{"id":3285,"date":"2019-03-27T19:02:38","date_gmt":"2019-03-27T18:02:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.manq.it\/?p=3285"},"modified":"2019-03-27T19:03:53","modified_gmt":"2019-03-27T18:03:53","slug":"seul","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.manq.it\/index.php\/2019\/03\/27\/seul\/","title":{"rendered":"Seul"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Ho avuto la possibilit\u00e0 di andare a Seul per lavoro e cos\u00ec mi sono preso qualche giorno in pi\u00f9 per girarmela e godermi la prima vera esperienza asiatica, che come \u00e8 facile immaginare gira tutta intorno all&#8217;annullamento della comprensione.<br \/>\nNon \u00e8 solamente questione di essere circondati da ideogrammi indistinguibili, ma proprio di fare un salto culturale cos\u00ec ampio da azzerare o quasi i punti di contatto tra chi scrive e tutto ci\u00f2 che gli stava intorno.<br \/>\nNon capisci quel che scrivono, quel che dicono, ma nemmeno quel che mangiano, come si vestono o gli interessi che hanno, anche quando pensano di imitarti.<br \/>\nSono stato 10 giorni in una sorta di realt\u00e0 aliena ed \u00e8 una cosa che nel 2019 non credevo fosse ancora possibile. La globalizzazione esiste anche in Corea del Sud, i suoi frutti sono tangibilissimi soprattutto in quartieri moderni come Gangnam, dove la via principale \u00e8 ormai identica a qualsiasi viale dello shopping mondiale: stessi brand, stessi fast food, stesse atmosfere. Nelle altre parti della citt\u00e0 per\u00f2 \u00e8 ancora possibile trovare un po&#8217; di autenticit\u00e0 e quando capita sei in un altro universo.<br \/>\nE&#8217; il paradosso dei nostri tempi: il mondo \u00e8 sempre pi\u00f9 accessibile, piccolo e facile da girare, ma sta perdendo via via le sue peculiarit\u00e0 sfumando i confini culturali e producendo un&#8217;unica, gigantesca multicultura. E&#8217; una cosa che fa riflettere, quando ci sbatti contro fuori dalla quotidianit\u00e0. Senti parlare di invasione araba perch\u00e8 nel tuo quartiere magari ha aperto un kebabbaro, ma a conti fatti \u00e8 molto pi\u00f9 devastante fare undicimila chilometri ed avere comunque a che fare con H&amp;M e Burger King.<br \/>\nSto cercando di insegnare ai miei figli l&#8217;importanza di viaggiare, ma ho paura che quando avranno l&#8217;occasione di farlo dar\u00e0 loro molto meno di quel che ha dato a me, che \u00e8 comunque altrettanto meno di quel che avrebbe potuto dare negli anni in cui alla gente come me viaggiare non era possibile.<br \/>\nCi\u00f2 non toglie che se davvero ci interessa superare il sovranismo, la cosa migliore sia far muovere il culo fuori di casa alle persone, magari imparando a confrontarsi con la realt\u00e0 in cui ci si immerge invece di viverla come un selfie safari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viaggiare per lavoro vuol dire viaggiare da soli. Magari con te ci sono dei colleghi, ma non sono mai persone con cui ti interessa stare pi\u00f9 di quanto a loro interessi stare con te, quindi c&#8217;\u00e8 questo tacito accordo per cui magari si fa anche una serata assieme, team building e menate affini, ma ad una certa a tutti sta bene salutare e farsi una dose di cazzi propri. \u00c8 un bel compromesso che quando viaggi con gli amici, ad esempio, \u00e8 pi\u00f9 difficile trovare.<br \/>\nA me viaggiare da solo piace perch\u00e9 toglie i filtri. Ci sei tu e il posto in cui sei, quindi o ti chiudi in albergo o in qualche modo prendi contatto con la realt\u00e0 che ti circonda, ci interagisci, la vivi. Senza distrazioni.<br \/>\nMagari ti metti un disco in cuffia e cammini per le vie di un posto che non conosci. La sensazione \u00e8 di stare dentro a un film che non hai mai visto, ma che per una volta ha una colonna sonora che \u00e8 proprio come l&#8217;avessi scritto tu.<br \/>\nSeul io l&#8217;ho vissuta cos\u00ec. All&#8217;inizio ho faticato a vederci del buono, ma poi ho preso le misure e mi ci sono immerso abbastanza da trovarle un senso. Non ricorder\u00f2 il <em>kimchi<\/em> come una delle esperienze culinarie della vita, non ripenser\u00f3 con nostalgia ai negozietti di <em>Insa-dong<\/em>, ma di sicuro oggi ho pi\u00f9 voglia di Asia di quando sono partito.<br \/>\nL&#8217;impressione infatti \u00e8 che Seul sia una Tokio che non ce l&#8217;ha fatta, ma anche una Pechino post comunista. Una versione per principianti dell&#8217;Asia vera, hardcore, e io ora mi sento pronto a fare un level up.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Seul ho fatto <a href=\"http:\/\/www.manq.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/Seul\/index.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">delle foto<\/a> col cellulare, perch\u00e8 ormai la macchina fotografica non la porto pi\u00f9. Brutte per brutte, almeno sono comodo nel muovermi.<br \/>\nUna sera ho mangiato in un localino in cui in sala passava della musica. La playlist alternava cover k-pop di pezzi ultra noti tipo Myley Cyrus a canzoncine indie\/alternative a me per gran parte sconosciute.<br \/>\nUna di queste \u00e8 quella qui sotto ed \u00e8 diventata immediatamente la colonna sonora della mia esperienza coreana.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/xBup4VmPm_Q\" width=\"700\" height=\"395\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><span data-mce-type=\"bookmark\" style=\"display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;\" class=\"mce_SELRES_start\">\ufeff<\/span><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho avuto la possibilit\u00e0 di andare a Seul per lavoro e cos\u00ec mi sono preso qualche giorno in pi\u00f9 per girarmela e godermi la prima vera esperienza asiatica, che come \u00e8 facile immaginare gira tutta intorno all&#8217;annullamento della comprensione. 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