{"id":555,"date":"2009-09-17T23:45:36","date_gmt":"2009-09-17T22:45:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.manq.it\/?p=555"},"modified":"2009-09-18T21:02:54","modified_gmt":"2009-09-18T20:02:54","slug":"quando-scrivo-di-musica-sono-prolisso-e-sticazzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.manq.it\/index.php\/2009\/09\/17\/quando-scrivo-di-musica-sono-prolisso-e-sticazzi\/","title":{"rendered":"Quando scrivo di musica sono prolisso. E sticazzi."},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">Dischi.<br \/>\nSi era detto che mi sarei preso un post per scrivere di un po&#8217; di dischi che sto ascoltando e che sono usciti pi\u00f9 o meno tutti relativamente di recente.<br \/>\nSono 7.<br \/>\nQuantitativamente parlando \u00e8 tanta roba, qualitativamente non poi cos\u00ec tanta, ma in ogni caso sono tutti o quasi dischi che ero curioso di ascoltare e che di conseguenza mi va di raccontare.<br \/>\nVia.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Brand New &#8211; Daisy<\/strong><br \/>\n<img decoding=\"async\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" src=\"http:\/\/www.manq.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/BN.jpg\" alt=\"Brand New - Daisy\" style=\"border: #fbd1ef 1px solid; padding: 4px\" align=\"left\" title=\"Brand New - Daisy\" height=\"150\" \/> Questo per il sottoscritto era sicuramente il disco pi\u00f9 atteso dell&#8217;anno e quindi \u00e8 quasi d&#8217;obbligo partire da qui. Ed \u00e8 quantomai difficile farlo perch\u00e8 Daisy \u00e8 un disco che, al primo ascolto, mi ha &#8220;sconvolto&#8221;. Anzi, mi ha aggredito senza lasciarmi il tempo di riprendermi fino alla sua conclusione, quando ho spento il lettore e mi sono chiesto se avessi realmente sentito quello che avevo sentito. Che i Brand New ogni volta siano capaci di dare una svolta al loro suono \u00e8 indiscutibile ed ormai non fa pi\u00f9 notizia, ma questo non impedisce di rimanere ogni santa volta che si ascolta un nuovo capitolo della storia, a bocca aperta. Il disco si apre con Vices, introdotta da un&#8217;alquanto suggestivo &#8220;old church hymn&#8221; (leggo in internet) ed \u00e8 letteralmente un pugno in faccia. Dissonanze, suoni cupi e ruvidi e urla che nessuno mai avrebbe pensato di accostare ai Jesse Lacey e soci. Attenzione, non si parla delle urla posticce e postprodotte che tanto vanno di moda adesso, sia chiaro, ma di vere e proprie grida capaci di raschiare l&#8217;animo dell&#8217;ascoltatore e, nel mio caso, quasi di infastidirlo. Dopo un impatto del genere per\u00f2 sale la curiosit\u00e0 di capire dove sia diretto questo disco e cos\u00ec ci si ferma ad ascoltarlo con attenzione, nel tentativo di comprendere. Ascolto dopo ascolto si ritrovano la malinconia, l&#8217;intimit\u00e0 e l&#8217;emotivit\u00e0 caratteristiche dei Brand New, ben identificabili in alcuni pezzi pi\u00f9 vicini al precedente lavoro, ma continua ad essere chiaro che tutto \u00e8 stato rielaborato e sfogato con una violenza mai usata prima. Alla fine non saprei come valutare questo disco, perch\u00e8 \u00e8 troppo ostico per poterlo fare cos\u00ec presto. Di sicuro \u00e8 pi\u00f9 lontano dai miei gusti rispetto a &#8220;Deja Entendu&#8221;, ma anche &#8220;The Devil and God are raging inside me&#8221; lo era eppure oggi lo trovo uno dei dischi pi\u00f9 belli che ho in casa. Tuttavia, come ho letto su Alternative Press, &#8220;it&#8217;s entirely possible that the band simply wrote a good album this time around, not a <em>great<\/em> one.&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>The Used &#8211; Artwork<\/strong><br \/>\n<img decoding=\"async\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" src=\"http:\/\/www.manq.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/used.jpg\" alt=\"The Used - Artwork\" style=\"border: #fbd1ef 1px solid; padding: 4px\" align=\"left\" title=\"The Used - Artwork\" height=\"150\" \/> Lo so, ho gi\u00e0 scritto molto di questo disco. Troppo. Per\u00f2 in realt\u00e0 non l&#8217;ho mai fatto come si dovrebbe, ovvero lasciando da parte i miei pregiudizi e le mie valutazioni impulsive. Cos\u00ec mi ci sono dedicato con attenzione, l&#8217;ho ascoltato e riascoltato e l&#8217;ho paragonato ai predecessori. Con somma sorpresa mi sono reso conto che questo nuovo capitolo \u00e8 semplicemente il meglio prodotto dalla band dopo l&#8217;inarrivabile esordio. Attenzione, non sto dicendo che sia un bel disco, almeno non senza chiarire cosa si intende con &#8220;bello&#8221;. Innanzi tutto non si pu\u00f2 decontestualizzare il prodotto dal genere in cui rientra. Questo \u00e8 un disco di fake-emocore posticcio di quello che va tanto di moda oggi. Assodato questo, lo si deve valutare in quell&#8217;ambito e, secondo me, all&#8217;interno del genere \u00e8 un buon disco: melodie facilone che si stampano in testa al primo ascolto, superproduzione, finzione sempre in primo piano (dalle urlettine di sottofondo ai riffoni pseudo-metal) e cliches a chili. Rispetto agli ultimi due album oltretutto ci sono molti meno momenti &#8220;strappamutande&#8221; per ragazzine e questo non pu\u00f2 che essere un bene. Insomma, all&#8217;interno di un genere che pu\u00f2 non piacere e che di sicuro ormai sovrabbonda di letame, gli Used riescono a fare meno peggio di tanti altri, basti solo pensare all&#8217;ultimo lavoro dei Silverstein per esempio. Poi \u00e8 chiaro che molte band che hanno iniziato con questa roba se la sono ampiamente lasciata alle spalle provando a non perdere totalmente la dignit\u00e0, ma quelle sono scelte che, per quanto apprezzabili, esulano dalla valutazione di un disco.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Thrice &#8211; Beggars<\/strong><br \/>\n<img decoding=\"async\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" src=\"http:\/\/www.manq.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/thrice.jpg\" alt=\"Thrice - Beggars\" style=\"border: #fbd1ef 1px solid; padding: 4px\" align=\"left\" title=\"Thrice - Beggars\" height=\"150\" \/>Accennavo giusto poco fa a quelle band che, pur partite da certe sonorit\u00e0 (ai tempi ancora genuine e degne di rispetto), hanno deciso di rispondere alla prostituzione cui la scena andava in pasto e probabilmente ad esigenze artistiche altre rispetto al soldo facile, evolvendo il loro suono in qualcosa di decisamente pi\u00f9 maturo e meno teenage friendly. Oltretutto, nella fattispecie, i Thrice sono un&#8217;altra band che da sempre ha sviluppato un percorso fatto di crescita e ricerca della propria strada, partendo dal metalcore pi\u00f9 melodico degli esordi, passando per il nu-emocore, il post-hc ed arrivando a questo disco che, a mio avviso, tratta di puro e semplice post rock. Personalmente non avevo mai ascoltato il precedente lavoro e quindi il salto tra &#8220;Vehissu&#8221; e &#8220;Beggars&#8221; per me \u00e8 stato decisamente ampio, di quelli che mio nonno da giovane faceva per saltare i fossi per il lungo, eppure l&#8217;atterraggio \u00e8 stato pi\u00f9 composto di quanto mi aspettassi. Il motivo \u00e8 semplice: &#8220;Beggars&#8221; potrebbe benissimo essere il disco che, quest&#8217;anno, mi aspettavo dai Brand New. A mio avviso infatti c&#8217;\u00e8 veramente tanto della band di Long Island in questo lavoro, come tuttavia c&#8217;\u00e8 tanto degli At the Drive In. Con queste premesse direi che c&#8217;\u00e8 poco altro da aggiungere e rimane solo da mettersi belli comodi ed ascoltarselo perch\u00e8, sempre a mio avviso, questo potrebbe benissimo rivelarsi il disco dell&#8217;anno. Evidentemente sto crescendo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Saosin &#8211; In search of solid ground<\/strong><br \/>\n<img decoding=\"async\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" src=\"http:\/\/www.manq.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/Saosin.jpg\" alt=\"Saosin - In search of solid ground\" style=\"border: #fbd1ef 1px solid; padding: 4px\" align=\"left\" title=\"Saosin - In search of solid ground\" height=\"150\" \/>Li avevo lasciati nel 2006 con l&#8217;album di esordio e li ritrovo nello stesso punto oggi, con questa seconda uscita. Non si sono mossi di una virgola i ragazzi, sfornando quello che non si pu\u00f2 che definire un disco fotocopia. Stessi suoni, stessi pezzi, stesso tutto. Ecco, metterci tre anni a fare una roba del genere non \u00e8 giustificabile ne tantomeno degno di applausi. Allora mi avevano colpito perch\u00e8 in un panorama dove per suonare questo tipo di musica era quasi necessario infilare grida da tutte le parti, loro sfoggiavano un cantato pulito pulito e dai toni altissimi. Musicalmente parlando non sono mai stati particolarmente innovativi, per\u00f2 avevano tutto quello che serviva al posto giusto, con l&#8217;aggiunta di un batterista coi controfiocchi che anche su disco sapeva inserire piccole perle qua e la. Oggi, come dicevo, sono ancora cos\u00ec con la differenza che, a quel che mi \u00e8 parso dai primi ascolti, anche le linee di batteria si siano appiattite un po&#8217;. I pezzi non sono brutti, si ascoltano volentieri anche pi\u00f9 di una volta, ma non lasciano molto. Un disco da mettere in macchina e sentire in sottofondo quando c&#8217;\u00e8 altra gente a bordo, per capirci, una cosa che non colpisce e che non infastidisce. Una roba per cultori della band, insomma.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Mae &#8211; (M)orning<\/strong><br \/>\n<img decoding=\"async\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" src=\"http:\/\/www.manq.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/morning.jpg\" alt=\"Mae - (M)orning\" style=\"border: #fbd1ef 1px solid; padding: 4px\" align=\"left\" title=\"Mae - (M)orning\" height=\"150\" \/>Dovrebbe essere un EP questo dei Mae, il primo di una trilogia che dopo &#8220;(m)orning&#8221; dovrebbe dare alla luce &#8220;(a)fternoon&#8221; e &#8220;(e)vening&#8221;, ma 37 minuti di musica divisi in 8 pezzi lo rendono di diritto un vero e proprio disco. Il progetto che sta dietro alla trilogia mi \u00e8 tutt&#8217;ora un po&#8217; oscuro, nonostante io abbia provato a documentarmi in internet, ma se non ho capito male i nostri eroi hanno deciso di raggruppare le canzoni scritte nei mesi scorsi e vendute in internet per beneficienza, senza appoggiarsi ad alcuna casa discografica. Se ho capito giusto, l&#8217;iniziativa \u00e8 sicuramente lodevole, ma adesso \u00e8 il caso che io valuti i contenuti e devo dire che il disco mi piace. Si tratta di pop-rock pulito e solare, ma ben curato e non troppo timoroso di uscire da certi schemi (un esempio sono le due tracce sopra i 7 minuti, cosa che in quest&#8217;ambito non \u00e8 certo usuale). Il tema \u00e8 quello del mattino, dell&#8217;alba, e l&#8217;atmosfera \u00e8 trasferita benissimo dalle orecchie alla mente rendendo l&#8217;esperienza simile ad un viaggio. I Mae da questo punto di vista hanno una certa tradizione, se si considera &#8220;The Everglow&#8221;, che secondo me resta il loro capolavoro. Brani lunghi quindi, ben articolati, ma anche pezzi pi\u00f9 classici, sempre caratterizzati dalla voce leggera e dai suoni armoniosi. La chicca \u00e8 forse il pezzo strumentale, &#8220;Two birds&#8221;, dove pianoforte e flauto si rincorrono come fossero il canto mattutino di due uccellini appostati sul davanzale della camera da letto. Dopo il flop di &#8220;Singularity&#8221; secondo me i Mae sono tornati ad ottimi livelli.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Darkest Hour &#8211; The eternal return<\/strong><br \/>\n<img decoding=\"async\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" src=\"http:\/\/www.manq.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/DH.jpg\" alt=\"Darkest Hour - The eternal return\" style=\"border: #fbd1ef 1px solid; padding: 4px\" align=\"left\" title=\"Darkest Hour - The eternal return\" height=\"150\" \/>Non ho molto da dire riguardo questo disco e potrei seriamente recensirlo in una frase: i Darkest Hour mi hanno rotto il cazzo. Questa per\u00f2 non sarebbe una buona recensione (non che le altre debbano esserlo, per\u00f2 almeno ci provano) e quindi prover\u00f2 ad articolare il concetto. Io non sono mai stato un metallaro, credo si sappia, e di conseguenza alla lunga ci sta che il trash\/death proposto dalla band mi vada in noia, anzi, ci sarebbe da chiedersi come mai ci sia voluto addirittura un terzo disco. Forse perch\u00e8 tra &#8220;Undoing Ruin&#8221; e &#8220;Deliver Us&#8221; c&#8217;era stato un&#8217;ulteriore salto in avanti per quanto riguarda la tamarria dei suoni e dei riffoni di chitarra, tale da spingermi comunque ad apprezzare il prodotto. Con questo nuovo album invece si torna un po&#8217; indietro, addirittura in qualcosa si ripesca al metalcore iniziale ed in me subentra una certa noia. Per certi versi questo disco \u00e8 una sorta di &#8220;Undoing Ruin&#8221; meno accattivante, con riff meno coinvolgenti e una struttura pi\u00f9 ripetitiva, sempre che sia possibile non trovare ripetitivo questo genere di musica.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Poison the well &#8211; The tropic rot<\/strong><br \/>\n<img decoding=\"async\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" src=\"http:\/\/www.manq.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/PTW.jpg\" alt=\"Poison the well - The tropic rot\" style=\"border: #fbd1ef 1px solid; padding: 4px\" align=\"left\" title=\"Poison the well - The tropic rot\" height=\"150\" \/>Chiudo questa interminabile carrellata di dischi e commenti con i Poison the Well e il loro ultimo album. Mi spiace dirlo, ma si tratta di una cocente delusione. Ad essere sincero gi\u00e0 &#8220;Versions&#8221; non mi aveva certo entusiasmato nel suo tentativo di elevare l&#8217;HC a qualcosa di pi\u00f9 razionale ed intimistico. Ecco, con quest&#8217;ultimo lavoro i ragazzi della Florida continuano su quella strada che forse apprezzer\u00f2 tra qualche tempo, dopo ulteriori ascolti, ma che adesso mi lascia solo tanta nostalgia per i tempi di &#8220;Tear from the red&#8221; e &#8220;You come before you&#8221;.<br \/>\nSperiamo che vederli dal vivo mi tolga un po&#8217; di questa nostalgia.<\/p>\n<p>Ce l&#8217;ho fatta, ho finito.<br \/>\nSono le 3 di notte.<br \/>\nVado a letto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dischi. Si era detto che mi sarei preso un post per scrivere di un po&#8217; di dischi che sto ascoltando e che sono usciti pi\u00f9 o meno tutti relativamente di recente. Sono 7. 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