Sarà vero?

Nella vita si cambia.
E’ questo il bello, dicono.
Personalmente non ho mai ritenuto niente come positivo a priori, quindi anche l’evoluzione che quotidianamente affronto preferisco valutarla passo per passo.
Così facendo è indubbio che spunti positivi se ne trovino a bizzeffe.
L’altra sera al concerto dei Dinosaur Jr. ho incontrato un conoscente.
Un conoscente è qualcuno di cui, per definizione, si conosce l’identità. Non nel dettaglio magari, ma quanto basta per rispondere alla domanda che potrebbe porti chi ti accompagna nonappena l’incontro si sarà esaurito e le sue componenti si troveranno ad una distanza sufficiente a poterne parlare.
Se non si possiede qualche dettaglio che identifichi la persona incontrata non si dovrebbe parlare di conoscente, ma piuttosto di volto noto, a mio avviso.
Quando l’ho visto passare, l’ho salutato e lui, molto cortesemente, si è fermato a scambiare due parole.
Il contesto in cui ci si trovava indubbiamente ha aiutato la conversazione.
Incontrare un conoscente ad un evento ha infatti non solo l’indubbio vantaggio di avere un argomento da trattare, ovvero l’evento stesso, ma offre anche la possibilità di defilarsi qualora la conversazione non sia particolarmente accattivante o, ancora peggio, inizi a volgere alla penuria di argomenti.
Io non mi ritengo una persona povera di argomentazioni, in tutta onestà, ma quante di queste possono essere trattate con un conoscente? Probabilmente se potessi intavolare ampie discussioni con i conoscenti arricchirei non poco il mio bagaglio culturale, perchè non è certo confrontandosi sempre con le stesse persone/idee che si cresce. Eppure questa cosa sembra impossibile da fare e la maggior parte degli incontri casuali decontestualizzati portano al classico scambio di banalità.
Forse dovrei imparare a sfruttare meglio le occasioni che la vita mi propone, ma in questo momento riflettendo su questa cosa sto andando fuori tema.
Tornando all’incontro di cui sopra, la cosa importante non è il breve dialogo che ne è scaturito quella sera, ma la mail che la persona che ho incontrato mi ha scritto pochi giorni fa.
Ok, so benissimo che tutto quello che ho detto fino ad ora perderebbe il [poco] senso che ha se dicessi che il conoscente ed io siamo soliti comunicare per mail ed infatti non lo dico, perchè non è così.
Tuttavia, dopo quell’incontro che non era il primo e che non sarà credo l’ultimo, mi ha scritto una mail dove si tornava sul concerto e si arrivava ad altra musica.
I collegamenti sono tutto.
Con i giusti collegamenti nascono sempre discussioni interessanti, anche a partire dal niente.
Questa è una cosa che mi piace.
Ma soprattutto mi piace aprire la mail un giorno qualsiasi di una settimana qualsiasi e trovarci qualcosa di decisamente non qualsiasi.
Qualcosa capace di sorprendermi.
La felicità sta nelle piccole cose?
Non credo.
Però questo non vuol certo dire che dalle piccole cose non ci sia nulla da trarre.
Ho scritto tutto questo perchè, in fin dei conti, questo resta pur sempre il mio diario e in un diario trovo giusto dare spazio anche a riflessioni di questo tipo.
Una volta, ad essere onesti, lo facevo molto più spesso.
Questo post è nato da una considerazione: oggi sicuramente se incontrassi sul treno la persona di cui sto parlando da diverse righe la saluterei e proverei a cimentarmi in una conversazione senza il solido appiglio contestuale che può offrire un evento.
La domanda è: “Se non avessi ricevuto la mail in questione, la penserei nello stesso modo?”.
A bruciapelo risponderei di sì, ma il dubbio è lecito visto che anni fa non l’ho fatto.
Mi piace però pensare che questo sia uno dei cambiamenti positivi che la mia evoluzione ha causato.
L’insicurezza, spesso, gambizza.

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