In fin dei conti molta gente, a quel che ne so, si avventura a leggere queste mie pagine e la cosa non mi da assolutamente fastidio. Anzi. Sono felice che qualcuno possa trovare interessante ciò che scrivo. Che siano i contenuti o la forma a suscitare interesse, non mi importa granchè, resta il fatto che gli avventori di questo blog sono molti di più di quel che avrei mai pensato e la cosa mi rende contento. Perchè allora agitarsi se è mio papà a leggere? Mistero. In fin dei conti non è che qui ci sia scritto nulla che i miei genitori non sanno. Ciò nonostante mi ha imbarazzato parecchio.
Sono strano.
Oggi non ho messo muso fuori casa nemmeno per un istante. Sono pigro, è risaputo, ed in giornate come questa esprimo al meglio le mie qualità. Mi sono goduto il famigerato “dolce far niente”. Almeno fino alle 20.30. Poi è iniziata la partita e, con lei, la mia sofferenza. Niente stadio per me, come preannunciato, solo la tv in costante zapping tra Diretta Stadio e QSVS (oggi più che mai “Qui Studio a Voi Stronzi”). Le unghie sono finite, mangiate tutte nei primi 10 minuti. Serve qualcosa per stemperare la tensione, distendere i nervi. L’idea è quindi di provare a scrivere. E’ difficile, però, dannatamente difficile.
Rigore per la Lazio. Gol.
“Intervento scellerato di Stam” dice Crudeli. Lodetti conferma la teoria dal bancone della trasmissione rivale. Corno ride. Melli ride. Sono sconsolato.
I minuti seguenti li ho passati scrivendo e cancellando frasi che non mi piacevano. Troppe distrazioni per elaborare pensieri in maniera apprezzabile.
L’arrovellarmi su possibili concetti fa passare totalmente in sordina l’inizio della pubblicità su Tele Lombardia. Il motivetto del Mercatone dell’Arredamento di Fizzonasco è troppo “già sentito” perchè possa attrarre la mia attenzione. La sua interruzione improvvisa ha quindi lo stesso effetto di un colpo di pistola, in camera mia. Poche frazioni di secondo con il cervello in bilico tra il possibile raddoppio laziale e l’agoniato pareggio rossonero.
Apnea.
Sheva! Pareggio.
Esultanza, legittima. Ormai voglio attendere la fine dei 90 minuti prima di pubblicare la pagina. Crudeli grida, ci crede. Io sono con lui. Dalle bocche degli esperti piovono commenti d’ogni genere. Per me è come brusio indistinto. Sento solo la voce di Tiziano. I minuti di recupero sono quattro. Il milan preme. Il tempo è poco. La speranza nei tre punti sta svanendo.
Poi, un grido.
PALO! GOOOOOOOOOOOOOOL!!!
Hernan “Valdanito” Crespo! E’ delirio puro, in studio e nella mia camera. Abbracci, baci, qualche lacrima. Dal banco della tribuna stampa occupato da Crudeli e Ielpo arrivano immagini di giubilo, forse eccessivo, ma indubbiamente sincero. Passano così gli ultimi secondi. E’ finita! Triplice fischio e tutti a casa. Ho il cuore a mille e un sorriso da paralisi.
Paradossale è anche non voler andare allo stadio e poi stare a casa in queste condizioni.

PS: Tutto ciò che ho scritto, l’ho scritto realmente in diretta durante la partita.

Buona notte.

Ho un dubbio.
Non so se su un diario si debba scrivere anche se non si ha nulla da dire. In realtà credo di si, perchè quando lo rileggerò in futuro vorrò ricordare come mai oggi non avevo nulla di cui parlare, tuttavia il dubbio resta immutato.
Per questo, di proposito, non avevo scritto fino ad ora. Un po’ perchè speravo che capitasse qualcosa che fosse degno di essere raccontato, un po’ perchè oggi pomeriggio ho deciso che avrei fatto altro.
Sarebbe stato, oltre a quello presente, l’unico momento in cui avrei potuto dedicarmi al mio Blog. Stamattina infatti, ho preferito dormire. La festa con i compagni di università di Ambra cui ho partecipato ieri sera è durata più del previsto e non me la sono sentita di alzarmi dal letto prima delle 12.30, orario limite che mi permette di mangiare e raggiungere l’ufficio in tempi leciti. Tornato dal lavoro quindi, pressappoco intorno alle 18.00, sarebbe stato il primo momento buono per sporcare la paginetta odierna con delle parole. Sarebbe però stato anche il momento buono per dedicare del tempo all’adorata Playstation, che ultimamente sto trascurando un po’.
Ha vinto l’egoismo.
Oddio, egoismo. Riflettendoci entrambe le attività sono fatte da me per mia volontà e per mio piacere personale, quindi anche scrivere sarebbe potuta essere una scelta egoista.
Forse quindi ha vinto la pigrizia.
Certo che anche pigrizia è un termine forte, visto che scrivere si è rivelato inaspettatamente un passatempo piacevole e per nulla pesante.
Ha vinto la speranza di poter trovare argomenti nel proseguo della giornata? Non credo, sono piuttosto disilluso verso le possibilità offerte da un mio “Venerdì Sera” tipo.
In conclusione, credo abbia semplicemente vinto la Playstation che ancora una volta ha sfoderato il suo incredibile charme.
Eccomi quindi alle prese prima con GTA San Andreas e dopo cena, in compagnia, con Pro Evolution Soccer 4. Discrete entrambe le prestazioni, anche se la rivalità con Simo sui campi da calcio si è conclusa in pareggio perfetto. Purtroppo anche stasera ho pagato la sindrome da Veron, sempre a segno contro il mio Milan.
E’ finita la canzone che tenevo in sottofondo, era “That I will be Good” di Alanise Morrisette. Che sia un segnale del fatto che è meglio smettere di scrivere e andare a dormire? Non so, ma credo lo interpreterò così. Giusto il tempo di predisporre lo stereo a diffondere la colonna sonora della nottata, che su due piedi direi verrà aggiudicata ai Matchbook Romance, ed indossare il pigiama.
Buona notte Manq.

Fermati un momento e cerca di ricordare: “Perchè stai camminando?”

Ieri ho passato una serata piacevole.
Ci ha fatto visita Giorgio, un cugino di mio padre (NdM: dovrebbe essere anche mio cugino, ma siccome ho sempre avuto problemi nel capire come funzionino i legami di parentela, preferisco non lasciarmi andare a supposizioni magari infondate) che abita in Sicilia. Per la precisione il paese in cui vive è Corleone. Erano un po’ di anni che non lo vedevo, l’ultima volta che le nostre strade si incrociarono è stata almeno 2 o 3 anni fa, quando fui io ad andare a trovarlo. E’ sicuramente una mente geniale. Laureato in Medicina con il massimo dei voti e specializzato in Odontoiatria, ultimamente ha preso a lavorare all’ospedale di Palermo. Neanche a farlo apposta, si è specializzato in biologia molecolare e genomica ed ha iniziato a gestire il laboratorio ospedaliero in queste pratiche scientifiche d’avanguardia. Cosa c’entrano con l’odontoiatria? Niente. Ma proprio niente di niente. Però, stando a ciò che dice lui, questa nuova frontiera della medicina l’ha appassionato enormemente. Si sa, al cuor non si comanda…
E’ stato bello parlare con lui di queste cose, poichè mi ha ricordato il perchè ai tempi scelsi di laurearmi in Biotecnologie Farmaceutiche. Ultimamente infatti avevo perso di vista le mie motivazioni originali. L’università da un po’ di tempo sta diventando una sorta di calvario, una via crucis in cui ogni esame fa da stazione. Non che io stia marciando male, do sempre i miei esami con regolarità e i voti sono quelli di sempre, però fatico a vedere la luce in fondo al tunnel.
Dialogare con Giorgio di farmacologia, diagnosi e cose del genere mi ha riportato alla mente quello che esami e professori mi stavano facendo dimenticare.
Il “perchè”.
Ora non dico di essere tornato motivato o entusiasta, non è così, però la speranza non è più di finire prima possibile per poter dire “E’ finita!”, ma di finire prima possibile per poter dire “Si comincia!”.
Giorgio si è fermato per la notte e gli abbiamo offerto il mio letto. Pur non disdegnando l’opzione “Dormi in macchina” che i miei avevano premurosamente concepito per sistemarmi, ho deciso di farmi ospitare da Aui*. Arrivato da lui dopo cena (appena dopo aver appreso che i ragazzi sono tornati a -5. E andiamo!!) sono stato accolto e sistemato nel letto che una volta era di sua sorella.
Come da me già messo in preventivo, prima di dedicarci all’arte del sonno i discorsi sono stati dei più vari e disparati. Molte le chicche, troppe per riscriverle tutte.
Ho dormito cinque ore.
Ringrazio la mamma di Aui per il caffè, è stato vitale.
Aui
* un vero Amico

Aria di vacanza

L’indiscussa protagonista della giornata di oggi è l’Aria di Vacanza.
Ieri sera ci siamo riuniti per programmare le nostre ferie estive, come succede settimanalmente da un po’ di tempo a questa parte. Finalmente la meta è decisa. Saranno Scozia ed Irlanda ad ospitarci nel caldo mese di Agosto.
Sono entusiasta.
La destinazione è senza dubbio di mio gradimento, per tantissimi motivi. Soprattutto per quanto riguarda la Scozia. La mia passione per quella tipologia di paesaggi è nota a chi mi conosce, esattamente come la mia grande mania per i castelli.
Quando ero piccolo mi piaceva un sacco visitarli. Non appena vi entravo mi catapultavo con la mente in pieno medioevo e rivivevo per gioco le fantastiche gesta dei cavalieri, come fossi anche io uno di loro. Mi bastava sbirciare da una delle feritoie per immaginare scenari d’assedio e battaglie campali. Era divertentissimo. Come stereotipo di ambientazione storica, l’unica capace di appaiarsi, nella mia hit parade personale, a quella medioevale è quella caraibica in cui scorazzavano pirati e bucanieri.
Probabilmente tutto questo è dovuto alla dipendenza da Lego che mi ha colpito in età infantile.
Era forte il Lego.
Tornando sull’argomento centrale, l’idea di base prevede 18 giorni di cui 10 trascorsi in Scozia e 8 in Irlanda. Personalmente dell’Irlanda mi attira soprattutto l’aspetto alimentare/degustativo. Guinnes, Kilkenny, Harp e Irish Coffee finalmente si presenteranno alle mie papille gustative con il loro reale sapore, non più schiave dei meccanismi di importazione.
L’unico lato “negativo”, che poi così negativo non è, di questo itinerario sono i quattro voli che dovrò affrontare: Milano-Glasgow; Glasgow-Dublino; Dublino-Londra e Londra-Milano.
Io non ho mai volato.
Mai.
Ne ho veramente una paura assoluta.
La mia fobia non è influenzata tanto dall’aspetto “malessere fisico”, perchè non è li la questione. Il mio problema è lo stato di assoluta impotenza che caratterizza un passeggero d’aereo. Per me è già molto difficile stare in una macchina in cui non guido io senza diventare insopportabilmente pesante per chi la conduce. Quando non dico nulla è solo perchè mi trattengo. La realtà è che io non sarei tranquillo nemmeno se fossi seduto al fianco di Shumacher.
Patetico, lo so, ma è così.
Per questo, siccome a quanto ne so non sono in grado di volare autonomamente in caso l’aereo avesse problemi, l’idea di consegnarmi in questo modo al destino mi fa rabbrividire.
Meglio non pensarci. Meglio guardare altre foto sulla Scozia e tornare a progettare itinerari da percorrere col Golf 2000 GTI che Missa vuole noleggiare a Glasgow. In fin dei conti, la possibilità di poter vedere dal vivo un paesaggio come questo* è una motivazione sufficiente ad allontanare dubbi e paure. Di fronte ad un paesaggio così, credo che potremmo anche piangere.

 Primo assaggio della Scozia

* Foto presa dalla rete mentre mi documentavo sugli itinerari possibili.

Untitled

Oggi ho fatto un mucchio di cose.
Perchè allora sto avendo un sacco di difficoltà nello scrivere? Non lo so. Basterebbe iniziare a raccontare di quando ho portato le foto di capodanno a sviluppare, del pomeriggio passato con Ambra alla ricerca di un paio di Vans uscite di produzione nel ’73, dell’aver finalmente prenotato il libro di Fisiologia che mi consentirà di sostenere l’esame o semplicemente dei primi tentativi di creazione del tanto agoniato Template. Sarebbe anche piuttosto semplice farlo, se ne avessi voglia.
Non ne ho.
La realtà è che oggi è stata una giornata piacevole a livello di attività svolte, ma raccontarla come tale non le renderebbe appieno giustizia. L’incipit corretto a questa pagina sarebbe indubbiamente dovuto essere questo:
Oggi, oltre ad aver fatto un mucchio di cose, è stata la classica giornata introspettiva.
Non essere dovuto andare al lavoro e non avere alcun impegno impellente mi hanno permesso di dedicare la giornata a me, di fermarmi un momento a riflettere. Come al solito è bastato tenere spenta la televisione, chiudere la porta di camera mia ed accendere lo stereo ad un volume sufficientemente alto da isolarmi dal mondo. Luce spenta, occhi chiusi e canto libero/liberatorio.
Le tracce che si susseguono, diffuse dalle mie casse, sono tra le più eterogenee. Non scelgo mai un unico gruppo quando voglio creare questo tipo di atmosfera, non mi piace auto condizionarmi. Meglio lasciare che sia la funzione “random” del lettore a farlo.
Così, dopo un oretta buona, mi sono ritrovato in uno stato di incapacità totale di descrivere le mie emozioni. Incapacità che persiste tutt’ora.
Probabilmente è la stanchezza, domani passerà.
Vorrei gridare.