Notizie dal fronte: CORONAVIRUS

Siccome il business non si ferma certo per quattro colpi di tosse mi trovo a Linate, pronto a volare su Napoli con la speranza non decidano di sbattermi in quarantena appena atterrato.
La situazione in aereoporto è, occhiometricamente, quella standard delle partenze del lunedì mattina. Forse c’era un minimo di coda in meno al bar Motta, il primo dopo i controlli di sicurezza, ma non mi sono trovato nell’aereoporto deserto che qualcuno poteva ipotizzare e, a parte qualche mascherina e l’istinto incontrollabire di dare fuoco a chiunque soffi il naso, direi che non c’è niente da segnalare.
Siccome al mio imbarco manca grossomodo un’ora, scrivo due righe sul blog in merito al CORONAVIRUS (tutto maiuscolo, così siete avvisati e dopo aver letto lavate le mani 20″).

Un po’ per la voglia di stare sul pezzo e un po’ per ipocondria, ho seguito la vicenda fin dai primi di gennaio, quando si è iniziato a parlare di Wuhan. Su una scala ipotetica di panico, mi sono stabilizzato quasi subito su un valore grossomodo intorno al 30%, beccandomi del paranoico un po’ da tutti. La situazione però era destinata a cambiare, come illustra il grafico qui sotto:

L’intersezione tra la retta rossa e quella verde è stimabile a venerdì scorso (21/2/20) nel primo pomeriggio.

Da quel momento sono passato dall’essere un matto allarmista ad essere un matto negazionista.
In queste ore quindi sto leggendo tantissimo di quello che circola sul tema, sia da fonti ufficiali, sia sui social network, luogo magico dove chiunque può togliersi il dubbio di sapere cosa pensi, che ne so, Paola Ferrari, di questa situazione (SPOILER: una serie di cazzate.).
Segue quindi un mini elenco di riflessioni sparse su quanto ho letto, classificate tramite categorie di persone che fosse per me andrebbero chiuse in centri per l’igiene mentale non credo abbiano le idee molto chiare in argomento.

1) Quelli che “Ma cos’è questa isteria di chiudere scuole/bar/negozi/ecc…? Ma ripigliatevi.”
Il problema di un virus che possono prendere tutti è, tenetevi forte, il fatto che possano prenderlo tutti. Questo vuol dire principalmente due cose. La prima è che se i contagiati superano una certa soglia, il nostro SSN per quanto buono finirebbe per collassare, con ovvie controindicazioni per la salute di tutti. La seconda è che più contagiati ci sono, più sale la probabilità lo contraggano persone più a rischio. Il che ci porta ad una seconda categoria.

2) Quelli che “La mortalità nelle persone giovani e sane è quasi nulla. Relax!”, che poi sono il sottoinsieme sfacciato del gruppo 1. Gente che magari fino a ieri si batteva per sensibilizzare in merito ai cambiamenti climatici e al futuro del pianeta che ci riguarda TUTTI, ma che per tutti intende evidentemente solo loro, o prima loro. Perché non è difficile capire che, di nuovo, senza prevenzione questa situazione può essere un problema serio per tante persone, che già hanno magari i cazzi loro da gestire.

3) Quelli che “I cinesi…”. Quanta miseria umana.

4) Quelli che “Avete rotto il cazzo coi cinesi e poi è colpa di un businessman milanese…”. Io la capisco la necessità di dare addosso al gruppo 3, è anche giusto, ma infilare la lotta di classe a cazzo di cane in ogni contesto e senza cognizione di causa non fa di voi persone intelligenti.

5) Quelli che “Burioni è il nemico a prescindere”. Di nuovo, capisco la volontà di ridimensionare l’ego di un uomo a cui è sfuggita di mano la percezione di sé e del proprio ruolo, ma un conto è criticare l’uomo e condannare certi suoi atteggiamenti, un altro è provare a dimostrare sia un pirla a 360°, o comunque anche nell’ambito delle sue competenze. Non è così e, spiace dirlo, ogni accusa di questo tipo che viene rispedita al mittente dai dati o dall’evidenza quell’ego lo pompa.

6) Quelli che “Italia Paese ridicolo, unici in Europa che non hanno arginato il problema…”. Raga, no. In Italia una serie piuttosto unica di coincidenze ha voluto che un trentottenne grave (evento raro) dicesse di avere un amico rientrato dalla cina (che poi non c’entrava una beata minchia) per innalzare i livelli di attenzione ed intensificare i controlli. A questo punto, come dice il proverbio, chi cerca trova. È difficile pensare l’Italia abbia più rapporti con la Cina rispetto ad altri Paesi europei e, a quanto ho letto, non c’erano altrove misure più stringenti delle nostre per il contenimento. Questa continua necessità di autodipingerci come repubblica delle banane non è che faccia bene.

7) Quelli che “Facciamo le scorte!!!1!”. Qui non so neanche cosa dire, mi chiedo solo quelli che si portano a casa settemilioni di casse d’acqua cosa pensano faccia il CORONAVIRUS ai rubinetti. Boh.

Ok, mi sono imbarcato e non mi vengono altre considerazioni al momento. Dal fronte è tutto, a voi studio.

Verticale di cotechini

Ogni tanto mi piace mettere qui sopra delle ricette. Di solito lo faccio quando, dopo innumerevoli tentativi, definisco il protocollo migliore per il piatto in questione e lo cristallizzo. A quel punto la ricetta diventa GIUSTA e mi piace metterla a disposizione di chi fosse interessato.
Ad oggi credo di averlo fatto quattro volte in quindici anni, quindi il mio non è propriamente il blog di Benedetta Parodi, però dai feedback che ho tirato insieme le ricette sono state apprezzate e questo mi fa piacere.

Oggi tuttavia non posterò una ricetta GIUSTA, ma il frutto di un esperimento volto a definire il miglior modo di cuocere un cotechino, che ha dato certamente qualche risposta, ma che non ha ancora definitivamente chiuso la questione.
Se sei tra quelli che pensano che il cotechino si debba fare unicamente bollito, forse continuare a leggere qui sotto può aprirti un mondo.
Ah, precisazione stupida, ma forse necessaria: qui si parla di cotechini crudi, non di quelle porcate precotte da scaldare che trovate nei cesti da 0,99 euro.
Non fatemi bestemmiare.

VERSIONE 1: El Clásico
Bollire il cotechino non è l’unica via, ma è certamente la più comune e tradizionale, anche perchè parte di uno dei pilastri della nostra cucina: il bollito misto. Ciò nonostante è incredibile quante persone non siano in grado di farlo.
Per cucinare il cotechino bollito bisogna avere una gran pazienza.
Si prende il cotechino, lo si buca con uno stuzzicadenti in più punti, lo si immerge in acqua fredda non salata e poi lo si mette sul fuoco. Quando l’acqua sobbolle, si abbassa la fiamma al minimo e lo si lascia andare per circa due ore e mezza.
A quel punto, si spegne il fuoco e lo si fa raffreddare nella sua stessa acqua di cottura fino ad una temperatura che ne permetta il servizio.
NOTA 1: Il tempo di cottura dipende dalle dimensioni del cotechino, qui io faccio riferimento a cotechini standard diciamo lunghi sui 25 cm e dal diametro intorno agli 8 cm. Se fate una bogia mantovana probabilmente vi servirà molto più tempo.
NOTA 2: Alcuni macellai consigliano di avvolgere il cotechino nella stagnola e legarlo, prima di bucarlo e metterlo in acqua fredda. Io non lo faccio.

VERSIONE 2: New Era
Questa versione, come le prossime, prevede un cambio drastico nel metodo di cottura, passando dall’acqua bollente alla brace. Il motivo principale per portare il cotechino nel bbq è la possibilità di affumicare.
Per intraprendere questa nuova via è necessario avere un minimo di basi nella cucina al bbq di tipo americano, ovvero essere in grado di:
– Cuocere in modalità indiretta, quindi con l’alimento non a diretto contatto col calore derivante dalla brace.
– Stabilizzare un dispositivo bbq, ovvero impostarlo perchè rimanga ad una temperatura costante che stia tra i 100° C e i 120° C per tutto il tempo necessario
– Affumicare, ovvero avere a disposizione un bbq chiuso in cui si possa aggiungere legna bagnata sul fuoco e generare fumo che resti a contatto con gli alimenti conferendo il tipico aroma affumicato. Per i cotechini ho usato del legno di ciliegio, che oltre ad essere molto indicato per il maiale conferisce un bel colore rosso vivo alla carne.

La seconda versione del mio cotechino è stata quindi cotta nel weber in due fasi. La fase iniziale di affumicatura è durata 30′ con il cotechino “nudo” in cottura indiretta. Al termine di questi 30′ ho avvolto il cotechino nella carta stagnola e proseguito per altre due ore. L’obbiettivo della stagnola era fermare il processo di affumicatura, lasciando quindi un gusto più mild, ed evitare che il cotechino seccasse vista l’assenza di liquidi di cottura. Per questo motivo non ho effettuato buchi nel cotechino.

VERSIONE 3: Beer Bong
Sempre utilizzando il bbq ho voluto provare una strategia che viene comunemente utilizzata per la cottura di salsicce e salamelle, ma applicandola al cotechino. 
Partito in parallelo alla versione 2, una volta trascorsi i 30′ di affumicatura questo cotechino è stato trasferito in una casseruola di terracotta in cui avevo pre-riscaldato della birra (ho usato la Moretti Rossa). La casseruola, chiusa adeguatamente col coperchio, è stata poi re-inserita nel bbq per continuare la cottura nelle successive due ore.

VERSIONE 4: Hardcore
Qui siamo alla versione più estrema delle quattro, quella in cui il cotechino è rimasto per 2 ore e 30′ nudo in cottura indiretta e senza alcuna protezione/schermo dal fumo presente nel dispositivo. Il processo di affumicatura è quindi coinciso con tutta la durata della cottura.

CONCLUSIONI:
Come detto, i 4 cotechini sono stati cotti simultaneamente per lo stesso tempo e grossomodo alle stesse temperature. Dopo un piccolo riposo di fine cottura che li ha portati ad una temperatura interna di circa 75°, li ho serviti a cinque commensali in modo da raccogliere pareri ed opinioni.
Quello che ha riscosso un maggior successo è stato il New Era. Aver fermato l’affumicatura ha dato al cotechino una spinta in più in termini di gusto, ma senza allontanarlo completamente dalle sue origini. La stagnola ha anche permesso di mantenere l’ambiente di cottura più umido, quindi il cotechino più morbido e simile alla versione classica bollita. Per chi non è abituato ai sapori del bbq è probabilmente il passaggio più facile, ma in qualche modo è anche la versione che riesce a soddisfare i puristi del cotechino bollito, che continuano a trovarci quelli che considerano i trademark del piatto.
La versione Hardcore, comunque apprezzata, porta il cotechino a tutto un altro livello che non ha oggettivamente nulla in comune con la versione classica. Cambio totale di colore, consistenza e gusto. Per me in questa versione la nota affumicata è fin troppo accentuata, anche se non arriva ad essere fastidiosa, perchè trasforma il cotechino in un cugino delle salsicce tirolesi e io non sono particolarmente fan delle salsicce tirolesi.
Delusione totale per la versione Beer Bong. La cottura in umido mantiene certamente il cotechino più morbido e non elimina i toni affumicati presi nello step iniziale, tuttavia il retrogusto amarognolo conferito dalla birra non è di fato un plus, anzi “rovina” il gusto del cotechino. Forse la scelta della birra è stata completamente sbagliata, serviva qualcosa di più morbido e rotondo di una Moretti Rossa, ma a conti fatti è l’unica versione che difficilmente riproporrei.
Su El Clásico invece nulla da dire: messo nel piatto unicamente come benchmark per gli altri tre, resta una pietra di paragone scomoda da superare. Il gusto è probabilmente meno complesso e particolare, ma rimane un piatto per me irrinunciabile.

Sanremo 2020: le canzoni in gara

Non sto seguendo Sanremo.
Non perchè abbia di meglio da fare o perchè ritenga importante boicottare il festival, semplicemente preso come spettacolo di intrattenimento non mi interessa per nulla e, anzi, soffrirei terribilmente se provassi a guardarlo.
Discorso diverso sono le canzoni in gara, che per qualche motivo ogni anno solleticano la mia curiosità pur sapendo a priori siano tutte ultra lontane dal poter finire anche per sbaglio nello spettro dei miei ascolti.
Questa mattina quindi ho approfittato della playlist che Spotify ha creato ad hoc e mi sono sentito tutti i pezzi, commentandoli di getto e al primo ascolto su twitter.
Qualcuno mi ha detto che poteva essere più intelligente, avendo un blog, racchiudere tutti i tweet in un unico post(o) ed in effetti ha senso, quindi li riporto di seguito esattamente come mi sono usciti.
Una sorta di mini guida a questa edizione del Festival della Canzone Italiana.

  1. Musica (E il resto scompare) di Elettra Lamborghini.
    Boh dai, poi rompevate il cazzo per Despacito.
  2. Me ne frego di Achille Lauro
    Funziona, per me pure più di Rolls Royce. Il personaggio mi resta comunque indigeribile.
  3. Eden di Rancore/Dardust
    Questi han puntato sull’impegno politico perchè gli mancava la canzone. Dubito paghi.
  4. Andromeda di Elodie
    Nel 2020 credo ci stia e lei è brava. A me il pezzo fa cagare.
  5. Tikibombom di Levante
    Fino ad ora il pezzo migliore e lei non è che mi faccia impazzire.
  6. Rosso di Rabbia di Anastasio
    Premio “ritornello dimmerda”. Non è l’unico problema eh.
  7. Fai Rumore di Diodato
    La prima Canzone di Sanremo™ che sento in questa playlist. Per molti è un bene, chi sono io per?
  8. Ringo Starr di Pinguini Tattici Nucleari
    Not my cup of tea, ma il testo è carino e tutto sommato se la sentissi in radio probabilmente non spegnerei
  9. NO GRAZIE di JUNIOR CALLY
    Ma perchè il caps lock? Perchè? Cmq un pezzo rap anonimo e cerchiobottista di cui aveva bisogno solo chi la musica non dovrebbe ascoltarla.
  10. Viceversa di Francesco Gabbani
    Dovrei chiedere a mio figlio, che è il target. La paura è che il ritornello potrebbe anche piacergli, ma con quella strofa la probabilità che ci arrivi è bassina. Brutta non direi, però.
  11. Come mia madre di Giordana Angi
    Sorvoliamo sul “questa chi è?” perchè non è l’unica che non conosco in playlist e l’ignoranza è al portatore come i libretti postali. La voce mi piace ed è la seconda Canzone di Sanremo™ , la SNAI manco quota che me la dimentichi subito.
  12. Baciami Adesso di Enrico Nigiotti
    Sono entrato nel blocco Canzone di Sanremo™? Possibile, cmq non credo ci fosse bisogno di un altro Biagio Antonacci.
  13. Dov’è di Le Vibrazioni
    Sono nel blocco, senti che sensazione di comfort. Però oh, questa tra le Canzoni di Sanremo™ al momento è la meglio per ampio distacco.
  14. Il confronto di Marco Masini
    Perchè Marco? Perchè?
    (Canzoni di Sanremo™ in rimontissima si portano a 6/14)
  15. Carioca di Raphael Gualazzi
    Se skippo è tipo barare, vero?
    Ad un certo punto, prima che diventi triste come un party di capodanno su Canale 5, c’è una linea di piano che per me ha fottuto da qualche parte.
  16. Sincero di Bugo/Morgan
    Non so, mi pare indiscutibile giochi un altro sport rispetto al resto pur trasudando sforzo di non risultare fuori contesto.
    Leggevo che sono ultimi, difficile stupirsi.
  17. Finalmente io di Irene Grandi
    Finalmente?
  18. Voglio parlarti adesso di Paolo Jannacci
    Se vedete due robe che rotolano in terra me le rispedite?
    Non che mi servano eh, è più una questione affettiva.
    (Canzoni di Sanremo™ report: 7/18)
  19. Il Sole ad Est di Alberto Urso
    Mi dite se almeno è cieco? Se no non si spiega.
    (Non rompetemi il cazzo, ho tanti amici ciechi. Canzone di Sanremo™, così anche nel 2020 la quota tenore è salva)
  20. Lo sappiamo entrambi di RIKI
    A questo punto la domanda è lecita: perchè 32 artisti di cui metà inutili? Per finire alle due di notte lo spettacolo? Boh.
    Nona Canzone di Sanremo™ su venti pezzi totali. Inizio ad essere preoccupato, le proiezioni a 2/3 dello spoglio le danno sotto.
  21. Gigante di Piero Pelù
    AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH
  22. Nell’estasi o nel fango di Michele Zarrillo
    Ho perso le parole o forse sono loro che perdono me (cit.)
  23. Niente (Resilienza 74) di Rita Pavone
    Solo cuori.
    E NON VOGLIO SENTIRE REPLICHE.
  24. Ho amato tutto di Tosca
    Ultime speranze per una rimonta impossibile della Canzone di Sanremo™ affidate a sta lagna. Butta male. 
  25. Per sentirmi vivo di Fasma/GG
    Qui è dove mi piglio gli insulti, ma io la salvo nonostante TUTTO. E vi dico di più, la conto come Canzone di Sanremo™.
  26. Tsunami di Eugenio in via di Gioia
    “Siamo figli di Steve Jobs e del T9”
    Salta traccia.
  27. Va bene così di Leo Gassmann
    Non so, Leo. Non sono convinto vada davvero bene così. Direi l’opposto, anzi. (Canzone di Sanremo™ +1)
  28. 8 Marzo di Tecla
    Tecla è un bel nome, non mi spingerei oltre. Poi oh, in confronto al monologo della Leotta questo pezzo è un trattato femminista.
  29. Due Noi di Fadi
    Stiamo chiudendo il recinto coi buoi ormai scappati. Canzone di Sanremo™ matematicamente sconfitta da questa edizione del Festival. A nulla serve questo colpo di reni di Fadi, che quindi potevamo pure evitarci.
  30. Il gigante d’acciaio di Gabriella Martinelli/Lula
    Dignitosissima fino al ritornello, poi va beh, è pur sempre una roba da cantare sul palco dell’Ariston.
  31. Billy blu di MARCO SENTIERI
    Ma perchè il caps lock? Ad ogni modo, le canzoni di denuncia fino a qui erano effettivamente poche, c’era da aspettarsela. Vorrei strapparmi le orecchie.
  32. Nel bene e nel male di Matteo Faustini
    La Canzone di Sanremo™ chiude a 14/32, una debacle pazzesca, ma in fondo “è solo un bene che ci faccia così male”.

Bojack Horseman

E così è finito anche Bojack Horseman.
Ricordo quando l’ho iniziato, credo fosse già alla sua seconda o terza stagione e in giro ne parlavano più o meno tutti. Pensavo di trovarmi davanti una roba semi demenziale, volgarotta, di quelle che di solito a me non divertono, invece rimasi spiazzato. Non era quello che mi aspettavo, ma non era nemmeno qualcosa in cui è facile entrare, quantomeno non all’inizio.
Ho insistito e più andavo avanti più mi rendevo conto di non aver mai visto nulla che avesse la stessa potenza nel delineare i drammi umani contemporanei, con l’ulteriore aggiunta di una libertà narrativa che solo una serie animata può avere.
Ci sono episodi di Bojack Horseman che per me stanno di diritto tra i migliori episodi mai scritti in televisione: Fish Out of Water, That’s Too Much, Man!, Free Churro fino a quel capolavoro pazzesco che è The View from Halfway Down. Tutte puntate che per potenza narrativa mangiano in testa a roba ben più blasonata. Probabilmente ne dimentico anche qualcuno.
Serviva davvero umanizzare un cavallo per raccontarci le persone ed i loro rapporti, come partire da dei disegni di fantasia era davvero il miglior modo per mettere in scena relazioni interpersonali così dannatamente reali e vere.
Bojack Horseman è una serie perfetta con un finale perfetto.
E mi mancherà tantissimo.