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Concerti

Buoni propositi 2024: Maggio

A fine anno scorso ho deciso che per la prima volta avrei stilato una lista di buoni propositi da provare a centrare in questo 2024. Siccome mi conosco e so di essere particolarmente incapace nel portare a termine qualsiasi piano sul lungo periodo, specie se richiede sacrifici, ho anche deciso che mensilmente avrei esposto i progressi conseguiti in maniera trasparente ed onesta su questo blog. Non perchè la cosa interessi davvero a qualcuno, ma perchè forzarmi ad una rendicontazione pubblica mi impedisce quantomeno di fingere di essermi dimenticato dell’impegno.

Il giro di boa è all’orizzonte, si percepisce una tangibile tensione. Ce la farò?

Voglio ridurre la mia dipendenza dal telefono.
Questo mese ho percepito distintamente un po’ di fatica e di ritorno alle brutte abitudini, soprattutto nella parte centrale. Poi credo di essermici rimesso di forza di volontà ed essere tornato nei binari, ma questo vuol dire che è qualcosa che devo ancora fare sempre in maniera proattiva, sforzandomici. Speravo di essere ad un punto migliore, oggi.

Voglio prendere l’abitudine di fare attività fisica 3 volte alla settimana.
Posso dire di essere fiero di me? Tre slot di corsa a settimana costanti, senza mai un cedimento, per 5 mesi. Ci avrei scommesso ZERO. In Maggio ho fatto il mio ultimo ciclo con il programma predefinito del tapis-roulant e ho iniziato a provare ad avvicinarmi ai 30’x5km. Una cosa che non capisco è che quando esco a correre (OUT) i 5km li faccio tra i 32 e i 34 minuti, mentre sul TR per farli in 36 devo letteralmente ammazzarmi. Però vediamo adesso se riesco a prendere il ritmo.

Voglio perdere qualche chilo. Diciamo 7-8.
Dopo una prima parte del mese in cui mi sono un po’ lasciato andare, sono tornato a controllarmi e ho toccato quota -10Kg. Non sono magro, ma sto sicuramente molto meglio di prima.

Voglio chiudere un pop shove it e/o un ollie in skate.
Questa devo leggerla ogni mese per ricordarmi il fallimento peggiore, che è non averci manco provato davvero.

Voglio andare almeno 6 volte al cinema (+2 rispetto al 2023).
Sono andato a vedere The Fall Guy (recensione: mi è piaciuto) e così sono arrivato a 4 su 6. Paccherò molto probabilmente Furiosa, vediamo cosa ci porta l’autunno. Conta se porto i bambini a vedere Oceania 2 quando esce? Direi di sì.

Voglio tornare a vedere almeno 12 concerti (+4 rispetto al 2023).
Siamo a 6 in 5 mesi, quindi 1 sotto il par. Ho visto i Nofx e gli American Football. Del primo ho scritto, il secondo era la mia ultima possibilità di innamorarmi di una band fondamentale che mi ha sempre fatto cagare. Spoiler: non mi sono innamorato. La prima settimana di Giugno potrei vedere 3 concerti in tre giorni, anche se dubito di farcela, ma in generale sono contento di essermi dato un obbiettivo come questo perchè mi sono ricordato di come i concerti siano ancora una delle cose che mi fa stare meglio. Sarebbe super se iniziassi anche a vederne di belli.

Voglio finalmente riuscire a (ri)fare il rifugio Quintino Sella.
Se tutto gira come dovrebbe, ci si va in Agosto. La cosa problematica potrebbe essere che a Maggio inoltrato sta ancora nevicando e con la neve potrebbe essere piuttosto complesso arrivarci, ma ci penseremo a tempo debito.

Voglio chiudere/congelare qualche account social.
Ho definitivamente cancellato gli account di Threads e Blu Sky. Li avevo di fatto già messi in pausa da inizio anno, ma ho pensato che non avesse troppo senso tenere online una cosa che non mi interessa, quindi ho deciso per la cancellazione definitiva. Non cambia nulla? Probabile. Però anche il retro pensiero di avere quegli account adesso se ne può andare affanculo. Ogni tot penso anche di chiudere Facebook, ma poi mi ricordo che SAVE THE OLD SCENE è l’unico posto nell’internet dove ancora trovo spunti per la musica da ascoltare e quindi resisto.

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I Nofx a 100 euro (encore)

“Noi siamo qui per timbrare il biglietto.
Tipo tu c’eri alla morte del rock? Anche io, dai beviamoci una birra.”
(A.P.)

Quando sono uscite le date italiane per il tour di addio dei Nofx avevo scritto un pistolotto infinito, incentrato soprattutto sulla questione prezzi. Oggi, dopo aver presenziato, è giunto il momento di mettere in fila le idee e raccontare cosa sia davvero stato, per me, questo final show.

Ognuno di noi ha una manciata di gruppi la cui strada incrocia quella della propria vita nel momento sbagliato. Alcuni li scopriamo troppo tardi, altri paradossalmente troppo presto, molti semplicemente in un frangente in cui non siamo propensi alla loro proposta. E’ una cosa che capita e con cui tocca fare i conti. Io ho visto suonare larghissima parte dei gruppi che mi piacciono, ma non sono mai riuscito a vedere gli autori del mio disco preferito.
Coi Nofx è successo esattamente il contrario, tra me e loro c’è stato un sincronismo totale, perfetto.
Quando sono stati all’apice della loro grandezza, compositiva e performativa, io ero presente. I loro dischi più importanti li ho vissuti in diretta ed ero un teenager quando li suonavano dal vivo, con tutta la carica e l’energia necessarie (ambo le parti). Stavo sotto al palco, non avevo il minimo problema nel farmi tritare dentro al pit, anzi, era l’unico posto in cui avesse senso stare in quel momento. Se Domenica i Nofx avessero ipoteticamente suonato un set analogo a quelli di fine anni novanta, io non me lo sarei comunque goduto quanto me li godevo allora. Forse quindi, se io non sono più quel ragazzino, dovrei accettare che loro non siano più quella band.
Eppure.
Eppure sono venuto via dal Carroponte con la rabbia che provi dopo essere andato a trovare tua nonna malata di Alzheimer.
La vedi, è lei, eppure non è più lei. Non è una presa di coscienza facile da gestire.

Il problema non è la scaletta.
Se scrivi 40 songs sulla locandina e poi ne suoni la metà (23, se non sbaglio), a me non fai un danno particolare. I Nofx non hanno mai suonato due concerti uguali e se dovessi stilare la mia top 50 delle loro canzoni, sono ragionevolmente sicuro di averle sentite tutte, almeno una volta, dal vivo. Certo, quando erano usciti i dischi che avrebbero dovuto suonare per intero domenica ero piuttosto contento e mi sarei aspettato qualcosa di più di un 5/13 da White Trash e un 8/16 da So Long, soprattutto se lo spazio dedicato al resto lo vai a colmare tutto con roba che non mi ha mai riguardato, uscita quando ormai non c’era più necessità di ascoltarla. Niente da Ribbed, niente da Heavy Petting Zoo, la rivendicazione ultima di Fat Mike a ribadire che tutta la loro carriera ha lo stesso valore. Una presa di posizione che, davvero, non ho problemi ad accettare pur non essendo eufemisticamente d’accordo con lui. Empatizzo volentieri con chi ha bestemmiato per la scaletta, intendiamoci, ma non più di quello. Quello che trovo intollerabile invece è suonare 22 pezzi in 90 minuti (escludendo The Decline dal computo). Quattro minuti a pezzo, se sei i Nofx, vuol dire 2 minuti di musica e 2 minuti di niente, di chiacchiere che non mi interessa stare a sentire. Che nessuno dei presenti ha pagato per sentire, altrimenti in locandina ci avrebbero messo quello come selling point, non le copertine dei dischi.
E no, per come la vedo io questa cosa non è punk, è essere stronzi. Non è la stessa cosa, non ho mai pensato lo fosse.
Poi se volete ci mettiamo anche il fatto che i volumi fossero completamente sbagliati (se cantavo i pezzi sentivo solo la mia voce, una cosa da ufficio inchieste), che la chitarra di Melvin fosse completamente muta (almeno dal mio lato del palco) e la batteria microfonata a caso, ma almeno di quello credo non si debba chieder conto alla band.
Il punto è che il mio ultimo concerto di sempre dei Nofx è stato per ampio distacco il loro peggior concerto di sempre. Senza possibilità di appello.

Nell’immediato post concerto ero davvero arrabbiato.
Come dicevo sopra però, credo questa rabbia abbia più a che fare con l’elaborazione del lutto che non con il concerto, per quanto brutto. Nonna è morta e nonostante in cuor nostro sappiamo sia meglio così, abbiamo comunque una gran voglia di piangere. Forse se avessero suonato il concerto perfetto qualcuno avrebbe potuto recriminare, così quantomeno credo si sia tutti d’accordo nel dire che finirla sia la decisione più giusta. Per tutti.
Da parte mia oggi, smaltito il senso di frustrazione delle prime ore, c’è la consapevolezza del fatto che aver saputo questa fosse l’ultima possibilità di vedere i Nofx su un palco sia stato un regalo enorme. Nessuna aspettativa mancata può anche solo avvicinarsi al rimpianto per non esserci stato.
Per quasi 10 anni della mia vita i Nofx sono stati un caposaldo.
L’ulitmo pezzo che gli ho sentito suonare dal vivo è la cosa migliore che abbiano mai scritto e l’ho cantato tutto insieme ad altre 6000 persone, per diciotto minuti filati.
Dito alzato, groppo in gola e occhi bagnati.
Giusto, giustissimo così.

“So long… and thanks for all the shoes.”


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Buoni propositi 2024: Aprile

A fine anno scorso ho deciso che per la prima volta avrei stilato una lista di buoni propositi da provare a centrare in questo 2024. Siccome mi conosco e so di essere particolarmente incapace nel portare a termine qualsiasi piano sul lungo periodo, specie se richiede sacrifici, ho anche deciso che mensilmente avrei esposto i progressi conseguiti in maniera trasparente ed onesta su questo blog. Non perchè la cosa interessi davvero a qualcuno, ma perchè forzarmi ad una rendicontazione pubblica mi impedisce quantomeno di fingere di essermi dimenticato dell’impegno.

Siamo arrivati ad Aprile, si è chiuso il primo quadrimestre. Non farò una pagella, ma il solito recap.

Voglio ridurre la mia dipendenza dal telefono.
Continua la sensazione di non essermi del tutto liberato da questa dipendenza. Mi rendo conto che, soprattutto nei momenti liberi, se non ho qualcosa da fare di diverso finisco a scrollare senza un senso lo schermo dello smartphone, in balia di contenuti terribili proposti dall’algoritmo. Diciamo che l’idea che mi ero fatto è ancora molto distante dal risultato ottenuto, ma scrivere qui continua a tenermi il problema sul radar e credo davvero la consapevolezza sia tutto in questo percorso.

Voglio prendere l’abitudine di fare attività fisica 3 volte alla settimana.
Continuo a macinare con costanza. Il calendario di Aprile mi ha permesso non solo di chiudere il programma 5 in toto, ma di avere una preview del programma 6 e credo sarà l’ultimo che utilizzerò, tra quelli preimpostati sul mio tapis roulant. Siamo arrivati a 40 minuti di corsa, ma su una distanza che sta intorno ai 5km e il mio obbiettivo era di stabilizzarmi su quella stessa distanza, ma fatta in 10 minuti meno. Devo quindi iniziare a pensare a programmi di ripetute fatti “a mano”. La nota positiva è che per due volte sono andato a correre all’aperto (out) e ho entrambe le volte chiuso i 5km sotto i 32 minuti, che non è ovviamente un tempo eclatante, ma che per il mio livello di preparazione e atletismo vedevo abbastanza lontano.
Vediamo se riuscirò a consolidarlo per bene anche al TR. Altra nota: alternare le alzatacce per la corsa ad una sveglia “normale” nei giorni di riposo inizia a crearmi non pochi problemi, perchè non mi abituo alla sveglia presto e soffro moltissimo l’alzarmi per correre. Ho deciso quindi di impostare sveglia presto anche nei giorni di relax, vediamo se la regolarità aiuterà la mia voglia di tirarmi in piedi.

Voglio perdere qualche chilo. Diciamo 7-8.
Aprile era un mese terribile nell’ottica del dimagrimento: Pasqua, compleanno e ponte del 25 fatto in Umbria e Toscana. Ci sarebbero stati tutti i presupposti per fare una brusca marcia indietro rispetto ai risultati ottenuti fino a qui.
Invece devo dire che la situazione si chiude tutto sommato in controllo, con addirittura qualcosina in meno sulla bilancia di quando abbiamo iniziato il mese. La zona verde del grafico continua a sembrare molto lontana, soprattutto senza fare rinunce più solide in ambito alimentare, però vediamo come andrà a Maggio.

Voglio chiudere un pop shove it e/o un ollie in skate.
E’ presto, volendo, ma non vedo cambiamenti all’orizzonte e potrei quasi già certificare di aver fallito l’obbiettivo.

Voglio andare almeno 6 volte al cinema (+2 rispetto al 2023).
Un po’ per la gag di andare al cinema invece di veder vincere lo scudetto all’Inter nel derby, un po’ perchè effettivamente era un film che sarei voluto andare a vedere, anche questo mese ho aggiunto una tacca sulla mia poltroncina dell’Arcadia guardando Civil War di Garland (molto bello). Siamo a metà dell’opera, ma devono ancora uscire Furiosa, Deadpool & Wolverine, Bad Boys 4 e The Fall Guy oltre al fatto che se mi gira porto i figli a vedere Luca in sala. Possibilità di centrare l’obbiettivo ce ne sono.

Voglio tornare a vedere almeno 12 concerti (+4 rispetto al 2023).
Quarto concerto in 4 mesi: check. Sono infatti andato a vedere i Trophy Eyes in Santeria per quello che probabilmente era il concerto che aspettavo di più. Purtroppo il locale era mezzo vuoto e una buona parte delle persone presenti che conoscevo aveva l’accredito, quindi ho idea che l’evento in sè non sia stato poi sto grande successo. Loro però mi son piaciuti parecchio anche solo per la voglia che ci hanno messo di fronte ad una platea così scarna. Per me molto promossi, mi è addirittura venuta voglia di sentire anche i dischi loro di cui non ho minimamente idea aka tutti tranne l’ultimo. Detto questo: 4 concerti in cascina, 2 prossimi di cui ho già il biglietto, un altro paio in calendario e qualche robetta locale sul radar prima dell’estate. Cautamente ottimista.

Voglio finalmente riuscire a (ri)fare il rifugio Quintino Sella.
Sempre chiuso, sempre da definire più avanti. Forse potrei crederci ad Agosto.

Voglio chiudere/congelare qualche account social.
Stallo pieno.

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Buoni propositi 2024: Marzo

A fine anno scorso ho deciso che per la prima volta avrei stilato una lista di buoni propositi da provare a centrare in questo 2024. Siccome mi conosco e so di essere particolarmente incapace nel portare a termine qualsiasi piano sul lungo periodo, specie se richiede sacrifici, ho anche deciso che mensilmente avrei esposto i progressi conseguiti in maniera trasparente ed onesta su questo blog. Non perchè la cosa interessi davvero a qualcuno, ma perchè forzarmi ad una rendicontazione pubblica mi impedisce quantomeno di fingere di essermi dimenticato dell’impegno.

Terzo mese, le cose da dire iniziano a diventare pochine.

Voglio ridurre la mia dipendenza dal telefono.
Alcuni giorni mi sembra di essere sensibilmente migliorato, altri mi sembra non sia cambiato nulla. Fino a che continuerò a far caso a quanto uso il telefono credo che quantomeno io possa tenere il problema sotto controllo e forse è il massimo a cui posso puntare. Continuo comunque ad impegnarmici.

Voglio prendere l’abitudine di fare attività fisica 3 volte alla settimana.
Un altro mese chiuso tenendo botta, un altro mese chiuso alzando l’asticella. 4,1 km in 30 minuti è il ritmo cui sono arrivato nella versione potenziata (*) del programma 4 per il mio tapis roulant. Devo dire che se non sono arrivato al mio limite, non credo di esserci troppo distante perchè finisco gli allenamenti in evidente carenza di ossigeno. Le gambe, perlomeno, sembrano reggere. Probabilmente passare al programma 5 sarà un mezzo passo indietro in termini di ritmo, almeno nella sua versione iniziale, vedremo come va. Devo dire che per la prima volta questo mese  mi è capitato di sentir suonare la sveglia e non avere mezzo cazzo di alzarmi per andare ad allenarmi. Pensavo che la regolarità mi avrebbe aiutato in questo, ma evidentemente non è così. Per ora non ho comunque ceduto.

Voglio perdere qualche chilo. Diciamo 7-8.
Obbiettivo centrato.
Il difficile ovviamente è mantenersi, ma non sarà un mio problema oggi perchè ho in realtà deciso di continuare a scendere. Ho arbitrariamente fissato la mia zona di forma tra i 77 e gli 81kg e proverò ad arrivarci continuando a gestirmi come in questi mesi: controllato, ma non a dieta ferrea. Pasqua primo vero banco di prova.

Voglio chiudere un pop shove it e/o un ollie in skate.
Due mesi che non salgo su una tavola. Vaffanculo. La verità vera è che non ho i coglioni di mettermi nel corsello box con lo skate senza l’alibi di mio figlio, ma ho anche paura di farmi male e compromettere la cosa della corsa che invece sta funzionando. Non dico di essermi arreso, ma sarei il primo sorpreso di portarla a casa.

Voglio andare almeno 6 volte al cinema (+2 rispetto al 2023).
Sono andato a vedere “La zona di interesse” e ne ho parlato qui sopra qualche giorno fa. Siamo a 2, ne mancano 4.

Voglio tornare a vedere almeno 12 concerti (+4 rispetto al 2023).
Sto mese zero di zero, ma ero a credito di un concerto e quindi niente allarmismi. In realtà avrei avuto mezza intenzione di andare a sentire gli Svalbard qualche sera fa, ma sarebbero stati ancora una volta 30 euro per sentire solo un gruppo spalla in un contesto di musica irritante, come era successo coi Deafheaven. Sto giro ho ceduto al lato oscuro e passato la mano. Si resta fermi a quota 3.

Voglio finalmente riuscire a (ri)fare il rifugio Quintino Sella.
Sempre chiuso, sempre da definire più avanti. Forse potrei crederci ad Agosto.

Voglio chiudere/congelare qualche account social.
Nulla da segnalare. Però da quando corro in diversi mi hanno chiesto di fare Strava e non sto cedendo, conta qualcosa?

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Buoni propositi 2024: Febbraio

A fine anno scorso ho deciso che per la prima volta avrei stilato una lista di buoni propositi da provare a centrare in questo 2024. Siccome mi conosco e so di essere particolarmente incapace nel portare a termine qualsiasi piano sul lungo periodo, specie se richiede sacrifici, ho anche deciso che mensilmente avrei esposto i progressi conseguiti in maniera trasparente ed onesta su questo blog. Non perchè la cosa interessi davvero a qualcuno, ma perchè forzarmi ad una rendicontazione pubblica mi impedisce quantomeno di fingere di essermi dimenticato dell’impegno.

Sono passati due mesi, alcune cose bene e altre malissimo. Vediamo.

Voglio ridurre la mia dipendenza dal telefono.
La situazione continua ad essere in salita. Mi sembra di usarlo meno, ma non poco quanto vorrei. Le statistiche del telefono non aiutano più di tanto a tenere traccia dell’utilizzo, ma da quel poco che ne viene fuori direi che non sto facendo chissà quali progressi. Se non trovo una strategia concreta, fatta di azioni tangibili, mi sa che non ne esco.

Voglio prendere l’abitudine di fare attività fisica 3 volte alla settimana.
Sul piano dell’allenamento continuo incredibilmente a tenere botta e ad essere in linea coi miei programmi. Sono passato al programma successivo del mio tapis roulant e l’ho potenziato, seguendo lo stesso schema di crescita del mese scorso. Le volte che ho corso col programma enhanced sono marcate con * nello schemino qui sotto. Le gambe sembrano tenere, le pulsazioni iniziano a regolarizzarsi, ma ancora faccio davvero poco in termini di percorrenza e prestazioni, siamo a 3.2km su 25 minuti. E’ tuttavia fondamentale non farsi male e non perdere la voglia, quindi procedere per step ed incrementi sequenziali è una strategia giusta.

Voglio perdere qualche chilo. Diciamo 7-8.
Incredibilmente, anche su questo fronte si continua a procedere bene. I kg persi a fine Febbraio sono 6 in totale, -1,5 da inizio mese, cosa che mi proietta a poco più di 2kg dall’ipotetico traguardo. Questo mese però ho anche fatto i controlli annuali per la tiroide e mi sono stati aumentati i dosaggi dell’Eutirox, cosa che probabilmente sta contribuendo alla perdita di peso visto che sto mangiando in maniera più controllata, ma senza fare una vera e propria dieta. Se continuo così, potrei decidere di rivedere il traguardo al ribasso, ma cerchiamo di non farci prendere la mano da facili entusiasmi.

Voglio chiudere un pop shove it e/o un ollie in skate.
Disastro totale. Mio figlio è uscito da quei due mesi di passione sfrenata in cui era finito tra Novembre e Gennaio e io, senza di lui, di massima non prendo in mano lo skate. E’ un peccato perchè credo davvero con un po’ di impegno e costanza potrei farcela o per lo meno andarci vicino, ma non così. In tutto il mese non sono mai salito sullo skate, se non rimedio a Marzo probabilmente perderò i pochi progressi fatti in precedenza. Vicino a casa dovrebbero inaugurare uno skate park più comodo di quello di Agrate, magari mi aiuterà. Molto pessimista, al momento.

Voglio andare almeno 6 volte al cinema (+2 rispetto al 2023).
La prima volta l’abbiamo timbrata, sono andato a vedere Argylle. Ne ho letto malissimo, ma io per due orette mi sono anche divertito nonostante sia il primo a sapere che è un film pieno di difetti. Ho altre cose nel mirino, per l’anno, ma non so quando/se usciranno al cinema. Per il momento siamo in media con l’obbiettivo, quantomeno.

Voglio tornare a vedere almeno 12 concerti (+4 rispetto al 2023).
Con febbraio mi sono portato a 3, quindi bene bene.
Brevemente sui due che ho visto:
– Deafheaven @ Live (Trezzo). Ci sono andato perchè ero curioso di sentire live i pezzi del disco nuovo (Infinite granite) e non li hanno suonati. Non bastasse, si sentiva di merda ed erano di spalla a tali Knocked Loose, seconda band di sempre capace di farmi uscire a metà di un concerto (costato neanche poco, oltretutto). Non il concerto della vita, ma loro sempre belli da vedere.
– Cabrera release party @ La Tenda (Modena). Io ho il cuoricino gonfio d’amore per i Cabrera e nell’occasione presentavano il disco bello bellissimo che hanno cacciato fuori post reunion. Di spalla i Quercia in semi acustico, a cui continuo a volere bene nonostante cerchino costantemente di farmi incazzare, e i Morningviews di Rob che dal vivo mi son piaciuti davvero un botto. E’ stato molto molto bello, felice di essermi fatto la vasca.

Voglio finalmente riuscire a (ri)fare il rifugio Quintino Sella.
Questa è on hold per ovvi limiti climatici: non si possono fare 3 ore di arrampicata fino a 3600 metri di altezza quando c’è la neve ed il rifugio è chiuso. Ho iniziato a sondare il periodo di apertura, però, e quest’anno sarà limitato alla finestra che va da da metá Giugno a metá Settembre, cosa che complica un filo la questione. Va pianificato per bene.

Voglio chiudere/congelare qualche account social.
Sto usando twitter un pochino meno, no?

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Buoni propositi 2024: Gennaio

A fine anno scorso ho deciso che per la prima volta avrei stilato una lista di buoni propositi da provare a centrare in questo 2024. Siccome mi conosco e so di essere particolarmente incapace nel portare a termine qualsiasi piano sul lungo periodo, specie se richiede sacrifici, ho anche deciso che mensilmente avrei esposto i progressi conseguiti in maniera trasparente ed onesta su questo blog. Non perchè la cosa interessi davvero a qualcuno, ma perchè forzarmi ad una rendicontazione pubblica mi impedisce quantomeno di fingere di essermi dimenticato dell’impegno.

Dopo i primi 30 giorni, eccoci a fare i conti con la realtà.

Voglio ridurre la mia dipendenza dal telefono.
Ci sto provando, ma ammetto che la strada è parecchio in salita. La strategia con cui ho pensato di portare a casa il risultato mi richiedeva di implementare essenzialmente due azioni:
1) mettere il telefono fisicamente in un’altra stanza da quando rientro dal lavoro fino a quando vado a letto
2) forzarmi a non prendere MAI in mano il telefono in auto.
Al punto uno mi sono attenuto per qualche giorno nell’immediato post vacanze di Natale, ma la mancanza di una vera routine dovuta un po’ alle trasferte e un po’ all’alternanza tra ufficio e home working ha fatto saltare il banco abbastanza in fretta. Col punto due è andata grossomodo uguale perchè la app di streaming musicale che utilizzo si incarta ogni due per tre quando collegata al bluetooth e va riavviata, ma soprattutto perchè in macchina ci sto principalmente all’ora di punta e durante le code mi viene tuttora automatico (purtroppo) afferrare il telefono e iniziare a scrollare. C’è da dire però che questo proposito che mi sono dato mi fa rendere conto del problema ogni volta in cui lo faccio e quindi, a differenza di prima, riesco a rimettere quasi subito giù quello strumento maledetto dicendomi: “Smettila idiota”. E’ un primo passo per la disintossicazione, ma non è ancora sufficiente. Se riuscissi a cementare queste due abitudini poi potrei concentrarmi sull’eliminare l’utilizzo del telefono a letto prima di dormire. Qui c’è davvero tanto da lavorare, ancora.

Voglio prendere l’abitudine di fare attività fisica 3 volte alla settimana.
Oh, qui sono partito bene. Conscio di sapermi attaccare ad ogni possibile scusa per evitare di mantener fede al programma, mi sono preso un tapis roulant che ho montato in taverna nell’ufficio di mia moglie. Non è uno di quei modelli da migliaia di euro, ovviamente, ma fa il suo e ha anche una trentina di programmi precaricati che aiutano chi come me deve costruire un’attività sportiva da zero (non per dire eh, non faccio sport con regolarità dalle scuole medie.). Ci sono ad esempio 10 programmi dedicati a chi vuole bruciare calorie e sono partito da quelli. Non dal primo, per una mera questione di autostima, ma dal numero due. Dopo un paio di settimane l’ho “potenziato” aumentando leggermente i tempi nell’ottica di avvicinarmi al programma successivo, a cui dovrei passare da Febbraio. Le volte che ho corso col programma enhanced sono marcate con * nello schemino qui sotto.

Corro la mattina alle 6:30 e devo dire che questo cambio di ritmo di vita, sostanziale, al momento mi ha portato grande benessere. Dormo di più e meglio, inizio la giornata più carico e mi sento mentalmente meno appesantito. Di contro, durante ogni singola sessione di corsa rivaluto la morte.
Come si può vedere nello schemino, sto anche andando a skateare, ma ci torniamo dopo.

Voglio perdere qualche chilo. Diciamo 7-8.
La bilancia dice che in un mese ne ho persi 4, ma è una pia illusione. Un po’ perchè il mio peso iniziale post vacanze di Natale non è, grazie a dio, il mio peso “forma” e quindi almeno un paio di chili li avrei comunque persi tornando ad un’alimentazione normale e senza fare nient’altro, un po’ perchè quando si inizia un percorso di perdita peso i primi chili che si buttano giù sono essenzialmente di liquidi e sono abbastanza semplici da smaltire. Il grosso del casino è continuare la discesa.
Va anche detto che non mi sono messo propriamente a dieta, non come ai tempi della dieta di Sparta del 2018 in cui persi 15 chili in sei mesi (ripresi tutti in lockdown). Ho solo rimesso un po’ a posto il mio piano alimentare settimanale stando attento a quanto mangio e a cosa mangio. Unica vera rinuncia è la birretta serale, che per me e mia moglie sarebbe tranquillamente abitudine quotidiana, per il resto è davvero solo prestare attenzione e mangiare in maniera più ordinata perchè, so che sembra incredibile, ma non siamo due persone che mangiano tanto o che pasticciano regolarmente.
La speranza è che continuando con l’esercizio e la dieta attenta, una vera e propria dieta ferrea non serva.

Voglio chiudere un pop shove it e/o un ollie in skate.
Non ce la farò mai. Io però ci continuo a provare perchè il pop shove it per me è come l’utopia di Galeano. Intanto sono migliorato molto nella confidenza con cui sto sullo skate e questo già non è male. A skateare vado principalmente nel corsello dei box insieme a mio figlio, cosa che mi rende sostenibile la pressione sociale di farmi vedere sopra uno skate dai vicini di casa, oppure allo skate park di Agrate (indicato con P nello schemino sopra) che però è piuttosto scomodo logisticamente. Questi ritmi di allenamento, associati alle mie doti atletiche e al senso di paura che si prova a 42 anni, rendono le possibilità che io riesca nell’intento davvero prossime allo zero, ma non voglio mollare. Guardando un po’ di tutorial ho compreso il movimento e ormai riesco abbastanza bene a “scoopare” la tavola nel modo corretto perchè compia la rotazione voluta, solo che saltando non ci finisco sopra se non con un piede, credo perchè istintivamente l’altro cerchi l’asfalto per mettermi in sicurezza. Ho visto che aiuterebbe provare il movimento attaccati con le mani ad una ringhiera, ma non ne ho una che faccia al caso.

Voglio andare almeno 6 volte al cinema (+2 rispetto al 2023).
Sto ancora a zero. Avrei voluto vedere Adagio, ma ho scoperto fosse uscito solo dopo che l’avevano tolto dalle sale che mi stanno in zona. Adesso ho nel mirino Argylle, vediamo se riesco.

Voglio tornare a vedere almeno 12 concerti (+4 rispetto al 2023).
Dodici concerti sono un concerto al mese e a Gennaio sono riuscito a stare in media, beccando i The Singer is dead live a Busto Arsizio il 26/01. Concerto figo, loro bravi come sempre. Il disco nuovo è uscito a fine 2023 e non l’avevo ascoltato abbastanza da metterlo tra i top dell’anno, ma è davvero figo e in questo gennaio l’ho abbastanza tritato.
Questo proposito mi ha rimesso nel mood di stare vigile per le date che capitano in zona e oggi ho tipo 5 concerti segnati in agenda per i mesi futuri. Credo non mi capitasse dal 2019.

Voglio finalmente riuscire a (ri)fare il rifugio Quintino Sella.
Questa è on hold per ovvi limiti climatici: non si possono fare 3 ore di arrampicata fino a 3600 metri di altezza quando c’è la neve ed il rifugio è chiuso. Se ne riparla in primavera inoltrata.

Voglio chiudere/congelare qualche account social.
Prima di scrivere questi propositi avevo deciso di congelare Threads, poi ho fatto lo stesso con Blue Sky. Non credo di riuscire a staccarne altri, ma va detto che tantissimi tra i profili che seguivo e con cui interagivo hanno mollato X Twitter quindi potrei iniziare ad usare meno anche quello. Al momento però non riesco ad immaginarmi senza.

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Una volta qui erano tutti pezzi d’opinione

A Ladispoli hanno deciso non sia più il caso di far esibire Emis Killa a Capodanno (ref.).
Onestamente dopo questa frase fatico anche ad andare avanti a scrivere perchè basta rileggerla due volte per rendersi conto di quanto si stia effettivamente discutendo del niente più assoluto. Siccome però è molto probabile io adesso parta con un pistolotto infinito tra il filosofico e lo psichedelico, mi sa che ogni tanto la riprenderò per riportare l’implausibile lettore al fatto che stiamo comunque discutendo di Ladispoli che non fa esibire Emis Killa.
Ad ogni modo.
E’ successo che dopo l’omicidio di Giulia Cecchettin il dibattito relativo al femminicidio e alla violenza sulle donne è tornato, come capita ogni volta, d’attualità. Come capita ogni volta, abbiamo assistito ad ogni genere di volteggio attorno all’argomento nel tentativo di “fare qualcosa in contesto” ed entrare nel dibattito nazionale. Su questa cosa non voglio scrivere altro perchè mi fa troppo disgusto e sono ancora troppo incazzato, perdonatemi.
Torniamo quindi a Ladispoli che “non vuole essere da meno, anche lei il suo vagone da attaccare in fondo al treno” (cit.) e così il sindaco decide che il concerto di Emis Killa previsto per capodanno non si farà. Il rapper, ci spiegano, rischia di veicolare un messaggio sbagliato. Qualcuno in sostanza potrebbe non capire che quella di EK sia una rappresentazione cruda della realtà e non un invito alla violenza di genere. Cliccate sul link che ho messo, vi prego. Anzi, ve lo rimetto qui. Il comunicato dice davvero così.
Un tentativo incredibile di equilibrismo tra il fare qualcosa (a caso) intorno al tema della violenza di genere, tenersi comunque buono l’artista (perchè non è colpa sua eh, è il pubblico che non capisce) e giustificare il fatto che i testi di Emis Killa fossero lì esattamente uguali anche quando l’avevano fatto suonare l’anno precedente. 
Io qui mi devo fermare a respirare, che se no attacco a bestemmiare.

Parliamo di Emis Killa.
Ho appena cancellato un paragrafo infinito in cui riprendevo “esternazioni discutibili” del tipo, perchè di fatto non ha senso stare qui a discutere il personaggio. La cosa su cui però dovremmo ragionare, tutti, è che questo episodio di Ladispoli gli permetterà di continuare la sua crociata verso il “politically correct che non ti fa più dire niente”. Un argomento particolarmente caro all’artista e a tanti suoi colleghi nel genere, stando ai quali esisterebbe una sorta di PC Army che non permette loro di esprimersi liberamente. Un esercito che, immagino, abbia il giorno di riposo ogni volta che Emis Killa dice: “Quelli del politicamente corretto devono succhiarmi il cazzo” su un palco e di fronte a centinaia o migliaia di persone. Perchè è quello il punto. Una fetta nutritissima di rapper sostiene che esista un limite a quello che si può dire nelle canzoni, ma simultaneamente bercia orgoglioso di battersene il cazzo.
E allora che limite è?
Soprattutto: come siamo arrivati a farci convincere che non aderire a quelli che dovrebbero essere diktat del politically correct sia qualcosa di speciale e/o anticonformista? La maggior parte dei rapper si vanta di farlo e stando alle classifiche i loro dischi sono l’unica musica ascoltata nel Paese. Potete dirmi che siano gli artisti ad influenzare le masse, ma io ho sempre pensato che siano le masse ad influenzare gli artisti, soprattutto quelli che hanno la spasmodica necessità di flexare i propri numeri. Non ho il minimo dubbio che Emis Killa creda davvero in quel che dice, ma sono anche sicuro che se le sue idee politiche e sociali togliessero incassi più di quanti ne portano, inizierebbe a tenersele per sè.

“Se il politically correct non esiste, perchè non lo fanno suonare a Ladispoli? EH?”
Il politically correct esiste, ma non ha niente a che fare con una scelta opportunistica ed evidentemente sporadica fatta dal sindaco di Ladispoli.
Il politically correct, se proprio vogliamo chiamarlo così, è un insieme di valori che si sta facendo strada nella nostra società e sta rivoluzionando alcuni aspetti del nostro vivere. Non mi interessa neanche star qui a dire se in modo positivo o negativo, quella è opinione soggettiva, ma di sicuro non è oggi un pensiero dominante o tantomeno una legge inderogabile.

Un’ultima cosa.
Qualche settimana fa Marky Ramone avrebbe dovuto suonare al CSA Baraonda, ma non è salito sul palco perchè era esposta la bandiera palestinese. I ragazzi del CSA si sono rifiutati di toglierla e gli hanno detto che poteva benissimo non suonare.
In questo articolo è inserito un video in cui spiegano al pubblico quello che è successo e, secondo me, hanno fatto molto bene a dirgli di tornarsene a casa.
Io, però, la schiena dritta di Marky Ramone la rispetto. Combatte per delle idee di merda, ma si fa carico delle conseguenze che questa linea gli porta.
La cosa che fa ridere, di tutta la questione Emis Killa, sono le stories in cui fa la vittima. Se davvero sei convinto di lottare contro un pensiero unico e di ribellarti ad un sistema, devi tenere la testa alta.
Altrimenti sei solo uno che grida slogan di comodo per fare il bulletto davanti ai fan.


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I Nofx a 100 euro

Qualche giorno fa i Nofx hanno annunciato quello che dovrebbe essere il loro ultimo tour europeo di sempre.
La prima volta che ho visto suonare i Nofx è stato al Teste Vuote Ossa Rotte del 1998, in quello che la mia memoria ricorda come il parcheggio del Forum di Assago (ai tempi Filaforum). Ancora oggi si parla di quel festival come di un evento “generazionale” per la scena punk-rock, c’erano i Rancid come co-headliner e poi Primus, Buzzcocks, H20 (mi folgorarono), Punkreas e vai te a ricordare chi altri. A me però interessava solo vedere finalmente i Nofx, perché da circa un paio d’anni erano diventati, senza esagerare, la mia religione. Sto provando a cercare online conferma di quanto costò il biglietto, ma non trovo info quindi mi affido alla memoria e dico 48.000 lire.
Per dare qualche riferimento, nei dodici mesi precedenti gli Offspring dentro al Filaforum erano costati 35.000 lire, i Green Day al Palalido 32.000 lire, mentre i Foo Fighters freschi di The Colour and the Shape volevano 20.000 lire per un live al Propaganda (locale decisamente più piccolo). Nel 1998 avevo 17 anni, vivevo coi miei e la somma delle mancette con cui campavo era 50.000 lire al mese.

Dopo quella prima volta credo sinceramente di non aver perso una loro data italiana in quindici anni. Che fosse un loro concerto o un festival, che fosse Milano, Bologna o Brescia, credo davvero di esserci sempre stato nonostante abbia smesso di ascoltare e comprare i loro dischi con Pump Up the Valuum, nel 2000. Non so dire quando sia stata la prima volta in cui ho passato la mano, ma posso dire che non fu una questione di prezzo. Semplicemente, se prima almeno dal vivo trovavo ancora la band di cui ero stato innamorato, con l’andare del tempo (e delle dipendenze di Mike, ma questa e un’opinione mia) vedergli azzeccare un concerto era diventato improbabile, al punto da provare disagio nello stare a guardarli. Senza esagerare, avevo l’impressione si stesse(ro) umiliando, fin quasi a farmi pena. Non nego che la decisione possa anche aver avuto a che fare con la faccenda del calcione al fan, ma forse la usai più che altro come pretesto.
Dico tutto questo perché, probabilmente, se fossero andati avanti avrei continuato anche io a dire: “Mah, magari la prossima volta…” e saltare i loro concerti fino al giorno in cui una prossima volta non ci sarebbe più stata. L’annuncio di un ultimo tour europeo, invece, mi permette di chiudere il cerchio, di fare un ultimo giro di giostra con un pezzo importante della mia vita. Non importa cosa suoneranno o come suoneranno. Per me era, è, importante esserci.
I biglietti sono stati messi in vendita alle 17:00 di oggi pomeriggio (NdM: 15/11/2023). Ero in riunione, ma continuavo a guardare l’orologio perché pur pensando che razionalmente due date dei Nofx al Carroponte non sarebbero mai andate sold out, ero terrorizzato all’idea di non riuscire a prendere i biglietti.
Così, alle 17:30 circa, quando sono finalmente riuscito a sganciarmi e tornare al PC, ho aperto il sito delle prevendite e comprato il biglietto.
Ho visto il prezzo, per un momento ho pensato: “No, così no. Così dovete andarvene affanculo!”, ma poi ho anche pensato che questo mondo in cui i concerti sono beni di lusso sarebbe rimasto tale e quale anche se avessi rinunciato, solo la mia vita sarebbe stata un pochino peggio. E allora, con un altro vaffanculo, ho cliccato acquista.

Il prezzo del biglietto per vedere i Nofx al Carroponte il 12 Maggio 2024 è 79 euro, a cui vanno aggiunti 11,85 euro di diritti di prevendita e 8,07 di spese di gestione, per un totale di 98,92 euro. È una cifra folle, irragionevole, su cui però può valere la pena fare qualche riflessione.
La prima, ideologica, è certamente la più ingombrante e quindi conviene tirarsela via fin da subito. I Nofx sono stati i paladini del DIY negli anni in cui il punk-rock ha avuto facile accesso alle classifiche e alle major. Ho sempre avuto la sensazione siano stati bravissimi a rivendere come scelta ideologica l’aver perso un treno su cui non avrebbero esitato a salire con Leave it Alone, così come siano stati molto scaltri (Mike in primis) nel monetizzare una moda pur restandone formalmente fuori, ma al netto di ogni congettura nessuno, in tempi non sospetti, si sarebbe sognato di rinfacciare loro It’s my job to keep punk-rock elite come sarebbe ultra lecito fare oggi. La questione è molto semplice: se l’obbiettivo é davvero chiudere in bellezza, i Nofx avrebbero potuto e dovuto farlo a prezzi che permettessero a tutti di partecipare alla festa. Perché è l’ideale che hanno sempre spinto e perché hanno le spalle abbastanza larghe da poterlo applicare.
Ci sta quindi non lasciar loro passare questa scelta, capisco in pieno chi non ci stia e chi si senta tradito. Non sentissi così forte il bisogno di esserci per me, più che per loro, sarei anche io di quel partito.
Sul piano prettamente economico peró, credo che: “100 euro per i Nofx è una follia” sia una reazione di pancia più che un’analisi, quindi adesso provo a fare qualche conto della serva.
Un po’ come ad inizio post, parto con un parallelismo con altre band dello stesso giro e con una “storicità” analoga. I Blink a Bologna un mese fa uscirono con i biglietti alla stessa cifra, facendo sold-out in pochi minuti, idem i Green Day per il loro show a sorpresa ai Magazzini Generali di qualche giorno fa. Due concerti “evento”, anche se per ragioni diverse, accomunabili quindi a questo final tour. Se invece prendiamo il concerto standard dei Green Day previsto per il prossimo Giugno agli I-Days, il prezzo scende a 70 euro, prevendita e commissioni varie comprese (da qui in poi solo prezzi finiti, per comodità).
Sempre facendo un giro su ticket-one (che continuo a sperare fallisca), ecco altri prezzi di concerti che trovo paragonabili in termini di portata/dimensione dell’artista e che non hanno, che io sappia, il carico dell’essere un evento particolare:
– Meshuggah: 50 e passa euro
– Bruce Dickinson: 50 e passa euro
– I Prevail: 50 e passa euro
– Judas Priest: 80 e passa euro
– Rammstein: 100 e passa euro
– Powerwolf: quasi 60 euro
– Fear Factory: quasi 50 euro
– Sum 41 + Avril Lavigne: 60 e passa euro
– Deep Purple: 60 e passa euro
– The 1975: 50 e passa euro
Non so, forse non tutti gli esempi sono calzanti, ma vedendo la lista mi sento di ipotizzare che il prezzo per un concerto dei Nofx al Carroponte nel 2024 non sarebbe mai potuto essere inferiore ai 50/60 euro, a meno di uscire con un biglietto “fuori mercato”, cosa che i Nofx non credo abbiano mai fatto in 25 anni.
So benissimo che 60 euro non sono 100, non sono scemo, però credo che la discriminante non sia in questo scarto. Posso certamente sbagliare, ma secondo me il nodo della questione sta nel fatto che oggi vedere un concerto di media portata è di fatto una spesa poco accessibile, sempre. L’industria ha deciso di abdicare all’idea di portare tutti ai concerti, forse perché non praticabile (scendere sotto quelle cifre potrebbe essere insostenibile, nei fatti. Non lo so. Certo, il 20% in più per i costi di gestione e la prevendita, su un biglietto da 80 euro, non riesce proprio a sembrarmi legittimo.), e passare a spremere come limoni quelli che possono permettersi di andarci. Chi è entrato nell’ottica del fatto che sia normale spendere 60 euro per un concerto può cacciarne 80/100 quella volta in cui si presenta l’evento straordinario. Con la giusta strategia poi, la straordinarietà potrà diventare sempre più frequente, fino a rimpiazzare la normalità, dando spazio ad una nuova straordinarietà ancora più cara. Trovo veramente molto naive pensare che band in giro da quarant’anni, che fanno tour intercontinentali e campano di questo, possano o debbano disallinearsi da questo meccanismo sulla base del fatto che suonano punk-rock. I Nofx non sono mai stati i Fugazi, ma forse dovremmo anche considerare che se il modello etico dei Fugazi fosse appartenuto a tante altre band, avremmo di loro una visione meno eroica. Sarà il mio arido cuore di anziano sulla via per la più classica delle morti da democristiano, ma l’obbiezione “il punk a 100 euro è una vergogna” parlando dei Nofx, dei Green Day o dei Blink 182 mi sembra vagamente populista.

Non lo so, sono le 2:17 di notte, sto da 5 ore su questa pagina e mi sembra tutto solo un gigantesco tentativo di autoassolvermi per essere in qualche modo venuto meno ad una serie principi. Una cosa che non mi capita per esempio al mattino quando mi alzo, mi vesto e butto parecchie energie nel tentativo di arricchire la multinazionale per cui lavoro. E sí, probabilmente è benaltrismo, ma forse se trovo più indigesto spendere 100 euro per vedere un concerto è perchè ho perso completamente il senso delle proporzioni. Solo io, ovviamente, non sentitevi tirati in mezzo. 

Ah, giusto per chiudere, qualcuno ipotizza possa non essere davvero l’ultimo concerto dei Nofx, che sia tutta una strategia di marketing più o meno premeditata per alzare più soldi col tour e ripresentarsi magari tra qualche anno dicendo: “Avevamo scherzato”.
Possibile.
Ciò che mi sento sinceramente di dare per impossibile, però, è che questo non sia destinato a rimanere in ogni caso il mio ultimo concerto dei Nofx.


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I dischi di questo 2022

Ed eccoci qui a rimetterci i panni del rimastone giapponese in trincea vent’anni dopo la fine della guerra per parlare della musica che ho ascoltato quest’anno, come era grossomodo obbligatorio fare una decina di anni fa e sembra invece molesto fare oggi, che tanto ci sono le statistiche colorate delle app a farlo per noi. Considerato non freghi davvero niente a nessuno della musica che abbiamo ascoltato, non perderci dietro del tempo e lasciar fare agli aggregatori di numeri sarebbe una scelta intelligente, in effetti, ma cosa diciamo noi al Wrapped di Spotify? “Not today!“, esatto.
A questo punto allora tanto vale far saltare tutti i paletti ed iniziare a raccontare la cosa per quel che è, ovvero che di massima i dischi che mi trovo a consumare sono raramente uscite contemporanee, ma si tratti invece di roba datata che, per qualche ragione, io scopro molto dopo la pubblicazione.
In questo 2022 per esempio, la roba che ho ascoltato di più sono due dischi degli Spanish Love Songs, uno del 2017 e uno del 2020. 
Ho iniziato dal secondo, che si chiama Brave faces everyone, etichettandolo come un dischetto niente di che da cui però non riuscivo a venire fuori. A quel punto ho provato ad approfondire sentendo il disco prima, Schmaltz, convincendomi quasi subito fosse uno dei miei dischi preferiti di sempre. Oggi, dopo circa dodici mesi di riflessioni, ad una domanda secca forse risponderei che Brave faces everyone è il più bello tra i due dischi, ma che in Schmaltz ci sono le canzoni più belle. Raccontati i due parole, gli SLS sono la trasposizione perfetta del mio mood in questo 2022, ovvero il racconto di una persona che non è sempre è stata presa benissimo. Lungi da me voler vendere una visione romantica dell’essere presi male, narrazione che fa abbastanza danni soprattutto a chi ha un reale problema di depressione e si trova a viverlo senza capire come mai per il mondo sia una roba cool, ma è vero che il mio umore è molto legato a quello che ascolto e non sempre quel che chiedo alla musica è di tirarmi su il morale. Spesso invece mi serve per chiudermi dentro il malessere, in apnea, fino a che diventi necessario, imprescindibile, tirar fuori la testa. 
Ad ogni modo il punto è che qui abbiamo due dischi monumentali che fareste bene ad ascoltare se non siete in una fase della vita in cui vi sembri appetibile sdraiarsi sui binari del treno e aspettare. In quel caso, fossi in voi, opterei per qualcosa di diverso.
Il fatto che a Giugno avessi organizzato una trasferta a Londra in giornata solo per vederli suonare e questa sia saltata 3 giorni prima insieme al loro intero tour europeo direi che, a posteriori, è perfettamente in linea con quanto detto sin qui riguardo la loro musica.

Pur essendo verissimo che la maggior parte di quel che ho ascoltato in quest’anno non sono dischi usciti quest’anno, ci sono un pugno di cose targate 2022 a cui ho dedicato abbastanza tempo ed ascolti da citarle in un resoconto di fine anno. Sono queste:
Nei sogni nessuno è monogamo (Dargen D’Amico): certamente non il miglior disco del novello idolo delle masse DD, manco nei primi tre volendo. Al suo interno riesce però ci piazza Patatine, la più alta espressione ad oggi del cantautorato millennials senza se e senza ma, e Dove si balla, che se non è il pezzo più grosso della musica italiana di quest’anno solare allora ditemi voi. Anzi non ditemelo, che avete torto. Ce n’è quindi abbastanza per mettere il disco tra le cose positive della stagione senza necessariamente passare per fanboy.
Asphalt meadows (Death cab for Cutie): non il mio gruppo preferito, mai stato sul loro carro neanche ai tempi di Transatlanticism, ovvero quando non averli come riferimento era illegale in diversi blog e siti che ero solito frequentare, eppure questo dischetto qui è veramente bello. Non bello tipo lo ascolto 10 volte in due settimane e poi mai più, bello che dopo tre mesi ancora ieri mi è venuta voglia di rimettermelo in cuffia. Che poi è il motivo per cui sta in questa lista mentre 11:11 dei Pinegrove non c’è.
Tekkno (Electric Callboy): passate oltre, che davvero non è cosa. Qui dovrei linkare un pezzo sul concetto di guilty pleasure che ho provato a buttare giù mille volte negli ultimi mesi, ma che alla fine non ho mai scritto. Amen. Il succo è che ho smesso da tempo di sentirmi in colpa per la musica che mi piace e questa roba qui, a me, piace. Ignorante, volgare, caciarona e intollerabile a chi cerchi la qualità? Sì, ma mi piace comunque. Tekkno è il disco degli EC uscito quest’anno e forse è anche troppo marcatamente incentrato sul passare il concetto del “non prendeteci sul serio”. Io gli preferisco l’esordio, Bury me in Vegas, che ho scoperto comunque quest’anno e che ho ascoltato molto di più perchè non ho il minimo problema col fatto che ‘sti ragazzi credessero nella loro roba. Siccome però ho detto che avrei fatto una lista di dischi del 2022 ci metto Tekkno che è cmq una bella pera di ignoranza e buon umore.
Quanto (Gazebo Penguins): nella mia testa la relazione tra Gazebo Penguins e Fine before you came è la stessa che c’è tra Better Call Saul e Breaking Bad. Non so dire perchè, vedo i primi un po’ come i figliocci dei secondi, ma che se poi vai bene a guardarci dentro gli riconosci quel qualcosa in più. Questo è il loro quarto disco ed essendo uscito da una manciata di giorni sono ancora in quella fase per cui: “è la roba migliore che abbiano mai scritto omioddioooohh”. Che lo sia o meno è abbastanza irrilevante, importa invece che sia un bel disco e lo dico da persona a cui Legna e Nebbia, rispettivamente il primo ed il terzo dei loro lavori, non sono mai piaciuti. 
Never before seen, never again found (Arm’s length): questo è un bel disco di emo fuori tempo massimo. Ne esistono millemila uguali e probabilmente pure più belli usciti quando ancora a qualcuno importava di questa roba, quindi se non vi piace lo capisco e non ho nulla da ridire. La traccia numero due però si chiama Object Permanence e credo di aver fatto io metà abbondante degli stream che ha su Tidal e Youtube. E’ una canzone meravigliosa di cui ne esistono millemila uguali etc etc. Il disco è uscito solo su vinile, il che mi toglie dall’imbarazzo di doverlo comprare essenzialmente per un pezzo, ma forse non è neanche così male come ve lo sto raccontando. E’ solo che non tiene il passo con quella canzone.
New Preoccupations (Caracara): tempo fa ho iniziato a mandare articoletti di musica ad un sito/blog di amici che mi è sempre piaciuto. Dopo qualche mese da che ho iniziato a mandargli roba, il sito ha chiuso. Non sono uno che crede alle coincidenze. L’ultima roba che gli avevo mandato parlava di questo dischetto qui, che è un lavoro anonimo di una band di cui non sentirete probabilmente mai parlare, ma che per un mese abbondante mi ha fatto da colonna sonora in questo 2022. Volendolo definire, è un disco con canzoni a mio avviso molto belle e che potrei ascoltare dieci volte al giorno senza che mi venga mai in mente di inserirle in una playlist. Derivative in culo eh, ma sta a vedere che da me vi aspettate ancora qualcosa che non lo sia. Eddai.
Canzoni da odiare (Elephant brain): solo cose belle per gli Elephant Brain, ho cagato loro il cazzo mesi per sapere quando avrebbero suonato a Milano e poi quando è successo ho preso il COVID, ma va beh. Il disco nuovo, rispetto al precedente (qui), è un po’ meno centrato su certe sonorità che quelli che ne sanno definirebbero “midwest” e  prova ad aprire ad influenze meno compatte. Parlando con chi nel disco ci ha suonato ho citato i Biffy Clyro e gli stessi Death Cab for Cutie di cui sopra. Mi è stato risposto di averci preso. Magari mi si dava solo la tara come si fa coi matti, ma a sto punto ve la riporto come una roba certificata. 
Ho vissuto confusione (Requiem for Paola P.): altro disco italiano, ma a differenza dei precedenti questo non lo aspettavo per niente e non l’ho visto arrivare. I Requiem for Paola P. sono uno di quei casi in cui la mia testa fonde due gruppi insieme e li associa come fossero lo stesso, nello specifico con i The Death of Anna Karina, probabilmente per via dell’essere italiani e boh, forse del nome riferito a donne morte. Anche loro sarei dovuto andare a sentirli, ma anche con loro la situazione sanitaria si è messa di traverso. Il disco è davvero molto bello però, a partire dal singolo Porto rancore

Otto dischi usciti nel 2022 che a me sono piaciuti abbastanza da parlarne.
Pochi? Boh, probabilmente sì, ma a me direi che bastano.


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Breve storia triste

Ad inizio Aprile escono le date del tour europeo degli Spanish Love Songs, dove con Europeo si intende Uk e Prussia.
Io sono in una fase piuttosto positiva della mia esistenza: ho tre dosi di vaccino e mi sono appena fatto il COVID, quindi vivo in questa convinzione per cui nulla potrebbe più fermarmi sulla strada del ritorno alla normalità. Ho già comprato il biglietto per il concerto di Dargen e quello per vedere Louis CK all’Arcomboldi, ma penso di poter fare ancora di più, così butto un occhio al calendario, litigo a dovere con mia moglie e decido di incasinare il ponte del 2 Giugno a tutta la famiglia comprando il biglietto della prima data del tour a Londra.
In quelle date c’è il giubileo della Regina, quindi mi prendo qualche ora per mettere giù un piano d’azione che possa funzionare al meglio per tempi, spazi e costi.
1) Mi prendo un volo ottimizzato: arrivo a Londra alle 12:15 del giorno del concerto e ripartenza alle 7:15 del giorno seguente, minimizzando la permanenza su suolo inglese.
2) L’aeroporto è Stansted e siccome arrivarci è un inferno, la distanza è tanta e i pullman oltre ad essere cari non offrono garanzie sull’orario per il ritorno al terminal sia che scelga di andarci dopo il concerto, sia che opti per la mattina seguente, noleggio una macchina.
3) Trovo un piccolo ostello a 600 metri dal locale del concerto (The Dome) con parcheggio gratuito in loco.
A questo punto la logistica sembra davvero perfetta: arrivo, guido fino all’ostello, butto la macchina, faccio un giro in centro fino all’ora del live, vado al concerto, torno in ostello a piedi, dormo e all’alba parto per rientrare all’aeroporto.
Preciso.
Ho anche valutato di portare tutta la famiglia a Londra per tre giorni, ma tra brexit, giubileo e il fatto che Londra è pur sempre Londra veniva a costare una fucilata. Troppo. Molto meglio così.
Sono discretamente gasato perchè è una roba che mette insieme un po’ tutto. C’è il concerto, tra l’altro di quello che è il gruppo che sto ascoltando di più da sei mesi a questa parte, c’è il viaggio, c’è questo mood supergiovane del “vado a sentirli a Londra”.
La fotta, insomma.

Fino a ieri.

 

 
 
 
 
 
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Alla fine ho disdetto albergo e macchina senza costi.
Il biglietto aereo è perso, ovviamente, mentre son stati super rapidi a rimborsare il biglietto del concerto.
Se dicessi che il problema è averci perso dei soldi, tuttavia, mentirei.