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Metro

Sono sulla metro e non c’é spazio nemmeno per l’ossigeno.
La giornata è iniziata particolarmente bene non facendomi trovare posto a sedere al capolinea e la sto vivendo per quello che è: una merda. I problemi sono certamente altri, ma in questo momento è difficile farseli venire in mente. Attacco Spotify.
Sono in piedi nel primo vagone e con l’andare delle fermate la situazione è andata ovviamente degenerando, quindi intorno a Udine sono pervaso da una razionale e lucida voglia di morte, che oscilla tra picchi autolesionisti e odio per l’umanità. La gente intorno a me litiga, quindi alzo il volume.
Quando tutto farebbe presagire un crollo psicologico totale prima dell’arrivo a Centrale, Spotify mi spara nelle orecchie una canzone.
Io chiudo gli occhi e più il pezzo corre più sento salire la voglia di muovermi. Ci sono le persone intorno che mi schiacciano e penso sarebbe bello partisse un enorme circle pit sul vagone. Avere gente schiacciata addosso inizia a darmi sensazioni positive.
Voglio cantare.
Vorrei che tutti ascoltassero quello che sto ascoltando e cantassero insieme a me. Sarebbe catartico.
Anche solo immaginarlo mi ha svoltato la giornata.

Il pezzo è “Don’t drive angry” e ce l’ho in testa da quando ieri sera ho ripreso in mano gli Iron Chic dopo tanto tempo, quindi questa mattina su Spotify mi son sentito il disco.
Il video, tra l’altro, è stupendo.

 

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