Agli animalisti

Se ho deciso di scrivere queste poche righe indirizzate a tutti coloro che in queste ore imperversano sulla rete gridando la loro verità in merito alla sperimentazione scientifica sugli animali è perchè si sta sfociando nel ridicolo.
Mi rivolgo quindi tanto agli attivisti di lunga data quanto ai moltissimi riottosi dell’ultim’ora precisando come il mio tentativo non sia quello di “convertirvi” al credo della cavia, quanto di provare a dare a molti di voi una prospettiva diversa, nuova, in modo che possiate perlomeno conoscere in maniera più dettagliata il problema di cui avete deciso di farvi carico.
Io sono un ricercatore scientifico. Per mia scelta anni fa ho deciso di non lavorare personalmente sulle cavie, pur vivendo in un contesto ove la sperimentazione animale è all’ordine del giorno. Questo non lo dico per ricevere approvazione (se continuerete a leggere vi sarà ancora più chiaro), ma semplicemente per sottolineare come il problema etico e morale esista e sia vivo anche tra coloro che in questi giorni sono dipinti come sadici e perversi torturatori.
Quello che nessuno dice è che la ricerca medica e farmaceutica sugli animali è, oggi, indispensabile. Questo non significa affatto che sia esente da problematiche o che non vada regolamentata e controllata, tuttavia chi dice che se ne potrebbe fare a meno dice una stupidata.
Questo non è un mio parere. Questa è la realtà dei fatti e chiunque, andando a leggere qualunque rivista scientifica di una certa rilevanza, non potrà che ammettere come le cose stiano così. Non è il luogo e non sono certo la persona adatta per illustrare tutti i motivi scientifici per cui non si possa, attualmente, rinunciare a tale pratica. Però sono senza ombra di dubbio in grado di smentire chi, ad esempio, sostiene che “i test sugli animali si possono sostituire con test su cellule di derivazione umana. Perchè noi siamo più simili ad una cellula umana che ad un topo.” (cito da discussione realmente avvenuta). Questo non è vero. Chiunque abbia fatto le scuole medie sa benissimo che ad esempio un topo ha gli organi, una cellula no. Quindi se devo testare l’efficacia di un farmaco ad azione polmonare farlo su una cellula è impossibile. Punto.
Ed è anche ora di smetterla di equiparare la ricerca medica alla cosmetica, o ancora peggio all’industria delle pellicce (o alla corrida). Non è tollerable che si equipari la ricerca finalizzata a migliorare il tenore di vita di persone con malattie tremendamente debilitanti con la ricerca per un nuovo deodorante o con la realizzazione di indumenti alla moda. Per quanto si possa essere contrari a tutte e tre le pratiche non è lecito porle sullo stesso piano.
Infine è veramente nauseante, nonchè offensivo, leggere in continuazione di persone che sostengono come il ricercatore medio si diverta nel “seviziare” le cavie con le più ignobili torture.
Finchè la discussione quindi verterà su temi come quelli sopracitati non solo i toni saranno demenziali, ma si perderà l’opportunità di riflettere sul reale problema etico e morale che sta dietro questa questione.
Come dicevo la sperimentazione animale in campo medico farmaceutico esiste, è necessaria ed è condotta seguendo norme severissime atte a tutelare i diritti delle cavie. Questo tuttavia non significa che non ci siano dei problemi da risolvere o delle questioni che sarebbe meglio sollevare.
Se infatti esistono sperimentazioni per cui l’utilizzo delle cavie è indispensabile è altrettanto vero che ve ne sono molti altri in cui potrebbe essere evitato. Questo non perchè il loro utilizzo in quegli ambiti sia inutile, quanto perchè potrebbero esserci altre vie per ottenere lo stesso risultato anche se magari in tempi più lunghi e con più lavoro. Trattandosi sempre di scienza medica la questione etica esiste poichè si tratterebbe di ritardare la possibile guarigione del paziente. E il problema quindi riguarda non solo chi effettua la ricerca, ma anche chi la finanzia poichè anche i revisori dei progetti potrebbero forse valutare con maggiore attenzione la reale necessità di utilizzare animali in quello specifico ambito.
Insomma, ci sono diversi settori in cui è possibile e doveroso migliorare ed è per questo che ci si dovrebbe battere, ovviamente nella speranza di un futuro in cui si possa fare a meno degli animali da laboratorio.
Il clima da caccia alle streghe che si solleva ogni tanto in merito alla ricerca invece non porta a nulla di buono e viene strumentalizzato unicamente allo scopo di fare il classico sensazionalismo tanto caro ai giornalisti italiani.
Informarsi non vuol dire andare a cercare per la rete o in televisione qualcuno che ci dica quello che vogliamo sentire. Informare non vuol dire convertire il prossimo al proprio pensiero. Queste sono derive tutte italiane. Informarsi significa cercare di capire come stanno realmente le cose, ci piaccia o meno, ed informare vuol dire fornire a chi legge o guarda una ricostruzione dei fatti quanto più completa possibile, senza preconcetti o preclusioni.
Tutto questo in seguito ad una normativa UE di cui tutti parlano, che tutti commentano, ma che nessuno riporta in versione integrale e che, con ogni probabilità, in pochissimi hanno letto e compreso.
Perchè per criticarla, come si dovrebbe riguardo certi punti, bisognerebbe averla letta.
Ogni protesta, se male argomentata, si ritorce sistematicamente su chi la porta.
O peggio, sui più deboli che protestando si cerca di tutelare.

PS: Non ho volutamente parlato di industria farmaceutica, perchè non ne conosco i retroscena. La ricerca cui questa lettera fa riferimento è quella universitaria.

22 commenti su “Agli animalisti”

  1. Vorrei sottolineare anche un altro punto che non è per niente chiaro ai più.
    Quando un ricercatore decide di lavorare con un modello animale, non si sveglia al mattino, si reca al lavoro, alza la cornetta e ordina 4 cavie, 3 topi e 2 ratti.
    Il ricercatore che decide di lavorare con un modello animale deve stendere un progetto in cui deve spiegare il presupposto del lavoro e il perchè il progetto richieda prprio l’utilizzo di un modello animale. In più dovrà essere specificato il numero di animali da utilizzare, come verrà usato il singolo animale, come verrà sacrificato e che tipo di anestetico verrà usato.
    Il progetto così scritto verrà valutato da una commissione etica, che deciderà se approvare o meno il progetto. E nel caso in cui decida di approvarlo potrà muovere critiche su ogni singolo punto.
    Io sono pienamente d’accordo con questa prassi.
    Per cui l’incipit dell’articolo di Repubblica:
    “Se avete un cane o un gatto, sarà meglio comprare un collarino identificativo”
    è totalmente errato.
    Non ci hanno fornito di forconi e reti per la caccia.
    State tranquilli che nessun ricercatore toccherà il vostro cane o il vostro gatto.
    Vi consiglio però di tener d’occhio i vicini. Non si sa mai.

  2. L’argomento è molto interessante e dirò la mia, anche se la premessa è che ben poco ne so di sperimentazione scientifica in ambito farmaceutico.

    Di base la mia posizione di partenza è assolutamente contraria alla vivisezione in ambito scientifico e, a maggior ragione, cosmetico. Ma siccome stimo molto le tue opinioni, cercherò di capire se posso imparare qualcosa.
    Mi chiedo se effettivamente questo tipo di pratica sia utile. Nel tuo post tu sostieni di sì. Hai la possibilità di mandarmi un articolo in cui inequivocabilmente sia chiaro che la sperimentazione sugli animali ha permesso di sviluppare una terapia per una patologia grave? Per “grave” intendo un morbo che provoca morti o pesanti invalidità, non un mal di gola o le pur fastiose emorroidi.
    Te lo chiedo perchè si sentono persone dire che è la vivisezione sia ben poco utile, così come altre che sostengono, come te, che sia essenziale. Ecco, vorrei verificare con una fonte la cui attendibilità sia garantita dalla comunità scientifica.

    Per quanto riguarda la possibilità, garantita dalla nuova legge europea, di utilizzare animali randagi per le sperimentazioni sono ovviamente contrario, dal momento che passo buona parte del mio tempo libero a recuperare, accudire e curare animali randagi e una cosa che ho imparato è che non sono certo diversi da quelli di proprietà, anzi spesso sono anche più simpatici. Però non sono un ipocrita e devo riconoscere che il privilegio di essere animali da compagnia attualmente è limitato a un numero molto ridotto di essi e di sicuro la vita di una cavia da laboratorio è cento volte migliore di quella di una mucca da carne o un pollo (anche se “allevato a terra” in uno spazio di 50 cm^2).
    Per questo motivo non mi sento di cavalcare a occhi chiusi la campagna degli animalisti veri o presunti contro la vivisezione. Spesso coloro che si indignano per questo tipo di pratiche pensano che le mucche facciano il latte da sole senza dover partorire un vitello prima!!
    Tutto ciò per dire che le pratiche degli allevamenti intensivi sono probabilmente più cruente ma nascoste all’opinione pubblica che troppo spesso si indigna solo per gli amati cani e gatti!

    ciao!

  3. Questo è esattamente il tipo di discussione che vorrei sollevare.
    Parto dal fondo, ovvero dagli animali da allevamento per chiarire il “bersaglio” di questo post. Vedi io mangio carne conscio del problema cui fai riferimento. Lo faccio perchè, essenzialmente, mi piace e quindi mentre la mangio non penso a quanto crudele sia l’allevamento. Però lo so, non faccio finta di nulla e non mi permetterei mai di dire, a chi mi fa notare le condizioni tremende degli allevamenti, che non è vero. Mi incazzo molto invece con quei fanatici che se ne vanno in giro a dire che mangiare la carne fa venire il cancro, perchè è una stronzata. Il succo quindi è: c’è una questione morale sul mangiare animali? Sì. E’ necessario inventarsi stronzate per portare avanti la causa? No.
    Passiamo al vero argomento della questione, ovvero la ricerca scientifica. E’ difficile segnalare un articolo chiave per dimostrare l’essenzialità della ricerca sugli animale, perchè dall’inizio della sperimentazione all’uscita del farmaco o alla “scoperta” ci sono più di dieci anni di ricerca e sperimentazione e quindi, per ogni percorso, gli articoli possono essere migliaia per ricostruire tutta la storia.
    Puoi provare a cercare su Nature o Sience se c’è qualche review che spieghi la questione come io non potrei fare.
    Recentemente il direttore dell’istituto Mario Negri ha dichiarato che senza sperimentazione animale i bambini colpiti da leucemia non avrebbero più di sei mesi. Non l’ha detto il direttore generale dell’Harlan, che magari ha qualche interesse in merito.
    Provando a semplificare però la ricerca animale in ambito medico farmaceutico oggi è utilizzata sia per la ricerca di base, ovvero per capire come una malattia funziona, sia per i test farmaceutici che fanno in modo che il farmaco possa essere preso senza pericoli o effetti inaspettati. Lo so, l’appunto che solitamente fanno è che ci sono casi in cui questi test si sono rivelati inutili e i farmaci hanno causato danni una volta messi in commercio. Vero, ma ti spingo a riflettere su due cose: la prima è che se entri in una farmacia e conti i farmaci che ci sono ti accorgi da solo della rilevanza statistica dei casi “fallimentari”. La seconda è che, con tutta probabilità, quei test non sono falliti perchè inadatti, ma perchè condotti male per via di negligenze tipiche di quando girano tanti soldi.
    Nel mio campo quotidianamente leggo articoli che, grazie all’utilizzo di animali, sono arrivati a passi importanti verso la comprensione di come una malattia si sviluppa. Questi risultati non si sarebbero potuti ottenere in altro modo. Magari un domani si potrà, io ci spero, ma oggi non si può.

  4. Giuse credo che non avrei saputo spiegare le cose in un modo migliore…
    posso fare solo una domanda?
    Ma gli animalisti, per essere coerenti, fanno a meno di usare farmaci, e dico qualunque farmaco?
    A parte questa provocazione (chiedo venia) vorrei aggiungere, per completezza, che nessuno di noi, credo, farebbe sperimentazione animale se ci fosse un modo alternativo altrettanto efficace.
    Credetemi non è un “divertente” gioco..
    Mi è venuta in mente una lezione di farmacologia in cui ci è stata spiegata l’importanza di tutte le fasi di sperimentazione di un farmaco.
    Vi ripeto l’esempio che ci è stato fatto:
    Una sostanza prima di arrivare sul banco di una farmacia, come diceva giuse, ha un percorso che dura all’incirca 10 anni.
    Questo percorso è diviso in rigidissime fasi, regolamentate a livello internazionale, che devono essere superate tutte e in quell’ordine affinchè un farmaco raggiunga il grande pubblico.
    Grazie ai risultati delle varie fasi viene anche stabilito con che modalità commercializzare il farmaco.
    Per prima cosa la sostanza viene testata in vitro (su cellule) e in questo modo è possibile valutare la tossicità acuta e l’effetto che ha sul nostro target..con questo metodo è però impossibile verificarne tossicità sistemiche.
    Secondo voi come sappiamo che le tetracicline hanno tutte una possibile, gravissima ototossicita?
    non ho mai visto una cellula con le orecchie!!!!
    Senza i test sugli animali, visto l’uso che se ne faceva soprattutto in passato, avremmo un sacco di gente con gravi problemi uditivi..
    Una volta che il farmaco entra in commercio, infatti, prosegue la fase di vigilanza per effetti collaterali a lungo termine.
    Ma quanto tempo e quante persone sarebbero rimaste offese prima di correlare l’ototossicità al farmaco assunto?
    e questo è solo un esempio…
    Il concetto è che nonostante la fase in vitro sia necessaria, purtroppo non è sufficiente, perchè a priori non puoi sapere che effetto avrà una sostanza su un sistema complesso come il corpo umano..

  5. Questo post cade proprio a fagiolo, proprio ieri mi trovavo a riflettere su questo argomento. Anche io mangio carne perchè mi piace e ammetto di fare spesso orecchie da mercante ai problemi etici legati agli allevamenti. Ogni volta che trovo notizie su condizioni penose sugli animali che poi mangiamo mi indigno, ma non faccio niente per contribuire alla causa e un po’ me ne vergogno. Il mio pensiero in proposito è che allevare animali per mangiarli non è sbagliato, ma farli vivere tra sofferenze per un maggiore guadagno si.
    Riguardo alla sperimentazione la penso come te, tra la vita di un uomo e quella di un animale metto ovviamente al primo posto la prima se non è possibile salvarli entrambi. E altrettanto ovviamente, lo stesso discorso non vale per la sperimentazione di cosmetici o altre cose non di vitale importanza. Quello che però non riesco ad accettare e a sopportare, forse per come sono fatto io, è il dolore fisico inflitto a chiunque (uomo o animale). Su internet ho letto che questa normativa consente di intervenire sulle cavie senza anestetico se lo si ritiene utile e la cosa mi fa rabbrividire! Ho letto cose del tipo “apertura del torace senza anestesia”! A te che sei più informato chiedo: questo è vero?
    Sono poi contrario anche all’utilizzo di cani e gatti randagi.
    Riguardo ai commenti fatti su fb: è possibile che al di fuori del laboratorio dove lavori tu si verifichino situazioni più gravi di quelle che descrivi? Le pratiche descritte dagli attivisti sono tutte false?

  6. Io ovviamente posso parlare per le realtà che ho conosciuto, ovvero l’università Italiana, l’Istituto Besta di Milano e l’università di Colonia. Qui di sevizie io non ne ho viste. Intendiamoci, esistono pratiche cruente, ma vengono sempre svolte con l’animale completamente anestetizzato (penso alla perfusione, che non descriverò).
    Tu mi chiedi se quello che si vede in internet è vero o no. Io questo non lo so. Però so che nel mondo c’è chi fa cucire le scarpe a bambini di tre anni per venti ore al giorno. Questo significa che tutti i calzolai sono farabutti?
    E’ ovvio che, parlando in scala mondiale, ci sia anche chi infrange le regole. Proprio per questo è cruciale individuare chi va punito e non fare di tutta l’erba un fascio, altrimenti si perde di credibilità.
    Riguardo i randagi non ho idea di come funzioni la cosa. Per la ricerca che faccio io il loro utilizzo sarebbe impensabile (almeno credo) perchè utilizzando animali di cui non si conosce il background genetico verrebbero meno i canoni di riproducibilità ed uniformità nei dati. Ripeto, parlo di quel che faccio io e secondo quanto ho studiato. Probabilmente ci sono pratiche per cui il loro utilizzo può essere adeguato.
    In questo caso, pur non essendo tendenzialmente a favore, non capisco cos’abbiano di diverso i randagi da animali fatti nascere in lab. Sotto il piano dei diritti intendo. Tornando al parallelismo di prima, sarebbe come dire che bambini cinesi possono essere sfruttati, ma gli orfani no. Per me restano bambini entrambi.

  7. Giusto per buttare lì due info in più, la sperimentazione dei farmaci su organismi viventi, dagli animali agli uomini, è necessaria per raccogliere, oltre ai dati di safety come ha giustamente scritto sara più su, anche per altri due scopi essenziali: valutare l’efficacia e il corretto dosaggio. Per questo le sperimentazioni sugli animali di solito (parliamo di farmaci standard) attraversano diverse sottofasi, dalla cavia al macaco per intenderci, lungo le quali si raddrizza il tiro sul dosaggio e si raccolgono dati di efficacia e tossicità (alcune tossicità in alcuni animali come maiale, cane o macaco possono essere analoghe agli effetti nell’uomo).
    In questo modo, grazie ai sopracitati animali, si evita di dare un’overdose ai poveri volontari sani (che italia non sono nemmeno pagati) che si trovano, per missione o per necessità, a fare la fase uno della sperimentazione, quella della valutazione farmacocinetica e dosagggio, appunto.
    In soldoni, se non si passasse attraverso la fase animale, si rischierebbe di sovradosare volontari sani o di esporli al rischio di gravi tossicità che si potevano altrimenti prevedere.

  8. Inoltre, per riallacciarmi a me stesso qui sopra (magari avessi riletto il post), se la sperimentazione sugli animali non fornisce dati di efficacia apprezzabili, rischia di fermarsi già a quel livello.
    Questo va a vantaggio anche dei consumatori, perchè le risorse di una farmaceutica in questo modo vengono veicolate solo verso i farmaci più efficaci.

  9. Questo commento è da intendersi metà pragmatico e metà provocatorio.

    Asserzione #1
    Siamo tutti d’accordo che gli uomini siano piu’ simili a se stessi che ai topi, quindi una ricerca scientifica basata su cavie umane potrebbe fornire conoscenze piu’ utili alla società umana.

    Asserzione #2
    Siamo tutti d’accordo che un topo sia piu’ innocente di un detenuto manifestatamente colpevole (in presenza di prove inequivocabili come l’arresto in flagranza di reato piu’ rea confessione)

    Asserzione #3
    Siamo tutti d’accordo che il suddetto detenuto sia in debito con la società piu’ di quanto non lo sia il suddetto topo.

    Domanda pragmatica e provocatoria:

    Perché non offrire la possibilità al detenuto di sdebitarsi parzialmente con la società offrendosi come volontario per la sperimentazione scientifica al posto del topo?

    Specifica
    Ovviamente una sperimentazione etica, umana, indolore e con scarsa probabilità di lesioni permanenti.

    Perché i detenuti no e i topi si’? E’ una domanda che dovrebbero porsi soprattutto i paesi in cui vige ancora la pena di morte.

  10. Ci sono un bel po’ di risposte che ti potrei dare.
    1- Sperimentazione etica, umana, indolre. Ok. Ma come si può essere sicuri di non causare lesioni permanenti? Che sperimentazione sarebbe se ne conoscessimo a prescindere gli effetti?
    2- Parliamo dei transgenici. Senza entrare nei dettagli, la sperimentazione si terrebbe sui figli dei detenuti. Come li collochi, rispetto ai topi?
    3- Personalmente pongo l’uomo su un piano più alto riseptto all’animale. Questo perchè non ho scelto io di essere parte della specie dominante sulla terra, non ne ho colpa, e negare questa realtà non la renderà meno vera. Di conseguenza trovo giusto non abusare delle specie inferiori, ma non cambierei la loro salute con la mia.
    4- Un detenuto è una persona, quindi vale anche per lui il punto 3.
    5- Se intendessi la cosa come a volontà del detenuto e non dello stato, cosa che renderebbe la tua proposta più “etica”, non escluderei il problema causato da detenuti non riabilitati messi a piede libero solo perchè si sono sottoposti a trattamenti che possono aver causato danni ulteriori alla loro personalità già magari deviata.
    6- Fatico a mettermi nei panni di chi utilizza con coscienza la pena di morte. Non essendo per me una scelta comprensibile difficilmente posso immaginare come si porrebbero rispetto alla tua domanda.

  11. PAGNINO FOR PRESIDENT.

    Mi prudevano le mani da due giorni e mi sono trattenuto a fatica dal postare LE STESSE IDENTICHE CONSIDERAZIONI.
    Non penso che la sperimentazione su detenuti, CONSENZIENTI, posssa o debba escludere quella sugli animali.. ma potrebbe supportarla un bel po’.

    Non so perche’ ma ho l’impressione che se avessi detto le stesse cose io sarei stato lapidato dal Manq-pensiero… comincio ad essere geloso di codesto “pagnino”…

    Cheers
    Mnwr

  12. @Mnwr: quando mi candido te lo faccio sapere, nel caso ti interessasse un posto da ministro (tra quelli non legittimamente prenotati mediante prostituzione, si intende).

    @Manq: non sostengo l’abolizione della ricerca sugli animali (transgenici e non), anzi la promuovo. Era solo mia intenzione caldeggiarne l’integrazione con le conoscenze ottenute direttamente sugli uomini, visto che sono gli uomini che vogliamo curare. Non è certo possibile ridurre il rischio a zero, ma come ci sono volontari che servono la patria facendo il militare/carabiniere ecc. (e non sono a rischio zero), come ci sono categorie lavorative + rischiose di altre, sarebbe bello che altrettanti volontari servissero la patria facendo da cavie, soprattutto se questi hanno un qualche debito con la patria. Penso soprattutto a quei carcerati che sono in carcere piu’ per scontare una pena che per essere tenuti lontano dalla società (non immetterei mai in circolazione un pedofilo o un assassino) ma un evasore fiscale, che già mi ha rubato tanto e in piu’ devo pagare altre tasse per mantenerlo agli arresti domiciliari? Ma che scelga di prendere per due mesi il farmaco sperimentale che sembra non nocivo sui topi e che mi dia un po’ di sangue e magari una piccola biopsia per vedere cosa succede veramente al fegato. E siamo a posto per l’anno fiscale venturo. Mi sembra ragionevole e piu’ umanista della scelta di aprire centri clinici in congo dove i volontari non mancano giusto perché una giornata di ospedalizzazione corrisponde a una giornata in cui si mangia. (la roba sulla pena di morte era un po’ una sparata dovuta all’ora tarda, me la rimangio)

    Aggiungendo un’altra considerazione, mi sembra paradossale e anti-progresso la situazione odierna di super-protezione della privacy dove (metti caso non conoscessimo cosa fosse il diabete) dovremmo chiedere a qualsiasi paziente ‘diabetico’ un consenso informato solo per correlare l’eventuale tasso di glicemia ad alcune manifestazioni cliniche come le urine dolci. Tra parentesi, se qualche ricercatore volesse la mia merda, ve la vendo un tot al chilo, fateci quel che volete.

    Best,

  13. Diciamo che esposta così fa un’altro effetto. Realmente, per come l’avevo intesa, immaginavo carceri in cui i detenuti venissero utilizzati loro malgrado per esperimenti scientifici di ogni genere (che poi temo sia l’idea che ti è valsa l’approvazione di Manowar :D ).
    Messa nei termini cui l’hai posta devo dire che offre spunti di riflessione, soprattutto alla luce del problema che sollevi rispetto alle cliniche congolesi.
    Mi resta tuttavia il dubbio di quanto possa essere “etico” barattare la ricerca scientifica sul proprio corpo con la pena per i propri misfatti. Non vorrei fosse un altro modo per allontanare il già annebbiato miraggio della certezza della pena.

  14. PAGNINO! sei uguale a tutti gli altri, anche tu sei del club del “mi avete frainteso”! :(

    Ritiro il voto.

    :P

    Mnwr

  15. Beh, io conosco molti veterinari che la pensano come me, per cui non parlo senza cognizione di causa, da profana; ci sono molte persone con una laurea in medicina che sono perfettamente d’accordo con me nel boicottare Telethon.
    Ah, non c’era bisogno di cancellare il tuo commento, se credi davvero in quello che scrivi abbi il coraggio delle tue azioni.
    Concludo con una domanda: visto che sei tanto favorevole alla sperimentazione sugli animali, cosa ne dici di cedere il tuo cane (o il tuo gatto) alla scienza? Ma duibito che tu ne abbia uno.

  16. Cara la mia Mary, innanzi tutto vorrei precisare che il commento al tuo blog non l’ho certo eliminato io. Anzi, pensavo seriamente su di me si fosse abbattuta la tua censura. Come credo si possa evincere da questo post, pubblicato e divulgato quanto più possibile in giro per la rete, il coraggio per le mie azioni c’è eccome.
    Adesso però vorrei risponderti, andando con calma e per punti:
    1- Chi tu conosca io non lo so, ma se ti dicono che non c’è motivazione scientifica per equiparare uomini e animali sotto certi punti di vista, allora ti dicono una cosa sbagliata. Non è un cazzo di punto di vista, è la realtà dei fatti. Mi spiace, ma non temo smentite se affermo che semplicemente di questa cosa non ne sai abbastanza, quantomeno per poterti porre sullo stesso piano con gente che fa il mio lavoro. Mi piacerebbe parlare con i medici ed i veterinari che citi, ma di sicuro io e te abbiamo basi nozionistiche differenti e se non lo riconosci, allora parli a vanvera.
    2- Tu di me non sai niente, se permetti, quindi prima di sparare giudizi forse dovresti informarti. Ad esempio posso dirti che ho avuto un cane per 15 anni. Mi chiedi se l’avrei dato come cavia alla scienza? Ovvio che no, ma questa domanda sottolinea il tuo non aver capito nulla nè del mio post, nè della mia posizione in merito. Io non dico che si debba essere felici di sacrificare la vita degli animali per la scienza. Io dico solo che, purtroppo, al momento IN CERTE CIRCOSTANZE E AMBITI è INDISPENSABILE. C’è un abisso di differenza, non vederlo è non saper leggere.
    3- Adesso ti faccio io qualche domanda, se permetti. Tu, tutte le volte che ti ammali, con cosa ti curi? Se la risposta è farmaci, allora parli bene e razzoli male perchè, tu lo sappia o meno, per legge la sperimentazione farmaceutica prevede una fase di test sugli animali. PER LEGGE. Ora, può essere che a legiferare nel mondo sian solo sadici nazisti che ce l’hanno col tuo gatto, oppure forse c’è una reale esigenza, al momento, nell’utilizzare questo tipo di procedure. Ripeto, non basta leggere qualche cagata in internet per dire di essere informati su una cosa. Se davvero ti interessa l’argomento, allora studia e vedrai che, purtroppo, sarai costretta a riconoscere la realtà delle cose. Certo, sempre che tu non mi dica che i farmaci non li usi e li boicotti, perchè in quel caso fai parte di quella categoria di fortunati idioti che essendo in salute non si rendono conto che il farmaco non è solo l’aspirina. Così fosse non te la prendere, ma io con te smetto anche di provare a ragionare.
    Poi oh, non vuoi finanziare telethon? Liberissima. Libera pure di andare in giro dall’alto della tua sana e robusta costituzione a scassare la minchia con battaglie di cui a fatica capisci i contenuti. Io spero solo che un giorno tu ti possa trovare di fronte a gente che sta male sul serio e che, purtroppo, come unica speranza ha la ricerca medica. Vai a dirlo a loro che Telethon va boicottato, se hai le palle.
    Grazie per la visita.

  17. Che la sperimentazione su animali sia inutile, lo ripeto, non lo dico io, lo affermano esperti. Fatti un giro sul sito della Limav, ad esempio: è un gruppo di medici che si batte per mettere fine a questo scempio.
    Ma tu evidentemente ne sai più di tutti loro, complimenti! A quando il Nobel?

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