To tweet or not to tweet

Poco fa su twitter una delle persone che seguo ha condiviso il video di una TED Conference a tema social shaming. E’ un intervento molto bello, che credo sia giusto condividere, ma che mi dà anche occasione di buttar giù una riflessione sul mio rapporto con twitter, che nell’ultimo periodo non è proprio rose e fiori.
Prima però metto il video dell’intervento, che è la parte interessante del post. A chi non volesse sorbirsi anche il resto basta evitare di leggere quel che c’è scritto dopo.

Fortunatamente, i problemi che sto avendo io con twitter non sono quelli riportati nel video. Potrebbero esserlo? Non lo so, da un lato credo di no, non è un rischio che correrei volentieri, ma dall’altro è evidente io non abbia una percezione reale di come il mio modo di esprimermi su twitter arrivi a chi legge.
La persona che ha condiviso questo video qualche ora prima mi diceva, dopo avermi dato del troll, che mi esprimo su twitter “come fossi su un forum nel 2003”. Credo sia un commento molto centrato, quindi partirò da lì.

Io non mi sono mai posto più di tanto il problema di come si sta su un social network, quale che sia. Li ho sempre approcciati in modo molto egoistico ed egocentrico: usarli per il mio scopo alle mie regole, non curandomi più di tanto di venire compreso. Non lo dico con l’arroganza di chi crede sia l’approccio corretto, però è una cosa di cui sono consapevole e che non ho mai pensato di cambiare. Vale a tutti i livelli, ovviamente. Su Instragram, ad esempio, non metto quasi mai foto di paesaggi nè uso hashtag per catalizzare visite. Il motivo è che l’ho sempre inteso come un album di ricordi personali da condividere, che debbano parlare di me e non di quanto sia bello o interessante quel che mi sta intorno.
Lo stesso discorso vale per twitter. Ci sono entrato perchè lo trovo un bel modo per stare aggiornato su quel che succede intorno a me e perchè mi dà la possibilità di dialogare con persone che non sono magari accessibili per un’interazione diretta. Non necessariamente persone con cui sono sempre d’accordo, spesso con persone di cui stimo l’opinione anche quando è molto distante dalla mia. Nel video qui sopra si parla di twitter come di “Mutual approval machine” (10:42) ed è una cosa che penso molto vera, ma che personalmente non faccio. Mi piace discutere con persone che la pensano in modo diverso da me perchè mi aiuta a pensare. A volte mi permette di mettermi in discussione, altre volte rafforza il mio punto di vista in virtù dell’aver avuto una visione più completa delle altre possibilità. Puntualmente però, quando mi capita uno scambio di punti di vista con qualcuno che la vede molto diversamente da me, i like sono sempre piuttosto schierati: i follower dell’interlocutore cuorano i tweet dello stesso. Se si tratta di uno che ha “i numeri” di solito le sue risposte ricevono un’approvazione solida e massiccia. Raramente qualcuno della curva opposta trova condivisibile la mia visione ed è una cosa che mi è sempre sembrata “strana”, a livello statistico. Probabilmente parte della spiegazione sta in questo fenomeno di “bolla di approvazione” all’interno di cui ci si muove.

Un’altra parte della spiegazione potrebbe stare nel fatto che non sono capace di comunicare online. Io ho “imparato” a relazionarmi con persone sconosciute usando una tastiera proprio sui forum, per quello prima dicevo che quella descrizione appiccicatami ‘sta mattina è probabilmente molto vera. Non ho cambiato modo di pormi rispetto a quelle dinamiche lì e se c’è una differenza comunicativa tra i due mezzi, io non solo non la applico, ma non la conosco proprio. Oltretutto quel tipo di approccio è piuttosto comune anche nelle chat whatsapp che ho con gli amici, con la grossa differenza che in quel caso sono persone che conosco e a cui è più semplice “contestualizzare” un mio messaggio sulla base della persona che sono, identificandone magari il tono o lo scopo. 
Non è che cerchi di essere criptico quando scrivo, di solito ci provo davvero duro a farmi capire, eppure il messaggio spesso non passa  o non attecchisce. Non sono così insicuro da pensare di non saper scrivere frasi di senso compiuto, ma il numero di persone che hanno a che fare con me online e che non capisce quanto gli dico è diventato “sospetto”, perchè siano unicamente loro la causa del problema. In più sono abbastanza permaloso, quindi per quanto cerchi di non farlo mai per primo, non ho particolari inibizioni nel portarmi a livello di chi si pone in maniera passivo aggressiva o mi tratta evidentemente da scemo e questo, incredibilmente, non aiuta a chiarire eventuali incomprensioni.
Tutto sommato che la cosa fosse in questi termini mi è sempre andato piuttosto bene. Il rate di situazioni in cui uscivo dalla discussione con il nervoso era accettabile e pensavo di avere le spalle sufficientemente larghe per sopportare che una manciata di sconosciuti potesse pensare di me che sono un demente.
Nell’ultimo periodo però mi pare di raccogliere dal mio intorno digitale sempre più merda in faccia ed inizio ad averne un po’ abbastanza. Sono un tizio con 333 follower che nei massimi episodi di consenso online raccatta due o tre dozzine di like. Non ho ancora smesso di chiedermi come mai certe cose che dico non arrivino, soprattutto quando si tratta di gag o battute, ma mi sono rassegnato all’evidenza dei fatti. Sono sempre stato così, però. Quindi o mi prendevo troppo pochi vaffanculo prima (possibile) o qualcosa è cambiato anche nel modo in cui le altre persone stanno sui social. Probabilmente, anche in questo caso, la verità sta in mezzo. 
Il video qui sopra mi ha portato a riflettere sul fatto che le mie spalle potrebbero non essere davvero larghe abbastanza. Ed è una cosa che fa paura.

Da qualche giorno sto pensando seriamente di staccare un po’ la spina a Twitter.
Se non l’ho fatto è perchè credo davvero sia un buon modo per rimanere aggiornati su quanto succede nel mondo: su twitter le notizie arrivano prima e in maniera meno filtrata, lasciandomi un giusto spazio per approfondire. Non è una cosa a cui mi sento di rinunciare.
La soluzione quindi potrebbe essere continuare a starci, ma senza parlare con nessuno. Leggere quel che scrivono gli altri e magari scrivere quel che mi va di dire a mia volta, ma smettere di interagire. Conoscendomi potrebbe essere una delle sfide più difficili per me perchè il mio stare sui social deriva da un grande bisogno di parlare con persone di cose di cui non ho modo di discutere altrove. Al momento la vedo come una rinuncia gigantesca, forse però sovrastimo il mio reale bisogno di stare attaccato a questa macchina.
C’è quel famoso detto: “E’ meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio.”.
Ecco io ritengo sia una mega cazzata.
O meglio, se per quel che penso e dico ti sembro stupido è giusto correre il rischio e fare in modo che il tuo giudizio emerga. In un modo o nell’altro, è una cosa che alla fine farà bene ad entrambi. Andando per logica però, potrebbe tranquillamente essere un altro ambito in cui il mio punto di vista si riveli non condiviso.

EDIT: La mia forza di volontà ha resistito sette giorni. Dio, se sono inaffidabile.

 

4 commenti su “To tweet or not to tweet”

  1. Io a dir la verità non ho capito bene cosa si intende con la frase “rispondi sempre come stessi su un forum nel 2003”. Ok, è una frase ad effetto, ok ho capito che era una critica, ma cosa intendeva? Che fai il rissoso? Che fai il saputello? Che controbatti a prescindere? Che fai il bastian contrario? Tutte le precedenti?
    Non saprei, probabilmente dipende dalle esperienze pregresse sui forum ad inizio anni 2000.
    (in realtà mi sono stupito di questo post perché l’espressione incriminata non è nemmeno la cosa realmente importante uscita da quella discussione su twitter ma vabbè)

  2. Io l’ho presa per buona. Se fai un distinguo del gerene mi stai dicendo che il linguaggio che si usava sui forum allora è diverso da quello che si usa/dovrebbe usare su twitter. Io non so dove stia la differenza, ma è vero che per me i forum e twitter sono grossomodo lo stesso sport, quindi ci scrivo nello stesso modo. Cosa significhi nello specifico non so dirtelo e non è a me che devi chiederlo.
    Faccio il rissoso? Non mi pare, nella misura in cui non parto mai per alzare i toni o buttarla in caciara. Che è diverso dal mantenere sempre la calma quando ho l’impressione che chi mi parla mi stia trattando da scemo oppure abbia passato il limite.
    Faccio il saputello? Boh, magari mi capita. Di certo son più le volte che qualcuno fa le pulci a me di quanto io le faccia ad altri, o almeno è la mia impressione. Sicuro non sono uno che gode nell’andare a correggere il prossimo. Non ho manco le competenze per farlo, se non in piccoli e marginalissimi ambiti.
    Controbatto a prescindere? Se lo chiedi a me, no. Controbatto quando mi interessa il discorso e voglio svilupparlo. Certo sono più tipo da rispondere/commentare quando non sono d’accordo perché farsi i pompini a vicenda non è una mia passione.
    Faccio il bastian contrario? Credo valga la stessa riaposta.
    Tutte le cose insieme? Possibile. Te mi segui da un po’ e se questi sono gli atteggiamenti che pensi io abbia su twitter è probabile che siano le stesse cose a cui fa riferimento lui.

    Detto questo, di quella discussione mi è rimasta questa frase perché è un periodo in cui mi sento fuori luogo lí sopra. Su tutto il resto del discorso inerente al razzismo negli stadi ho portato a casa certamente di più dallo scambio di commenti sotto il mio post originale che in tutto oggi, ma è di nuovo un problema mio.

  3. I termini rissoso/saputello ecc. non erano ovviamente riferiti nello specifico a te, stavo immaginando i tratti negativi di una persona che scriveva nei forum nel 2003.
    Sul fatto che scrivere su un forum e su twitter siano due cose diverse invece io concordo. Magari la differenza non è enorme, ma lo spazio nelle risposte e la velocità in cui nascono e muoiono le discussioni necessita di una differenza nel modo di approcciarlo e magari un diverso linguaggio. Non entro nello specifico perché non saprei darti delle regole, però è una cosa che io avverto.
    In ogni caso non staccare la spina, secondo me non è mai la soluzione migliore, a meno che la permanenza su Twitter ti generi davvero dei grossi problemi.

  4. Staccare la spina non va in primis a me, ma il fastidio ha superato la soglia sotto la quale non faccio un cazzo e aspetto mi passi.
    Stare su twitter per leggere e twittare, ma senza rispondere ad altri o partecipare a discussioni è un esperimento che voglio provare a fare. Oggi ho contato le volte in cui avrei voluto/potuto intervenire sotto tweet altrui. Non sono state molte (giornata piena al lavoro), ma in ognununa ho provato a pensare a possibili conseguenze ad una eventuale battuta infelice o parere non allineato e nella maggioranza dei casi la mia “analisi del rischio” è stata positiva, ovvero difficilmente avrebbero portato ad una situazione in cui alla fine ci resto male. Vado avanti così per un po’, anche solo per capire se sovradimensiono una parte in realtà esigua delle mie interazioni. Poi vediamo.

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