Vai al contenuto

Fedez che fa Joe Rogan (spiegato male)

Aver chiuso il libro mi dà modo di tornare a impiegare la mia vena autorale per scrivere siluri qui sopra. Post che nella mia testa dovrebbero portarmi a discutere con le persone, ma che nella pratica portano al massimo qualcuno dei miei conoscenti digitali a levarmi il follow da instagram e fare finta di niente quando poi gli faccio gli auguri di compleanno o per la nascita dei figli.
Un bell’incipit, per settare da subito il tono rancoroso del post che segue e che parlerà di Fedez.
Notizia di ieri, il tipo ha deciso di ospitare al proprio podcast niente meno che la premier (linko il post, giusto per chiarire anche la gag del titolo).  Come facile immaginare, all’uscita della promo si è immediatamente sollevato il coro di quelli che, da sinistra, si scagliano contro Fedez accusandolo di essere fascista.

*Inciso*
Il termine fascista negli ultimi venticinque anni è passato dall’essere etichetta per quei minorati che si trovano a Salò a fare stretching al braccio ad essere l’appellativo con cui si chiamano tutti coloro che non sono sufficientemente di sinistra. Non si sa bene in base a quale scala di valori, ma tralasciamo. Il punto interessante è che, volendo fare un parallelismo, da novembre 2023 antisemita è diventata etichetta per chiunque non supporti il genocidio che Israele sta perpetrando a Gaza. Io non lo so come possa sentirsi Fedez ad essere definito fascista, ma so come mi sento io quando mi danno dell’antisemita. Non me ne frega un cazzo. Sia perchè so di non esserlo, sia perchè il pulpito da cui arriva l’accusa è evidentemente composto da gente in malafede.

Io non credo Fedez sia fascista, tantomeno che lo sia diventato nell’ultimo anno o due.
Più importante, credo che appiattire la riflessione a questo possa essere controproducente. Di seguito quindi provo a fare qualche riflessione, magari sbagliata e basata su principi di psicologia spicciola che non è detto siano verificati/verificabili, ma che a sensazione raccontano il fenomeno un filo meglio e che potrebbero evitarci epifanie ridicole quando il mostro che abbiamo contribuito a generare salta poi fuori a spaventare vecchi e bambini.
Io non so quanto genuine fossero le posizioni di Fedez quindici anni fa. C’è stato un frangente, quello Ferragnez per capirci, in cui certamente una buona dose delle sue prese di posizione pubbliche erano su temi monetizzabili, ma lasciamo quel frangente da parte (se vi interessa c’è un bello studio che lo approfondisce, ve lo linko ). All’inizio della sua carriera, però, Fedez era quello vicino al M5S, quello che litigava con Gasparri e Giovanardi. Posa? Boh, processi alle intenzioni possiamo farne tantissimi, ma ai tempi non credo avesse chissà cosa da guadagnarci se non la sua costante necessità di prendere una posizione, condivisibile o meno che fosse. Poi sono successe cose.
Una di queste, ad esempio, è che Selvaggia Lucarelli si è legata al dito una questione personale e ha iniziato a fargli la guerra. Nel conflitto è finito in mezzo anche Travaglio, che si è poi portato appresso il Fatto Quotidiano e, di conseguenza, i 5S. Possiamo raccontarci ci siano ragioni politiche dietro a quella frattura, ma non è così. Le questioni politiche sono state trovate per giustificare il tutto ex post. Ed è perfettamente umano sia così, nel senso più letterale e acritico del termine.
Così come è umano il processo che ha “avvicinato” Fedez alla destra, almeno secondo me.
Il percorso mi sembra analogo a quello di tanti ben più rilevanti di lui, da Musk a Rogan per fare nomi davvero grossi. Gente che partiva da posizioni progressiste e in contrapposizione alla destra, ma che non aveva uno score di purezza necessario a farsi accettare dalla sinistra. Non sto sindacando sulle ragioni di questa mancata accettazione, che sono diverse per ciascuno e in alcuni casi assolutamente valide, mi interessa il meccanismo. Vedendosi chiudere la porta in faccia, hanno semplicemente smesso di bussare. Traendone profitto, ovviamente, ma su quello torno dopo. Andiamo nello specifico di Fedez. Si parte da uno storico di conflitti con la destra, anche legali, e la sinistra invece che supporto porta critiche, accuse di “fake ethic” e una certa quantità (anche sproporzionata, imho) di attenzione mediatica spinta largamente dalla necessità di trovare macchie sul vestito volte a dire “ecco, vedi, non sei DAVVERO dei nostri”. Solo che nel dettaglio della politica e della sinistra italiane è tutto, imho, piuttosto discutibile.
Perchè i temi su cui Fedez si è largamente speso sono temi centrali dell’agenda della sinistra (inclusività, droghe, salute mentale), mentre le ragioni per cui se ne sono prese le distanze sono essenzialmente finanziarie. E fa ridere perchè la nostra sinistra non ha nessun piano in agenda che riguardi gli aspetti di disuguaglianza economica (zero [NADA]). La dico dritta: per me non ha molto senso tirare i confini della sinistra sulla base del reddito, ma ci posso ampiamente stare se a farlo è gente che come primo punto dell’agenda ha una cazzo di patrimoniale. Penso siamo tutti d’accordo non sia questo il caso.
Ad ogni modo, la questione è che questi personaggi che si proclamavano di sinistra e si sono sentiti rifiutati hanno trovato apertura dall’altra parte e l’hanno sfruttata.

Eh, allora vedi che non erano davvero di sinistra? 
Grazie per la domanda. No, non lo vedo. Provo a spiegare. Quello che dimostra una scelta come quella, imho, è che questa gente al massimo non antepone l’ideologia a tutto. Non dico solo al profitto, che comunque è un fattore, ma anche ad aspetti più psicologici di accettazione e riconoscimento sociale. O al risentimento, se preferite, alla ritorsione. C’è chi quando litiga col partner si separa e chi tradisce, magari con qualcun* che il partner detesta. Non sono giustificazioni, sono (possibili) spiegazioni che vadano oltre le semplificazioni a cazzo di cui all’inizio.
Poi c’è la questione profitto, che è l’elefante nella stanza.
E’ evidente che queste svolte pro-establishment portino con loro un ritorno economico/politico/di potere. Ci sono però due aspetti che secondo me non andrebbero dimenticati.
1) quel tipo di ritorno era lì dal principio. La destra governa l’Italia da sempre, non mi pare proprio ci sia stato un cambio di rotta che potesse giustificare cambi di bandiera. Farlo per i soldi era possibile dal giorno uno.
2) la destra in questo è decisamente più prona a giustificare i mezzi per il fine. E’ un difetto? Non lo so. A livello teorico/ideologico ovviamente per me sì. E’ un principio che, scritto così, non mi rappresenta. MA. Il livello teorico/ideologico non conta un cazzo mai, quel che serve è valutare di volta in volta il fine e gli annessi mezzi.

Questo post lunghissimo non vuole essere l’apologia di Fedez, di cui mi frega zero.
Vuole essere una riflessione (ennesima) su come la chiusura, le barricate e tutto il resto siano una strategia poco lungimirante quando si parla di raccogliere consensi su quasi 70 milioni di individui. Però ti deve interessare il consenso. Ti deve interessare governare, avere una maggioranza. Passiamo le giornate a discutere di come la politica raccoglie i voti e mai di cosa ci faccia dopo averli presi. Io resto convinto il secondo aspetto sia largamente più rilevante del primo.
Però non credo, sinceramente, che queste cose interessino davvero a sinistra. L’importante è solo il ritorno di endorfine che si dipanano nelle vene quando si urla “VEDI? TE L’AVEVO DETTO!”.
C’è piena la Storia e la fiction di villain creati dal rifiuto.
Forse, se qualcuno avesse dato una chances ai dipinti di Hitler…


Ehi, vuoi ricevere i post di questo blog direttamente via mail e senza dover venire qui a leggerli?
Iscriviti alla newsletter!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.