Il guacamole GIUSTO

Questo non è un blog di cucina e io non sono un cuoco. Cucino eh, anche con risultati discreti se mi ci metto (mi sto dilettando col bbq ultimamente), ma non è una mia passione. La mia passione al massimo è mangiare, cucinare solo una via per soddisfarla.
Non mi piace scrivere ricette esattamente come non mi piaceva scrivere i protocolli in lab, quindi non essendo le prime parte integrante del mio lavoro evito volentieri. Ci sono peró una manciata di piatti a cui sono affezionato e che negli anni, vuoi per moda o per altro, sono stati massacrati dalla più massiccia ed ingiustificabile dose di SBAGLI possibile, arrivando a farmi odiare non tanto il piatto in se, ma chiunque lo proponga. Specie se si tratta di quei posti pretenziosi in culo che per educazione mi limiterò a definire “Gourmet”.
A queste bestemmie culinarie ho deciso di contrapporre delle ricette GIUSTE, linee guida da scolpire nel marmo e tenere presenti come unica verità possibile. Tempo fa ho scritto quella dell’hamburger e quella della cassoeula, ora è il momento vi mostri la via del guacamole.

Il guacamole è quella cremina di avocado che vi rifila a tradimento qualunque ristorante tex-mex insieme a nachos di cartone. A me è sempre piaciuta, un po’ come agli americani piace Pizzahut, ma quando sono stato in Messico ho realizzato quanto fossi radicato nello sbaglio e così ho chiesto ad un’amabile signora di spiegarmi come si facesse il guacamole GIUSTO.
Si fa così.

INGREDIENTI:
– Un avocado maturo
– Mezza cipolla bianca
– 1/4 lime (succo)
– Sale
Tutto è ovviamente scalabile in proporzione. So cosa stai pensando, ma no, non manca niente. Poi nelle FAQ ti spiego.

PROCEDIMENTO:
Per prima cosa devi scegliere l’avocado. Non ti mentiró, gli avocado che trovi qui fanno cagare. Anche quelli bio. Anche quelli che paghi oro. Ovviamente il guacamole dipende al 90% dall’avocado quindi è un bel problema, ma ho la soluzione che limita i danni. Se devi fare il guacamole subito, tipo che fai la spesa la mattina per prepararlo la sera, devi tastare gli avocado e sceglierne uno che pensi sia marcio. Deve essere molliccio e darti quella sensazione che per qualsiasi altro frutto si tradurrebbe in un tuffo nell’umido. Se invece vuoi farlo dopo giorni prendine pure uno duro e mettilo in una pentola con delle mele ad incubare fino a quando è pronto. It’s science, bitch.
Quando hai il tuo avocado bello maturo lo tagli a metà, poi scavi con un cucchiaio la polpa mettendola in un recipiente e la innaffi subito col succo di lime.
A questo punto devi schiacciare la polpa con un mortaio fino a che tutto diventa una cremina. Se non hai un mortaio va bene schiacchiare la polpa con una forchetta. Non. Devi. Frullare. Usa la forchetta (cit.).
Il tutto deve diventare cremoso e liscio, ma non troppo. Nel guacamole piccoli grumetti di polpa sono un plus.
Ora triti a coltello la mezza cipolla in modo che sia più fine possibile e aggiungi il trito alla crema insieme ad un pizzico di sale. Quindi riprendi la tua bella forchetta (do per scontato tu non stia usando mortaio e pestello perché sei un pigrone) e ricominci a passare la crema, per due motivi:
1) la cipolla deve integrarsi e scomparire.
2) di sicuro non avevi tirato a sufficienza la polpa di avocado e invece dei piccoli grumi qua e la avevi una sorta di poltiglia che sembra pre masticata.
Fai tutto questo almeno un paio d’ore prima di servirla in modo che si amalgami bene. Lasciala riposare con la pellicola a contatto se no fa la crosticina opaca. Non è un dramma, ma già che sei in ballo fai le cose a modino.
Bon, hai preparato il tuo miglior guacamole da mangiare con quel che ti pare, anche i tuoi affezionatissimi nachos di cartone.

FAQ:
– Hai dimenticato i pomodori?
No. So che li mettono sempre, ma non ci vanno. Porcodue.
– Hai dimenticato il peperoncino/i jalapeños?
No. Il guacamole non è piccante. Porcodue.
– Ho preso l’avocado che sembrava marcio ed era marcio. Perché?
Eh, capita. Però statisticamente è più probabile trovarsi con uno acerbo e inutilizzabile prendendone uno che non faccia senso al tatto. Fidati. La selezione si impara col tempo.
– L’ho fatto e sa troppo di cipolla. È normale?
Si. Però capisco ad alcuni dia fastidio (Signore perdonali.). Alternative possibili sono scendere ad un quarto di cipolla, oppure usare la cipolla rossa di Tropea. Alla mal parata anche lo scalogno, ma sappiate di essere sul bordo dello sbaglio con un piede già nel vuoto.
– Non ho il lime, uso il limone?
No. Cambia proprio sapore. Non mi chiederesti di usare il mango perché non hai l’avocado, no? VERO?
– Non ci sono varianti accettabili?
L’unica licenza che mi prendo io è metterci una grattata di pepe nero macinato. Per me ci sta proprio bene, ma se tornassi dalla signora che mi ha trasmesso la GIUSTA via, non credo le farei questa confessione. Per il resto no, non ci sono varianti accettabili.
– Non ho cazzi di schiacciare tutto nel mortaio o con la forchetta, tanto col frullatore viene uguale.
No, non viene uguale, ma sei così scemo che nella sezione domande hai postato un’affermazione, quindi spiegartelo non servirebbe.
– Se i nachos fanno cagare con cosa lo mangio?
Sta da dio con un sacco di cose, la prima che mi viene in mente è la salsiccia alla griglia. Fai delle prove e sviluppa un tuo gusto. Poi se proprio hai il tarlo dei nachos, ma non vuoi cedere al cartone, puoi farteli in casa. Non sto a scrivere la ricetta, ma funziona così: fai le tortillas di grano bianco (acqua e farina, a memoria), le cuoci, le tagli in quattro e poi le friggi ad immersione in olio di semi. Non comprerai più un pacchetto di nachos nella tua vita.
Si chiamano totopos, tra l’altro.