Vai al contenuto

Blog

Quella cosa di avere un blog

Avere un blog dovrebbe implicare lo scriverci, ma facendo due rapidi conti qui sopra non ci passo da tanto tempo. Non lo nascondo, in parte ha pesato il fatto di voler aspettare sviluppi sulla questione “pubblichiamo il romanzo”, ma se c’è una cosa che ho capito è che quel tipo di mondo non va necessariamente alla velocità che vorrebbe chi, come me, prova ad entrarci. Il mantra che ti insegnano nelle aziende è “if you have to fail, do it quickly”, ma non me la sento di recriminare del fatto che questa avventura non abbia affinità con ciò che capita nelle aziende. Quel che deve succedere, succederà. Al momento il mio approccio continua ad essere zen. Se e quando ci saranno novità, verrò qui a scriverle.*
Questo ci porta al fatto che, per tenere vivo questo posto, servano altri contenuti.
Ecco, io non ho qualcosa di cui vorrei scrivere con sufficiente fervore da dedicarci un post intero, ma ci sono alcune robette che sono successe e che mi sono trovato a commentare con riflessioni che non mi dispiace appuntare qui sopra.
Vado in ordine sparso.

1) Macklemore silurato dal tour con Ed Sheeran per la presa di posizione pro Palestina.
Sulla faccenda non c’è davvero nulla da aggiungere più di quanto abbia già detto l’interessato, forse vale più la pena discutere del contorno. Ovvero la massiccia ondata di merda che ha investito Ed Sheeran per non essersi schierato dalla parte del silurato. Legittima? Mah, non sono sicuro. E’ ovvio che, a pelle, l’idea che uno con quello status non abbia preso le parti del collega più debole non possa che fare schifo (quantomeno a me), ma è vero anche che esporsi su questioni come il conflitto israelo-palestinese non è propriamente necessario per fare il cantante e non si capisce perchè un artista debba essere forzato a farlo in seguito alla decisione di altri. Io sono anti-sionista senza nessun tipo di remora, ma esserlo non è che abbia particolari risvolti negativi nella mia vita. Mi piace pensare che lo sarei anche con qualcosa da perdere, ma chi si mostra sicuro a formulare certe ipotesi, di base, mente. Forse Ed Sheeran è anti-sionista, ma non se la sente di sostenere tutte le conseguenze del dichiararlo. Magari non lo è per niente e gli gira il cazzo passare per esserlo. Perchè se anche domani dicesse: “Io credo FERMAMENTE che Israele stia facendo ciò che è giusto, ma ciò nonostante mi sembra assolutamente sbagliato che chi non la pensa come me debba smettere di lavorare con me”, passerebbe comunque come uno che accampa scuse per nascondere il suo anti-sionismo. Perchè siamo così, semplifichiamo tutto, ma soprattutto pretendiamo dai cantanti una rettitudine morale che non ci interessa minimamente abbiano non dico le classi dirigenti, ma banalmente i nostri amici, familiari o magari datori di lavoro.
Di base fa comunque sempre ridere l’ipocrisia di fondo con cui vengono approcciate queste situazioni. Macklemore non ha mai nascosto la sua posizione, che era certamente nota a tutti i coinvolti quando il tour è stato organizzato. Questa caduta dal pero isterica che ci propinano ogni volta è veramente la cosa più disgustosa di tutto il pacchetto. Ci trattano da idioti e, viste le reazioni, forse forse non sbagliano la mira poi così tanto.

2) Ho visto il film Coyote vs. ACME. E’ stupendo, dovreste vederlo. In pratica parla di un uomo mediocre e intristito dalla routine che incontra un personaggio immaginario e grazie a lui trova la forza di ribellarsi al capitalismo e combattere le multinazionali, supportato da un esercito di derelitti che la società ha relegato all’ultimo posto della catena alimentare. Sì, in pratica è Fight Club, solo che sul finale c’è I fought the law invece di Where’s my mind.
Ve l’ho detto, dovreste vederlo.

3) Il tipo che ha aperto il ristorante vietato ai bambini. Non vi linko la notizia che cercandola in google escono solo pagine che non voglio spingere, ma immagino abbiate letto. Non credo serva specificare di non essere uno di quegli invasati del family day, ma ultimamente mi pare che ci sia una bella ventata di sentimento “anti-famiglia” che circola in giro. Un po’ perchè, comprensibilmente, ormai il concetto lo abbiamo lasciato cannibalizzare alle destre e quindi ci siamo ritrovati in qualche modo costretti a doverlo rifiutare (sempre per la storia che semplifichiamo ogni cosa e che siamo tutto sommato idioti), un po’ perchè avere una famiglia oggi continua ad essere complicato come un tempo, solo che ci siamo convinti che fare il sacrificio non valga la pena. Scelta ultra legittima, forse anche lungimirante visto il futuro che ci sta arrivando in faccia, ma che di fatto porta poi a fare un po’ discorsi da volpe e uva. Potete dirmi che questa cosa è solo nella mia testa eh, ma poi dovreste spiegarmi come potrebbe funzionare altrimenti il farsi la promo sul fatto di tener fuori i bambini dal proprio ristorante.
Quanto a me, non me ne frega un cazzo se un tipo gestisce la sua attività selezionando la propria clientela. Io sono sempre per una società in cui tutti sono bene accetti e hanno propri spazi. Il che non implica ovviamente “tutti simultaneamente nello stesso posto”.

4) Sto recuperando tutte le robe che ha fatto Guy Ritchie nell’ultimo periodo e ho scoperto che sono un botto, tra film e serie TV. Oltretutto lavorando sia con Prime che con Netflix, cosa che me lo ha reso se vogliamo anche più simpatico di quanto già non fosse. Mi sono fatto il film abbia evitato di darsi il tono di quello che “crede nel progetto/azienda/visione” per giustificare i soldi che prende. Li prende e basta. Per qualche motivo distorto questa cosa a quei livelli mi diventa un plus, ma non sto qui a spiegare che davvero è delirante.
Ad ogni modo: In the gray bello, The Ministry of Ungentlemanly Warfare carino, stagione 2 di The Gentlemen clamorosa. Mi rimangono da recuperare Operation Fortune e Fountain of Youth. No, anche Wife & Dog che google mi dice in uscita quest’anno. Guy, cazzo, rallenta per favore.

5) Senza più twitter e FB sul telefono, mi rendo conto che ogni tanto mi trovo a sfogare frustrazione commentando su Instagram e Youtube contenuti che l’algoritmo profila apposta per il mio rage bait. Mi capita più di quanto voglia, ma comunque meno di quanto potrei visto che almeno 4 commenti su 5 li cancello immediatamente dopo averli postati o appena prima di premere invio. Devo lavorare su me stesso, lo so. Ogni tanto provo a fare pause dall’alcol per testare se ho una dipendenza e ci riesco senza problemi e mi rassereno del fatto di esserne capace senza sforzi. Magari potessi fare lo stesso coi social.
Questo preambolo per dire che l’altro giorno mi son trovato a dover lasciare un commento sotto uno dei deliri di Marattin, che continua a comparirmi nel feed Instagram nonostante abbia chiesto almeno cento volte a Meta di non farmelo più vedere. Questa cosa mi ha portato a realizzare che in Italia, oggi, ci sono almeno cinque forze di “centro” che orbitano intorno allo zerovirgola: Partito Liberal Democratico, Ora, Italia Viva, Azione e +Europa. Magari ne dimentico pure qualcuna.
Forse si dovrebbe fare una riflessione su come stia messo un Paese che ha cinque forze moderate “incapaci” di mediare tra loro (che dovrebbe essere la chiave distintiva tra moderati ed estremisti). Una riflessione sull’utilità di queste realtà politiche minuscole che lavorano costantemente per restare piccole, non dover governare mai manco per sbaglio e al massimo tenere per le palle una maggioranza di qualunque colore che avesse la sfiga di dover far conto sulle loro due o tre poltrone decisive.
Io però oggi non me la sento e mi fermo qui.

* Non mentirò, ho scritto questo post sperando faccia l’effetto di quando aspetti il pullman da una vita e allora decidi di accendere una sigaretta. Un po’ perchè hai voglia di fumare, ma un po’ perchè sai che appena accesa arriverà il pullman.


Ehi, vuoi ricevere i post di questo blog direttamente via mail e senza dover venire qui a leggerli?
Iscriviti alla newsletter!

E’ un po’ che non ci si sente

Non ho davvero qualcosa da scrivere qui sopra, lo dico subito.
E’ il 30 novembre e non scrivo sul blog dal 21 ottobre. Chi conosce questo spazio sa che bucare un mese è sempre stato lo stigma massimo da cui ho lottato per tenermi lontano e in vent’anni ce l’ho (quasi sempre) fatta. Di conseguenza sono qui per riempire una paginetta uso “guarda maestra ho fatto i compiti”.
Lo farò dando un po’ di aggiornamenti random dalla mia vita.

– Il progetto segreto che chiameremo col nome in codice di “romanzo” è entrato nella sua fase conclusiva. Mancano undici capitoli. Se procedo al ritmo avuto fino a qui, dovrei chiuderlo entro il mio compleanno. Considerando che ormai si tratta di chiudere il cerchio e che la maggior parte di quel che devo raccontare è deciso, forse potrei farcela un filo prima. Il materiale che ho messo giù fino ad ora si aggira intorno alle 76K parole, quindi a spanne si parla di un’opera finita che sta sulle 100K. Tante? Poche? Boh. Per me tantissime, davvero un lavoro che non pensavo di riuscire a portare fino a questo punto. Ho chiesto ad un po’ di amici se gli andasse di leggere quanto già fatto e darmi dei feedback, qualcuno ha accettato. Hanno tutti esordito dicendo “i pirati a me fanno cagare”, ma qualcuno lo ha trovato godibile ciò nonostante. Qualcun altro no. Direi perfettamente normale per un malloppazzo scritto da un improvvisato alla prima esperienza. Se proprio devo brontolare di qualcosa, mi aspettavo forse un po’ più di “supporto” da parte delle persone a cui ho chiesto. Nei libri di solito alla fine si trovano i ringraziamenti a tutti quelli che hanno aiutato l’autore a portarla a casa e nel mio caso al momento farei fatica a riempirci tre righe scritte grosse. Non è una bella sensazione, specie per uno che (senza voler fare Gandhi), nel suo piccolo ha sempre provato a dare una mano a chi si trovava in questa situazione e chiedeva un aiuto. Amen. L’idea continua ad essere arrivare in fondo, il resto è contorno.

– Un paio di weekend fa sono andato a Manchester a vedere i Brand New. E’ stato l’ennesimo concerto bellissimo di questo 2025 fatto, al momento, solo di concerti belli. Un bel passo avanti rispetto al 2024, dove a memoria mi avevano fatto quasi tutti schifo. Non credo scriverò un post sui concerti dell’anno, non ho più voglia di farlo o forse non ho altra forza da usare per scrivere anche qui (questo post sta diventando un calvario), ma è un peccato perchè sono stati tutti concerti da raccontare.

– Nell’ultimo periodo ci sono stati un po’ di argomenti su cui avrei avuto voglia di litigare. Per citare gli ultimi che mi sovvengono a memoria: la polemica sul fatto che se togli 2 punti percentuali alla tassazione sui redditi che vanno dai 25 ai 50 mila euro, chi guadagna di più ne beneficia di più (un vero scoop) e l’ennesima polemica attorno al concetto di consenso. Special guest: la famiglia nel bosco. In questi casi di solito parto aprendo il blog, poi mi persuado sia tempo perso e allora apro instagram. Perchè una mia story ha il medesimo impatto che un mio post (ZERO), ma almeno non ci metto troppo tempo a buttarla giù. In molti casi sono finito a chiudere anche instagram perchè tanto “chissenefrega”.
Mi sono parecchio imbruttito, devo dire, ultimamente.

Chiudo qui, mese portato a casa e auto-psicanalisi spiccia pure.
A dicembre metterò fuori quantomeno la lista dei dischi che ho ascoltato, quindi al massimo il problema di dover scrivere il blog si ripresenterà nel 2026.
Segnatevelo eh.

Desolazione & Stand-up comedy

Il fatto di essere di fatto fuori dai social probabilmente mi sta impedendo di entrare in contatto con tutta una serie di notizie, approfondimenti, commenti e sopra ogni cosa persone che un tempo finivano a vario titolo per farmi incazzare. E’ una buona cosa per la mia salute, credo, ma è una cosa terribile per questo blog su cui non trovo davvero più nulla da scrivere.
Dall’attualità ho sempre tratto il grosso dell’ispirazione a trascrivere in bella copia le mie riflessioni, ma la mia attualità, oggi, è decisamente poco ricca di spunti. Oltretutto, non ho più alcuna voglia di scrivere di politica o di temi grossi ed importanti. Quello che vedo succedere è spesso troppo brutto e non ho le energie necessarie a leggerlo e cercare di dargli una chiave dibattibile, soprattutto conscio del fatto che il dibattito non ci sarebbe in ogni caso. Su quell’aspetto credo di essere invecchiato molto male.
La verità è che questo spazio ha, ogni giorno che passa, sempre meno senso di esistere e forse devo solo decidermi a staccare la spina come ho fatto con i social.

Non oggi, però.
Oggi mi va di condividere qui sopra uno spettacolo di stand up che ho scoperto di recente. Si chiama “Alcoholocaust”, di Jim Jefferies, ed è uscito nel 2010. Trattandosi di stand-up, parliamo di un’era geologica fa e si nota tutta, già dalle prime battute. E’ uno spettacolo forte, con comicità aggressiva e spesso oltre le righe, ma il mio punto non è condividerlo per sostenere che oggi non si potrebbe più fare, che oggi non si può più dire niente, etc. etc.
Il mio punto è, paradossalmente, l’opposto.
Oggi ci sono tantissimi (troppi) comici che, esattamente come i rapper, brandiscono l’arma del politicamente corretto alla rovescia. Gente che cerca solo di fare le battute più edgy o scorrette possibile usando come selling point il fatto che non dovrebbe poterle fare e invece le fa lo stesso. Ideologicamente, come imprinting forse, io non ho neanche tutto questo astio verso chi si ostina a fare B quando tutti gli dicono che fare A è l’unica cosa giusta/possibile/accettabile. Anzi, sono situazioni per cui riesco a provare simpatia anche quando B è qualcosa di lontanissimo dal mio modo di vedere le cose. Il problema nasce quando i numeri non supportano più la narrazione, o almeno i numeri che percepisco io.
La mia impressione è che, oggi, tutti facciano B millantando una dittatura di A che non esiste. Nel caso della stand-up poi, l’aggravante diventa che fare B, ovvero essere scorretti, sia di per sè una sorta di bollino di qualità, che sia diventata condizione sufficiente oltre che necessaria a far ridere. Non è così e, guardando vecchi spettacoli di quando tutta questa menata non era sul radar di nessuno, a mio avviso diventa ancora più evidente.
Jim Jefferies qui fa un’ora di monologo dicendo sì cose ultra scorrette, ma la sua bravura, quello che ti fa realizzare che il tipo è uno capace e non solamente uno a cui piace sfottere le lesbiche, è la costruzione comica, il punto dove vuole portarti con quelle battute eccessive, senza che tu te ne accorga. Anzi, proprio perchè sei distratto dalla scorrettezza delle stesse, come uno specchietto per le allodole. Questo, secondo me, fa tutta la differenza del mondo.
Lo spettacolo integrale è su youtube, se interessa.


Ehi, vuoi ricevere i post di questo blog direttamente via mail e senza dover venire qui a leggerli?
Iscriviti alla newsletter!

Ex post

È la 1:34 del primo giugno 2025.
Da due giorni mi ripeto di dover scrivere qualcosa sul blog perché altrimenti questo maggio appena concluso sarebbe diventato il primo mese in vent’anni senza un post.
Avevo anche trovato un paio di argomenti su cui attorcigliarmi con uno dei miei consueti siluri audienceless, ma poi non c’è stato modo, tempo o sbatti per mettermi a scriverci sopra davvero.
Alle 19 di ieri sono uscito per andare a cena da amici con l’idea che l’Inter potesse perdere la finale di Champions League e darmi almeno lo spiraglio per portare a casa quattro righe di sfottó, ma dopo un 5 a 0 sul groppone infierire scollinerebbe anche l’etica del tifo contro.
Quindi niente, il danno è fatto e ci troviamo con un mese vuoto. Mentre sto per andare a letto però, sto cercando di vendermi il concetto che formalmente la mia giornata non sia ancora chiusa e che questo post, per quanto fine a se stesso, debba considerarsi ancora parte del mio 31 maggio.
Alla fine, credo di essere riuscito a convincermi.
Per il resto, nessuna news rilevante dalla mia vita. Il progetto di cui vi avevo accennato è difficile e forse non vedrá mai la luce, ma al momento procede e mi succhia larga parte del tempo libero. Spero davvero di poterlo portare in fondo. Con la corsa si continua, anche se la motivazione è un po’ venuta meno sia perché non sto più perdendo un grammo, sia perché ho deciso di smettere con l’incremento delle distanze e/o l’abbassamento dei tempi. Sarà la cosa più ovvia del mondo, ma senza un traguardo, un obiettivo, della corsa rimangono solo noia e stanchezza. Non proprio due incentivi. Però si tira dritto, abbracciati ad una forza di volontà che mai mi sarei attribuito.
Tutto qui, per questo maggio senza niente da dichiarare. Magari in giugno troverò qualcosa di interessante da scrivere.
Baci baci.

Tacca

Anche quest’anno ho compiuto gli anni.
Il tempo in cui mi andava di festeggiare la cosa è finito da un po’, quindi mi sono vissuto la mia giornata con quel velo di malinconia e presa ammale ormai tipico, anche se strenuamente combattuto dall’euforia dei miei figli.
Per il resto tanti messaggi di auguri anche da insospettabili, che fanno sempre piacere, e una spolverata di rodimento di culo per alcuni tra i non pervenuti.
Tutto normale, dritti sul binario che mi vuole sempre più cosciente del fatto che nella mia vita di persone ce ne siano troppe e non troppo poche.
Le ultime due ore, prima di aprire questo post, le ho passate a scrollare reel su FB o forse Instagram pensando a come un tale bombardamento mirato di contenuti ideologico/politici facesse impallidire la cura Ludovico. Cosa che, fosse vera, dovrebbe allarmarmi e non poco in merito agli effetti sulla mia persona. Non lo so, al centesimo contenuto di Travaglio che parla di Russia è difficile non convincersi di essere anche solo incuriositi dalla questione. L’idea è che l’algoritmo ci profili per darci contenuti rilevanti, ma la sensazione è che la rilevanza non sia per forza di cose relativa al nostro interesse. Forse si tratta solo di capire su che aspetti sia necessario farci cambiare idea e procedere per sfinimento.
Non lo so.
Io ho passato lo scorso anno a cercare di staccarmi da questa realtà aumentata smartphone mediata, ma i risultati sono evidentemente nulli. Siamo al punto in cui la sera mi agita di più l’idea di trovare qualcosa da fare per non guardare il cellulare, che non la possibilità di buttare ore in scrolling forsennato.
Adesso quasi quasi disinstallo dal cellulare pure FB e Youtube così vediamo se la situa migliora.
Me lo faccio come regalo di compleanno.
Ecco, fatto.
Già che siete qui, a sto punto vi beccate un paio di update dalla mia vita.
Sto continuando a correre, sempre con la stessa sofferenza e mancanza di voglia, ma continuando anche a spostare in avanti il limite di quel che aspiro ad ottenere. Ora corro 22/23 km a settimana, divisi in 3 sessioni. Sono riuscito a portare i 5km sotto il muro dei 5′ a km di media, cosa che ritenevo impensabile, ma poi di fatto i 5km ho smesso di correrli. Adesso il mio ciclo di allenamenti prevede 6 o 7 km ad inizio settimana, 6km di ripetute a metà settimana e i 10km a chiudere. Sui 10km il mio record personale é 5’18” al km, portato a casa proprio sabato scorso. Ho sempre il timore di poter smettere domani, quindi vivo l’impegno con un senso del dovere marziale nell’idea di contrastare questa ipotetica tendenza al darla su che, in 16 mesi, ancora non si è palesata. Teniamo botta, quindi.
Questo 2025 è anche l’anno di un nuovo progetto in cui mi sono imbarcato e che, forse (ma forse no) è anche il motivo per cui non sto aumentando i miei scritti qui sopra come invece avevo ipotizzato sarebbe successo. Non sono qui a fare il fenomeno che “non vi posso spoilerare nulla” o “seguitemi per scoprire di cosa si tratta”, non dico apertamente cosa sia perché metterlo nero su bianco sarebbe come ufficializzare il fatto che ci stia provando, cosa che renderebbe ufficiale il fallimento. Non me la sento, anche perché non è una roba completamente nuova, ci avevo già tentato in passato senza mai andarci neanche vicino, quindi nulla mi lascia pensare possa andare diversamente a questo giro. Anche se, ad onor di cronaca, non ero mai partito così lanciato. Oh, avete ragione, ho già scritto troppo per essere credibile nella parte di chi non ne vuole parlare. Sono un po’ gasato, perdonatemi. Passerá.
Che poi, anche ‘sto scrivere ad un interlocutore immaginario, da dove mi esce?
Molte vibes da blog anni ’00 questo post. Ero partito con l’idea di non pubblicarlo, poi ho pensato di metterlo su, ma senza spedirlo via newsletter e ora mi sa che ho deciso di andare full optional. Vediamo se qualcuno sto giro fa unsubscribe.
Dai, l’ho tirata in lungo anche troppo.
Da Manq dell’omonimo blog è tutto, a voi studio.


Ehi, vuoi ricevere i post di questo blog direttamente via mail e senza dover venire qui a leggerli?
Iscriviti alla newsletter!

Come butta?

Forse questo 2025 sarà l’anno in cui tornerò ad usare di più questo spazio qui.
Alla fine, anche sull’onda di quanto iniziato coi propositi del 2024, ho “ripulito” un po’ la mia presenza online. Dopo un anno passato a meditare l’addio a Twitter/X ho infatti finalmente deciso di fare il grande passo e togliermi di torno. Inizialmente l’idea era di sospendere le attività mantenendo il profilo online. Idealmente, avrei dovuto lasciare con una sorta di saluto/disclaimer volto a rivendicare la decisione come atto politico contrario ad un ambiente ormai refrattario al dialogo e alla condivisione, ma dopo qualche settimana ho pensato che a nessuno potesse fregare meno di un cazzo dei miei deliri e quindi ho piallato tutto. Niente più @drmanq, insomma, con migliaia di argutissimi pensierini da 180 caratteri persi come lacrime nella pioggia.
Un po’ per mal riposto ottimismo, un po’ sperando nell’effetto placebo avevo tuttavia riaperto il profilo su blusky, quel social GIUSTO che mi si diceva ci avrebbe riconsegnato il twitter che amavamo, ma col 100% di deriva neonazi in meno. Senza stare a farla troppo lunga, non ha funzionato e ho eliminato anche quello.
Oggi quindi la mia presenza “social” è limitata a Instagram, che continuo ad usare dal giorno uno come album dei ricordi semi privato (ho il profilo chiuso e ho limato via un tot di conoscenti con cui, a mente lucida, non ho voglia di continuare ad avere rapporti di qual si voglia tipo), e Facebook.
Di quest’ultimo forse è il caso di parlare. Da anni lo sento descrivere come una landa desolata e inutile in cui pascolano solo i vecchi, ma forse all’alba dei 44 anni questo lo rende il luogo più vicino alle mie esigenze. Alla fine della fiera, è l’unico social dove ancora posso interagire con le persone, dove se scrivo qualcosa i miei contatti mi rispondono, dove esiste un gruppo di rimastoni come me con cui parlare di musica. Lo avevo grossomodo abbandonato per anni, ma oggi forse è l’unico social che può darmi quello che cerco. Ok, seppellito in un mare di merda e fake news da fare spavento, ma vale la regola del migliore degli inferni possibili.

Tutto questo per dire che levando un po’ di social dal mazzo, forse da qui in avanti mi tornerà la voglia di usare questo spazio per condividere cose con più costanza. Smetterla di aprire wordpress solo se c’è un argomento da trattare in modo ampio e ritornare anche a quelle vecchie sbrodolate di testo inconcludenti tipo questa qui.
Magari mi prendo bene e do anche una rinfrescata all’ambiente, vedremo. Non vorrei essere davvero troppo ottimista in questo Make blog great again. Che poi again, vabbè.
Ovviamente continuerò ad usare la newsletter solo per spammare i post che davvero mi piacerebbe qualcuno leggesse, quelli in cui mi parlo addosso è giusto rimangano ad uso e consumo esclusivi di chi passa di qui.

Tipo: ieri ho corso i miei primi 10km di fila. Ci ho messo 55 minuti esatti.
Quando, un anno fa, ho deciso di provare ad iniziare a correre per tenermi un po’ in forma ero convinto mi ci sarebbe voluto tantissimo anche solo per correrne 5, di km. Pur continuando a detestare la disciplina e vivendola come un sacrificio, riconosco che il traguardo di ieri mi ha dato non poca soddisfazione.
Un po’ come l’aver finalmente deciso di prendere tutti i libri di G.R.R. Martin e farli sparire.
Piccole cose per sentirsi meglio.

20 anni

Me lo ricordo, ero tipo in ufficio. Facevo ancora l’università, ma avevo questo lavoretto pagato pochissimo ed era una mattinata in cui cercavo disperatamente un modo per arrivare a fine turno. Così ho pensato di aprire un blog.
Non avevo idea di cosa fossero, i blog, ma avrei scoperto da lì a poco che erano una cosa figa. Non il mio, magari, ma in generale sì.
Piano piano ho riversato su queste pagine una tonnellata di roba, in uno spettro che va dall’autoanalisi alla critica, passando per la cronaca di una vita come miliardi di altre. Le statistiche mi dicono che ci ho scritto sopra 1262 post (presente incluso), anche se in realtà sono 1263 considerando quello scritto per salutare blogger.com al passaggio al mio dominio personale e a wordpress. L’unico post che non avevo trasferito, volendolo lasciare solo su quella piattaforma in forma di rispetto e riconoscenza. E’ ancora online, non ne avevo idea.
Di tutti i blog che leggevo quando ho iniziato ne sono rimasti in attività pochissimi. Qualcuno si è trasformato in qualcosa di diverso, uno o due sono rimasti in trincea come il sottoscritto, ma la maggior parte è scomparsa. Forse sono stati i social media, forse le vite degli autori diventate troppo piene per un impegno così, non lo so.
A costo di interpretare la parte del vecchio nostalgico, era bello accendere il PC e avere qualche pagina da leggere che raccontasse qualcosa di bello. Magari non interessante, magari non rilevante, ma bello. Ah, signora mia.

Oggi, 21 gennaio 2025, il blog di Manq compie 20 anni.
Una vita.
Un percorso in cui ci sono stati tantissimi cambiamenti: nel mio modo di vivere, di scrivere, di pensare e di relazionarmi al mondo. Tantissime evoluzioni di cui queste pagine hanno tenuto il conto, puntualmente, al netto dei tantissimi momenti di stanca. Ci ho pensato diverse volte, a chiudere, ma mi sono sempre detto: “Perchè?”. Il vantaggio del non avere un seguito è che non ci sono aspettative da disattendere. Chiudere mi toglierebbe solo la possibilità di tornare qui, quando ne avessi necessità, e scrivere. Fosse anche una volta sola, perchè privarsene?
Ho scritto quasi sempre e solo per me, per l’esigenza di mettere in fila i pensieri, ma quasi ogni volta ho sperato a qualcuno potesse interessare ciò che ne usciva.
Forse è anche successo di tanto in tanto (mi piace pensarlo), ma non credo di essere disposto a sopportare l’indifferenza verso la fine di una cosa che per me ha significato così tanto.

E allora, buon compleanno blog.


Ehi, vuoi ricevere i post di questo blog direttamente via mail e senza dover venire qui a leggerli?
Iscriviti alla newsletter!

A(nother) Twitter story

Esatto, è ancora quel momento dell’anno in cui mi lamento di una roba capitatami su twitter, ma a questo giro di giostra il finale è più triste del solito quindi mi scuso da subito per eventuali derive lagna che il post potrebbe prendere.

Partiamo dai fatti.
In serata ricevo un messaggio privato (DM) da un account che non conosco. Twitter mi chiede se voglio accettarlo, così verifico di chi si tratta e noto che ha follower in comune alla mia bolla. La cosa mi è sufficiente a dare luce verde.
È una tipa (ipotizzo dal contesto) che mi chiede se posso girarle la risposta ad un suo stesso tweet, perché lei non riesce a visualizzarla. Dice di aver chiesto il mio aiuto perché quella risposta misteriosa dovrebbe arrivare da un account che io seguo e che quindi dovrei poter vedere.
Mi pare una roba innocua, così vado a controllare il tweet e, notando fosse palesemente formulato per arrivare a destinazione, lo inoltro alla tizia (sempre via DM).
Per aiutarmi nella cronaca, inizio ad allegare gli screen della discussione, ovviamente tutelando l’identità di tutti i coinvolti.

A posto, penso.
Invece la tipa mi butta lì un commento che io fraintendo. Mi dice: “una roba da denuncia” e io penso si riferisca al fatto che le ho girato un contenuto che forse l’autore non voleva le arrivasse, quindi smorzo. Le spiego che secondo me è tutto ok, anche se effettivamente inizio a pensare che avrei dovuto evitare e a come scusarmi con l’altro utente coinvolto per questa ingenuità che sarebbe meglio definire minchiata.

A questo punto mi ringrazia, ma attacca a dirmi robe nel merito della faccenda a cui quei due tweet fanno riferimento. Lo fa alzando i toni, facendo accuse anche gravi. Non sono il più smaliziato tra gli esseri umani e anzi tendo ad essere naive nel mio approccio: “ma sì aiutiamo una sconosciuta, che può mai andare storto?”, eppure a questo punto mi è chiaro si stia scivolando in questioni che non solo non mi riguardano, ma in cui non voglio proprio finire. Di conseguenza cerco di sganciarmi.
La tipa però decide che sono automaticamente un complice di non so bene cosa, perché sono un maschio.
Pare superfluo dirlo, ma non sto omettendo nulla eh, la sequenza dei messaggi è integrale.

Qui è dove mi incazzo. Non sto a giustificarmi, è evidente che ho over reagito, ma sono attacchi per cui tendo ad avere il nervo scoperto. Quindi bestemmio e le faccio presente che il mio unico ruolo nella vicenda, al massimo, è aver aiutato lei (donna) e che quindi quell’insinuazione sul cameratismo maschile se la sarebbe potuta tranquillamente risparmiare.
Lei insiste.
Io recupero la calma e con un secondo gruppo di messaggi, questa volta educatamente, le spiego meglio perché mi sono incazzato.

A questo punto lei mi blocca.
Ci sta (nel senso, me lo aspetto) e faccio altrettanto, per quella legge non scritta secondo cui non blocco mai nessuno per primo, ma trovo legittimo tutelarmi quando qualcuno blocca me impedendogli da lì in poi di farsi i fatti miei.
Tutto finito, pensavo.
Nulla di che.

#Einvece.
Qui comincia la parte davvero noiosa e brutta della faccenda.
Oltre a bloccarmi la tipa chiude il suo account rendendolo visibile solo ai suoi follower e inizia a postare roba su di me. Mi accorgo che qualcosa non va perché vedo che un mio tweet inizia a fare numeri di interazioni fuori scala per i miei (bassi) standard. Vedo che qualcuno sta retwittando roba mia, ma senza che io possa leggere i commenti che mi vengono tirati addosso.
Capito la magia?
Twitter tutela la privacy di chi mi sta insultando, non fosse che lo sta facendo per una platea di quasi sette mila utenti e senza che io possa non dico intervenire, ma anche solo esserne consapevole. Lo scopro perché fortunatamente nella mia bolla ci sono persone che hanno il buon cuore di mettermi a conoscenza della situazione.
Ti starai chiedendo: scusa, non l’avevi bloccata?
Esatto, ma a differenza sua il mio account è (ormai era) pubblico. Di conseguenza gli utenti che ho bloccato possono vedere i miei tweet, se accedono con un altro account o senza fare login, e una volta copiati gli url possono usarli per darmi addosso senza vincoli di sorta e, ribadisco, senza che io abbia modo di saperlo se non in via ultra indiretta e per intercessione di qualche buon’anima.
Ed è quello che ha fatto ‘sta tipa.
Di tutta la conversazione avuta ha postato il solo messaggio in cui bestemmio e mi incazzo, con a corredo un mio tweet che non la cita, ma che viene usato strumentalmente per costruire una narrazione e darmi in pasto ai suoi.
Che figata, vero?

Veniamo all’epilogo. Per fermare quest’onda di merda sono stato costretto a rendere privato il mio account Twitter. Ora, non ho mai avuto la pretesa di twittare roba che avesse rilevanza, ma lo scopo principale che mi teneva su quel social era poter interagire potenzialmente con chiunque, cosa che ora non posso più fare perché chi non mi segue non può leggere ciò che scrivo. Di fatto, per me è una perdita grossa, mi è stato tolto un pezzetto di vita a cui tengo e per questo sono parecchio incazzato.
Ho segnalato la cosa a chi di competenza, ma non ho grosse speranze di ottenere qualcosa.
Il nervoso mi porterebbe ad allungare questo post di altre mille battute tra cose che non penso davvero e argomenti che non sarei in grado di esporre lucidamente, ritrovandomi a spostare un focus che mai come questa volta vorrei fosse chiaro.
Possiamo discutere su quanto grave sia quello che mi è successo, non ho la pretesa che la percezione da fuori possa collimare con la mia, ma credo non ci sia da discutere sul fatto che sia un abuso.

EDIT: dopo dodici ore di delirio, i tweet che mi hanno portato a chiudere il profilo sono spariti. Non so se per via della mia segnalazione o per decisione dell’autrice, ma preferisco pensare sia il secondo scenario. L’importante è che credo di poter riaprire il profilo, che è l’unica roba che mi interessi davvero fare.

Ritinteggiata

  • Manq 
  • Blog

Probabilmente non ve ne siete accorti.
Farei onestamente fatica a notarlo io che sono di casa, figuriamoci voi che, se proprio siete assidui lettori del sottoscritto, vi fate un giro da ‘ste parti in media un paio di volte al mese.
Impossibile.
Quindi lo dico io e faccio prima: ho rifatto il template al blog.
Non perché mi andasse o altro, è che col template precedente era ormai una lotta tra aggiornamenti da scongiurare e plug-in che non funzionavano più, quindi pur avendo rimandato fino a che mi è stato possibile, sono dovuto capitolare e arrendermi al fatto che il vecchio tema twenty-fifteen non fosse più adatto e andasse sostituito.
Questo nuovo si chiama NEVE.
Ci ho dovuto lavorare su un po’, ovviamente, ma per una volta è stato piuttosto semplice e sono riuscito a fare tutte le modifiche che volevo senza particolari rinunce, ottimizzando sia per desktop che per mobile.
Soprattutto, tenendolo simile a quanto avessi prima, cosa a cui puntavo nell’idea di tenere il sito leggibile.
Vi piace?
Funziona bene?
Non mi farebbe schifo avere qualche feedback.
I cambiamenti rispetto al passato sono pochi, ma credo significativi:
– Menu identico, ma con navigazione differente e spero semplificata.
– Profili social integrati nel menu
– Possibilità di modalità dark
Già che c’ero ho anche deciso di eliminare le utenze registrate perché tanto si registravano solo bot e da tempo non ho più un sistema efficace per arginarli.
In più ho rifatto il logo, anche se pure in quel caso ho cercato continuità con la versione precedente. Cambia il font e ci ho aggiunto il loghino/simbolo che già usavo come icona nel browser.
E basta, mi pare tutto qui.

Diario dall’isolamento 3: CANCELLED.

Tra qualche minuto torneremo in zona rossa per uscirne migliori sa dio quando, eppure non ci sarà una terza stagione del Diario dall’isolamento su questo blog.
No.
Quando questa cosa della pandemia è iniziata, un anno fa, era tutto diverso, con buona pace di chi dice che in un anno non è cambiato niente.
Ai tempi c’era la speranza di portare a casa dei risultati dal sacrificio, c’era l’energia fisica e mentale per reggere l’urto e, non meno importante, c’era una paura tangibile che ci teneva uniti, per il bene comune.
Oggi?
L’ottimismo è semplicemente una parola scomparsa dal vocabolario, nessuno crede più ad un domani migliore. Crediamo arriverà, ma sappiamo anche che non sarà davvero domani. Domani sarà semplicemente uguale a oggi, a ieri, a ieri l’altro e al prossimo lunedì. E se così fosse sul serio, ci sarebbe pure da ringraziare. Una ripetizione ormai nauseante di una quotidianità tossica, per tutti, ognuno a suo modo.
Anche la paura se n’è andata, lasciando il posto all’apatia, come se centinaia di morti al giorno siano un bollettino di guerra accettabile in tempi di pace. 100K morti su 3 milioni di contagi non fanno notizia, meglio focalizzarsi su una decina di morti su oltre 2 milioni di vaccinati con AZ, morti oltretutto non correlate al vaccino se non da politici senza palle e giornalisti senza scrupoli. Ci siamo ritrovati apatici nelle mani di questo o quel catalizzatore d’odio, qualcuno/qualcosa che ci dia modo di sfogare emozioni e sentirci vivi. Non sto facendo la paternale, io sono il primo ad esserci dentro fino alle scarpe: l’odio viscerale che provo verso la stampa criminale che sta minando l’unica via di uscita da questa situazione credo di non averlo mai provato in vita mia, ma al di là di quello resto apatico.
Ieri sera gli amici hanno ricominciato coi sabati su Zoom, ma non ce l’ho fatta. Sabato prossimo, magari, ma ieri no. Negli ultimi giorni sono stato poco bene. Niente di catastrofico, quella tendenza che sul momento non preoccupa nessuno per cui tieni gli stessi vestiti dieci giorni, esci di casa conciato come un senzatetto (con tutta l’empatia possibile per la categoria), non ti radi, non trovi un motivo valido per alzarti dal letto la mattina e ti lavi lo stretto necessario per non farti cacciare dalla moglie a dormire sul divano… presente no? Il fenotipo di chi non sta dando tutta ‘sta importanza alla vita ecco.
Ed è vero.
Fortunatamente non ho mai avuto tendenze suicide, sto proprio dall’altra parte della gaussiana, tra quelli con le crisi di panico all’idea di avere una data di scadenza ineluttabile. Il fatto di non voler morire però non rende accettabile vivere in questo modo. Senza uno scopo che non sia tirare avanti.
Alcuni riescono anche a dirti: “Dovresti trovare motivazione nel lavoro” e da un lato vorrei mandarli affanculo, ma dall’altro penso siano conciati addirittura peggio di me se vendere 1/3 della loro giornata per soldi (magari neanche tanti) li motiva, o anche solo gli è sufficiente, in una situazione del genere. Per quanto sia evidente a tutti ormai che il lavoro è l’unica gentile concessione di questa situazione, non farei cambio, anche se servisse a stare meglio oggi, perché razionalmente so che ‘sta merda prima o dopo finirà e sarò ben felice di tornare ad essere uno che gli stimoli li trova uscito dall’ufficio.
È passato un anno ed è cambiato tutto, anche se pensandoci gli ultimi dodici mesi non sono esistiti. Li abbiamo regalati, sperando di averne abbastanza da poterne fare a meno, ma senza la reale possibilità di scegliere se farne a meno. Pensavamo di poter vivere al doppio dell’intensità una volta usciti dall’incubo, qualcuno magari ci crede ancora perché “non apprezzi qualcosa fino a quando non capisci cosa sia perderla”, ma la realtà è che sarà già una vittoria se sapremo scrollarci di dosso i calcinacci per tornare ad essere l’80% di quel che eravamo. Ce la facessimo davvero ci sembrerà sì di vivere al doppio dei giri di prima, la nostra testa funziona così, fortunatamente. Purtroppo però io inizio a pensare che da sotto ‘sti calcinacci non usciremo tutti e se posso accettare di rimanere io tra i soffocati, tra quelli che non se li scrolleranno mai, l’idea possano essere i miei figli mi toglie il fiato.
Ed ecco perché Diario dall’isolamento 3 non si farà, perché davvero scrivere roba così ogni santo giorno è una tortura che non voglio infliggermi.

Questa mattina mi sono fatto la barba e la doccia, sono uscito in bici e sono stato all’aria aperta vestito come una persona con dell’amor proprio. Mi è servito parecchio e mi sento meglio, davvero meglio.
Non oso pensare cosa sarebbe potuto essere ‘sto post se lo avessi scritto ieri.