Weeds

Ieri sera ho finito di vedere Weeds.
Per chi non la conoscesse, Weeds è una black comedy andata in onda su Showtime e che si è chiusa nel 2008. Racconta le vicende di una famiglia della middle-class americana che finisce a campare spacciando erba. Su Netflix si trovano tutte e 8 le stagioni, 102 episodi in totale da poco più di 20′ l’uno. Io li ho recuperati tutti senza sforzo in un paio di mesi e me ne sono innamorato.
Sigla.

La prima cosa da dire parlando di Weeds è che a guardarlo si ride. Tanto.
Certo, magari non sempre e non ogni volta con lo stesso gusto, ma quando vuole questo show arriva a picchi difficilmente raggiungibili, anche guardando ad altre comedy ben più note e comunemente ritenute divertenti.
Si ride per i personaggi e per le situazioni, che sembrano sempre completamente sopra le righe, ma che poi a ben guardare non lo sono affatto, o meglio, non quanto può sembrare in prima analisi. Quello che riesce meglio a questa serie infatti è presentare tutti i controsensi, le assurdità e le problematiche, spesso drammatiche, della società americana, ma senza fare pistolotti noiosissimi o avventurarsi in metafore assurde. Non c’è una morale, un messaggio. E’ come se Jenji Kohan, l’autrice dello show, fotografasse gli Stati Uniti e ce li mostrasse usando di volta in volta filtri di instagram diversi. Anche quando possono far sembrare le immagini artificiose ed irreali, queste restano sempre e solo foto e una foto non esprime giudizi, li lascia a chi la guarda. Droga, criminalità, corruzione, perbenismo di facciata, crudeltà, consumismo sfrenato, disuguaglianze sociali, speculazioni finanziarie, truffe assicurative, assenza di previdenza sociale, fanatismo religioso e un mucchio di altri elementi che sto probabilmente dimenticando dipingono le avventure della famiglia Botwin, che si limita a sguazzarci dentro di volta in volta trovando sempre un modo “creativo” per uscirne male o finire dalla padella alla brace.
La seconda cosa che mi ha fatto amare Weeds è la cura per la colonna sonora, almeno per quanto riguarda le prime 4/5 stagioni. A partire dalla sigla, che nella seconda e nell’ottava stagione è stata reinterpretata da un tot di artisti (qui ci sono tutte le versioni, OCCHIO AGLI SPOILER), ma anche e soprattutto le scelte musicali durante gli episodi: sempre azzeccate, capaci di dare al tutto una profondità molto più ampia, non solo nei momenti di tensione o nelle parti più emozionanti, ma anche quando c’è da ridere. Mentre guardavo lo show, più di una volta mi sono trovato a pensare: “wow, che scelta figa!” e non è una cosa che mi accade tanto spesso.
E poi ci sono gli attori e le tonnellate di comparse illustri, tutti bravissimi, su cui sono stati costruiti tantissimi personaggi indimenticabili che hanno reso archi narrativi meno riusciti comunque degni di essere visti. Questa è una grossa qualità, dare anima anche a personaggi che restano sullo schermo un paio di episodi, una roba del tutto non comune.
Ciliegina finale, c’è dentro davvero un sacco di figa.
Il mio consiglio è quindi di guardare questa serie, che a 12 ore dalla conclusione già mi manca tantissimo. Ha dei difetti, soprattutto nelle due ultime stagioni, ma ha davvero tanti pregi e se le si presta un minimo di attenzione sa mostrare molto più di quel che appare in superficie.

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