Diario dall’isolamento: day 12

La situazione in casa ha una sua quadra. Non è normalità la parola da usare, ma è qualcosa che ci va vicino.
Da un paio di giorni non guardo i numeri dell’epidemia. Sento le reazioni di chi mi sta intorno, ne parlo, ma è come se il pericolo fosse distante. È un meccanismo psicologico, ma per una volta non è illusorio. Finché sto in casa e non vedo nessuno, nulla può succedere. As simple as that.

Sta sera ci siamo fatti i panini del lurido home version. Paola ha fatto il pane, io ho stufato i peperoni e preparato le cipolle NY (quelle che a NY mettono sugli hot dog). Un modo per celebrare la festa del papà.
Queata mattina i bimbi mi hanno fatto trovare due disegni, come regalo. Quello di Olly era un tenerissimo pasticcio, me lo ha dato insieme ad un bacione gigante. Giorgio prima mi ha recitato una filastrocca arrivata probabilmente nel gruppo whatsapp delle maestre dell’asilo, poi mi ha dato un disegno che boh, dai, che cazzo vuoi dirgli? Ho faticato a tenere il cuore tra le costole e le lacrime nei dotti.
Si fa una fatica bestia, ma ci si vuole un gran bene.

Il pezzo di oggi è per tirarvi un po’ su il morale. Spero sia utile.

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