Messico & Guatemala – 2011


Doveva essere un viaggio da ricordare per sempre, quello della luna di miele, e così è stato. Tutto è andato alla grande: i posti visitati si sono rivelati splendidi, le guide preparatissime, disponibili e simpatiche, i compagni di viaggio fantastici, il cibo ottimo e le condizioni climatiche quasi perfette. Si potrebbe giusto recriminare per un paio di giornate di pioggia, soprattutto per quella che ci ha colpito ad Antigua, e per la spiaggia non proprio entusiasmante del resort finale, ma si tratta veramente di piccoli inconvenienti che in sostanza non hanno per nulla inciso sulla valutazione complessiva.

Come di consueto, inizio questa mini recensione/guida con qualche consiglio pratico a chi volesse cimentarsi in un’esperienza simile. Innanzi tutto il prezzo indicato in fondo non deve intimorire. Per noi si trattava del viaggio di nozze e, nel possibile, non si è badato a spese. Tuttavia informandosi un po’ e con i giusti agganci è possibile fare un’esperienza del genere, anche in maniera più elastica se vogliamo, spendendo decisamente meno. A causa di vari eventi infatti il viaggio è stato da noi organizzato quasi all’ultimo momento, cosa che ha inciso soprattutto sul prezzo dei voli. Il diretto Francoforte-Mexico City infatti è costato 1400 euro a persona, prezzo che sarebbe potuto essere decisamente inferiore.

Per quanto riguarda il tour, abbiamo selezionato un’offerta della Mistral – Quality Group e ne siamo rimasti soddisfattissimi. Le strutture erano tutte di altissimo livello, ma mai eccessivamente sfarzose. Spesso si trattava di vecchie case coloniali restrutturate o piccoli alberghi collocati in sorta di parchi naturali. Le guide erano tutte in grado di parlare benissimo italiano e si sono rivelate preparatissime, disponibili ad ogni richiesta e super efficienti. I posti scelti per i pranzi o le cene incluse erano sempre di buonissima qualità e tipici locali. Gli spostamenti erano tutti organizzati al meglio ed in tredici giorni non abbiamo mai avuto nessun tipo di contrattempo o problema. Come dicevo però, lo stesso viaggio può essere effettuato risparmiando non poco. Dopo essere stato sul posto concordo anche io nello sconsigliare viaggi totalmente autogestiti, soprattutto se si intende passare il confine tra Messico e Guatemala. Quello che si può fare però è contattare direttamente una di queste guide, spesso libere professioniste, ed organizzare il viaggio direttamente con loro saltando l’intermediario. Questo permette di creare itinerari più flessibili e personalizzati, così come di selezionare strutture sì buone, ma non care quanto quelle in cui abbiamo risieduto noi. La guida, cosa non da poco, fornisce anche il vantaggio di non dover guidare, rendendo accessibili i lunghissimi spostamenti necessari per coprire l’intero tour.

Bene, è giunto il momento di partire con la descrizione del viaggio. Dopo sole dodici comodissime ore di volo targate Lufthansa (molto meglio di Iberia e U.S., a conti fatti) arriviamo a Città del Messico dove ad attenderci troviamo la prima guida, Porfirio. Restiamo nella capitale due giorni, di cui il secondo viene dedicato alla visita del santuario di Nostra Signora di Guadalupe e del sito archeologico di Teotihuacan. Nelle nostre intenzioni originali Città del Messico non sarebbe dovuta essere parte del tour ed in effetti in sè non è che abbia nulla di particolarmente meritevole da vedere. Merita sicuramente una visita il museo di Antropologia, dove una buona guida può davvero spiegare tantissimo sulle diverse culture precolombiane (Porfirio da questo punto di vista merita un 10 e lode!), ma per il resto davvero nulla di particolare. Discorso differente vale invece per le due escursioni effettuate il secondo giorno. Sia il Santuario, infatti, che il sito archeologico ci sono piaciuti veramente tantissimo e valgono sicuramente una sosta. Per queste due notti noi abbiamo soggiornato all’Hotel Gran Melia Reforma, forse il più lussuoso tra tutti gli hotel del viaggio. La comodità di questo posto, però, stava più che altro nell’essere collocato in pieno centro, consentendoci di andare in giro a piedi ed indisturbati in tutta sicurezza, anche la sera.

Il primo spostamento è subito uno dei voli interni e ci porta dalla capitale fino a Tuxtla Gutierrez, dove incontriamo la seconda guida, Felipe, e partiamo in direzione della seconda destinazione del tour, ovvero San Cristobal de las Casas (B), in Chiapas. Se abbiamo optato per questo itinerario, alla fine, è proprio perchè ci interessava molto vedere questa regione e conoscere per bene la sua storia. A tal proposito, tutt’ora non saprei dire se quanto Felipe ci ha raccontato sia vero o no, ma stando a lui il Subcomandante Marcos oggi non sarebbe più ricercato e, anzi, starebbe insegnando presso una scuola/università locale. Storia della rivoluzione a parte, il Chiapas si rivela essere la zona più affascinante del Messico con le sue montagne e le comunità locali indigene. Sulla via per San Cristobal abbiamo potuto navigare lungo il Canyon Sumidero, esperienza stra consigliabile sia per i panorami, che per la fauna che si può ammirare in loco. Durante il secondo giorno di permanenza a San Cristobal abbiamo invece potuto apprezzare per bene la vita e le dinamiche delle popolazioni indigene. In questa zona il turismo non è molto sviluppato. Ovviamente c’è chi ci viene, ma non si parla mai di fenomeni di massa. Questo fa sì che la gente, pur conscia di cosa sia il turismo e di come provare a sfruttarlo, non ne sia stata snaturata. Al mercato cittadino l’atmosfera è quindi molto affascinante e si possono trovare ancora persone che, ad esempio, non vogliono essere fotografate per paura di perdere l’anima. E’ però la visita a due comunità locali ad averci permesso di apprezzare la realtà indigena al cento per cento: Zinacantan e San Juan Chamula. Presso la prima si possono soprattutto ammirare le procedure di artigianato locale, mentre a San Juan Chamula, oltre alle condizioni igieniche pietose in cui questa gente vive, a colpire il visitatore sono soprattutto i riti pagano-cristiani che avvengono quotidianamente nella chiesa sconsacrata del paese. Sebbene non sia assolutamente possibile scattare fotografie o riprendere video all’interno della chiesa, ai turisti è concesso l’ingresso e lo “spettacolo” che si può apprezzare una volta dentro è unico nel suo genere, tra rhum, litanie e sacrifici di animali.

Lasciato il Chiapas è il momento di valicare il confine ed entrare in Guatemala. Si cambia di nuovo guida e così incontriamo Mosè, probabilmente il migliore tra gli accompagnatori che ci hanno assistito. Il percorso che ci conduce a Panajacel è lungo e tortuoso e per gran parte viene effettuato lungo la Panamericana. I paesaggi sono mozzafiato e, viaggiando, si ha proprio l’impressione di vivere il centroamerica, con tutti i suoi pregi ed i suoi difetti. Panajachel è un piccolo paese sulle coste del lago Atitlan, un lago a 1500 metri circondato da vulcani. Qui abbiamo risieduto presso l’Hotel Atitlan, un vero paradiso sulla costa del lago, circondato da un parco bellissimo in cui, all’alba, è possibile godere non solo di una vista splendida, ma anche della presenza di tantissime specie di uccelli tropicali. Il giorno seguente è stato utilizzato per la visita alla comunità locale, comprensiva di escursione sul lago, e quella al mercato di Chichicastenango. Per arrivarci abbiamo scelto di fare una corsa, letteralmente, su uno dei coloratissimi bus che si muovono lungo la Panamericana. L’esperienza è decisamente consigliata, sia per l’ambiente che si può vivere sul bus, sia per l’adrenalina che la guida spericolata degli autisti genera nel turista ignaro. La cosa comporta ovviamente qualche rischio, ma abbiamo preferito non perdere questa esperienza. Il giorno seguente si riparte con destinazione Antigua, città coloniale molto graziosa ed ex capitale Guatemalteca. Purtroppo il tempo impietoso non ci ha permesso di godere appieno della visita alla città, così si è optato per vedere il museo del caffè e dirigersi alla fine a Guatemala City. Questa è l’unica tappa veramente pericolosa del viaggio, tanto che abbiamo ricevuto ordine tassativo di non lasciare l’hotel. Evitarla è però impossibile, perchè il giorno seguente è destinato al secondo volo interno del tour, quello che ci ha condotto a Flores.

Flores è una splendida cittadina immersa nella foresta del Petèn e, da sola, meriterebbe la visita. Oltre a questo però, è la città più vicina al sito archologico di Tikal che è la vera attrazione del posto. Piramidi, giungla e un sacco di animali rendono l’atmosfera molto suggestiva e affascinante. La visita al sito riempie la giornata, ma ne vale sicuramente la pena. Purtoppo, nonostante le nostre preghiere, non siamo riusciti a vedere alcun giaguaro.

A questo punto, la nostra permanenza in Guatemala è giunta al termine e viene festeggiata sorseggiando Zacapa, il superbo rum locale. Per il ritorno in Messico scegliamo l’opzione di valicare il confine navigando sul fiume Usumacinta. L’escursione di per se è molto carina, ma permette anche di vedere un altro sito archeologico immerso nella giungla, chiamato Yaxchilan. Da qui in poi in realtà le visite ai siti saranno il reale fulcro del viaggio, ma devo riconoscere che nonostante le perplessità iniziali (li ritenevo troppi e, a lungo andare, possibilmente noiosi) ognuno di essi vale una visita e permette di vedere e scoprire qualcosa di nuovo sulla civiltà Maya. Rientrati in messico ritroviamo Felipe, la guida con cui alla fine abbiamo passato più giorni. La destinazione seguente è Palenque, dimora del famoso re Pakal. Sulla strada per arrivare in città decidiamo però di fare sosta presso una fantastica cascata, utilizzata nel film “l’ultimo dei Mohicani”, dove abbiamo colto l’occasione di fare un bel bagno.

La destinazione successiva è la prima città costiera e si tratta di Campeche, situata sul Golfo del Messico. La città è molto carina e merita una visita anche dopo il tramonto. Oltretutto, Felipe ci ha portato a gustare un’ottima grigliata di pesce che ci ha finalmente permesso di staccare un po’ da maiale, fagioli e sopa azteca che, per quanto ottimi, tendono ad essere un filo pesanti. Oltre al cibo, con l’avvicinarsi alle zone turistiche anche il bere cambia ed il Sacrificio Maya prende via via il posto dell’ottima Don Julio Reposado sale e limone. La destinazione seguente è Merida, la patria dell’amaca. Per arrivarci passiamo a visitare altri tre siti Maya: Edzna, Uxmal e Kabah. Se il terzo è l’unico che alla fine risulta trascurabile, i primi due riescono ancora una volta a farsi apprezzare non solo per imponenza, ma anche per stile e architettura sempre nuove. Con Merida, invece, inizia la parte realmente turistica del messico, con tutti i lati negativi del caso. Girare per la città diventa abbastanza fastidioso per via delle continue richieste di soldi da parte di ogni genere di mercante. Nei giorni precedenti, infatti, non abbiamo mai mancato di comprare prodotti locali nei vari mercati, tuttavia qui l’atmosfera non è per nulla genuina e, anzi, i tentativi di truffa o raggiro non sono per nulla isolati.

La parte di tour si conclude con l’ultima tratta, che ci porterà fino al Secret Silversands Resort di Puerto Morelos. Lungo il percorso abbiamo visitato l’ultimo sito Maya previsto dall’itinerario, nonchè il più famoso: Chichen Itza. Qui la presenza turistica diventa massiccia, svilendo un po’ l’atmosfera del posto, tuttavia la piramide, il campo della pelota e le raffigurazioni dei sacrifici umani riescono in ogni caso ad affascinare il visitatore. Lasciato il sito, abbiamo deciso di fare una sosta poco distante presso il cenote Ik Kil, dove abbiamo approfittato per un bagno e qualche tuffo. I Cenotes sono una delle “attrazioni” più suggestive della zona e una visita la valgono tutta. Come detto, a fine tour ci siamo concessi cinque giorni di relax sulla costa in uno dei tanti resort all-inclusive che si possono trovare sulla riviera Maya. Purtoppo non siamo stati fortunatissimi nella scelta, in quanto l’area di Puerto Morelos presenta una spiaggia ricca di scogli e, nella fattispecie, la porzione gestita dal nostro hotel era particolarmente brutta. La cosa non ha costituito un grosso problema perchè muovendosi di pochi metri lungo la costa si potevano raggiungere zone bellissime in cui poter fare snorkeling in tranquillità. Inoltre avevamo già previsto per quei cinque giorni almeno un paio di escursioni quindi, alla fine, abbiamo comunque potuto apprezzare la parte finale del viaggio.

La prima delle due escursioni l’abbiamo effettuata tramite l’hotel e ci ha permesso di fare snorkeling al rinomatissimo reef di Cozumel. Il posto è un paradiso e si possono ammirare un sacco di pesci e altri animali anche solo facendo snorkeling. Sicuramente però, il meglio lo si può apprezzare con delle immersioni vere e proprie che, tuttavia, richiedono il brevetto. Noi, dal canto nostro, siamo rimasti super soddisfatti dell’esperienza anche senza spingerci a profondità eccessive. Certo, resta il secondo rammarico del viaggio, ovvero il non aver visto il barracuda, però nuotare con le tartarughe marine ha comunque il suo fascino. Per la seconda escursione invece ci siamo recati al sito Maya di Tulum, l’unico situato sulla costa. Il sito in se non è niente di eccezionale, ma il paesaggio merita una visita. Anche in loco abbiamo ovviamente deciso per fare un po’ di snorkeling, la principale attrattiva del luogo, ed abbiamo concluso la giornata mangiandoci una bella parillada di mariscos sulla spiaggia, bagnata da abbondante birra e margaritas. Per questa escursione, invece di affidarci ai tour organizzati, abbiamo semplicemente noleggiato una macchina e fatto tutto per conto nostro.

In conclusione, posso sicuramente dire che questo viaggio ci ha permesso di apprezzare appieno tutti i risvolti del Messico, facendoci letteralmente innamorare di molti di questi. La mia parte preferita, tuttavia, forse è stata quella in Guatemala. Il paese infatti ha moltissime risorse e varrebbe, da solo, una visita più approfondita che magari permetta di vedere anche la costa pacifica. Per quel che riguarda l’estensione mare finale poi, una valida alternativa potrebbe essere il Belize che, a quanto ci è stato detto, presenta tutti i lati positivi della riviera Maya senza essere imbottito di americani. Cosa non da poco. Certo è però che andare in Messico e vedere unicamente lo Yucatan non è cosa consigliabile, proprio perchè molte delle bellezze sia culturali che naturalistiche risiedono nella zona più continentale, senza contare la parte nord e la bassa California che noi, purtroppo, non abbiamo visitato. Questo però non fa altro che incrementare la possibilità di poterci tornare, un giorno. Dopo aver visto Cuba, il Messico ed il Guatemala infatti non posso che concludere di essere letteralmente innamorato del centro america.

FOTO: Vai alla pagina.

DETTAGLI DEL VIAGGIO:

Team:
Manq, la Polly, Giulia e Filippo
Durata: 18 giorni
Km percorsi: 4000 indicativamente, tratta aerea principale esclusa.
Mezzo di locomozione: Diversi minivan (tutti maxifun)
Spesa: 4500 euro (Indicativamente)
Sponsor: Cerveza Bohemia e Cerveza Gallo

VALUTAZIONE:
5-stelle

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