A grande richiesta: un pezzo sulla Juve

Venerdì stavo discutendo di calcio su whatsapp con alcuni amici. Gli strascichi della supercoppa italiana erano ancora freschi e, pur non trattandosi della più grande ingiustizia calcistica ogni epoca, per alcuni c’era materiale a sufficienza per gli ormai classici ricorrenti discorsi sulla rubentus.
Alla fine della discussione mi sono uscite un paio di riflessioni che sul momento mi sembrava interessante sviluppare, ma che non ero sicuro potessero portare a discorsi sensati e/o interessanti.
Quindi ho chiesto a Twitter.

Se avessi potuto votare, avrei votato “No, ti prego. NO.”, ve lo dico per onestà intellettuale. Ormai però il dado è tratto, quindi eccoci qui.

La Juventus è la prima squadra d’Italia: per fama (soprattutto recentemente), per tradizione sportiva (concetto su cui evito di soffermarmi), ma soprattutto per numero di tifosi. Wikipedia stima la tifoseria bianconera tra i 12 e i 14 milioni di italiani, 34% di share, ma il dato è del 2016 quindi potrebbe essere anche sottodimensionato, viste le continue vittorie e l’arrivo di CR7.
Son tante persone.
E’ chiaro che la fede calcistica sia in tutto assimilabile a quella religiosa, dove la percentuale dei “credenti non praticanti” è ormai molto superiore a quella dei true believers. Tifosi che non guardano le partite e che non sanno chi giochi nella loro squadra, di solito Juventini per tradizione familiare. Eppure, se ci pensate, è comunque una montagna di gente che vive bene, se non addirittura con orgoglio, il sentirsi parte di un’entità spesso associata a nefandezze e scandali di varia natura. NOTA: se non avete più ben chiaro se stia parlando della Juve o della Chiesa Cattolica è già un primo punto che dovreste segnarvi, perchè sto andando proprio a parare da quelle parti lì, ma non voglio correre.
Il 34% della popolazione, dicevamo. Non dobbiamo commettere l’errore di pensare che tutte queste persone siano il nostro comune amico negazionista per cui il gol di Muntari non era entrato, quello su Ronaldo non era rigore, Mussolini Moggi ha fatto anche cose buone e comunque #eallorailPD #ealloraPerugia? Quelli sono la minoranza folkloristica con cui ci piace ed è giusto accanirci, ma non sono il problema. Il problema è la maggioranza “silenziosa”, quella che sa di supportare una società che ha piegato i valori sportivi al proprio potere, con mezzi leciti e illeciti, e che ancora oggi gode di questo sistema pur non avendone bisogno, forse addirittura suo malgrado. Questa la spiego meglio perchè detta così suona male. Avete presente, nei film o nelle serie TV, il malavitoso che giunto all’apice della ricchezza e del potere prova a “ripulirsi”, uscire dal giro dell’illegalità e costruirsi una nuova vita? Di solito passa per buono e invece è solo uno che ha barato per avvantaggiarsi sugli altri e poi pretende di godere dei frutti del vantaggio ottenuto da impunito. Come non fosse successo nulla, come fosse stato più bravo degli altri giocandosela ad armi pari. Ecco, la Juve oggi è chiaramente una squadra che per potere economico e per qualità di organico non ha più avversarie, in Italia. Potrebbe dominare giocandosela unicamente sul campo eppure, esattamente come capita ai malavitosi dei film e delle serie TV, non riesce a tranciare col suo passato, vuoi perchè ormai certe cattive abitudini sono radicate in lei al punto da essere inevitabili, vuoi perchè l’ambiente circostante continua a relazionarcisi sulla base di chi ha dimostrato di essere in passato e non di chi vorrebbe essere oggi. E’ più chiaro? Spero di sì.
E’ impossibile trascurare che, se il calcio è il passatempo principale del nostro Paese, è perchè sa essere specchio dello stesso. Come potrebbe essere altrimenti? Non serve guardare al calcio per comprendere che in Italia abbiamo un problema con la legalità, ma è illuminante (credo) fermarsi a fare qualche analogia.
Se c’è una cosa, su tutte, che trovo rivoltante della Juventus è la sua gestione della condanna ottenuta con calciopoli, in particolare la revoca degli scudetti. C’è una sentenza di tribunale che non solo la società decide di ignorare, ma che viene trasformata in un simbolo del proprio potere, del proprio essere sopra la legge e sopra le parti. Il meccanismo, ancora una volta, è quello del malavitoso che non solo gabba le istituzioni, ma se ne bulla tra la propria gente conscio di restare impunito. Si fa un continuo parlare del cattivo esempio che Gomorra darebbe ai giovani, ma il calcio promuove le stesse dinamiche, se ci pensate. 
E infatti così è: la società Juventus affigge scudetti revocati nel proprio stadio, a monito, e la FIGC non solo abbozza, ma manda la nazionale a giocare nello stesso stadio, legittimando di fatto questo comportamento e piegando la giustizia al volere del più forte. Esattamente come in Gomorra, non fosse che nel telefilm alla fine arriva sempre un proiettile a dimostrare che nessuno può farla franca a vita. A conti fatti, unico elemento di finzione della serie.
Quindi gli juventini sono tutti brutte persone? . No.
Qui è dove il pippotto si fa, forse, finalmente interessante.
Se parcheggi in divieto e prendi la multa, lo stronzo è sempre il vigile. Quando la Juve delegittima la giustizia sportiva, così come quando Berlusconi delegittima la magistratura, non sta “creando un precedente”, sta consolidando o se vogliamo istituzionalizzando un malcostume. E’ drammaticamente più grave.
Per i tifosi avversari prendersela con la Juventus e gli juventini è ormai la regola, ma basta addentrarsi un minimo in qualsiasi discussione da bar per comprendere come a farla da padrone non sia la voglia di giustizia, ma l’invidia. Ancora una volta, il meccanismo è lo stesso che ha portato i Grillini al potere gridando alla kasta e ai privilegi, se ci pensate.
Vincere rubando una partita di calcio non è un problema per nessun tifoso, il problema si pone solo se la possibilità di rubare viene data anche/solo ad altri. Qui il parallelismo è quello con le tasse, da cui è nata l’idea di questo post: l’Italia è il primo Paese europeo per evasione dell’IVA (ref.). Se è vero che non tutti coloro che possono evadere evadono, è certamente vero che non tutti coloro che non possono evadere resterebbero onesti gli venisse concessa la possibilità. Non possiamo fingere la differenza stia solo tra chi ruba e chi no, perchè è chiaro il meccanismo si fondi su tutti quelli che ruberebbero se potessero. Perchè, implicitamente, a questa larga fascia di pubblico non interessa sanare il sistema, ma solo riscattare la propria posizione di svantaggio, il proprio ruolo nell’ingranaggio. 
Io sono milanista. Ogni volta che guardo una partita del Milan contro la Juve finisco bestemmiando e con i bruciori di stomaco. Ogni volta. Non mi capita molto spesso, invece, di riflettere sul fatto che anche il Milan sia stato condannato ai tempi di calciopoli, che anche il Milan abbia favorito di un certo potere mediatico e societario negli anni addietro. Ultimamente noto costantemente il trattamento viscido che la stampa di settore ha nei confronti del Milan, ma dubito sia improvvisamente morto il giornalismo sportivo (anche se di certo non è migliorato). Più facile pensare che dieci anni fa la stampa fosse servile anche con noi e che io non me ne rendessi conto, o peggio, lo accettassi senza problemi.
Io sono milanista e credo nulla mi farebbe godere di più che vincere un derby con un gol irregolare o un rigore inventato. Io, quindi, sono parte del problema. Non sono una vittima. E forse dovremmo provare tutti quanti a chiederci che ruolo abbiamo in questa vicenda.
Il calcio è decisamente un fenomeno strano. Non c’è nulla di bello nel guardarlo, inteso come spettacolo: il campionato italiano è da tempo ormai dominato dalla tattica, le partite sono lente e stagnanti, mediamente di una noia letale. Senza quella componente emotiva ingiustificata data dal tifo credo mi sarebbe  impossibile approcciarlo ed è una cosa che per esempio non mi capita con l’NBA, di cui guardo le partite come puro intrattenimento.
E’ davvero come per la religione, forse sarebbe ora di razionalizzare e capire che vivremmo meglio senza. 
Magari però iniziate voi, sto giro. Io aspetto ancora un attimo.

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