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Musica

Tre dischi tre

Che io non abbia più tanto tempo per scrivere mi pare si intuisca. Anche per questo ho smesso di scrivere di musica per Groovebox, non potendo più garantire una “professionalità” mai richiesta, ma che per me è importante quando si decide di fare qualcosa.
Questa cosa però fa si che se un pomeriggio, come oggi, mi prendesse voglia di scrivere di musica io possa farlo sul mio blog. Just like old times. E quindi eccomi qui, a buttar giù qualche riga su alcuni dischi che di recente ho ascoltato e sto ascoltando e di cui, per un motivo o per l’altro, mi sento di dire due robe. Partiamo.

NOMADS – S/T
Questo disco l’ho scoperto grazie al Fragolone, che l’ha scoperto casualmente grazie a facebook. E’ un disco di post rock strumentale come ce ne sono, immagino, centomilioni di altri. La differenza però è che questo a me non annoia e, anzi, in certi punti commuove proprio. Tipo con “Home”. E’ un periodo questo in cui col post rock sto andando abbastanza d’accordo, anche se sono molte di più le cose che non mi piacciono di quelle che apprezzo. Ho ancora molte difficoltà coi dischi interamente strumentali, che spesso appunto mi lasciano davvero pochino, e anche in questo “Nomads” ci sono diversi punti in cui io ci avrei sbattuto una bella voce sopra. Delle belle linee vocali, a dare al tutto una forma più consona al mio palato. Però a differenza di altri casi (sì, parlo per esempio dei Mogwai), anche senza una voce sopra il disco sta in piedi e riesce ad emozionare. Io gli unici dischi completamente strumentali che riesco ad ascoltare sono “The Earth is not a cold dead place” degli Explosion in the Sky e l’ultimo EP degli End of the Ocean. E poi questo, che tutto sommato non ha moltissimo in comune con gli altri due. Io non faccio magari testo, però oh, se piace a me può piacere a tutti.

DEAFHEAVEN – SUNBATHER
Questo disco invece l’ho scoperto grazie all’internet che ne parla da tempo in termini entusiastici. Ci ho messo un po’ ad approcciarlo. Prima perchè ho confuso il gruppo coi Deerhunter, che non mi piacciono, poi perchè alla fine della fiera si tratta di un disco balck metal. E io credo non ci sia bisogno di ribadire il mio rapporto non proprio d’amore col metal. Però ci ho creduto, me lo sono ascoltato un po’ di volte e alla fine è stato amore. Che poi, se lo chiedete a me, non sono convinto sia davvero un disco black metal. Innanzi tutto la copertina è rosa. Poi i testi, per quanto li abbia letti velocemente, non mi paiono particolarmente metal. A renderlo un disco black sono chiaramente le urla strazianti del cantante (anche se, da ignorante, mi chiedo quale sia il confine tra questo black metal e certo emo violence o screamo o che dir si voglia, ma vabbè) che difficilmente si possono ignorare e che richiedono un po’ di tempo per essere metabolizzate. E io di gente che grida ne ascolto eh, ma così no. Così mai. Una volta assimilata la voce ed equiparata ad un altro strumento musicale distorto, il tutto è in discesa perchè le melodie sono di una bellezza sconfinata. Di una poesia rara. Uno dei dischi più belli che mi siano passati per le mani quest’anno, nonchè uno dei più “estremi” che io abbia mai comprato.

JIMMY EAT WORLD – DAMAGE
Ed eccoci infine alla nota dolente, ovvero il nuovo disco dei Jimmy Eat World, che è sostanzialmente un disco inutile. Ci sono dentro una sfilza di pezzi anonimi, un pezzo decoroso (How’d You Have Me) e un pezzo orribile (ByeByeLove) e non c’è verso di definirlo diversamente nonostante mi sia sforzato di ascoltarlo più volte. L’altro giorno su Facebook il buon Ghibo condivideva un video in cui i JEW suonano la cover di Taylor Swift “We are never getting back together” e quel che ne esce è un pezzo cento volte migliore di qualunque cosa si possa trovare in Damage. Credo sia una roba indicativa.

Best gig location EVAH

Quando rientrerò farò, credo, un resoconto completo ed esaustivo del viaggione in corso.
Sta sera mi prendo quindi giusto due minuti per commentare a caldissimo un’esperienza veramente fantastica. Sono andato a sentire i Less Than Jake.
Ok, non proprio la band della vita, MA:
1- Di spalla suonavano i Pentimento.
2- Il concerto si è svolto “on a fucking boat” impegnata a circumnavigare Manhattan.
Il tutto è stato quindi clamoroso per diversi aspetti. Non mi metto a fare un report serio, ho sonno, ma alcune cose vorrei dirle (per farlo farei anche un elenco a punti, ma in sto post me lo sono giocato due righe fa e non posso ripetermi).
Inizio quindi col dire che i Pentimento dal vivo son bravi bravi. Ottima scena, ottimo suono, ottima scaletta, tiro assurdo. Ma roba veramente grossa, che magari da dei ragazzini (perchè son giovani) non ti aspetteresti. Dopo il live sono riuscito anche a comprare il fantomatico disco, che per diverse peripezie non ha avuto una facile distribuzione. Quindi obbiettivo principale della serata portato agilmente a casa.
La bomba vera però è stata la location, che per ovvi motivi si piazza al volo in cima alla lista dei posti più suggestivi in cui io abbia mai visto un concerto. La barca è partita al tramonto e ci ha proposto una visione spettacolare dello skyline di NY nel momento migliore della giornata, passando anche vicinissima alla Statua della Libertà che in questi giorni non è altrimenti accessibile. Veramente una roba da urlo. Poi il ponte era decisamente piccolo, il palco non c’era, i suoni erano buoni e quindi anche le performance musicali aggiuntive son state godibilissime. Menzione particolare ai Less Than Jake che han suonato tipo cinque pezzi dall’unico disco loro che mi sia mai capitato di sentire e che quindi mi hanno reso più accessibile il set. Questo potrebbe aprire a domande sul fatto che una band suoni gran parte dei pezzi di un disco del ’98 (circa, sto sparando) nel 2013, ma chissene. Per me scelta ottima.
Chiudo con un video che ho fatto durante il live. Non sono un pro del filmare/fotografare col cellulare durante i concerti. Anzi, è una roba che non sopporto, ma le circostanze lo richiedevano. Peccato anzi non aver immortalato Lady Liberty e, soprattutto, il finalissimo “circle pit on circus line” che ha chiuso il tutto col botto.

Musica da vacanza

Anche a sto giro, vista l’imminente partenza, è il momento di mettere insieme il CD della vacanza.
Rispetto agli altri anni però non si tratterà della classica compilation perchè non ci dovrebbero essere grossi spostamenti in automobile. Ci sarà però un grosso spostamento in aereo e in questo caso, per quanto potessi sforzarmi ad elaborarla, una compilation non sarebbe bastata.
Così ho deciso di sfruttare ancora una volta i potenti mezzi dell’internet e chiedere ai miei contatti sui vari social network di consigliarmi un po’ di dischi imprescindibili che la mia ignoranza, fino ad oggi, mi ha sempre impedito di approcciare.
Ne è uscita una lista incredibilmente lunga che riporto qui in seguito:

Caspian – Waking season
Editors – An end has a start*
Frightened Rabbit – Pedestrian verse
Godspeed you, Black Emperor! – Lift Your Skinny Fists Like Antennas To Heaven**
Halestorm – The strange case of
Hüsker Dü – Candy apple grey**
Hüsker Dü – Zen arcade**
Jets to Brazil – Orange rhyming dictionary*
Karate – In place of real insight*
Mikal Cronin – MCII
Mogwai – Hardcore will never die, but you will*
Mogwai – Young Team*
The National – Alligator*
The National – High violet*
The Thermals – More parts per million
The Thermals – The body, the blood, the machine
Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra & Tra-La La Band – Horses in the sky
White lies – Ritual
Wolf Parade – Apologies to the Queen Mary

* mi incuriosisce e penso possa piacermi
** mi incuriosisce, ma temo mi farà cagare

La lista come si vede è abbastanza lunga e di roba da ascoltare ce n’è a pacchi. A naso, le persone che conosco e che hanno voluto provare ad aiutarmi sono tutte o quasi in fissa per il post rock. Vediamo se con sta scusa di acculturarmi riesco ad aprire quel minimo i miei orizzonti.
Ah, vabbè, dimenticavo. La mia compilation ufficiale dell’estate 2013 in realtà esiste e l’ho messa su spotify un po’ di tempo fa, quando sembrava che il sole si fosse deciso a venir fuori. E niente, l’ho intitolata “Summer has come” e ci sono un po’ di pezzi carini dentro a tema squisitamente estivo.

TicketOne.it is the new Merda

Come abitudine, io i biglietti in prevendita da TicketOne.it non li ho mai presi. Un po’ perchè per gli eventi a cui solitamente partecipo pagare la prevendita è abbastanza inutile, trovando sempre o quasi disponibilità sul posto, un po’ perchè proprio come filosofia trovo TicketOne.it una roba contro cui schierarsi a priori e senza necessità di reali motivazioni. E’ tuttavia capitato che mi ritrovassi per le mani due voucher da 25 euro l’uno proprio da utilizzare sul portale in questione e così ho dovuto farmi forza, infrangere quasi tutti i miei preconcetti morali ed etici, e acquistare sul sito.
Tutto questo ha portato ad un’unica conseguenza positiva: ora posso continuare a parlare male di TicketOne.it, ma posso farlo con cognizione di causa. Da lì, la decisione di estendere a tutti una mia analisi in merito.
Andiamo con ordine, per punti.

1 – Decido di regalare due biglietti per un evento all’Arcimboldi ai miei genitori, per Natale. In questo caso il modo più semplice e veloce per procurarmeli è proprio TicketOne.it e quindi decido di interfacciarmi con il loro sistema e provare ad utilizzare questi fantastici voucher.

2- Vado sul sito e procedo a selezionare l’evento e i posti. Mi accorgo che parte un conto alla rovescia di tot minuti, una quindicina, entro cui dovrò per forza di cose completare tutta la procedura di acquisto. La cosa mette un po’ di ansia e di pressione e non ne capisco minimamente l’utilità, ma non è una particolare tragedia.

3- Arrivato al momento di effettuare il pagamento, il primo scoglio. Non è possibile inserire più di un voucher per ogni acquisto. Se volessi usare due voucher, dovrei comprare i due biglietti separatamente, pagando due volte le spese di spedizione. Questa cosa è abbastanza un’inculata, oltre a non essere prassi su moltissimi altri siti di acquisti online. Amazon, ad esempio, ti fa inserire tutti i voucher che vuoi in un singolo acquisto. E ci mancherebbe pure, essendo un voucher a tutti gli effetti denaro. La cosa assurda è che non puoi usare più voucher nemmeno se acquisti più biglietti per lo stesso evento e, probabilmente (non ho provato), nemmeno se acquisti più biglietti per più eventi, ma in un unico ordine.

4- Pensando ingenuamente di sbagliare qualcosa io, sospendo l’acquisto e decido di contattare il servizio clienti on-line per avere spiegazioni in merito. Visto il conto alla rovescia, chiudo proprio tutto e non se ne parli più fino ad ottenuto chiarimento. La risposta mi arriva dopo 2 giorni lavorativi e dice solo: “Non si possono cumulare voucher all’interno dello stesso ordine”. Beh, grazie.

5- A questo punto decido di usare un solo voucher per l’acquisto del regalo dei miei genitori. Scopro però un concerto che mi interessa ad una settimana di distanza. Prezzo 20 euro in cassa, poco meno di 25 con prevendita. Vabbè, pur di non averci più a che fare, decido di fare questi due ordini, smaltire i buoni e buttare via soldi in prevendita per un concerto che sicuramente non sarebbe andato sold out. Torno sul sito TicketOne.it, avvio il procedimento, parte il timer, inserisco i dati e procedo all’inserimento del voucher. Codice Voucher non valido. Bestemmio. Provo un paio di volte, ma niente. Penso quindi che forse l’averlo inserito in quell’ordine mai concluso fatto giorni prima possa aver invalidato il codice. Provo col secondo codice, quello del secondo buono. Nulla. Non va. “Codice non valido”. Essendo Sabato decido di non contattare di nuovo il servizio on-line, ma vado direttamente ad uno sportello a chiedere spiegazioni. Mi dicono che, ovviamente, loro sono solo punto vendita e che non sanno come aiutarmi visto che i voucher, da loro, non li si può usare. Valgono solo on-line. E va bene.

6- Torno a casa e decido di chiamare il servizio clienti a pagamento (1 euro al minuto iva esclusa). Come al solito musichette e menù interattivi a cascata fino a che riesco a parlare con un operatore, a cui riferisco il problema. Risposta: scriva al servizio clienti on-line. What? Sì, loro non sanno come aiutarmi e si fanno pagare un euro al minuto per dirmi di usare il form on-line gratuito. Ormai le bestemmie non si contano più.

7- Ho un’illuminazione. Penso che possa magari essere un problema di browser, così rifaccio tutta l’operazione usando Chrome invece che IE. Sto giro il codice risulta valido e così acquisto i biglietti per i miei (ci torniamo dopo).

8- Decido di usare il secondo voucher per il concerto cui volevo andare, ma ormai siamo a Lunedì ed essendo il live Mercoledì le prevendite sono chiuse. Quindi nisba. Ok, questo non è imputabile a TicketOne.it nello specifico, però se tutto fosse andato via liscio io avrei potuto acquistare senza problemi. Invece no, il voucher mi resta in mano per un futuro evento. Evviva.

9- Dicevo dell’acquisto del regalo dei miei. E’ il 16 dicembre e sul sito TicketOne.it non c’è una previsione di consegna dell’ordine. Nulla. Niente stime, neanche spannometriche. Il niente. Io, spinto da ingenuità cronica, ritengo che 9 giorni per stampare due biglietti e recapitarli via corriere espresso siano sufficienti e così ordino, fiducioso di poter avere il regalo per natale. In quest’ottica, inserisco come luogo di consegna l’ufficio dei miei suoceri, così che il corriere trovi sicuramente qualcuno al momento della consegna. Inoltre seleziono tipo 3 euro di “Confezione Regalo”.

10- Ovviamente nulla arriva per Natale. L’ordine viene preso in carico diversi giorni dopo l’acquisto on-line. Va bene, ok, non garantivano nulla (in realtà proprio non dicevano nulla per potersi orientare) quindi mea culpa. La spedizione parte dopo Natale e il corriere arriva a consegnare. Quando? Il 31-12 alle 16.30. Chiaramente trova chiuso, perchè non dico tutti, ma la maggior parte degli uffici fa mezza giornata il trentuno di Dicembre. Per carità, ancora niente di grave, ma giusto per sottolineare l’ingegno con cui lavorano.

11- Siamo alla conclusione. La consegna avviene i primi giorni di Gennaio ed io ho i miei bei biglietti nella loro fantastica e non proprio economicissima confezione regalo. Vado dai miei e do loro il regalo di natale, scusandomi per il ritardo. Loro aprono la confezione e, come per magia, ecco due bei biglietti con stampato sopra a caratteri cubitali il prezzo.

Ecco, questo è il resoconto dettagliato della mia prima esperienza di interazione con TicketOne.it. La personalissima morale che ho tratto da questa vicenda è che se pure siano meritevoli di disprezzo anche solo per le percentuali assurde di diritti di prevendita che applicano ai biglietti, questo è nulla in confronto alla scarsità del servizio che offrono.
Per queste ragioni, caro il mio bel TicketOne.it, per quanto mi riguarda devi morire male.

Manq’s Awards 2012

Calma gente, non ho certo intenzione di lasciare che il mondo finisca senza che sappiate le mie valutazioni in merito all’anno che sta per concludersi. Si parla di musica, cinema, libri e televisione e come al solito di dice il meglio ed il peggio.
Chiaramente secondo il mio giudizio personale.
Ad ogni categoria corrisponde poi piccola spiega, ma questo ormai dovreste saperlo. Un anno in cui ho visto più film del solito (intesi come usciti nell’anno in corso), ma ho ascoltato meno musica del solito.
Insomma, questo è quanto.
NOTA: tutti i video li sto scegliendo dall’ufficio, ovvero senza audio. Sapevatelo.
Migliori dischi:
Pentimento – Pentimento
The cold harbour – Homebound
Joie de Vivre – We are all better than this
Spiega: Il primo vince perchè è un disco fighissimo pur non essendo mai diventato ufficialmente un disco. Il secondo è un disco HC come ce ne sono mille, ma più bello degli altri novecentonovantanove. Il terzo è “The power of failing” con le trombe. Fa riflettere che la mia top tre in un anno in cui ho ascoltato pochissimo sia composta unicamente da dischi che derivativi è poco. Rimpianto è non aver ascoltato tutto l’esordio dei Bad Ideas perchè i pezzi sentiti mi son piaciuti un sacco, ma il disco intero non sono mai riuscito a sentirlo.
Peggiori dischi:
3° Lostprophets – Weapons
2° The used – Vulnerable
1° Enter shikari – A flash flood of colours
Spiega: vabbè serve? No. E non sto nemmeno a mettere i link che, davvero, è meglio evitare.
Migliori concerti:
Touché Amoré @ Factory (MI)
MxPx All-star + Cancer @ Magnolia (MI)
Derozer @ Nautilus (VA)
Spiega: i primi sono la mia band “rivelazione” dell’anno. Arrivato tardi sui loro dischi, dal vivo sono superlativi. I secondi non li avevo mai visti e per tanti versi son stati un concerto magnifico, anche e soprattutto per l’atmosfera e la band di spalla. I terzi perchè non cantavo così ad un concerto probabilmente dagli anni novanta.
Peggiori concerti:
Converge @ Factory (MI)
Shandon @ Nautilus (VA)
Offspring @ Carroponte (MI)
Spiega: i Converge, dopo i primi venti minuti ad ammirare quanto sono fighi a suonare, mi hanno spaccato il cazzo. Gli Shandon, oggi, non hanno senso. Gli Offspring come gli Shandon, ma con l’aggravante di non essersi sciolti.
Migliori film:
The Avengers
Quella casa nel bosco
Diaz – Don’t clean up this blood
Spiega: The avengers è un film gigantesco dove tutto si picchia e/o esplode. Se andare al cinema ha ancora un senso è per film come questo. Quella casa nel bosco l’ho guardato solo perchè ne ho sentito parlar benissimo in giro e mi son trovato ad ammettere che ciò che avevo letto era vero. Caro Weadon, una doppietta che neanche la Ferrari. Al terzo posto c’è Diaz perchè è un film che va visto. Punto. Per questo toglie il gradino più basso del podio a “End of watch”, che è sempre un film sugli sbirri, ma forse con un’altra prospettiva.
Peggiori film:
Killer Joe
Le belve
J.Edgar
Spiega: Killer Joe, come Quella casa nel bosco, è stato caldamente suggeritomi dal mio amico internet che però, questo giro, secondo me non ci ha preso. Le belve è l’esempio esatto di come si possa fare un film dimmerda partendo da una sceneggiatura fighissima. A sua ulteriore colpa c’è l’averlo fatto credendo di fare un capolavoro. J. Edgar è la più colossale rottura di cazzo vista dal sottoscritto al cinema dai tempi del memorial di 2001: Odissea nello spazio.
Migliri serie TV:
True Blood stagione 5
Homeland stagione 2
Don’t trust the B**** of Apartment 23 stagione 1
Spiega: la prima vince per ampio distacco. La seconda si piazza in alto nonostante il finale. La terza fa riderissimo.
Peggiori serie TV:
Dexter serie 7
The Big Bang Theory serie 5
Californication serie 5
Spiega: la settima di Dexter aveva riportato il livello generale di scrittura su livelli più alti rispetto al passato (soprattutto recente). Restavano i difetti, ma c’era un miglioramento. Il finale, però, merda rara. La quinta di TBBT non faceva ridere. La quinta di Californication non aveva le tette.
Migliori libri:
A tuo rischio e pericolo – Josh Bazell
Tramonto e polvere – Joe R. Lansdale
Un polpo alla gola – Zerocalcare
Spiega: il primo è un libro geniale e pochi cazzi. Il secondo mi ha fatto scoprire un autore che non conoscevo e che mi piacerà approfondire. Il terzo è bello perchè non fa ridere.
Peggiori libri:
Gibuti – Elmore Leonard
Fahrenheit 451 – Ray Bradbury
A dance with dragons – George R.R. Martin
Spiega: il primo è a tratti geniale, ma a tratti pessimo. Sul secondo lo so già cosa state pensando, ovvero che sono un coglione. Io dico solo che l’ho letto, ne comprendo la portata, ma approcciarlo nel 2012 ha comunque un suo peso. E nel 2012 m’ha rotto il cazzo, anche (o forse soprattutto) per come è scritto. Sul terzo non so che dire. A parte “Martin vai a fare in culo”, intendo.
Ecco, direi che ho riassunto tutto.
Il post è stato scritto in parte dopo il pranzo aziendale, imputato della forma quindi è lo sfusaccio della trattoria. Riguardo la sostanza e le scelte, invece, era tutto stato preparato in precedenza.

Le monografie #1 – HC melodico

Hardcore Melodico by Manq on Grooveshark Dopo tanto parlarne, finalmente ho completato la prima delle famigerate monografie che il sottoscritto ha intenzione di dedicare alla musica che gli piace. Nulla vieta che questo primo capitolo diventi col tempo anche l’ultimo, non sono noto per portare a termine quel che comincio, però nell’immaginario del sottoscritto dovrebbe uscirne almeno un altro. O magari qualcosa che invece di un genere presenti una band. Insomma, vedremo. Tanto son cose di cui si parlerà tra un bel po’ di tempo, in ogni caso.
Tornando a bomba sul tema della monografia, questa selezione di brani, che potete ascoltare utilizzando il player qui a sinistra, ha la presunzione di dare un quadro di cosa sia per me l’Hardcore Melodico, approcciato da diverse direzioni e con diverse prospettive, nell’idea di dare al tutto una finta aura di completezza. Prima di iniziare, direi che è il caso di fare qualche premessa. Come tutte le etichette di genere, anche l’HC melodico ha dei confini molto poco marcati. Spesso è difficile stare lì a delineare dove finisce il punk-rock e dove inizia l’HC melodico, oppure dove finisca l’HC melodico ed inizi l’HC e basta, o ancora cosa ci sia di diverso tra il genere che presento qui e quella cosa che molti chiamano skate-punk.
Questa monografia presenta un certo tipo di suono, caratterizzato essenzialmente da velocità e melodia, non forzatamente legata alle linee vocali. Cerco quindi di tenere fuori i discorsi di tipo attitudinale e/o apparenza e mi butto a bomba sul suono. Se ascoltandola qualcuno penserà che ci ho messo roba che non c’entra, è liberissimo di farlo notare perchè i commenti son lì apposta.
Diretta conseguenza di quanto ho scritto sopra è la scelta dei pezzi. Qui non trovate le mie canzioni preferite delle band in questione, ma le canzoni che mi servono a chiarire il concetto. Alcune sono le mie preferite, altre no, ma il punto non sta lì. Che poi son comunque tutti pezzi clamorosi, quindi bene così.
Ok, direi che con l’introduzione ho concluso, quindi posso iniziare a presentarvi la mia selezione di pezzi.
Inizio, per forza di cose, con i Nofx. Per quanto mi riguarda, se dovessi spiegare l’HC melodico a qualcuno che non ne ha mai sentito parlare, difficilmente partirei da altri. Inventori o meno del genere, sicuramente sono tra tutti quelli che ne hanno dettato i canoni e che hanno sviluppato meglio il discorso. Il pezzo che ho messo, preso da una compilation di millemila anni fa e con il titolo lunghissimo, basterebbe da solo ad illustrare il fulcro della questione. Parto dalle basi quindi e di conseguenza non posso che citare Bad Religion e Pennywise. Mai stato fan di nessuna delle due realtà, ma citarne l’apporto all’inizio del fenomeno è fondamentale. Da questi tre gruppi, essenzialmente, si apre una seconda generazione. Qui lo spettro si amplia e le differenze tra i gruppi diventano meno marcate, anche a causa delle parentele tra le varie band. Ecco quindi i Ten Foot Pole e i loro figliocci Pulley come primo ramo dell’albero. Poi ci sono i Lagwagonche, forse, a livello qualitativo assoluto di questa seconda tornata sono un po’ il capostipite inteso come pura fedeltà alla struttura del genere. Con loro, l’altro gruppo imprescindibile sono i No Use for a Name del compiantissimo Tony Sly. I No Use però iniziano a mischiare le carte in tavola, per quanto possibile, tirando dal lato del sentimento ed esasperando non tanto il concetto di melodia, quanto quello di ballata e di deriva “pop”. Non definibili come band “pop-punk”, almeno per quanto mi riguarda, son di certo quelli che stanno in mezzo tra la prima parte del discorso e gruppi tipo gli Ataris o gli Autopilot Off. Il pop-punk affonda profondamente le radici nell’HC melodico, ma non solo per quanto riguarda il filone “sentimentale/pseudoemo” che parte dagli Ataris (o che comunque da loro è definibile), ma anche per tutte quelle cose più squisitamente punk-rock come possono essere i Blink-182.
Tornando alla diramazione presa coi Lagwagon e i No Use, il terzo filone identificabile è composto da quelle band che, strizzando un po’ l’occhio al metal, iniziando a prestare attenzione al suono delle chitarre e ai loro intrecci. Per quanto mi riguarda, anche qui il riferimento sono gli Strung Out, seguiti da gente come Belvedere e i primi Rufio. Se mi state seguendo, forse qualche differenza tra i diversi suoni la cogliete. Poi oh, liberissimi di dirmi che è tutta roba che suona uguale, non mi offendo.
Altro filone, altro regalo. Qui si parte dagli AFI e le contaminazioni sono più verso un immaginario “dark” che può, forse, prendere origine da cose tipo i Misfits. Ma anche no. Mai piaciuta sta roba, ad essere onesto. Figli autoproclamatisi degli AFI sono gli Aiden, band che nei rari casi in cui non è impegnata a fare musica oltre l’osceno fa suo il concetto infarcendolo di poserismo e di tutti i clichè che nel post 2000 giravano in un certo ambiente.
L’impegno politico, in tutto questo, non è stato certo tralasciato. Il primo nome che deve venire in mente, in questo senso, sono i Propagandhi, ma a ruota troviamo i Good Riddance e i loro cloni postumi Rise Against. Tra l’altro, dai Good Riddance, prendo spunto per delineare un certo spostamento verso l’HC “vero e proprio” che parte e arriva unicamente nel timbro vocale o nei cori, lasciando più o meno immutate le restanti parti musicali. In quest’ottica si inseriscono gruppi tipo gli H2O, più tendenti al melodico, o i Comeback Kid, più spostati verso l’accaccì. In mezzo, i previa citati Good Riddance e compagnia.
Non può mancare infine, nella disamina del fenomeno, la componente religiosa. In particolare qui analizzo il filone “Christian”, che in ambito HC melodico fonda, o quasi, sugli MxPx, da cui derivano fenomeni più o meno irrilevanti come gli Slick Shoes (che, cmq, qui includo con un pezzo spessissimo).
Tutto chiaro? Mi sa di no. E’ tutto un gran casino, infatti, perchè discriminare in base al suono e contemporaneamente al contenuto genera intersezioni insiemistiche che neanche alle elementari. Ci si perde immediatamente. Questo anche a sottolineare come chi si mette col righello a tracciare i confini delle etichette, dicendo cosa è dentro e cosa è fuori, spesso dice minchiate.
Fin qui la situazione ammerigana. Ma vuoi che nel vecchio continente non si facesse nulla di tutto questo? Figurarsi. Qui c’erano robe come i Satanic Surfers e i Millencolin a rallegrare le vite dei giovani. Si arrivava dopo, vero, ma non ancora fuori tempo massimo, quindi ok.
E nel bel Paese? Con soli 10 anni di ritardo, in molti casi, qualcosa è arrivato, ma è stato usato per generare fenomeni discutibilissimi. Esempio? I Vanilla Sky. Meno in ritardo e con molto più senso d’essere ci sono invece stati un sacco di gruppi, tra cui io però cito e citerò alla morte i Murder, We Wrote, band che amo come poche altre nella storia del genere.
Ora, finita la lista dei sottogeneri e delle correnti, veniamo ai fenomeni di costume, che in ambito HC melodico sono essenzialmente due. Il primo è quello non proprio esclusivissimo, della cover. Qui il nome neanche c’è da starlo a cercare, perchè la all-star band dei Me First and the Gimme Gimmes è più che sufficiente a colmare ogni desiderio di sapere. Per completezza, e per nominare un’altra band, infilo anche i New Found Glory che con le cover han fatto addirittura due dischi.
Secondo fenomeno è invece la canzone da trenta secondi, che più o meno tutti avevano in repertorio. L’opera omnia in questo senso è la compilation “Short music for short people” che, pur mettendo in fila band non esclusivamente HC melodico, è pensata da chi suonava quello. Non temo smentite. Da quel disco fondamentale pesco tre band tra quelle di genere che non avevo ancora citato, e segnalo così 88 Fingers Louie, Diesel Boy e Useless ID (proudly from Israel).
Cosa resta quindi, di tutto sto carrozzone? Molto. Tante band sono ancora in giro, alcune ancora scrivono dischi identici a se stessi volta dopo volta. Quelli che a detta di molti sarebbero dovuti essere gli eredi designati della scena sono gli A Wilhelm Scream, ma io non li ho mai ascoltati e, visti una volta dal vivo, avrei preferito continuare ad ignorarli.
Chiudo questo infinito discorso, quindi, con quella che per me è la summa del genere e del post. Si torna ai Nofx, perchè mi piacciono le robe cicolari, e la chicca di cui parlo è l’EP chiamato The Decline. Diciotto minuti che valgono oro e che esplicano certamente meglio di me tutto quello che avrei voluto dire con questo post.
Fine.
Ore rileggo tutto e pubblico, ma soprattutto mi riascolto la playlist che ne è uscita perchè il mio post magari fa schifo, ma la scaletta dei pezzi è suprema.

Tony Sly

It’s too late to talk to you
And it’s too soon to say good-bye
Listen where ever you may be
You still live inside my mind

La notizia della morte di Tony Sly mi arriva da Carlo, mentre sto andando a mangiare una pizza per il compleanno della Polly. Ovviamente, mi sconvolge. E’ la prima volta che vedo morire uno dei miei idoli di gioventù. Sti cazzi Kurt Cobain, che s’è sparato prima che potessi sapere chi fosse. Sti cazzi Freddie Mercury, i Ramones, Amy Winehouse, Michael Jackson e tutti quegli artisti che sì, può spiacere, ma in fin dei conti finisce lì, subito, con una faccia magari stupita ed una frasetta su facebook. Qui è diverso. Qui si parla di uno che, boh, non solo ho visto suonare mille volte, ma ho sempre sentito vicino. Uno che ha scritto pezzi che faranno per sempre parte di me, uno con cui mi è capitato di chiacchierare.
Sono senza parole.
Non so cosa scrivere e anche dovessi arrivare a capirlo, non saprei come scriverlo. L’ultima volta che ho parlato di lui è stato per recensire il suo ultimo disco acustico. Ho scritto cose brutte, cose come “invecchiare male”, e adesso mi sento terribilmente una merda se penso che di invecchiare, per il buon Tony, non se ne parlerà.
Non ho mai capito quelli che piangono per la morte dei cantanti, però eccomi qui a far parte della categoria. Continuo a non capirlo, ma non credo conti qualcosa.
Ho tre magliette dei No Use. Una, enorme, la uso da tempo come pigiama. Una, distrutta, è la mia maglietta preferita. La terza, tamarra, ma ancora indossabile al lavoro, la metterò domani.
Sto scrivendo un milione di banalità e forse è il caso che la pianti qui. Che poi oh, non so perchè, ma il sapere che per Tony non ci sarà uno spopolare di profile pics, tweets, status e post sui blog mi fa persino rabbia.
Affanculo.
I’ll miss you, Tony, I know I will.
Exit.

Il CD delle vacanze

Il countdown da vacanza è iniziato.
Tra quattro giorni, più o meno a quest’ora, sarò in quel di Istambul pronto ad iniziare il mio tour attraverso le mi si dice meravigliose terre turche e devo riconoscere che poche volte ho avuto una voglia così spasmodica di partire.
Ho voglia di vacanze.
Roba che oggi ho preso un “Mojito Soda” alle macchinette del lavoro, scoprendolo una lemonsoda con concentrazioni omeopatiche di aroma di menta. Una merda, a voler essere sintetici. Insomma, il clima è quello, e dover tirare ancora quattro giorni non aiuterà a smorzare i toni.
Prima di partire, gli obbiettivi da me prefissati erano essenzialmente due:
Il primo consisteva nell’acquisto di una montagna di canotte. Questa sarà l’estate della canotta, fatevene una ragione. Tank summer. Io, di certo, di farmi trovare impreparato proprio non avevo voglia, così mi son dato agli acquisti.

Eccole. Tutte belle, tutte incapaci di starmi bene. Però vaffanculo, almeno per una volta non tornerò con l’abbronzatura di chi è stato sui ponteggi per due settimane, evitando l’odiosa riga a mezzo bicipite tipica del t-shirt guy.
Il secondo punto invece stava nel mettere insieme il classicissimo CD della vacanza. La modalità scelta è quella dell’ultima volta, con 10 tracce per partecipante sapientemente accostate, equalizzate e masterizzate dal sottoscritto.
Rispetto la volta precedente, sto giro si parte in quattro quindi i CD saranno solo due, di venti tracce ciascuno. Li sto risentendo in questo momento e, sinceramente, sono una roba che va ampiamente al di là del bene e del male.

CD1:
01 – Gabri Ponte Ft. Dorotea Mele – Lovely on my hands (Simo)
02 – Foo Fighters – Walk (Polly)
03 – Florence and the machine – Shake it out (Giudi)
04 – Cancer – I Felt Hope (Manq)
05 – Shakira Feat. Pitbull – Rabiosa (Simo)
06 – Baustelle – Charlie Fa Surf (Polly)
07 – The Ting Tings – Hands (Giudi)
08 – Finch – Without You Here (Manq)
09 – Scissor Sisters – Only The Horses (Simo)
10 – Max Pezzali Ft. J-Ax – Sempre noi (Polly)
11 – M.I.A. – Bad Girls (Giudi)
12 – Lit – Zip-lock (Manq)
13 – Pitbull Ft. Chris Brown – International Love (Simo)
14 – Coldplay – Speed of Sound (Polly)
15 – Rebecca Ferguson – Glitter & Gold (Giudi)
16 – Derozer – Mururoa (Manq)
17 – Avicii – Levels (Simo)
18 – Jimmy Eat World – The Middle (Polly)
19 – Planet Funk – These Boots Are Made For Walking (Giudi)
20 – Defeater – I Don’t Mind (Manq)

CD2:
01 – Biffy Clyro – Mountains (Polly)
02 – Arisa – L’Amore È Un’Altra Cosa (Giudi)
03 – Justin Bieber Vs. Slipknot – Psychosocial Baby (Manq)
04 – Jennifer Lopez Ft. Pitbull – Dance again (Simo)
05 – Linkin Park – Burn It Down (Polly)
06 – FloRida – Whistle (Giudi)
07 – MxPx – Wrecking Hotel Rooms (Manq)
08 – Tacabrò – Tacatà (Simo)
09 – Foo Fighters – These Days (Polly)
10 – Le Tigre – I’m So Excited (Giudi)
11 – The All-American Rejects – Move Along (Manq)
12 – Guru Josh – Infinity 2012 (Simo)
13 – Minnie’s – Se Arriva Il Temporale (Polly)
14 – Lana Del Rey – Blue Jeans (Giudi)
15 – Blink 182 – Wasting Time (Manq)
16 – DJ Antoine – Ma Cherie (Simo)
17 – James Blunt – Carry you home (Polly)
18 – Coldplay Ft. Rhianna – Princess of China (Giudi)
19 – Vs.Rome – It’s Home Where I Am Not (Manq)
20 – Bob Sinclar ft. Pitbull – Rock The Boat (Simo)

Come detto, roba per stomaci forti. Dovendo giustificare le mie scelte, volevo roba estiva, roba che non desse troppo fastidio agli altri, ma neanche che fosse completamente digeribile viste le innumerevoli tracce di Pitbull che mi son state recapitate tra capo e collo. E poi ho messo cose che, per motivi vari che vanno dal compilare liste improbabili dei pezzi degli ultimi due decenni al vedere concerti che pensavo facessero schifo e che invece no, sto ascoltando parecchio.
Bon, questo post da aria di vacanza può considerarsi concluso.
Vado a farmi una doccia.

Epilogo

Alla fine sono andato a sentire i Blink 182. Nel 2012.
E mi è pure piaciuto.
Si, lo so, è da non crederci, però è andata così.
Ho un po’ paura che a scriverci sopra, alla fine, iniziarò a riflettere a mente fredda e a rivalutare la cosa, operazione che per altro sento avanzare nella mia testa. Mi fermo subito quindi, che tempo e modo per scriverci sopra, se sarà necessario, lo troverò nei prossimi giorni e in altro luogo.
Questo è il mio blog (che, per la cronaca, non è morto) e serve a dare sfogo alle emozioni. E’ stata una bella emozione.
Quando guardo un film o una partita di pallone, non mi viene da pensare che chi interpreta lo fa per soldi e nulla più. Questa sera era fondamentale riuscire a non avere quella sensazione lì e io non l’ho avuta.
La serata ha svoltato decisamente in tre punti.
Il rutto di Tom durante “Always”.
Infilarsi al parterre.
Josie.

Prologo

Tra un’ora, più o meno, partirò alla volta del Forum con una serie di stranissime sensazioni addosso.

NB: questo blog non è ancora morto.