{"id":258,"date":"2006-09-26T20:27:36","date_gmt":"2006-09-26T18:27:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.manq.it\/wordpress\/?p=258"},"modified":"2007-10-28T04:40:48","modified_gmt":"2007-10-28T02:40:48","slug":"e-ora-di-aprire-gli-occhi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.manq.it\/index.php\/2006\/09\/26\/e-ora-di-aprire-gli-occhi\/","title":{"rendered":"E&#8217; ora di aprire gli occhi"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">Non volendo appesantire troppo il post e non ritenendo necessaria una sola parola in pi\u00f9 rispetto a quanto leggibile in quanto segue, mi limito a citare il testo integrale della lettera che P. Welby ha scritto giorni fa al Presidente della Repubblica.<br \/>\nVoglio anche rendere disponibile la <a href=\"http:\/\/www.lucacoscioni.it\/rb\/welby_sottotitoli1.rm\">versione video<\/a> di tale scritto, forse ancora pi\u00f9 funzionale al messaggio che Welby sta cercando di lanciare.<\/p>\n<p align=\"justify\"><em>&#8220;Caro Presidente,<br \/>\nscrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo anche a quei cittadini che avranno la possibilit\u00e0 di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non \u00e8 di disperazione, ma carico di speranza umana e civile per questo nostro Paese.<br \/>\nFino a due mesi e mezzo fa la mia vita era s\u00ec segnata da difficolt\u00e0 non indifferenti, ma almeno per qualche ora del giorno potevo, con l\u2019ausilio del mio computer, scrivere, leggere, fare delle ricerche, incontrare gli amici su internet. Ora sono come sprofondato in un baratro da dove non trovo uscita.<br \/>\nLa giornata inizia con l\u2019allarme del ventilatore polmonare mentre viene cambiato il filtro umidificatore e il catheter mounth, trascorre con il sottofondo della radio, tra frequenti aspirazioni delle secrezioni tracheali, monitoraggio dei parametri ossimetrici, pulizie personali, medicazioni, bevute di pulmocare. Una volta mi alzavo al pi\u00f9 tardi alle dieci e mi mettevo a scrivere sul pc. Ora la mia patologia, la distrofia muscolare, si \u00e8 talmente aggravata da non consentirmi di compiere movimenti, il mio equilibrio fisico \u00e8 diventato molto precario. A mezzogiorno con l\u2019aiuto di mia moglie e di un assistente mi alzo, ma sempre pi\u00f9 spesso riesco a malapena a star seduto senza aprire il computer perch\u00e8 sento una stanchezza mortale. Mi costringo sulla sedia per assumere almeno per un\u2019ora una posizione differente di quella supina a letto. Tornato a letto, a volte, mi assopisco, ma mi risveglio spaventato, sudato e pi\u00f9 stanco di prima. Allora faccio accendere la radio, ma la ascolto distrattamente. Non riesco a concentrarmi perch\u00e9 penso sempre a come mettere fine a questa vita. Verso le sei faccio un altro sforzo a mettermi seduto, con l\u2019aiuto di mia moglie Mina e mio nipote Simone. Ogni giorno vado peggio, sempre pi\u00f9 debole e stanco. Dopo circa un\u2019ora mi accompagnano a letto. Guardo la tv, aspettando che arrivi l\u2019ora della compressa del Tavor per addormentarmi e non sentire pi\u00f9 nulla e nella speranza di non svegliarmi la mattina.<br \/>\nIo amo la vita, Presidente. Vita \u00e8 la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita \u00e8 anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l\u2019amico che ti delude. Io non sono n\u00e9 un malinconico n\u00e9 un maniaco depresso \u2013 morire mi fa orrore, purtroppo ci\u00f2 che mi \u00e8 rimasto non \u00e8 pi\u00f9 vita \u2013 \u00e8 solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non \u00e8 pi\u00f9 mio &#8230; \u00e8 l\u00ec, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c\u2019\u00e8 piet\u00e0.<br \/>\nStar\u00e0 pensando, Presidente, che sto invocando per me una \u201cmorte dignitosa\u201d. No, non si tratta di questo. E non parlo solo della mia, di morte.<br \/>\nLa morte non pu\u00f2 essere \u201cdignitosa\u201d; dignitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita, in special modo quando si va affievolendo a causa della vecchiaia o delle malattie incurabili e inguaribili. La morte \u00e8 altro. Definire la morte per eutanasia \u201cdignitosa\u201d \u00e8 un modo di negare la tragicit\u00e0 del morire. \u00c8 un continuare a muoversi nel solco dell\u2019occultamento o del travisamento della morte che, scacciata dalle case, nascosta da un paravento negli ospedali, negletta nella solitudine dei gerontocomi, appare essere ci\u00f2 che non \u00e8. Cos\u2019\u00e8 la morte? La morte \u00e8 una condizione indispensabile per la vita. Ha scritto Eschilo: \u201cOstico, lottare. Sfacelo m&#8217;assale, gonfia fiumana. Oceano cieco, pozzo nero di pena m&#8217;accerchia senza spiragli. Non esiste approdo\u201d.<br \/>\nL\u2019approdo esiste, ma l\u2019eutanasia non \u00e8 \u201cmorte dignitosa\u201d, ma morte opportuna, nelle parole dell\u2019uomo di fede Jacques Pohier. Opportuno \u00e8 ci\u00f2 che \u201cspinge verso il porto\u201d; per Plutarco, la morte dei giovani \u00e8 un naufragio, quella dei vecchi un approdare al porto e Leopardi la definisce il solo \u201cluogo\u201d dove \u00e8 possibile un riposo, non lieto, ma sicuro.<br \/>\nIn Italia, l\u2019eutanasia \u00e8 reato, ma ci\u00f2 non vuol dire che non \u201cesista\u201d: vi sono richieste di eutanasia che non vengono accolte per il timore dei medici di essere sottoposti a giudizio penale e viceversa, possono venir praticati atti eutanasici senza il consenso informato di pazienti coscienti. Per esaudire la richiesta di eutanasia, alcuni paesi europei, Olanda, Belgio, hanno introdotto delle procedure che consentono al paziente \u201cterminale\u201d che ne faccia richiesta di programmare con il medico il percorso di \u201capprodo\u201d alla morte opportuna.<br \/>\nUna legge sull\u2019eutanasia non \u00e8 pi\u00f9 la richiesta incomprensibile di pochi eccentrici. Anche in Italia, i disegni di legge depositati nella scorsa legislatura erano gi\u00e0 quattro o cinque. L\u2019associazione degli anestesisti, pur con molta cautela, ha chiesto una legge pi\u00f9 chiara; il recente pronunciamento dello scaduto (e non ancora rinnovato) Comitato Nazionale per la bioetica sulle Direttive Anticipate di Trattamento ha messo in luce l\u2019impossibilit\u00e0 di escludere ogni eventualit\u00e0 eutanasica nel caso in cui il medico si attenga alle disposizioni anticipate redatte dai pazienti. Anche nella diga opposta dalla Chiesa si stanno aprendo alcune falle che, pur restando nell\u2019alveo della tradizione, permettono di intervenire pesantemente con le cure palliative e di non intervenire con terapie sproporzionate che non portino benefici concreti al paziente. L\u2019opinione pubblica \u00e8 sempre pi\u00f9 cosciente dei rischi insiti nel lasciare al medico ogni decisione sulle terapie da praticare. Molti hanno assistito un famigliare, un amico o un congiunto durante una malattia incurabile e altamente invalidante ed hanno maturato la decisione di, se fosse capitato a loro, non percorrere fino in fondo la stessa strada. Altri hanno assistito alla tragedia di una persona in stato vegetativo persistente.<br \/>\nQuando affrontiamo le tematiche legate al termine della vita, non ci si trova in presenza di uno scontro tra chi \u00e8 a favore della vita e chi \u00e8 a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire. Chi condivide, con amore, il percorso obbligato che la malattia impone alla persona amata, desidera la sua guarigione. I medici, resi impotenti da patologie finora inguaribili, sperano nel miracolo laico della ricerca scientifica. Tra desideri e speranze, il tempo scorre inesorabile e, con il passare del tempo, le speranze si affievoliscono e il desiderio di guarigione diventa desiderio di abbreviare un percorso di disperazione, prima che arrivi a quel termine naturale che le tecniche di rianimazione e i macchinari che supportano o simulano le funzioni vitali riescono a spostare sempre pi\u00f9 in avanti nel tempo. Per il modo in cui le nostre possibilit\u00e0 tecniche ci mantengono in vita, verr\u00e0 un giorno che dai centri di rianimazione usciranno schiere di morti-viventi che finiranno a vegetare per anni. Noi tutti probabilmente dobbiamo continuamente imparare che morire \u00e8 anche un processo di apprendimento, e non \u00e8 solo il cadere in uno stato di incoscienza.<br \/>\n<strong>Sua Santit\u00e0, Benedetto XVI, ha detto che \u201cdi fronte alla pretesa, che spesso affiora, di eliminare la sofferenza, ricorrendo perfino all&#8217;eutanasia, occorre ribadire la dignit\u00e0 inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale\u201d. Ma che cosa c\u2019\u00e8 di \u201cnaturale\u201d in una sala di rianimazione? Che cosa c\u2019\u00e8 di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c\u2019\u00e8 di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l\u2019aria nei polmoni? Che cosa c\u2019\u00e8 di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l\u2019ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata?<\/strong> Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole, ma non credo che per le stesse ragioni si possa \u201cgiocare\u201d con la vita e il dolore altrui.<br \/>\nQuando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente \u2018biologica\u2019 \u2013 io credo che questa sua volont\u00e0 debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico.<br \/>\nSono consapevole, Signor Presidente, di averle parlato anche, attraverso il mio corpo malato, di politica e di obiettivi necessariamente affidati al libero dibattito parlamentare e non certo a un Suo intervento o pronunciamento nel merito. Quello che per\u00f2 mi permetto di raccomandarle \u00e8 la difesa del diritto di ciascuno e di tutti i cittadini di conoscere le proposte, le ragioni, le storie, le volont\u00e0 e le vite che, come la mia, sono investite da questo confronto.<br \/>\nIl sogno di Luca Coscioni era quello di liberare la ricerca e dar voce, in tutti i sensi, ai malati. Il suo sogno \u00e8 stato interrotto e solo dopo che \u00e8 stato interrotto \u00e8 stato conosciuto. Ora siamo noi a dover sognare anche per lui.<br \/>\nIl mio sogno, anche come co-Presidente dell\u2019Associazione che porta il nome di Luca, la mia volont\u00e0, la mia richiesta, che voglio porre in ogni sede, a partire da quelle politiche e giudiziarie \u00e8 oggi nella mia mente pi\u00f9 chiaro e preciso che mai: poter ottenere l\u2019eutanasia. Vorrei che anche ai cittadini italiani sia data la stessa opportunit\u00e0 che \u00e8 concessa ai cittadini svizzeri, belgi, olandesi. &#8220;<\/em><\/p>\n<p><em><\/p>\n<p align=\"right\">Piergiorgio Welby<\/p>\n<p><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non volendo appesantire troppo il post e non ritenendo necessaria una sola parola in pi\u00f9 rispetto a quanto leggibile in quanto segue, mi limito a citare il testo integrale della lettera che P. Welby ha scritto giorni fa al Presidente della Repubblica. 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