5CONTRO5: The Get Up Kids

Vi ricordate quando dicevo che questa rubrica non avrebbe mai avuto un seguito? Ecco, mentivo.
Non di proposito, solo non pensavo avrei trovato altra occasione di mettere insieme cinque persone per un gruppo, eppure eccoci qui. Il movente arriva dal fatto che i Get Up Kids suoneranno da queste parti e mentre scrivo ho una discreta paura di ascoltare il disco nuovo (NdM: perchè sono uno scemo, è stupendo), così ho pensato di fare una playlist da ascoltare subito dopo per lenire l’eventuale dolore. Siccome poi uno dei motivi per andare al concerto sarebbe beccare persone che non vedo mai, ho chiesto alle stesse di fare altre playlist.
Le regole del giochino sono quelle della volta scorsa, ma le ripeto: metti insieme cinque persone che hanno tutte una certa fissa per un gruppo e fai fare ad ognuna di loro una playlist “ascoltabile”, ovvero tra i 10 e i 14 pezzi. Alla fine le confronti e tiri le somme di quanto ognuno se la viva in modo diverso. In pratica la scoperta dell’acqua calda, ma con un giochino divertente. Una delle cinque persone potrei essere io.

Le solite due statistiche due. Anche a questo giro, nessun pezzo fa l’ein plein. Avrei detto potesse farcela Holiday (3/5), ma qualche matto se l’è dimenticata, mentre ci sono andate vicino Action & Action (4/5) e I’m a loner Dottie, a Rebel (4/5). Tra i dischi super scontatissimo plebiscito per Something to write home about che doppia tutti gli altri in termini di preferenze (20/55), il secondo è Four Minutes Mile (9/55). Personalmente avrei visto più distacco tra On a Wire (8/55) e Guilt Show (7/55) in favore del primo, ma mi sbagliavo di grosso perchè a conti fatti dal secondo viene pescato un numero maggiore di pezzi diversi (4 contro 5), ad indicazione del fatto che nel complesso ha più canzoni che piacciono.
Solo a me piace sto gioco?

Ecco le playlist, grazie i cuore a chi ha partecipato.

Betta
Se penso ai get up kids mi rivedo stesa sul letto con le cuffie nelle orecchie e il libretto dei testi in mano. Era il 2001, Something to write home about era uscito già da un paio di anni ma ha rappresentato senza dubbio il punto di svolta nel mio rapporto con la musica.
Questi sono, a mio avviso, i 10 pezzi più belli dei get up kids; ci sono alcuni grandi esclusi ma ho privilegiato i ricordi che inevitabilmente mi legano a questi pezzi.

Dietnam
Manq mi ha chiesto di preparare questa playlist e normalmente gli avrei risposto “vecio, impossibile, dai”. Fortunatamente me l’avevano già chiesta altri qualche giorno prima e quindi l’ho riciclata :D Che dire? Mi sembra già un successo non aver messo dieci canzoni di Something to Write Home About.

Vespertime
Coi Get Up Kids fu amore a prima vista, da quando un amico nel vecchio internet mi passò il video di Action & Action nel lontano ’99. Da li la mia storia d’amore col gruppo non è mai finita, per cui capite la mia difficoltà del dover stilare una lista di preferiti in una discografia fatta di preferiti. Non che sia così importante, tanto a loro bastano poche note per scaldarti il cuore.

Marco Piazza
The Get Up Kids, per il sottoscritto, hanno riempito un vuoto musicale enorme, che va dal 1999 al 2004. Durante quel periodo i Green Day facevano schifo (ma sempre meno schifo dei Blink182 al massimo della forma [NdM: ma ammazzati.]), il punk anni ’90 era finito e chi provava a re-inventarsi su sonorità reggae, pop, hardcore, era stranamente poco ispirato. Gli stessi NOFX facevano uscire il loro album più anonimo (Pump up the valuum).
Ed ecco che le sonorità da garage del Kansas, unite a delle perle di melodia e di riff di chitarra aprivano e chiudevano la storia del vero genere Emo – che verrà successivamente erroneamente identificato con dei coglioni coi ciuffi lunghi e la propensione a voler morire.
The Get Up Kids parlavano di emozioni, semplici, ma reali e mi hanno accompagnato attraverso le prime tappe della vita post teenage.
La mia playlist:
Don’t hate me manifesto emo. Intro di chitarra unico.
I’m a loner dottie, a rebel pianti e consapevolezza. La più famosa, un plebiscito.
Your pretty pretty things una perla recente in un disco indecente.
Action and action nerd lifestyle alla massima potenza (vedi video).
Shorty altro manifesto emo, ma più emo ancora.
Stay gone una delle mie top 5 di tutti i tempi. Arpeggi di chitarra afrodisiaci.
Ten minutes storie complicate d’amore, o presunto tale.
The one you want commerciale, ma non meno bella delle altre. Video da travelgum.
Alec Eiffel rispetto all’originale 10 volte meglio.
Coming clean siamo stati pur sempre punk… anche nel 2000.

Manq
Fare una playlist dei Get Up Kids è complicato perchè sai in partenza che non può venire fuori meglio della versione di Something To Write Home About con Forgive & Forget come traccia bonus. Forse avrei dovuto proprio fare così, mettere tutto il disco coi robot e aggiungerci F&F alla fine. Ciao e tanti saluti. Però dai, come facevo a non mettere neanche un pezzo da Four Minutes Mile? Non si può. Alla fine quindi mi sono sforzato, ho limato via troppe alcune canzoni che pensavo imprescindibili per fare spazio anche a On a Wire e Guilt Show, anche se per quest’ultimo è stato più che altro senso di completezza. Non ci ho comunque messo There are Rules, che scopro fare così cagare da non essere manco su Spotify. Magari non esiste, è stato solo un brutto sogno. Ciliegina, ci ho messo ben due pezzi dall’ultimo disco, uscito praticamente mentre scrivo, perchè avevo zero aspettative e invece è bello bello.
Tutto sommato playlist mi sembra funzioni bene, spero il concerto sia figo. Prima ho scritto alla loro pagina FB chiedendo di mettere in scaletta F&F, mi hanno risposto “faremo il possibile”. Se poi non la fanno è l’ultima volta che vado. Forse. Lo dico tutte le volte.

5CONTRO5: Brand New

Evviva, una nuova rubrica che molto probabilmente non avrà mai seguito! Quanti altri blog offrono un servizio così, eh? EH?
Ecco di cosa si tratta. Metti insieme cinque persone che hanno tutte una certa fissa per un gruppo e fai fare ad ognuna di loro una playlist “ascoltabile”, ovvero tra i 10 e i 14 pezzi. Alla fine le confronti e tiri le somme di quanto ognuno se la viva in modo diverso. In pratica la scoperta dell’acqua calda, ma con un giochino divertente. Una delle cinque persone potrei essere io.
Per la prima edizione del gioco ho proposto i Brand New, che forse sono una delle band più adatte ad un esperimento simile: discografia se vogliamo breve, ma piuttosto eterogenea e che quindi mette in risalto le differenze di approccio tra i diversi ascoltatori. Cosa ne è uscito?
Beh, un po’ di cose interessanti.
Se The Devil & God are raging inside me stravince in maniera ampiamente pronosticabile come album più citato (19 pezzi su 64 totali) e Your Favorite Weapon ne esce, ovviamente, bistrattato (6 pezzi), personalmente non mi sarei aspettato che Science Fiction e Daisy godessero dello stesso credito (9 pezzi).
Solo il 28% dei pezzi (18 su 64) si ripete in più di una playlist e questo per me è davvero significativo. Il pezzo più citato è Sowing Season (4/5) e ci può stare, ma non lo avrei pronosticato mai nella vita, come mai avrei pensato ad un’unica citazione per The quiet things that no one ever knows (chissà di chi). Ne ha di più Daisy, per dirne una che ho messo io e non sollevare polemiche coi miei colleghi di merende (però raga, dai. DAI.).
Nessun pezzo ha fatto 5/5, non lo avrei detto. Però se avessi dovuto dire quale avrebbe potuto, avrei forse scelto Jesus Christ che ha chiuso con un misero 2/5. Non sono uno particolarmente propenso ad azzeccare giudizi, in sostanza.
Bel giochino.

Qui sotto riporto le cinque playlist, con una breve presentazione scritta da ciascun giocatore, che ovviamente ringrazio per la disponibilità.

Roberto Duca
Novembre è un mese crudele. Uno di quei periodi dell’anno in cui quello che vedi dalla comodità di casa tua è ingannevole, nel senso che magari il vetro mostra una giornata quasi estiva e invece no, esci fuori e c’è il gelo. Tutto va più lento, a Novembre. Quello del 2017 è stato un novembre terribile: ero in piedi da un po’, mentre lavoravo in uno stand di qualche compagnia telefonica per alzare due soldi che poi, tolte le spese, non avrei davvero alzato. Sapevo però che la settimana dopo avrei visto una band fondamentale per me, sarebbe stata la prima e ultima volta, in una città in cui non ero mai stato. Questo prima di aver aperto Reddit. A Londra ci sono stato lo stesso, con in borsa qualche vestito e due libri che parlavano, curiosamente, della Teoria dell’Etichettamento. Un anno e mezzo dopo, penso che potesse solo finire così: una fine per certi versi tragica, ma che rafforza quello che è il messaggio della carriera dei Brand New.

Marco Vezzaro
Nel grande gioco dell’emo, ho sempre fatto fatica a infilarci i Brand New, come quando appallottoli una maglietta e nell’armadio e chiudi l’anta velocemente prima che il casino che c’è dentro la risputi fuori. È probabile che sia perché Your Favorite Weapon per me semplicemente non è esistito, e Deja Entendu ha sconvolto le vite di tante persone, ma non la mia, che ero impegnato a farmela sconvolgere da altro.
Perciò il mio primo contatto con la band, nel parcheggio di un club storico di Padova che oggi non esiste più, dove si tenevano le serate di Emergenza Festival che per noi che suonavamo era tipo il campionato, era ogni anno, e lo vinceva sempre una merdosa band indie che scimmiottava gli Oasis ma si vestiva come gli Strokes, il mio primo contatto dicevo fu una voce che sofferta faceva ammenda e ammetteva “I was losing all my friends”.
The Devil and God are raging inside me fu un disco talmente compatto, granitico, complesso, che scoprirlo in un arco di tempo lunghissimo fu l’unico modo per evitare di rigettarlo, o risputarlo fuori come per quella maglietta dell’armadio. Nella mia vita esiste un prima e un dopo quel disco, e come per tutti gli eventi che hanno questa portata nella tua vita ti ricordi dove ti trovavi, cosa stavi facendo, perché lo stavi facendo, nel momento in cui è piovuto sulla tua testa. La mia top 10 delle canzoni dei Brand New è per metà dominata da The Devil and God are raging inside me, per esattezza con le prime cinque canzoni della tracklist. Poi fu Daisy, senza mezzi termini un disco sbagliato, poi Science Fiction, senza mezzi termini un disco giusto nel momento sbagliato, un’illusione fuori dal tempo, fuori dal secolo, fuori dalla realtà. Ho scelto le canzoni che in qualche modo restituiscono la complessità dei Brand New; non le più importanti, o le più rappresentative, ma quelle che per come si incastrano liriche, strutture, significanti e significati, avrebbero potuto

Davide Bolzonella
Con la prima stesura di questo copy ero andato totalmente fuori tema, dilungandomi sul concetto di nostalgia statica, qualunque cosa voglia dire. Il problema alla base di quell’errore era figlio di una connessione automatica che la mia mente produce quando si concentra a scrivere qualcosa di music-related su un blog. É un modo di consumare la musica che non mi appartiene più, e ne usciva un pezzo in contraddizione con la playlist – che invece ho prodotto volentieri – e con la mia partecipazione a questa iniziativa. Vivere in modo fandom i Brand New -ma direi certa musica in generale- e macinare parole su una pagina di wordpress non è più la mia cosa. Non so neanche se sia stato un bene ai tempi, ma l’ingenuità, lo spleen, il dover sentire le cose più vicine lo rendevano una pratica naturale. Adesso ascolto i Brand New molto meno, un po’ anche perché le accuse contro Jesse Lacey mi hanno fatto allontanare dai loro dischi, ma restano pezzi di me. È stata una buona occasione per concentrarmi su canzoni che amo dopo tanto tempo che non lo facevo.

Andrea Orio
1) Millstone
La prima canzone a cui penso se penso ai Brand New. Non dico sia necessariamente la mia preferita (forse si) ma è quella più “saliente” in termini cognitivi. Brano su cui ho fondato la dialettica tra identità e alterità, l’ambivalenze tra me e il resto del mondo. Primo nickname usato in un blog per parlare di musica. Il testo è più attuale oggi di quando avevo 17 anni.
2) Luca
Spesso ho trovato canzoni bellissime, magnifiche , capolavori, etc. Ma solo una volta ho pensato “questa canzone non appartiene a questo mondo”.
3) Guernica
Mi piace pensare che la mia vita sia cambiata nel momento in cui sentii “is this the way a toy feels when its batteris run dry?”
4) Sowing Season
Poche cose sono certe nella vita: la morte, la scena lesbo di Mullholand Drive, l’attacco iniziale del mio disco preferito di sempre.
5) Handcuffs
Perchè è difficile. Difficile davvero.
6) The No Seatbelt Song
Perchè se non metto un brano dal primo disco poi Manq dice che sono stronzo. Visto che stronzo lo sono davvero metto il brano più discordante e meno rappresentativo.
7) At The Bottom
Io la amavo, davvero.
Lei mi mandò un brano della sua cantante preferita e io le mandai questa.
Nel mezzo un’infinità di altra roba.
Finì ancora prima di iniziare.
Che vita di merda.
8) 137
Quando ascoltai Science Fiction e non girava la tracklist ero convinto che il brano iniziasse con “We started With Psychodrama”, ma si trattava della conclusione del brano precedente. Ancora oggi ci resto di merda perchè sarebbe stato un attacco devastante per un pezzo del genere.
9) The Boy Who Blocked His Own Shot
In realtà è uno dei brani che ascolto meno. E c’è un motivo: teenage sadness all’ennesima potenza. Non sono bei ricordi; ma sono comunque tracce da cui non si può prescindere. Avrei potuto avere i My Chemical Romance e invece ho avuto i Brand New; questa è stata una grande fortuna.
10) Brother’s Song
Il valore di una band si vede anche nella misura in cui può relegare a b-side brani come questo.
11) Out of Range
O come quest’altro.
12) Daisy
O dal fatto che nel tuo disco peggiore ci siano cose del genere.
13) Limousine
La mia idea di solennità. La parte centrale del nucleo più velenoso (tracce 4 ,5 e 6) di The Devil And God Are Raging Inside Of Me. La direzione che l’emocore avrebbe potuto prendere ma che resta ineguagliata 12 anni dopo.
14) Batter up
[Dopo il primo ascolto di Science Fiction]: “Perchè per i Brand New è finita così; non poteva andare diversamente?”
[Tre mesi dopo]:
“NO, NON ERA QUESTO QUELLO CHE INTENDEVO”.

Manq
La mia playlist dei Brand New è abbastanza semplice da spiegare: ci ho messo i miei 13 pezzi preferiti. Meno semplice è stato sceglierli, perchè non avrei problemi a fare una lista di trenta pezzi preferiti dei Brand New. Siccome in queste cose sono piuttosto cerebrale non concepisco il lasciar fuori un disco (sarebbe stato Daisy) o il non metterci anche le cose uscite fuori dai canonici album, anche e soprattutto perchè coi BN per anni quelle cose sono state ossigeno nei polmoni avvizziti di chi vive, suo malgrado, in apnea. Forse la cosa che mi ha messo più in crisi è stata metterle in ordine in modo che suonassero fluide e ancora adesso ho dubbi importanti sull’esserci riuscito. Resteranno solo miei, ma questo non li rende facili da mandare giù. 
Le ultime due canzoni in lista sono la mia vita.