I film del 2015

Anche a film, questo 2015 mi vede un po’ impreparato. Non che ne abbia visti drasticamente meno del solito, ma un po’ meno certamente sí. Tra le lacune c’è anche roba importante tipo il nuovo Star Wars che, mentre scrivo, non sono ancora riuscito ad andare a vedere. Star Wars alla fine sono riuscito a vederlo solo il 29 dicembre, per chiudere il pezzo con un’opinione su uno dei film più attesi e chiacchierati di quest’anno. Il mio giudizio è stato il seguente:

Le mancanze restano, però, e su tutte probabilmente quella che mi pesa di più è The Martian.
L’impressione generale tuttavia è che anche qualitativamente non siano usciti poi tutti questi capolavori in questo 2015: alcuni buoni film, molte cazzate, capitoli sottotono di fortunati franchise (F&F7 e MI:RN, per chi se lo chiedesse) e una manciata di acclamatissimi film di merda. Da tutto questo, ecco la mia top 3:

Sul gradino piu basso del podio ci ho messo Sicario, la cosa più bella che ho visto in sala. Nel senso proprio di bel vedere. Un film con una fotografia suprema, una regia a tratti clamorosa e attori capaci e in palla. Un film con Emily Blunt, da due anni mia attrice preferita a mani bassissime. Un film, però, con una sceneggiatura davvero davvero pigra, cosa che lo relega, ahimè, al terzo posto.
Seconda piazza per quello che a detta di molti (o comunque di gente più attendibile del sottoscritto) é il capolavorone di questo 2015: Mad Max Fury Road. Film di una potenza incredibile, ma che a conti fatti manca di un plot anche solo vago (sì, niente trama > brutta trama). È un gigantesco inseguimento a mille all’ora e senza tregua, che però pare abbastanza fine a sé stesso. Che poi ‘The Raid’ non è che avesse uno script molto più articolato, per dire, ma lì percepivo l’urgenza di seguire le vicende del protagonista, mentre con Mad Max alla fine anche un po’ fotte sega. Quindi bello, ma non abbastanza per trionfare.
Il miglior film che ho visto quest’anno è senza dubbio Ex Machina.
Visivamente figo, plot solido e per i miei standard non banale, egregia gestione della tensione, ottima regia e grande prova di almeno metà del cast. Il personaggio del genio poi, secondo me, è proprio ben scritto. Il plot twist, se si può definire tale, è abbastanza telefonato, ma non pesa sulla riuscita del film. Decisamente una bombetta.

Resta fuori dalla top 3 Ant-Man, il filmetto Marvel che ho deciso di vedere solo per completismo e che invece mi ha proprio divertito. Divertirsi al cinema è ancora importante direi, quindi menzione ad honorem. Per lo stesso principio avrei potuto citare anche Kingsmen, che però mi ha divertito meno.

Parlando dei film brutti i tre peggiori che ho visto sono, in ordine crescente di fastidio:
Birdman
Whiplash
The imitation game
Il primo, tolti dieci minuti in cui l’idea del maxi piano sequenza sembra funzionare, si rivela una gigantesca rottura di palle. Ha vinto l’oscar.
Col secondo ho un problema personale, ovvero che mi stanno sul cazzo i film che spingono una certa etica “fascista”. Whiplash è il Full Metal Jacket del jazz, con la differenza che Palla di Lardo alla fine invece che fucilare, giustamente, il nazista che l’ha fatto impazzire, gli riconosce il merito di un improbabile successo. Poi oh, grande prova di recitazione. Però sticazzi.
Peggio di entrambi c’è solo The Imitation Game che, oltre ad essere brutto oltre ogni ragionevole decenza, tratta con una superficialità quasi offensiva quelli che sarebbero dovuti essere temi centrali, sostituendoli con Keira Knightley. Così, a buffo. Non si fa.

Questo è tutto, consegnato ai posteri l’ultimo giorno disponibile. Scrivendo il pezzo mi sono ricordato di aver visto anche l’ultimo di Mann, Blackhat. L’avevo dimenticato. #EnoughSaid

I dischi del 2015

Lo dico subito, una mia classifica dischi per questo 2015 non avrebbe senso di esistere. Nessun senso. Tre aneddoti a corroborare questo assunto:

  1. la canzone che ho ascoltato di più in quest’anno è con ogni probabilità “L’ape che ronza e fa ZZ“.
  2. Gli ultimi dischi che ho comprato, in ordine cronologico, sono i primi 3 dei Coldplay, What’s the story… degli Oasis, il best of ’96-’06 di Elisa, il s/t dei Blur e Tragic Kingdom, in una sorta di maxi recupero in cui mia moglie gioca un ruolo importante. Credo siano i primi dischi della mia vita comprati senza che mi piacessero per intero (in alcuni casi senza che mi piacessero e basta.)
  3. Uno dei dischi più belli che ho sentito quest’anno è la rimasterizzazione di alcuni demo dei Brand New che erano finiti online nel 2006, ma che io non mi ero mai preso la briga di ascoltare prima di questa release. Già che ne sto parlando: dentro sta raccolta ci sono almeno 4 pezzi che in un mondo giusto avrebbero fatto di Daisy un bel disco. Volendo il tutto si ascolta qui, è uscito su cassetta e mette addosso una voglia terribile di un nuovo disco dei Brand New, che con ogni probabilità non uscirà mai. Evviva.

È chiaro, quindi, che non ho troppissimo da dire in merito alle uscite di questo 2015, eppure due o tre dischi che mi sono piaciuti li ho ascoltati anche io e quindi vi parlo di quelli. Con ogni probabilità non finiranno in molte altre classifiche di fine anno, ma stando a quel che leggo in giro “le classifiche tutte uguali” hanno stufato e di conseguenza forse parlare di dischi che nessuno considera meritevoli può avere un suo perchè. Iniziamo, in rigoroso ordine casuale.

Turnover – Peripheral Vision

E’ un dischetto facile facile che però io ho ascoltato proprio tanto. Suona un po’ anni ottanta, non ha grandissime pretese, ma mette tutto quel che serve al posto giusto, tra melodie, atmosfere e suoni. Uno di quei dischi che li ascolti la prima volta e dici: “Carino, ma me lo dimentico di sicuro tra due giorni” e invece dopo diversi mesi è ancora lì dove deve. In testa.

Desaparecidos – Payola

Ti ricordi quei tempi in cui eri giovane, integralista e anarcoide? Ecco, son finiti. Però quando ascolti questo disco ti viene dentro quella cosa lì per cui “if one must die to save the 99, I think it’s justified…” è una cosa che può avere un suo senso cantare. E’ un disco che fomenta, insomma, ma se riesce a farlo è soprattutto perchè è fatto di gran bei pezzi. Il tipo che ha messo insieme il progetto è quello di Bright Eyes e questo fa si che si trovino in giro recensioni senza senso tipo questa in cui “Il maggior difetto di “Payola” è che suona esattamente come deve suonare…”. Io, che non sapevo come dovesse suonare e, soprattutto, che non trovo il difetto nella frase di cui sopra, continuo a pensare sia davvero un bel disco.

Envy – Atheist’s Cornea

Lo so, ne ho già parlato, quindi non sto a ripetermi. Anzi sì, cito: “In una scena che generalmente tende al post gli Envy, che credo siano stati tra i primi a percorrere quella strada, tirano il freno a mano e invertono il senso di marcia. La cosa del freno a mano si sente proprio, succede a 00:21 della prima traccia del disco. Io, in totale sincerità, apprezzo e ringrazio…”. Volevo riprendere la cosa del freno a mano perchè mi piace. Il disco per me è una delle loro cose migliori.

Altre cose che ho ascoltato quest’anno sono stati il disco dei Cabrera e dei Winter Dust, che sono entrambe band di ragazzi che ho avuto modo di conoscere e che quindi mi piace nel mio piccolissimo sponsorizzare.
Quest’anno sono anche usciti un tot di dischi di band che ho ascoltato tanto in gioventù: Millencolin, Strung Out, Good Riddance. La notizia è che sono tutto sommato tre buoni dischi, cosa che difficilmente mi sarei aspettato. Quello dei Millencolin per me è la loro cosa migliore dai tempi di Pennybridge Pioneers. Si ascolta qui.

Non aver ascoltato tantissimi dischi mi ha tolto anche parecchie possibili delusioni, se vogliamo. Ho mal digerito il nuovo Deafheaven, che ormai considero i Damon Lindelof del metal. Gente che trolla il suo pubblico a ripetizione con l’unico obbiettivo di vedere quanto in là può spingersi prima di venire (giustamente) mandata a cagare. Con Sunbather avevo abboccato, finendoci dentro con tutte le scarpe, ma era onestamente difficile potesse ricapitare. Bollo New Bermuda facilissimo peggior album del 2015.

Poi c’è il discorso CASO. Da buon esponente della #casomania di ritorno, quella che ti colpisce fuori tempo massimo, probabilmente Cervino mi arriverà addosso l’anno prossimo, così come fece “La linea che sta al centro”. Non so cosa farci. L’ho sentito ben più di un paio di volte e al momento continuo a preferirgli il disco prima. FM però è un pezzo bellissimo.

Così è. Magari vado in giro a leggere qualche classifica altrui per vedere cosa ho lasciato indietro, anche se di solito i dischi che leggo nelle classifiche di fine anno mi fanno grossomodo tutti abbastanza cagare. Sia mai che quest’anno vada diversamente.

NBA All Star Game 2016

Come ogni anni, ecco la mia selezione per la partita delle stelle:

Ed ecco anche la consueta imprescindibile spiega, sto giro cercando di essere breve e conciso.

OVEST: partiamo subito con la selezione più complessa. Kobe non credo di averlo mai votato, a memoria, per quel meccanismo che mi porta ad avere in culo tutti i campioni oltremodo superiori agli altri. Sto giro però si merita l’ultimo walzer, come lo meritò MJ nella stagione ai Wizard. Quell’All Star Game tra l’altro, se la memoria non mi inganna, Kobe decise di vincerlo con un quarto periodo di puro furore agonistico proprio per togliere a MJ il gran finale. Come se la cosa potesse in qualche modo ridimensionare il mito. Io i campioni un po’ li schifo, ma Kobe non è che si applichi per risultare simpatico. Il sito NBA decide che Bryant è ala piccola e quindi lo infilo nel reparto lunghi. A fargli compagnia c’è Danilone, che invece voto sempre e comunque col cuore in mano. Di suo lui mi ricambia con un inizio di stagione che per me legittima la scelta molto più che altre volte e quindi a posto così. Nel pitturato ci metto DMC perchè è il mio centro preferito in NBA oggi (parlando di quelli che giocano a basket, ovviamente, perchè in assoluto Javale rimane inarrivabile).
Ora le guardie. Se voti per l’All Star Game e non voti Curry penso ti mandino l’FBI a casa e vorrei evitare. Poi tra quelli inconcepibilmente fuori scala è anche il meno odioso di tutti, quindi bene così. Gli metto di fianco Lillard perchè l’hanno messo a predicare nel deserto, ma resta un giocatore sublime.

EST: anche LeBron è uno di quelli che ho sempre odiato, ma lo scorso anno mi è scattato qualcosa nei suoi confronti. La post season che ha fatto mentre i Cavs si sgretolavano intorno a lui me lo ha messo in altra luce. Resta l’Ibra della pallacanestro, ma gli voglio bene e quindi lo porto. Ovviamente sperando che faccia a Kobe quel che Kobe ha fatto a MJ. Per me fa l’ala grande, perchè a fare l’ala piccola ci metto George, che è un altro giocatorino che scusalo. Rientra da una sosta brutta che però pare davvero alle spalle e si merita le luci della ribalta. Il centro ad est è Drummond perchè 18 – 16.7.
Nel reparto piccoli doveroso dare spazio ad uno dei miei affezionatissimi hornets, che nonostante io reputi una squadra inconcepibile, stanno mettendo lì un record senza senso (siamo SECONDI ad est con il 0.619 in questo momento). Voto Walker perchè è quello che preferisco in formazione dopo Jefferson, che però non posso portare per via dei 18 – 16.7 di cui sopra. Ad affiancarlo ci metto Wall perchè ancora non mi va giù come ha finito la stagione scorsa, con la sfiga della mano rotta in una post season incredibile. Poi oh, è fortissimo.

Questo è quanto.