23 dicembre, 2013

Manq’s awards 2013

E anche quest’anno siamo giunti al momento delle classifiche finali, che su questo sito investono solitamente una moltitudine di argomenti e risaltano il meglio ed il peggio dell’anno solare a mio insindacabile giudizio.
Come la mia logorrea esige, dopo ogni classifica ci sarà la classica spiega.

Migliori dischi:
Biffy Clyro – Opposites
Dargen D’amico – Vivere aiuta a non morire
Cabrera – Nessun rimorso
Moving Mountains – S/T
Defeater – Letters home
Spiega: primi metto i Biffy perchè il disco è uscito a gennaio e quindi se lo sono dimenticato tutti nelle classifiche finali, invece è bello. Forse non così bello da stare al primo posto, ma decisamente bello abbastanza perchè non mi si rompa il cazzo per avercelo messo. Secondo Dargen D’Amico perchè credo sia il disco che ho ascoltato di più quest’anno e perchè c’è dentro LA canzone del 2013. Terzi i Cabrera perchè hanno fatto un EP stupendo che avrei messo primo se non avessi la paura di passare per quello che se la mena e mette un EP semi sconosciuto al primo posto solo per darsi un tono. Quarti ci vanno i MovMou perchè il disco che non piace a nessuno a me piace sempre di più. Quinti finiscono i Defeater perchè Letters Home è un disco bellissimo e anche se i pezzi sono meno belli di quelli del disco 2013 dei Touché Amoré, Letters home non l’ha mixato un idiota e quindi merita di stare più in alto.

Peggiori dischi:
Minnie’s – Ortografia
Jimmy Eat World – Damage
Face to Face – Three chords and a half truth
Spiega: mi spiace mettere i Minnie’s nella classifica dei dischi brutti, ma mi aspettavo tanto e questo disco non mi è piaciuto. La stima nei loro confronti resta immutata. Secondi ci metto i Jimmy Eat World perchè il disco è una merda clamorosa e inappellabile. Primi i Face to Face per le stesse motivazioni dei Jimmy, ma con l’aggravante di averlo fatto uscire il giorno del mio compleanno.

Miglior concerto:
Pentimento + Less Than Jake @ Circus Line (NYC)
Spiega: suonavano su una barca impegnata a circumnavigare Manhattan al tramonto. Enough said.

Peggior concerto:
Ataris + Cancer @ Li-Fi (MI)
Spiega: Kris, per l’amore di Dio, smettila.

Migliori film:
Gravity
Rush
Don Jon
Pain&Gain
Django Unchained
Spiega: Gravity è il film che da un senso all’andare al cinema. Rush mi ha tenuto incollato alla sedia, complice anche la mia ignoranza rispetto ai fatti narrati. Don Joe mi ha spaccato dal ridere. Pain & Gain è uno dei migliori film di Bay. Django è chiaramente bellissimo, ma l’ho apprezzato di più alla seconda visione. Restano fuori classifica un sacco di film belli, quindi da questo punto di vista il 2013 è stato figo.

Peggiori film:
Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato
Only God forgives
A good day to Die Hard
Spiega: La prima parte de Lo Hobbit mi ha spaccato il cazzo oltre ogni preventivabile misura. Il nuovo film di Refn non è un film. Bruce, per l’amore di Dio, smettila.

Migliori serie TV:
Breaking Bad season finale
Fringe season finale
Spartacus War of the Damned
True Blood season 6
Black Mirror season 2
Spiega: la stagione finale di Breaking Bad è inarrivabile, pure per Fringe che comunque mi ha preso tantissimo. Al terzo posto finisce Spartacus perchè anche in quel caso il coinvolgimento emotivo è stato a livelli folli. Poi ci sono l’immancabile True Blood, che resta una delle cose migliori e più intelligenti in circolazione, e quel gioiellino disturbante di Black Mirror.

Peggiori serie TV:
Homeland season 3
Dexter season finale
The Following season 1
Spiega: la terza stagione di Homeland l’ho mollata al quarto episodio e un motivo ci deve pure essere. La stagione finale di Dexter è LAMMERDA. La prima stagione di The Following è peggio.

Migliori libri:
1° Open – Andre Agassi
2° World War Z – Max Brooks
3° La ragazza dei cocktail – James M. Cain
Spiega: la biografia di Agassi è scritta così bene da risultare bellissima a uno che non ha mai seguito il tennis come il sottoscritto. World War Z mi è piaciuto molto più di quello che mi aspettassi. La ragazza dei cocktail è un noir coi contro coglioni.

Peggior libro:
Inferno – Dan Brown
Spiega: Dan, per l’amore di Dio, smettila.

12:43 pm

3 novembre, 2013

Perdere la verginità al Lucca Comics

Avrebbe un senso.
Prendi i grandi festival musicali, le rassegne di cinema, i congressi scientifici. Persino la cazzo di giornata mondiale della gioventù. Sono situazioni fatte apposta per scopare. Nessuno ammette che ci partecipa per quello, ma solo per non doversi giustificare in caso di fallimento nell’impresa. Il fine ultimo è e sarà sempre trovarsi in un ambiente in cui, paradossalmente, da peculiari si diventa terribilmente standard. Tutti simili, tutti con gli stessi interessi. L’appiattimento rompe le barriere, avvicina le persone e abbassa le resistenze. La paura del diverso non può esistere in una situazione in cui si è tutti diversi allo stesso modo.
Andare a Lucca Comics per scopare avrebbe davvero un sacco di senso.
Io invece mi ci sono spaccato i coglioni.
La ressa ovunque, gli stand strapieni, pochissime cose belle da vedere e anche quelle poche messe in condizione di non poter essere viste. La puzza di sudore. I cosplayer, la gente in fila per un autografo, la gente in fila per mangiare dei noodles che neanche se mi pagassero, la gente in fila per i cessi chimici o per fare una foto. La gente in fila per vedere altri giocare ad un videogame. E’ una fiera di nerd per nerd e quindi non è un cazzo divertente. Per quanto la televisione e il cinema si dannino l’anima nel diffondere questa nuova immagine del geek come paradigma di figaggine contemporanea, la realtà è ancora quella di quindici anni fa: il disagio.
Ho resistito una giornata, comprando un paio di libri che avrei preso senza problemi altrove. Avrei voluto comprare un set di dadi per D&D, ma non è stato possibile.
Il giorno seguente siamo andati a San Miniato, terra di vino e tartufi, a mangiare e bere. Abbiamo scoperto una terra bellissima che non conoscevamo e prodotti deliziosi che siamo ansiosi di riprovare. Abbiamo camminato, fatto foto e ascoltato interessantissime lezioni sul vino, il tartufo e i cantucci. Poi siamo stati a Pisa a vedere Campo dei Miracoli, siamo rimasti a bocca aperta e abbiamo scattato altre fotografie.
Alla fine, in autostrada tornando verso casa, ci siamo chiesti come cazzo ci fosse venuto in mente di andare a Lucca.

9:20 pm

9 luglio, 2013

Il gioco delle tre carte

Etichette: Libri

[...]
- E’ che, senza il congresso, qui non c’è molto di fare. E anche il congresso non era molto… – Snijders fece un verso strano con la bocca.
- Non era interessante? Forse era un po’ fuori dai suoi argomenti.
- Sì, anche, ma non solo. È che ormai sento sempre le stesse cose. È raro trovare un po’ di fantasia, di inventiva. In particolare gli italiani hanno una cosa strana. Come competenza, intendo.
Ne abbiamo tante di cose strane, bello, a livello di competenza. Sei in un paese in cui le veline parlano di calcio e i preti parlano di sesso e di famiglia.
- E quale?
- Non sono originali. Quasi mai, intendo. Ultimamente vedo gente che fa le stesse cose che faceva venti anni fa. Raffinano. Limano qualcosa. Fanno roba bellissima, a volte. Molto complessa. Ma sempre con gli stessi modelli. Io intendo, parlo in generale. Le eccezioni ci sono. Ma sono rare. E la scienza non è questa. Ci vuole originalità, idee nuove. Le applicazioni le deve fare l’industria. Noi dobbiamo fare ricerca.
Notevole. Nuova sorgente di acqua calda scoperta in località Pineta dal professor Snijders dell’università di Groningen.
- E non capisco il motivo – continuò Snijders, dato che evidentemente l’argomento lo appassionava. – Scientificamente, gli italiani sono sempre stati validi. Preparati bene come studenti. Non come i russi, o gli indiani, ma molto meglio della media europea. È strano.
Massimo si sentì punto sul vivo. Su quell’argomento si era fatto venire il sangue amaro tante di quelle volte che, anche non volendo, ormai sentirne parlare gli attivava un riflesso pavloviano.
- Non è strano – disse mentre porgeva a Snijders la focaccina su un piatto. – Lo sa perché? La ricerca in Italia non è originale perché è comandata da dei tirannosauri. In Italia, il quarantasette per cento dei professori ordinari è gente che ha più di sessant’anni. Sessant’anni. Non ci riusciva Gioacchino Rossini ad essere originale a sessant’anni, e vuole che riesca gente come questa qui?
- Ma perché non vanno in pensione, allora? – chiese Snijders a bocca piena. – Non si rendono conto che non fanno del bene?
- No. Non se ne rendono conto. Perché in questo paese del menga siamo abituati a fare del bene in modo morboso. Le faccio un esempio semplice. Gran parte dei professori dice: «Non posso andare in pensione ora, anche se ne avrei diritto e anche se non ho più voglia di fare una sega, perché prima devo sistemare il mio dottorando, assegnista o qualunque ruolo abbia lo schiavo di turno». Il concetto è che siccome quel tipo ha fatto tesi, dottorato e tutto il resto con me come tutore allora ho una sorta di obbligo morale a sistemarlo. Come no. Peccato che se tu ti levassi dai piedi libereresti i soldi necessari a farne tre, dico tre, di ricercatori. Però magari in questo modo il tuo figlioccio potrebbe non entrare. Specialmente se è una immonda testa di cazzo che ha come unica dote l’ostinazione. Perché il fatto è che negli ultimi anni in Italia non entri all’università per bravura. Ci entri soprattutto per sfinimento. E questo è il primo problema.
- Ah, c’è anche un secondo problema? – chiese Snijders masticando.
- Sissignore. Il secondo problema è che, come giovani, eravamo troppi. Troppi, e con in mezzo troppa gente assolutamente inadatta. Ho visto ammettere al dottorato di ricerca persone che da studenti faticavano per passare gli esami. E perché sono entrate loro? Semplicemente perché quelli più bravi avevano abbastanza iniziativa per andare all’estero, o per andare a lavorare fuori dall’università. Quelli che non erano buoni a levarsi un dito dal culo da soli invece sono rimasti lì, e hanno cominciato la trafila. Il contrattino, il dottorato, la borsa, l’assegno e cazzi vari. Intendiamoci, in questo i professori hanno la loro buona parte di colpa. Invece di fissare una soglia che garantisse la decenza, hanno continuato a prendere un numero di persone fisso, e troppo grande rispetto a quello che sarebbero stati in grado di integrare in futuro. Così, insieme a gente brava che si meritava di fare il dottorato e di rimanere a fare ricerca, hanno raccattato morti e feriti. Che però, dopo aver preso a venticinque anni, dopo il dottorato ne hanno ventotto, e dopo l’assegno trenta o trentadue. E a quel punto o li assume l’industria farmaceutica come cavie oppure te li tieni sul gozzo, perché un laureato di trentadue anni, magari con il dottorato, leindustrie al momento non lo vogliono nemmeno in regalo. Io lo so bene. Sono uno di quelli.
[...]

3:30 pm

29 dicembre, 2012

Epos

Etichette: Libri

[...]
Poi la madre di Benedetta concluse con il suo classico “quei maiali comunisti” e a quel punto la mia lingua fu più svelta del mio buon senso, benché anche il mio istinto di sopravvivenza di certo voleva sapere chi fossero questi pericolosi individui per evitarli, e infatti dalla mia bocca uscì un ingenuo: “Vorrei proprio sapere chi sono, questi odiosi comunisti”.
Calò un lunghissimo istante di gelo.
Benedetta non ebbe nemmeno la forza di tirarmi un calcio sullo stinco da sotto il tavolo, forse perchè questa volta avrebbe desiderato rompermelo, mentre suo padre si sedeva scuotendo il capo.
Invece Enrica Colzani sembrava non aspettasse altro e mi inondò come un fiume in piena.
Così appresi che per la madre di Benedetta comunisti erano tutti i magistrati, quasi tutti i giornalisti, la maggioranza degli insegnanti, tutti i docenti universitari, buona parte degli scrittori, i giornali stranieri e in modo particolare il Financial Times, il presidente degli USA Barack Obama, gli immigrati russi perchè “vengono da un paese da sempre comunista” nonostante gli sforzi del povero Putin, il settimanale Famiglia Cristiana, tutti i teologi, tutti i vescovi, specialmente la Cei, il quotidiano Avvenire, naturalmente i catto-comunisti, quasi tutti i parroci, Gianfranco Fini, la famiglia Agnelli, Lady Diana, Luca Cordero di Montezemolo, gli immigrati, in modo particolare quelli clandestini, i massoni, Emma Marcegaglia che in quel momento pareva ricoprisse il ruolo di Presidente di Confindustria, La7, i presidenti dei seggi alle elezioni, le prostitute tra cui sicuramente Patrizia D’Addario, che non avevo mai sentito nominare, Licio Gelli – sebbene il tizio si fosse sempre pubblicamente dichiarato fascista -, ovviamente i partigiani, gli americani e in generale tutti gli alleati che li appoggiarono durante la seconda guerra mondiale, gli studenti tranne quelli di destra, la Siberia, il Tg3, le formiche, gli Appennini, gli ebrei dei kibbutz, l’Islam, tutti i cantautori italiani, il Giappone (ma forse si trattava di un refuso e probabilmente Enrica Colzani intendeva la Cina), le banche, la Cgil, l’Arcigay e tendenzialmente tutti gli omosessuali, tutti i Presidenti della Repubblica Italiana, e infine il mostro di Lock Ness, quest’ultimo per motivi che, per la verità, mi sembrarono un po’ fumosi.
[...]

9:43 pm

21 dicembre, 2012

Manq’s Awards 2012

Calma gente, non ho certo intenzione di lasciare che il mondo finisca senza che sappiate le mie valutazioni in merito all’anno che sta per concludersi. Si parla di musica, cinema, libri e televisione e come al solito di dice il meglio ed il peggio.
Chiaramente secondo il mio giudizio personale.
Ad ogni categoria corrisponde poi piccola spiega, ma questo ormai dovreste saperlo. Un anno in cui ho visto più film del solito (intesi come usciti nell’anno in corso), ma ho ascoltato meno musica del solito.
Insomma, questo è quanto.
NOTA: tutti i video li sto scegliendo dall’ufficio, ovvero senza audio. Sapevatelo.

Migliori dischi:
Pentimento – Pentimento
The cold harbour – Homebound
Joie de Vivre – We are all better than this
Spiega: Il primo vince perchè è un disco fighissimo pur non essendo mai diventato ufficialmente un disco. Il secondo è un disco HC come ce ne sono mille, ma più bello degli altri novecentonovantanove. Il terzo è “The power of failing” con le trombe. Fa riflettere che la mia top tre in un anno in cui ho ascoltato pochissimo sia composta unicamente da dischi che derivativi è poco. Rimpianto è non aver ascoltato tutto l’esordio dei Bad Ideas perchè i pezzi sentiti mi son piaciuti un sacco, ma il disco intero non sono mai riuscito a sentirlo.

Peggiori dischi:
3° Lostprophets – Weapons
2° The used – Vulnerable
1° Enter shikari – A flash flood of colours
Spiega: vabbè serve? No. E non sto nemmeno a mettere i link che, davvero, è meglio evitare.

Migliori concerti:
Touché Amoré @ Factory (MI)
MxPx All-star + Cancer @ Magnolia (MI)
Derozer @ Nautilus (VA)
Spiega: i primi sono la mia band “rivelazione” dell’anno. Arrivato tardi sui loro dischi, dal vivo sono superlativi. I secondi non li avevo mai visti e per tanti versi son stati un concerto magnifico, anche e soprattutto per l’atmosfera e la band di spalla. I terzi perchè non cantavo così ad un concerto probabilmente dagli anni novanta.

Peggiori concerti:
Converge @ Factory (MI)
Shandon @ Nautilus (VA)
Offspring @ Carroponte (MI)
Spiega: i Converge, dopo i primi venti minuti ad ammirare quanto sono fighi a suonare, mi hanno spaccato il cazzo. Gli Shandon, oggi, non hanno senso. Gli Offspring come gli Shandon, ma con l’aggravante di non essersi sciolti.

Migliori film:
The Avengers
Quella casa nel bosco
Diaz – Don’t clean up this blood
Spiega: The avengers è un film gigantesco dove tutto si picchia e/o esplode. Se andare al cinema ha ancora un senso è per film come questo. Quella casa nel bosco l’ho guardato solo perchè ne ho sentito parlar benissimo in giro e mi son trovato ad ammettere che ciò che avevo letto era vero. Caro Weadon, una doppietta che neanche la Ferrari. Al terzo posto c’è Diaz perchè è un film che va visto. Punto. Per questo toglie il gradino più basso del podio a “End of watch”, che è sempre un film sugli sbirri, ma forse con un’altra prospettiva.

Peggiori film:
Killer Joe
Le belve
J.Edgar
Spiega: Killer Joe, come Quella casa nel bosco, è stato caldamente suggeritomi dal mio amico internet che però, questo giro, secondo me non ci ha preso. Le belve è l’esempio esatto di come si possa fare un film dimmerda partendo da una sceneggiatura fighissima. A sua ulteriore colpa c’è l’averlo fatto credendo di fare un capolavoro. J. Edgar è la più colossale rottura di cazzo vista dal sottoscritto al cinema dai tempi del memorial di 2001: Odissea nello spazio.

Migliri serie TV:
True Blood stagione 5
Homeland stagione 2
Don’t trust the B**** of Apartment 23 stagione 1
Spiega: la prima vince per ampio distacco. La seconda si piazza in alto nonostante il finale. La terza fa riderissimo.

Peggiori serie TV:
Dexter serie 7
The Big Bang Theory serie 5
Californication serie 5
Spiega: la settima di Dexter aveva riportato il livello generale di scrittura su livelli più alti rispetto al passato (soprattutto recente). Restavano i difetti, ma c’era un miglioramento. Il finale, però, merda rara. La quinta di TBBT non faceva ridere. La quinta di Californication non aveva le tette.

Migliori libri:
A tuo rischio e pericolo – Josh Bazell
Tramonto e polvere – Joe R. Lansdale
Un polpo alla gola – Zerocalcare
Spiega: il primo è un libro geniale e pochi cazzi. Il secondo mi ha fatto scoprire un autore che non conoscevo e che mi piacerà approfondire. Il terzo è bello perchè non fa ridere.

Peggiori libri:
Gibuti – Elmore Leonard
Fahrenheit 451 – Ray Bradbury
A dance with dragons – George R.R. Martin
Spiega: il primo è a tratti geniale, ma a tratti pessimo. Sul secondo lo so già cosa state pensando, ovvero che sono un coglione. Io dico solo che l’ho letto, ne comprendo la portata, ma approcciarlo nel 2012 ha comunque un suo peso. E nel 2012 m’ha rotto il cazzo, anche (o forse soprattutto) per come è scritto. Sul terzo non so che dire. A parte “Martin vai a fare in culo”, intendo.

Ecco, direi che ho riassunto tutto.
Il post è stato scritto in parte dopo il pranzo aziendale, imputato della forma quindi è lo sfusaccio della trattoria. Riguardo la sostanza e le scelte, invece, era tutto stato preparato in precedenza.

5:07 pm

1 novembre, 2012

Oliver Stone, vaffanculo.

ATTENZIONE: questo post è scritto da una persona che pur non sapendo nulla di cinema si appresta a buttare giù una recensione tirando fuori termini inventati di sana pianta. Uno di questi potrebbe essere “overdiretto”, ma anche no. Inoltre c’è la possibilità che la stessa persona ci infili spoiler come non ci fosse un domani, ma proverà comunque a segnalarli per tempo.
Prima di iniziare però, meglio contestualizzare.

Io i libri di Don Winslow li ho letti tutti. O perlomeno, ho letto tutti quelli che sono arrivati in Italia. Quello da cui è tratto questo film si intitola “Le belve” e da noi è uscito a Settembre dello scorso anno. Stando alla mia pagina aNobii io l’ho letto tra il 3 e l’8 Novembre, ben prima di scoprire se ne sarebbe tratto un lungometraggio. Nel leggerlo, anche paragonandolo agli altri romanzi dell’autore, l’impressione era di avere per le mani una sceneggiatura fatta e finita per il cinema. Io non ne ho mai lette, di sceneggiature per il cinema, ma se dovessi scriverne una, stilisticamente e tecnicamente parlando, la imposterei esattamente come Winslow ha messo giù “Savages”. Dovessi ipotizzare, questo libro è nato con l’idea di farne un film.
Il materiale di partenza, quindi, non era di difficilissima trasposizione. In più la storia ed i personaggi sono opera di uno dei miei scrittori preferiti e quindi, per il sottoscritto, roba di prima classe. I personaggi, soprattutto.
Quello che c’era da fare quindi era prendere un insieme di attori che potessero andare bene per la cosa e fargli fare nè più nè meno di quel che c’è scritto su quel dannato libro. Punto. Giri le scene, monti tutto insieme e lo porti a casa. L’avesse girato Renè Ferretti, questo film, forse adesso ne parlerei diversamente. Sicuramente anzi, perchè mi ritroverei 1) senza il rimpianto di veder sprecato tanto buon materiale 2) senza l’impressione di essere stato sottoposto al tentativo insistente di dimostrarmi quanto il regista è un figo e 3) con la consapevolezza o quantomeno la convinzione che lo stupro del finale (ci torno dopo) fosse figlio di un esigenza imposta su un regista che, non essendo nessuno, non può certo opporsi alle dinamiche di produzione.
#einvece, per dirla alla twitter maniera.
Questo “Le Belve”, secondo il modesto giudizio di un ignorante che se l’è visto doppiato in maniera becera, ha un buon cast. A me gli attori son piaciuti grossomodo tutti, ad eccezione forse della biondina sciapa che interpreta O. I personaggi vengono fuori abbastanza bene e sono personaggi fighi. Fighissimo Travolta, gigante Del Toro, credibile la Hayek. Pure i due protagonisti, che non credo d’aver mai visto prima, secondo me mettono lì una prova più che onesta.
La fotografia, sempre da ignorante, m’è piaciuta un bel po’. E mi son piaciute anche le scene con gli spari e i botti, soprattutto quella della rapina.
A farmi completamente cagare, invece, son state tutte quelle scelte di montaggio e post produzione che, a conti fatti, oltre a non servire a un cazzo ti tirano fuori di peso dal film. Da lì, l’idea di usare una parola di fantasia come “overdiretto”. Ci sono diversi modi per costruire una scena, secondo me. Il primo è fartela vedere per com’è, senza cazzeggiare. Il secondo è ricamarci sopra. In questo caso, se poi il messaggio passa con lo stesso impatto, sei un figo. Se lo smorzi, hai toppato. In questo film, Oliver Stone smorza che è una bellezza.
Ma adesso parliamo del finale, quindi [SPOLIER ALERT].
La prima cazzata la mette a segno a 30 secondi netti dall’inizio, con quella frase di cui nessuno sente il bisogno e che recita tipo: “Il fatto che stia raccontando questa storia non vuol dire che io ne sia uscita viva.”. Vaffanculo. Poi ho pensato: “Calma, Manq. E’ l’inizio del film. Tu sai che cosa succederà, ma chi non ha letto il libro no. E’ una di quelle frasi che poi ti dimentichi e che alla fine dici CAZZO, L’AVEVA DETTO ALL’INIZIO, BOMBA!”. Quindi ok, concessa. La seconda cazzata è all’inizio della sequenza finale, quando in maniera del tutto random e demolendo qualsiasi tensione nello spettatore, gliela fai ripetere di nuovo. A sto punto non hai scusanti, sei un coglione. La precisazione è inutile e, in ogni caso, l’avevi già fatta in apertura. Perchè cazzo insisti con sta cosa di rovinarmi il finale? Che cazzo ho fatto di male? Segue concitata serie di eventi girati e montati senza il minimo senso. Spari. Gente ferita. Gente molto ferita. E poi, in un secondo, senza pathos e senza un minimo di atmosfera che possa anche solo marginalmente suscitare empatia o partecipazione al dolore, la decisione finale. Il suicidio. L’abbraccio. Una merda fotonica, pensi. Ma non fai neanche in tempo a finire di incazzarti che una voce fuori campo dice qualcosa come “Così è come pensavo finisse, ma in realtà è andata diversamente”. Tu sgrani gli occhi e passa una serie ancora più agghiacciante di scene stronze che, oltretutto, sai che nel libro non ci sono. Il libro finisce male. Il film finisce in una festa che è una presa per il culo colossale. Dovrei essere contento perchè i tre sono salcazzo dove a fare surf dopo tutto sto casino? Dovrei essere felice perchè il boss del narcotraffico, quella che ordinava ai suoi uomini di decapitare i nemici, invece di morire va in prigione? Dovrei godere per lo sbirro corrotto che diventa un eroe? Cristo, dovrei forse gioire del fatto che il cattivo, se ce n’è uno nel film, invece di crepare male ne esce tanto bene da lasciare lo schermo con un flashforward che lo ritrae con la moglie, felice, mentre guarda il figlio giocare a baseball? Quest’ultima, perdio, mi devi davvero spiegare come t’è venuta in mente, caro il mio Oliver Stone.
Aspetta.
E’ per questo che ogni due per tre fai dire alla protagonista: “Va che alla fine muoio”, perchè poi non muore. Beh, VAFFANCULO. Vaffanculo perchè non devi comunque fargli dire un bel niente e lasciare chi guarda col suo cazzo di fiato sospeso. E, soprattutto, vaffanculo perchè la tipa nella storia muore e non puoi decidere di ribaltare tutto solo perchè non ti va il finale triste. A me il finale triste piaceva. Me ne sbatto i coglioni se te l’hanno imposto, sto stravolgimento. Sei Oliver Stone, mica Gino lo spazzino. Imponiti, cazzo.
E comunque, stravolgimento per stravolgimento, che minchia di decisione è quella di mettere tutti e due i finali? Mettine uno. Vuoi quello paraculo, metti quello paraculo. I Blue Ray esistono per quello. Le Director’s cut pure. Ci montavi un bel contenuto speciale col finalone alternativo (che poi alternativo stocazzo, ma ci siam capiti) ed eravamo tutti comunque incazzati, ma almeno salvavi un po’ la faccia. E, già che c’eri, potevi permetterti di girare il finale tragico con più cura, dandogli lo spessore emotivo ed emozionale richiesto e senza buttarlo lì con la scusa del “tanto non serve a niente”.
Non so se passa il concetto, ma sto film mi ha fatto incazzare un bel po’.
Ora vado a vedere se qualche sito di cinema tra quelli che seguo ne ha scritto, perchè ho bisogno di riscontri.
Per quanto mi riguarda però, vale il titolo del post.

3:03 am

22 agosto, 2012

A tuo rischio e pericolo

Etichette: Libri

[...]
Dev’esserci una cinquantina di gradi Fahrenheit. Quella dei Fahrenheit è una faccenda che la fa uscire dai gangheri. Non riuscirà mai a calcolare d’istinto una temperatura in gradi Celsius. Non gliel’hanno insegnato. E se non ti insegnano il sistema metrico decimale vieni su come se avessi le briglie al cervello.
Nel sistema metrico, un millilitro d’acqua occupa un centimetro cubo, pesa un grammo e consuma una caloria per raggiungere la temperatura di un grado centigrado – che è poi l’uno per cento della differenza tra il punto di congelamento e il punto di ebollizione. E la stessa quantità di idrogeno contiene esattamente una mole di atomi.
Invece, nel sistema americano la risposta a “Quanta energia ci vuole per far bollire un gallone d’acqua a temperatura ambiente?” è “Ma vaffanculo”, perchè non si può mettere in rapporto diretto nessuna di quelle quantità.
Finchè il quadrante del suo orologio rimane illuminato, Violet decide di calcolare la temperatura in base al verso di un grillo. Conosce l’equazione*, e l’equazione – come tutte quelle a lei note – segue il sistema metrico decimale.
A dar retta al grillo ci sono dieci gradi Celsius. Che convertiti in Fahrenheit fanno cinquanta.
Il calcolo la convince a lasciare la veranda. Qualunque cosa ci sia fuori è meglio che riflettere su certe stronzate.
[...]

Nella bibliografia di fine libro, si legge: “Secondo The Manga Guide to Calculus, di H. Kojima e S. Togami, 2009, la formula che mette in relazione la temperatura con la frequenza del canto del grillo è Fc = 7(Tc), dove Fc è la frequenza del canto e Tc è la temperatura in gradi centigradi. Da notare che la stessa equazione in Fahrenheit (Tf) sembra inizialmente pesante: Tf = 9/5[(Fc+30)/7]+32 ma si riduce a Fc/0,26+39,71 che arriva abbastanza comodamente vicino (specie se i grilli non sono proprio precisissimi) a Tf = 4(Fc)+40 oppure Tf = 4(Fc+10).”

4:45 pm

21 dicembre, 2011

Manq’s Awards 2011

Di solito questa cosa delle classifiche la butto fuori gli ultimi giorni dell’anno perchè non voglio perdere neanche un minuto di quelli a disposizione per collezionare materiale, valutare e decidere di conseguenza.
Quest’anno però ho deciso di pubblicare tutto in largo anticipo, convinto del fatto che quasi certamente non vedrò, leggerò o ascolterò nulla di nuovo in queste ultime due settimane. Oltretutto, dal mio rientro in patria non è detto io abbia una connessione internet disponibile nel breve, quindi il tutto rischia di saltare. Certo, potrei scrivere il post e programmarne la pubblicazione per fine anno, ma non vedo l’utilità di attendere sconnessa dalla possibilità di implementare.
Insomma, le classifiche le faccio oggi perchè l’unica cosa che mi premeva era finire un paio di serie TV, cosa che ho fatto.
Ok, il gioco è quello di sempre, quindi bando alle ciance e via con le classifiche, che tra categorie e spieghe di materiale da buttar giù ce n’è in abbondanza.

Migliori dischi
1 – Murder, We Wrote – Life
2 – Thrice – Major/minor
3 – Defeater – Empty days & sleepless nights
4 – Crash of Rhinos – Distal
5 – Face to Face – Laugh now, laugh later
Spiega:
Dal basso. I F2F buttano fuori nel 2011 un disco anni novanta come nulla fosse, come se ad essere fuori posto fossimo noi che siamo andati avanti, e certa arroganza va premiata. I COR fanno più o meno la stessa cosa, ma usando due bassi e centomila linee vocali, quindi step up. I Defeater pubblicano un disco violentissimo ed emozionante dalla prima all’ultima traccia, nonchè l’unica cosa urlata ascoltata quest’anno che non mi sia sembrata inutile. I Thrice sono la miglior band post-hc oggi in circolazione e mettono a referto undici prove documentate che avvalorano questa tesi. I MWW registrano “Falling Down” dopo dieci anni che la aspetto e avrebbero vinto a prescindere contro chiunque.

Peggiori dischi
5 – Blink 182 – Neighborhoods
4 – New Found glory – Radiosurgery
3 – Silverstein – Rescue
2 – Aiden – Some kind of hate / Disguise
1 – Get up kids – There are rules
Speiga:
Dall’alto. Dopo tutto quello che è stato (e che non gli perdonerò mai) nessuno sentiva il bisogno di una reunion, figuriamoci di un disco dei Blink182. Il disco dei NFG non contiene un solo pezzo che si incolli in testa, il che lo priva dell’unico suo possibile significato. I Silverstein hanno semplicemente fatto un disco dei Silverstein e tanto basta. Gli Aiden fanno peggio dei Silverstein perchè addirittura di dischi ne fanno due a distanza di otto mesi e li riempiono pure di cover offensive. I GUK sono stati rapiti dagli alieni e rimpiazzati da dei cloni biorobotici malvagi che, non informati dello scioglimento, hanno buttato fuori un disco raccapricciante facendo crollare la loro copertura e salvando il mondo dalla loro stessa minaccia. Nota a margine: girando per youtube in cerca degli orrendi video per questa categoria ho scoperto “Hoppus on music”, programma di interviste condotto da Mark Hoppus e decisamenete carino. Motivo in più per deprecare la scelta di continuare a fare dischi. Nota a margine 2: Matt Pryor, quello vero, smaschera definitivamente i replicanti.

Migliori libri
Premessa: quest’anno ho letto pochissimo, meno di un libro al mese. Da Novembre mi sono imbarcato in “A Dance with Dragons” in inglese e la cosa si sta rivelando più dura del previsto. Non che io abbia scuse eh.
1 – Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte – Mark Haddon
2 – Belve – Don Winslow
3 – God hates us all – Hank Moody
Spiega:
Dal basso. Io amo Californication e questo libro/tributo dovevo proprio leggerlo, visti questi presupposti poteva essere molto peggio. Don Winslow è il capo. Il libro di Haddon è la cosa più tenera e commuovente che possa portare un uomo a riflettere su condizioni diverse dalla propria.

Peggiori libri
3 – Un po’ più in la sulla destra – Fred Vargas
2 – Cavie – Chuck Palahniuk
1 – American tabloid – James Ellroy
Spiega:
Dall’alto. Il secondo capitolo della trilogia degli evangelisti di Vargas non è all’altezza degli altri due e l’averlo letto per ultimo non lo ha aiutato. Siccome a Palahniuk voglio bene, mi sento in dovere di dirgli che nello specifico ha scritto una cagata. Ellroy non lo commento nemmeno, non avendo superato il traguardo delle cento pagine prima di sassarlo lontano dal mio comodino.

Migliori serie TV
Premessa: anche quest’anno ne ho viste tantissime, molte delle quali ho scoperto in ritardo e ho recuperato in corsa. In questi casi la valutazione non si attiene solo all’ultima serie, ma a tutto il prodotto che per me è di conseguenza interamente targato 2011.
1 – Game of throne stagione 1
2 – Homeland stagione 1
3 – True Blood
4 – How I met your mother
5 – Romanzo criminale
Spiega:
Dal basso. Le storie della magliana sono un vero capolavoro nostrano e vanno segnalate. “HIMYM” l’ho scoperto tardi, ma fa riderissimo (anche nelle ultime controverse stagioni). “True Blood” è LA droga. “Homeland” unisce terrorismo, complotti, follia, e impulsi anti americani e fa recitare il tutto all’attore di Life. “GOT” vince perchè se aprissero delle cliniche per riabilitare i Martin-dipendenti, io sarei il loro paziente incurabile.

Peggiori serie TV
5 – Grey’s Anatomy stagione 7
4 – The wire stagione 1
3 – Dexter stagione 6
2 – Fringe stagione 1
1 – Breaking bad stagione 1
Spiega:
Dall’alto. “Grey’s Anatomy” è sempre uguale a se stessa, quindi fa sempre schifo ed è al momento l’unico lato negativo del mio matrimonio. “The wire” parla di Baltimora e questo legittima il disinteresse. “Dexter” è diventato un “True Blood” che ha la pretesa di non essere affatto come “True Blood” (sì, il link è uno spoilerone enorme, sorry, è che voglio il male per questa serie). “Fringe” è il modo sbagliato di fare fantascienza. “Breaking bad” prende veramente troppo male.

Migliori film
Premessa: quest’anno, a sorpresa, ne ho visti un bel po’. Giusto per dire che per una volta ho potuto scegliere chi escludere dalle classifiche.
1 – Fast Five
2 – Boris il film
3 – RED
4 – Drive
5 – C’è chi dice No!
Spiega:
Dal basso. Da ricercatore precario, mi piace autocommiserarmi, quindi apprezzo film come “C’è chi dice no”. “Drive” è un film assurdo con una colonna sonora epica e delle scene splendide. “RED” mi ha gasato. “Boris il film” riporta il prodotto ai livelli della prima serie. “Fast Five” è, dopo il primo, il migliore della saga.

Peggiori film
5 – Transformer III
4 – True Grit
3 – Machete
2 – Super 8
1 – Pirati dei Caraibi oltre i confini del mondo
Spiega:
Dall’alto: “T3″ è meglio del secondo, ma ancora troooooppo lungo per non stracciare i coglioni. “El Grinta” l’ho visto al cinema in lingua originale e non c’ho capito mezza parola, pur cogliendo la trama appieno. “Machete” è peggio del trailer. “Super 8″ ricorda al mondo che Spielberg dovrebbe fare il pizzaiolo e che JJ Abrams, a conti fatti, ci prende meno volte di quante scazza. L’ultimo capitolo dei “Pirati dei Caraibi” l’ho mollato dopo venti minuti e mi sento di avergli già concesso troppo.

Miglior concerto
Premessa: quest’anno ho visto solo tre concerti. Tre. Credo non avvenisse dal 1993.
Millencolin @ E-werk (Koeln)
Spiega:
Tutto “Pennybridge pioneers” dal vivo rende. Poi però è saltata corrente.

Peggior concerto
Persiana Jones @ Carroponte (Sesto S. Giovanni)
Spiega:
Spiace dirlo eh, perchè gli ho voluto bene, ma rivisti oggi il giudizio è impietoso.

Ed eccoci quindi alla fine. A scrivere tutto sto post, con tutto che le classifiche fossero praticamente già pronte, ci ho messo delle ore. Il risultato però mi appaga. Ora posso finalmente andare a letto.

3:08 am

24 settembre, 2011

Il numero di Playboy con Stephanie Seymour

Esce oggi, per celebrare i vent’anni di Nevermind, Il numero di Playboy con Stephanie Seymour. Questo libro (perchè effettivamente sembra un libro vero) vuole essere una sorta di tributo all’album dei Nirvana che, un po’ per tutti anche se per tutti con una motivazione differente, è stato importante. Siccome è un’idea che apprezzo molto (e siccome ci ho scritto sopra due righe pure io [anche se la seconda motivazione è diretta conseguenza della prima]) mi pare valga la pena di segnalarlo.
La cover è di Giudit, la retrocopertina è di Tostoini, mentre l’impaginazione è soprattutto opera di Barabba.
L’idea da cui tutto è nato e di conseguenza la regia del progetto è di Bastonate.
Hanno contribuito, in rigoroso ordine alfabetico: Accento Svedese, Alex Grotto, Andrea Bentivoglio, Andrea Mancin, Arianna Galati, Aurelio Pasini, Bart Cosmetic, Capra – Gazebo Penguins, Daniele Funaro, Daniele Piovino, Daniele Rosa, Davide Bolzonella, Diego Peraccini, Elena Marinelli, Emiliano Colasanti, Enrico Veronese, Enzo Baruffaldi, Federico Bernocchi, Federico Guglielmi, Federico Pucci, Federico Sardo, Francesca Fiorini, Francesco Farabegoli, Francesco Russo, Germana Maffucci, Giampiero Cordisco, Giovanni Pontolillo, Giuditta Matteucci, Giulia Blasi, Giuseppe Mancuso, Irene Musumeci, Jacopo Cirillo, Livia Fagnocchi, Luca Benni, Marco Braggion, Marco Caizzi, Marco Delsoldato, Marco Kiado, Marco Manicardi, Marco Pecorari, Marina Pierri, Massimo Fiorio, Matteo Cortesi, Matteo Zuffolini, Mattia Meirana, Nicola Berto, Paolo Barbieri, Paolo Belardinelli, Paolo Grava, Paolo Morelli, Pop Topoi, Ramona Norvese, Ray Banhoff, Renato Angelo Taddei, Roberta Ragona, Roberto Bargone, Roberto Recchioni, Robertz Vinx, Simone Rossi, Solo Macello, Tatiana Traini, Tito Faraci, Tommaso Belletti, Valerio Spisani, Vanessa Carmicino.
Cliccando sull’immagine a sinistra è possibile scaricare il pdf, per l’epub il link è invece questo.
Buona lettura.

12:44 am

4 luglio, 2011

Guida galattica per gli autostoppisti

Etichette: Libri

[...]
- Da che parte credi che sia l’uscita? – disse Ford a Zaphod.
- Così a lume di naso direi per di qua – disse Zaphod, mettendosi a correre tra una consolle e una parete. Proprio mentre gli altri stavano per seguirlo, fu fermato bruscamente da un raggio Morten che, crepitando, bruciacchiò una piccola parte di parete a pochi centimetri da lui.
Una voce all’altoparlante disse: – Ok, Beebleborx, resta lì dove sei. Ti abbiamo sotto tiro.
- Poliziotti! – sibilò Zaphod, e si girò di scatto, accovacciandosi. – Vuoi provare un po’ a pensare a una via d’uscita Ford?
- Sì, direi per di qua – disse Ford, e tutt’e quattro corsero lungo uno stretto passaggio tra due consolle.
In fondo al passaggio apparve una figura in tuta spaziale, pesantemente corazzata, che impugnava una minacciosa pistola Morten.
- Non vogliamo spararti, Beeblebrox! – gridò.
- Mi fa piacere! – gridò Zaphod, e si buttò di lato, nell’ampio spazio che c’era tra due unità di elaborazione dati.
Gli altri lo seguirono.
- Sono in due! – disse Trillian. – Siamo circondati.
Si rannicchiarono in un angolo, fra una grande banca dei dati e la parete.
Trattennero il fiato e aspettarono.
I due poliziotti aprirono il fuoco contemporaneamente, e i raggi di energia sfrigolarono minacciosi nell’aria attorno a loro.
- Ehi, ci stanno sparando! – disse Arthur, raggomitolandosi tutto. – Mi sembrava che avessero detto che non volevano farlo!
- Sì, anche a me sembrava che avessero detto così! – disse Ford.
Zaphod alzò un attimo la testa, rischiando forte.
- Ehi, – disse – mi sembrava che aveste detto che non volevate spararci! – e si accovacciò di nuovo.
Aspettarono.
Dopo un attimo la voce rispose: – Non è mica facile fare i poliziotti!
- Cos’ha detto? – sussurrò sbalordito Ford.
- Ha detto che non è mica facile fare i poliziotti.
- Affari suoi, no?
- Direi anch’io.
Ford urlò: – Ehi, sentite un po’! Noi abbiamo già abbastanza problemi, visto che voi ci state sparando, perciò cercate di non addossarci anche i vostri, se no qui diventa veramente un casino!
Ci fu un’altra pausa, e poi si sentì nuovamente la voce all’altoparlante.
- Vedete, ragazzi – disse la voce – non avete a che fare con dei subnormali mezzecalzette dal grilletto facile, dall’attaccatura dei capelli bassissima, dagli occhi piccoli e porcini e dalla conversazione inesistente! Noi siamo due ragazzi intelligenti e sensibili che probabilmente vi piacerebbe moltissimo conoscere e frequentare! Io vado si in giro a sparare gratuitamente alla gente, ma dopo mi tormento terribilmente, discutendone per ore con la mia ragazza!
- E io scrivo romanzi! – esclamò l’altro poliziotto. – Benchè non ne abbia ancora pubblicato nessuno. Perciò è meglio che vi avverta, sono di peeeeeesssssimo umore!
Ford strabuzzò gli occhi. – Ma chi sono ‘sti tizi? – disse.
- Non lo so – disse Zaphod. – comunque li preferivo quando sparavano.
- Allora, avete intenzione di arrendervi senza fare tante storie – urlò uno dei poliziotti – o volete che vi facciamo secchi?
- Voi cosa preferite? – gridò Ford.
Un millisecondo dopo l’aria intorno ai quattro ricominciò a friggere: uno dopo l’altro, i raggi Morten si abbattevano crepitando sulla consolle davanti a loro.
La raffica continuò per parecchi secondi, violentissima.
Poi tutto tacque, e gli echi degli spari si dispersero.
- Siete ancora là? – gridò uno dei poliziotti.
- Sì – gridarono loro di rimando.
- Non ci è affatto piaciuto doverlo fare! – urlò l’altro poliziotto.
- Ci avremmo giurato! – urlò Ford.
- Adesso ascolta bene, Beeblebrox, che è meglio per te!
- Perchè? – urlò di rimando Zaphod.
- Perchè – urlò il poliziotto. – quello che ti devo dire è molto intelligente, molto interessante e molto umano! Allora, o vi arrendete tutti quanti immediatamente e vi lasciate picchiare un po’, anche se non molto, visto che noi ci opponiamo fermamente alla violenza gratuita, o faremo saltare in aria l’intero pianeta, e magari anche uno o due altri pianeti che abbiamo notato mentre venivamo qui!
- Siete pazzi? – urlò Trillian. – Non è vero! Non lo fareste mai!
- Oh, sì che lo faremmo – urlò il poliziotto. – Non è vero che lo faremmo? – disse all’altro.
- Oh, certo. Saremmo costretti a farlo. – disse quello.
- Ma perchè? – chiese Trillian.
- Perchè certe cose bisogna farle anche se si è dei poliziotti democratici e di ampie vedute che sanno essere sensibili e tutto il resto!
- Io non credo proprio a ciò che dicono ‘sti tizi. – borbottò Ford, squotendo la testa.
Un poliziotto gridò all’altro: – Gli spariamo ancora un po’?
- Sì, perchè no?
Seguì una tremenda raffica di raggi Morten.
[...]

NdM: ero in dubbio tra questo stralcio e quello in cui compaiono “i filosofi”, ma alla fine credo di aver scelto bene.

6:48 pm

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