Wanna Marchi

Girando qua e la per la rete mi sono imbattuto in un post su Bioetica che rimandava a sua volta ad un altro paio di post apparsi su Blog(0).
In tutte queste pagine si parla di omeopatia, dell’assenza in questa pratica di qualsivoglia fondamento scientifico e del fatto che una multinazionale francese abbia deciso di querelare, o meglio intimidire, un povero blogger reo solamente di aver ribadito ancora una volta questo concetto.
Tempo fa io e la Polly avevamo combattuto una battaglia simile scrivendo una lettera ad Ok Salute in cui chiedevamo cortesemente di smetterla di dare spazio ad articoli sull’omeopatia in cui si lasciava intendere come questa potesse davvero essere considerata come alternativa alla farmacologia classica.
La rivista ci aveva risposto, dicendo che in realtà avevano anche pubblicato articoli che chiarivano il fondamento non scientifico della disciplina omeopatica. Noi quegli articoli non li abbiamo mai trovati, ma almeno la risposta era stata garbata.
Il punto della questione è che chi fa un mestiere come il mio o anche solo ha delle basi di medicina, farmacologia o scienza in generale, non può tollerare un certo tipo di disinformazione, perchè si gioca con la salute della gente.
Partendo dal presupposto secondo cui ognuno è libero di curare il proprio corpo come meglio crede, io non sono contrario al poter trovare in commercio prodotti omeopatici, così come non sono contrario ai viaggi a Lurdes o a Medjugorje. Ognuno è libero di credere quello che vuole e comportarsi di conseguenza.
A darmi fastidio sono le operazioni di marketing che sfruttano l’ignoranza per generare profitti.
Chiariamo quindi la questione anche su queste pagine, nella speranza di poter essere utili a qualcuno. Cercherò di semplificare, sperando di non commettere imprecisioni.
I rimedi omeopatici si basano sul concetto di diluizione. La teoria alla base sostiene che diluendo un principio attivo in maniera estrema non si vada ad inficianre l’effetto curativo, ma anzi, lo si possa addirittura accentuare. Tradotto significa prendere un farmaco e diluirlo all’ennesima potenza (si parla se non erro di centinaia di diluizioni centesimali consecutive) fino ad ottenere, tenetevi forte, acqua. Esemplifico: avete mal di testa? Sciogliete una bustina di nimesulide nella vostra piscina comunale e poi bevete un bicchiere dell’acqua in essa contenuta.
Basterebbe solo utilizzare un minimo di razionalità per comprendere come il meccanismo scricchioli, ma non è così che la farmacologia smentisce le pratiche omeopatiche.
La base su cui la farmacologia si fonda è il controllo in cieco che paragona un farmaco ad una sostanza inerte chiamata placebo.
La regola aurea, in soldoni, è questa: se la sostanza in esame cura più persone del placebo è possibile definirla come farmaco. Altrimenti no. Nel caso dei rimedi omeopatici questa differenza non c’è.
Questo significa che nessuna persona curata con il rimedio omeopatico (o col placebo) guarisce dalla malattia? Assolutamente no. In molti casi si raggiunge comunque la guarigione anche senza essere stati adeguatamente trattati con farmaci. Se si assume un farmaco però le possibilità di guarire crescono.
Esemplifico ancora. Prendiamo trenta malati di influenza. Ne trattiamo dieci con un anti influenzale, dieci con un rimedio omeopatico e dieci con acqua. Alla fine del trattamento, 7 delle persone trattate col farmaco saranno guarite, mentre solo tre delle persone trattate con l’acqua o con il prodotto omeopatico raggiungeranno lo stesso risultato. Ovviamente la questione è numericamente e teoricamente più complessa di così, ma spero l’esempio aiuti a capire.
La cosa sbagliata dell’omeopatia (e di altre pratiche che non menzionerò di nuovo per non far arrabbiare troppe persone con lo stesso post) sta nel fatto che questo principio non viene spiegato.
Per questo motivo, credo e spero, in Italia è addirittura illegale pubblicizzare prodotti omeopatici.
Ok, spero di aver spiegato la faccenda in maniera chiara, precisa ed esaustiva.
Mi prendo le ultime righe essenzialmente per precisare due cose:
1- I rimedi naturali NON sono da considerare omeopatici e non deve essere fatta confusione in merito. Esemplifico: bere una camomilla per calmarsi non è un rimedio omeopatico. La camomilla contiene un principio attivo che, a certe concentrazioni, è scientificamente provato dare l’effetto desiderato. Quindi il concetto è se assumere tot mg di principio attivo sotto forma di bevanda dal sapore piacevole, o in pastiglia. La concentrazione di principio attivo però NON CAMBIA. Differente sarebbe dirvi di mettere una bustina di camomilla nella piscina di cui sopra, berne un bicchiere e dichiararne gli stessi effetti curativi.
2- Io e questo blog supportiamo non solo la causa dell’informazione onesta e completa sui rimedi omeopatici, ma soprattutto i privati cittadini che solo per averne parlato in maniera critica, ma con cognizione di causa, vengono attaccati ed intimoriti da aziende multinazionali.
Il manganello, brandito da avvocati in giacca e cravatta, non è meno pericoloso.

8 pensieri su “Wanna Marchi”

  1. “Partendo dal presupposto secondo cui ognuno è libero di curare il proprio corpo come meglio crede”

    questo diritto esiste ma non e´di questo che si dovrebbe parlare ma
    del diritto di vendere prodotti che non contengono nulla tranne che acqua sostenedo che sono medicinali!

    Io non saro’ un esperto di teoria politica man noncredo che esista questo diritto!

    Vogliono venderli? devono dichiare che non contengono nulla e che non hanno nessun effetto teraputico oltre l´effetto placebo?

    Fosse solo per un problema di uguglianza. Perche’ io casa farmaceutica devo spendere miliardi in ricerca per vedere approvato un mio farmaco e sostenere che un effetto mentre altri possono scrivere quello che volgiono senza nessun tipo di controllo?

    Io medico non sono ma fossi medico troveri indecente avere colleghi che truffano i loro pazienti in questo modo.

  2. Hei Simone, mi pare che siamo dalla stessa parte quindi non capisco tutta sta enfasi. ;)
    La linea che separa la libertà individuale dalla truffa è molto labile, sia eticamente che giuridicamente, l’unica cosa cui dobbiamo appellarci quindi secondo me è che il paziente riceva tutte le informazioni che gli servono e poi decida come crede.
    E’ qui che il sistema si incaglia.
    L’omeopatia non fa certo segreto di fondarsi sul principio di diluizione, quindi in sostanza non cercano di nascondere che stanno vendendo acqua fresca. Quello che manca, troppo spesso, è informare il paziente che, a livello probabilistico, le sue chance di guarire spendendo dei soldi in quei rimedi sono le stesse che avrebbe senza curarsi. E’ questo che andrebbe stressato.
    Per il resto hai ragione.
    Puntualizzo solo due concetti:
    1- La questione medici è spinosa. Purtroppo e per fortuna il medico ha una coscienza ed una libertà individuale che, in un mondo perfetto, tutelerebbe l’interesse del paziente. Il problema è che spesso questa coscienza viene “macchiata” da interessi che esulano la salute del malato, siano questi economici o politici. Da queste cose nascono questioni tipo l’obbiezione di coscienza, le marchette delle case farmaceutiche (quanti medici ancora truffano sulla questione dei generici?) e anche questa dell’omeopatia. Io sono contento se un medico, di fronte al mio caso clinico, sceglie per me la via che per lui è la migliore. Mi girano le palle se a dettare la scelta non è il suo parere professionale, ma un ritorno. Il problema, ripeto, è che questo secondo scenario è sempre più presente. Bisognerebbe piuttosto chiedersi come può un medico riporre fiducia negli omeopatici, ma io che sono in laboratorio e ho lavorato in ospedale posso garantirti di aver sentito colleghi che all’omeopatia credono. E quindi non si parla più di gente disinformata o con interessi, ma semplicemente di scelte individuali. Discutibili fin che vuoi, queste per me vanno sempre garantite.
    2- Mi ha fatto sorridere la tua frase sulle povere e bistrattate case farmaceutiche. :D

  3. Beh siamo troppo ottimisti: principio di diluizione e´semplice da capire ma io dubito che molti capiscano il concetto che a numeri alti di diliuzioni dato il numero di Avogadro si arrriva a zero o a numeri prossimi a zero…e comuqnue non sta scritto assolutamente da nessuna parte, come non sta scritto che dato questo fatto gli omeopati invocano la memoria dell´acqua. Quanti pazienti sanno che la schiefezza omeopatica piu venduta contro l´influenza e’ una diliuzione di estratto di fegato d´anartra? che per inciso nega le basi della stessa teoria omeopatica a meno che di sostenere che l´estratto di fegato d´anatra provoca l´influenza!

    Sui medici, scusami l´etica medica VIETA in maniera chiara e netta di prescrivere qualcosa che si sa inefficace! Il medico NON puo´in nessun caso mentire al paziente! Mi spiace ma ilmedico che sostiene che l´omeopatia funzioni non lavora in maniera deotologicamente corrretta. Credere che una trattamento funzioni non annulla la scienza e tutti i medici hanno le basi per sapere che l´omeopatia non ha nessuan base scientifica.

    La battutta sulle case farmaceutiche voleva solo mettere in evidenza che se le case farmaceutiche non sono corrette abbiamo tutti gli strumenti (almeno in teoria) per fare qualche cosa! Contro l´omeopatia non posssiamo nulla perche’ non esistono controlli e non esiste nessun stardard che deve essere rispetttato.

  4. “Partendo dal presupposto secondo cui ognuno è libero di curare il proprio corpo come meglio crede”
    Il problema sta nel fatto che la maggior parte delle persone non dispone di preparazione/istruzione che consenta loro di distinguere tra affermazioni veritiere e quelle prive di fondamenti scientifici.
    Anch’io ho lavorato per un’azienda farmaceutica e ritengo di riuscire ancora a districarmi tra i messaggi che arrivano da più fonti, molte delle quali del tutto prive di autorevolezza (penso solo a quante persone si affidano solamente ad internet per curarsi senza essere in grado di selezionare le fonti o di interpretare correttamente quanto riportato).
    Come già riportato, ritengo che questi preparati, che si vorrebbe passare per “terapie”, debbano essere sottoposti a sperimentazioni controllate vs placebo e vs altri principi attivi registrati per la patologia che pretendono di trattare e si chiarisca una volta per tutte la loro reale efficacia. Condordo inoltre con Simone che sia vergognoso che i medici non tutelino i pazienti o lo facciano in mala fede, in quanto fino a quando i preparati omeopatici non dimostrano la loro efficacia come è richiesto per qualsiasi farmaco registrato, questi non dovrebbero essere venduti (non basta vietarne la pubblicità, sono molte le farmacie che vendono prodotti omeopatici come se il solo fatto che sia venduto in farmacia possa garantirne l’efficacia).
    Inoltre, anche se non pubblicizzati, molte riviste rivolte al pubblico, anche quelle che trattano di salute, propongono spesso i preparati omeopatici come rimedi per malanni più o meno fastidiosi.

  5. Ma guardate che io sono d’accordo con voi su tutta la linea e mi pare che da quanto ho scritto questa cosa traspaia non poco.
    Citate quella frase, sia Gabry2011 che Simone, in maniera decontestualizzata.
    Il mio punto è esattamente uguale al vostro, ovvero informare la gente che di farmacologia non sa nulla del fatto che l’omeopatia non ha validità scientifica.
    Io ho solo aggiunto che, a mio avviso, una volta informata la gente deve poter essere libera di curarsi bene, curarsi male o non curarsi. Punto.

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