5CONTRO5

5CONTRO5: MxPx

Guarda te che rubrichetta che vado a rispolverare: il 5CONTRO5.
Il motivo è presto detto, questo 2021 arrivato con l’enorme responsabilità di toglierci dai coglioni il 2020 per il momento è stato un gigantesco vorrei ma non posso, fatto di ibridi mentali non sempre felicissimi tra la positività dell’attitudine alla ripartenza e la cruda realtà, che ogni giorno sottolinea come in fin dei conti non sia davvero cambiato niente.
E’ un concetto confuso, ma l’esempio che credo possa chiarirlo è quello dei concerti in streaming.
Dopo un anno a veder saltare eventi e date e con la voglia di guardare qualcuno che suona, in questo inizio d’anno mi sono affacciato sul fronte dei live streaming e di tutte le loro contraddizioni. La razionale illogicità del concerto in TV che si scontra con il fatto che mentre lo guardi comunque ti parte il piedino, ti si alza il dito e ti ritrovi a svegliare la moglie alle tre di notte perchè stai cantando con le cuffie senza manco accorgertene (questa cosa potrebbe essere successa davvero.).
Ok, ma perchè gli MxPx? Perchè sono una delle band più attive da questo punto di vista e con la loro serie Between this world and the next stanno suonando con una regolarità invidiabile da ottobre scorso. Io mi sono visto due “date”, una pagando e una gratis, e mi son piaciute un botto entrambe. Da lì ho ricominciato a metterli in cuffia con regolarità, a parlarne in giro e a rendermi conto di non essere proprio l’unico ad averli ripresi dal cassetto. A quel punto è arrivata l’idea di un nuovo round del 5CONTRO5.
A proposito, come funziona questa rubrica? Facile: metti insieme cinque persone che hanno tutte una certa fissa per un gruppo e fai fare ad ognuna di loro una playlist “ascoltabile”, ovvero massimo 16-18 pezzi e sotto i 60 minuti. Alla fine le confronti e tiri le somme di quanto ognuno se la viva in modo diverso. In pratica la scoperta dell’acqua calda, ma con un giochino divertente. Una delle cinque persone potrei essere io.
Negli episodi precedenti ci siamo occupati di Brand New, Get Up Kids e The Offspring.

Spazio statistiche: anche questa volta uno dei partecipanti ha scelto un disco intero, come miglior playlist, quindi Life in General diventa per forza di cose il disco più citato (27/81) e se lo chiedete a me è abbastanza giusto sia così. Sono invece sorpreso del fatto che al secondo posto si piazzi The Ever Passing Moment (10/81) e non Slowly Going the Way of the Buffalo (9/81), seppur siano due bellissimi dischi entrambi e la distanza sia in effetti minima. Per il resto, nelle diverse scalette si trova rappresentata tutta la discografia, con una percentuale sostanziosa di pezzi presi fuori dai dischi “ufficiali”, pescando in raccolte, compilation ed EP (17/81), ad indicazione del fatto che per tutti i partecipanti, la produzione sia rimasta valida nel tempo e attraverso le varie uscite, al netto delle ovvie preferenze personali.
Tra le canzoni, quella che fa meglio di tutte è Andrea (4/5) e non ci avrei scommesso un euro, mentre mi sorprende un pochino che Responsability sia solo in una delle playlist (d’altra parte io non ce l’ho messa, quindi non so bene che cazzo mi stupisco a fare). Il resto è piuttosto vario, quindi sottolineo solo Can’t Keep Waiting (2/5) perchè per essere un pezzo uscito da una settimana e da un gruppo che tutti collocano di istinto almeno 10 anni indietro nel tempo, è un gran risultato.

Ed eccoci alle playlist, finalmente.
Grazie mille a tutti i partecipanti.

Elisa
Dalle mie parti essere fan degli MxPx è sempre stata considerata come una cosa da serie B, un po’ per colpa del christiancore – che poi in realtà la Tooth & Nail ci ha regalato grandissime cose come Rufio, Slick Shoes, Dogwood, Cootees, Ghoti Hook e compagnia bella – e un po’ perché negli anni 2000 il sound degli MxPx si era ripulito troppo, ma quelli che avevano tutti questi preconcetti sono le uniche persone che ci hanno rimesso non ascoltando gli MxPx.
Per questo motivo ho passato i miei teenage years nella mia bolla, senza mai capire bene se questa band fosse bene o male famosa in Italia o se in realtà ce la ascoltassimo solo io e pochi altri.
Credo sia una situazione che capiti a molte persone che vivono in città di provincia di non sapere realmente la portata delle cose che fanno. C’è gente che ascolta musica sostanzialmente lontano dalle luci delle grandi città e vive in contesti senza stimoli, quindi finisce per forza ad ascoltare il punk rock e a suonarlo e magari svolta anche l’adolescenza di qualcuno dall’altra parte del mondo che si riconosce in quelle canzoni e sta vivendo le stesse cose.
Mi è sempre piaciuto ricercare i luoghi da cui provengono le band, andando personalmente a vedere il quartiere che c’era scritto sull’indirizzo stampato sul vinile, e credo che se ascoltiamo alcuni generi musicali ma ci perdiamo il contesto ambientale in cui nascono, stiamo perdendo l’opportunità di capire sul serio quella band.
E, diciamoci la verità, molte band non avrebbero mai avuto un senso se non fossero nate in posti davvero random; tipo i Raein a Forlì, o gli MxPx a Bremerton, per dire.
Dai pezzi grezzi di Pokinatcha, alla perfezione di Life In General (disco che ho consumato così tanto da doverlo ricomprare un paio di volte) ma anche alla versione più polished della band in Panic e Before Everything & After, ce n’è un po’ per tutti e non ci si annoia mai.
Inizialmente nella mia bozza di playlist c’erano addirittura 32 canzoni ed è stato difficilissimo scendere a 16; alla fine ho dovuto lasciare fuori alcuni singoloni e ho anche i sensi di colpa per quanto riguarda alcuni pezzi che ho dovuto lasciare fuori, ma credo che questa possa essere la mia playlist definitiva sugli MxPx.

The Terrible Cece
Grazie Manq per avermi chiesto questa Playlist, gli Mxpx per me sono adolescenza ma anche presente, non molte band ci riescono. Scoperti con Let It Happen, album che conservo con gelosia, tatuati sul braccio insieme a Cant e portati sempre sia nella pelle che nel cuore. Preferito The Renaissence EP.

Dan on the Moon
Questi 18 pezzi sono i più significativi per me, quelli che mi sono sempre rimasti di più dentro. Ogni volta che li riascolto mi trasportano in altri momenti della mia vita, in tanti ricordi belli e brutti che siano.

Cant HC
Era tipo il 1997 e andavo in questa discoteca a Cesenatico aperta la domenica pomeriggio. Era si un posto per adolescenti arrapati, ma nella pista di sopra c’era una selezione musicale da paura e dj Peter con il quale poi siamo diventati ottimi amici metteva ogni settimana una mezz’ora buona di punk rock melodico (all’epoca lo chiamavamo “punk californiano” ) e quindi avete già capito che si andava giù di NOFX, Lagwagon , No Use For a Name e compagnia bella.
Un pomeriggio passa questa canzone straordinaria che andava ai duemila all’ora e la voce sopra con una melodia che ti si infila nella testa e non se ne va più via, all’epoca non c’erano shazam o cazzi vari, manco il cellulare “Motorola StarTac” c’avevo e quindi l’unico modo era continuarmi a cantare la canzone in testa e sperare che la rimettesse la settimana seguente per sapere il nome della band e del pezzo.
Fortunatamente dopo una settimana in cui nella mia testa il pezzo era piuttosto cambiato Dj Peter rimette la canzone ed io mi fiondo in consolle e gli chiedo informazioni. La band erano gli Mxpx e la canzone si chiamava come me: “Andrea”.
Diciassette anni dopo ad un concerto degli Mxpx a Bologna la band torna per l’encore e Mike Herrera mi dedica la canzone, dopo il concerto mi ha detto che l’avevano messa apposta in scaletta per me. il cerchio si è chiuso, è stato bellissimo!
So che Manq mi ha chiesto una playlist e giuro che ci ho provato per giorni a farla ma essendoci già la perfezione dico che la mia playlist è il disco “Life in General” dalla prima canzone alla numero 17.
Diciassette come gli anni passati tra la scoperta della canzone e quella che probabilmente è la dedica più bella che mi sia stata fatta

Manq
Da ragazzino ho ascoltato quasi solo punk-rock e ne ho ascoltato davvero tanto, soprattutto di quello che arrivava dalla costa ovest degli Stati Uniti. All’epoca si chiamava So-Cal Punk, o forse lo chiamavamo così solo noi della provincia italiana, per darci un tono. Vai a sapere. Tutta quella roba veloce che stava sotto Fat Wreck, per intenderci. Gli MxPx erano ai margini di quel contesto per tanti motivi, dalla collocazione geografica al loro essere #TeamGesù, eppure quando li scoprii ci andai in fissa quasi subito lo stesso.
Vent’anni dopo mi tocca prendere atto che di tutta quella roba ho un’opinione molto diversa. In alcuni casi perchè la musica è invecchiata male, in altri perchè chi la suonava è invecchiato male. A volte sono invecchiate male entrambe le cose e forse, in certi casi, quello invecchiato male sono io.
Con gli MxPx però ci sto ancora tanto bene. Certo, i dischi dei miei vent’anni sono inevitabilmente la prima roba loro che mi viene da ascoltare, ma volendo fare questa playlist ho pescato anche tra cose più recenti, compreso l’ultimo singolo uscito pochi giorni fa.
Onestamente, nel 2021, non mi viene in mente nessuna band di quel giro capace di tirar fuori un pezzo così figo.

5CONTRO5: The Offspring

Terzo capitolo per la rubrica che non avrei mai immaginato potesse arrivare al secondo. Vedi tu, a volte, la vita.
In questo episodio la scintilla che ha fatto scattare le playlist è una discussione su FB scaturita sotto un post di Spazio Rock che mentre scrivevo pensavo fosse una celebrazione per i vent’anni di Americana, ma che invece controllando è semplicemente fine a se stesso, visto e considerato che, nel 2019, Americana di anni ne ha compiuti 21 (data d’uscita 17/11/1998). Se proprio serve un anniversario per legittimare questa cosa Smash ha compiuto 25 anni l’8 aprile scorso, così tagliamo la testa al toro.
Per i meno attenti quindi, questo 5CONTRO5 parla di Offspring, con o senza il The a seconda dei gusti.
Come funziona questa rubrica? Facile: metti insieme cinque persone che hanno tutte una certa fissa per un gruppo e fai fare ad ognuna di loro una playlist “ascoltabile”, ovvero tra i 10 e i 14 pezzi. Alla fine le confronti e tiri le somme di quanto ognuno se la viva in modo diverso. In pratica la scoperta dell’acqua calda, ma con un giochino divertente. Una delle cinque persone potrei essere io.
Negli episodi precedenti Brand New e Get Up Kids.

Spazio statistiche: per la prima volta da quando scrivo questa rubrica c’è una canzone che fa 5/5: Self Esteem. Grazie al cazzo, starai pensando, però è comunque significativo se pensiamo che Come out and play fa solo 3/5 (!) e The Kids Aren’t Alright 1/5 (!!!). Che nessuno ci abbia messo Pretty Fly (for a white guy) invece me lo aspettavo, quello è un singolo per persone che non saprebbero fare una lista di 14 pezzi degli Offspring, perchè ne ascoltano al massimo tre. Tra i dischi Smash risulta il più rilevante (28/70), anche per il bias introdotto da uno dei giocatori, e credo in senso assoluto sia giusto così. Mi sorprende un po’ Ignition prenda più preferenze di Ixnay on the hombre (13/70 vs. 11/70), così come il fatto che Americana (10/70) sia così presente in playlist di persone che snobbano i due pezzi di cui sopra: ho sempre pensato che fosse il disco dei singoli. In coda troviamo Conspiracy of One (4/70), l’inascoltabile esordio The Offspring (3/70) e Splinder (1/70), che rispetto a questi forse non merita uno scarto così marcato.
Tutto il resto non è stato giustamente preso in considerazione.

Ora le playlist, come sempre grazie a tutti i partecipanti. <3

Felson
C’è un gruppo che per me è associabile al liceo più degli Offspring? Non credo proprio! “Ignition” (1992) e soprattutto “Smash” (1994) sono stati una colonna sonora potente e costantemente presente in quegli anni. Se penso al gruppo di Dexter Holland e Noodles mi vedo davanti alcuni flash ben definiti: le gite e il walkman, i video dei loro singoloni su Mtv (non ancora Mtv Italia), la felpa di Giulio presa su Carnaby, Self esteem cantata a squarciagola in macchina, la delusione di tutti quando è uscito “Ixnay on the hombre” (1996), il concerto al primo Independent del 1999 sotto la pioggia (in realtà non me lo ricordo quasi per niente, ricordo solo la pioggia e le ore passate in stazione a Bologna, di notte, bagnato fradicio, ad aspettare un treno per tornare a casa).
Poi ok, negli anni (e album) seguenti qualche buon singolo l’hanno imbroccato ma intanto il liceo era già finito e gli Offspring avevano anche lasciato la Epitaph per passare alla Columbia Records e sinceramente io volevo virare verso altri lidi musicali e loro erano sempre più ripetitivi e piatti ma con meno idee (figuratevi adesso).
Pero dai, “Smash” rimane un disco della madonna, insuperabile nella loro discografia, con tutti grandi pezzi e nemmeno un riempitivo e, non so voi, ma io lo so ancora tutto a memoria. Per cui, per concludere degnamente, penso seriamente che dobbiate riascoltarvelo tutto proprio adesso!

Max
“Tanto per cominciare si dovrebbe iniziare morendo (1) , e così il trauma è bello che superato. Quindi ti svegli in un letto di ospedale e apprezzi il fatto che vai migliorando giorno dopo giorno (2). Poi ti dimettono perché stai bene e la prima cosa che fai è andare in posta a ritirare la tua pensione e te la godi al meglio. Col passare del tempo le tue forze aumentano, il tuo fisico migliora, le rughe scompaiono (3). Poi inizi a lavorare e il primo giorno ti regalano un orologio d’oro. Lavori quarant’anni finché non sei così giovane (4) da sfruttare adeguatamente il ritiro dalla vita lavorativa (5). Quindi vai di festino in festino, bevi, giochi (6), fai sesso (7) e ti prepari per iniziare a studiare. Poi inizi la scuola, giochi con gli amici, senza alcun tipo di obblighi e responsabilità (8), finché non sei bebè. Quando sei sufficientemente piccolo (9), ti infili in un posto che ormai dovresti conoscere molto bene (10). Gli ultimi nove mesi te li passi flottando tranquillo e sereno (11), in un posto riscaldato con room service e tanto affetto (12), senza che nessuno ti rompa i coglioni (13). E alla fine abbandoni questo mondo in un orgasmo (14).”
Woody Allen & The Offpsring.

Mauro
Senza dubbio il mio peggior concerto del 2019 è stato quello degli Offspring al Bayfest.
Stanchi, debosciati, onesti (ma poco motivati) operai del punk rock anni ’90 (o di ciò che ne rimane).
Tuttavia, da quel giorno sono tornati prepotentemente in heavy rotation. Anche se riflettendoci, non sono mai completamente usciti dai miei ascolti ricorrenti. Mi è stato proprio chiaro che ci sono aspetti, anche nella Musica, che vanno oltre al tempo, alle preferenze, alle fasi e alle mode. E con orgoglio, ho capito che gli Offspring restano tra i punti fermi del mio percorso musicale. Forse perché hanno rappresentato quel passaggio simbolico dalla musica come sottofondo alla Musica come parte imprescindibile della vita. Fin da quando le playlists erano delle cassettine da 90 minuti e non delle infinite liste su Spotify, c’è sempre stato un buon motivo per inserire nella scaletta (almeno) un pezzo di questi ragazzotti californiani. Nella discografia degli Offspring, ci sono pezzi per ogni occasione: i momenti di festa, il cazzeggio con gli amici, il viaggio in pullman verso il liceo. E quando arrivano i momenti di rabbia e disillusione, ecco arrivare Dexter a consolarci con le sue urla.
Siamo umani e le nostre emozioni permangono dentro di noi sempre e comunque; anche se il tempo passa e gli Offspring non sono più quelli di un tempo, è bene ricordarsi che neanche noi lo siamo. I loro pezzi, però, restano intatti, pronti ad accogliere tutti, dai fan datati a chi li scoprirà grazie ad un algoritmo o al consiglio di uno zio più grande. Non sono un nostalgico, non si stava meglio prima, non si starà meglio dopo, ma si starà sempre bene ad urlare “you stupid god damn shit motherfucker”.

Marco
Sono in vacanza coi miei genitori, abbiamo parcheggiato la Xsara in uno spiazzo sterrato, imboccato un sentiero di macchia mediterranea che scende verso la costa, che a un tratto si apre su delle dune del giallo più giallo che riesca a ricordare. La spiaggia in sé è piccola, quando passo di fianco a un tizio che avrà una decina d’anni più di me (io ne ho 13 all’epoca), sta sbattendo l’asciugamano come si fa con le lenzuola, a terra c’è una radiolina da cui riconosco It’ll be a Long Time, ed è come tornare a casa. I miei genitori non ci sono più, il mare non mi interessa più, non sono più in vacanza, sono d’improvviso immerso nella vita in cui sto cercando di cacciarmi con ogni mezzo, perché è un fatto associativo, è riconoscere un odore del branco, un richiamo dello stormo.
Per me gli Offspring sono stati questo, la mia prima e più grande opportunità di fare qualcosa della mia vita. Se ho pensato che forse avrei potuto suonare uno strumento è perché un mio amico mi ha fatto ascoltare The Kids Aren’t Alright a bordo di un treno, e ancora oggi, 21 anni dopo, non ricordo un impatto altrettanto devastante al primo ascolto.
La mia intera estetica dell’estate è modellata sui suoni lontani, anni 90, bagnati, taglienti e arabeggianti delle chitarre di Noodles. Ho passato quasi vent’anni a farmi insegnare da tizio e caio che cosa sia davvero il punk: gli anni settanta, l’hardcore, il diy, i centri sociali, questo e quest’altro, l’anarchia o il nichilismo, la storia da studiare, il rifiuto delle major, del mainstream, joe strummer, let’s go sì ma life won’t wait no, e alla fine di tutte queste nozioni mi sono guardato allo specchio, e mi sono reso conto che non me ne fregava un cazzo di niente, per me il punk è la voce di Dexter Holland che urla “well fuck you, woah woah”, e lo sarà sempre. Mi dispiace, sono nato nel 1987. Il resto posso rispettarlo, posso studiarlo, può piacermi, ma non mi appartiene.
La scaletta che farei se avessi una tribute band degli Offspring.

Manq
Prima di mettere mano a questa playlist mi sono riascoltato tutta la discografia degli Offspring fino a Splinter. Gli ultimi due dischi riascoltati oggi danno molto meno fastidio di quanto me ne diedero ai tempi, per le tre leggi di Surimi:
1) se mangi tutti i giorni aragosta, quando ti danno i gamberoni storci il naso. Quando ti danno il surimi ti incazzi e non lo mangi.
2) se hai una dieta varia e ti piacciono i crostacei, il surimi non è la tua prima scelta, ma lo mangi volentieri.
3) il surimi è fatto di scarti e lo sanno tutti, se lo compri pensando sia granchio il problema è tuo.
Credo gli Offspring siano il gruppo meno originale che conosco, negli anni hanno riciclato una quantità di idee e riff imbarazzante, eppure sta mattina pensandoci riflettevo che ad altri gruppi che fanno la stessa cosa si concede il lusso di parlare di “autocitazioni”. Lo faccio anche io, come gli Offspring si meritino questo marchio d’infamia nonostante non sappia dire in base a cosa. Riascoltando tutto mi sono imbattuto in cose che avevo dimenticato, tipo quando hanno pensato di essere i Pearl Jam (Denial, Revisited) o di poter riproporre pari pari Dirty Magic dieci anni dopo senza che nessuno mangiasse la foglia (Vultures). La roba che più mi ha devastato è riascoltare Not the one e faticare ad arrivare in fondo per quanto è suonato a cazzo quel dannatissimo charleston. Il primo batterista degli Offspring è qualcosa di incomprensibile. Ad ogni modo, scegliere solo 14 tracce per una playlist è impossibile, ma soprattutto ingiusto. Avendo fatto io le regole non ha senso che me ne lamenti. Per una volta quindi affanculo il completismo, la razionalità, la volontà di raccontare il gruppo a tutto tondo. Ho fatto delle scelte e le ho fatte nell’unica maniera possibile: col cuore.
Se pensate manchino pezzi imprescindibili è per la legge di Keglevich: prima dei vent’anni la vodka alla frutta è pazzesca, ma finisce che ne bevi troppa, vomiti e poi non la bevi più.
Mai più.

5CONTRO5: The Get Up Kids

Vi ricordate quando dicevo che questa rubrica non avrebbe mai avuto un seguito? Ecco, mentivo.
Non di proposito, solo non pensavo avrei trovato altra occasione di mettere insieme cinque persone per un gruppo, eppure eccoci qui. Il movente arriva dal fatto che i Get Up Kids suoneranno da queste parti e mentre scrivo ho una discreta paura di ascoltare il disco nuovo (NdM: perchè sono uno scemo, è stupendo), così ho pensato di fare una playlist da ascoltare subito dopo per lenire l’eventuale dolore. Siccome poi uno dei motivi per andare al concerto sarebbe beccare persone che non vedo mai, ho chiesto alle stesse di fare altre playlist.
Le regole del giochino sono quelle della volta scorsa, ma le ripeto: metti insieme cinque persone che hanno tutte una certa fissa per un gruppo e fai fare ad ognuna di loro una playlist “ascoltabile”, ovvero tra i 10 e i 14 pezzi. Alla fine le confronti e tiri le somme di quanto ognuno se la viva in modo diverso. In pratica la scoperta dell’acqua calda, ma con un giochino divertente. Una delle cinque persone potrei essere io.

Le solite due statistiche due. Anche a questo giro, nessun pezzo fa l’ein plein. Avrei detto potesse farcela Holiday (3/5), ma qualche matto se l’è dimenticata, mentre ci sono andate vicino Action & Action (4/5) e I’m a loner Dottie, a Rebel (4/5). Tra i dischi super scontatissimo plebiscito per Something to write home about che doppia tutti gli altri in termini di preferenze (20/55), il secondo è Four Minutes Mile (9/55). Personalmente avrei visto più distacco tra On a Wire (8/55) e Guilt Show (7/55) in favore del primo, ma mi sbagliavo di grosso perchè a conti fatti dal secondo viene pescato un numero maggiore di pezzi diversi (4 contro 5), ad indicazione del fatto che nel complesso ha più canzoni che piacciono.
Solo a me piace sto gioco?

Ecco le playlist, grazie i cuore a chi ha partecipato.

Betta
Se penso ai get up kids mi rivedo stesa sul letto con le cuffie nelle orecchie e il libretto dei testi in mano. Era il 2001, Something to write home about era uscito già da un paio di anni ma ha rappresentato senza dubbio il punto di svolta nel mio rapporto con la musica.
Questi sono, a mio avviso, i 10 pezzi più belli dei get up kids; ci sono alcuni grandi esclusi ma ho privilegiato i ricordi che inevitabilmente mi legano a questi pezzi.

Dietnam
Manq mi ha chiesto di preparare questa playlist e normalmente gli avrei risposto “vecio, impossibile, dai”. Fortunatamente me l’avevano già chiesta altri qualche giorno prima e quindi l’ho riciclata :D Che dire? Mi sembra già un successo non aver messo dieci canzoni di Something to Write Home About.

Vespertime
Coi Get Up Kids fu amore a prima vista, da quando un amico nel vecchio internet mi passò il video di Action & Action nel lontano ’99. Da li la mia storia d’amore col gruppo non è mai finita, per cui capite la mia difficoltà del dover stilare una lista di preferiti in una discografia fatta di preferiti. Non che sia così importante, tanto a loro bastano poche note per scaldarti il cuore.

Marco Piazza
The Get Up Kids, per il sottoscritto, hanno riempito un vuoto musicale enorme, che va dal 1999 al 2004. Durante quel periodo i Green Day facevano schifo (ma sempre meno schifo dei Blink182 al massimo della forma [NdM: ma ammazzati.]), il punk anni ’90 era finito e chi provava a re-inventarsi su sonorità reggae, pop, hardcore, era stranamente poco ispirato. Gli stessi NOFX facevano uscire il loro album più anonimo (Pump up the valuum).
Ed ecco che le sonorità da garage del Kansas, unite a delle perle di melodia e di riff di chitarra aprivano e chiudevano la storia del vero genere Emo – che verrà successivamente erroneamente identificato con dei coglioni coi ciuffi lunghi e la propensione a voler morire.
The Get Up Kids parlavano di emozioni, semplici, ma reali e mi hanno accompagnato attraverso le prime tappe della vita post teenage.
La mia playlist:
Don’t hate me manifesto emo. Intro di chitarra unico.
I’m a loner dottie, a rebel pianti e consapevolezza. La più famosa, un plebiscito.
Your pretty pretty things una perla recente in un disco indecente.
Action and action nerd lifestyle alla massima potenza (vedi video).
Shorty altro manifesto emo, ma più emo ancora.
Stay gone una delle mie top 5 di tutti i tempi. Arpeggi di chitarra afrodisiaci.
Ten minutes storie complicate d’amore, o presunto tale.
The one you want commerciale, ma non meno bella delle altre. Video da travelgum.
Alec Eiffel rispetto all’originale 10 volte meglio.
Coming clean siamo stati pur sempre punk… anche nel 2000.

Manq
Fare una playlist dei Get Up Kids è complicato perchè sai in partenza che non può venire fuori meglio della versione di Something To Write Home About con Forgive & Forget come traccia bonus. Forse avrei dovuto proprio fare così, mettere tutto il disco coi robot e aggiungerci F&F alla fine. Ciao e tanti saluti. Però dai, come facevo a non mettere neanche un pezzo da Four Minutes Mile? Non si può. Alla fine quindi mi sono sforzato, ho limato via troppe alcune canzoni che pensavo imprescindibili per fare spazio anche a On a Wire e Guilt Show, anche se per quest’ultimo è stato più che altro senso di completezza. Non ci ho comunque messo There are Rules, che scopro fare così cagare da non essere manco su Spotify. Magari non esiste, è stato solo un brutto sogno. Ciliegina, ci ho messo ben due pezzi dall’ultimo disco, uscito praticamente mentre scrivo, perchè avevo zero aspettative e invece è bello bello.
Tutto sommato playlist mi sembra funzioni bene, spero il concerto sia figo. Prima ho scritto alla loro pagina FB chiedendo di mettere in scaletta F&F, mi hanno risposto “faremo il possibile”. Se poi non la fanno è l’ultima volta che vado. Forse. Lo dico tutte le volte.

5CONTRO5: Brand New

Evviva, una nuova rubrica che molto probabilmente non avrà mai seguito! Quanti altri blog offrono un servizio così, eh? EH?
Ecco di cosa si tratta. Metti insieme cinque persone che hanno tutte una certa fissa per un gruppo e fai fare ad ognuna di loro una playlist “ascoltabile”, ovvero tra i 10 e i 14 pezzi. Alla fine le confronti e tiri le somme di quanto ognuno se la viva in modo diverso. In pratica la scoperta dell’acqua calda, ma con un giochino divertente. Una delle cinque persone potrei essere io.
Per la prima edizione del gioco ho proposto i Brand New, che forse sono una delle band più adatte ad un esperimento simile: discografia se vogliamo breve, ma piuttosto eterogenea e che quindi mette in risalto le differenze di approccio tra i diversi ascoltatori. Cosa ne è uscito?
Beh, un po’ di cose interessanti.
Se The Devil & God are raging inside me stravince in maniera ampiamente pronosticabile come album più citato (19 pezzi su 64 totali) e Your Favorite Weapon ne esce, ovviamente, bistrattato (6 pezzi), personalmente non mi sarei aspettato che Science Fiction e Daisy godessero dello stesso credito (9 pezzi).
Solo il 28% dei pezzi (18 su 64) si ripete in più di una playlist e questo per me è davvero significativo. Il pezzo più citato è Sowing Season (4/5) e ci può stare, ma non lo avrei pronosticato mai nella vita, come mai avrei pensato ad un’unica citazione per The quiet things that no one ever knows (chissà di chi). Ne ha di più Daisy, per dirne una che ho messo io e non sollevare polemiche coi miei colleghi di merende (però raga, dai. DAI.).
Nessun pezzo ha fatto 5/5, non lo avrei detto. Però se avessi dovuto dire quale avrebbe potuto, avrei forse scelto Jesus Christ che ha chiuso con un misero 2/5. Non sono uno particolarmente propenso ad azzeccare giudizi, in sostanza.
Bel giochino.

Qui sotto riporto le cinque playlist, con una breve presentazione scritta da ciascun giocatore, che ovviamente ringrazio per la disponibilità.

Roberto Duca
Novembre è un mese crudele. Uno di quei periodi dell’anno in cui quello che vedi dalla comodità di casa tua è ingannevole, nel senso che magari il vetro mostra una giornata quasi estiva e invece no, esci fuori e c’è il gelo. Tutto va più lento, a Novembre. Quello del 2017 è stato un novembre terribile: ero in piedi da un po’, mentre lavoravo in uno stand di qualche compagnia telefonica per alzare due soldi che poi, tolte le spese, non avrei davvero alzato. Sapevo però che la settimana dopo avrei visto una band fondamentale per me, sarebbe stata la prima e ultima volta, in una città in cui non ero mai stato. Questo prima di aver aperto Reddit. A Londra ci sono stato lo stesso, con in borsa qualche vestito e due libri che parlavano, curiosamente, della Teoria dell’Etichettamento. Un anno e mezzo dopo, penso che potesse solo finire così: una fine per certi versi tragica, ma che rafforza quello che è il messaggio della carriera dei Brand New.

Marco Vezzaro
Nel grande gioco dell’emo, ho sempre fatto fatica a infilarci i Brand New, come quando appallottoli una maglietta e nell’armadio e chiudi l’anta velocemente prima che il casino che c’è dentro la risputi fuori. È probabile che sia perché Your Favorite Weapon per me semplicemente non è esistito, e Deja Entendu ha sconvolto le vite di tante persone, ma non la mia, che ero impegnato a farmela sconvolgere da altro.
Perciò il mio primo contatto con la band, nel parcheggio di un club storico di Padova che oggi non esiste più, dove si tenevano le serate di Emergenza Festival che per noi che suonavamo era tipo il campionato, era ogni anno, e lo vinceva sempre una merdosa band indie che scimmiottava gli Oasis ma si vestiva come gli Strokes, il mio primo contatto dicevo fu una voce che sofferta faceva ammenda e ammetteva “I was losing all my friends”.
The Devil and God are raging inside me fu un disco talmente compatto, granitico, complesso, che scoprirlo in un arco di tempo lunghissimo fu l’unico modo per evitare di rigettarlo, o risputarlo fuori come per quella maglietta dell’armadio. Nella mia vita esiste un prima e un dopo quel disco, e come per tutti gli eventi che hanno questa portata nella tua vita ti ricordi dove ti trovavi, cosa stavi facendo, perché lo stavi facendo, nel momento in cui è piovuto sulla tua testa. La mia top 10 delle canzoni dei Brand New è per metà dominata da The Devil and God are raging inside me, per esattezza con le prime cinque canzoni della tracklist. Poi fu Daisy, senza mezzi termini un disco sbagliato, poi Science Fiction, senza mezzi termini un disco giusto nel momento sbagliato, un’illusione fuori dal tempo, fuori dal secolo, fuori dalla realtà. Ho scelto le canzoni che in qualche modo restituiscono la complessità dei Brand New; non le più importanti, o le più rappresentative, ma quelle che per come si incastrano liriche, strutture, significanti e significati, avrebbero potuto

Davide Bolzonella
Con la prima stesura di questo copy ero andato totalmente fuori tema, dilungandomi sul concetto di nostalgia statica, qualunque cosa voglia dire. Il problema alla base di quell’errore era figlio di una connessione automatica che la mia mente produce quando si concentra a scrivere qualcosa di music-related su un blog. É un modo di consumare la musica che non mi appartiene più, e ne usciva un pezzo in contraddizione con la playlist – che invece ho prodotto volentieri – e con la mia partecipazione a questa iniziativa. Vivere in modo fandom i Brand New -ma direi certa musica in generale- e macinare parole su una pagina di wordpress non è più la mia cosa. Non so neanche se sia stato un bene ai tempi, ma l’ingenuità, lo spleen, il dover sentire le cose più vicine lo rendevano una pratica naturale. Adesso ascolto i Brand New molto meno, un po’ anche perché le accuse contro Jesse Lacey mi hanno fatto allontanare dai loro dischi, ma restano pezzi di me. È stata una buona occasione per concentrarmi su canzoni che amo dopo tanto tempo che non lo facevo.

Andrea Orio
1) Millstone
La prima canzone a cui penso se penso ai Brand New. Non dico sia necessariamente la mia preferita (forse si) ma è quella più “saliente” in termini cognitivi. Brano su cui ho fondato la dialettica tra identità e alterità, l’ambivalenze tra me e il resto del mondo. Primo nickname usato in un blog per parlare di musica. Il testo è più attuale oggi di quando avevo 17 anni.
2) Luca
Spesso ho trovato canzoni bellissime, magnifiche , capolavori, etc. Ma solo una volta ho pensato “questa canzone non appartiene a questo mondo”.
3) Guernica
Mi piace pensare che la mia vita sia cambiata nel momento in cui sentii “is this the way a toy feels when its batteris run dry?”
4) Sowing Season
Poche cose sono certe nella vita: la morte, la scena lesbo di Mullholand Drive, l’attacco iniziale del mio disco preferito di sempre.
5) Handcuffs
Perchè è difficile. Difficile davvero.
6) The No Seatbelt Song
Perchè se non metto un brano dal primo disco poi Manq dice che sono stronzo. Visto che stronzo lo sono davvero metto il brano più discordante e meno rappresentativo.
7) At The Bottom
Io la amavo, davvero.
Lei mi mandò un brano della sua cantante preferita e io le mandai questa.
Nel mezzo un’infinità di altra roba.
Finì ancora prima di iniziare.
Che vita di merda.
8) 137
Quando ascoltai Science Fiction e non girava la tracklist ero convinto che il brano iniziasse con “We started With Psychodrama”, ma si trattava della conclusione del brano precedente. Ancora oggi ci resto di merda perchè sarebbe stato un attacco devastante per un pezzo del genere.
9) The Boy Who Blocked His Own Shot
In realtà è uno dei brani che ascolto meno. E c’è un motivo: teenage sadness all’ennesima potenza. Non sono bei ricordi; ma sono comunque tracce da cui non si può prescindere. Avrei potuto avere i My Chemical Romance e invece ho avuto i Brand New; questa è stata una grande fortuna.
10) Brother’s Song
Il valore di una band si vede anche nella misura in cui può relegare a b-side brani come questo.
11) Out of Range
O come quest’altro.
12) Daisy
O dal fatto che nel tuo disco peggiore ci siano cose del genere.
13) Limousine
La mia idea di solennità. La parte centrale del nucleo più velenoso (tracce 4 ,5 e 6) di The Devil And God Are Raging Inside Of Me. La direzione che l’emocore avrebbe potuto prendere ma che resta ineguagliata 12 anni dopo.
14) Batter up
[Dopo il primo ascolto di Science Fiction]: “Perchè per i Brand New è finita così; non poteva andare diversamente?”
[Tre mesi dopo]:
“NO, NON ERA QUESTO QUELLO CHE INTENDEVO”.

Manq
La mia playlist dei Brand New è abbastanza semplice da spiegare: ci ho messo i miei 13 pezzi preferiti. Meno semplice è stato sceglierli, perchè non avrei problemi a fare una lista di trenta pezzi preferiti dei Brand New. Siccome in queste cose sono piuttosto cerebrale non concepisco il lasciar fuori un disco (sarebbe stato Daisy) o il non metterci anche le cose uscite fuori dai canonici album, anche e soprattutto perchè coi BN per anni quelle cose sono state ossigeno nei polmoni avvizziti di chi vive, suo malgrado, in apnea. Forse la cosa che mi ha messo più in crisi è stata metterle in ordine in modo che suonassero fluide e ancora adesso ho dubbi importanti sull’esserci riuscito. Resteranno solo miei, ma questo non li rende facili da mandare giù. 
Le ultime due canzoni in lista sono la mia vita.