Di solito quando qualcuno inizia così un comunicato, un post, ecc. è perchè ha effettivamente pubblicato un libro. Non è questo il caso.
Io ho scritto un libro.
Di pubblicarlo (se mai riuscirò a pubblicarlo) si parlerà eventualmente più avanti. Al momento la cosa importante per me è poter dire di averlo scritto perchè, mentre lo faccio, sono ubriaco della soddisfazione estrema per avercela fatta. Averlo chiuso. Essere riuscito a mettere tutto quel che avevo in testa nero su bianco, dentro un file word.
663K caratteri (spazi inclusi), quello che ho scoperto essere l’equivalente di 368 cartelle editoriali, per raccontare una storia tutta mia.
Ammetto che, dopo aver messo il punto finale, mi sia salita un po’ di commozione.
Ho iniziato a lavorarci circa un anno fa. Non ricordo la data esatta in cui mi sono effettivamente messo davanti allo schermo per iniziare fisicamente a scrivere. Certamente quel momento è stato preceduto da un numero imprecisato di nottate insonni spese a rigirarmi nel letto pensando all’idea che avevo avuto, a come avrei potuto svilupparla, a quanto sarebbe potuta risultare interessante. O originale. O sviluppabile. Fino a che ho iniziato davvero a darle una forma.
So che può sembrare un cliché, ma ero fermamente convinto non sarei arrivato in fondo. Che avrei mollato. Invece è stato un po’ come quando, due anni fa, ho deciso di impegnarmi per iniziare a correre. Ho trovato una mia costanza, ci ho messo tutta la dedizione di cui sono capace e alla fine sono arrivato al traguardo. Pazzesco.
Ancora non so quanto quel che ho prodotto possa essere interessante o originale, ma punterò a scoprirlo.
Ok, ma di cosa parla questo fantomatico libro?
E’ un romanzo di avventura ambientato tra il 1690 e il 1720 nei caraibi, quindi parla di pirati. Non dei pirati che ci hanno raccontato con Johnny Depp, nè di quelli di Stevenson o di Monkey Island. Tutta roba che mi piace, intendiamoci, ma io ero interessato a scrivere una storia diversa. Sporca e cruda come poteva essere la vita ai tempi, ma che preservasse quell’aura colorata e, tra mille virgolette, goliardica che nella mia testa i pirati devono emanare. Da lì ad esserci riuscito ne passa, ma questa resta la dichiarazione di intenti. Forse l’opera che posso definire più “vicina” alla mia idea è la serie Black Sails, anche se lì c’erano comunque riferimenti importanti al mondo di Stevenson e, soprattutto, mancava un certo rigore storico.
Ecco, su questa cosa ho davvero sputato il sangue.
Io sono di massima un biotecnologo, formazione scientifica e nemmeno d’eccellenza, che nella vita è finito a fare marketing di settore. Fuori da questo blog la mia esperienza con la scrittura è nulla, ma ho letto e visto tante storie e, anche non arrivando a dire di avere una qualche competenza, sentivo di poterci perlomeno provare. Di Storia, invece, non ho la minima base. Zero.
Però volevo essere accurato. Nella costruzione del mondo, nella definizione dei personaggi e nelle possibilità che questi ultimi potessero effettivamente avere all’epoca. Inizialmente. Poi mi sono fatto inghiottire da un vortice sempre più potente, in cui sentivo il dovere morale di verificare tutto. Anni, personaggi realmente esistiti, avvenimenti storici, politica dell’epoca. Fino ad arrivare allo studio dei tempi di percorrenza nautici, delle possibili rotte, della terminologia in uso e della legislazione.
Magari leggendo il testo questo lavoro neanche traspare, magari è stato ampiamente inutile farlo, ma mi è costato una fatica immensa e ne sono, comunque sia, orgoglioso.
E adesso?
Adesso mi prendo almeno una settimana di pausa da questa storia, che sono esausto. Poi, proverò a muovermi per vedere se a qualcuno interessi pubblicarla. Non ho agganci nel settore dell’editoria, ma ho qualche conoscenza che ci gravita intorno. Partirò da lì. Simultaneamente, proverò a contattare qualche casa editrice piccola che possa avere interesse in un possibile esordio letterario.
Avevo trovato un bellissimo concorso a cui speravo di iscrivermi, ma il regolamento limita forzatamente i testi alle 600K battute. Non ho la presunzione di ritenere il mio libro “immodificabile”, magari verrà fuori che è assai più prolisso di quanto dovrebbe, ma al momento non me la sento di tagliarne un 10% solamente per farlo stare dentro il recinto di un concorso. Magari, da qui ad un anno, le cose saranno diverse.
Arrivato in fondo, mi sembra il momento buono per chiedere un aiuto. Se chiunque fosse arrivato fino a qui a leggere volesse/sapesse darmi una mano, sarei davvero riconoscente.
Senza voler tirare ulteriori siluri, ho passato una vita a supportare amici e conoscenti nelle loro avventure (soprattutto musicali). Non perchè sapevo sarei arrivato al punto di dover chiedere qualcosa indietro, ma perchè è una delle robe in cui credo di più. Spero, per una volta, di non uscirne disilluso.
Ah, dimenticavo.
Al momento il mio libro si intitola “Fottuti pirati” perchè è quello di cui parla ed è così che ho chiamato il progetto dentro il mio One Drive. Dopo mesi a sbatterci la testa, quel titolo per me adesso è l’unico immaginabile, ma non sono per nulla sicuro rimarrà tale.