Europa dell’est – 2004

Il giro dell’europa dell’est dell’Agosto del 2004 per me è stato il primo vero “viaggio”, ovvero una vacanza non più pensata come vita da mare, ma come tour attraverso diversi luoghi da vedere e scoprire.

La modalità che io ed i miei amici abbiamo scelto per il viaggio è l’inter-rail, ovvero quel biglietto cumulativo che consente di prendere qualsiasi treno all’interno di un certo numero di paesi europei, in relazione a quante “zone” vengono acquistate. Documentandomi noto che oggi questo tipo di biglietto è stato modificato rispetto all’anno in cui l’abbiamo fatto noi, quindi per informazioni più dettagliate riporto il link del sito italiano dedicato a questa tipologia di viaggi: www.inter-rail.it

Quell’anno tuttavia noi per poco meno di trecento euro abbiamo acquistato il biglietto che comprendeva due zone, la C e la D, e che ci avrebbe permesso di viaggiare attraverso Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Danimarca, Ungheria, Austria, Svizzera, Croazia e Slovenia, per una durata complessiva di 21 giorni.
Zaino in spalla, abbiamo deciso di partire senza prenotare nessuna sistemazione, costruendo così il viaggio con l’andare dei giorni in modo da avere la massima flessibilità. La cosa positiva dell’inter-rail è la possibilità di viaggiare di notte, ottimizzando i tempi. Prenotando infatti posti “cuccetta” è possibile dormire durante i lunghi spostamenti, arrivando abbastanza freschi da poter visitare la destinazione in cui si è pervenuti. Le prenotazioni erano escluse dal biglietto cumulativo, tuttavia nella maggior parte dei casi una notte in treno è costata meno di una notte in ostello.

Partiti da Milano. La prima tappa fissata per il viaggio è stata Monaco di Baviera. Io e Simo c’eravamo già stati in precedenza e tutti e quattro ci siamo tornati altre volte da allora, eppure nessuno di noi può dire di aver realmente visitato la città. I giorni trascorsi a Monaco sono stati impiegati tra le varie birrerie e come unica distrazione ci si è concessi una gita a piedi interminabile fino all’ Olympiastadion. Questi primi giorni di vizi hanno apportato un duro colpo alle finanze del gruppo che si è ritrovato con quasi metà del suo budget (1000 euro) spesa dopo pochissimi giorni. Questo ha influenzato moltissimo il proseguo della vacanza.

Seconda tappa del tour è stata Praga, città bellissima ma che difficilmente si può apprezzare se si viaggia facendo letteralmente la fame. Alloggiati in un ostello a dir poco fatiscente e ben fuori dal centro, ci si aspettava di godere dei privilegi di una moneta forte, cosa che non è accaduta. Per quanto i prezzi fossero decisamente contenuti infatti (piatto unico e birra media a 3 euro, per fare un esempio) le aspettative di fare vita da re utilizzando solo le monete di rame sono ben presto state disilluse, lasciando spazio a pranzi a base di un solo frutto a testa nell’arco di giornate presto rinominate “Gandhi Day”. In quest’ottica, qualunque attrattiva a pagamento veniva ovviamente esclusa a priori in virtù della possibilità di un pasto, come accadde ad Aui, desideroso di visitare il cimitero ebraico. Si ricordano inoltre le liti furibonde per un prelievo al Bancomat di 200 Corone oltre il preventivato (ammontare dell’eccesso: 6 euro), nonché l’elemosina di Bazzu in stazione per pagarsi un Hot Dog da 11 Corone (33 centesimi di euro).

Si riparte alla volta della Polonia, meta Danzica, per quelli che volevano essere i primi giorni di mare del viaggio. Arrivati in loco però, comunicando con gli autoctoni, ci è stato detto che per fare vita da mare conveniva trasferirsi a Sopot, più balneare e adatta a noi giovani. A Sopot trovare una sistemazione per quattro però è stato impossibile, probabilmente a causa dell’alta concentrazione di turisti Polacchi, così siamo riusciti ad affittare una stanza con tre posti letto in casa di una signora molto gentile che, contro ogni previsione, non ci ha neanche derubati. Uno di noi avrebbe semplicemente dovuto dormire per terra. Le spiagge di Sopot sono, senza ombra di dubbio, le più brutte che io abbia mai visto però effettivamente la vita notturna polacca ha non poche attrattive, con diversi localini sulla spiaggia molto carini. Dal punto di vista culinario mi sento di consigliare la bottega chiamata “Stefanka” lungo la via principale. A pochi Zloti lì era possibile gustare delle ottime Zapiekanka, nonché il famoso Bigos, una sorta di casöla polacca. Sconsiglio, ad onor del vero, l’ordinare gli Spaghetti Bolognesi che Aui provò, ma che non riscossero molto successo.

Conclusi i giorni di Mare, si riparte per il tour culturale e si fa tappa a Cracovia. In realtà l’itinerario avrebbe previsto una sosta a Malbork, patrimonio Unesco, ma ancora una volta per ragioni economiche si è deciso di rivedere i piani e dirigersi direttamente alla destinazione seguente. Cracovia la ricordo come una gran bella città, mi piacque molto. L’ostello, situato abbastanza in centro, si era rivelato una buona sistemazione e da lì siamo riusciti a far visita, in giornata, al campo di concentramento di Auschwitz, il giorno di Ferragosto. Sul posto è possibile visitare sia una sorta di “museo”, chiamato Auschwitz 1, che il campo vero e proprio, chiamato Auschwitz 2. La visita a quest’ultimo è stata senza dubbio molto emozionante. Sedersi in silenzio ad osservare quegli spazi vastissimi pieni di casermoni e teatro di morte per così tante persone mi ha seriamente toccato e per questo non commenterò il siparietto avvenuto con una coppia di idioti in loco. Citerò invece la sera di Ferragosto, quando per riprenderci dalla giornata indubbiamente pesante, ci siamo dati ad un particolare shot polacco, composto da Vodka liscia e sciroppo di lampone. Non ricordo il nome, ma ricordo che ne abbiamo ordinati 5 a testa e che dal terzo in poi, siccome non avevamo soldi, uno di noi doveva correre al bancomat ogni volta che il cameriere arrivava con le ordinazioni. Ovviamente veniva prelevato il giusto per pagare quel giro, così da non essere tentati dall’ordinarne altri. Strategia che, come detto, le prime due volte non ha fuznionato.

E’ il momento di lasciare la Polonia e di dirigersi a Budapest, in Ungheria. Aver conosciuto dei ragazzi di Roma provenienti proprio da Budapest in quel di Cracovia ci ha consentito di venire a conoscenza di alcuni appartamenti con cucina affittabili a prezzi modici. Non proprio in centro, ma comunque meglio di un ostello e col vantaggio di poter cucinare invece di mangiare schifezze in giro. La stanchezza, l’avere la televisione in casa con Olimpiadi e porno in chiaro e l’ormai costante ristrettezza economica hanno fatto sì che la sosta a Budapest si trasformasse in una pausa relax, più che in giorni di turismo. Non ci siamo tuttavia fatti mancare una gita ai famosissimi bagni termali Gellert e nemmeno un giro per le vie del centro. A tal proposito eravamo stati avvisati della presenza di alcune piacenti fanciulle pagate dalla mafia ungherese per adescare i turisti e portarli in locali dove, in poche parole, sarebbero stati derubati. Tra noi è subito scattata la competizione per chi sarebbe stato più volte “vittima” delle attenzioni di queste ragazze, ma la gara è presto terminata con Aui a quota 1 e tutti gli altri a zero. Il motivo della disfatta, probabilmente, va imputato a quelli che ormai erano più di quindici giorni di viaggio in condizioni igieniche precarie.

Dopo Budapest l’itinerario avrebbe previsto gli ultimi giorni di mare in Croazia, ma ormai stanchi e abbastanza desiderosi di rientrare si decise per fare rotta verso casa, fermandoci unicamente un ultimo giorno a Salisburgo, altra cittadina che vale realmente la pena di visitare, a mio avviso. Il viaggio era ormai prossimo alla conclusione, quindi quella sera ci siamo concessi addirittura un ristorantino in cui abbiamo potuto apprezzare dell’ottimo gulash.

Ripartiti il mattino seguente, siamo alla fine rientrati a Milano.

L’esperienza dell’inter-rail è stata senza ombra di dubbio molto bella, divertente e positiva dal punto di vista turistico. La possibilità di usare gli spostamenti come riposo e non come ulteriore parte di fatica giova molto a questo tipo di viaggi. Ovviamente il tutto sarebbe potuto venire meglio se non si fosse creato da subito questo clima da “mancanza di fondi”, che ha reso molto difficile la sopravvivenza per tutti e 18 i giorni di viaggio. Ad essere onesti però, dalla fame sono nati i momenti più divertenti della vacanza e, sebbene oggi non lo rifarei, ai tempi non mi era spiaciuto nemmeno quello, una volta rientrato.

Purtoppo ai tempi nessuno possedeva ancora una macchina fotografica digitale e quindi le foto del viaggio sono state fatte con una compatta a rullini di scarsissima qualità, cosa che ha portato a non avere molti scatti del viaggio e, soprattutto, a rendere quelli fatti particolarmente brutti. Ecco, magari comprare una pellicola per la stampa e non per le diapositive avrebbe almeno parzialmente ovviato al problema, ma non si può certo chiedere tutto. No?

DETTAGLI DEL VIAGGIO:

Team:
Manq, Aui, Bazzu e Simo
Durata: 18 giorni
Km percorsi: 3897 indicativamente.
Mezzo di locomozione: Treno
Spesa: 900 euro (Indicativamente)
Sponsor: Valfrutta e Magnum Algida “7 Peccati”

VALUTAZIONE:
4-stelle

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