{"id":367,"date":"2007-09-28T19:19:57","date_gmt":"2007-09-28T18:19:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.manq.it\/wordpress\/?p=367"},"modified":"2010-03-14T15:07:32","modified_gmt":"2010-03-14T14:07:32","slug":"nonostante-tutto-oggi-indosso-una-maglietta-rossa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.manq.it\/index.php\/2007\/09\/28\/nonostante-tutto-oggi-indosso-una-maglietta-rossa\/","title":{"rendered":"Nonostante tutto, oggi indosso una maglietta rossa."},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">Sto trascurando il blog.<br \/>\nLo so.<br \/>\nLa causa di questa latitanza, paradossalmente, \u00e8 il blog stesso, ma questa non pu\u00f2 e non vuole essere una giustificazione.<br \/>\nPer questo oggi mi ero gi\u00e0 messo nell&#8217;ottica di scrivere due righe.<br \/>\nDopo un&#8217;attenta analisi mi ero convinto della necessit\u00e0, anche solo personale, di dare maggiore risalto alla questione Birmana e quindi avrei scritto volentieri di quello. Sarebbe stato un post abbastanza banale, ricco di domande tipo: &#8220;Come mai se non c&#8217;\u00e8 di mezzo il petrolio o comunque una qualche possibilit\u00e0 di lucro, diventa cos\u00ec di scarso interesse esportare la democrazia?&#8221;, tutta roba che, per quanto vera e saccrosanta, \u00e8 decisamente poco stimolante da scrivere, leggere ed eventualmente commentare.<br \/>\nMi fa male sapere che nel mondo ci siano situazioni cos\u00ec tragiche, mi fa stare ancora peggio sapere che nessuno \u00e8 intenzionato ad alzare un dito a riguardo e addirittura rabbrividisco all&#8217;idea che nonostante il continuare incessante dei morti in loco, la notizia slitter\u00e0 pian piano dalla prima, alla terza, alla quinta, ad un trafiletto in ultima pagina.<br \/>\nCome pensavo, ho scritto una serie di ovviet\u00e0 ed il fatto che siano tali non mi fa certo stare meglio, visto che nulla sembra in procinto di cambiare.<br \/>\nMeglio parlare d&#8217;altro e ad aiutarmi nella scelta di un nuovo argomento \u00e8 intervenuta questa mattina &#8220;La Repubblica&#8221;.<br \/>\nOggi il quotidiano riportava un&#8217;inchiesta di Curzio Maltese sui costi del Vaticano per i cittadini italiani. A differenza della questione Birmana, questo problema secondo me \u00e8 un po&#8217; meno scontato da affrontare, per diversi motivi:<br \/>\n1 &#8211; E&#8217; una questione pi\u00f9 vicina a chi mi legge e quindi probabilmente pi\u00f9 interessante (altra triste ovviet\u00e0).<br \/>\n2 &#8211; E&#8217; un problema di cui non si parla molto in giro.<br \/>\n3 &#8211; E&#8217; qualcosa su cui forse \u00e8 possibile intervenire.<br \/>\nRiporto l&#8217;articolo per intero, cos\u00ec da non attuare anche involontarie interpretazioni erronee.<br \/>\nBuona lettura.<\/p>\n<p align=\"justify\"><em>L&#8217;otto per mille, le scuole, gli ospedali, gli insegnanti di religione e i grandi eventi<br \/>\nOgni anno, dallo Stato, arrivano alle strutture ecclesiastiche circa 4 miliardi di euro <\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>I conti della Chiesa<br \/>\necco quanto ci costa<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">&#8220;Quando sono arrivato alla Cei, nel 1986, si trovavano a malapena i soldi per pagare gli stipendi di quattro impiegati&#8221;. Camillo Ruini non esagera. A met\u00e0 anni Ottanta le finanze vaticane sono una scatola vuota e nera. Un anno dopo l&#8217;arrivo di Ruini alla Cei, soltanto il passaporto vaticano salva il presidente dello Ior, monsignor Paul Marcinkus, dall&#8217;arresto per il crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi. La crisi economica \u00e8 la ragione per cui Giovanni Paolo II chiama a Roma il giovane vescovo di Reggio Emilia, allora noto alle cronache solo per aver celebrato il matrimonio di Flavia Franzoni e Romano Prodi, ma dotato di talento manageriale. Poche scelte si riveleranno pi\u00f9 azzeccate. Nel &#8220;ventennio Ruini&#8221;, segretario dall&#8217;86 e presidente dal &#8217;91, la Cei si \u00e8 trasformata in una potenza economica, quindi mediatica e politica. In parallelo, il presidente dei vescovi ha assunto un ruolo centrale nel dibattito pubblico italiano e all&#8217;interno del Vaticano, come mai era avvenuto con i predecessori, fino a diventare il grande elettore di Benedetto XVI.<br \/>\nLe ragioni dell&#8217;ascesa di Ruini sono legate all&#8217;intelligenza, alla ferrea volont\u00e0 e alle straordinarie qualit\u00e0 di organizzatore del personaggio. Ma un&#8217;altra chiave per leggerne la parabola si chiama &#8220;otto per mille&#8221;. Un fiume di soldi che comincia a fluire nelle casse della Cei dalla primavera del 1990, quando entra a regime il prelievo diretto sull&#8217;Irpef, e sfocia ormai nel mare di un miliardo di euro all&#8217;anno. Ruini ne \u00e8 il dominus incontrastato. Tolte le spese automatiche come gli stipendi dei preti, \u00e8 il presidente della conferenza episcopale, attraverso pochi fidati collaboratori, ad avere l&#8217;ultima parola su ogni singola spesa, dalla riparazione di una canonica alla costruzione di una missione in Africa agli investimenti immobiliari e finanziari.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dall&#8217;otto per mille, la voce pi\u00f9 nota, parte l&#8217;inchiesta di Repubblica sul costo della chiesa cattolica per gli italiani. Il calcolo non \u00e8 semplice, oltre che poco di moda. Assai meno di moda delle furenti diatribe sul costo della politica. Il &#8220;prezzo della casta&#8221; \u00e8 ormai calcolato in quattro miliardi di euro all&#8217;anno. &#8220;Una mezza finanziaria&#8221; per &#8220;far mangiare il ceto politico&#8221;. &#8220;L&#8217;equivalente di un Ponte sullo Stretto o di un Mose all&#8217;anno&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\">Alla cifra dello scandalo, sbattuta in copertina da Il Mondo e altri giornali, sulla scia di La Casta di Rizzo e Stella e Il costo della democrazia di Salvi e Villone, si arriva sommando gli stipendi di 150 mila eletti dal popolo, dai parlamentari europei all&#8217;ultimo consigliere di comunit\u00e0 montane, pi\u00f9 i compensi dei quasi trecentomila consulenti, le spese per il funzionamento dei ministeri, le pensioni dei politici, i rimborsi elettorali, i finanziamenti ai giornali di partito, le auto blu e altri privilegi, compresi buvette e barbiere di Montecitorio.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per la par condicio bisognerebbe adottare al &#8220;costo della Chiesa&#8221; la stessa larghezza di vedute. Ma si arriverebbe a cifre faraoniche quanto approssimative, del genere strombazzato nei libelli e in certi siti anticlericali.<\/p>\n<p align=\"justify\">Con pi\u00f9 prudenza e realismo si pu\u00f2 stabilire che la Chiesa cattolica costa in ogni caso ai contribuenti italiani almeno quanto il ceto politico. Oltre quattro miliardi di euro all&#8217;anno, tra finanziamenti diretti dello Stato e degli enti locali e mancato gettito fiscale. La prima voce comprende il miliardo di euro dell&#8217;otto per mille, i 650 milioni per gli stipendi dei 22 mila insegnanti dell&#8217;ora di religione (&#8220;Un vecchio relitto concordatario che sarebbe da abolire&#8221;, nell&#8217;opinione dello scrittore cattolico Vittorio Messori), altri 700 milioni versati da Stato ed enti locali per le convenzioni su scuola e sanit\u00e0. Poi c&#8217;\u00e8 la voce variabile dei finanziamenti ai Grandi Eventi, dal Giubileo (3500 miliardi di lire) all&#8217;ultimo raduno di Loreto (2,5 milioni di euro), per una media annua, nell&#8217;ultimo decennio, di 250 milioni. A questi due miliardi 600 milioni di contributi diretti alla Chiesa occorre aggiungere il cumulo di vantaggi fiscali concessi al Vaticano, oggi al centro di un&#8217;inchiesta dell&#8217;Unione Europea per &#8220;aiuti di Stato&#8221;. L&#8217;elenco \u00e8 immenso, nazionale e locale. Sempre con prudenza si pu\u00f2 valutare in una forbice fra 400 ai 700 milioni il mancato incasso per l&#8217;Ici (stime &#8220;non di mercato&#8221; dell&#8217;associazione dei Comuni), in 500 milioni le esenzioni da Irap, Ires e altre imposte, in altri 600 milioni l&#8217;elusione fiscale legalizzata del mondo del turismo cattolico, che gestisce ogni anno da e per l&#8217;Italia un flusso di quaranta milioni di visitatori e pellegrini. Il totale supera i quattro miliardi all&#8217;anno, dunque una mezza finanziaria, un Ponte sullo Stretto o un Mose all&#8217;anno, pi\u00f9 qualche decina di milioni.<\/p>\n<p align=\"justify\">La Chiesa cattolica, non eletta dal popolo e non sottoposta a vincoli democratici, costa agli italiani come il sistema politico. Soltanto agli italiani, almeno in queste dimensioni. Non ai francesi, agli spagnoli, ai tedeschi, agli americani, che pure pagano come noi il &#8220;costo della democrazia&#8221;, magari con migliori risultati.<\/p>\n<p align=\"justify\">Si pu\u00f2 obiettare che gli italiani sono pi\u00f9 contenti di dare i soldi ai preti che non ai politici, infatti se ne lamentano assai meno. In parte perch\u00e9 forse non lo sanno. Il meccanismo dell&#8217;otto per mille sull&#8217;Irpef, studiato a met\u00e0 anni Ottanta da un fiscalista all&#8217;epoca &#8220;di sinistra&#8221; come Giulio Tremonti, consulente del governo Craxi, assegna alla Chiesa cattolica anche le donazioni non espresse, su base percentuale. Il 60 per cento dei contribuenti lascia in bianco la voce &#8220;otto per mille&#8221; ma grazie al 35 per cento che indica &#8220;Chiesa cattolica&#8221; fra le scelte ammesse (le altre sono Stato, Valdesi, Avventisti, Assemblee di Dio, Ebrei e Luterani), la Cei si accaparra quasi il 90 per cento del totale. Una mostruosit\u00e0 giuridica la defin\u00ec gi\u00e0 nell&#8217;84 sul Sole 24 Ore lo storico Piero Bellini.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ma pur considerando il meccanismo &#8220;facilitante&#8221; dell&#8217;otto per mille, rimane diffusa la convinzione che i soldi alla Chiesa siano ben destinati, con un ampio &#8220;ritorno sociale&#8221;. Una mezza finanziaria, d&#8217;accordo, ma utile a ripagare il prezioso lavoro svolto dai sacerdoti sul territorio, la fatica quotidiana delle parrocchie nel tappare le falle sempre pi\u00f9 evidenti del welfare, senza contare l&#8217;impegno nel Terzo Mondo. Tutti argomenti veri. Ma &#8220;quanto&#8221; veri?<\/p>\n<p align=\"justify\">Fare i conti in tasca al Vaticano \u00e8 impresa disperata. Ma per capire dove finiscono i soldi degli italiani sar\u00e0 pur lecito citare come fonte insospettabile la stessa Cei e il suo bilancio annuo sull&#8217;otto per mille. Su cinque euro versati dai contribuenti, la conferenza dei vescovi dichiara di spenderne uno per interventi di carit\u00e0 in Italia e all&#8217;estero (rispettivamente 12 e 8 per cento del totale). Gli altri quattro euro servono all&#8217;autofinanziamento. Prelevato il 35 per cento del totale per pagare gli stipendi ai circa 39 mila sacerdoti italiani, rimane ogni anno mezzo miliardo di euro che il vertice Cei distribuisce all&#8217;interno della Chiesa a suo insindacabile parere e senza alcun serio controllo, sotto voci generiche come &#8220;esigenze di culto&#8221;, &#8220;spese di catechesi&#8221;, attivit\u00e0 finanziarie e immobiliari. Senza contare l&#8217;altro paradosso: se al &#8220;voto&#8221; dell&#8217;otto per mille fosse applicato il quorum della met\u00e0, la Chiesa non vedrebbe mai un euro.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nella cultura cattolica, in misura ben maggiore che nelle timidissime culture liberali e di sinistra, \u00e8 in corso da anni un coraggioso, doloroso e censuratissimo dibattito sul &#8220;come&#8221; le gerarchie vaticane usano il danaro dell&#8217;otto per mille &#8220;per troncare e sopire il dissenso nella Chiesa&#8221;. Una delle testimonianze migliori \u00e8 il pamphlet &#8220;Chiesa padrona&#8221; di Roberto Beretta, scrittore e giornalista dell&#8217;Avvenire, il quotidiano dei vescovi. Al capitolo &#8220;L&#8217;altra faccia dell&#8217;otto per mille&#8221;, Beretta osserva: &#8220;Chi gestisce i danari dell&#8217;otto per mille ha conquistato un enorme potere, che pure ha importantissimi risvolti ecclesiali e teologici&#8221;. Continua: &#8220;Quale vescovo per esempio &#8211; sapendo che poi dovr\u00e0 ricorrere alla Cei per i soldi necessari a sistemare un seminario o a riparare la cattedrale &#8211; alzer\u00e0 mai la mano in assemblea generale per contestare le posizioni della presidenza?&#8221;. &#8220;E infatti &#8211; conclude l&#8217;autore &#8211; i soli che in Italia si permettono di parlare schiettamente sono alcuni dei vescovi emeriti, ovvero quelli ormai in pensione, che non hanno pi\u00f9 niente da perdere&#8230;&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\">A scorrere i resoconti dei convegni culturali e le pagine di &#8220;Chiesa padrona&#8221;, rifiutato in blocco dall&#8217;editoria cattolica e non pervenuto nelle librerie religiose, si capisce che la critica al &#8220;dirigismo&#8221; e all&#8217;uso &#8220;ideologico&#8221; dell&#8217;otto per mille non \u00e8 affatto nell&#8217;universo dei credenti. Non mancano naturalmente i &#8220;vescovi in pensione&#8221;, da Carlo Maria Martini, ormai esiliato volontario a Gerusalemme, a Giuseppe Casale, ex arcivescovo di Foggia, che descrive cos\u00ec il nuovo corso: &#8220;I vescovi non parlano pi\u00f9, aspettano l&#8217;input dai vertici&#8230; Quando fanno le nomine vescovili consultano tutti, laici, preti, monsignori, e poi fanno quello che vogliono loro, cio\u00e8 chiunque salvo il nome che \u00e8 stato indicato&#8221;. Il gi\u00e0 citato Vittorio Messori ha lamentato pi\u00f9 volte &#8220;il dirigismo&#8221;, &#8220;il centralismo&#8221; e &#8220;lo strapotere raggiunto dalla burocrazia nella Chiesa&#8221;. Alfredo Carlo Moro, giurista e fratello di Aldo, in uno degli ultimi interventi pubblici ha lanciato una sofferta accusa: &#8220;Assistiamo ormai a una carenza gravissima di discussione nella Chiesa, a un impressionante e clamoroso silenzio; delle riunioni della Cei si sa solo ci\u00f2 che dichiara in principio il presidente; i teologi parlano solo quando sono perfettamente in linea, altrimenti tacciono&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\">La Chiesa di vent&#8217;anni fa, quella in cui Camillo Ruini comincia la sua scalata, non ha i soldi per pagare gli impiegati della Cei, con le finanze scosse dagli scandali e svuotate dal sostegno a Solidarnosc. La cultura cattolica si sente derisa dall&#8217;egemonia di sinistra, ignorata dai giornali laici, espulsa dall&#8217;universo edonista delle tv commerciali, perfino ridotta in minoranza nella Rai riformata. Eppure \u00e8 una Chiesa ancora viva, anzi vitalissima. Tanto pluralista da ospitare nel suo seno mille voci, dai teologi della liberazione agli ultra tradizionalisti seguaci di monsignor Lefebrve. Capace di riconoscere movimenti di massa, come Comunione e Liberazione, e di &#8220;scoprire&#8221; l&#8217;antimafia, con le omelie del cardinale Pappalardo, il lavoro di don Puglisi a Brancaccio, l&#8217;impegno di don Italo Calabr\u00f2 contro la &#8216;ndrangheta.<br \/>\nDopo vent&#8217;anni di &#8220;cura Ruini&#8221; la Chiesa all&#8217;apparenza scoppia di salute. \u00c8 assai pi\u00f9 ricca e potente e ascoltata a Palazzo, governa l&#8217;agenda dei media e influisce sull&#8217;intero quadro politico, da An a Rifondazione, non pi\u00f9 soltanto su uno. Nelle apparizioni televisive il clero \u00e8 secondo soltanto al ceto politico. Si vantano folle oceaniche ai raduni cattolici, la moltiplicazione dei santi e dei santuari, i record di audience delle fiction di tema religioso. Le voci di dissenso sono sparite. Eppure le chiese e le sagrestie si svuotano, la crisi di vocazioni ha ridotto in vent&#8217;anni i preti da 60 a 39 mila, i sacramenti religiosi come il matrimonio e il battesimo sono in diminuzione.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il clero \u00e8 vittima dell&#8217;illusoria equazione mediatica &#8220;visibilit\u00e0 uguale consenso&#8221;, come il suo gemello separato, il ceto politico. Nella vita reale rischia d&#8217;inverarsi la terribile profezia lanciata trent&#8217;anni fa da un teologo progressista: &#8220;La Chiesa sta divenendo per molti l&#8217;ostacolo principale alla fede. Non riescono pi\u00f9 a vedere in essa altro che l&#8217;ambizione umana del potere, il piccolo teatro di uomini che, con la loro pretesa di amministrare il cristianesimo ufficiale, sembrano per lo pi\u00f9 ostacolare il vero spirito del cristianesimo&#8221;. Quel teologo si chiamava Joseph Ratzinger.<\/p>\n<p align=\"justify\">(Hanno collaborato Carlo Pontesilli e Maurizio Turco)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sto trascurando il blog. Lo so. La causa di questa latitanza, paradossalmente, \u00e8 il blog stesso, ma questa non pu\u00f2 e non vuole essere una giustificazione. Per questo oggi mi ero gi\u00e0 messo nell&#8217;ottica di scrivere due righe. 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