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Novembre 2023

I Nofx a 100 euro

Qualche giorno fa i Nofx hanno annunciato quello che dovrebbe essere il loro ultimo tour europeo di sempre.
La prima volta che ho visto suonare i Nofx è stato al Teste Vuote Ossa Rotte del 1998, in quello che la mia memoria ricorda come il parcheggio del Forum di Assago (ai tempi Filaforum). Ancora oggi si parla di quel festival come di un evento “generazionale” per la scena punk-rock, c’erano i Rancid come co-headliner e poi Primus, Buzzcocks, H20 (mi folgorarono), Punkreas e vai te a ricordare chi altri. A me però interessava solo vedere finalmente i Nofx, perché da circa un paio d’anni erano diventati, senza esagerare, la mia religione. Sto provando a cercare online conferma di quanto costò il biglietto, ma non trovo info quindi mi affido alla memoria e dico 48.000 lire.
Per dare qualche riferimento, nei dodici mesi precedenti gli Offspring dentro al Filaforum erano costati 35.000 lire, i Green Day al Palalido 32.000 lire, mentre i Foo Fighters freschi di The Colour and the Shape volevano 20.000 lire per un live al Propaganda (locale decisamente più piccolo). Nel 1998 avevo 17 anni, vivevo coi miei e la somma delle mancette con cui campavo era 50.000 lire al mese.

Dopo quella prima volta credo sinceramente di non aver perso una loro data italiana in quindici anni. Che fosse un loro concerto o un festival, che fosse Milano, Bologna o Brescia, credo davvero di esserci sempre stato nonostante abbia smesso di ascoltare e comprare i loro dischi con Pump Up the Valuum, nel 2000. Non so dire quando sia stata la prima volta in cui ho passato la mano, ma posso dire che non fu una questione di prezzo. Semplicemente, se prima almeno dal vivo trovavo ancora la band di cui ero stato innamorato, con l’andare del tempo (e delle dipendenze di Mike, ma questa e un’opinione mia) vedergli azzeccare un concerto era diventato improbabile, al punto da provare disagio nello stare a guardarli. Senza esagerare, avevo l’impressione si stesse(ro) umiliando, fin quasi a farmi pena. Non nego che la decisione possa anche aver avuto a che fare con la faccenda del calcione al fan, ma forse la usai più che altro come pretesto.
Dico tutto questo perché, probabilmente, se fossero andati avanti avrei continuato anche io a dire: “Mah, magari la prossima volta…” e saltare i loro concerti fino al giorno in cui una prossima volta non ci sarebbe più stata. L’annuncio di un ultimo tour europeo, invece, mi permette di chiudere il cerchio, di fare un ultimo giro di giostra con un pezzo importante della mia vita. Non importa cosa suoneranno o come suoneranno. Per me era, è, importante esserci.
I biglietti sono stati messi in vendita alle 17:00 di oggi pomeriggio (NdM: 15/11/2023). Ero in riunione, ma continuavo a guardare l’orologio perché pur pensando che razionalmente due date dei Nofx al Carroponte non sarebbero mai andate sold out, ero terrorizzato all’idea di non riuscire a prendere i biglietti.
Così, alle 17:30 circa, quando sono finalmente riuscito a sganciarmi e tornare al PC, ho aperto il sito delle prevendite e comprato il biglietto.
Ho visto il prezzo, per un momento ho pensato: “No, così no. Così dovete andarvene affanculo!”, ma poi ho anche pensato che questo mondo in cui i concerti sono beni di lusso sarebbe rimasto tale e quale anche se avessi rinunciato, solo la mia vita sarebbe stata un pochino peggio. E allora, con un altro vaffanculo, ho cliccato acquista.

Il prezzo del biglietto per vedere i Nofx al Carroponte il 12 Maggio 2024 è 79 euro, a cui vanno aggiunti 11,85 euro di diritti di prevendita e 8,07 di spese di gestione, per un totale di 98,92 euro. È una cifra folle, irragionevole, su cui però può valere la pena fare qualche riflessione.
La prima, ideologica, è certamente la più ingombrante e quindi conviene tirarsela via fin da subito. I Nofx sono stati i paladini del DIY negli anni in cui il punk-rock ha avuto facile accesso alle classifiche e alle major. Ho sempre avuto la sensazione siano stati bravissimi a rivendere come scelta ideologica l’aver perso un treno su cui non avrebbero esitato a salire con Leave it Alone, così come siano stati molto scaltri (Mike in primis) nel monetizzare una moda pur restandone formalmente fuori, ma al netto di ogni congettura nessuno, in tempi non sospetti, si sarebbe sognato di rinfacciare loro It’s my job to keep punk-rock elite come sarebbe ultra lecito fare oggi. La questione è molto semplice: se l’obbiettivo é davvero chiudere in bellezza, i Nofx avrebbero potuto e dovuto farlo a prezzi che permettessero a tutti di partecipare alla festa. Perché è l’ideale che hanno sempre spinto e perché hanno le spalle abbastanza larghe da poterlo applicare.
Ci sta quindi non lasciar loro passare questa scelta, capisco in pieno chi non ci stia e chi si senta tradito. Non sentissi così forte il bisogno di esserci per me, più che per loro, sarei anche io di quel partito.
Sul piano prettamente economico peró, credo che: “100 euro per i Nofx è una follia” sia una reazione di pancia più che un’analisi, quindi adesso provo a fare qualche conto della serva.
Un po’ come ad inizio post, parto con un parallelismo con altre band dello stesso giro e con una “storicità” analoga. I Blink a Bologna un mese fa uscirono con i biglietti alla stessa cifra, facendo sold-out in pochi minuti, idem i Green Day per il loro show a sorpresa ai Magazzini Generali di qualche giorno fa. Due concerti “evento”, anche se per ragioni diverse, accomunabili quindi a questo final tour. Se invece prendiamo il concerto standard dei Green Day previsto per il prossimo Giugno agli I-Days, il prezzo scende a 70 euro, prevendita e commissioni varie comprese (da qui in poi solo prezzi finiti, per comodità).
Sempre facendo un giro su ticket-one (che continuo a sperare fallisca), ecco altri prezzi di concerti che trovo paragonabili in termini di portata/dimensione dell’artista e che non hanno, che io sappia, il carico dell’essere un evento particolare:
– Meshuggah: 50 e passa euro
– Bruce Dickinson: 50 e passa euro
– I Prevail: 50 e passa euro
– Judas Priest: 80 e passa euro
– Rammstein: 100 e passa euro
– Powerwolf: quasi 60 euro
– Fear Factory: quasi 50 euro
– Sum 41 + Avril Lavigne: 60 e passa euro
– Deep Purple: 60 e passa euro
– The 1975: 50 e passa euro
Non so, forse non tutti gli esempi sono calzanti, ma vedendo la lista mi sento di ipotizzare che il prezzo per un concerto dei Nofx al Carroponte nel 2024 non sarebbe mai potuto essere inferiore ai 50/60 euro, a meno di uscire con un biglietto “fuori mercato”, cosa che i Nofx non credo abbiano mai fatto in 25 anni.
So benissimo che 60 euro non sono 100, non sono scemo, però credo che la discriminante non sia in questo scarto. Posso certamente sbagliare, ma secondo me il nodo della questione sta nel fatto che oggi vedere un concerto di media portata è di fatto una spesa poco accessibile, sempre. L’industria ha deciso di abdicare all’idea di portare tutti ai concerti, forse perché non praticabile (scendere sotto quelle cifre potrebbe essere insostenibile, nei fatti. Non lo so. Certo, il 20% in più per i costi di gestione e la prevendita, su un biglietto da 80 euro, non riesce proprio a sembrarmi legittimo.), e passare a spremere come limoni quelli che possono permettersi di andarci. Chi è entrato nell’ottica del fatto che sia normale spendere 60 euro per un concerto può cacciarne 80/100 quella volta in cui si presenta l’evento straordinario. Con la giusta strategia poi, la straordinarietà potrà diventare sempre più frequente, fino a rimpiazzare la normalità, dando spazio ad una nuova straordinarietà ancora più cara. Trovo veramente molto naive pensare che band in giro da quarant’anni, che fanno tour intercontinentali e campano di questo, possano o debbano disallinearsi da questo meccanismo sulla base del fatto che suonano punk-rock. I Nofx non sono mai stati i Fugazi, ma forse dovremmo anche considerare che se il modello etico dei Fugazi fosse appartenuto a tante altre band, avremmo di loro una visione meno eroica. Sarà il mio arido cuore di anziano sulla via per la più classica delle morti da democristiano, ma l’obbiezione “il punk a 100 euro è una vergogna” parlando dei Nofx, dei Green Day o dei Blink 182 mi sembra vagamente populista.

Non lo so, sono le 2:17 di notte, sto da 5 ore su questa pagina e mi sembra tutto solo un gigantesco tentativo di autoassolvermi per essere in qualche modo venuto meno ad una serie principi. Una cosa che non mi capita per esempio al mattino quando mi alzo, mi vesto e butto parecchie energie nel tentativo di arricchire la multinazionale per cui lavoro. E sí, probabilmente è benaltrismo, ma forse se trovo più indigesto spendere 100 euro per vedere un concerto è perchè ho perso completamente il senso delle proporzioni. Solo io, ovviamente, non sentitevi tirati in mezzo. 

Ah, giusto per chiudere, qualcuno ipotizza possa non essere davvero l’ultimo concerto dei Nofx, che sia tutta una strategia di marketing più o meno premeditata per alzare più soldi col tour e ripresentarsi magari tra qualche anno dicendo: “Avevamo scherzato”.
Possibile.
Ciò che mi sento sinceramente di dare per impossibile, però, è che questo non sia destinato a rimanere in ogni caso il mio ultimo concerto dei Nofx.


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Ho giocato Baldur’s Gate 3

Nella mia vita non sono mai stato un grandissimo videogiocatore, neanche da ragazzino. Ho giocato pochissimi titoli, a cui però ho dedicato tantissimo tempo. Tra questi, la saga di Baldur’s Gate è probabilmente l’unica su cui sono tornato diverse volte. La giocai tutta all’uscita in modalità single player per poi rigiocarla quasi immediatamente dopo costruendo l’intero party sulla scia del nostro party di D&D. Ricordo che registrammo anche tutte le voci per doppiare i personaggi, un lavoro oltre il maniacale di cui probabilmente ho ancora i file da qualche parte.
Poi la giocai l’estate della tesi di laurea, costretto a casa ad Agosto mentre gli amici si sparavano una vacanza on the road in California(1) e forse un’altra volta prima del 2020, quando durante il lockdown mi è sembrata la cosa più normale del mondo reinstallare tutto e ripartire ancora una volta.
Se ho passato gli ultimi due anni a monitorare ogni possibile sito di e-commerce nel tentativo di trovare una Playstation 5 al suo prezzo reale, senza cedere alle truffe dei vari Game Stop, è solo perchè sapevo che nel 2023 sarebbe uscito il terzo capitolo di questa saga.

Questo per dire che sì, c’era dell’hype.
Il gioco è uscito il 6 settembre e io l’ho finito in 2 mesi esatti, il 6 novembre.
L’ultimo salvataggio, quello che si genera automaticamente prima dello scontro finale, registra 129 ore di gioco effettivo, ma è una stima al ribasso. Per la tipologia di gioco che è, infatti, il dato non tiene conto dei passaggi in cui ho dovuto ricaricare e ripartire da un punto più indietro a causa di scontri finiti male e/o decisioni di cui non ero soddisfatto (ma di questo parliamo dopo). Sono quindi portato a considerare attendibile una stima di 150 ore di gioco effettive spalmate su 60 giorni, numero che calcolatrice alla mano mi addebita 2.5 ore di gioco al giorno per ogni fottuto giorno che dio ha mandato in terra tra il 6/9 e il 6/11 2023.
Tutti i giorni.
Anche quelli in cui ero via per lavoro e non avevo accesso alla playstation.
“Ma questo è impossibile!” starai pensando. E hai ragione, perchè tu giustamente non consideri che un essere umano possa privarsi del sonno per giocare ad un videogame, specie alla non più verde età di 42 anni. Eppure eccoci qui.

Baldur’s Gate 3 è un gioco meraviglioso.
Non ho titoli per definirlo il miglior RPG della storia, ma è sicuramente il migliore tra quelli che ho giocato io. La cosa davvero magnifica però è che lo è al netto della storia che racconta. Non che la trama portante sia brutta, non lo è per niente, ma a me sono servite almeno metà delle ore di gioco per poterci entrare ed iniziare davvero ad interessarmene. Per lunga parte della mia esperienza il mega plot che dà origine agli eventi è rimasto sullo sfondo, costantemente offuscato da interessi più marginali ed immediati, che fossero relativi a side quest o allo sviluppo di rapporti interpersonali con altri NPC. 
Perchè la caratteristica senza dubbio migliore di questo gioco è che puoi davvero (DAVVERO!) giocarlo di ruolo, ad un livello di libertà e coerenza interne che non avevo mai visto prima in un videogioco(2). Non si parla quindi solo di operare alcune scelte o, ancora più classico, di giocare il proprio PG buono o malvagio, ma di percorrere una strada fatta di grigi, in cui definita l’idea che abbiamo del nostro personaggio la si possa adattare a scelte diverse in circostanze diverse, rendendo di fatto ogni storia “unica”. Per quello mi capitava di ricaricare dopo qualche decisione, perchè dentro di me sentivo che non fosse giusta per il PG, non perchè la ritenessi sbagliata in senso assoluto o controproducente. Senza voler fare spoiler, io ho scelto di giocare la storia usando il personaggio che avevo creato per la nostra campagna storica di D&D. Chiedendogli di riassumere la sua filosofia di vita, risponderebbe: “Va beh, se proprio devo salvare il mondo per risolvere ‘sto mio problema, oooook…”. Nulla di particolarmente elaborato, ma siamo comunque dalle parti di un personaggio che non è interessato particolarmente a fare del bene, ma non è neanche votato alla malvagità. Non è nemmeno il classico opportunista, però, perchè sceglierà sempre la via più “etica” per ottenere il proprio tornaconto, anche quando questa non dovesse essere la più semplice o immediata. Un personaggio di questo tipo non è facile da inserire in un RPG, perchè la maggior parte delle volte i giochi tendono a schiacciare questa propensione al bene per proprio tornaconto in una propensione al bene e basta, snaturando l’idea del PG in qualcosa di piuttosto diverso. In Baldur’s Gate 3 questa cosa non succede e sono rimasto impressionato da quanto la mia idea di personaggio potesse stare all’interno del gioco in maniera coerente e, anzi, fosse supportata dal gioco stesso nelle scelte che mi poneva di fronte. 
Altro aspetto superlativo riguarda i personaggi non giocanti, che non sono solo bellissimi e profondissimi, ma che hanno davvero una propria volontà ed indole, che il gioco ti permette di non offuscare e allineare forzatamente a quella che è la linea del personaggio giocante. Tantissime scelte compiute per gli NPC, per portare avanti le loro storie personali, lasciano al giocatore l’opzione di mettersi in disparte e lasciar loro la possibilità di agire per come sono stati pensati da chi li ha scritti. Anche qui, senza voler fare spoiler ci sono almeno un paio di finali “amari” per alcuni dei personaggi di contorno che fanno parte del gruppo, ma assumono tutta un’altra dimensione e carica emotiva se ci si arriva consci del fatto che quella sia la loro volontà e non qualcosa che dipenda dalle scelte che abbiamo compiuto noi per loro.
Insomma, Baldur’s Gate 3 è un gioco di ruolo VERO ed è quella la cosa per cui è valsa la pena buttare due mesi di sonno.

Altre note sparse.
– Tecnicamente e visivamente è molto ben fatto. Si bestemmia un po’ con la telecamera, specialmente durante alcuni combattimenti, ma è tutto gestibile.
– Giocarlo con il pad è di un’immediatezza incredibile, cosa che mai avrei pensato.
– La struttura dei combattimenti a turni mi è piaciuta tantissimo ed è gestibilissima anche da chi non conosce il sistema di gioco, per quanto probabilmente avere una padronanza della 5a edizione di D&D porti alla possibilità di strutturare i combattimenti in maniera ancora più strategica. Io non sono mai stato quel che si definisce un power player, ovvero uno di quelli che si studia ogni regola per creare il personaggio più forte possibile o la combo di attacco più letale. Io ho sempre giocato solo per l’aspetto interpretativo, spesso costruendo personaggi che nei combattimenti risultano utili quanto una pala da neve ai caraibi, quindi probabilmente ho commesso tanti errori nella scelta di abilità e incantesimi o nella meccanica di approccio agli scontri, ma ciò nonostante sono andato avanti senza troppi intoppi.
– L’ambientazione in cui ci si muove è davvero ben fatta e permette di calarsi in pieno dentro al mondo di gioco, anche quando l’azione si svolge in contesti e ambienti che non amo. Muoversi attraverso le vie di Baldur’s Gate, nell’ultimo capitolo del gioco, è qualcosa di incredibile. Non raggiungevo un livello così di immersività dai tempi di Red Dead Redemption 2.
– Gale è il miglior NPC di sempre.
– L’unica nota negativa, forse, è l’aver messo un cap ai livelli dei personaggi un po’ troppo basso. Non tanto perchè ambissi ad arrivare a chissà quale livello superiore, quanto perchè ho praticamente giocato tutta l’ultima parte di gioco già al massimo della “potenza” del mio party, cosa che ha reso le sfide meno difficili e stimolanti. Vero è che io ho giocato praticamente ogni side quest trovata, andando abbondantemente oltre la mole minima di gioco necessaria a chiudere la storia, ma forse sarebbe stato possibile bilanciare meglio questo aspetto.

Se vi capita, giocatevi Baldur’s Gate 3.
Io sto già pensando di ripartire, magari con l’opzione “oscura pulsione” che però giocata ora è certamente meno misteriosa di quanto fosse in origine.
Intanto, vi saluta Malcer.

1. maiali.
2. e che spesso mancano, purtroppo, anche se si gioca da tavolo.


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