{"id":3235,"date":"2019-01-04T12:38:26","date_gmt":"2019-01-04T11:38:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.manq.it\/?p=3235"},"modified":"2019-01-04T12:38:26","modified_gmt":"2019-01-04T11:38:26","slug":"38-minuti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.manq.it\/index.php\/2019\/01\/04\/38-minuti\/","title":{"rendered":"38 Minuti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>2:11 p.m.<\/strong><br \/>\n<\/em>Il magazzino \u00e8 piccolo e abbastanza incasinato.<br \/>\nPacchi di vecchie brochure e rimasugli di chiss\u00e0 quali attivit\u00e0 promozionali si contendono lo spazio sugli scaffali arrugginiti. I cartoni riportano scritte in diversi colori e diverse calligrafie, che a conti fatti sono l\u2019unico indizio che permetta di risalire a quando sono stati abbandonati qui. Molte appartengono a persone che hanno lasciato l&#8217;azienda.<br \/>\nNon ci sono finestre. Oltre alla porta blindata da cui si accede al locale c\u2019\u00e8 solo un piccolo lucernario 30&#215;80 cm, in alto sulla parete di sinistra. Il vetro \u00e8 sporco ed incrostato ed \u00e8 impossibile capire se affacci all&#8217;esterno o su una qualche intercapedine tra le fondamenta del palazzo. L&#8217;unica cosa sicura \u00e8 che da l\u00ec non filtra alcuna luce, l&#8217;illuminazione \u00e8 tutta a carico di una lampada alogena che pende dal centro del soffitto.<br \/>\nIn azienda chiamano questo posto ARCHIVIO con la stessa seriet\u00e0 con cui definiscono \u201c<em>Food &amp; Beverage Manager<\/em>\u201d il ragazzo che rifornisce i distributori automatici. \u00c8 probabile che alle risorse umane abbiano fatto uno studio per identificare la denominazione che allontanasse maggiormente dalla testa del dipendente l&#8217;idea di muffa alle pareti.<br \/>\nNella stanza per\u00f2 c\u2019\u00e8 odore di umido. Entrandoci per qualche minuto ad \u201carchiviare\u201d l&#8217;ennesimo pacco di carta sprecata non ci si farebbe caso, eppure c\u2019\u00e8 ed \u00e8 piuttosto pesante.<br \/>\nQuattro minuti fa la radio ha troncato di netto un pezzo di Dua Lipa per trasmettere il messaggio di una voce metallica che recitava pi\u00f9 o meno cos\u00ec:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLA CITT\u00c0 \u00c8 BERSAGLIO DI UN IMMINENTE ATTACCO MISSILISTICO. METTETEVI AL RIPARO. QUESTA NON E UN\u2019ESERCITAZIONE.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sono voluti duecentoquaranta secondi perch\u00e9 Meg uscisse dall&#8217;ufficio, facesse tre piani di scale e si infilasse dentro al magazzino. Ci ha trovato Nic.<br \/>\nLui \u00e8 rannicchiato in un angolo. Sta piangendo. Trema.<br \/>\nLei \u00e8 seduta a pochi centimetri dalla porta, con la schiena appoggiata ad uno scaffale e le gambe stese di fronte a lei. In questo momento, non riesce a pensare ad altro che a questo terribile puzzo di umido.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>2:17 p.m.<br \/>\n<\/em><\/strong>&#8211; Sar\u00e0 passata?<br \/>\n&#8211; E io cosa cazzo ne so&#8230;<br \/>\nNic ha appena alzato la testa dalle gambe. \u00c8 riuscito a calmare un pochino i nervi perch\u00e9, in cuor suo, se qualcosa sarebbe dovuto succedere sarebbe gi\u00e0 successo. Quanto pu\u00f2 impiegare un missile ad arrivare al bersaglio? Ormai sono in archivio da un\u2019infinit\u00e0 e non gli sembra di aver sentito nulla che potesse far pensare all&#8217;impatto. Nessun botto, nessuna scossa. Nel tentativo di razionalizzare si \u00e8 trovato a mettere insieme nella testa tutte le possibili nozioni sulle armi nucleari di cui \u00e8 a conoscenza, ma la cosa pi\u00f9 che calmarlo lo stava gettando nuovamente nel panico, cos\u00ec ha deciso di staccare la fronte dalle ginocchia e parlare con Meg. Una semplice domanda. Un\u2019implicita richiesta di conferma per distendere i nervi. Perch\u00e9 doveva essere sempre cos\u00ec stronza?<br \/>\n&#8211; Intendo che ormai sar\u00e0 passata. Siamo qui da un sacco di tempo.<br \/>\n&#8211; Siamo qui da neanche dieci minuti.<br \/>\n&#8211; Solo?<br \/>\n&#8211; Solo.<br \/>\nNic sa di aver lasciato l\u2019iPhone sulla scrivania, ma ha l\u2019orologio. Non \u00e8 pi\u00f9 abituato ad usarlo per controllare l\u2019ora e quindi fino a quel momento non ci aveva pensato. Adesso per\u00f2 lo guarda.<br \/>\n&#8211; Quanto dici che ci vorr\u00e0?<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9 non esci a controllare?<br \/>\nMaledetta stronza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>2:19 p.m.<br \/>\n<\/em><\/strong>Meg ha con s\u00e9 il suo cellulare e guarda il display. L\u2019indicatore dice che l\u00ec sotto non c\u2019\u00e8 segnale e lei ha smesso di provare a smentirlo. Quando la radio ha passato il messaggio l\u2019unica cosa che ricorda di aver fatto \u00e8 chiamare casa. Non sa come sia uscita dall&#8217;ufficio n\u00e9 come sia arrivata in magazzino. Ricorda solo il maledetto \u201cbip\u201d della chiamata che cade. Una, cinque, dieci volte. Le bestemmie a denti stretti, il groppo in gola e quel continuo \u201cbip\u201d. Nel momento in cui tutta la citt\u00e0 stava telefonando, prendere la linea sarebbe stato meno probabile che vincere la lotteria, eppure non riusciva a smettere di provarci, ancora e ancora.<br \/>\nSua figlia oggi non aveva lezione. Abitano fuori citt\u00e0, seppur non di molto, e in teoria dovrebbe essere al sicuro. Il missile che sta arrivando per\u00f2 potrebbe essere farcito con chiss\u00e0 quale soluzione all&#8217;avanguardia per la distruzione di massa. Magari \u00e8 una bomba atomica, magari un\u2019arma chimica o batteriologica.<br \/>\nMeg si ritrova a sperare sia una cosa che li ammazzi sul colpo. Pi\u00f9 ci pensa e pi\u00f9 capisce che la chiamata che ha tanto desiderato di poter fare non era per mettere in guardia la sua bambina, n\u00e9 per assicurarsi fosse al sicuro.<br \/>\nMeg capisce di non voler morire senza sentire la sua voce un\u2019ultima volta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>2:27 p.m.<\/strong><br \/>\n<\/em>Nic ora gira per il magazzino e rovista tra gli scatoloni. Non sa cosa sta cercando, ma farlo lo aiuta a tenere impegnata la testa. Trova un sacco di vecchio materiale pubblicitario destinato a fiere e convegni, risme di carta intestata con indirizzi di sedi precedenti, buste, faldoni con ricevute di acquisti fatti prima del <em>millennium bug<\/em>.<br \/>\nL\u2019azienda tiene uno storico di tutto \u2013 pensa Nic &#8211; &nbsp;ed \u00e8 una buona cosa, ma forse il modo in cui il materiale viene accumulato si potrebbe ripensare. Un archivio dovrebbe avere una catalogazione pi\u00f9 precisa e dettagliata, dei rimandi univoci, sigle ed etichette ben leggibili.<br \/>\nNic saprebbe come fare a gestire il tutto, \u00e8 una persona precisa e meticolosa e ha le competenze gestionali per poterlo fare. La <em>job description<\/em> a cui sta pensando \u00e8 \u201c<em>Records &amp; File Manager<\/em>\u201d ed \u00e8 un mezzo sorriso quello che si apre sul suo volto prima che il cervello collochi questa sua aspirazione dove dovrebbe stare: nel futuro.<br \/>\nNic ricorda che potrebbe non avere un futuro.<br \/>\nSta per sfogare la nuova ondata di panico in un grido quando Meg gli parla.<br \/>\n&#8211; Si pu\u00f2 sapere cosa stai cercando?<br \/>\n&#8211; Ricordi quella fiera di tre anni fa a Londra?<br \/>\n&#8211; S\u00ec, perch\u00e9?<br \/>\n&#8211; Forse \u00e8 rimasto qualche gadget. Avevamo fatto <em>brandizzare<\/em>\u2026<br \/>\n&#8211; LE RADIO! Cazzo, aspetta che ti aiuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>2:33 p.m.<br \/>\n<\/em><\/strong>Scatoloni, borse di plastica, persino qualche sacco nero di quelli usati per il pattume. Su quegli scaffali c\u2019\u00e8 un mondo, reperti attraverso cui gli archeologi potrebbero ricostruire la storia dell\u2019azienda anche tra migliaia di anni. Meg per\u00f2 non vede alcun motivo per cui, tra mille anni, a qualcuno dovrebbe fregare qualcosa dell\u2019azienda.<br \/>\nLei e Nic si sono divisi le pareti, in modo da lavorare in maniera indipendente. Una sua idea, ovviamente. Ora Meg ha coperto circa met\u00e0 della sua area di competenza senza trovare nulla di utile. Con il passare degli scatoloni, la spinta data dall&#8217;euforia iniziale si \u00e8 via via affievolita lasciando spazio al dubbio di stare sprecando del tempo. Posto che sia rimasta qualcuna di quelle orrende radioline verdastre e posto che loro riescano a trovarle, inizia a credere non se ne faranno un bel nulla dentro una stanza in cui non prendono nemmeno i cellulari.<br \/>\n&#8211; Mi dici perch\u00e9 mi odi tanto?<br \/>\nMeg si volta a guardare Nic e lo trova concentrato nella ricerca. E\u2019 probabile le abbia fatto quella domanda senza neanche voltarsi a guardarla in faccia. Cristo, se chiedi a qualcuno perch\u00e9 ti odia, il minimo \u00e8 guardarlo negli occhi. Devi essere pronto alla risposta, poterla sostenere. L\u2019istinto le ha gi\u00e0 portato alle labbra l\u2019ennesima replica tagliente, uno dei tanti vaffanculo che ogni mattina si infila in faretra prima di varcare la porta dell\u2019ufficio. Eppure si ferma. Respira.<br \/>\n&#8211; Io non ti odio. Nemmeno ti conosco.<br \/>\n&#8211; Non mi saluti mai. La mattina mi capita di incrociarti per l\u2019ufficio e dirti \u201cbuongiorno\u201d, ma tu non rispondi. Nemmeno un cenno. Quest\u2019anno ti ho persino inserita tra i miei <em>SMART Goals<\/em>\u2026<br \/>\n&#8211; Ges\u00f9\u2026 ora s\u00ec che ti odio.<br \/>\n&#8211; Scusa?<br \/>\n&#8211; Senti Nic, io non so nemmeno chi sei o in che reparto lavori. So come ti chiami per via del cartellino che porti appeso al taschino. Questo posto \u00e8 diventato un andirivieni di volti, non esiste pi\u00f9 un orario di lavoro, un proprio ufficio. Ognuno si presenta all&#8217;ora che vuole e fa il suo, sedendosi nella prima scrivania che trova libera. Comunichiamo tra noi tramite email, Cristo santo, e magari siamo a due sedie di distanza. Non ti saluto come non saluto le persone che incrocio in metropolitana per venire qui.<br \/>\n&#8211; Beh, nemmeno ci provi per\u00f2.<br \/>\n&#8211; Non provo a fare cosa?<br \/>\n&#8211; Ad instaurare dei rapporti.<br \/>\nMeg si pente di non averlo mandato affanculo. Tra tutti gli idioti che popolano questo posto doveva capitarle proprio Mr. Spirito Aziendale per la convivenza forzata dei suoi ultimi momenti di vita. Uno che discute i propri obbiettivi personali con l\u2019ufficio risorse umane, uno che fa amicizia perch\u00e9 glielo chiede il capo, o peggio, perch\u00e9 lo reputa parte delle sue mansioni.<br \/>\nDi colpo sente di essere sul punto di crollare, abbandonarsi alla disperazione le sembra l\u2019unica cosa che resti da fare.<br \/>\n&#8211; ECCOLE!<br \/>\nIl grido di esultanza di Nic la trattiene sull&#8217;orlo del buco nero in cui la sua mente stava per precipitare. Meg si fionda da lui e senza rendersene nemmeno conto gli strappa di mano quella piccola radio. Allunga l\u2019antenna, poi ruota la manopola del volume che fa anche da interruttore. Un click, seguito dal classico rumore bianco dell\u2019assenza di segnale. Merda.<br \/>\nBrandendo la radio come farebbe un rabdomante inizia a girare per lo stanzino in cerca di una trasmissione, anche minima, anche distorta. La sua attenzione ad ogni percettibile variazione di suono \u00e8 massima.<br \/>\nCi vuole qualche secondo, forse qualche minuto, poi accade:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cBZZZ\u2026SAGLIO DI UN IMMINENTE ATTACCO MISSILISTICO. METTETEVI AL RIPARO. QUESTA NON E UN\u2019ESERCITAZIONE. ATTENZIONE!\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>2:39 p.m.<br \/>\n<\/em><\/strong>La radio ripete ininterrottamente lo stesso messaggio, in <em>loop<\/em>.<br \/>\nNic era convinto non avrebbe mai pi\u00f9 sentito quell&#8217;allarme. Era sicuro che, se fossero riusciti ad intercettare una qualche trasmissione, sarebbe stata di buone notizie.<br \/>\nE\u2019 per questo che ora sta di nuovo piangendo, rannicchiato in un angolo dell\u2019archivio. A differenza di prima anche Meg ora \u00e8 in lacrime, ma questo Nic non lo sa. Potrebbe essere solo o in mezzo a mille persone in questo momento, non farebbe alcuna differenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>2:41 p.m.<\/strong><br \/>\n<\/em>La stanza sembra avvolta dal silenzio. La radio continua a sputare lo stesso avviso letto dalla stessa voce metallica, ma ormai \u00e8 un sottofondo indistinto che il cervello di Meg non registra nemmeno pi\u00f9. Osserva Nic, ha lo sguardo fisso avanti a s\u00e9 e si dondola leggermente avanti ed indietro con il busto. Gli occhi sono rossi, ma probabilmente le lacrime sono finite. Finiscono per tutti, ad un certo punto.<br \/>\n&#8211; Ehi Nic, scusa se ho fatto la stronza.<br \/>\nNic non risponde.<br \/>\n&#8211; Andr\u00e0 bene \u2013 insiste lei \u2013 Vedrai che andr\u00e0 tutto bene.<br \/>\n&#8211; Sai a cosa stavo pensando?<br \/>\n&#8211; No.<br \/>\n&#8211; Mi capitava spesso di immaginare il mio funerale. Hai presente? Ti chiedi \u201ccome sarebbe se morissi domani?\u201d e cominci a fantasticare. Inizi a proiettare le immagini nella testa, come se guardassi con gli occhi del tuo fantasma che assiste all&#8217;evento senza poter intervenire. Parti dalla musica che vorresti risuonasse lungo il corteo e arrivi alle persone che ci saranno, quelle che non ci saranno, quelle che verranno anche se di te non gli \u00e8 mai importato\u2026<br \/>\n&#8211; Cristo, ti ho detto che mi dispiace ok?<br \/>\n&#8211; No, aspetta. Lasciami finire, non dicevo per quello. Stavo pensando a quanto sia assurdo l\u2019aver immaginato tantissime volte i dettagli del mio funerale e poi morire in questo modo, in un attacco nucleare che spazzer\u00e0 via tutto. Niente superstiti a piangere per noi, nessuno rimasto a sentire la nostra mancanza. Nessun funerale.<br \/>\n&#8211; Nic piantala, porca puttana. Noi non moriremo!<br \/>\nDio, quanto vorrebbe esserne sicura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>2:45 p.m.<\/strong><br \/>\n<\/em>Sono passati trentotto minuti da quando \u00e8 stato dato l\u2019allarme e questa volta \u00e8 il messaggio della voce metallica ad essere troncato brutalmente.<br \/>\nDalla radio esce un fischio.<br \/>\nNic chiude gli occhi, si raggomitola ancora pi\u00f9 stretto in terra ed inizia a pregare.<br \/>\nAnche Meg chiude gli occhi, nella testa l\u2019unica immagine \u00e8 il volto della figlia.<br \/>\n\u00c8 una frazione di secondo, eterna, poi la voce metallica scandisce un nuovo messaggio:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cATTENZIONE. NON C&#8217;\u00c8 ALCUN ATTACCO MISSILISTICO IN CORSO. SI \u00c8 TRATTATO DI UN ERRORE. RIPETO. NON C&#8217;\u00c8 ALCUN ATTACCO MISSILISTICO IN CORSO.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nic abbraccia Meg con tutte le sue forze e Meg ricambia l&#8217;abbraccio con lo stesso vigore. Si tengono stretti per quello che ad entrambi sembra tanto, tantissimo tempo e tutti e due non fanno che pensare al fatto che non sia un problema.<br \/>\nOra hanno tutto il tempo che vogliono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>2:46 p.m.<br \/>\n<\/em><\/strong>\u00c8 Meg a staccarsi per prima. Indietreggia di un passo. Guarda Nic.<br \/>\nOdia l\u2019azienda, odia il suo lavoro.<br \/>\nL\u2019aveva vista piangere.<br \/>\n&#8211; Sei licenziato.<\/p>\n<hr>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Questo racconto l&#8217;ho scritto ormai diversi mesi fa con l&#8217;idea di partecipare ad una <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/fab.cop.9\/posts\/10155981093619043\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">bella iniziativa editoriale<\/a> messa in piedi da Fabrizio.<\/em><br \/>\n<em>L&#8217;iniziativa non ha avuto il successo che speravamo, quindi questo raccontino sarebbe stato destinato a restare nel cassetto. Lo metto qui nella speranza che a qualcuno vada di leggerlo e darmi un feedback.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>2:11 p.m. Il magazzino \u00e8 piccolo e abbastanza incasinato. Pacchi di vecchie brochure e rimasugli di chiss\u00e0 quali attivit\u00e0 promozionali si contendono lo spazio sugli scaffali arrugginiti. I cartoni riportano scritte in diversi colori e diverse calligrafie, che a conti fatti sono l\u2019unico indizio che permetta di risalire a quando sono stati abbandonati qui. 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