Epos

[…]
Poi la madre di Benedetta concluse con il suo classico “quei maiali comunisti” e a quel punto la mia lingua fu più svelta del mio buon senso, benché anche il mio istinto di sopravvivenza di certo voleva sapere chi fossero questi pericolosi individui per evitarli, e infatti dalla mia bocca uscì un ingenuo: “Vorrei proprio sapere chi sono, questi odiosi comunisti”.
Calò un lunghissimo istante di gelo.
Benedetta non ebbe nemmeno la forza di tirarmi un calcio sullo stinco da sotto il tavolo, forse perchè questa volta avrebbe desiderato rompermelo, mentre suo padre si sedeva scuotendo il capo.
Invece Enrica Colzani sembrava non aspettasse altro e mi inondò come un fiume in piena.
Così appresi che per la madre di Benedetta comunisti erano tutti i magistrati, quasi tutti i giornalisti, la maggioranza degli insegnanti, tutti i docenti universitari, buona parte degli scrittori, i giornali stranieri e in modo particolare il Financial Times, il presidente degli USA Barack Obama, gli immigrati russi perchè “vengono da un paese da sempre comunista” nonostante gli sforzi del povero Putin, il settimanale Famiglia Cristiana, tutti i teologi, tutti i vescovi, specialmente la Cei, il quotidiano Avvenire, naturalmente i catto-comunisti, quasi tutti i parroci, Gianfranco Fini, la famiglia Agnelli, Lady Diana, Luca Cordero di Montezemolo, gli immigrati, in modo particolare quelli clandestini, i massoni, Emma Marcegaglia che in quel momento pareva ricoprisse il ruolo di Presidente di Confindustria, La7, i presidenti dei seggi alle elezioni, le prostitute tra cui sicuramente Patrizia D’Addario, che non avevo mai sentito nominare, Licio Gelli – sebbene il tizio si fosse sempre pubblicamente dichiarato fascista -, ovviamente i partigiani, gli americani e in generale tutti gli alleati che li appoggiarono durante la seconda guerra mondiale, gli studenti tranne quelli di destra, la Siberia, il Tg3, le formiche, gli Appennini, gli ebrei dei kibbutz, l’Islam, tutti i cantautori italiani, il Giappone (ma forse si trattava di un refuso e probabilmente Enrica Colzani intendeva la Cina), le banche, la Cgil, l’Arcigay e tendenzialmente tutti gli omosessuali, tutti i Presidenti della Repubblica Italiana, e infine il mostro di Lock Ness, quest’ultimo per motivi che, per la verità, mi sembrarono un po’ fumosi.
[…]

Manq’s Awards 2012

Calma gente, non ho certo intenzione di lasciare che il mondo finisca senza che sappiate le mie valutazioni in merito all’anno che sta per concludersi. Si parla di musica, cinema, libri e televisione e come al solito di dice il meglio ed il peggio.
Chiaramente secondo il mio giudizio personale.
Ad ogni categoria corrisponde poi piccola spiega, ma questo ormai dovreste saperlo. Un anno in cui ho visto più film del solito (intesi come usciti nell’anno in corso), ma ho ascoltato meno musica del solito.
Insomma, questo è quanto.
NOTA: tutti i video li sto scegliendo dall’ufficio, ovvero senza audio. Sapevatelo.
Migliori dischi:
Pentimento – Pentimento
The cold harbour – Homebound
Joie de Vivre – We are all better than this
Spiega: Il primo vince perchè è un disco fighissimo pur non essendo mai diventato ufficialmente un disco. Il secondo è un disco HC come ce ne sono mille, ma più bello degli altri novecentonovantanove. Il terzo è “The power of failing” con le trombe. Fa riflettere che la mia top tre in un anno in cui ho ascoltato pochissimo sia composta unicamente da dischi che derivativi è poco. Rimpianto è non aver ascoltato tutto l’esordio dei Bad Ideas perchè i pezzi sentiti mi son piaciuti un sacco, ma il disco intero non sono mai riuscito a sentirlo.
Peggiori dischi:
3° Lostprophets – Weapons
2° The used – Vulnerable
1° Enter shikari – A flash flood of colours
Spiega: vabbè serve? No. E non sto nemmeno a mettere i link che, davvero, è meglio evitare.
Migliori concerti:
Touché Amoré @ Factory (MI)
MxPx All-star + Cancer @ Magnolia (MI)
Derozer @ Nautilus (VA)
Spiega: i primi sono la mia band “rivelazione” dell’anno. Arrivato tardi sui loro dischi, dal vivo sono superlativi. I secondi non li avevo mai visti e per tanti versi son stati un concerto magnifico, anche e soprattutto per l’atmosfera e la band di spalla. I terzi perchè non cantavo così ad un concerto probabilmente dagli anni novanta.
Peggiori concerti:
Converge @ Factory (MI)
Shandon @ Nautilus (VA)
Offspring @ Carroponte (MI)
Spiega: i Converge, dopo i primi venti minuti ad ammirare quanto sono fighi a suonare, mi hanno spaccato il cazzo. Gli Shandon, oggi, non hanno senso. Gli Offspring come gli Shandon, ma con l’aggravante di non essersi sciolti.
Migliori film:
The Avengers
Quella casa nel bosco
Diaz – Don’t clean up this blood
Spiega: The avengers è un film gigantesco dove tutto si picchia e/o esplode. Se andare al cinema ha ancora un senso è per film come questo. Quella casa nel bosco l’ho guardato solo perchè ne ho sentito parlar benissimo in giro e mi son trovato ad ammettere che ciò che avevo letto era vero. Caro Weadon, una doppietta che neanche la Ferrari. Al terzo posto c’è Diaz perchè è un film che va visto. Punto. Per questo toglie il gradino più basso del podio a “End of watch”, che è sempre un film sugli sbirri, ma forse con un’altra prospettiva.
Peggiori film:
Killer Joe
Le belve
J.Edgar
Spiega: Killer Joe, come Quella casa nel bosco, è stato caldamente suggeritomi dal mio amico internet che però, questo giro, secondo me non ci ha preso. Le belve è l’esempio esatto di come si possa fare un film dimmerda partendo da una sceneggiatura fighissima. A sua ulteriore colpa c’è l’averlo fatto credendo di fare un capolavoro. J. Edgar è la più colossale rottura di cazzo vista dal sottoscritto al cinema dai tempi del memorial di 2001: Odissea nello spazio.
Migliri serie TV:
True Blood stagione 5
Homeland stagione 2
Don’t trust the B**** of Apartment 23 stagione 1
Spiega: la prima vince per ampio distacco. La seconda si piazza in alto nonostante il finale. La terza fa riderissimo.
Peggiori serie TV:
Dexter serie 7
The Big Bang Theory serie 5
Californication serie 5
Spiega: la settima di Dexter aveva riportato il livello generale di scrittura su livelli più alti rispetto al passato (soprattutto recente). Restavano i difetti, ma c’era un miglioramento. Il finale, però, merda rara. La quinta di TBBT non faceva ridere. La quinta di Californication non aveva le tette.
Migliori libri:
A tuo rischio e pericolo – Josh Bazell
Tramonto e polvere – Joe R. Lansdale
Un polpo alla gola – Zerocalcare
Spiega: il primo è un libro geniale e pochi cazzi. Il secondo mi ha fatto scoprire un autore che non conoscevo e che mi piacerà approfondire. Il terzo è bello perchè non fa ridere.
Peggiori libri:
Gibuti – Elmore Leonard
Fahrenheit 451 – Ray Bradbury
A dance with dragons – George R.R. Martin
Spiega: il primo è a tratti geniale, ma a tratti pessimo. Sul secondo lo so già cosa state pensando, ovvero che sono un coglione. Io dico solo che l’ho letto, ne comprendo la portata, ma approcciarlo nel 2012 ha comunque un suo peso. E nel 2012 m’ha rotto il cazzo, anche (o forse soprattutto) per come è scritto. Sul terzo non so che dire. A parte “Martin vai a fare in culo”, intendo.
Ecco, direi che ho riassunto tutto.
Il post è stato scritto in parte dopo il pranzo aziendale, imputato della forma quindi è lo sfusaccio della trattoria. Riguardo la sostanza e le scelte, invece, era tutto stato preparato in precedenza.

La fine del mondo

Cari Maya,
due anni fa sono passato dalle vostre parti. Ho visto il calendario, ho visitato le piramidi e mi sono fatto una cultura in merito alle vostre previsioni astrali e al vostro studio del cosmo. So bene quindi che quello che voi altri avete messo in programma per il 21.12.2012 non è affatto la fine del mondo, ma semplicemente la fine di un’era come ce ne sono già state altre nel corso della storia del pianeta. So anche che, razionalmente, pure di fine del mondo si trattasse non avrebbe grande senso prendersela con voi, visto che non ne siete affatto la causa, bensì eventualmente gli ambasciatori. E “ambasciator non porta pena” dice il proverbio.
Però pur convinto che il 21 Dicembre non avverrà nulla di particolarmente eclatante, in questi giorni mi sono trovato a riflettere sull’ipotesi della fine del mondo e dovendo definire un possibile interlocutore, mi siete venuti in mente voi. Vi scrivo quindi questa lettera aperta per spiegarvi i motivi per cui spero il mondo e l’umanità non giungano al capolinea il prossimo Venerdì.
Premessa: il mondo così com’è fa abbastanza schifo.
O meglio, lui di suo resta un posto bellissimo, ma mi pare insindacabile il fatto che noi se ne stia facendo un uso improprio. E’ l’umanità quindi il vero problema e, detto tra noi, io non vedo davvero margine per una possibile redenzione. Non nel prossimo futuro, si intende (Nota: abbiate pietà, il mio concetto di futuro è chiaramente incompatibile col vostro. Io del calendario guardo a malapena il mese seguente, al più i dodici seguenti se è un calendario con le donnine nude, ma certamente non sono uno che ragiona in termini di ere.). Che l’umanità non sia venuta fuori proprio uno splendore, evolutivamente parlando, lo sappiamo quindi entrambi, ma per una volta non è quello di cui voglio discutere. Quello che voglio dirvi, cari Maya, è che nelle pieghe di questa società discutibile c’è ancora margine per vivere e io, insomma, ci terrei a farlo ancora per un po’. Perchè? Ve lo spiego subito.
Innanzi tutto io del mondo che ho a disposizione, ho visto ancora poco. Lo so che ai vostri tempi muoversi non era una cosa facile e che il concetto di turismo forse vi manca proprio come base, però cercate di starmi dietro. Ci sono un sacco di posti un cui ancora mi piacerebbe andare. Per cominciare vorrei tornare dalle vostre parti e, magari, farmi un giro pure nelle terre che furono degli Incas. Mi piacerebbe visitare il Belize, il Costa Rica, il Perù e l’Argentina. Il Brasile, onestamente, non mi ispira tantissimo. Poi vorrei visitare la parte più a nord del vostro continente, facendomi un giro nella west coast degli Stati Uniti e girandomi i vari parchi naturali come anche le città che i conquistadores hanno costruito nei secoli su quello che fu il vostro suolo nativo. Vorrei vedere la Cina, il Giappone, la Nuova Zelanda. Mi piacerebbe attraversare l’Asia con la transiberiana e visitare almeno una volta uno stato dell’Africa centro meridionale. Vorrei andare in Egitto per vedere se le vostre piramidi sono meglio delle loro e magari anche in qualche paese medio orientale una volta che avranno finito di ammazzarsi tra loro senza una ragione plausibile. E poi vorrei spararmi quante più isolette sperdute nell’oceano sia possibile vedere, dalle Hawaii a Bali, passando per la Polinesia, le Isole Vergini e le Maldive. Insomma, di roba ancora da vedere e scoprire ne ho un bel po’, quindi spero di averne modo.
Un’altra cosa per cui spero il mondo non finisca Venerdì è che, prima o poi, mi piacerebbe diventare papà. Eh, lo so, avete ragione pure voi. Mi sembra di sentirvi con quel “Alla tua età noi eravamo già nonni (e saltavamo i fossi per la lunga)”. Però qui è un gran casino. Crescere nell’agio ci ha resi deboli e viviamo le nostre vite nella paura costante del non riuscire a farcela, specie ora che l’agio se ne sta andando via via a quel paese. Ad ogni modo, non è che stia accampando scuse o prendendo tempo, però ecco mi pare di essere arrivato a quel punto in cui si inizia a crederci a questa cosa della paternità. E’ vero, crederci non è che il primo passo, però è quello più importante. Una volta che ci credi puoi metterti nell’ottica e una volta che sei nell’ottica puoi organizzarti in merito. Tutta discesa, poi. Sì, ho detto tutta discesa e non voglio sentire smentite, cari Maya. Mazza che gufi che siete, ce l’avete proprio di indole eh?
Andiamo avanti con le robe serie va. Se il mondo finisse Venerdì, nessuno saprebbe come si concludono le cronache del Ghiaccio e del Fuoco di Martin. Non ci posso pensare, a sta cosa. Anni e anni riversati su pagine e pagine di libri senza sapere il finale. Profondamente ingiusto. Oppure volete dirmi che l’umanità dovrà estinguersi prima di conoscere l’identità della madre dei figli di Ted Mosby? E chi sarà il secondo Mastechef italiano?
Troppe domande, troppe questioni aperte per piantare lì tutto Venerdì. Eccheccazzo, non saprei nemmeno cosa mi regalerebbero a Natale.
No dai, lasciamo che il mondo prosegua la sua corsa con la razza umana a bordo e bene in salute ancora per un po’. Vediamo cosa succede. Che poi se avete ragione voi, e non ne dubito eh, magari la nuova era sarà una figata tale da rendere il mondo e l’uomo due cose di cui essere contenti.
A posto quindi, direi che ci siamo chiariti. Come dite? Se c’è dell’altro? No… non direi… come? Ma no, vabbè… checc’entra… sì, forse un po’, ma… cazzo se siete insistenti… va bene, va bene, lo dico.
Vorrei anche che il mondo non finisse Venerdì perchè, onestamente, morire mi fa una paura fottuta.

All-star game 2013

Anche quest’anno, come ogni anno, è giunta l’ora di votare i quintetti dell’ NBA All-Star Game.
Come al solito quindi ho effettuato tutta la procedura on-line e, dopo diversi ballottaggi, sono giunto alle mie dieci pick definitive. Che sono queste.

Prima di procedere con le spiegazioni dettagliate è bene chiarire alcune linee guida usate per la votazione. Per prima cosa, ovviamente, c’è la simpatia personale, ovvero quel sano tifo che permette di andare oltre il reale valore tecnico del giocatore o del suo attuale rendimento. In secondo luogo l’ormai consueta regola di dare al quintetto una parvenza old school, mettendo quindi in campo un solo play, un solo centro e così via. Last but not least, in protesta verso la tendenza ormai spiccata di aggregare stelle all’interno di un’unica franchigia, mi sono imposto di non pescare più di un giocatore per squadra. Andiamo quindi all’analisi dei due quintetti.
OVEST:
In posizione di centro, la prima notevole esclusione. Niente Howard, quest’anno, un po’ per come stanno realmente andando i Lakers e un po’ anche perchè da centro io voglio far giocare Sergione Ibaka. Certo, avrei potuto mettere Ibaka da 4 e tagliare Davis, che ancora non ha fatto vedere un beneamato niente a noi tifosi dei calabroni, però monociglio sta rientrando e necessita di tutto il supporto possibile. Fuori Howard quindi e fuori pure Danilone Gallinari, per la prima volta da che è possibile votarlo, a vantaggio di un Iguodala che a Denver per come la vedo io sta facendo buone cose. Per quanto riguarda il pacchetto guardie, immancabile selezione per CP3 che resta uno dei miei giocatori preferiti della lega nonostante un po’ di alti e bassi in questa prima parte di stagione. Al suo fianco, impossibile da non votare, spunta la barba di James Harden che taglia fuori dai giochi un Kobe mai così meritevole di menzione. E per la pacific side, abbiamo concluso.
EST:
Il mio centro preferito della east side è Lopez e quindi si becca la canotta, non che avesse chissà quali concorrenti. Al suo fianco il genio e la sregolatezza di Josh Smith, un altro dei miei personali pallini quando si parla di NBA. A fare l’ala piccola del quintetto ci mettiamo Melo che, si dica un po’ quel che si vuole, ma al momento fa tanto MVP. In cabina di regia, assolutamente impossibile da non votare nonostante mi spiacesse tagliare Irving, c’è Rondo, l’uomo che ha giocato tutta la stagione unicamente per allungare la sua striscia di partite con +10 assist e ha vanificato tutto con un’espulsione insulsa. Con lui ci metto Monta Ellis anche se quest’anno non ho una minima idea di quanto stia producendo coi Bucks. E’ rimasto fuori talmente tante volte pur dovendoci andare, che il mio voto lo prende anche per quello.
Resta la scelta finale, quella dell’outsider, che nel mio caso è andata a Greivis Vásquez perchè secondo me è un giusto.
That’s it.

Lost in Google & Kubrick

Oggi ero a casa con la febbre e quindi ho diviso la mia giornata tra dormire e guardare serie TV.
Niente da dichiarare riguardo la prima parte, mentre sulla seconda qualcosa da dire ce l’ho.
Navigando in rete ho scoperto questa miniserie di cinque episodi chiamata Lost in Google e me la sono vista tutta.
E’ gran bella.
La si può vedere qui.
Mi spiace solo non averla scoperta in tempo per partecipare attivamente alla cosa, ma anche da semplice spettatore mi sono divertito moltissimo. E’ una serie in crescendo, nel senso che non è velocissima ad ingranare, ma quando poi prende diventa sublime. Straconsigliata.
Da li poi sono arrivato ad una seconda serie, di cui attualmente sono disponibili solo tre episodi. Si chiama “Kubrick – Una storia porno” e la si trova qui. Anche qui ho riso molto e la speranza è che ne vengano fuori altri episodi.
Insomma, grazie al web, oggi la giornata m’è passata.

Poi cambio discorso, giuro

Ieri si sono concluse le primarie del centrosinistra.
Sappiamo chi ha vinto e sappiamo chi ha perso.
Avrei potuto mettere link diversi ai due “chi” della frase precedente, due rimandi a chi secondo me ha davvero vinto e chi ha davvero perso, ma dopo il bellissimo discorso condiviso in seguito al risultato, sarebbe stata una caduta di stile.
Non tutti però hanno la mia stessa idea di caduta di stile.
Oggi infatti, grazie alla segnalazione puntuale di @pacca8, mi sono imbattuto in un paio di scritti che credo valga la pena leggere.
Il primo l’ha postato Luigi Zingales via facebook e lo si può leggere qui.
Il secondo è di Oscar Giannetto Giannino e lo si può leggere qui.
Dalla sconfitta di Renzi sono passate, più o meno, 24 ore.
Ecco cosa penso in merito alla questione. Questi due pezzi, come tutti quelli che seguiranno nei prossimi giorni sostenendo la stessa cosa, mi fanno schifo. E lo dico partendo dal presupposto, spero fondato, per cui Renzi sia totalmente estraneo alla faccenda, perchè così non fosse “schifo” sarebbe davvero troppo poco. Ad ogni modo, ritengo sia bene argomentare.
Renzi ha condotto una bella battaglia nel tentativo di cambiare il PD e la sua politica, o quantomeno rivederne alcune basi. Ha perso, vero, ma ha convinto il 40% degli elettori di centrosinistra. Ok, in realtà ha convinto il 40% dei votanti alle primarie che è cosa diversa, ma il succo è che una quota importante degli elettori di centrosinistra si ritrova nel programma sostenuto dal sindaco di Firenze. In un partito DEMOCRATICO questa cosa deve avere un peso. Perchè ce l’abbia serve che chi ha combattuto per tirar fuori questa nuova anima del partito, continui a farlo dall’interno. Non è vero che il cambiamento non c’è stato. Non è stato immediato e radicale come avremmo voluto, ma il meccanismo è stato innescato e non deve fermarsi certo ora. Non si scappa.
Però devi tenere a mente che hai perso. Se perse le primarie lasci il partito che non ti ha capito per farne uno tuo, quando perderai le politiche cosa farai? Lascerai il paese per trovarne uno disposto ad ascoltarti? Non funziona così, non in democrazia.
Questa è solo una mossa per cavalcare il fenomeno, per strumentalizzare un voto. Ci vedo tanta caccia alla poltrona, piuttosto che reale volontà di portare avanti un programma. Perchè è inutile dire che “Fermare il declino” non ha una sola possibilità di governare, mentre il PD ce l’ha. Ed è vero che non sarà facile farsi ascoltare, ma meglio essere nella posizione di poterlo fare piuttosto che auto tagliarsi fuori a prescindere solo per non dover essere minoranza. Le scissioni sono l’emblema della vecchia politica. La corsa ad avere ognuno il suo simbolo così da avere ognuno il proprio posticino, per quanto inutile e privo di peso.
Ci si deve quantomeno provare.
Non pretendo una scelta di vita immutabile, ma voglio vedere almeno un tentativo di far funzionare un sistema che, aderendo alle primarie, avete accettato di costruire. Altrimenti è una pagliacciata.
Mi rendo conto che questo post è orrendo. Ci sto lavorando da ore e non ne viene fuori una versione che funzioni.
Ho anche meditato di piantare lì e cancellare tutto, ma poi ho deciso di no.
Spero almeno si capisca il mio punto sulla questione.
Che è di schifo, per chi non avesse colto.

Il post in cui Manq rivaluta Matteo Renzi

E’ giunto il momento di parlare come si deve delle primarie del Partito Democratico e, per farlo, non posso partire che da una premessa. Scrivo questo blog da quasi otto anni. In questo lungo lasso di tempo ho attraversato diverse stagioni politiche e ideologiche, ognuna delle quali ha avuto radici e motivazioni che se anche non ho saputo chiarire qui sopra, per me avevano in quel momento tutto il senso del mondo.
Mi reputo, da sempre, “di sinistra”.
L’ultima versione del Manq soggetto politico tuttavia incarnava una radicata e non certo sopita vena di disgusto per la classe dirigente del suo Paese. In toto. No, niente antipolitica. L’antipolitica è una mistificazione, l’ennesimo tentativo di scaricare le responsabilità da parte del reale oggetto delle imputazioni. Non c’è una guerra alla politica, ma a CHI l’ha mal praticata e non c’è nulla di meno antipolitico che combattere questa guerra. Il nodo della questione è capire come.
Nel recente passato la mia posizione era l’annullamento della scheda, unico modo che mi consentisse di far presente l’assenza di una rappresentanza che sentissi eleggibile. Pur non rinnegando nulla, oggi la mia posizione potrebbe cambiare e tornare ad essere quella di un soggetto votante. Fortissima discriminante in questo percorso sarà l’esito delle primarie del PD perchè, poco ma sicuro, tornerò ad esprimere una preferenza se sarò nelle condizioni di esprimere un voto PER qualcuno e non CONTRO qualcun altro.
Ieri quindi mi sono registrato alle liste per le primarie e oggi provo a spiegare perchè Domenica 25 Novembre voterò per Matteo Renzi.
Prima di iniziare però, è bene che chi si appresti a leggere quanto segue sia a conoscenza del programma su cui tutto si fonda. Qui infatti non si tratta di quanto bene io vi venda le mie motivazioni, ma della base sulla quale ho deciso di fondarle.
Dopo vent’anni di Berlusconismo è impossible, purtroppo, approcciarsi alla politica senza partire dall’uomo, ovvero dal soggetto che rappresenta ed incarna il progetto che espone. Io ne farei volentieri a meno, forte dell’idea per cui le persone cambiano, ma il progetto deve andare avanti, però a quanto pare non si può discutere di politica nel nostro paese senza dare una valutazione personale dei candidati. Io, paradossalmente, ho più simpatia per Renzi che non per l’interezza del suo programma di eventuale governo. Il punto chiave, tuttavia, è che non sarà per questo che lo voterò.
E’ ovvio che quanto scritto possa apparire insensato o confuso, quindi adesso cercherò di spiegarmi. Ho letto con attenzione il programma che ho linkato qui sopra e ho anche avuto modo di sentire alcuni interventi di Renzi in tv, non ultimo quello dell’ormai famoso confronto a cinque. Per come sono fatto io e per le mie radici ideologiche è difficile sposare in toto il progetto Renzi e poi illustrerò magari le cose di cui sono poco convinto. Prima però è necessario chiarire cosa mi ha convinto.
In primo luogo è vitale sostenere Renzi alle primarie, paradossalmente ancor più che alle politiche, perchè se vogliamo credere ancora alla possibilità che il PD possa dare qualcosa all’Italia è mandatorio dare un segnale netto, definitivo ed incontrovertibile che tutto quello che è stato fatto fino ad ora NON VA BENE. E consegnare le primarie a Renzi è quel segno. Il concetto lo spiega bene Enrico Sola in questo post, ma mi piace riprenderlo. E’ ora di dire basta a chi ha come primo obbiettivo vincere le elezioni e dare spazio a chi vuole provare a guidare un paese. Sembra una frase fatta, ma è realmente lo specchio della questione. Cercare di vincere tirando dentro alleanze che a priori si sa non potranno convivere è rifiutarsi di puntare a governare. E io voglio provare l’ebrezza di vedere il mio voto sopravvivere ad una legislatura intera.
Quindi bene l’approccio, ma vediamo i contenuti. Del programma di Renzi mi piace molto la visione europeista, vera chiave contro le derive nazionaliste che stanno cavalcando un po’ tutti i paesi investiti dalla crisi. Si fa un gran parlare degli Stati Uniti, cercando di imitarli in tutto quello che di pessimo possono offrire, senza mai riflettere sul fatto che sono, appunto, Stati UNITI e che in quello, forse, c’è da ricercare parte del loro successo.
Mi piace molto, moltissimo, come suona il progetto di una ricerca finanziata per merito, con non solo più investimenti, ma soprattutto target più meritevoli per i suddetti e per quanto possa aver capito io della cosa, mi piace anche l’idea che c’è alla base di una riforma sanitaria volta all’eccellenza.
Ritengo enormemente importanti i punti riguardo la fecondazione assistita e le civil partnership.
Da ignorante trovo buoni anche i punti in termini di giustizia e lotta all’evasione.
E allora perchè all’inizio ho detto che non ho completa simpatia per il progetto Renzi? E’ semplice, perchè io vorrei di più. Io vorrei ad esempio che per le coppie omosessuali si potesse parlare di matrimonio e di figli. Vorrei una politica del lavoro che non debba scegliere chi inculare tra giovani e meno giovani. Vorrei un rapporto diverso tra Stato e confindustria (o anche solo tra stato e Fiat). Vorrei che non si pensasse mai alle banche come strumento per garantire un’istruzione elitaria a chi non ha i mezzi economici per farcela da solo. Vorrei una riforma della politica che non privi “i ricchi” della possibilità di entrarci, ma che garantisca ai “non ricchi” di poter fare altrettanto (e questa era l’obbiezione di Vendola durante il confronto TV cui tu, caro Matteo, non hai risposto se non rigirando la questione).
Poco più di un anno fa scrivevo questo post.
Evidentemente ho cambiato idea, anche se poi entrando nel merito neanche più di tanto.
Oggi però ho in mano un programma e, leggendolo, mi son trovato costretto ad ammettere di condividerne buona parte.
Per il Manq di oggi è evidentemente abbastanza. Renzi non è il mio candidato ideale quanto l’Italia non è il mio paese ideale. Però è qui che vivo e forse Renzi può far fare al Paese mezzo passo in avanti.
Io di rinunciarci sulla base del fatto che è troppo poco non me la sento.

Toc!

“Se ci sei, batti un colpo!” è un modo di dire che non ho bene idea da dove nasca. So che è diffuso, però, e quindi è da lì che voglio cominciare.
Questo post, col suo titolo onomatopeico, è il mio tentativo di dare un segnale di presenza on-line che vada oltre le tonnellate di cazzate che quotidianamente riverso su Twitter o su Facebook. I social network. Strumenti del demonio che con la loro semplicità e immediatezza ti spolpano della voglia di argomentare. La vita ridotta ad una serie di battute flash, istintive, immediate. Zero spazio per fermarsi a riflettere e costruire un discorso, per mettere in piedi un concetto che abbia non solo un senso, ma una struttura. Non c’è tempo, nè per chi scrive, nè per chi legge. E’ il 2.0 che avanza ed io, che ultimamente (eufemismo) mi percepisco oltremodo vecchio, lo soffro. Perchè è vero che “non è la pistola che uccide, ma chi spara”, però è difficile resistere ad un meccanismo di semplicità così ammiccante, perlomeno per il sottoscritto, e così ogni volta mi ci ritrovo schiacciato, complice la mia proverbiale pigrizia.
Esempio.
Settimana scorsa ci sono state le presidenziali americane. Obama, Romney, l’health care, l’alternanza, i tentativi di boicottaggio del voto, la situazione politica americana fatta essenzialmente di due fazioni quasi perfettamente sovrapponibili, l’aberrante concetto “Non importa per chi voti, l’importante è votare”, la riconferma a mio avviso quasi scontata, il reale peso del presidente più potente del mondo sulla gestione dello stato che presiede, l’interesse di tutto il mondo, le reazioni discutibili nel nostro paese. Questi sono alcuni dei punti che comporterebbe trattare volendo parlare dell’argomento. Invece no, usiamo 140 caratteri, e quel che ne esce non può che essere un’opinione sciapa, incompleta, vuota.
Fine esempio.
Oggi, mentre mi districavo sapientemente nella selva di inutilità proposta dai SN, mi sono imbattuto in un post di Luca riguardo la mobilitazione europea, gli scontri, la chiave di lettura degli eventi e il concetto di protesta ai giorni nostri. Il pezzo, questo qui, oltre che ben scritto e interessante presenta un’analisi che gioco forza necessita di argomentazioni, di parole, di spazio e tempo. Ed è questo ciò di cui c’è bisogno. Condivisibile o meno l’analisi, sottoscrivibile o meno il messaggio, è il caso di riprendere a riflettere sulle cose. La società sta cambiando e la stiamo costruendo sulla superficialità, sulle prime impressioni, sulle scelte d’istinto.
Ci stiamo svuotando.
E questa cosa si vede anche e soprtattutto in situazioni estreme come quelle degli scontri. E’ bellissimo il paragone che Luca fa con l’assedio medioevale, davvero bello, ma a differenza sua io più che valutare gli effetti di questo fenomeno, mi preoccupo delle cause. Gli scontri tra polizia e manifestanti da “effetto collaterale” sono diventati il target della cura. Ed è tremendo perchè c’è chi è disposto a prendere un sacco di botte per uno scopo che ha completamente perso di vista.
Uscendo di casa, prima della piazza, qualcuno si pone la domanda “Ok, se la polizia non dovesse bloccarci e caricarci, se semplicemente si facesse da parte o, ancora meglio, non si presentasse proprio, noi cosa faremmo?”? Che foto girerebbero su FB o Twitter il giorno dopo? Certo, qualcuno magari prenderebbe a sassate qualche vetrina e darebbe fuoco a qualche macchina comunque, ma gli altri?
Avere un blog è questo: fermarsi e riflettere sulle cose. E io perdo sempre più l’occasione di farlo buttando alle ortiche un’opportunità gigantesca. Non che non ne senta la necessità eh, perchè mi basta niente per sfogare il mio malcelato bisogno di analisi. Non fosse così, non si spiegherebbero fenomeni come il tirare 200 commenti su Serialmente trasformando una recensione sugli zombie in una discussione sulle società civili. E’ che scrivere non è facile. Quando ti ci metti non puoi poi distogliere lo sguardo se quel che vedi non ti piace. Non puoi far finta di niente, smettere di ascoltare o iniziare a pensare ai cazzi tuoi. O meglio puoi farlo, ma a quel punto il pezzo diventa una bozza abbandonata che non riprenderai in mano mai più e che sarà, inevitabilmente, un’altra occasione persa per chiarirti le idee.
E se tutto questo non vale per voi, beh, vale per me.
Ci ho messo diverse ore a scrivere questo post e l’ho fatto nei ritagli di tempo al lavoro. Dovrei rileggerlo, perchè sono del tutto sicuro sia sconnesso e poco lineare, ma correrò il rischio di farlo dopo la pubblicazione.
Come sempre, è stato un processo utile.
Forse dovrei rifarlo, nel breve.
Magari costringendomi a scrivere delle primarie del PD.
Di “Papa Giovanni
No ecco, di quello è meglio non scrivere.

PS: Sì, la sensazione che io abbia usato questo post anche come maxi riassunto di tutti i post che non ho scritto di recente è legittima.