I dischi del 2020

Il 2020 é stato un anno orrendo, non lo ribadiremo mai abbastanza, musicalmente poteva forse redimersi?
Magari sì eh, solo non per chi scrive.
Un fatto insindacabile è che quest’anno ho avuto zero tempo per sentirla, la musica. Forse lo scrivevo qui sopra tempo fa, forse no (non ho cazzi di controllare), ma non sono il tipo che mette su la musica quando c’è altra gente intorno. Crescere ascoltando roba che non piace mai a nessuno che frequenti ha scolpito in me un certo pudore e ho sempre l’impressione, che poi impressione non è, di rompere i coglioni.
Anche in casa se devo mettere un disco deve essere roba che piace ai bambini o che piace a mia moglie, il che chiude il cerchio ad una decina di dischi e un paio di playlist censurabili.
La musica io me la ascolto in cuffia la notte o in macchina da solo e ‘sto lockdown ha eliminato la seconda e ben più sfruttata circostanza, creandomi un bel collo di bottiglia.
Sarebbe facile quindi dire: “Annata di merda perché non ho ascoltato dischi”, ma di fatto ho comunque ascoltato abbastanza roba per fare una Top 10, solo che non sono riuscito a tirarci fuori più di cinque lavori che mi sembri sensato citare. Tipo: il nuovo dei Touché Amoré è un brutto disco? No, a tratti addirittura “Cazzo, no!“, eppure mentirei se dicessi che lo reputo un disco rilevante. Biffy Clyro? Sentito una volta, mai provato l’esigenza di rimetterlo su una seconda. Magari lo faccio adesso, ma di metterlo in classifica non se ne parla, direi.
Cazzo tengo fuori pure l’ultimo Envy, che voglio dire è comunque una roba con molte cosine al posto giusto, eppure non credo possa mai capitarmi di dire a qualcuno “Dovresti ascoltarti ‘sto disco” e questa mi pare davvero una conditio sine qua non per accedere alla classifica dei migliori dischi dell’anno.
La verità è che 2/3 piuttosto che far partire uno di questi dischi mettevo qualcosa di vecchio. Non vecchio nel senso di qualcosa che sta tra i miei ascolti routinari, categoria con cui è sempre ingiusto fare paragoni, ma semplicemente qualcosa a cui mi approcciavo per la prima volta nonostante fosse uscita tempo prima.
Ci sono poi tutti quei dischi di cui si chiacchiera tantissimo e che si leggono ovunque in classifiche di questo tipo, ma che io lascio volentieri ascoltare ad altri, non per alternativismo, ma proprio perché non sono la mia cosa. Tre nomi per tutti: Idles, Fountains DC e Phoebe Bridgers.
Quindi?
Quindi i cinque dischi che per me vale la pena segnalare di questo dannatissimo 2020 sono questi:

L’ordine è casuale, son tutti belli per motivi diversi e nessuno è davvero in grado di staccarsi dagli altri, in positivo o in negativo.
Dargen ha fatto un disco molto disomogeneo, con episodi che mi irritano come mai prima (Jacopo, per dire) e picchi che stanno probabilmente ai vertici della sua produzione. I secondi sono più dei primi, quindi posto in classifica meritato.
Gli Elephant Brain li ho approcciati perché conosco uno dei ragazzi che ci suona, ma è forse il disco a cui ho dato più ascolti nel 2020. Ne ho già scritto, non ripeto.
Nella mia vita credo di aver ascoltato fino alla fine un numero di dischi di Hip Hop USA che si conta sulle dita della mano di una tartaruga ninja, uno di questi è RTJ4, che è riuscito addirittura a diventare un ascolto ricorrente e qualcosa vorrà pur dire. Un disco clamoroso uscito mentre da quelle parti, letteralmente, si sparava per strada e questo vuol sicuramente dire qualcosa.
Melee dei Dogleg è il disco con le chitarre di questo 2020 (demmerda), quello che più di tutti avrei voluto veder suonare live. Non è un disco con chissà cosa dentro, a parte i pezzi, ma sono ancora uno di quelli per cui i pezzi contano e quindi eccolo lì.
L’ultimo è il disco di Speranza, che ho ascoltato unicamente perché leggevo solo cose bellissime in merito e volevo verificare come facessero a sbagliarsi in così tanti. Invece, SPOILER, ero prevenuto io. Rap Italiano + Caserta me la immaginavo combo ideale per il classico omaggio a Gomorra che non è mai dato sapere quanto sia fake e quanto in malafede (no, non ho sbagliato a scrivere), invece mi ha ribaltato. In primis perché il ragazzo ha un tiro pazzesco, ma poi perché riesce a raccontare la sua realtà con appartenenza, ma senza venderla per forza come una figata o un mondo a cui tendere. È proprio una roba onesta e cruda, che va controcorrente rispetto alla scena in cui si inserisce e che anche quando spinge pesa sui problemi del proprio contesto lo fa come punto di partenza per sviluppare argomenti, non come punto di arrivo su cui parlarsi addosso. Boh, disco pazzesco senza troppi cazzi questo qui, inutile che mi ci metta io a spiegarlo.

Niente, questo è quanto. Leggendo in giro ci sono un botto di classifiche più complete o prestigiose della mia, fate affidamento su quelle senza pensarci un secondo. Oggi però guardavo ad esempio quella di Kerrang! e pensavo che se non è stato un anno terribile per la musica, deve esserlo stato quantomeno per la redazione di Kerrang.

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