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Ho giocato Baldur’s Gate 3

Nella mia vita non sono mai stato un grandissimo videogiocatore, neanche da ragazzino. Ho giocato pochissimi titoli, a cui però ho dedicato tantissimo tempo. Tra questi, la saga di Baldur’s Gate è probabilmente l’unica su cui sono tornato diverse volte. La giocai tutta all’uscita in modalità single player per poi rigiocarla quasi immediatamente dopo costruendo l’intero party sulla scia del nostro party di D&D. Ricordo che registrammo anche tutte le voci per doppiare i personaggi, un lavoro oltre il maniacale di cui probabilmente ho ancora i file da qualche parte.
Poi la giocai l’estate della tesi di laurea, costretto a casa ad Agosto mentre gli amici si sparavano una vacanza on the road in California(1) e forse un’altra volta prima del 2020, quando durante il lockdown mi è sembrata la cosa più normale del mondo reinstallare tutto e ripartire ancora una volta.
Se ho passato gli ultimi due anni a monitorare ogni possibile sito di e-commerce nel tentativo di trovare una Playstation 5 al suo prezzo reale, senza cedere alle truffe dei vari Game Stop, è solo perchè sapevo che nel 2023 sarebbe uscito il terzo capitolo di questa saga.

Questo per dire che sì, c’era dell’hype.
Il gioco è uscito il 6 settembre e io l’ho finito in 2 mesi esatti, il 6 novembre.
L’ultimo salvataggio, quello che si genera automaticamente prima dello scontro finale, registra 129 ore di gioco effettivo, ma è una stima al ribasso. Per la tipologia di gioco che è, infatti, il dato non tiene conto dei passaggi in cui ho dovuto ricaricare e ripartire da un punto più indietro a causa di scontri finiti male e/o decisioni di cui non ero soddisfatto (ma di questo parliamo dopo). Sono quindi portato a considerare attendibile una stima di 150 ore di gioco effettive spalmate su 60 giorni, numero che calcolatrice alla mano mi addebita 2.5 ore di gioco al giorno per ogni fottuto giorno che dio ha mandato in terra tra il 6/9 e il 6/11 2023.
Tutti i giorni.
Anche quelli in cui ero via per lavoro e non avevo accesso alla playstation.
“Ma questo è impossibile!” starai pensando. E hai ragione, perchè tu giustamente non consideri che un essere umano possa privarsi del sonno per giocare ad un videogame, specie alla non più verde età di 42 anni. Eppure eccoci qui.

Baldur’s Gate 3 è un gioco meraviglioso.
Non ho titoli per definirlo il miglior RPG della storia, ma è sicuramente il migliore tra quelli che ho giocato io. La cosa davvero magnifica però è che lo è al netto della storia che racconta. Non che la trama portante sia brutta, non lo è per niente, ma a me sono servite almeno metà delle ore di gioco per poterci entrare ed iniziare davvero ad interessarmene. Per lunga parte della mia esperienza il mega plot che dà origine agli eventi è rimasto sullo sfondo, costantemente offuscato da interessi più marginali ed immediati, che fossero relativi a side quest o allo sviluppo di rapporti interpersonali con altri NPC. 
Perchè la caratteristica senza dubbio migliore di questo gioco è che puoi davvero (DAVVERO!) giocarlo di ruolo, ad un livello di libertà e coerenza interne che non avevo mai visto prima in un videogioco(2). Non si parla quindi solo di operare alcune scelte o, ancora più classico, di giocare il proprio PG buono o malvagio, ma di percorrere una strada fatta di grigi, in cui definita l’idea che abbiamo del nostro personaggio la si possa adattare a scelte diverse in circostanze diverse, rendendo di fatto ogni storia “unica”. Per quello mi capitava di ricaricare dopo qualche decisione, perchè dentro di me sentivo che non fosse giusta per il PG, non perchè la ritenessi sbagliata in senso assoluto o controproducente. Senza voler fare spoiler, io ho scelto di giocare la storia usando il personaggio che avevo creato per la nostra campagna storica di D&D. Chiedendogli di riassumere la sua filosofia di vita, risponderebbe: “Va beh, se proprio devo salvare il mondo per risolvere ‘sto mio problema, oooook…”. Nulla di particolarmente elaborato, ma siamo comunque dalle parti di un personaggio che non è interessato particolarmente a fare del bene, ma non è neanche votato alla malvagità. Non è nemmeno il classico opportunista, però, perchè sceglierà sempre la via più “etica” per ottenere il proprio tornaconto, anche quando questa non dovesse essere la più semplice o immediata. Un personaggio di questo tipo non è facile da inserire in un RPG, perchè la maggior parte delle volte i giochi tendono a schiacciare questa propensione al bene per proprio tornaconto in una propensione al bene e basta, snaturando l’idea del PG in qualcosa di piuttosto diverso. In Baldur’s Gate 3 questa cosa non succede e sono rimasto impressionato da quanto la mia idea di personaggio potesse stare all’interno del gioco in maniera coerente e, anzi, fosse supportata dal gioco stesso nelle scelte che mi poneva di fronte. 
Altro aspetto superlativo riguarda i personaggi non giocanti, che non sono solo bellissimi e profondissimi, ma che hanno davvero una propria volontà ed indole, che il gioco ti permette di non offuscare e allineare forzatamente a quella che è la linea del personaggio giocante. Tantissime scelte compiute per gli NPC, per portare avanti le loro storie personali, lasciano al giocatore l’opzione di mettersi in disparte e lasciar loro la possibilità di agire per come sono stati pensati da chi li ha scritti. Anche qui, senza voler fare spoiler ci sono almeno un paio di finali “amari” per alcuni dei personaggi di contorno che fanno parte del gruppo, ma assumono tutta un’altra dimensione e carica emotiva se ci si arriva consci del fatto che quella sia la loro volontà e non qualcosa che dipenda dalle scelte che abbiamo compiuto noi per loro.
Insomma, Baldur’s Gate 3 è un gioco di ruolo VERO ed è quella la cosa per cui è valsa la pena buttare due mesi di sonno.

Altre note sparse.
– Tecnicamente e visivamente è molto ben fatto. Si bestemmia un po’ con la telecamera, specialmente durante alcuni combattimenti, ma è tutto gestibile.
– Giocarlo con il pad è di un’immediatezza incredibile, cosa che mai avrei pensato.
– La struttura dei combattimenti a turni mi è piaciuta tantissimo ed è gestibilissima anche da chi non conosce il sistema di gioco, per quanto probabilmente avere una padronanza della 5a edizione di D&D porti alla possibilità di strutturare i combattimenti in maniera ancora più strategica. Io non sono mai stato quel che si definisce un power player, ovvero uno di quelli che si studia ogni regola per creare il personaggio più forte possibile o la combo di attacco più letale. Io ho sempre giocato solo per l’aspetto interpretativo, spesso costruendo personaggi che nei combattimenti risultano utili quanto una pala da neve ai caraibi, quindi probabilmente ho commesso tanti errori nella scelta di abilità e incantesimi o nella meccanica di approccio agli scontri, ma ciò nonostante sono andato avanti senza troppi intoppi.
– L’ambientazione in cui ci si muove è davvero ben fatta e permette di calarsi in pieno dentro al mondo di gioco, anche quando l’azione si svolge in contesti e ambienti che non amo. Muoversi attraverso le vie di Baldur’s Gate, nell’ultimo capitolo del gioco, è qualcosa di incredibile. Non raggiungevo un livello così di immersività dai tempi di Red Dead Redemption 2.
– Gale è il miglior NPC di sempre.
– L’unica nota negativa, forse, è l’aver messo un cap ai livelli dei personaggi un po’ troppo basso. Non tanto perchè ambissi ad arrivare a chissà quale livello superiore, quanto perchè ho praticamente giocato tutta l’ultima parte di gioco già al massimo della “potenza” del mio party, cosa che ha reso le sfide meno difficili e stimolanti. Vero è che io ho giocato praticamente ogni side quest trovata, andando abbondantemente oltre la mole minima di gioco necessaria a chiudere la storia, ma forse sarebbe stato possibile bilanciare meglio questo aspetto.

Se vi capita, giocatevi Baldur’s Gate 3.
Io sto già pensando di ripartire, magari con l’opzione “oscura pulsione” che però giocata ora è certamente meno misteriosa di quanto fosse in origine.
Intanto, vi saluta Malcer.

1. maiali.
2. e che spesso mancano, purtroppo, anche se si gioca da tavolo.


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