{"id":463,"date":"2008-09-29T23:33:12","date_gmt":"2008-09-29T21:33:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.manq.it\/?p=463"},"modified":"2008-09-30T01:43:21","modified_gmt":"2008-09-29T23:43:21","slug":"manq-luzzardo-fegitz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.manq.it\/index.php\/2008\/09\/29\/manq-luzzardo-fegitz\/","title":{"rendered":"Manq Luzzardo Fegitz"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">Gli Under\u00f8ath spaccano il culo.<br \/>\nSul serio.<br \/>\nPossono piacere o meno, per\u00f2 sono dei fighi.<br \/>\nIl loro primo disco, &#8220;The Changing of Times&#8221;, io non riesco ad ascoltarlo.<br \/>\nIl BU lo adora.<br \/>\nIo non digerisco la voce del cantante di quel disco, troppo acuta nelle grida, non la sopporto proprio.<br \/>\n&#8220;They&#8217;rere only chasing safety&#8221; \u00e8 il secondo disco e col primo non c&#8217;entra nulla.<br \/>\nMa proprio nulla.<br \/>\nMorbido, melodico, orecchiabile: in una parola &#8220;frocio&#8221;. Ok, la definizione non \u00e8 delle pi\u00f9 &#8220;politically correct&#8221;, ma rende l&#8217;idea.<br \/>\nIo il loro secondo disco lo amo proprio.<br \/>\n&#8220;Down, set, go&#8221; secondo me \u00e8 un pezzo eclatante.<br \/>\nIn quel disco la voce cambia sia per l&#8217;innesto di palate di parti melodiche, sia perch\u00e8 il cantante non \u00e8 pi\u00f9 lo stesso del precedente lavoro. Dal secondo disco in poi secondo me gli Under\u00f8ath hanno la miglior voce gridata che ci sia in giro. Almeno tra quelle che mi \u00e8 capitato di sentire.<br \/>\nDopo &#8220;They&#8217;re Only Chasing Safety&#8221; si passa a &#8220;Define the great line&#8221;.<br \/>\nTerzo lavoro, terza sorpresa.<br \/>\nIl suono torna pesante, ma pesante parecchio.<br \/>\nIl risultato non \u00e8 malvagio, ma non mi ha mai saputo conquistare. A dirla tutta, alla lunga mi ha sempre annoiato.<br \/>\nPer questo non ci spendo altre parole e passo direttamente ai giorni nostri.<br \/>\nAll&#8217;inizio di questo mese \u00e8 uscito &#8220;Lost in Sound of Separation&#8221;.<br \/>\nAl momento ho parlato male di due dischi su tre, tuttavia ho aperto dicendo che gli Under\u00f8ath sono dei fighi: viene da se che questo disco secondo me \u00e8 un gran bel disco.<br \/>\nPer una volta il trend stilistico rimane quello del disco precedente, la differenza secondo me sta nel fatto che questo a me piace molto molto di pi\u00f9. Non \u00e8 poco.<br \/>\nMi pare pi\u00f9 vario, pi\u00f9 articolato, pi\u00f9 studiato e pi\u00f9 completo.<br \/>\nCi risento echi delle melodie del secondo disco, ma non decontestualizzati come nel precedente lavoro (&#8220;Writing on the Walls&#8221; sembra pi\u00f9 un avanzo di &#8220;They are only chasing safety&#8221; che non un pezzo voluto per &#8220;Define the Great Line&#8221;), bens\u00ec inseriti dove serve e con una certa classe.<br \/>\nE poi c&#8217;\u00e8 un sacco di hardcore nudo e crudo piazzato a dovere soprattutto nella prima met\u00e0 del disco.<br \/>\nOvazione, letteralmente, per la traccia conclusiva.<br \/>\nDa lacrime.<br \/>\nPura poesia, elemento che, per dirla come farebbe Suani, i sei ultr\u00e0 di Ges\u00f9 hanno da sempre dimostrato di avere in faretra.<br \/>\nSpiace non essere riuscito a vederli live, ma ormai pare che a Milano non venga pi\u00f9 a suonare nessuno e trecento chilometri sono troppi da fare in solitaria e dopo una giornata di lavoro.<br \/>\nPeccato, visti due anni fa a Bologna mi avevano colpito un sacco.<br \/>\nIn conclusione &#8220;Lost in Sound of Separation&#8221; al momento \u00e8 il mio disco dell&#8217;anno e vista la non certo straripante concorrenza, potrebbe restare tale fino alle valutazioni finali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli Under\u00f8ath spaccano il culo. 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