Diario dall’isolamento: day 52

Tempo fa ho spiegato a Giorgio 123 Stella (che poi sarebbe 123 stai lá, lo sapete vero?). Ci abbiamo giocato un po’, ma qualcosa non gli piaceva e quindi mi ha detto: “Ti insegno io un gioco papá, si chiama Salta il canguro.
Allora tu ti metti da una parte e devi contare:
1 canguro
2 canguri
3 canguri
Poi gridi PALLA e ti giri.
Io intanto vengo da te saltando come un canguro e se quando ti giri non sono fermo devo ricominciare da capo.
Quando arrivo da te ti devo toccare e dire CANGUROTTO, così poi conto io e tu salti.”
Salta il canguro, che ovviamente è tutto un altro gioco rispetto a 123 Stella, è ormai sport ufficiale dei nostri pomeriggi post lavoro.

Diario dall’isolamento: day 51

Il nuovo decreto mi ha abbastanza fatto incazzare. Ieri sera stavo proprio svalvolando e oggi ho speso parecchio tempo a discuterne tra social e gruppi whatsapp.
Amarezza e frustrazione.
Una maggioranza che non esiste fuori dal parlamento, un premier simbolo di incompetenza che sperava di svangarla via liscia e si è invece trovato con la faccia indissolubilmebte associata alla più grande crisi del dopoguerra e un clima generale di confusione in cui l’unico messaggio che traspare è “stiamo fermi e speriamo che passi da sola”.
Oggi Giuditta Pini (non me ne voglia se mi accanisco con lei) scriveva un post poi modificato in cui sostanzialmente diceva di non sapere su che base il PD avesse deciso di appoggiare la richiesta della CEI riguardo le messe. Se non lo sa lei che è parlamentare, chi dovrebbe saperlo? Come si può votare un partito del genere?
Bisogna riportare le persone in chiesa e a vedere le partite prima che realizzino di stare bene anche senza Preti e Pallone, ma per il resto non ci sono non dico certezze, ma nemmeno idee in termini di diagnosi, contenimento e tracciabilità dell’infezione. Zero. Senza contare la questione bambini: facciamo tornare i genitori al lavoro e teniamo le scuole chiuse è un buon piano, ma ha delle implicazioni che andrebbero analizzate e andrebbe proposta una soluzione. Quel che capisco io è che l’idea del governo siano le babysitter (da lí il bonus). Posto ce ne sia davvero una per famiglia (ahahah) assumere una persona alla paga minima di 8 euro all’ora versandole i contributi si tradurrebbe in 3200 euro al mese da qui a Settembre, di cui posso recuperarne 600 una tantum grazie al sopra citato bonus. Mi conviene mettermi in aspettativa e non lavorare, visto che il mio stipendio è ben più basso.
Se l’obbiettivo è ripartire economicamente forse il governo non dovrebbe mettermi nella condizione di rinunciare al lavoro.
Potrei andare avanti ancora un tot a vomitare risentimento perché sono stanco, demotivato e con l’umore sotto i piedi.
Forse non c’è un modo più giusto di gestire queato Paese in questo momento, forse non ci sono persone più adeguate di quelle che abbiamo al timone. È possibile. Forse sbaglio io.
In ogni caso, non voglio più vedere o sentir nominare nessuno di quelli che oggi stanno nella stanza dei bottoni. Di conseguenza, credo che per me di tornare a votare se ne parlerà nel duemilamai.

Diario dall’isolamento: day 50

La fase 2 pare sia ufficiale, si parte il 4 Maggio.
La differenza sostanziale è che si dovrebbe tornare al lavoro, ma le scuole restano chiuse. Il che è una scelta giusta, per me, solo mi aspettavo una soluzione per chi deve rientrare in azienda e non sa dove mettere i bambini.
Io, ad esempio, sono in casa da 50 giorni. Salvo uscite singole una volta a settimana per la spesa e in sicurezza non ho avuto altri contatti con l’esterno e così i miei figli, che hanno avuto contatti solo con me.
Da quel che capisco non posso portare i miei figli dai nonni perché sono una categoria a rischio, però potrei assumere qualcuno che venga a casa mia a tenermeli mentre sto al lavoro.
Questo qualcuno potrebbe convivere con una persona ad altissimo rischio (es. personale ospedaliero) senza che io lo sappia, alzando notevolemente il rischio.
Senza contare chi i nonni non li ha e non ha neanche da farsi venire il dubbio.
Capisco il momento sia complicato, capisco che tutti debbano sacrificarsi, ma non sarebbe meglio restare lucidi, valutare meglio i rischi ed evitare sacrifici non necessari? Anche perché, magari sbaglio, ma dubito ci siano babysitter a sufficienza per coprire la necessità. Come si fa?
Non so, per me il Governo una risposta in tal senso dovrebbe darla. Anche solo “Cazzi vostri”, ma che sia chiara e schietta, non queste orecchie da mercante.
Poi va beh, leggo che la CEI ha denunciato un’evidente violazione della libertà di culto (non si può riprendere a dire messa) e almeno so dove catalizzare il mio risentimento.

Se tutto continua secondo i piani (quindi, ad occhio, se ci va di gran culo), la vita vera riaprirá a Giugno.
Crescendo smetti di avere aspettative esaltanti per le feste o l’estate, ma questa quarantena ci sta pompando a mille per tutto quel che faremo appena si potrà.
Sarà bellissimo restare delusi come quando eravamo ragazzini.

(In un mondo giusto sarei il Mogol dell’emo)

Diario dall’isolamento: day 49

Il 25 Aprile per me è da sempre grigliata con gli amici, l’unica dell’anno in cui cerchiamo di esserci tutti.
Niente preparazioni strane, niente tecnica: hamburger, salamelle, pollo e tomini buttati sulla griglia in cottura diretta e via andare. In due o tre ci si alterna al fuoco e si mangia quando si riesce, un po’ per volta.
Se fa caldo partono un’infinità di Moretti, altrimenti mischiamo birra e vino senza soluzione di continuità fino al primo pomeriggio quando scatta, immancabile, il partitone di briscola chiamata.
Oggi fare tutto questo è stato abbastanza complicato, ma ce l’abbiamo fatta comunque ed è stato bello e a suo modo unico.

Il 25 Aprile è anche la festa della Liberazione e questa mattina riflettevo come non sia semplicemente la commemorazione di quel che successe 75 anni fa, ma una liberazione perpetua dalle polemiche che ogni anno vorrebbero l’eliminazione di questa ricorrenza ritenuta da i soliti capovolti wannabe “divisiva”. Beh, io lo sento vivo il bisogno di dividermi dai fascisti, quindi sono contento che il 25 Aprile esista e che sia esattamente com’è.
C’è questo gruppo neomelodico di belle persone che conosco, si chiama LAPPESO e oggi penso ci stia bene chiudere con una cosina loro.

Diario dall’isolamento: day 48

Hai presente i petti di pollo?
Quello che trovi nella grande distribuzione è rosa, quello del macellaio tende all’arancione. Ho sempre pensato fosse questione di alimentazione e condizioni di allevamento, un po’ come la marezzatura del manzo.
Oggi il macellaio invece mi ha spiegato che son proprio specie diverse di pollo e che quello rosa, se anche lo allevi e lo nutri come si dovrebbe, alla fine resta meno saporito.
Mi ha svoltato la giornata.

Diario dall’isolamento: day 47

Ho finito la 5° stagione di Better Call Saul.
Ora non ho idea di cosa potrei mettermi a vedere. Non ho mezza voglia di iniziare robe nuove, non c’è nulla che mi stuzzichi. Anche l’idea di riguardare qualcosa non è che mi entusiasmi.
Sulla mia lista personale di roba super apprezzata che non ho visto ci sarebbero The Leftovers, The Wire e I Soprano. Con tutte e tre ci ho provato una volta senza superare il pilot. Magari ci riprovo.
Ho finito Baldur’s Gate 2.
L’idea è rigiocare anche Throne of Bahal per portare in fondo il PG. ToB è credo l’unico capitolo della serie che ho giocato solo una volta (se si fa eccezione per il “nuovo” Siege of Dragonspear, che ho giocato solo in questa circostanza). Non ho molta voglia di farmi quest’ultima espansione perchè la ricordo tutto sommato inutile ed è brutto chiudere una storia con un capitolo che oltre ad essere superfluo è pure brutto, però sappiamo tutti che lo giocherò ugualmente.
Se arrivo in fondo con ancora tempo a disposizione, magari mi butto su Commandos.

In compagnia si discute la possibilità di grigliare il 2 Giugno, in famiglia la possibilità di andare al mare. Io ormai non penso più a niente, mi sembra di stare dentro un sogno in cui niente è reale e tutto può succedere.
La verità è che se potessi eliminare ogni preoccupazione semplicemente accettando altri 30, 60 o 100 giorni di isolamento, probabilmente lo farei.

Diario dall’isolamento: day 46

Qui al quattro maggio siamo iniziando a crederci.
E niente, fa già ridere così.

Oggi ho ricordato la volta in cui su twitter avevo scritto una roba tipo “mi sono innamorato della tipa nel video di Pork & Beans” e il BU mi aveva risposto (a memoria in privato, dimostrando una certa pietà) “va che è un uomo”.
Lo posto qui, ma non ho più avuto cuore di vederlo da allora.

Diario dall’isolamento: day 45

In questo momento di iper confusione sanitaria ci sono un tot di malati non COVID che faticano a ricevere l’assistenza di cui avrebbero bisogno in termini di visite specialistiche ed esami ospedalieri. Gente con patologie croniche non abbastanza gravi da giustificare il rischio di esporli al virus, ma al contempo purtroppo non trascurabili. Queste persone non sono solo spaventate dall’idea di essere il target delle statistiche di letalitá che passano i TG, ma hanno anche il fardello del sapere di non essere propriamente in salute e di non poter accedere a chi dovrebbe monitorare la loro situazione.
Paura del virus, paura per le ormai tristemente famose patologie pregresse fuori controllo e nessuna chiarezza su quando e come la situazione potrebbe migliorare, anche solo su uno dei due fronti.
È una bella situazione di merda.
Il fatto che una di queste persone sia mio padre diciamo che mi rende la questione un po’ più presente.

Da qualche tempo sono in mezza fissa per la musica di Margherita Vicario.
Non so dire se sia roba buona per davvero o solo molto convinta di esserlo, qualcosa nella mia testa mi sussura sia un megafake qualitativo a cui ho abboccato come un coglione, ma resta il fatto che da qualche tempo ci sto in mezza fissa.

Diario dall’isolamento: day 44

Oggi riflettevo sul fatto che probabilmente la cosa che mi spaventa di più è quanto questa situazione accentuerá l’insofferenza delle persone verso il prossimo.
L’isolamento ci ha reso probabilmente ancora più asociali e potrebbe fornirci la scusa per abdicare alla tolleranza del prossimo. In principio sarà nelle situazioni in cui ci sentiamo violati dalla “maleducazione” altrui, come ad esempio in spiaggia. Il fastidio per quello che ti si piazza (troppo) vicino con l’ombrellone o l’ascugamano avrà un pretesto per affiorare. Avremo un alibi per litigare con chi pensa di essere a casa sua sul bagnasciuga impedendoci di fatto di sentirci come fossimo a casa nostra (questa rileggetela perché ha la pretesa di essere sottile, ma magari mi è uscita a cazzo).
Una volta saltato il freno, il limite della sociopatia non è che si sposta, sparisce proprio e se già era una stronzata l’idea della libertà che finisce dove inizia quella altrui, immaginiamoci uno scenario in cui estendiamo il raggio della nostra libertà a non meglio precisati canoni di social distancing.
È qualcosa che mi spaventa perché purtroppo va nella direzione cavalcata da chi vorrebbe chiudersi dentro quella che sente come proprietà, si parli del giardino di casa o dei confini nazionali.
Io sono per un concetto di società condivisa in cui tutti danno fastidio a tutti, mentre qui si pensa di poter tendere all’utopia del nessuno dá fastidio a nessuno. Il danno è legittimare la pretesa.

In casa siamo diventati addicted di Chef in Camicia. Ci spariamo le diverse ricette e ora abbiamo scoperto il format in cui girano per localini street di Milano come fossero tre piccoli Borghese.
Sta sera abbiamo finto di essere noi i protagonisti. Giorgio ci ha piazzato un panino con mais, peperoncino, carne e mozzarella a 50 euro.
Alla votazione sul prezzo lo abbiamo bastonato.
Ora vado a spararmi la serie Netflix sui Bulls.

Diario dall’isolamento: day 43

Scrivere questa paginetta quotidiana sta diventando una seccatura perchè non mi capita spesso di avere cose da raccontare e questo, invece di aiutarmi , diventa il momento in cui mi focalizzo sul fatto che non ci sono cambiamenti, novità o prospettive prossime ad una risoluzione della situazione.
Si parla un sacco di FASE 2, ma non è lecito sapere in cosa consisterà.
Certo, potrei anche decidere di smetterla con questa cosa del blog, ma sappiamo tutti che non accadrà quindi eccoci al post di oggi.

La cosa più significativa successa in quest domenica di Aprile è che i miei figli hanno deciso di coalizzarsi. Ora se sgrido Olivia, Giorgio mi fa la paternale perchè è piccola e devo avere più pazienza, mentre se sgrido Giorgio, Olly arriva urlando e intimandomi di lasciare stare il suo fratellino.
Da un lato vedere quanto questa situazione li abbia uniti è impressionante. Da 43 giorni stanno sempre, costantemente insieme e per quanto scazzino di continuo, ormai sono davvero affiatati. Credo uno dei traumi di fine isolamento sarà doverli dividere, in effetti. Emotivamente per loro la ripresa sarà davvero una cosa grossa da metabolizzare e penso lascerà più di qualche strascico.
Speriamo di saperli aiutare a gestirla.

Anche scegliere la canzone ormai è un disastro, quindi metto questa giusto per il titolo che in qualche modo è attinente al post.
E vaffanculo.