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C’è una roba bella del compiere quarant’anni in zona rossa: è tutto chiuso, quindi alla fine la societá ti impedisce di uscire di casa e tornare con un nuovo tatuaggio o coi capelli fucsia.
Che non vuol dire non potrai comunque farlo appena ce ne sarà la possibilità, ma forse quando sarà il momento non ne avrai più voglia.
Forse.
Per il resto, da qualche anno ho un rapporto brutto coi compleanni e né l’isolamento, né questa cifra tonda, incredibilmente, non lo hanno migliorato.
Mi spiace un po’ per le persone che mi stanno intorno e hanno provato a festeggiarmi, da Paola che come sempre si dimostra la super moglie che è, ai miei colleghi che mi hanno fatto una bella chiamata a sorpresa per farmi gli auguri. Anche con gli amici stretti ci siamo sentiti, che i quaranta tanto nel giro di qualche mese li faremo tutti, mi tocca solo aspettarli al di qua della vecchiaia.
Quarant’anni.
C’è solo una cosa peggiore della presa di coscienza del tempo che passa ed è vederlo passare con la sensazione di non poterlo sfruttare, cosa che non so voi, ma per me va avanti da troppo e inizio ad averne oltremodo pieni i coglioni.
Ieri ho messo una foto celebrativa come profilo sui social e questo post, nel caso servisse, le fa da didascalia.

Oggi però hanno sbloccato le vaccinazioni per gli over 70 in Lombardia e mio padre ha finalmente il suo appuntamento.
Il regalo più bello che potessi ricevere.

Di etica, vaccini e paura di volare

Non so se abbia mai scritto qui sopra della mia paura di volare.
Non vertigine, la mia è la classica fobia degli aerei, quella che ti prende allo stomaco quando decolli e per qualche minuto ti paralizza, almeno fino a che riesci a dimenticarti di essere su un affare di metallo a diverse migliaia di metri da terra in totale assenza di controllo sul tuo destino.
Probabilmente la paura sta soprattutto in quest’ultima cosa, l’idea di non poterci fare niente.
È una paura irrazionale, ovviamente, perché l’aereo è forse il mezzo di trasporto più sicuro che esista, eppure ogni volta finisco nel panico e per quei primi minuti post decollo, fino a che non si spegne il segnale delle cinture allacciate*, io sono terrorizzato.
Per cercare di razionalizzare una paura del tutto irrazionale di solito mi baso sui numeri. La statistica. Cerco di pensare a quanti aerei volino ogni giorno (diciamo in era pre-COVID) e all’incidenza degli incidenti. La mia prima reazione quando leggo di un incidente aereo è pensare che per un po’ si vola tranquilli, che la statistica ha già dato.
Capito come? Sto messo così male che a volte mi trovo a fantasticare di come sarebbe una fortuna finire in mezzo ad un guasto di quelli senza conseguenze, più che altro senza vittime ecco, tipo così. Ho questa idea che, se non crepassi di infarto vivendo la situazione, potrei “guarire” dalla mia fobia sulla base della grossomodo certezza di non poterci finire in mezzo due volte. Statisticamente parlando.
Sono un tipo apprensivo.
Uno di quelli che quando nuota e non vede il fondo ha paura di essere attaccato da uno squalo. A Varazze, tipo. Tendenzialmente non mi faccio bloccare da queste paure, anzi, tendo a sfidarle. Pianifico quasi solo viaggi che richiedano dei voli e appena prima del Covid mi ero iscritto per prendere il brevetto PADI, eppure il fatto di non volermi far sconfiggere da queste fobie non mi esime dal finirci oppresso. Avere paura è una sensazione di merda, una roba che annichilisce.
Credo sia chiaro dove sto andando a parare.

Domani (ormai oggi) sono stato convocato per ricevere la prima dose del vaccino AZ contro il COVID, in virtù del fatto che parte del mio lavoro prevede la necessità di recarsi presso strutture ospedaliere.
Non ci giro troppo intorno: che mi venga data questa opportunità prima che ad altri (tipo i miei genitori) è uno schifo, non ci sono altre parole per dirlo.
Da quanto ho potuto sentire direttamente, quindi non dati, ma mera percezione personale e di “bolla”, seppur tutte le regioni abbiano identificato figure professionali “a rischio” da vaccinare in via prioritaria, la Lombardia (regione che andava commissariata almeno otto mesi fa) è l’unica in cui questa priorità sta venendo anteposta ai requisiti di età.
Il mio corrispettivo laziale lo vaccinano dopo gli ottantenni, per dirla chiara, mentre io passerò avanti alla zia ottantaquattrenne di mia moglie, che poverina da un anno è grossomodo priva di contatti sociali e che ha ragione di temere il COVID molto più di me.
Questa cosa, bene ripeterlo, fa schifo.
Da quando Confindustria, tramite la mia azienda, mi ha messo in lista ho riflettuto molto sulle implicazioni etiche della scelta di farmi vaccinare adesso e, a costo di sembrare autoassolutorio, ho trovato due ragioni per cui vaccinarmi è più giusto che rinunciare.
Il primo motivo è che la gestione delle rinunce è ancora più raccapricciante della pianificazione delle priorità.
Anche senza volerci infilare la malafede e ritenere che la cosa sia fatta apposta, risulta abbastanza evidente che non c’è un’organizzazione efficiente in grado di far finire la dose che non farei io nel braccio di qualcuno con priorità più alta o a maggior rischio. Rispondendo no, sarebbe subentrato al posto mio uno Scanzi qualsiasi, imbucati che se possibile ne hanno addirittura meno necessità di me. E allora vaffanculo, anche perché il punto due è che l’obbiettivo comune è avere più vaccinati possibile. Ogni rinuncia se va bene finisce a qualcuno a cui non spetterebbe, ma se va male viene buttata e ogni vaccinato in meno è un possibile morto in più.
Quindi è vero, non c’è ragione che io (come anche Scanzi**) rinunci alla dose che mi hanno proposto. È principalmente un privilegio per me poterla ricevere, ma in questo contesto è davvero la scelta migliore che io possa fare.

Tu che leggi però, con ogni probabilità, hai tutto il diritto di incazzarti.
Puoi incazzarti con me, ovviamente, perché sono appunto un privilegiato, perché dopo tredici mesi di ‘sta merda anche l’invidia è legittima e perché ho sparato un pippotto democristiano e autoindulgente per sentirmi meno sporco.
Ci sta.
Lo farei forse anche io, a parti invertite.
Se posso però, il fulcro del disprezzo dovremmo riservarlo ai responsabili veri di questa gestione ingiusta, clientelare e malsana del piano vaccinale.
Perché anche volendo concedere il beneficio del dubbio a chi sostiene che la totale assenza di efficienza nel piano vaccinale in termini di tutela delle persone più a rischio e di gestione trasparente ed equa delle dosi “di recupero” sia dovuta ad un errore o all’impreparazione degli addetti ai lavori, anche volendo per assurdo tollerare che chi ha amministrato con errori e impreparazione non si cavi dal cazzo a passo di marcia viste le centinaia di morti che ogni giorno ci tocca contare, resta il fatto che sono passati tre mesi, novanta giorni, e dopo tutto questo tempo agli errori e all’impreparazione, di norma, si dovrebbe rimediare. Provarci, almeno.
Il piano vaccinale invece è sempre quello e, al netto di proclami e numeri a casaccio, l’evidenza è che chi non produce e magari ha l’aspettativa di godersi la pensione debba essere relegato in fondo alla fila.
Nonostante rischi più degli altri.

Tra qualche ora andrò a fare la prima dose di vaccino AZ.
Dovrei essere felice di avere questa fortuna e incazzato per il fatto di diventare una prova ambulante della mala gestione del piano vaccinale, ma al momento sono più concentrato sul lasciare a mia moglie le password dei miei profili social.


* Da qualche parte nel mio cervello è sepolta l’informazione per cui il decollo sia la fase più critica del volo, quindi ho arbitrariamente deciso che quella fase finisce con il BING di spegnimento della spia delle cinture allacciate.
Non mi interessa sapere se sia vero o meno, non mi interessano opinioni in merito.
Non ne voglio proprio parlare, ecco.

** Non che sia il cuore del discorso, ma il mio caso e quello di Scanzi hanno davvero poco in comune.

Diario dall’isolamento 3: CANCELLED.

Tra qualche minuto torneremo in zona rossa per uscirne migliori sa dio quando, eppure non ci sarà una terza stagione del Diario dall’isolamento su questo blog.
No.
Quando questa cosa della pandemia è iniziata, un anno fa, era tutto diverso, con buona pace di chi dice che in un anno non è cambiato niente.
Ai tempi c’era la speranza di portare a casa dei risultati dal sacrificio, c’era l’energia fisica e mentale per reggere l’urto e, non meno importante, c’era una paura tangibile che ci teneva uniti, per il bene comune.
Oggi?
L’ottimismo è semplicemente una parola scomparsa dal vocabolario, nessuno crede più ad un domani migliore. Crediamo arriverà, ma sappiamo anche che non sarà davvero domani. Domani sarà semplicemente uguale a oggi, a ieri, a ieri l’altro e al prossimo lunedì. E se così fosse sul serio, ci sarebbe pure da ringraziare. Una ripetizione ormai nauseante di una quotidianità tossica, per tutti, ognuno a suo modo.
Anche la paura se n’è andata, lasciando il posto all’apatia, come se centinaia di morti al giorno siano un bollettino di guerra accettabile in tempi di pace. 100K morti su 3 milioni di contagi non fanno notizia, meglio focalizzarsi su una decina di morti su oltre 2 milioni di vaccinati con AZ, morti oltretutto non correlate al vaccino se non da politici senza palle e giornalisti senza scrupoli. Ci siamo ritrovati apatici nelle mani di questo o quel catalizzatore d’odio, qualcuno/qualcosa che ci dia modo di sfogare emozioni e sentirci vivi. Non sto facendo la paternale, io sono il primo ad esserci dentro fino alle scarpe: l’odio viscerale che provo verso la stampa criminale che sta minando l’unica via di uscita da questa situazione credo di non averlo mai provato in vita mia, ma al di là di quello resto apatico.
Ieri sera gli amici hanno ricominciato coi sabati su Zoom, ma non ce l’ho fatta. Sabato prossimo, magari, ma ieri no. Negli ultimi giorni sono stato poco bene. Niente di catastrofico, quella tendenza che sul momento non preoccupa nessuno per cui tieni gli stessi vestiti dieci giorni, esci di casa conciato come un senzatetto (con tutta l’empatia possibile per la categoria), non ti radi, non trovi un motivo valido per alzarti dal letto la mattina e ti lavi lo stretto necessario per non farti cacciare dalla moglie a dormire sul divano… presente no? Il fenotipo di chi non sta dando tutta ‘sta importanza alla vita ecco.
Ed è vero.
Fortunatamente non ho mai avuto tendenze suicide, sto proprio dall’altra parte della gaussiana, tra quelli con le crisi di panico all’idea di avere una data di scadenza ineluttabile. Il fatto di non voler morire però non rende accettabile vivere in questo modo. Senza uno scopo che non sia tirare avanti.
Alcuni riescono anche a dirti: “Dovresti trovare motivazione nel lavoro” e da un lato vorrei mandarli affanculo, ma dall’altro penso siano conciati addirittura peggio di me se vendere 1/3 della loro giornata per soldi (magari neanche tanti) li motiva, o anche solo gli è sufficiente, in una situazione del genere. Per quanto sia evidente a tutti ormai che il lavoro è l’unica gentile concessione di questa situazione, non farei cambio, anche se servisse a stare meglio oggi, perché razionalmente so che ‘sta merda prima o dopo finirà e sarò ben felice di tornare ad essere uno che gli stimoli li trova uscito dall’ufficio.
È passato un anno ed è cambiato tutto, anche se pensandoci gli ultimi dodici mesi non sono esistiti. Li abbiamo regalati, sperando di averne abbastanza da poterne fare a meno, ma senza la reale possibilità di scegliere se farne a meno. Pensavamo di poter vivere al doppio dell’intensità una volta usciti dall’incubo, qualcuno magari ci crede ancora perché “non apprezzi qualcosa fino a quando non capisci cosa sia perderla”, ma la realtà è che sarà già una vittoria se sapremo scrollarci di dosso i calcinacci per tornare ad essere l’80% di quel che eravamo. Ce la facessimo davvero ci sembrerà sì di vivere al doppio dei giri di prima, la nostra testa funziona così, fortunatamente. Purtroppo però io inizio a pensare che da sotto ‘sti calcinacci non usciremo tutti e se posso accettare di rimanere io tra i soffocati, tra quelli che non se li scrolleranno mai, l’idea possano essere i miei figli mi toglie il fiato.
Ed ecco perché Diario dall’isolamento 3 non si farà, perché davvero scrivere roba così ogni santo giorno è una tortura che non voglio infliggermi.

Questa mattina mi sono fatto la barba e la doccia, sono uscito in bici e sono stato all’aria aperta vestito come una persona con dell’amor proprio. Mi è servito parecchio e mi sento meglio, davvero meglio.
Non oso pensare cosa sarebbe potuto essere ‘sto post se lo avessi scritto ieri.

Le canzoni di Sanremo 2021

Non seguo Sanremo.
Non perchè mi piaccia menarmela o per questioni ideologiche, è proprio che il varietà intorno alle canzoni mi fa cagare non è di mio gusto e quindi spararmelo per quattro sere filate con l’unico scopo di sentire le canzoni ha su di me l’appeal di una tortura cinese.
Anni fa lo facevo anche, per commentare in diretta su FB o Twitter, ma oggi preferisco mettermi su la playlist di Spotify e sentire solo le canzoni, commentandole rigorosamente al primo ascolto (che per larghissima parte degli artisti in gara sarà inesorabilmente anche l’ultimo).
Chi mi conosce sa da tempo che per me esiste un archetipo di brano definibile Canzone di Sanremo™ che vado cercando ossessivamente tra i pezzi in gara. Una volta era identificabile chiaramente nella quasi totalità delle canzoni, oggi invece è molto meno presente ed è utilizzato solo da quelli che non esiterei a definire True Believer del Festival.
Quando all’inizio dicevo di non essere ostile verso la kermesse Sanremese intendevo a livello generale, quest’anno ammetto di essere stato polemico riguardo non tanto al fatto si tenesse comunque in uno scenario in cui tutto il resto della musica e dello spettacolo sono fermi al palo, quanto per il fatto che mentre si ragionava su come poterlo fare in ogni caso non si sia mai cercato di pensare a norme che potessero far ripartire il settore a partire da Sanremo, ma piuttosto regole ad hoc per far sì che si facesse Sanremo e solo Sanremo.
E questa è una cosa che, da fuori, mi fa un po’ schifo.
Ora però ecco il mio commento ai 34 (COSA????) pezzi in gara.

1- Madame / VOCE
I giovani al potere, che a Sanremo mi sembrano sempre imbucati alla festa. Non so, sta roba non la capisco in generale, figuriamoci al Festival, ma forse brutta no.
2- Irama / La genesi del tuo colore
Ma che cazzo siamo al Festivalbar? Ma magari.
3 – Francesca Michielin & Fedez / CHIAMAMI PER NOME
‘Sti cazzo di CAPSLOCK demmerda ve li buco, baby. A parte questo, è evidente lo studio enorme fatto per camuffare quella che è una classica Canzone di Sanremo™ in modo che sembri una roba giovan(il)e. Math pop nel senso più dispregiativo possibile, ovvero l’unico.
4 – Colapesce & Dimartino / Musica leggerissima
Il nuovo cantautorato italiano di cui nessuno sentiva il bisogno, o comunque non io. Questa bugia gigante per cui “più o meno” in un ritornello sia una cosa cool e nuova, quando di fatto stai portando un pezzo derivativo in culo e che puzza di muffa, ma di quella che cresce sui formaggi che fanno già cagare da freschi.
5 – Annalisa / Dieci
E andiamo cazzo, Canzone di Sanremo™ con le palle cubiche che ammicca ai pixies (credo, o qualcosa di bello in ogni caso) in un tripudio di paraculismo adorabilissimo.
6 – Måneskin / ZITTI E BUONI
“Scusami, ma ci credo tanto”. Ma non mi dire. Rock da oratorio, che in piena tradizione rock da oratorio spreca 9/10 delle energie nel mostrarsi dannato quando non lo è e così si dimentica del resto, ovvero ad esempio di scrivere una canzone.
7 – Gaia / Cuore amaro
Siamo chiusi in casa da un anno, ‘sto mix di reggaeton e flamenco fa solo bestemmiare.
8 – Coma_Cose / Fiamme negli occhi
Han fatto robe meglio e calcolando che non stiamo parlando dei Beatles direi che ci siamo capiti. La cifra stilistica del testo è quella di “io ti temporalo” e vale il discorso del pane col tonno ad inizio Fast and Furious (RIP Paul Walker sempre).
9 – Willy Peyote / Mai dire mai (la locura)
La citazione di Boris, il pezzo controverso e la cassa dritta. Il meme nel testo. Tieni questa moneta da tre euro per l’impegno.
10 – Fasma & GG / Parlami
Una Canzone di Sanremo™ con gli stop&go. E’ tipo quando a Masterchef vedi un cuoco che presenta un piatto di formiche che costa 60 euro: ti viene istintivo pensare “che sia un genio?”, ma poi tendenzialmente lo mandi affanculo.
11 – La rappresentante di lista / Amare
Non so chi sia, ma il nome lo adoro. Siamo ad un terzo scarso della scaletta e c’è un sacco di ritmo ed allegria, forse per evitare di pensare che la gente muore o che siamo ben lontani da quello che sarebbe lecito aspettarsi dalla vita. Il pezzo è talmente coinvolgente e memorabile che mentre lo ascolto sto parlando d’altro.
12 – Lo Stato Sociale / Combat Pop (ALBI #1)
L’ho detestata fino al ritornello. Lì ho pensato: “mi hanno inculato di nuovo ‘sti maledetti”. Purtroppo poi è finito il ritornello, la canzone è andata avanti e non è quella che definirei una grande idea.
13 – AIELLO / ORA
Ma solo io ci ho sentito il Vecchioni de “La leggenda di Olaf”? Cmq a parte “sesso & ibuprofene” (Calcutta maledetto) c’è qualcosa che me la rende piacevole. Bella no, ma piacevole. Forse non è strettamente a canone, ma sapete cosa? Canzone di Sanremo™.
14 – Random / Torno a te
La Canzone di Sanremo™  è così, quando non c’è te ne accorgi, ma quando arriva di norma ti penti di averla cercata nei pezzi che non lo erano. Per dire che ecco, sto pezzo fa cagare.
15 – Gio Evan / Arnica
Urca, due Canzone di Sanremo™ di fila. O forse è ripartita quella di prima? No dai, non voglio essere ingiusto, questa è la prima Canzone di Sanremo™ che non prova neanche minimamente a dire “siamo nel 2021” e a suo modo lo apprezzo. E’ orrenda, ma con orgoglio e appartenenza.
16 – Noemi / Glicine
Triple threat! Niente cazzi, nella Canzone di Sanremo™ la voce femminile è un plus notevole e Noemi la voce ce l’ha bella. Se la fai cantare a Gio Evan il giudizio torna quello di Gio Evan.
17 – Max Gazzè / Il farmacista
E’ un pezzo di Max Gazzè. So cosa state pensando, avete anche ragione, ma i fatti dicono che un problema più grande di avere Max Gazzè in gara è che metà abbondante degli altri MAGARI fosse Max Gazzè.
18 – Malika Ayane / Ti piaci così
Non vince mai, probabilmente non è neanche una cosa che può fare il botto in radio, però ha una sua dignità che a suo modo si fa apprezzare.
19 – Fulminacci / Santa Marinella
Canzone inutile che quando mette “deficiente” nel ritornello diventa una canzone stronza.
20 – Ghemon / Mondo perfetto
Oh dai, a me lui non fa impazzire, ma questa ci sta.
21 – Arisa / Potevi fare di più 
Vedi Noemi, ma meglio. 
22 – Bugo / E invece sì
Purtroppo per lui, quella dell’anno scorso era meglio e questo credo apra un’amara riflessione, soprattutto perchè quella dell’anno scorso ce la ricordiamo tutti per i motivi sbagliati e con un testo sbagliato di cui Bugo è vittima.
23 – Francesco Renga / Quando trovo te
Sto facendo questa cosa alle 2 passate di notte e, lo dico chiaro, quando ho letto Renga ho pensato di chiudere tutto e piantarla lì. L’unica cosa che posso dire quindi è che sono rimasto per senso del dovere e che questa canzone non ha alcun merito, anzi.
24 – Ermal Meta / Un milione di cose da dirti
Ma quante cazzo di canzoni ci sono in gara santa madonna? Almeno una di troppo (che è comunque una Canzone di Sanremo™, chi se la sarebbe aspettata da Ermal Meta?).
25 – Orietta Berti / Quando ti sei innamorato
Volo, sembra un mashup preso da youtube. Magari lo è.
26 – EXTRALISCIO & Davide Toffolo / Bianca luce nera
Sto ancora ascoltando il pezzo di Orietta Berti, quindi inizio a commentare dicendo che è un titolo del cazzo. Parte il pezzo e direi che è in linea col titolo.
27 – Wrongonyou / Lezioni di volo
“Se un giorno dimenticherai” no guarda, togli pure il se.
28 – Folcast / Scopriti
Non mi giudicate, per me sì. Non un sì convintissimo eh, manco troppo duraturo, non è arrivato a fine pezzo per dire. Ma all’inizio ero positivo sul serio, giuro.
29 – Davide Shorty / Regina
Questo me lo ricordo dai tempi di X-Factor e direi che non è lui il problema qui in mezzo. Un suo disco manco se mi strappate le unghie, ma, voglio dire, è un discorso trasversale che non merita decisamente di essere tirato fuori per lui. O forse sì, forse non avere critiche specifiche è un pregio.
30 – Gaudiano / Polvere da sparo
Ma sì dai, buttiamola in vacca, cazzo cene.
31 – Greta Zuccoli / Ogni cosa sa di te
Raffinatissima. Poi che questo per qualcuno sia un complimento, parlando di musica, dice molto più della nostra società che non del pezzo. Non so se sia io ad essere vecchio al punto da percepire citazionismo d’accatto ovunque o il pubblico che ha proprio bisogno gli buttino in faccia le citazioni col secchio.
32 – Dellai / Io sono Luca
Premio simpatia. Non so se esista, ma io lo darei a Dellai sulla base del niente che so di lui a parte la metà del pezzo che ho già sentito mentre scrivo.
33 – AVINCOLA / Goal!
L’equivalente di una serie Netflix sull’estate di ragazzini che a 16 anni compiuti nel 2021 per qualche ragione inspiegabile hanno la fissa per gli anni ’80. La base è carina.
34 – Elena Faggi / Che ne so
Sono arrivato in fondo ed è l’unica cosa positiva che mi sento di scrivere. No dai, la verità è che su questa e quella di prima probabilmente sarei stato più indulgente se non fossero arrivate alla posizione 33 e 34 della scaletta.
Però oh, non credo neanche sia colpa mia ‘sta cosa.

#UltimoConcerto

C’è stato #UltimoConcerto.
Tantissimi artisti e live club italiani si sono messi insieme per organizzare un evento volto a sensibilizzare tutti verso la crisi del settore della musica dal vivo, di fatto fermo da un anno.
L’idea è stata di promuovere un concerto che non c’è stato, sostituito da un silenzio il cui scopo era far prendere coscienza che la situazione è grave e non è sostenibile.
Qui il messaggio.

Sul messaggio non c’è da discutere.
Per il momento sorvolerei anche sul fatto che della questione principale si sia parlato si e no 10 minuti, per poi finire alla classica attribuzione di patentini da parte di questa o quell’autorità competente nel campo del saper vivere. Patentini che non mi interessava avere quando ci si poteva scopare, immaginiamoci ora. Dico per il momento perchè sono livoroso e potrei tornarci su dopo, anche se vorrei provare a stare sul pezzo dell’iniziativa e del tiro che le hanno dato.
Il settore musica dal vivo è fermo da un anno e a farne le spese sono soprattutto le realtà più piccole: artisti che campano di canzoni senza esserci diventati ricchi, maestranze, locali.
Un settore che per la maggior parte dell’opinione pubblica non esiste, un settore che la politica sta deliberatamente ignorando e che, nel bene e nel male, può contare del supporto di una piccola parte di popolazione che con #UltimoConcerto era stata chiamata a contribuire. Alcuni, dopo averlo fatto, hanno ritenuto l’iniziativa mal riuscita/formulata.
Le questioni a questo punto sono due.
1) Davvero chi ha deciso di partecipare a questa iniziativa aveva bisogno di realizzare che da un anno i concerti sono fermi? Non stiamo parlando di Sanremo, il cui pubblico è composto anche da tantissime persone che con la musica entrano in contatto giusto una settimana l’anno perchè se la ritrovano su Rai1. Quello sì che può essere un pubblico inconsapevole, da sensibilizzare, non quello che si è connesso ‘sta sera per supportare il Bloom di Mezzago o i Gazebo Penguins. Per questo sono tra le persone che reputano l’iniziativa fuori fuoco, ma posso tranquillamente sbagliarmi, il che ci porta diretti al punto
2) Giusto o sbagliato che sia il punto di vista di chi ha partecipato e si è preso male, siamo sicuri sia stata una bella mossa tirarsi contro una parte della già esigua porzione di popolazione a cui fregava qualcosa del discorso iniziale?
Magari questa operazione farà il botto e darà la sveglia a chi di dovere, risolvendo il problema (non ci credo manco un po’, ma sarei felicissimo di sbagliarmi), ma ipotizziamo non sia così. Immaginiamo sia necessario continuare a parlare del problema, tenere viva la questione e fare sempre più rumore.
Alla prossima convocazione ci sarà più o meno gente? 

Giorni fa quando ho iniziato a sentir parlare di questa cosa dell’ultimo concerto ho provato ad informarmi su twitter.
La prima domanda è stata: “Ok, come posso supportare? Posso pagare un biglietto?” e questo perchè mi è sembrato naturale pensare che per fare qualcosa che desse una mano, una buona idea fosse anche contribuire economicamente.
Forse è anche per quello che mi è venuta la bestemmite a leggere tutti i pistolotti rivolti a chi si lamentava perchè “Eh, pensavi di vederti il tuo bel concertino gratuito e invece suchi perchè la musica si paga e qui c’è gente che non sta lavorando etc…”. Per carità, è ovvio che interessata ci fosse anche gente del genere, ma mi pare un po’ paraculo scegliere di fare questa cosa gratuitamente per poi rigirare il fatto che fosse gratuita come argomentazione trasversale contro chiunque si stesse lamentando.
A sto punto fallo comunque a pagamento, cazzo.
Ognuno degli iscritti versa il contributo al locale/gruppo che vuole supportare via paypal. Offerta libera, così non ti perdi il volume delle persone che hanno partecipato solo perchè era gratis.
Alla fine fai la stessa identica cosa, ma dici anche: “Ehi, se vuoi il rimborso chiedilo, ma se vuoi dare una mano e hai capito il senso di tutto questo, lasciaci i soldi”. Non lo so, almeno sarebbe servito a qualcosa oltre il far scannare tra loro persone che, magari in modi diversi, hanno fatto sì che servisse una pandemia per far chiudere i locali di musica dal vivo e non l’assenza di mercato.
Fare qualcosa di concreto, di utile.
Felson l’ha spiegato molto meglio di me in questo tweet.

Bon, questo è.
L’altro giorno leggevo una bella intervista di Kappa che tra i problemi lamentava anche la mancata coesione all’interno di quel mondo in crisi, che ha portato come sempre accade ad una riduzione del potere di farsi ascoltare. Lo stesso Kappa, neanche due settimane dopo, è tra quelli che da dentro #UltimoConcerto ha risposto in maniera più violenta alle lamentele di chi, in ogni caso, invece di guardarsi la Juve o attaccarsi a Netflix aveva pensato di supportare un’iniziativa pro settore musica.
E allora boh, capisco che quando le cose buttano male saltino i nervi, capisco che alla fine se tutti ti ignorano e devi sfogare la frustrazione, finisci ad accanirti con chi ti stava dando retta, ma non nel modo in cui avresti voluto.
Capisco tutto e tutti.
Però, per me, così non se ne esce.
Non dico migliori, intendo proprio in piedi e respiranti.

Pensierini

Se alle 5:39 sono ancora sveglio vuol dire che le ho provate grossomodo tutte e non ha funzionato niente. A parte la chimica, ovviamente, ma a quella non voglio arrivare perché se prendi dei farmaci vuol dire che sei malato.
Io ho un leggero problema a dormire, a volte, ma non sto prendendo niente.
Quindi sto bene.
Solo che appunto sono qui con gli occhi a palla da quattro ore e non so più come impegnare il tempo ed il cervello e allora tanto vale scrivere due righe qui sopra. Dei pensierini, sparsi, riguardo cose su cui ho mezzo riflettuto nell’ultimo periodo e che però non sono mai state abbastanza niente da portarmi a scriverci su un post vero e proprio.

Tre mesi fa circa io e Polly abbiamo adottato un bambino a distanza. Abbiamo chiamato Save the Children e fatto un bonifico. Non posso parlare per lei, ma da parte mia credo di avere un mezzo senso di colpa latente verso la mia condizione economica, o forse generale, di persona che se la passa tutto sommato bene e l’idea è di venirci a patti usando meglio i nostri soldi. Vorrei essere meno superficiale, ma a conti fatti questa adozione per me sta sullo stesso piano del comprare biglietti per concerti in streaming o supportare attivamente i piccoli esercenti locali. E lo so anche io che non è per niente la stessa cosa, ma di mio non vivo nessuna di queste attività come beneficienza, trovo solo siano modi utili di usare i miei soldi.
Da tre mesi Save the Children dovrebbe mandarci i documenti relativi al bambino che abbiamo adottato e non è ancora arrivato nulla. All’inizio abbiamo chiamato, ci hanno detto che il pacco è andato perso e che avrebbero inviato nuovamente il tutto, ma poi abbiamo pure smesso di informarci. È importante sapere chi sia, fisicamente, a beneficiare dei miei X euro? A cosa siano serviti nello specifico all’interno della vita di qualcuno a cui manca tantissimo? Boh, forse no.
A volte mi chiedo se sia disinteresse, se io viva questa cosa come uno dei tanti abbonamenti che sottoscrivo ed il cui punto è più che altro sapere di averli a disposizione e non tanto utilizzarli. “Abbonati anche tu a Coscienza Premium”, tipo.
A costo di suonare autoassolutorio però credo l’importante di questa faccenda sia lo scopo ultimo di quei soldi, le mie sovrastrutture mentali sono un effetto collaterale trascurabilissimo. Quasi sempre, ecco.

Non sto capendo granché delle mancate consegne dei vaccini da parte di questa o quell’azienda. Il mio dubbio è piuttosto basilare: sono stati violati dei contratti o no? Perché continuo a leggere che le pharma “Promettono di non venire meno agli accordi” e, simultaneamente, che “Vengono consegnate X dosi meno”. Meno rispetto a cosa? Se c’è un accordo per un certo numero in un certo periodo, o ci siamo dentro oppure no. A meno che l’accordo copra il totale in un certo lasso di tempo, ma non garantisca poi la ripartizione effettiva delle dosi in quel lasso di tempo. Tipo: il contratto dice solo che ti devo dare 100 mele in quattro mesi, il fatto che siano 25 al mese è un accordo extra tra le parti. A questo punto se il primo mese te ne do 10, il secondo 5 e il terzo 0 é comunque legittimo, a patto di saldare al quarto mese con le 85 mele mancanti. Come si fa a fare un piano vaccinale senza avere garanzie sulla consegna delle dosi, però? Mi sembra tutto molto poco chiaro, ma ci sta sia io a non avere tutti i pezzi del puzzle. Magari prima o poi qualche giornalista ci scrive sopra un articolo chiaro ed esaustivo. Magari lo hanno già fatto, ma è dietro paywall. Magari piove.

Mentre mi rigiravo nel letto un paio di ore fa ho pensato che per me vivere è quella cosa che si fa quando si riesce a non pensare che prima o poi tocca morire. Quindi in pratica da un anno a questa parte vivere è impossibile.
Magari è una cazzata, ma come concetto nel mio caso si applica molto bene.
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Leggevo che l’antitrust ha multato Sky per 2 milioni di euro. Il motivo è il mancato risarcimento del pacchetto sport nei due mesi di lockdown 2020.
Ho fatto due conti, spannometrici.
Due mesi di Sky Sport costano 30 euro circa, il che vuol dire che con 2M di euro avrebbero risarcito neanche 70k utenti.
Sky ha più di 5 milioni di abbonati.
Probabilmente non tutti hanno sport e probabilmente non tutti avrebbero richiesto il rimborso, ma direi che è legittimo pensare la sanzione sia sottodimensionata.
Quindi perché in futuro Sky dovrebbe anche solo porsi il problema di risarcire il mancato servizio, se pagare la multa è di fatto largamente conveniente?
Seconda domanda, ancora più pruriginosa, perché lo Stato dovrebbe preferire che Sky risarcisca i clienti piuttosto che versargli in tasca milioni in sanzioni?
Sono stato a lungo cliente Sky, ho disdetto anni fa. Un po’ perché il servizio non mi sembrava valere il prezzo, ma soprattutto per la noiosissima realtà monopolista che mette Sky nella posizione di trattare i propri clienti a pesci in faccia, estorcendo canoni senza senso che vengono abbattuti solo in presenza di minaccia di disdetta. Come a dire, posso tranquillamente farti pagare la metà, ma ti ci devi sbattere duro altrimenti ti frego.
Non è un mindset che riesco a tollerare. Limite mio eh, vivo circondato da persone convinte che ogni accordo commerciale stia avvenendo in un suq, quindi probabilmente hanno ragione loro, ma quando si parla di servizi o beni non indispensabili quel tipo di approccio è garanzia i miei soldi vadano altrove.

Sono le 7:05.
Tra 25′ ci si tira in piedi per preparare i bimbi. Io ho appena sbadigliato.
Poi uno non dovrebbe bestemmiare.

Ho dato via un disco di Kevin Devine

Giorni fa mi sono messo a “ripulire” la mia collezione di dischi, un po’ per questioni di spazio, un po’ perchè tra i diversi CD che ho sul mobile ce n’erano alcuni che non avevano motivo di esserci. Certa roba vecchissima ereditata da mia moglie, ma che lei in primis non sa dire cosa ci facesse sullo scaffale e altra roba che mi è arrivata nei pochi anni in cui ho recensito dischi. 
Di quest’ultima categoria fa parte anche un disco piuttosto carino di Kevin Devine, che però ho comunque deciso di dare via.
Il motivo è che ho un problema etico con Kevin Devine e adesso provo a spiegarvelo.

KD è stato per tantissimo tempo legato ai Brand New, giravano insieme, erano amici. Soprattutto con Jesse. Wikipedia dice anche che al cantautore ha giovato questo legame, per costruire la propria fanbase e la propria carriera. 
Riporto integralmente (fonte): “Devine was able to gather a strong fan base as a result of his exposure through touring with Brand New (who were also formerly signed to Triple Crown Records). First appearing as their opening act on their 2004 spring tour, Devine made a small splash among their fan base; however, opening for them again in April 2006 and joining their 2007 Spring tour with Manchester Orchestra greatly increased his fan base and affected his career. Devine also toured solo with Jesse Lacey of Brand New.
Nulla di male eh, anzi. 
Sono le cose belle del far parte di una scena: supportarsi, tirarsi fuori, fare gruppo.
Nel novembre 2017 però sono venute fuori le accuse a Jesse da parte di alcune fan, accuse di cui ho parlato qui ai tempi e su cui non voglio tornare. I Brand New avrebbero dovuto suonare a Londra poco dopo, con Kevin Devine come sempre al seguito.
Fu lui primo a comunicare, tramite Facebook, di non voler più prendere parte a quel tour. 

Ognuno sulla questione ha la propria visione. Quello che Jesse ha fatto non lo so, quello che si dice abbia fatto è terribile. A differenza di altri non ci sono state ripercussioni concrete e io tendo ad essere garantista, ma è ampiamente difficile ipotizzare che una storia del genere emerga senza fondamenta reali.
Quando è uscita, tantissimi all’interno della scena hanno iniziato a parlare di Jesse e della sua condotta, come fosse un gigantesco non detto di cui tutti erano a conoscenza da tempo e di cui nessuno aveva mai trovato la forza di parlare.
Lo sapevano tutti quindi, tranne chi ha passato con Jesse tantissimo tempo in tour e in studio, definendolo in più riprese “un amico”.
Questa cosa a me fa un po’ schifo.
Quando uscirono le accuse verso Kevin Spacey, Netflix cancellò immediatamente House of Cards ed uscirono tantissime accuse di comportamenti tossici dell’attore sul set dello show. Per me, che sono persona eccessivamente netta, delle due, l’una: le accuse sono vere e Netlfix ha sempre saputo chi avesse in casa, ma non ha mai voluto mettere mano al problema fino a che è stato inevitabile, oppure le accuse sono false e Netflix ha preso decisioni unicamente sulla base del moto popolare, negando qualsiasi supporto al proprio attore per non avere contraccolpi di immagine ulteriori.
In entrambi i casi è un comportamento orribile, ma Netflix è un azienda e Spacey un dipendente, posso capire le cose vadano in quel modo in un rapporto di lavoro.
Non in una scena, non tra amici.
Se non hai i coglioni per rivendicare un’amicizia quando è dura, sei un uomo da poco e mi fai un po’ schifo.
Quindi il tuo disco lo do volentieri via, senza rimpianti.

La mia testa funziona così.
Per quanto rivendichi ogni cosa che ho scritto fin qui, sarei ipocrita a tenere altre considerazioni fuori dalla fotografia. 
Con ogni probabilità, c’è da tener presente che la brutta fine dei Brand New io l’ho vissuta malissimo e forse un bersaglio su cui convogliare il mio livore mi serve più che altro per gestire la perdita. Scegliere Kevin Devine per lo scopo è più semplice che scegliere Jesse, perchè alla fine della fiera le canzoni dei Brand New per me sono ancora oggi una cosa indiscutibile, mentre di quelle di KD posso fare a meno. Razionalmente è uno stronzo, quindi funziona bene anche inconsciamente come valvola di sfogo, e pazienza se togliendo lui dall’orribile equazione che dà come risultato la morte dei Brand New, il risultato non cambierebbe, basta non pensarci troppo.
Mille anni fa ero preso bene per il secondo disco dei Lostprophets, poi come il resto del mondo ho scoperto che Ian Watkins è un uomo di merda che deve marcire in galera (dove effettivamente è stato rinchiuso, nota non marginale).
Da allora non ho più avuto la forza di mettere il disco e quando passo in rassegna i CD per ripescare qualcosa che non ascolto da anni, il loro lo salto sempre di proposito. Anche se mi andrebbe, magari, mi forzo a lasciarlo stare.
Il disco però è ancora sul mobile, non l’ho dato via.
Come dicevo, la mia testa funziona così.
Male, probabilmente.

Di Whatsapp, Facebook, annunci pubblicitari e altre ovvietà

Se c’è una roba a cui sono radicalmente contrario sono le armi giocattolo.
Non starò qui a tirare pipponi sul perchè, non credo sia difficile da intuire anche per chi non la pensa come me, prendiamolo come punto di partenza per un discorso diverso.
In casa mia armi giocattolo non ne entrano, i bambini non ne hanno mai chieste, non è qualcosa di cui si parla o che può capitare di cercare su Google o Amazon perchè, ovviamente, non regaliamo neanche agli altri cose a cui siamo contrari.
Durante le feste, in una delle chat Whatsapp che condivido con amici, uno di loro ha girato la foto in cui imbraccia una sorta di mega cannonazzo regalato al figlio.
Qualcuno gli ha risposto pensando fosse una pistola ad acqua, lui ha precisato che no, era una pistola e basta.
Io non sono intervenuto, perchè l’argomento come detto non mi interessa. Non ho commentato, non ho scritto nulla in merito e dopo qualche messaggio si è passati a parlare d’altro, come normale.
Da allora, su Facebook, sono tempestato da annunci come questo:

La prima volta mi è balzato all’occhio proprio perchè qualcosa di davvero molto lontano da me e così ho iniziato a farci caso. Da allora me lo ritrovo ormai in Facebook su base quotidiana e credo sia lo stesso cannone della foto, o comunque una roba molto simile.
Allora mi è sorta una domanda: è una coincidenza che Facebook abbia iniziato a promuovere a me quel tipo di prodotto, una roba che non trovo neanche tra i consigli sul mio profilo Amazon, proprio dopo quella discussione avuta su Whatsapp?
E’ una roba un pochino paranoica, cospirazionista, così ho pensato che probabilmente ci fosse una spiegazione dietro un po’ più semplice e ho chiesto a twitter.

Qui tocca fare un piccolo inciso.
Il 90% delle risposte che mi sono arrivate era una rielaborazione del concetto: “beh ma ovvio zio”. Siccome chi mi risponde è gente che mi segue da un po’, l’essere trattato come un coglione probabilmente dice più di me di quanto dica di chi mi ha risposto, oltretutto visto che hanno risposto in diversi.

La prima ondata di interazioni arrivatami sottolineava che Whatsapp e Facebook fossero parte dello stesso gruppo/azienda. Questa cosa (che incredibilmente sapevo anche io che vivo a Gessate) per alcuni è sufficiente a giustificare che una conversazione privata tra amici venga letta da un algoritmo, profilata ed utilizzata per scopi commerciali e di marketing.
Una parte del mio lavoro è legata all’utilizzo di dati utente e quindi ho dovuto  (e devo tutt’ora) occuparmi di GDPR. In azienda abbiamo un consulente, ovviamente, perchè non ho le competenze per capire le cose da me, ma mi rifaccio a quello che mi è stato spiegato e se c’è una cosa chiara è che i DATI PERSONALI non possono essere utilizzati o condivisi* senza richiesta di consenso, che deve essere chiaro, esplicito e preciso (tipo una richiesta specifica per ogni utilizzo). Non mi interessa entrare in quel dettaglio, il dubbio però è che il contenuto delle conversazioni non è quello che io associo al concetto di “dati personali”. I dati sono quelli anagrafici, di posizione, eventuali foto profilo ecc…, ma quello che scrivo nelle mie conversazioni private deve essere e restare privato.
O almeno credo.
Chiarito il fatto che non sia formalmente sufficiente che due aziende appartengano allo stesso gruppo perchè si scambino i miei dati come pare a loro, sono iniziate ad arrivare le mie risposte preferite:
“Sarà probabilmente scritto nella policy che nessuno legge”.
Oh, è vero, sono il primo a non averla letta eh.
Però se faccio una domanda a cui non è evidentemente obbligatorio rispondere, o hai letto la policy e mi dici “E’ scritto lì” e allora stai fornendo elementi utili alla discussione, oppure CHE CAZZO SERVE?
Posso ipotizzare da me che ci sia scritto nella policy che lo fanno, se lo fanno.
Lì ho un filo sbroccato.

In ogni caso, anche solo per rispondere stizzito a chi mi scriveva sta cosa (vi amo tutti, non abbiatene a male <3) sono andato a leggermela io quella cazzo di policy e recita quanto segue:

Quindi NO, se Whatsapp e Facebook scansionano le mie discussioni private per profilarmi a livello commerciale, lo stanno facendo senza dirlo apertamente.

Ma lo stanno davvero facendo?
Probabilmente no. E’ vero che la potenza di questi colossi è tale da poter piegare spesso le regole (o ignorarle proprio), ma è anche vero che su questo tema specifico probabilmente avrebbero più da perdere che da guadagnare facendo una cosa così apertamente contraria alle normative. Inoltre credo che ci siano persone ben più sgamate di me (eufemismo), in ambito informatico oltretutto, che uno “scandalo” di questo tipo probabilmente l’avrebbero già portato a galla, magari facendoci sopra dei bei soldi.
Mentre sbroccavo su questo post e rispondevo su twitter come fossi su un forum nel 2003, fortunatamente qualcuno ha capito cosa andassi cercando e mi ha fornito una spiegazione plausibile, che per la legge tanto cara ad Occam probabilmente è anche quella più vicina alla verità:

Bingo!
Il mio profilo utente, quello sì cannibalizzato apertamente da qualsiasi azienda per i peggio scopi commerciali, probabilmente clusterizza (sì, lo so, ma avete capito) con altri in cui quel tipo di ricerca è comune. Aggiungiamoci il fatto che, appunto, fossimo sotto Natale e quindi che moltissimi padri della mia età cercassero quel tipo di regalo su Amazon ed ecco spiegata la “coincidenza” anche da un punto di vista di timing.
Il motivo per cui Amazon non mi mostra quei suggerimenti quando sto sul loro sito è probabilmente dovuto al fatto che loro hanno dati molto più centrati da usare e possono essere più vicini alle mie reali esigenze. As simple as that.
Certo, la prova provata che sia così non ce l’ho, ma mi sembra una spiegazione migliore di quella che vede multinazionali giganti agire contro la legge, impunite.
Ad essere onesto, in questo momento sono più colpito da quante persone invece diano per scontato di essere al centro di quel tipo di trattamento e lo ritengano addirittura scontato.
A cominciare da me eh, prima di fermarmi a pensare e chiedere aiuto a chi ne sa di più.

*Nota: ero convinto, quello sì, che Facebook e Whatsapp potessero condividere tra loro dati personali senza violare GDPR. E’ anche scritto nella loro policy, se ho letto bene, ma in realtà non è del tutto vero. Quest’altra info utile arriva invece da Ale-Bu e Felson. Thx!

Il 2020 di Manq

Brindisi con la tisana, cinque giorni in Trentino, la scoperta dello slittino, la bronchite (before it was cool), Aero Gravity, il corso PADI (che ridere), Kobe, BoJack Horseman, dov’è Bugo?, i voli per le vacanze, il COVID, le scuole chiuse, Elisabetta, le curve, le mascherine che non ci sono, il lockdown, Disney+, Ice Age saga, lo smart working, i DPCM, il diario dall’isolamento, radersi per la prima volta dopo quasi vent’anni, i cori dai balconi, Baldur’s Gate, la mamma di Marco, 39, i primi concerti in streaming, i runners, i risotti della Domenica, lo scandalo della Lombardia, la birra e il vino, le dirette Zoom con gli amici, la 400tv che ritorna, l’ansia, chef in camicia, salta il canguro, 9 anni di noi, 5 anni di Puffo n°1, Silvia Romano, black lives matter, i giri in bicicletta, Cars, si torna a vedere le persone, il dramma degli aperitivers, i test sierologici, il rientro in ufficio, gli abusi delle imprese nelle richieste di CIS, Zanardi, il rimborso dei voli contro ogni previsione, i banchi a rotelle, la notte in tenda, lo skate, i vent’anni dalla maturità, il weekend enogastronomico in Toscana, BBQ River a Trezzo, Burzum, il Trentino (Reprise), la Toscana (Reprise, with shame), Immuni, il negozio Vans che ha chiuso, Ibra, Cobra Kai, la gara di grilling, Revenge Season completed, la vita su Venere, il caso Suarez, il referendum, il primo giorno d’asilo, la seconda ondata, i meme di GoT, le mascherine che ci sono (ma nessuno vuole mettere), la colpa a chi è andato in vacanza, lockdown pt. 2, la cassoeula da asporto, #IllBeSoberWhenItsOver, la cameretta nuova, Biden, l’insonnia, la maestra di Torino, Frozen, Gordon Hayward, Maradona, la patrimoniale, il vaccino, le zone colorate, salvare il Natale, Paolo Rossi, il cashback, 3 anni di Puffa n°2, Natale salvo a metà, di nuovo isolati, la neve, il tampone per tutti e tutti negativi.

Ciao 2020, quella è la porta.

The Great Dismal

Ieri ho pubblicato la classifica dei dischi del 2020 e, come ovvio accadesse, dopo undici mesi e tre quarti a non trovare niente di rilevante in quello che ascoltavo, oggi mi è saltato fuori questo disco qui su FB.
Mentre scrivo sono immerso nel primo ascolto e mi sembra un disco superlativo, quindi ho deciso di farci sopra un minipost perchè, oltretutto, aggiungendo questo disco alla mia Top 5 porto in equilibrio simbolico i dischi con le chitarre e quelli senza, che è una roba importante.
Un disco shoegaze sul mio blog, 2020 at its finest.