{"id":19,"date":"2005-02-07T14:41:50","date_gmt":"2005-02-07T12:41:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.manq.it\/wordpress\/?p=19"},"modified":"2007-09-14T20:55:36","modified_gmt":"2007-09-14T18:55:36","slug":"noia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.manq.it\/index.php\/2005\/02\/07\/noia\/","title":{"rendered":"Noia"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">14.41<br \/>\nSono in ufficio. Niente da fare. I laboratori si ostinano a non far pervenire il materiale che mi serve per ultimare il mio lavoro. L&#8217;ultimo sollecito ha avuto come unico risultato l&#8217; aver fatto alterare l&#8217;arrogante di turno, una di quelle dottoresse convinte di non doversi abbassare ad aiutare noi comuni impiegati perch\u00e8 \u00e8 troppo impegnata a salvare il mondo. Se c&#8217;\u00e8 una cosa che questo lavoro mi ha insegnato \u00e8 che, se mai sar\u00f2 dottore, non dovr\u00f2 assolutamente diventare come loro. Non credo che lo sarei stato a prescindere, perch\u00e8 non \u00e8 nella mia natura non rispettare il prossimo, tuttavia questa esperienza ha allontanato anche la pi\u00f9 remota possibilit\u00e0, frutto della sovrastima che un eventuale laurea pu\u00f2 portare con se. E&#8217; proprio vero che vivere &#8220;dall&#8217;altro lato della barricata&#8221; pu\u00f2 aprirti gli occhi.<br \/>\n14.53<br \/>\nIl tempo non passa veramente pi\u00f9. Il mio capo non c&#8217;\u00e8, \u00e8 malato. Anna, la collega per cui lavoro, sta poco bene e forse se ne andr\u00e0 via anche lei. Io continuo a non avere nulla da fare. Due parole in ICQ con Missa riempiono a malapena 30 secondi di questo pomeriggio. La prospettiva di una partita a Spider (ovviamente livello hard) incombe. Sto diventando un mago a quel solitario.<br \/>\nAnna mi chiede se le vado a prendere un caff\u00e8 con cioccolata alle macchinette del primo piano. Un diversivo. Accetto.<br \/>\n15.04<br \/>\nEccomi di ritorno. Eccomi <strong>GIA&#8217;<\/strong> di ritorno. Questo pomeriggio \u00e8 ufficialmente buttato. Avrei potuto spenderlo studiando Fisiologia (il libro dovrebbe essermi arrivato proprio oggi), o leggendo il libro &#8220;Io Uccido&#8230;&#8221; di Faletti. L&#8217;ho iniziato sabato e sono ancora alle prime pagine. Il suo modo di scrivere non mi entusiasma, ma per il momento ci sono delle buone trovate. Mi \u00e8 piaciuto molto il fatto che abbia descritto la quotidianit\u00e0 delle prime due vittime, prima di descriverne l&#8217;uccisione. Questo le ha rese pi\u00f9 vicine al lettore, innescando un meccanismo di dispiacere che solitamente in queste circostanze narrative manca. Di solito le vittime, almeno le prime, sono comparse prive di qualsiasi battuta. Hanno l&#8217;unico scopo di evidenziare la presunta perfezione nell&#8217;agire del killer e quindi la loro morte non lascia strascichi emozionali nel lettore. Qui invece lo scrittore mi ci ha fatto affezionare quel tanto che basta per accendere la speranza vana che non morissero e per compiangerne la scomparsa. Scelta intelligente, a mio avviso.<br \/>\nHo un sospetto su chi possa essere l&#8217;assassino. E&#8217; probabilmente del tutto infondato e frutto della mia fantasia, visto che ho letto si e no otto dei pi\u00f9 di sessanta capitoli del best seller, tuttavia voglio annotarmelo. Per me il colpevole \u00e8 <strong>Pierrot<\/strong>. A farmelo sospettare sono una serie smodata di congetture, tra cui il suo nome collegato al fatto che i capitoli in cui agisce il killer siano intitolati &#8220;carnevale&#8221;. Pi\u00f9 avanti, a fine libro, scoprir\u00f2 se avevo ragione.<br \/>\n15.33<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>14.41 Sono in ufficio. Niente da fare. I laboratori si ostinano a non far pervenire il materiale che mi serve per ultimare il mio lavoro. 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