Proviamo a pubblicare: ep. 3
E’ passato un altro mese e la versione corta è che non è successo nulla.
La versione lunga invece qualche cosina da raccontare ce l’avrebbe, quindi proviamoci. Il mio romanzo inedito continua a restare tale nelle caselle di posta di una trentina di editori. Non ne ho contattati altri un po’ perchè non ne conosco, un po’ perchè forse non è così utile continuare a cercare prima di avere un riscontro di qualche tipo.
Una cosa buffa mi è successa con Argentodorato, che un paio di settimane fa mi ha risposto con una mail molto chiara e diretta in cui dicevano, sintetizzando, “se decideremo di investire su di te e prenderci il rischio di pubblicarti, ci aspettiamo che tu sia disposto ad impegnarti ed aiutarci a promuovere il libro.”. Che è una richiesta direi più che legittima, anzi, mi sembra il minimo. Certo, messa giù come linea generale è un po’ vaga, quindi ho risposto che sì, sono sicuramente disposto a sbattermi, ma cosa comporta questo sbattimento? Devo presenziare a fiere ed eventi? Si può fare. Devo prendermi sei mesi di aspettativa al lavoro per dedicarmi solo a quello? Difficile, visto che io non sono uno scrittore professionista.
Chiarimenti che sono andati perduti come lacrime nella pioggia, visto che non mi hanno mai risposto.
Da un lato forse il fatto di aver detto che ho già un lavoro e che non sono uno scrittore full time può averli portati a pensare che non abbia tempo e voglia sufficienti per star dietro al progetto. Forse preferiscono dare priorità a chi ci sta puntando per la vita, piuttosto che dare spazio ad un dopolavorista qualsiasi. Penso che sarebbe una linea tutto sommato comprensibile. Temo, però, che non lo saprò mai.
Una cosa buffa correlata a questo è che Ale Bu conosce una ragazza che ha pubblicato con loro e mi ha girato il contatto IG così che potessi chiederle qualche info, una dritta. Purtroppo mi ha ghostato anche lei. Dev’essere una linea editoriale.
(Ovviamente scherzo, è del tutto normale venire ignorati e sto vivendo la cosa in modo molto zen. Anche oltre il livello di rilassatezza cui pensavo di poter ambire.)
Come avevo detto negli episodi precedenti, mi sono anche iscritto al concorso Io Scrittore.
La prima fase è in corso e consta nella preselezione delle opere finaliste sulla base di un incipit. Da quanto ho letto, il bacino di candidati dovrebbe essere intorno ai 4000 partecipanti, di cui ne passano alla fase successiva solo 400. Il criterio di selezione è interessante, perchè ogni partecipante ha il compito (pena l’esclusione dalla gara) di leggere e valutare dodici opere altrui. La valutazione è composta da 4 voti numerici per trama, personaggi, originalità e forma, più un giudizio scritto che deve stare tra le 200 e le 2000 battute.
Per quanto avessi tempo fino ad inizio giugno per completare l’assegnazione, ho già ultimato la lettura e la valutazione di tutte le opere che mi hanno assegnato. Devo dire che il livello, almeno per il mio campione, era piuttosto eterogeneo tra testi che ho trovato illeggibili e testi che non hanno nulla da invidiare al mio. Nessuno dei dodici mi ha dato l’impressione di essere fuori scala in positivo, nessun’opera di spicco diciamo, ma nel loro piccolo alcune avevano punti di forza interessanti e non mi stupirei se una o due potessero andare avanti.
La cosa che mi ha fatto un po’ cadere le palle è che, su dodici candidati, tutti fossero noir/gialli. Non solo. Le protagoniste? Quasi tutte donne che devono mostrarsi forti e lottare con le proprie fragilità, in fuga/riscossa da un passato doloroso e non ancora pronte ad abbracciare l’incontro con il love interest che gli piomba addosso nelle prime pagine del libro. Spesso un poliziotto bello e tenebroso.
Come non hanno mancato di dirmi alcuni amici, io non ho propriamente scritto Guerra e Pace, quindi lungi da me fare il critico di stocazzo. Però la statistica, per quanto piccolo fosse il campione, mi ha onestamente sorpreso in negativo. Detto questo, come accennavo, in un paio di casi questa premessa trita non mi ha per niente impedito di finire l’incipit con la curiosità di come potesse proseguire la storia. E, alla fine, credo quella sia sempre la roba che conta.
La cosa positiva è che, alla fine di questa prima fase, riceverò i commenti di chi ha letto il mio incipit e temo quello sarà il primo, vero, scontro con la realtà.
Mi fa molta paura, ma non vedo l’ora.
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