Domenica sera

Scrivere sul blog sta diventando difficile.
Non ho mai tempo.
In realtà non ho neanche troppa voglia perchè si tratterebbe di parlare sempre delle stesse cose, quelle di cui è composta la mia vita. Non essendo io ultimamente particolarmente eccitato dal viverle, cerco di evitare di soffermarmi a rifletterci sopra ulteriormente per descriverle su queste pagine. Il risultato è che sto perdendo costanza nell’aggiornare questo mio blog e questo non credo sia un bene. Una delle cose migliori del tenere un diario è che permette di analizzare in maniera più lucida le situazioni vissute e quindi forse dovrei farlo più spesso, anche controvoglia.
Ad essere sincero credo che un po’ mi imbarazzi continuare a scrivere deprimenti analisi, perchè qualcuno purtoppo/per fortuna queste righe le legge e questo mi fa sentire vulnerabile.
Anyway, scrivere mi ha sempre fatto bene e quindi è giusto continuare a farlo.
Al contrario di quanto si possa pensare la settimana è stata discretamente densa di avvenimenti che vale la pena raccontare.
Al primo posto nei miei travagliati pensieri c’è come al solito la questione universitaria. In questi giorni, anche alla luce dei risultati che ho ottenuto in lab, alcune premesse su cui si fondava parte significativa del mio progetto di tesi sono cadute. Questo ha chiuso delle porte e ne ha aperte altre. Se c’è una cosa buona in questo stramaledetto lavoro è che anche nel ricominciare da capo si possono trovare moltissimi stimoli dovuti alle intriganti ipotesi che si fanno seduti ad un tavolo e che rendono, sulla carta, ogni nuovo studio potenzialmente rivoluzionario e sicuramente mille volte più interessante di quello che si è stati costretti ad abbandonare. Non credo che chi non ha a che fare con questo ambiente possa capire cosa intendo, ma potrebbe essere solo presunzione.
Sta di fatto che mi sto spaccando la testa in laboratorio come mai prima nel tentativo di cavare il dannato ragno dal suo fetido buco e la cosa mi prosciuga di tutte le energie. Arrivo la sera in uno stato molto simile al coma cerebrale e questo, vien da se, poco si concilia con lo studio.
Questa cosa mi stressa non poco.
Credo di non essere mai stato così nervoso.
Il lavoro mi prende, mi piace, ma mi toglie la capacità di concentrarmi sui pochi esami rimasti e la cosa mi spaventa.
Nella speranza che questo totale assorbimento dal lavoro sia una cosa momentanea, la soluzione che ho cercato di adottare è non pensarci, ma non è facile. Non tanto perchè mi risulti difficile, quanto perchè chi mi sta intorno non fa che parlare di queste cose.
Sempre.
Tutti a dirmi che nel mio lavoro non si guadagna, che si è sfruttati, che farò il borsista a vita e via dicendo. Non è piacevole stare a sentire questi discorsi continuamente, da chiunque, cercando di sembrare superiore e distaccato quando in realtà l’unico desiderio sarebbe alzarsi, bestemmiare e levarsi di torno. Non che queste persone lo facciano per mettermi a disagio, tuttavia forse non si rendono conto che non ho bisogno di essere continuamente sbattuto dentro una realtà da cui cerco, quando posso, di uscire. Questo mi capita anche sentendo i miei amici mentre organizzano il loro viaggio estivo negli States.
Se tutto va come previsto io quest’estate me la passerò qui.
E’ chiaro come sia totalmente egoista e sbagliato anche solo sperare che ne parlino tra loro e non in mia presenza, io per primo non avrei mai la sensibilità di farlo, tuttavia non posso nascondere di vivere piuttosto male questa cosa, nonostante continuino a cercare di coinvolgermi nel progetto. Il loro è un gesto carino e mi fa piacere sapere che mi vorrebbero con loro, tuttavia so che non potrà essere così e, ancor peggio, non posso fare nulla per cambiare le cose.
E’ come se tutto si stesse allontanando da me.
E’ come se mi sentissi tagliato fuori da una relatà che mi aveva sempre avuto come protagonista.
E’ una sensazione orribile.
Comunque sia, anche questo week-end è giunto al termine senza lasciare tracce di se. Come troppo spesso accade non si è fatto nulla che valga la pena ricordare, chiusi nei più insipidi standard che esigono “la birretta” al pub e tutti i restanti clichè. Inizio a capire chi, come Bazzu, cominciava a sentirsi schiacciato dalla cosa. E’ oggettivamente angosciante essere schiavi della routine a 24 anni ed è ancora peggio vedere che molti dei miei amici non se ne accorgano. Arrivare a non avere voglia di uscire è abbastanza emblematico della situazione, soprattutto se a non avere questo desiderio sono io che, in questo momento, necessito di distrazione più che di ossigeno.

18 commenti su “Domenica sera”

  1. Non riesco a capire la tua “paura” sul lavoro.. meglio cosi’ che vederlo come lo sbattimento della giornata e il doverci andare, la tua scelta è stata giusta, ora ti devi solo muovere a finire l’università.

    Sulla routine non posso che essere d’accordo con te.. anche a me passa la volgia di uscire se giovedi=rut, venerdi’ e sabato=pub, domenica= posto della domenica..

    per questo direi che questo sabato possiamo organizzare una gita da qualche parte, partiamo sabato pomeriggio e torniamo o sabato sera o domenica pomeriggio

    lago maggiore?

  2. la scelta di rimanere qui è tua, x’ hai deciso di fare l’università, di intraprendere una “carriera” che non ti lascerà mai molto tempo libero, ma una volta terminato il tutto devi partire anche tu, prima di ributtarti a capofitto nel lavoro…dato che, a quanto mi dicono le amiche “biotecnologhe”, grandi possibilità c saranno praticamente solo all’estero (soprattutto negli USA), non vedo perchè tu ti debba deprimere; farai il tuo viaggio all’estero, anche se per lavorare, sarà un’esperienza nuova! Devi solo essere capace di pazientare, tutto arriverà a suo tempo. Io sarei comunque felice del fatto che probabilmente hai trovato la tua strada “lavorativa”, dato che io non ho ancora una chiara idea sul mio futuro..Certo è che ritengo indispensabile, per aprire la mente, fare esperienza in un altro stato, sia como lavoro diciamo “statico” che un pò più “dinamico”, viaggiando anche un pò (come piacerebbe a me..).
    Spero tu abbia potuto captare qualche consiglio, ripigliati e apprezza cavolo qualche volta quello che hai intorno..soprattutto nn essere invidioso, non porta lontano..

  3. Ho apprezzato molto quanto scritto da Max. Soprattutto la frase “ora ti devi solo muovere a finire l’universita’”. Grande. :)
    Rispondendo alla Eli invece tengo a precisare di non essere assolutamente invidioso, tuttavia e’ difficile vivere senza paragonarsi agli altri ed in questo momento il paragone mi vede messo peggio. Tutto qui. Mi dispiace perche’ vorrei anche io essere gia’ laureato e intento a programmare viaggi nel mondo, ma cosi’ non e’ e devo prenderne atto. Questo non toglie nulla a chi puo’ permetterselo, sono contento per loro. L’invidioso vorrebbe essere al posto loro. Io vorrei essere assieme a loro. C’e’ una bella differenza, mi pare.

  4. io nn credo c sia differenza, cmq ho provato le stesse cose quando fabry era via; dato che l’ho provato ho cercato di analizzare il tuo stato d’animo..Non sarà propiamente invidia ma si avvicina molto, nn in senso cattivo, ovviamente.

  5. Io invece non credo esista invidia “non in senso cattivo”. Per questo insisto sul fatto di non essere invidioso. Non credo di aver mai invidiato nessuno nella mia vita. E’ un sentimento che non mi appartiene e, per dirla tutta, sono troppo arrogante per pensare di star meglio nei panni di altri. Questo pero’ non vuol dire che non debba accorgermi del fatto che ci sono persone che possono permettersi di fare quello che io al momento non posso. Non le invidio, ma cerco di arrivare a dove loro sono gia’ arrivati. Si chiamano stimoli. La differenza e’ quella che passa tra l’impiegato che passa le giornate ad invidiare il capo ufficio e quello che si sbatte per diventare capo ufficio a sua volta.
    Spero di essermi spiegato meglio.

  6. che sia invidia o no, è impensabile vedere gente che programma il viaggio estivo quando tu puoi solo pensare che forse lavorerai tutto agosto ed esserne felice..per quanto riguarda la routine io te l’avevo detto di uscire con noi sabato!!

  7. Se non ti piace la routine non seguirla, non è impossibile! Bisogna però distinguere tra routine a abitudini, quet’ultime non sono dannose. io al momento mi sento decisamente senza una routine e la cosa mi piace.
    E’ positivo sentirsi stimolati guardando chi è più avanti, ma lo scopo deve essere sempre quello di trovare il proprio posto, non arrivare dove sono altri. il punto in cui si è dipende da tante cose : quando si è cominciato, cosa si sta facendo, come lo si fa, cosa si fa intanto e tante altre cose su cui magari non si ha controllo. Tutte queste cose caratterizzano ognuno di noi, non dovrebbero essere un motivo di malessere.

    mi ha colpito molto questa frase:
    “E’ come se mi sentissi tagliato fuori da una relatà che mi aveva sempre avuto come protagonista.”
    cavoli, se è davvero come la descrivi direi che è un bene! i cambiamenti sono sempre un po’ tristi; quando però generano questi stati d’animo mi viene da pensare che forse nella realtà da cui ci si sta allontanando c’era un po’ di dipendenza, che è il contrario di libertà.

  8. non so che dire la routine nella nostra compagnia l’hai creata anche tu come tutti se ci fai caso della vecchia panca ormai ci sono pochi elementi io me ne sono andato Bazzu è in America, zine non esce + con voi per ovvi motivi e poi tanti altri esempi, la routine schiaccia ma la creiamo noi!!!!!
    alla fine se si sceglie di seguire sempre la stessa via prima o poi si incontra una strada dove devi scegliere se andare a sinistra a destra e non puoi andare dritto!!!
    devi scegliere

  9. Riprendo quando dici: “… forse non si rendono conto che non ho bisogno di essere continuamente sbattuto dentro una realtà da cui cerco, quando posso, di uscire.”
    Se non ti ho frainteso (cosa possibile, e se così fosse me ne scuso), questo è l’unico errore che stai compiendo.
    Nella mia esperienza, cercare di non affrontare un problema è il modo migliore per farsene opprimere.
    Chiudo qui la ramanzina ;) nella consapevolezza che ognuno approccia i problemi nel proprio modo, e attraversare un periodo di “metabolizzazione” del problema prima di affrontarlo seriamente è più che umano.
    Se poi ti ho frainteso, perdona le cazzate. :D

  10. Ze: Comprendo cio’ che vuoi dire. In questa situazione pero’ non c’e’ nulla che io possa fare per rimediare al mio disagio. E’ una cosa che posso solamente accettare. Io l’ho accettata pero’ preferirei non doverci pensare continuamente. Non so come spiegarmi. E’ come se mi continuassero a girare il coltello nella piaga. Non lo fanno certo con l’intento di farmi soffrire e io non ce l’ho assolutamente con loro perche’ non fanno nulla di male. Pero’ resta il fatto che e’ una cosa che mi fa soffrire e questo non posso negarlo.

    Roby: ma che cazzo stai dicendo? Se tu ti sentissi abbandonato dalla ragazza o dalla famiglia cosa diresti a chi ti dice che e’ un bene perche’ ti stai liberando da una dipendenza? Insomma, io accetto tutto, pero’ in sto caso credo l’hai fatta realmente fuori dalla tazza. Soprattutto perche’ tu al momento sei anche piu’ dipendente di me dall’ambiente che frequenti e quindi vedo un po’ di ipocrisia in quanto mi dici. Magari mi sbaglio.

  11. Manq, capisco adesso che quella frase si riferiva più alla sfera delle tue amicizie che al disgraziato mondo del nostro lavoro.
    In questo caso, capisco e condivido il tuo atteggiamento. Solo il tempo…

  12. Pè, non ho mica detto questo!! hai una capacità di frainterdermi fenomenale :) ! non ho mica detto che perdere i legami è una cosa buona!! parlavo dei rapporti di dipendenza, non di tutti i rapporti! io in questo momento non mi sento di vivere le mie relazioni con gli altri (ragazza, amici, famiglia) in modo dipendente quindi credo che risponderei così a chi mi dice che perderli è un bene. (occhio però: non essere dipendenti dalle relazioni non vuol dire non tenerci). quello che volevo dire è che spesso putroppo tanta gente è dipendente dalle realtà che vive, e questa cosa non è certo un bene. se una cosa del genere finisce o cambia non mi sembra un male. Quando si perde qualcuno (o qualcosa) si soffre, è normale; bisogna però chiedersi se questa sofferenza è dovuta all’amore che si provava o al fatto che si era dipendenti da quella persona (o cosa) e la differenza c’è. la frase che avevo citato mi aveva fatto venire in mente questa riflessione, se l’ho fraintesa scusami.

    sull’ultima cosa direi che ti sbagli decisamente: ho anch’io le mie non-libertà come tutti e cerco di esserne consapevole. Però non mi sento in alcun modo dipendente da quello che faccio e non capisco cosa ti faccia pensare il contrario.

  13. In effetti avevo parzialmente frainteso (come al solito).
    Tuttavia resto in disaccordo con parte del tuo ragionamento. Secondo me tutti viviamo situazioni di dipendenza e questo è un bene, perchè se potessimo essre totalmente autosufficienti il mondo farebbe ancora più schifo di quanto già fa ora.
    Posso sbagliarmi, ma tu non potresti mai fare a meno della tua fede (ad esempio). Ne sei dipendente perchè senza non potresti stare bene. Lo giudichi un male? Ecco, con le dovute proporzioni questo è quanto mi sembra mi stia accadendo. Dico mi sembra perchè non ho ancora realizzato se sono solo mie paranoie.

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