Marzo 2021

Di etica, vaccini e paura di volare

Non so se abbia mai scritto qui sopra della mia paura di volare.
Non vertigine, la mia è la classica fobia degli aerei, quella che ti prende allo stomaco quando decolli e per qualche minuto ti paralizza, almeno fino a che riesci a dimenticarti di essere su un affare di metallo a diverse migliaia di metri da terra in totale assenza di controllo sul tuo destino.
Probabilmente la paura sta soprattutto in quest’ultima cosa, l’idea di non poterci fare niente.
È una paura irrazionale, ovviamente, perché l’aereo è forse il mezzo di trasporto più sicuro che esista, eppure ogni volta finisco nel panico e per quei primi minuti post decollo, fino a che non si spegne il segnale delle cinture allacciate*, io sono terrorizzato.
Per cercare di razionalizzare una paura del tutto irrazionale di solito mi baso sui numeri. La statistica. Cerco di pensare a quanti aerei volino ogni giorno (diciamo in era pre-COVID) e all’incidenza degli incidenti. La mia prima reazione quando leggo di un incidente aereo è pensare che per un po’ si vola tranquilli, che la statistica ha già dato.
Capito come? Sto messo così male che a volte mi trovo a fantasticare di come sarebbe una fortuna finire in mezzo ad un guasto di quelli senza conseguenze, più che altro senza vittime ecco, tipo così. Ho questa idea che, se non crepassi di infarto vivendo la situazione, potrei “guarire” dalla mia fobia sulla base della grossomodo certezza di non poterci finire in mezzo due volte. Statisticamente parlando.
Sono un tipo apprensivo.
Uno di quelli che quando nuota e non vede il fondo ha paura di essere attaccato da uno squalo. A Varazze, tipo. Tendenzialmente non mi faccio bloccare da queste paure, anzi, tendo a sfidarle. Pianifico quasi solo viaggi che richiedano dei voli e appena prima del Covid mi ero iscritto per prendere il brevetto PADI, eppure il fatto di non volermi far sconfiggere da queste fobie non mi esime dal finirci oppresso. Avere paura è una sensazione di merda, una roba che annichilisce.
Credo sia chiaro dove sto andando a parare.

Domani (ormai oggi) sono stato convocato per ricevere la prima dose del vaccino AZ contro il COVID, in virtù del fatto che parte del mio lavoro prevede la necessità di recarsi presso strutture ospedaliere.
Non ci giro troppo intorno: che mi venga data questa opportunità prima che ad altri (tipo i miei genitori) è uno schifo, non ci sono altre parole per dirlo.
Da quanto ho potuto sentire direttamente, quindi non dati, ma mera percezione personale e di “bolla”, seppur tutte le regioni abbiano identificato figure professionali “a rischio” da vaccinare in via prioritaria, la Lombardia (regione che andava commissariata almeno otto mesi fa) è l’unica in cui questa priorità sta venendo anteposta ai requisiti di età.
Il mio corrispettivo laziale lo vaccinano dopo gli ottantenni, per dirla chiara, mentre io passerò avanti alla zia ottantaquattrenne di mia moglie, che poverina da un anno è grossomodo priva di contatti sociali e che ha ragione di temere il COVID molto più di me.
Questa cosa, bene ripeterlo, fa schifo.
Da quando Confindustria, tramite la mia azienda, mi ha messo in lista ho riflettuto molto sulle implicazioni etiche della scelta di farmi vaccinare adesso e, a costo di sembrare autoassolutorio, ho trovato due ragioni per cui vaccinarmi è più giusto che rinunciare.
Il primo motivo è che la gestione delle rinunce è ancora più raccapricciante della pianificazione delle priorità.
Anche senza volerci infilare la malafede e ritenere che la cosa sia fatta apposta, risulta abbastanza evidente che non c’è un’organizzazione efficiente in grado di far finire la dose che non farei io nel braccio di qualcuno con priorità più alta o a maggior rischio. Rispondendo no, sarebbe subentrato al posto mio uno Scanzi qualsiasi, imbucati che se possibile ne hanno addirittura meno necessità di me. E allora vaffanculo, anche perché il punto due è che l’obbiettivo comune è avere più vaccinati possibile. Ogni rinuncia se va bene finisce a qualcuno a cui non spetterebbe, ma se va male viene buttata e ogni vaccinato in meno è un possibile morto in più.
Quindi è vero, non c’è ragione che io (come anche Scanzi**) rinunci alla dose che mi hanno proposto. È principalmente un privilegio per me poterla ricevere, ma in questo contesto è davvero la scelta migliore che io possa fare.

Tu che leggi però, con ogni probabilità, hai tutto il diritto di incazzarti.
Puoi incazzarti con me, ovviamente, perché sono appunto un privilegiato, perché dopo tredici mesi di ‘sta merda anche l’invidia è legittima e perché ho sparato un pippotto democristiano e autoindulgente per sentirmi meno sporco.
Ci sta.
Lo farei forse anche io, a parti invertite.
Se posso però, il fulcro del disprezzo dovremmo riservarlo ai responsabili veri di questa gestione ingiusta, clientelare e malsana del piano vaccinale.
Perché anche volendo concedere il beneficio del dubbio a chi sostiene che la totale assenza di efficienza nel piano vaccinale in termini di tutela delle persone più a rischio e di gestione trasparente ed equa delle dosi “di recupero” sia dovuta ad un errore o all’impreparazione degli addetti ai lavori, anche volendo per assurdo tollerare che chi ha amministrato con errori e impreparazione non si cavi dal cazzo a passo di marcia viste le centinaia di morti che ogni giorno ci tocca contare, resta il fatto che sono passati tre mesi, novanta giorni, e dopo tutto questo tempo agli errori e all’impreparazione, di norma, si dovrebbe rimediare. Provarci, almeno.
Il piano vaccinale invece è sempre quello e, al netto di proclami e numeri a casaccio, l’evidenza è che chi non produce e magari ha l’aspettativa di godersi la pensione debba essere relegato in fondo alla fila.
Nonostante rischi più degli altri.

Tra qualche ora andrò a fare la prima dose di vaccino AZ.
Dovrei essere felice di avere questa fortuna e incazzato per il fatto di diventare una prova ambulante della mala gestione del piano vaccinale, ma al momento sono più concentrato sul lasciare a mia moglie le password dei miei profili social.


* Da qualche parte nel mio cervello è sepolta l’informazione per cui il decollo sia la fase più critica del volo, quindi ho arbitrariamente deciso che quella fase finisce con il BING di spegnimento della spia delle cinture allacciate.
Non mi interessa sapere se sia vero o meno, non mi interessano opinioni in merito.
Non ne voglio proprio parlare, ecco.

** Non che sia il cuore del discorso, ma il mio caso e quello di Scanzi hanno davvero poco in comune.

EMA: “Ve lo avevamo detto Lunedì”

L’agenzia Europea per i medicinali (EMA) ha comunicato oggi alle 17:00 che il vaccino AstraZeneca è efficace e sicuro e che i benefici del suo utilizzo surclassano i rischi, esattamente come sostenuto anche prima di questo circo mediatico e politico che con la scienza ha davvero poco a che fare.

AMSTERDAM. Alle 17:00 Central European Time, la direttrice esecutiva dell’EMA Emer Cooke ha tenuto una conferenza stampa in diretta streaming per esporre le conclusioni del comitato di sicurezza dell’agenzia (PRAC) in merito al vaccino AstraZeneca e alla correlazione con possibili eventi avversi riportati nell’ultimo periodo in Norvegia, forse Danimarca e Germania. Eventi che hanno portato molti enti politici e regolatori nazionali a sospendere l’utilizzo del vaccino.
Il comunicato si può sintetizzare in tre punti principali:
1) Il vaccino AstraZeneca è efficace e sicuro; i benefici derivanti dal suo utilizzo surclassano i rischi. Che è esattamente quello che hanno sempre detto. 
2) L’utilizzo del vaccino non correla con un aumento di casi di eventi trombotici, che vuol dire che se prendi X persone vaccinate e X persone non vaccinate il numero di eventi di questo tipo è lo stesso nelle due popolazioni. Vi faccio un esempio: ogni anno ci sono un certo numero di bambini che muoiono in culla, alcuni dei quali qualche giorno dopo essere stati battezzati. La battesimovigilanza, se esistesse, dimostrerebbe che questi terribili casi non sono più frequenti tra i bambini battezzati e che quindi non c’è correlazione tra il battesimo ed un aumento della casistica di questa terribile fatalità.
3) Con tutti i dati a disposizione, che sono stati raccolti per tutto il tempo dell’utilizzo del vaccino e certamente non negli ultimi tre giorni, e nonostante un riesame approfondito di tutti questi rarissimi casi di eventi avversi, non è stato possibile escludere in via definitiva e categorica una possibile correlazione. Che non vuol dire che la correlazione sia stata trovata, razza di capre a pedali, vuol dire che nonostante non sia stato trovato nelle autopsie e nell’analisi dei casi alcun possibile legame tra le due cose (zero, nada, niet: “Non abbiamo trovato un cazzo, signore!“), la scienza e la medicina contemporanee non ci permettono di escludere in via assoluta e definitiva che qualcosa ci sia. E grazie al cazzo, perchè la scienza e la medicina non funzionano così. Quelli con le certezze dogmatiche sono i preti. Presente no? Sono anche loro vestiti strani e parlano anche loro un linguaggio semi incomprensibile, ma fanno un mestiere diverso dagli scienziati e dai medici e NON vanno confusi, nonostante ci siano tra medici e scienziati personaggi che si comportano come fossero dei preti.
A conclusione di tutto questo, è quindi stato deciso di scrivere sul bugiardino che questo rischio, per quanto infinitesimale e indimostrabile, potrebbe esistere e quindi che si rende necessario prestare attenzione ad eventuali sintomi correlabili agli eventi avversi di cui sopra. Simultaneamente l’unica cosa che potessero fare per dare un segnale di intervento e l’unico possibile freno al fatto che domani qualche Paese o ente nazionale torni sulla questione e si ricominci da capo. Perchè, come forse avrete intuito, in questi tre giorni non è cambiato nulla: si è cercato qualcosa senza trovarlo e senza poter escludere al 100% ci sia, il che potrebbe portare altri a dire “cercate di nuovo” o “cercate meglio”, se avvalliamo la logica utilizzata questa settimana da chi ha deciso di fermare tutto.
La speranza però è che finalmente si sia capito che i numeri non mentono: i rischi sono drammaticamente inferiori al beneficio di una campagna vaccinale efficiente e, soprattutto, il tempo che buttiamo appresso a paure prive di fondamento uccide le persone causa COVID19, che tra le altre cose ha un’incidenza di eventi trombotici incredibilmente più alta di quella imputata, ma non comprovata, ai vaccini.
Ora però lasciamo la parola agli approfondimenti da studio.

GESSATE. Per commentare il comunicato di EMA nella sua più totale prevedibilità abbiamo deciso di contattare Manq, perfetto signor nessuno e fervido combattente della guerra alla disinformazione scientifica, battaglione Twitter. Gli abbiamo quindi rivolto qualche domanda.

E’ soddisfatto di questa decisione?
Quale decisione?

Quella di… in effetti non è stato deciso nulla da EMA.
Eh, no.

Grazie. Arrivederci.
Si figuri, arrivederci a lei.

Diario dall’isolamento 3: CANCELLED.

Tra qualche minuto torneremo in zona rossa per uscirne migliori sa dio quando, eppure non ci sarà una terza stagione del Diario dall’isolamento su questo blog.
No.
Quando questa cosa della pandemia è iniziata, un anno fa, era tutto diverso, con buona pace di chi dice che in un anno non è cambiato niente.
Ai tempi c’era la speranza di portare a casa dei risultati dal sacrificio, c’era l’energia fisica e mentale per reggere l’urto e, non meno importante, c’era una paura tangibile che ci teneva uniti, per il bene comune.
Oggi?
L’ottimismo è semplicemente una parola scomparsa dal vocabolario, nessuno crede più ad un domani migliore. Crediamo arriverà, ma sappiamo anche che non sarà davvero domani. Domani sarà semplicemente uguale a oggi, a ieri, a ieri l’altro e al prossimo lunedì. E se così fosse sul serio, ci sarebbe pure da ringraziare. Una ripetizione ormai nauseante di una quotidianità tossica, per tutti, ognuno a suo modo.
Anche la paura se n’è andata, lasciando il posto all’apatia, come se centinaia di morti al giorno siano un bollettino di guerra accettabile in tempi di pace. 100K morti su 3 milioni di contagi non fanno notizia, meglio focalizzarsi su una decina di morti su oltre 2 milioni di vaccinati con AZ, morti oltretutto non correlate al vaccino se non da politici senza palle e giornalisti senza scrupoli. Ci siamo ritrovati apatici nelle mani di questo o quel catalizzatore d’odio, qualcuno/qualcosa che ci dia modo di sfogare emozioni e sentirci vivi. Non sto facendo la paternale, io sono il primo ad esserci dentro fino alle scarpe: l’odio viscerale che provo verso la stampa criminale che sta minando l’unica via di uscita da questa situazione credo di non averlo mai provato in vita mia, ma al di là di quello resto apatico.
Ieri sera gli amici hanno ricominciato coi sabati su Zoom, ma non ce l’ho fatta. Sabato prossimo, magari, ma ieri no. Negli ultimi giorni sono stato poco bene. Niente di catastrofico, quella tendenza che sul momento non preoccupa nessuno per cui tieni gli stessi vestiti dieci giorni, esci di casa conciato come un senzatetto (con tutta l’empatia possibile per la categoria), non ti radi, non trovi un motivo valido per alzarti dal letto la mattina e ti lavi lo stretto necessario per non farti cacciare dalla moglie a dormire sul divano… presente no? Il fenotipo di chi non sta dando tutta ‘sta importanza alla vita ecco.
Ed è vero.
Fortunatamente non ho mai avuto tendenze suicide, sto proprio dall’altra parte della gaussiana, tra quelli con le crisi di panico all’idea di avere una data di scadenza ineluttabile. Il fatto di non voler morire però non rende accettabile vivere in questo modo. Senza uno scopo che non sia tirare avanti.
Alcuni riescono anche a dirti: “Dovresti trovare motivazione nel lavoro” e da un lato vorrei mandarli affanculo, ma dall’altro penso siano conciati addirittura peggio di me se vendere 1/3 della loro giornata per soldi (magari neanche tanti) li motiva, o anche solo gli è sufficiente, in una situazione del genere. Per quanto sia evidente a tutti ormai che il lavoro è l’unica gentile concessione di questa situazione, non farei cambio, anche se servisse a stare meglio oggi, perché razionalmente so che ‘sta merda prima o dopo finirà e sarò ben felice di tornare ad essere uno che gli stimoli li trova uscito dall’ufficio.
È passato un anno ed è cambiato tutto, anche se pensandoci gli ultimi dodici mesi non sono esistiti. Li abbiamo regalati, sperando di averne abbastanza da poterne fare a meno, ma senza la reale possibilità di scegliere se farne a meno. Pensavamo di poter vivere al doppio dell’intensità una volta usciti dall’incubo, qualcuno magari ci crede ancora perché “non apprezzi qualcosa fino a quando non capisci cosa sia perderla”, ma la realtà è che sarà già una vittoria se sapremo scrollarci di dosso i calcinacci per tornare ad essere l’80% di quel che eravamo. Ce la facessimo davvero ci sembrerà sì di vivere al doppio dei giri di prima, la nostra testa funziona così, fortunatamente. Purtroppo però io inizio a pensare che da sotto ‘sti calcinacci non usciremo tutti e se posso accettare di rimanere io tra i soffocati, tra quelli che non se li scrolleranno mai, l’idea possano essere i miei figli mi toglie il fiato.
Ed ecco perché Diario dall’isolamento 3 non si farà, perché davvero scrivere roba così ogni santo giorno è una tortura che non voglio infliggermi.

Questa mattina mi sono fatto la barba e la doccia, sono uscito in bici e sono stato all’aria aperta vestito come una persona con dell’amor proprio. Mi è servito parecchio e mi sento meglio, davvero meglio.
Non oso pensare cosa sarebbe potuto essere ‘sto post se lo avessi scritto ieri.

Le canzoni di Sanremo 2021

Non seguo Sanremo.
Non perchè mi piaccia menarmela o per questioni ideologiche, è proprio che il varietà intorno alle canzoni mi fa cagare non è di mio gusto e quindi spararmelo per quattro sere filate con l’unico scopo di sentire le canzoni ha su di me l’appeal di una tortura cinese.
Anni fa lo facevo anche, per commentare in diretta su FB o Twitter, ma oggi preferisco mettermi su la playlist di Spotify e sentire solo le canzoni, commentandole rigorosamente al primo ascolto (che per larghissima parte degli artisti in gara sarà inesorabilmente anche l’ultimo).
Chi mi conosce sa da tempo che per me esiste un archetipo di brano definibile Canzone di Sanremo™ che vado cercando ossessivamente tra i pezzi in gara. Una volta era identificabile chiaramente nella quasi totalità delle canzoni, oggi invece è molto meno presente ed è utilizzato solo da quelli che non esiterei a definire True Believer del Festival.
Quando all’inizio dicevo di non essere ostile verso la kermesse Sanremese intendevo a livello generale, quest’anno ammetto di essere stato polemico riguardo non tanto al fatto si tenesse comunque in uno scenario in cui tutto il resto della musica e dello spettacolo sono fermi al palo, quanto per il fatto che mentre si ragionava su come poterlo fare in ogni caso non si sia mai cercato di pensare a norme che potessero far ripartire il settore a partire da Sanremo, ma piuttosto regole ad hoc per far sì che si facesse Sanremo e solo Sanremo.
E questa è una cosa che, da fuori, mi fa un po’ schifo.
Ora però ecco il mio commento ai 34 (COSA????) pezzi in gara.

1- Madame / VOCE
I giovani al potere, che a Sanremo mi sembrano sempre imbucati alla festa. Non so, sta roba non la capisco in generale, figuriamoci al Festival, ma forse brutta no.
2- Irama / La genesi del tuo colore
Ma che cazzo siamo al Festivalbar? Ma magari.
3 – Francesca Michielin & Fedez / CHIAMAMI PER NOME
‘Sti cazzo di CAPSLOCK demmerda ve li buco, baby. A parte questo, è evidente lo studio enorme fatto per camuffare quella che è una classica Canzone di Sanremo™ in modo che sembri una roba giovan(il)e. Math pop nel senso più dispregiativo possibile, ovvero l’unico.
4 – Colapesce & Dimartino / Musica leggerissima
Il nuovo cantautorato italiano di cui nessuno sentiva il bisogno, o comunque non io. Questa bugia gigante per cui “più o meno” in un ritornello sia una cosa cool e nuova, quando di fatto stai portando un pezzo derivativo in culo e che puzza di muffa, ma di quella che cresce sui formaggi che fanno già cagare da freschi.
5 – Annalisa / Dieci
E andiamo cazzo, Canzone di Sanremo™ con le palle cubiche che ammicca ai pixies (credo, o qualcosa di bello in ogni caso) in un tripudio di paraculismo adorabilissimo.
6 – Måneskin / ZITTI E BUONI
“Scusami, ma ci credo tanto”. Ma non mi dire. Rock da oratorio, che in piena tradizione rock da oratorio spreca 9/10 delle energie nel mostrarsi dannato quando non lo è e così si dimentica del resto, ovvero ad esempio di scrivere una canzone.
7 – Gaia / Cuore amaro
Siamo chiusi in casa da un anno, ‘sto mix di reggaeton e flamenco fa solo bestemmiare.
8 – Coma_Cose / Fiamme negli occhi
Han fatto robe meglio e calcolando che non stiamo parlando dei Beatles direi che ci siamo capiti. La cifra stilistica del testo è quella di “io ti temporalo” e vale il discorso del pane col tonno ad inizio Fast and Furious (RIP Paul Walker sempre).
9 – Willy Peyote / Mai dire mai (la locura)
La citazione di Boris, il pezzo controverso e la cassa dritta. Il meme nel testo. Tieni questa moneta da tre euro per l’impegno.
10 – Fasma & GG / Parlami
Una Canzone di Sanremo™ con gli stop&go. E’ tipo quando a Masterchef vedi un cuoco che presenta un piatto di formiche che costa 60 euro: ti viene istintivo pensare “che sia un genio?”, ma poi tendenzialmente lo mandi affanculo.
11 – La rappresentante di lista / Amare
Non so chi sia, ma il nome lo adoro. Siamo ad un terzo scarso della scaletta e c’è un sacco di ritmo ed allegria, forse per evitare di pensare che la gente muore o che siamo ben lontani da quello che sarebbe lecito aspettarsi dalla vita. Il pezzo è talmente coinvolgente e memorabile che mentre lo ascolto sto parlando d’altro.
12 – Lo Stato Sociale / Combat Pop (ALBI #1)
L’ho detestata fino al ritornello. Lì ho pensato: “mi hanno inculato di nuovo ‘sti maledetti”. Purtroppo poi è finito il ritornello, la canzone è andata avanti e non è quella che definirei una grande idea.
13 – AIELLO / ORA
Ma solo io ci ho sentito il Vecchioni de “La leggenda di Olaf”? Cmq a parte “sesso & ibuprofene” (Calcutta maledetto) c’è qualcosa che me la rende piacevole. Bella no, ma piacevole. Forse non è strettamente a canone, ma sapete cosa? Canzone di Sanremo™.
14 – Random / Torno a te
La Canzone di Sanremo™  è così, quando non c’è te ne accorgi, ma quando arriva di norma ti penti di averla cercata nei pezzi che non lo erano. Per dire che ecco, sto pezzo fa cagare.
15 – Gio Evan / Arnica
Urca, due Canzone di Sanremo™ di fila. O forse è ripartita quella di prima? No dai, non voglio essere ingiusto, questa è la prima Canzone di Sanremo™ che non prova neanche minimamente a dire “siamo nel 2021” e a suo modo lo apprezzo. E’ orrenda, ma con orgoglio e appartenenza.
16 – Noemi / Glicine
Triple threat! Niente cazzi, nella Canzone di Sanremo™ la voce femminile è un plus notevole e Noemi la voce ce l’ha bella. Se la fai cantare a Gio Evan il giudizio torna quello di Gio Evan.
17 – Max Gazzè / Il farmacista
E’ un pezzo di Max Gazzè. So cosa state pensando, avete anche ragione, ma i fatti dicono che un problema più grande di avere Max Gazzè in gara è che metà abbondante degli altri MAGARI fosse Max Gazzè.
18 – Malika Ayane / Ti piaci così
Non vince mai, probabilmente non è neanche una cosa che può fare il botto in radio, però ha una sua dignità che a suo modo si fa apprezzare.
19 – Fulminacci / Santa Marinella
Canzone inutile che quando mette “deficiente” nel ritornello diventa una canzone stronza.
20 – Ghemon / Mondo perfetto
Oh dai, a me lui non fa impazzire, ma questa ci sta.
21 – Arisa / Potevi fare di più 
Vedi Noemi, ma meglio. 
22 – Bugo / E invece sì
Purtroppo per lui, quella dell’anno scorso era meglio e questo credo apra un’amara riflessione, soprattutto perchè quella dell’anno scorso ce la ricordiamo tutti per i motivi sbagliati e con un testo sbagliato di cui Bugo è vittima.
23 – Francesco Renga / Quando trovo te
Sto facendo questa cosa alle 2 passate di notte e, lo dico chiaro, quando ho letto Renga ho pensato di chiudere tutto e piantarla lì. L’unica cosa che posso dire quindi è che sono rimasto per senso del dovere e che questa canzone non ha alcun merito, anzi.
24 – Ermal Meta / Un milione di cose da dirti
Ma quante cazzo di canzoni ci sono in gara santa madonna? Almeno una di troppo (che è comunque una Canzone di Sanremo™, chi se la sarebbe aspettata da Ermal Meta?).
25 – Orietta Berti / Quando ti sei innamorato
Volo, sembra un mashup preso da youtube. Magari lo è.
26 – EXTRALISCIO & Davide Toffolo / Bianca luce nera
Sto ancora ascoltando il pezzo di Orietta Berti, quindi inizio a commentare dicendo che è un titolo del cazzo. Parte il pezzo e direi che è in linea col titolo.
27 – Wrongonyou / Lezioni di volo
“Se un giorno dimenticherai” no guarda, togli pure il se.
28 – Folcast / Scopriti
Non mi giudicate, per me sì. Non un sì convintissimo eh, manco troppo duraturo, non è arrivato a fine pezzo per dire. Ma all’inizio ero positivo sul serio, giuro.
29 – Davide Shorty / Regina
Questo me lo ricordo dai tempi di X-Factor e direi che non è lui il problema qui in mezzo. Un suo disco manco se mi strappate le unghie, ma, voglio dire, è un discorso trasversale che non merita decisamente di essere tirato fuori per lui. O forse sì, forse non avere critiche specifiche è un pregio.
30 – Gaudiano / Polvere da sparo
Ma sì dai, buttiamola in vacca, cazzo cene.
31 – Greta Zuccoli / Ogni cosa sa di te
Raffinatissima. Poi che questo per qualcuno sia un complimento, parlando di musica, dice molto più della nostra società che non del pezzo. Non so se sia io ad essere vecchio al punto da percepire citazionismo d’accatto ovunque o il pubblico che ha proprio bisogno gli buttino in faccia le citazioni col secchio.
32 – Dellai / Io sono Luca
Premio simpatia. Non so se esista, ma io lo darei a Dellai sulla base del niente che so di lui a parte la metà del pezzo che ho già sentito mentre scrivo.
33 – AVINCOLA / Goal!
L’equivalente di una serie Netflix sull’estate di ragazzini che a 16 anni compiuti nel 2021 per qualche ragione inspiegabile hanno la fissa per gli anni ’80. La base è carina.
34 – Elena Faggi / Che ne so
Sono arrivato in fondo ed è l’unica cosa positiva che mi sento di scrivere. No dai, la verità è che su questa e quella di prima probabilmente sarei stato più indulgente se non fossero arrivate alla posizione 33 e 34 della scaletta.
Però oh, non credo neanche sia colpa mia ‘sta cosa.