#UltimoConcerto

C’è stato #UltimoConcerto.
Tantissimi artisti e live club italiani si sono messi insieme per organizzare un evento volto a sensibilizzare tutti verso la crisi del settore della musica dal vivo, di fatto fermo da un anno.
L’idea è stata di promuovere un concerto che non c’è stato, sostituito da un silenzio il cui scopo era far prendere coscienza che la situazione è grave e non è sostenibile.
Qui il messaggio.

Sul messaggio non c’è da discutere.
Per il momento sorvolerei anche sul fatto che della questione principale si sia parlato si e no 10 minuti, per poi finire alla classica attribuzione di patentini da parte di questa o quell’autorità competente nel campo del saper vivere. Patentini che non mi interessava avere quando ci si poteva scopare, immaginiamoci ora. Dico per il momento perchè sono livoroso e potrei tornarci su dopo, anche se vorrei provare a stare sul pezzo dell’iniziativa e del tiro che le hanno dato.
Il settore musica dal vivo è fermo da un anno e a farne le spese sono soprattutto le realtà più piccole: artisti che campano di canzoni senza esserci diventati ricchi, maestranze, locali.
Un settore che per la maggior parte dell’opinione pubblica non esiste, un settore che la politica sta deliberatamente ignorando e che, nel bene e nel male, può contare del supporto di una piccola parte di popolazione che con #UltimoConcerto era stata chiamata a contribuire. Alcuni, dopo averlo fatto, hanno ritenuto l’iniziativa mal riuscita/formulata.
Le questioni a questo punto sono due.
1) Davvero chi ha deciso di partecipare a questa iniziativa aveva bisogno di realizzare che da un anno i concerti sono fermi? Non stiamo parlando di Sanremo, il cui pubblico è composto anche da tantissime persone che con la musica entrano in contatto giusto una settimana l’anno perchè se la ritrovano su Rai1. Quello sì che può essere un pubblico inconsapevole, da sensibilizzare, non quello che si è connesso ‘sta sera per supportare il Bloom di Mezzago o i Gazebo Penguins. Per questo sono tra le persone che reputano l’iniziativa fuori fuoco, ma posso tranquillamente sbagliarmi, il che ci porta diretti al punto
2) Giusto o sbagliato che sia il punto di vista di chi ha partecipato e si è preso male, siamo sicuri sia stata una bella mossa tirarsi contro una parte della già esigua porzione di popolazione a cui fregava qualcosa del discorso iniziale?
Magari questa operazione farà il botto e darà la sveglia a chi di dovere, risolvendo il problema (non ci credo manco un po’, ma sarei felicissimo di sbagliarmi), ma ipotizziamo non sia così. Immaginiamo sia necessario continuare a parlare del problema, tenere viva la questione e fare sempre più rumore.
Alla prossima convocazione ci sarà più o meno gente? 

Giorni fa quando ho iniziato a sentir parlare di questa cosa dell’ultimo concerto ho provato ad informarmi su twitter.
La prima domanda è stata: “Ok, come posso supportare? Posso pagare un biglietto?” e questo perchè mi è sembrato naturale pensare che per fare qualcosa che desse una mano, una buona idea fosse anche contribuire economicamente.
Forse è anche per quello che mi è venuta la bestemmite a leggere tutti i pistolotti rivolti a chi si lamentava perchè “Eh, pensavi di vederti il tuo bel concertino gratuito e invece suchi perchè la musica si paga e qui c’è gente che non sta lavorando etc…”. Per carità, è ovvio che interessata ci fosse anche gente del genere, ma mi pare un po’ paraculo scegliere di fare questa cosa gratuitamente per poi rigirare il fatto che fosse gratuita come argomentazione trasversale contro chiunque si stesse lamentando.
A sto punto fallo comunque a pagamento, cazzo.
Ognuno degli iscritti versa il contributo al locale/gruppo che vuole supportare via paypal. Offerta libera, così non ti perdi il volume delle persone che hanno partecipato solo perchè era gratis.
Alla fine fai la stessa identica cosa, ma dici anche: “Ehi, se vuoi il rimborso chiedilo, ma se vuoi dare una mano e hai capito il senso di tutto questo, lasciaci i soldi”. Non lo so, almeno sarebbe servito a qualcosa oltre il far scannare tra loro persone che, magari in modi diversi, hanno fatto sì che servisse una pandemia per far chiudere i locali di musica dal vivo e non l’assenza di mercato.
Fare qualcosa di concreto, di utile.
Felson l’ha spiegato molto meglio di me in questo tweet.

Bon, questo è.
L’altro giorno leggevo una bella intervista di Kappa che tra i problemi lamentava anche la mancata coesione all’interno di quel mondo in crisi, che ha portato come sempre accade ad una riduzione del potere di farsi ascoltare. Lo stesso Kappa, neanche due settimane dopo, è tra quelli che da dentro #UltimoConcerto ha risposto in maniera più violenta alle lamentele di chi, in ogni caso, invece di guardarsi la Juve o attaccarsi a Netflix aveva pensato di supportare un’iniziativa pro settore musica.
E allora boh, capisco che quando le cose buttano male saltino i nervi, capisco che alla fine se tutti ti ignorano e devi sfogare la frustrazione, finisci ad accanirti con chi ti stava dando retta, ma non nel modo in cui avresti voluto.
Capisco tutto e tutti.
Però, per me, così non se ne esce.
Non dico migliori, intendo proprio in piedi e respiranti.

Pensierini

Se alle 5:39 sono ancora sveglio vuol dire che le ho provate grossomodo tutte e non ha funzionato niente. A parte la chimica, ovviamente, ma a quella non voglio arrivare perché se prendi dei farmaci vuol dire che sei malato.
Io ho un leggero problema a dormire, a volte, ma non sto prendendo niente.
Quindi sto bene.
Solo che appunto sono qui con gli occhi a palla da quattro ore e non so più come impegnare il tempo ed il cervello e allora tanto vale scrivere due righe qui sopra. Dei pensierini, sparsi, riguardo cose su cui ho mezzo riflettuto nell’ultimo periodo e che però non sono mai state abbastanza niente da portarmi a scriverci su un post vero e proprio.

Tre mesi fa circa io e Polly abbiamo adottato un bambino a distanza. Abbiamo chiamato Save the Children e fatto un bonifico. Non posso parlare per lei, ma da parte mia credo di avere un mezzo senso di colpa latente verso la mia condizione economica, o forse generale, di persona che se la passa tutto sommato bene e l’idea è di venirci a patti usando meglio i nostri soldi. Vorrei essere meno superficiale, ma a conti fatti questa adozione per me sta sullo stesso piano del comprare biglietti per concerti in streaming o supportare attivamente i piccoli esercenti locali. E lo so anche io che non è per niente la stessa cosa, ma di mio non vivo nessuna di queste attività come beneficienza, trovo solo siano modi utili di usare i miei soldi.
Da tre mesi Save the Children dovrebbe mandarci i documenti relativi al bambino che abbiamo adottato e non è ancora arrivato nulla. All’inizio abbiamo chiamato, ci hanno detto che il pacco è andato perso e che avrebbero inviato nuovamente il tutto, ma poi abbiamo pure smesso di informarci. È importante sapere chi sia, fisicamente, a beneficiare dei miei X euro? A cosa siano serviti nello specifico all’interno della vita di qualcuno a cui manca tantissimo? Boh, forse no.
A volte mi chiedo se sia disinteresse, se io viva questa cosa come uno dei tanti abbonamenti che sottoscrivo ed il cui punto è più che altro sapere di averli a disposizione e non tanto utilizzarli. “Abbonati anche tu a Coscienza Premium”, tipo.
A costo di suonare autoassolutorio però credo l’importante di questa faccenda sia lo scopo ultimo di quei soldi, le mie sovrastrutture mentali sono un effetto collaterale trascurabilissimo. Quasi sempre, ecco.

Non sto capendo granché delle mancate consegne dei vaccini da parte di questa o quell’azienda. Il mio dubbio è piuttosto basilare: sono stati violati dei contratti o no? Perché continuo a leggere che le pharma “Promettono di non venire meno agli accordi” e, simultaneamente, che “Vengono consegnate X dosi meno”. Meno rispetto a cosa? Se c’è un accordo per un certo numero in un certo periodo, o ci siamo dentro oppure no. A meno che l’accordo copra il totale in un certo lasso di tempo, ma non garantisca poi la ripartizione effettiva delle dosi in quel lasso di tempo. Tipo: il contratto dice solo che ti devo dare 100 mele in quattro mesi, il fatto che siano 25 al mese è un accordo extra tra le parti. A questo punto se il primo mese te ne do 10, il secondo 5 e il terzo 0 é comunque legittimo, a patto di saldare al quarto mese con le 85 mele mancanti. Come si fa a fare un piano vaccinale senza avere garanzie sulla consegna delle dosi, però? Mi sembra tutto molto poco chiaro, ma ci sta sia io a non avere tutti i pezzi del puzzle. Magari prima o poi qualche giornalista ci scrive sopra un articolo chiaro ed esaustivo. Magari lo hanno già fatto, ma è dietro paywall. Magari piove.

Mentre mi rigiravo nel letto un paio di ore fa ho pensato che per me vivere è quella cosa che si fa quando si riesce a non pensare che prima o poi tocca morire. Quindi in pratica da un anno a questa parte vivere è impossibile.
Magari è una cazzata, ma come concetto nel mio caso si applica molto bene.
Metti like se condividi.

Leggevo che l’antitrust ha multato Sky per 2 milioni di euro. Il motivo è il mancato risarcimento del pacchetto sport nei due mesi di lockdown 2020.
Ho fatto due conti, spannometrici.
Due mesi di Sky Sport costano 30 euro circa, il che vuol dire che con 2M di euro avrebbero risarcito neanche 70k utenti.
Sky ha più di 5 milioni di abbonati.
Probabilmente non tutti hanno sport e probabilmente non tutti avrebbero richiesto il rimborso, ma direi che è legittimo pensare la sanzione sia sottodimensionata.
Quindi perché in futuro Sky dovrebbe anche solo porsi il problema di risarcire il mancato servizio, se pagare la multa è di fatto largamente conveniente?
Seconda domanda, ancora più pruriginosa, perché lo Stato dovrebbe preferire che Sky risarcisca i clienti piuttosto che versargli in tasca milioni in sanzioni?
Sono stato a lungo cliente Sky, ho disdetto anni fa. Un po’ perché il servizio non mi sembrava valere il prezzo, ma soprattutto per la noiosissima realtà monopolista che mette Sky nella posizione di trattare i propri clienti a pesci in faccia, estorcendo canoni senza senso che vengono abbattuti solo in presenza di minaccia di disdetta. Come a dire, posso tranquillamente farti pagare la metà, ma ti ci devi sbattere duro altrimenti ti frego.
Non è un mindset che riesco a tollerare. Limite mio eh, vivo circondato da persone convinte che ogni accordo commerciale stia avvenendo in un suq, quindi probabilmente hanno ragione loro, ma quando si parla di servizi o beni non indispensabili quel tipo di approccio è garanzia i miei soldi vadano altrove.

Sono le 7:05.
Tra 25′ ci si tira in piedi per preparare i bimbi. Io ho appena sbadigliato.
Poi uno non dovrebbe bestemmiare.

NBA All-Star Game 2021

Alla fine anche quest’anno l’NBA organizzerà l’All-Star game ed è una cosa che io personalmente avevo dato per scontato non avrebbero fatto. Un po’ perchè lo spirito dell’ASG è quello di una festa, che perde tantissimo se non ha spettatori, ma soprattutto perchè fermare l’NBA per una settimana mentre ci sono una montagna di partite da recuperare mi sembra davvero una mossa incomprensibile.
Oggi però ho visto il link delle votazioni e quindi mi sono fiondato ad esercitare le mie pick, come ogni anno.

E come ogni anno, facciamo anche una piccola spiega.
Partiamo da OVEST.
Sulle due guardie ho sentimenti piuttosto contrastanti. Doncic è fortissimo, davvero un giocatore pazzesco, ma in questo inizio di stagione sto vedendo cose di lui che non mi piacciono tanto. La prima è lo stato di forma con cui si è presentato ai blocchi di partenza, che tutt’ora mi pare rivedibile, la seconda è il record dei Mavs al momento (8-10 al momento in cui scrivo), abbastanza sotto le mie aspettative, e la terza, che è quella che pesa di più, è che si sta un po’ “barbizzando” nello stile di gioco e nella scelta dei tiri e questa non è una cosa che mi fa impazzire. E’ fortissimo e giovanissimo, speriamo evolva in un tipo di giocatore diverso. Discorso Morant invece meno “tecnico” e più di cuore: Memphis ha saltato metà delle partite causa COVID e della metà che ha giocato, lui è stato fuori praticamente sempre per infortunio. Ja Morant è però il mio giocatore preferito dell’NBA attuale, per tantissimi motivi, quindi lo voto come augurio perchè possa rientrare e spaccare tutto.
Andiamo alle ali. Mi è costato una fatica boia mettere in squadra Leonard, perchè mi sta davvero tanto sulle palle, tuttavia quest’anno sta mettendo insieme una qualità ed una quantità che sono impossibili da ignorare solo per antipatia e quindi un posto in squadra glielo si dà. Con lui metto sfodero le torri gemelle: Nikola Jokic e Rudy Gobert. Il primo, vabbeh, sta giocando una stagione surreale e sarebbe scandaloso prendesse meno del 100% dei voti. Il secondo invece lo porto dopo un ballottaggio con Ayton, voto simpatia, ma effettivamente un po’ regalato, e Wood, che a numeri meriterebbe in carrozza, ma è pur sempre Wood. Tra i due, la media perfetta è Gobert, che è un giocatore che non stona tra gli All-Star, sta comunque giocando un’ottima stagione e tutto sommato dopo la questione COVID dello scorso anno è stato massacrato pure troppo.
Passiamo a EST.
E’ vero, Washington sta facendo schifo oltre ogni ragionevole giustificazione e quindi un po’ mi secca mettere Beal in quintetto, ma lui sta giocando ad un livello che non è davvero possibile ignorare senza sentirsi almeno un po’ in colpa. Nella prima stesura era fuori, ma in questa finale ce l’ho rimesso ed è giusto così. Insieme a lui metto Brown perchè ha fatto un salto di qualità pazzesco e per quanto Boston sembri sempre un po’ troppo poco concreta come contender, anche alla luce dei risultati scorsi, forse sarà proprio lui a cambiare rotta ai Celtics 2021.
Reparto lunghi. Come sta giocando Sabonis? Cioè, seriamente, che stagione sta facendo Domantas Sabonis? Pazzesco, come è pazzesco anche questo inizio di stagione per Julione Randle, capace di portare una franchigia completamente senza senso ad un record quasi decente. Posto garantito ad entrambi quindi, con buona pace di KD che avrebbe tutto il diritto di rientrare nella selezione, ma sta nella squadra più odiosa della storia del gioco e deve scontarle tutte, ivi compreso il non vincere un cazzo. Gufare i Nets unica vera ragion d’essere di questa stagione NBA. Ultimo posto in quintetto quindi per Embiid, sia perchè sta giocando anche lui con una continuità notevole, sia perchè Phila è forse, tra le contender a est, quella che ha fatto vedere le cose migliori fino a qui e se lo ha fatto è soprattutto merito suo.
Quindi ecco, questi sono i miei quintetti e quest’anno non c’è stato troppo da pensarci su.
Adesso cerco di capire quando e se si gioca sta pagliacciata.

Ho dato via un disco di Kevin Devine

Giorni fa mi sono messo a “ripulire” la mia collezione di dischi, un po’ per questioni di spazio, un po’ perchè tra i diversi CD che ho sul mobile ce n’erano alcuni che non avevano motivo di esserci. Certa roba vecchissima ereditata da mia moglie, ma che lei in primis non sa dire cosa ci facesse sullo scaffale e altra roba che mi è arrivata nei pochi anni in cui ho recensito dischi. 
Di quest’ultima categoria fa parte anche un disco piuttosto carino di Kevin Devine, che però ho comunque deciso di dare via.
Il motivo è che ho un problema etico con Kevin Devine e adesso provo a spiegarvelo.

KD è stato per tantissimo tempo legato ai Brand New, giravano insieme, erano amici. Soprattutto con Jesse. Wikipedia dice anche che al cantautore ha giovato questo legame, per costruire la propria fanbase e la propria carriera. 
Riporto integralmente (fonte): “Devine was able to gather a strong fan base as a result of his exposure through touring with Brand New (who were also formerly signed to Triple Crown Records). First appearing as their opening act on their 2004 spring tour, Devine made a small splash among their fan base; however, opening for them again in April 2006 and joining their 2007 Spring tour with Manchester Orchestra greatly increased his fan base and affected his career. Devine also toured solo with Jesse Lacey of Brand New.
Nulla di male eh, anzi. 
Sono le cose belle del far parte di una scena: supportarsi, tirarsi fuori, fare gruppo.
Nel novembre 2017 però sono venute fuori le accuse a Jesse da parte di alcune fan, accuse di cui ho parlato qui ai tempi e su cui non voglio tornare. I Brand New avrebbero dovuto suonare a Londra poco dopo, con Kevin Devine come sempre al seguito.
Fu lui primo a comunicare, tramite Facebook, di non voler più prendere parte a quel tour. 

Ognuno sulla questione ha la propria visione. Quello che Jesse ha fatto non lo so, quello che si dice abbia fatto è terribile. A differenza di altri non ci sono state ripercussioni concrete e io tendo ad essere garantista, ma è ampiamente difficile ipotizzare che una storia del genere emerga senza fondamenta reali.
Quando è uscita, tantissimi all’interno della scena hanno iniziato a parlare di Jesse e della sua condotta, come fosse un gigantesco non detto di cui tutti erano a conoscenza da tempo e di cui nessuno aveva mai trovato la forza di parlare.
Lo sapevano tutti quindi, tranne chi ha passato con Jesse tantissimo tempo in tour e in studio, definendolo in più riprese “un amico”.
Questa cosa a me fa un po’ schifo.
Quando uscirono le accuse verso Kevin Spacey, Netflix cancellò immediatamente House of Cards ed uscirono tantissime accuse di comportamenti tossici dell’attore sul set dello show. Per me, che sono persona eccessivamente netta, delle due, l’una: le accuse sono vere e Netlfix ha sempre saputo chi avesse in casa, ma non ha mai voluto mettere mano al problema fino a che è stato inevitabile, oppure le accuse sono false e Netflix ha preso decisioni unicamente sulla base del moto popolare, negando qualsiasi supporto al proprio attore per non avere contraccolpi di immagine ulteriori.
In entrambi i casi è un comportamento orribile, ma Netflix è un azienda e Spacey un dipendente, posso capire le cose vadano in quel modo in un rapporto di lavoro.
Non in una scena, non tra amici.
Se non hai i coglioni per rivendicare un’amicizia quando è dura, sei un uomo da poco e mi fai un po’ schifo.
Quindi il tuo disco lo do volentieri via, senza rimpianti.

La mia testa funziona così.
Per quanto rivendichi ogni cosa che ho scritto fin qui, sarei ipocrita a tenere altre considerazioni fuori dalla fotografia. 
Con ogni probabilità, c’è da tener presente che la brutta fine dei Brand New io l’ho vissuta malissimo e forse un bersaglio su cui convogliare il mio livore mi serve più che altro per gestire la perdita. Scegliere Kevin Devine per lo scopo è più semplice che scegliere Jesse, perchè alla fine della fiera le canzoni dei Brand New per me sono ancora oggi una cosa indiscutibile, mentre di quelle di KD posso fare a meno. Razionalmente è uno stronzo, quindi funziona bene anche inconsciamente come valvola di sfogo, e pazienza se togliendo lui dall’orribile equazione che dà come risultato la morte dei Brand New, il risultato non cambierebbe, basta non pensarci troppo.
Mille anni fa ero preso bene per il secondo disco dei Lostprophets, poi come il resto del mondo ho scoperto che Ian Watkins è un uomo di merda che deve marcire in galera (dove effettivamente è stato rinchiuso, nota non marginale).
Da allora non ho più avuto la forza di mettere il disco e quando passo in rassegna i CD per ripescare qualcosa che non ascolto da anni, il loro lo salto sempre di proposito. Anche se mi andrebbe, magari, mi forzo a lasciarlo stare.
Il disco però è ancora sul mobile, non l’ho dato via.
Come dicevo, la mia testa funziona così.
Male, probabilmente.

Una cosa bella che non c’è più

C’è un album che, ogni volta che mi chiedono di dire i 10 dischi della mia vita, metto sempre dentro. Ce ne saranno forse altri due o tre con lui, più di metà della lista varia a seconda del giorno, dell’anno o di come sto in quel momento. A differenza di tutti gli altri però, inamovibili o meno, di questo non ho mai scritto. Non lo so perchè.
Non mi ricordo come mi fosse passato per le mani, ma lo avevo acquistato appena uscito ed infatti ho la prima ristampa, che è poco più di un demo avvolto in un cartoncino.
La copertina è così bella che ce l’ho appesa in casa a mo’ di quadro.
Il disco si chiama Pneuma ed è il primo lavoro dei Moving Mountains.
Ce n’è un secondo, che ho atteso con un’impazienza incalcolabile e che mi ha ovviamente deluso a mille, tanto da non farmelo ascoltare praticamente mai negli anni successivi, e poi ce n’è un terzo che non è piaciuto praticamente a nessuno e che invece per me è stupendo, tanto che basterebbe da solo a mettere i Moving Mountains tra i miei gruppi preferiti di sempre.
Sono riuscito anche a sentirli suonare al Lo-Fi di Milano e c’erano forse 30 persone. Io avevo l’accredito, di conseguenza dubito qualcuno avesse pagato per esserci. Non fu un concerto indimenticabile, i suoni facevano schifo. Comprai comunque la maglietta, probabilmente perchè mi sentivo in colpa per non aver pagato il biglietto di un evento semideserto, ma la presi troppo grande. Per qualche anno è stata un pigiama, poi non è stata più.

Dei Moving Mountains non è uscito nulla per un lasso di tempo che a scriverlo adesso, facendoci caso, è enorme, ma che prima di ora non percepivo tale. Quasi otto anni. In cuor mio avevo smesso di credere esistessero ancora, ma in qualche modo forse covavo la speranza di venire sorpreso un giorno da un disco nuovo.
Su twitter ho scritto che ormai erano come la nonna malata da tanto tempo. Tu sai che è malata, ma ormai la malattia è diventata una condizione che per te andrà avanti per sempre, immutabile, e se anche non credi sul serio un giorno possa guarire come per magia, non sei mai davvero preparato al momento in cui andrai a trovarla e scoprirai che non c’è più.

Circa un’ora fa, non so bene perchè, sono andato sul sito dei Moving Mountians e ci ho trovato un blog con sette post a tema Herpes (?), prova che probabilmente nonna ci ha lasciati per non tornare e in questo momento sto decisamente peggio di come stavo prima di scoprirlo.
Qui sotto metto la playlist della sessione live che avevano registrato per presentare l’ultimo disco, perchè mi piacerebbe qualcuno riascoltasse quei pezzi oggi e provasse a dirmi in faccia che non sono meravigliosi.
Avrei potuto mettere Pneuma, ma avrei dovuto scriverne e probabilmente non è una cosa che voglio fare.
Penso di sapere perchè non ne ho mai scritto: non credo di esserne capace.

Di Whatsapp, Facebook, annunci pubblicitari e altre ovvietà

Se c’è una roba a cui sono radicalmente contrario sono le armi giocattolo.
Non starò qui a tirare pipponi sul perchè, non credo sia difficile da intuire anche per chi non la pensa come me, prendiamolo come punto di partenza per un discorso diverso.
In casa mia armi giocattolo non ne entrano, i bambini non ne hanno mai chieste, non è qualcosa di cui si parla o che può capitare di cercare su Google o Amazon perchè, ovviamente, non regaliamo neanche agli altri cose a cui siamo contrari.
Durante le feste, in una delle chat Whatsapp che condivido con amici, uno di loro ha girato la foto in cui imbraccia una sorta di mega cannonazzo regalato al figlio.
Qualcuno gli ha risposto pensando fosse una pistola ad acqua, lui ha precisato che no, era una pistola e basta.
Io non sono intervenuto, perchè l’argomento come detto non mi interessa. Non ho commentato, non ho scritto nulla in merito e dopo qualche messaggio si è passati a parlare d’altro, come normale.
Da allora, su Facebook, sono tempestato da annunci come questo:

La prima volta mi è balzato all’occhio proprio perchè qualcosa di davvero molto lontano da me e così ho iniziato a farci caso. Da allora me lo ritrovo ormai in Facebook su base quotidiana e credo sia lo stesso cannone della foto, o comunque una roba molto simile.
Allora mi è sorta una domanda: è una coincidenza che Facebook abbia iniziato a promuovere a me quel tipo di prodotto, una roba che non trovo neanche tra i consigli sul mio profilo Amazon, proprio dopo quella discussione avuta su Whatsapp?
E’ una roba un pochino paranoica, cospirazionista, così ho pensato che probabilmente ci fosse una spiegazione dietro un po’ più semplice e ho chiesto a twitter.

Qui tocca fare un piccolo inciso.
Il 90% delle risposte che mi sono arrivate era una rielaborazione del concetto: “beh ma ovvio zio”. Siccome chi mi risponde è gente che mi segue da un po’, l’essere trattato come un coglione probabilmente dice più di me di quanto dica di chi mi ha risposto, oltretutto visto che hanno risposto in diversi.

La prima ondata di interazioni arrivatami sottolineava che Whatsapp e Facebook fossero parte dello stesso gruppo/azienda. Questa cosa (che incredibilmente sapevo anche io che vivo a Gessate) per alcuni è sufficiente a giustificare che una conversazione privata tra amici venga letta da un algoritmo, profilata ed utilizzata per scopi commerciali e di marketing.
Una parte del mio lavoro è legata all’utilizzo di dati utente e quindi ho dovuto  (e devo tutt’ora) occuparmi di GDPR. In azienda abbiamo un consulente, ovviamente, perchè non ho le competenze per capire le cose da me, ma mi rifaccio a quello che mi è stato spiegato e se c’è una cosa chiara è che i DATI PERSONALI non possono essere utilizzati o condivisi* senza richiesta di consenso, che deve essere chiaro, esplicito e preciso (tipo una richiesta specifica per ogni utilizzo). Non mi interessa entrare in quel dettaglio, il dubbio però è che il contenuto delle conversazioni non è quello che io associo al concetto di “dati personali”. I dati sono quelli anagrafici, di posizione, eventuali foto profilo ecc…, ma quello che scrivo nelle mie conversazioni private deve essere e restare privato.
O almeno credo.
Chiarito il fatto che non sia formalmente sufficiente che due aziende appartengano allo stesso gruppo perchè si scambino i miei dati come pare a loro, sono iniziate ad arrivare le mie risposte preferite:
“Sarà probabilmente scritto nella policy che nessuno legge”.
Oh, è vero, sono il primo a non averla letta eh.
Però se faccio una domanda a cui non è evidentemente obbligatorio rispondere, o hai letto la policy e mi dici “E’ scritto lì” e allora stai fornendo elementi utili alla discussione, oppure CHE CAZZO SERVE?
Posso ipotizzare da me che ci sia scritto nella policy che lo fanno, se lo fanno.
Lì ho un filo sbroccato.

In ogni caso, anche solo per rispondere stizzito a chi mi scriveva sta cosa (vi amo tutti, non abbiatene a male <3) sono andato a leggermela io quella cazzo di policy e recita quanto segue:

Quindi NO, se Whatsapp e Facebook scansionano le mie discussioni private per profilarmi a livello commerciale, lo stanno facendo senza dirlo apertamente.

Ma lo stanno davvero facendo?
Probabilmente no. E’ vero che la potenza di questi colossi è tale da poter piegare spesso le regole (o ignorarle proprio), ma è anche vero che su questo tema specifico probabilmente avrebbero più da perdere che da guadagnare facendo una cosa così apertamente contraria alle normative. Inoltre credo che ci siano persone ben più sgamate di me (eufemismo), in ambito informatico oltretutto, che uno “scandalo” di questo tipo probabilmente l’avrebbero già portato a galla, magari facendoci sopra dei bei soldi.
Mentre sbroccavo su questo post e rispondevo su twitter come fossi su un forum nel 2003, fortunatamente qualcuno ha capito cosa andassi cercando e mi ha fornito una spiegazione plausibile, che per la legge tanto cara ad Occam probabilmente è anche quella più vicina alla verità:

Bingo!
Il mio profilo utente, quello sì cannibalizzato apertamente da qualsiasi azienda per i peggio scopi commerciali, probabilmente clusterizza (sì, lo so, ma avete capito) con altri in cui quel tipo di ricerca è comune. Aggiungiamoci il fatto che, appunto, fossimo sotto Natale e quindi che moltissimi padri della mia età cercassero quel tipo di regalo su Amazon ed ecco spiegata la “coincidenza” anche da un punto di vista di timing.
Il motivo per cui Amazon non mi mostra quei suggerimenti quando sto sul loro sito è probabilmente dovuto al fatto che loro hanno dati molto più centrati da usare e possono essere più vicini alle mie reali esigenze. As simple as that.
Certo, la prova provata che sia così non ce l’ho, ma mi sembra una spiegazione migliore di quella che vede multinazionali giganti agire contro la legge, impunite.
Ad essere onesto, in questo momento sono più colpito da quante persone invece diano per scontato di essere al centro di quel tipo di trattamento e lo ritengano addirittura scontato.
A cominciare da me eh, prima di fermarmi a pensare e chiedere aiuto a chi ne sa di più.

*Nota: ero convinto, quello sì, che Facebook e Whatsapp potessero condividere tra loro dati personali senza violare GDPR. E’ anche scritto nella loro policy, se ho letto bene, ma in realtà non è del tutto vero. Quest’altra info utile arriva invece da Ale-Bu e Felson. Thx!