{"id":3378,"date":"2019-07-27T23:19:43","date_gmt":"2019-07-27T21:19:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.manq.it\/?p=3378"},"modified":"2019-07-27T23:22:03","modified_gmt":"2019-07-27T21:22:03","slug":"marchetta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.manq.it\/index.php\/2019\/07\/27\/marchetta\/","title":{"rendered":"Marchetta"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">Non \u00e8 vero, quella che segue non \u00e8 una marchetta. Nessuno mi pagherebbe per scrivere roba, a nessun livello, e credo mi stia molto bene cos\u00ec.<br \/>\n\u00c8 successo per\u00f2 che <a href=\"https:\/\/twitter.com\/vixi__?s=09\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Rob<\/a> mi chiedesse se mi andasse di scrivere due righe sul disco\/EP del suo gruppo. Rob l&#8217;ho conosciuto su twitter, ci accomuna una certa passione per un certo tipo di musica. Di norma non mi piace scrivere male di roba fatta da gente che conosco, ma ovviamente non mi va nemmeno di scrivere cose che non penso, quindi ho questa &#8220;regola&#8221; per cui se il disco mi fa cagare glisso, se invece posso parlarne bene non vedo perch\u00e9 no.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il disco si chiama &#8220;<em>You&#8217;re not the places you live in<\/em>&#8220;, loro sono i Morningviews e la mia opinione sta sotto il player, cos\u00ec se non vi interessa vi sentite il disco e basta.<\/p>\n<p><iframe style=\"border: 0; width: 100%; height: 120px;\" src=\"https:\/\/bandcamp.com\/EmbeddedPlayer\/album=213041591\/size=large\/bgcol=ffffff\/linkcol=2ebd35\/tracklist=false\/artwork=small\/transparent=true\/\" seamless=\"\"><a href=\"http:\/\/morningviews.bandcamp.com\/album\/you-are-not-the-places-you-live-in\">You Are Not the Places You Live In by Morningviews<\/a><\/iframe><\/p>\n<p align=\"justify\">La cosa bella di non scrivere pi\u00f9 di dischi fuori da questo mio spazio \u00e8 che non sento pi\u00f9 la pressione ad azzeccare i riferimenti che uso per dare un&#8217;idea del prodotto. Prima ci passavo un tot di tempo a definire coordinate che fossero precise e tanto pi\u00f9 si usciva dallo spettro dei miei ascolti canonici, tanto pi\u00f9 sentivo il peso di non sbagliare. Era un casino. Qui invece me ne batto i coglioni e il risultato \u00e8 che se dovessi descrivere questo disco di getto direi che \u00e8 un disco dei Deftones suonato dai Mineral. Pesantina eh?<br \/>\nMeglio argomentare.<br \/>\n\u00c8 un discorso di sensazioni. \u00c8 un disco che fonda su quegli arpeggini che sfociano in muri di chitarre, tipici di un certo emo primi anni 2000, per\u00f2 usati per disegnare melodie che pi\u00f9 che suscitare malinconia mettono a disagio. Presente no, le linee melodiche dei Deftones? Ecco.<br \/>\nPoi ovviamente il disco \u00e8 molto pi\u00f9 di questo. Anzi, se vogliamo una critica \u00e8 che per soli cinque pezzi ci hanno infilato un po&#8217; troppi riferimenti e diventa difficile orientarsi e dargli un&#8217;identit\u00e0. Dopo tre tracce decisamente pi\u00f9 vicine a certe atmosfere alt-rock, addirittura post-metal se vogliamo (e se il termine esiste), ti ritrovi in cuffia <em>Dye<\/em>, ovvero i Moving Mountains di <em>Pneuma<\/em> impegnati a farci sapere di aver compreso la cifra stilistica dei Brand New. \u00c8 un bel salto.<br \/>\nL&#8217;abbondanza di riferimenti viene fuori anche nelle parti vocali: abbiamo le linee pulite, abbiamo gli scream e pure alcuni passaggi parlati\/recitati. C&#8217;\u00e8 n&#8217;\u00e8 davvero per tutti i gusti e questo credo sar\u00e0 un bel vantaggio quando le tracce da mettere in fila saranno dieci o dodici: troppe idee non sono mai un problema. Se ci pensate capita spesso di pensare che un disco abbia qualche traccia di troppo, ma non altrettanto spesso di pensare ne abbia meno del necessario.<br \/>\nArriviamo all&#8217;ultima spinosa questione: \u00e8 un disco derivativo? Parecchio, ma non credo che loro negherebbero questa cosa. Io ho 38 anni e magari ho ascoltato meno dischi dei ragazzi(ni) che oggi recensicono roba online, per\u00f2 quelli che ho ascoltato li ho ascoltati per il doppio degli anni. Ce li ho tatuati nelle sinapsi ormai, quindi quando ci si avvicina a quelle cose non posso non accorgermene. Non ho mai pensato questo fosse un problema, per\u00f3. Alcuni dei miei dischi preferiti sono tremendamente derivativi, solo che sono anche pi\u00f9 fighi della roba a cui si rifanno, quindi dove starebbe il difetto? Oltretutto, come detto, qui i riferimenti sono tantissimi, di conseguenza tutto suona inevitabilmente meno ridondante. Son ragazzi che hanno studiato e capito le basi, anche meglio di altri, questa cosa paga ora e pagher\u00e0 ancora di pi\u00f9 andando avanti.<br \/>\nI miei momenti preferiti del disco sono <em>On Uranus<\/em> e <em>Needle in a Haystack<\/em>, che chiude tutto dalle parti di un certo post-rock.<br \/>\nL&#8217;unica curiosit\u00e0 che avrei, forse anche figlia di una certa fissa che vivo ultimamente, \u00e8 sentirli con testi in italiano. Non per una qualche deriva sovranista (che proprio stocazzo), ma perch\u00e9 se c&#8217;\u00e8 una roba che in questo disco non troverete sono troppi punti di contatto con la scena italiana di oggi, da cui il fatto che con pezzi in italiano forse arricchirebbero un panorama nostrano non proprio sfaccettato.<br \/>\nSe la parola che stai pensando \u00e8 &#8220;esticazzi?&#8221; hai ragione tu.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 vero, quella che segue non \u00e8 una marchetta. 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