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Maggio 2019

5CONTRO5: The Get Up Kids

Vi ricordate quando dicevo che questa rubrica non avrebbe mai avuto un seguito? Ecco, mentivo.
Non di proposito, solo non pensavo avrei trovato altra occasione di mettere insieme cinque persone per un gruppo, eppure eccoci qui. Il movente arriva dal fatto che i Get Up Kids suoneranno da queste parti e mentre scrivo ho una discreta paura di ascoltare il disco nuovo (NdM: perchè sono uno scemo, è stupendo), così ho pensato di fare una playlist da ascoltare subito dopo per lenire l’eventuale dolore. Siccome poi uno dei motivi per andare al concerto sarebbe beccare persone che non vedo mai, ho chiesto alle stesse di fare altre playlist.
Le regole del giochino sono quelle della volta scorsa, ma le ripeto: metti insieme cinque persone che hanno tutte una certa fissa per un gruppo e fai fare ad ognuna di loro una playlist “ascoltabile”, ovvero tra i 10 e i 14 pezzi. Alla fine le confronti e tiri le somme di quanto ognuno se la viva in modo diverso. In pratica la scoperta dell’acqua calda, ma con un giochino divertente. Una delle cinque persone potrei essere io.

Le solite due statistiche due. Anche a questo giro, nessun pezzo fa l’ein plein. Avrei detto potesse farcela Holiday (3/5), ma qualche matto se l’è dimenticata, mentre ci sono andate vicino Action & Action (4/5) e I’m a loner Dottie, a Rebel (4/5). Tra i dischi super scontatissimo plebiscito per Something to write home about che doppia tutti gli altri in termini di preferenze (20/55), il secondo è Four Minutes Mile (9/55). Personalmente avrei visto più distacco tra On a Wire (8/55) e Guilt Show (7/55) in favore del primo, ma mi sbagliavo di grosso perchè a conti fatti dal secondo viene pescato un numero maggiore di pezzi diversi (4 contro 5), ad indicazione del fatto che nel complesso ha più canzoni che piacciono.
Solo a me piace sto gioco?

Ecco le playlist, grazie i cuore a chi ha partecipato.

Betta
Se penso ai get up kids mi rivedo stesa sul letto con le cuffie nelle orecchie e il libretto dei testi in mano. Era il 2001, Something to write home about era uscito già da un paio di anni ma ha rappresentato senza dubbio il punto di svolta nel mio rapporto con la musica.
Questi sono, a mio avviso, i 10 pezzi più belli dei get up kids; ci sono alcuni grandi esclusi ma ho privilegiato i ricordi che inevitabilmente mi legano a questi pezzi.

Dietnam
Manq mi ha chiesto di preparare questa playlist e normalmente gli avrei risposto “vecio, impossibile, dai”. Fortunatamente me l’avevano già chiesta altri qualche giorno prima e quindi l’ho riciclata :D Che dire? Mi sembra già un successo non aver messo dieci canzoni di Something to Write Home About.

Vespertime
Coi Get Up Kids fu amore a prima vista, da quando un amico nel vecchio internet mi passò il video di Action & Action nel lontano ’99. Da li la mia storia d’amore col gruppo non è mai finita, per cui capite la mia difficoltà del dover stilare una lista di preferiti in una discografia fatta di preferiti. Non che sia così importante, tanto a loro bastano poche note per scaldarti il cuore.

Marco Piazza
The Get Up Kids, per il sottoscritto, hanno riempito un vuoto musicale enorme, che va dal 1999 al 2004. Durante quel periodo i Green Day facevano schifo (ma sempre meno schifo dei Blink182 al massimo della forma [NdM: ma ammazzati.]), il punk anni ’90 era finito e chi provava a re-inventarsi su sonorità reggae, pop, hardcore, era stranamente poco ispirato. Gli stessi NOFX facevano uscire il loro album più anonimo (Pump up the valuum).
Ed ecco che le sonorità da garage del Kansas, unite a delle perle di melodia e di riff di chitarra aprivano e chiudevano la storia del vero genere Emo – che verrà successivamente erroneamente identificato con dei coglioni coi ciuffi lunghi e la propensione a voler morire.
The Get Up Kids parlavano di emozioni, semplici, ma reali e mi hanno accompagnato attraverso le prime tappe della vita post teenage.
La mia playlist:
Don’t hate me manifesto emo. Intro di chitarra unico.
I’m a loner dottie, a rebel pianti e consapevolezza. La più famosa, un plebiscito.
Your pretty pretty things una perla recente in un disco indecente.
Action and action nerd lifestyle alla massima potenza (vedi video).
Shorty altro manifesto emo, ma più emo ancora.
Stay gone una delle mie top 5 di tutti i tempi. Arpeggi di chitarra afrodisiaci.
Ten minutes storie complicate d’amore, o presunto tale.
The one you want commerciale, ma non meno bella delle altre. Video da travelgum.
Alec Eiffel rispetto all’originale 10 volte meglio.
Coming clean siamo stati pur sempre punk… anche nel 2000.

Manq
Fare una playlist dei Get Up Kids è complicato perchè sai in partenza che non può venire fuori meglio della versione di Something To Write Home About con Forgive & Forget come traccia bonus. Forse avrei dovuto proprio fare così, mettere tutto il disco coi robot e aggiungerci F&F alla fine. Ciao e tanti saluti. Però dai, come facevo a non mettere neanche un pezzo da Four Minutes Mile? Non si può. Alla fine quindi mi sono sforzato, ho limato via troppe alcune canzoni che pensavo imprescindibili per fare spazio anche a On a Wire e Guilt Show, anche se per quest’ultimo è stato più che altro senso di completezza. Non ci ho comunque messo There are Rules, che scopro fare così cagare da non essere manco su Spotify. Magari non esiste, è stato solo un brutto sogno. Ciliegina, ci ho messo ben due pezzi dall’ultimo disco, uscito praticamente mentre scrivo, perchè avevo zero aspettative e invece è bello bello.
Tutto sommato playlist mi sembra funzioni bene, spero il concerto sia figo. Prima ho scritto alla loro pagina FB chiedendo di mettere in scaletta F&F, mi hanno risposto “faremo il possibile”. Se poi non la fanno è l’ultima volta che vado. Forse. Lo dico tutte le volte.

La Cedra

È morta la mia prof. di matematica del liceo.

A una decina di giorni dalla fine della quinta c’è in programma una simulazione di terza prova: fisica, filosofia, inglese e forse altro che non ricordo. In fisica ho 8 di media dalla terza, sono tranquillo, ma ho un 7 in filosofia che non mi va proprio di mettere in discussione e forse sono a cavallo del 6 pure in inglese.
La posta è troppo alta.
Mi do out.
La faccio “bene”, mi spaccio per malato qualche giorno (mamma e papà, se leggete, scusate).
Rientro per l’interrogazione finale di fisica, una formalità da una/due domandine per confermare il voto. Mi chiama alla lavagna così: “Mancuso lei pensava di prendersi l’8 in pagella saltando la terza prova?”.
Poi mi rovina.
Due domande catastrofiche atte a rispedirmi al posto con un votaccio.
Qualche giorno dopo mi chiede se voglio rimediare, a sorpresa. Esco e faccio una bella interrogazione. Mi da 8.
Poi mi dice: “Peccato per la brutta performance dell’altro giorno, ma almeno si presenta col 7 all’esame.”

Quando penso al mio liceo, penso al posto che più che ogni altra cosa mi ha insegnato a stare al mondo. Non avevo stima per quasi nessuno dei miei professori, nemmeno per quelli con cui andavo tutto sommato bene o che piacevano a tutti i miei compagni.
Per Fiammetta Cedrazzi invece di stima ne ho sempre avuta un sacco.

Grazie prof.